venerdì, 30 settembre 2005
Il potere dalla faccia buona - neocapitalismo e grande centro
Categoria:societĂ , scritto da andy capp
L'Opa su Rcs, il caso Fazio e le dimissioni di Siniscalco sono solo alcuni degli ultimi eventi dell'ormai atipico scenario politico-economico italiano. Gli interpreti del capitalismo nostrano stanno cambiando e molto in fretta. Con il ritiro di Cesare Romiti si è in un certo senso chiuso un ciclo. Le grandi famiglie hanno abdicato in favore di nuovi giovani rampanti (i newcomers, termine coniato da Massimo Giannini) che finora erano stati esclusi dal salotto buono, quello in cui politica e industrial-finanza si cementavano nella cosiddetta classe dirigente. Non c'è più la dinastia Agnelli e non c'è più il silenzioso Cuccia, oggi alla ribalta si affacciano Luca Cordero di Montezemolo, presidente di Confindustria e della Fiat (praticamente la spina dorsale dell'economia italiana) e Diego Della Valle, elegante manager di successo nel settore delle calzature e detentore di una quota importante in Bnl. Ci sono Vittorio Merloni e Marco Drago della De Agostini, oltre all'intramontabile Francesco Gaetano Caltagirone. Fino ai giovanissimi dal padre illustre come Jonella Ligresti, figlia di don Salvatore, e ai volti nuovi di Stefano Ricucci e Danilo Coppola, immobiliaristi con forti interessi in Borsa.
Insomma stiamo assistendo al cosiddetto ricambio, fino ad oggi impedito da un sistema economico che invece basa la sua forza proprio sul "distruggere e ricreare". Per la definitiva conquista del potere, tuttavia, la nuova classe imprenditoriale dovrà cercare nella nuova classe politica una sponda affidabile con cui dialogare. Tramontato il berlusconismo, in Italia sembra aumentata la richiesta di stabilità anche se, paradosso nostrano, il Governo in carica è il più longevo della storia repubblicana. I desideri neocentristi disturbano i sonni dell'Udc e di una buona parte dell'Unione. E se le elezioni in Germania hanno dimostrato i limiti di un sistema proporzionale tutt'altro che perfetto, in Italia ognuno ha interpretato il voto tedesco portando acqua al proprio mulino e arrivando a una considerazione: una grande coalizione taglierebbe fuori le formazioni massimaliste e regalerebbe al paese un'enorme stabilità politica. Quella di cui avranno bisogno i neocapitalisti per il dialogo: concertazione, riforma del mercato e taglio del costo del lavoro. Tutte promesse non mantenute dall'attuale esecutivo, troppo egoista anche con quei poteri che nel 2001 avevano deciso di appoggiarlo. Ecco allora che le prossime elezioni politiche (ma quelle successive lo saranno ancor di più per il consolidamento del potere) saranno determinanti per gli equilibri sociali del paese. Così, se da una parte si è già imposto il marchio dominante e lo stile seducente di Montezemolo, dall'altra la coalizione che probabilmente andrà al governo presenterà un candidato che se fosse candidato sull'altro versante sarebbe lo stesso (in un paese normale, ovviamente).
Lacrime e sangue saranno nuovamente chiesti al ceto medio. La tassazione delle rendite, proposta da alcuni esponenti, viene fatta passare ancora come una soluzione ideologica. Eppure lo stesso Pininfarina, da pochi giorni senatore a vita ed ex presidente di Confindustria, ha definito l'Italia un paradiso fiscale (le imposte sulle rendite sono oggi al 12,5% mentre sul lavoro dipendente al 37% circa). Ma alla piattaforma a cui stanno lavorando gli esponenti del neocapitalismo mancano ormai solo i dettagli.
Per la vicenda All Iberian, Silvio Berlusconi è stato assolto perché il fatto non è più previsto dalla legge come reato. Secondo i giudici della seconda sezione penale del Tribunale di Milano, in base alla nuova normativa sui reati societari (approvata dal governo guidato dallo stesso Berlusconi) la condotta di cui era accusato il premier non è più prevista dalla legge come reato. Con Berlusconi sono stati assolti anche gli ex manager Fininvest Ubaldo Livolsi, Giancarlo Foscale e Alfredo Zuccotti.
Kate Moss. Senza link o altre menate: un mastodontico pezzo di gnocca beccato a sniffare nel privé di un bel locale. Niente di male. Lo farei anche io, lo faresti anche tu - pochi cazzi. Eddai, eddai, eddai, se sei una fica e tieni i miliardi, a frequentare sempre Vips e posti zuccherosi tipo quelli, dopo un po' sniffi. Tiri. Fai quello che devi fare. Io sto con lei, dunque, W Kate Moss e bla bla bla - ne hanno parlato tutti.
Eravamo un quartetto strano ieri sera al cinema: Fra, Ste, Adri e io. Un gruppo eterogeneo, direi, con il giusto mix tra follia e cultura. Il film scelto era quello dell'acclamato George Clooney, vincitore morale dell'ultimo Festival di Venezia, Good night and good luck. Ci è piaciuto. Essenziale e diretto, l'abbiamo definito. Anche se qualcuno di noi avrebbe preferito una descrizione più intima del protagonista della vicenda, Edward R. Murrow.
Sorridente il presidente del Consiglio italiano Silvio Berlusconi, che ha preso la parola durante i festeggiamenti: "Finalmente avrò la possibilità di trascorrere le mie vacanze su questa meravigliosa isola, tenuta in ostaggio per troppi anni da una violenta dittatura che ha portato alla fame il suo popolo. Devo dire che fa un po' impressione - ha aggiunto ironicamente Berlusconi - vedere la facciata del Ministero degli Interni senza l'effige di Che Guevara. Fa impressione, ma si prova anche un certo sollievo", ha concluso. 
Continuiamo ad usare la scusa della televisione per parlare anche di altro. Prendiamo le Veline appena nominate (designate? Elette? Sorteggiate?), per esempio: una è brasiliana (l'unico fenomeno sudamericano a non giocare nel Real Madrid o nell'Inter), l'altra è sarda. Si chiama Melissa Satta e - sempre perché noi non abbiamo ragione 
Niente di male o di marcio in tutto questo (o quasi). La nostra posizione, tuttavia, resta la medesima: quella di destare la ragione da questo orribile sonno. Abbiamo nominato decine e decine di nomi di persone che da qui alla prossima estate ci tormenteranno volenti o nolenti tutti i giorni (il telecomando, amici miei, è solo una chimera. Non è vero che possiamo cambiare canale se tutti i canali offrono questo. E non è vero che possiamo spegnere la tv se per le strade, nei cinema e sui giornali ci sono i medesimi prodotti). Tra questi nomi non ce n'è uno che susciti interesse. Non ce n'è uno che abbia fatto qualcosa per essere proposto in tal modo. Non è divertente, è inutile che lo pensiate. Non è intrattenimento leggero. Non è vero che è solo televisione. Questo fatto che è solo televisione è un atto terroristico: una pesona come Maurizio Scelli, commissario straordinario della Croce Rossa Italiana, grazie alle trasmissioni di Bruno Vespa e al suo ultimo libro ("Storia d'Italia da Mussolini a Berlusconi") è riuscito a far passare l'informazione che Enzo Baldoni altri non era che uno sprovveduto andato a Baghdad a scrivere articoli antiamericani; è riuscito a far credere alla gente che - sempre nell'affaire Baldoni e sempre grazie a quel vergognoso megafono di RaiUno e di Bruno Vespa - l'autista ucciso Ghareeb fosse implicato nel rapimento e nell'omicidio, mentre era vero l'esatto contrario. Stiamo attenti a quello che vogliono farci credere: la dobbiamo smettere di guardare dove ci dicono di guardare. Alla nausea lo ripeteremo: la ribellione è la nostra unica salvezza. Ribelliamoci, scriviamone, parliamone male, facciamoci sentire, dissentiamo: il disinteresse non è sufficiente.


Noi che scriviamo siamo clown distratti a cui cade sempre il naso rosso. Noi che scriviamo, non lo so, mi piace pensare che siamo un mondo a parte; un mondo fatto di milioni di unità, intendiamoci. Noi che scriviamo cominciamo sempre gli sms con la lettera maiuscola. Noi che scriviamo detestiamo le kappa. Noi che scriviamo nasciamo senza saperlo che diventeremo scrittori. Noi che scriviamo ci vergognamo a rispondere che scriviamo a chi ci domanda. Noi che scriviamo - diciamoci la verità - forse non lo diventeremo mai, scrittori. Noi che scriviamo abbiamo, almeno una volta, scritto una storia d'amore e una di fantascienza. Noi che scriviamo, abbiamo sogni di vetro che nessuno deve toccare. Noi che scriviamo: abbiamo cassetti pieni e Romanzi Perfetti che se ne stanno nascosti solo perché nessuno li capisce. Noi che scriviamo siamo sempre i nuovi Joyce e i nuovi Italo Calvino. Noi che scriviamo non ce n'è mai uno che non sia un genio incompreso. Noi che scriviamo siamo ridicole illusioni piene di magie. 