venerdì, 30 settembre 2005

Il potere dalla faccia buona - neocapitalismo e grande centro
Categoria:societĂ , scritto da andy capp


agnelliL'Opa su Rcs, il caso Fazio e le dimissioni di Siniscalco sono solo alcuni degli ultimi eventi dell'ormai atipico scenario politico-economico italiano. Gli interpreti del capitalismo nostrano stanno cambiando e molto in fretta. Con il ritiro di Cesare Romiti si è in un certo senso chiuso un ciclo. Le grandi famiglie hanno abdicato in favore di nuovi giovani rampanti (i newcomers, termine coniato da Massimo Giannini) che finora erano stati esclusi dal salotto buono, quello in cui politica e industrial-finanza si cementavano nella cosiddetta classe dirigente. Non c'è più la dinastia Agnelli e non c'è più il silenzioso Cuccia, oggi alla ribalta si affacciano Luca Cordero di Montezemolo, presidente di Confindustria e della Fiat (praticamente la spina dorsale dell'economia italiana) e Diego Della Valle, elegante manager di successo nel settore delle calzature e detentore di una quota importante in Bnl. Ci sono Vittorio Merloni e Marco Drago della De Agostini, oltre all'intramontabile Francesco Gaetano Caltagirone. Fino ai giovanissimi dal padre illustre come Jonella Ligresti, figlia di don Salvatore, e ai volti nuovi di Stefano Ricucci e Danilo Coppola, immobiliaristi con forti interessi in Borsa.

Insomma stiamo assistendo al cosiddetto ricambio, fino ad oggi impedito da un sistema economico che invece basa la sua forza proprio sul "distruggere e ricreare". Per la definitiva conquista del potere, tuttavia, la nuova classe imprenditoriale dovrà cercare nella nuova classe politica una sponda affidabile con cui dialogare. Tramontato il berlusconismo, in Italia sembra aumentata la richiesta di stabilità anche se, paradosso nostrano, il Governo in carica è il più longevo della storia repubblicana. I desideri neocentristi disturbano i sonni dell'Udc e di una buona parte dell'Unione. E se le elezioni in Germania hanno dimostrato i limiti di un sistema proporzionale tutt'altro che perfetto, in Italia ognuno ha interpretato il voto tedesco portando acqua al proprio mulino e arrivando a una considerazione: una grande coalizione taglierebbe fuori le formazioni massimaliste e regalerebbe al paese un'enorme stabilità politica. Quella di cui avranno bisogno i neocapitalisti per il dialogo: concertazione, riforma del mercato e taglio del costo del lavoro. Tutte promesse non mantenute dall'attuale esecutivo, troppo egoista anche con quei poteri che nel 2001 avevano deciso di appoggiarlo. Ecco allora che le prossime elezioni politiche (ma quelle successive lo saranno ancor di più per il consolidamento del potere) saranno determinanti per gli equilibri sociali del paese. Così, se da una parte si è già imposto il marchio dominante e lo stile seducente di Montezemolo, dall'altra la coalizione che probabilmente andrà al governo presenterà un candidato che se fosse candidato sull'altro versante sarebbe lo stesso (in un paese normale, ovviamente).

Lacrime e sangue saranno nuovamente chiesti al ceto medio. La tassazione delle rendite, proposta da alcuni esponenti, viene fatta passare ancora come una soluzione ideologica. Eppure lo stesso Pininfarina, da pochi giorni senatore a vita ed ex presidente di Confindustria, ha definito l'Italia un paradiso fiscale (le imposte sulle rendite sono oggi al 12,5% mentre sul lavoro dipendente al 37% circa). Ma alla piattaforma a cui stanno lavorando gli esponenti del neocapitalismo mancano ormai solo i dettagli.

mercoledì, 28 settembre 2005

La rivincita della vita
Categoria:filosofia, scritto da stefano havana


Ci pensate mai alla morte, voialtri?
Io dico di sì: a me succede quando l'idea della morte penetra - pure se per poco - quello scudo difensivo che mi sono costruito intorno. Magari c'è un caro amico in difficoltà e allora prendo e penso alla morte. Ci penso a letto mentre m'addormento. Se ci penso in macchina rilascio leggermente la pressione del piede sull'acceleratore. Cose così. Poi automaticamente mi aggrappo alla vita: se l'amico in difficoltà è un amico comune, succede che gli amici in questione si incontrino più spesso del solito. Anche due, tre giorni di seguito, cosa che oggigiorno non capita più frequentemente (vuoi per gli impegni, vuoi che l'amicizia - c'è poco da fare - è qualcosa che si disimpara): birra, cena, ubriacature, tantissime chiacchiere (molte delle quali, ecco che riguardano l'amico in difficoltà). Si ride e si riflette: Enzo Baldoni, in uno dei suoi reportage, ha detto: è la rivincita della vita. Ecco, ci credo: si fa quadrato, si riconsiderano un po' di cose e compagnia bella.

Però, certo, è curioso come, a un certo punto, uno si ritrovi conscio della propria mortalità. Non è qualcosa che succede: non è che te lo vengano a dire. Semplicemente un bel giorno ti svegli, lo sai, e - niente - continui a fare quello che facevi prima, solo sapendo che non lo farai per sempre. Non ho coscienza di tutte le mie 'prime volte'. Che ne so della prima volta che ho mangiato la pasta al forno, per esempio? Ne sapete qualcosa voi della prima volta in assoluto che avete assaggiato una birra chiara? Uguale per il fatto della morte. Uno si ricorda il primo bacio, si ricorda della prima volta che ha srotolato un preservativo (sbagliando), si ricorda delle prime tette sotto le mani. Io mi ricordo perfino della prima sega. Ma non lo so proprio com'è che a un certo punto ho semplicemente accettato il fatto che le cose finissero. Non mi ricordo la prima volta che ho urlato «Vaffanculo!». Non mi ricordo affatto la prima volta che ho giocato a calcetto con gli amici. Che ne so come ho fatto a scoprire che i capperi mi fanno tanto schifo? Ora che ci penso: anche la stessa vita, quella pratica strana che occorre perpetrare perché i bambini vengano al mondo, come ho fatto ad impararla a sapere che era necessaria?

Allora m'è venuta in mente una risposta orribile a tutto questo: non sarà stata mica la televisione a inculcarci - seppure subliminalmente - il germe di certi concetti?

lunedì, 26 settembre 2005

Continuavano a chiamarla impunitĂ 
Categoria:politica, scritto da andy capp


silvioPer la vicenda All Iberian, Silvio Berlusconi è stato assolto perché il fatto non è più previsto dalla legge come reato. Secondo i giudici della seconda sezione penale del Tribunale di Milano, in base alla nuova normativa sui reati societari (approvata dal governo guidato dallo stesso Berlusconi) la condotta di cui era accusato il premier non è più prevista dalla legge come reato. Con Berlusconi sono stati assolti anche gli ex manager Fininvest Ubaldo Livolsi, Giancarlo Foscale e Alfredo Zuccotti.

"Quando fu approvata la legge ci furono molte polemiche invece guardando quello che è accaduto bisogna concludere che la modifica sul falso in bilancio non ha fatto disastri, sono stati celebrati i processi e sono proseguite le indagini come prima", il commento di Gaetano Pecorella, difensore di Silvio Berlusconi.

In base alla normativa in vigore i reati del processo All Iberian sono già da tempo estinti per intervenuta prescrizione. La legge italiana sul falso in bilancio, promulgata all'inizio del governo Berlusconi, prevede in sintesi un abbassamento del tetto di pene massime previste, un termine di prescrizione sostanzialmente più breve - da sette anni e mezzo al massimo a quattro anni e mezzo - e la perseguibilità del reato in presenza di una querela e non più d'ufficio.  (da www.corriere.it)

Negli Stati Uniti per il falso in bilancio si rischiano fino a 25 anni di reclusione.

domenica, 25 settembre 2005

Solo questo...
Categoria:quotidianismi, scritto da federico roma


Coraggio.

sabato, 24 settembre 2005

W Kate Moss - facciamo un gioco
Categoria:svago, attualitĂ , scritto da stefano havana


kateKate Moss. Senza link o altre menate: un mastodontico pezzo di gnocca beccato a sniffare nel privé di un bel locale. Niente di male. Lo farei anche io, lo faresti anche tu - pochi cazzi. Eddai, eddai, eddai, se sei una fica e tieni i miliardi, a frequentare sempre Vips e posti zuccherosi tipo quelli, dopo un po' sniffi. Tiri. Fai quello che devi fare. Io sto con lei, dunque, W Kate Moss e bla bla bla - ne hanno parlato tutti.

Perciò voglio dire di più.
Voglio dire che trovo tremendamente eccitante la figura di Kate in minigonna intenta a sniffare buona farina. La trovo fantastica, a dirla tutta: seduta così, io mi siederei volentieri vicino a lei e tutto il resto. Secondo me è uno stemma sul petto della femminilità (insomma, se la femminilità nostrana deve essere la Arcuri, ben venga la Moss con le narici ustionate). Ci muoio dietro: dunque, fossi il padrone della Chanel, della prima pagina del Sun farei tappezzare il mondo, le fiancate dei bus e compagnia bella: roba che neanche Oliviero Toscani (che, d'altra parte, riempie le città con gigantografie di due froci che si palpano il pacco, non mi sembra che l'eleganza sia tanta di più).

Quindi: una bella pubblicità con la Moss che tira su l'impossibile.
Adesso giochiamo a trovare lo slogan.

Comincio io:

«Dove c'è Chanel... tira aria buona»
«Chanel... se vuoi essere davvero in tiro»
«Con Chanel aspiri veramente a essere la più bella»
«Non sta sniffando: quello è il nuovo assorbente interno Chanel»
«Lei tira cocaina. Giuffrida di Campioni il Sogno scrive i libri con la Mondadori: trova tu lo scandalo»
«C'è chi l'ha fatto per anni prima di lei e lo chiamano L'Avvocato»
«Sweet Child of Mine, per dio, credi sia stata scritta da gente esemplare, forse?»
«Chanel: fatti, non parole»
«Tirare sassi da un cavalcavia è peggio»

Qualcuno ha altre idee?

venerdì, 23 settembre 2005

Good night and good luck
Categoria:cinema, scritto da andy capp


guzzantiEravamo un quartetto strano ieri sera al cinema: Fra, Ste, Adri e io. Un gruppo eterogeneo, direi, con il giusto mix tra follia e cultura. Il film scelto era quello dell'acclamato George Clooney, vincitore morale dell'ultimo Festival di Venezia, Good night and good luck. Ci è piaciuto. Essenziale e diretto, l'abbiamo definito. Anche se qualcuno di noi avrebbe preferito una descrizione più intima del protagonista della vicenda, Edward R. Murrow. 

Ieri al cinema la sala era piena per meno di un quarto. Con il biglietto a 7,50 euro l'incasso sarà stato comunque modesto. Mi chiedo allora perché non si possa mettere a metà prezzo e riempire così la sala. Le spese sarebbero le stesse, ma l'incasso superiore. Misteri italiani. Tra quei pochi che erano al cinema ieri sera, oltre ai quattro già citati, Corrado Guzzanti accompagnato da una bionda, e Maria Cuffaro, la giornalista alternativa del Tg3. Il film parlava della libertà d'informazione. In sala eravamo troppo pochi.

giovedì, 22 settembre 2005

Forse eravamo giovani noi
Categoria:narrativa, scritto da stefano havana


Vale solo per me questa cosa, oppure anche voialtri - quando eravate meno adulti - uscivate in gruppi assai più numerosi? Va bene, oggi il tempo è quello che è: il lavoro, gli impegni. Fabio - oddio - è andato a vivere in America, un altro chissà che fine ha fatto, A____ s'è fidanzato, G____ s'è sposato, Fede è diventato un avvocato e - in generale - la vita ne ha mangiucchiati parecchi. Il fratello di M____ addirittura è morto. Ma non è questo: dico, come facevamo a uscire così? I telefonini non erano ancora una moda, eppure gli appuntamenti erano perfetti, precisi: svizzeri. Noi si usciva in tanti: che so, la sera eravamo almeno centosettanta, o forse mille, eppure nei locali c'era quasi sempre posto. Queste lunghe tavolate: alla fine si parlava a gruppi di tre, massimo quattro. Magari qualcuno arrivava dopo e si sistemava a cottimo: un po' qua, un po' là. Prendeva il suo bicchiere in mano e vagava appoggiando le mani sulle spalle di tutti. Io, metti che mi piaceva una, capitavo sempre nel punto più lontano e a questa cosa ci pensavo a lungo, fino a che non m'addormentavo. In effetti è una cosa a cui penso ancora oggi: del perché quando mi piace una, quella siede sempre nel punto più lontano e tutto il resto.
 
C'erano puntualmente meno menu di quanti ne servissero: dovevamo farli girare e quando la cameriera arrivava per le ordinazioni almeno tre non avevano scelto ancora. C'era A____, C____, G____: adesso non ci sono più. Eppure, caspita, qualcosa sarà rimasto di quelle amicizie? Ci sarà ancora, da qualche parte, un residuo fumoso di quelle conversazioni immature e frettolose? I colpi di tosse per le prime sigarette. M____ un giorno fece pipì nella bottiglia di birra da 0.33 e la riempì tutta. Quella era bollente e C____ ne bevve un sorso, prima di sputare. Poi A____ la baciò sulla bocca e tutti a ridere. Si stava all'Hungry Bogart, ancora mi ricordo, dalle parti di Piazza del Risorgimento: pure Roma mi pare diversa adesso. In certi posti non ci andiamo più. E mica era il dopoguerra! Otto, dieci anni fa. Magari sono tanti. A me, di certo, sembrano un'infinità: ci spostavamo in autobus oppure in motorino. Al tavolo avevamo tutti i capelli da una parte: per il vento, sai, a quei tempi mettere il casco era da sfigati. Poi Fabio andò lungo davanti al Calasanzio e sembra che se non avesse avuto il casco, forse in America non ci sarebbe mai andato. Allora abbiamo cominciato a metterlo un po' tutti, il casco. Magari - ecco - è da cose così che uno cresce e in certi posti non ci va più. Anche questo fatto che avevamo 15, 16 anni: semmai era per questo che quelle sere, a pensarci adesso, mi sembrano diverse. Eppure, non lo so: secondo me è più qualcosa che c'è fuori, nell'aria. Ci siamo fatti timorosi: abbiamo più paura delle cose, del futuro. Allora bastava una canzone per farci innamorare e non mi dite che è l'età. I quindicenni di oggi mica si innamorano con Mariah Carey: io quando ballai il mio primo lento con G____ alla festa di F____ mi vennero i brividi lungo tutta la schiena (e la patta dei jeans gonfia, come negarlo?). Quella volta al Down Under che infilai la mano tra le gambe di D____: lei aveva questa gonna e certe calze, io ero alle prime ubriacature e nessuno si accorse di niente, neanche quando feci più pressione e lei rovesciò la borsa in terra con il gomito. Poi siamo stati quasi 11 anni senza parlarci: quando ci siamo rivisti, recentemente, abbiamo ripreso esattamente dove c'eravamo interrotti, mi pare. Lei ha ancora un paio di gambe da fischiarle dietro, solo che al giorno d'oggi le borse non si rovesciano più.

lunedì, 19 settembre 2005

Dodici mesi di Noantri - compleanno autocelebrativo
Categoria:blog, scritto da noantri


Noantri ha compiuto un anno e quasi non ce ne siamo accorti. Ne sono passati di post e commenti da quel giorno e questo blog nel tempo ha seguito un suo percorso, ha conosciuto una sua maturazione, ha individuato una sua linea.

Abbiamo pensato, per l'occasione, di riportare una delle descrizioni che sono state fatte di questo posto che più di tutte c'è piaciuta. Troviamo che queste poche righe - scritte da uno sconosciuto, su un altro blog - ci rappresentino perfettamente e inquadrino al meglio quello che siamo (o vorremmo essere):

"Noantri è un blog difficile da seguire; alcune belle foto; poi un po' NARCISISTICO, ma credo che di ciò ne abbiano parvenza! Vi si trova una "sottile" verifica e rifiuto/accettazione della realtà! E' un BLOG di GIOVANI che non sono rimasti nella fase evolutiva della CONTESTAZIONE tout-court (tipica dell'età adolescenziale) come purtroppo spesso si osserva (nella vita reale ed in quella virtuale di VARI BLOG), ma che attraversati dalle contraddizioni del globo le vivono e tentano una loro elaborazione SIA GRUPPALE CHE SOGGETTIVA. Un BLOG di GIOVANI-UOMINI pervasi da INTELLIGENTE-CURIOSITA''". (calos geros)

Ora sta a voi.
Diteci quanto ci odiate o quanto ci amate (nei commenti, ovviamente). Facciamo così: la descrizione più convincente verrà premiata con la possibilità, per l'autore, di scrivere un post a tema libero su Noantri (con tanto di nome, cognome, nick e link al suo blog - siamo o non siamo delle star?).

Dai, vediamo che succede.

lunedì, 19 settembre 2005

«Per scaramanzia? Mi tocco...»
Categoria:televisione, scritto da stefano havana


Ma perché le aspiranti Miss Italia devono essere tutte del tutto idiote? Lo dico sul serio, domandandomelo davvero. Dove sta scritto? Perché la sfera femminile è costretta annualmente a questo indecente calvario intellettuale? Non voglio parlare di Miss Italia, adesso, perché sarebbe troppo da blog e poi perché c'è chi già lo fa ogni tanto molto meglio di me. Solo due appunti che ho preso stasera davanti alla televisione, a lavoro finito, partite terminate e l'ennesimo capolavoro firmato Carlo Lucarelli messo nella saccoccia della comprensione (l'ultima puntata di Blu Notte sul delitto del giornalista Mauro De Mauro).
 
Centro palco: c'è un Imbecille Completamente Allampanato che fa domande sicuramente prive di logica alle suddette aspiranti Miss. Dice: Come chiami il tuo fidanzato e come ti chiama lui? Incredibile: non una che sia riuscita a rispondere subito senza prima ridere per minuti. Come se l'Imbecille Allampanato avesse domandato un pompino in presa diretta piuttosto che la più cretina delle domande degli ultimi seimila anni di storia degli uomini. Altra questione: Il tuo film preferito. Anche qui, s'immagini il brain-storming redazionale per concepire cotanta finezza psicoanalitica. Comunque il 99% delle intervistate ha risposto indistintamente qualsiasi nefandezza, l'importante è che vi fosse dentro Stefano Accorsi (una specie di attorucolo di spot televisivi venuto alla ribalta grazie a un famoso spot del maxibon). Una ha proposto Titanic (...), un'altra ancora - e qui sta il bello - ha detto letteralmente: «Kill Bill. Solo che non l'ho mai visto». E giù tutti a ridere invece di scavalcare le sedioline, invadere il proscenio armati di picche e bastoni e ridurre al minimo cerebrale (non un gran lavoro, dunque) tutti i presenti. Altra domanda dell'Imbecille Allampanato: Quando e a chi hai dato il primo bacio? Risponde una: «A 15 anni, ma a chi non te lo dico. Mica gli voglio dare questa soddisfazione». Al di là del complimento per essere riuscita a introdurre una subordinata nel discorso, va detto che la suddetta ha precisato la cosa con aria da manifesta troia, naso arricciato e volto schifato. Io spero fortemente che tanto astio nei confronti del malcapitato sia dovuto a un'infanzia difficile e reiterate violenze (è lesbica). Ancora: cosa fai per scaramanzia? La risposta della 63 (non è vero, ho detto un numero a caso): «Mi tocco». Personalmente sono svenuto: mi hanno raccontato che dopo istanti lunghissimi di imbarazzo avrebbe aggiunto: «Il seno sinistro». Ma io non ci credo.
 
Riflessione finale: su Rai Uno - alle miss - erano ospiti Edoardo Costa e Gigi Buffon. Su RaiDue - alla Domenica Sportiva - c'era la Seredova che se li è trombati entrambi: voglio andare anche io alle feste a cui vanno loro. La morale non c'è e pure se ci fosse fatevi prima spiegare da qualcuno perché Del Noce (direttore di rete di Stato) deve per forza zompettare in giro a baciare in bocca i propri dipendenti. Non Fa Ridere, cazzo.
 
p.s. il volto di Martina Colombari - incensata ai limiti della decenza dall'Imbecille Allampanato - non è eterno, non è teso, non è bellissimo, non è straordinario: è solo tumefatto dal collagene.

venerdì, 16 settembre 2005

Malcolm ComeSiChiama (A tribute to...)
Categoria:cinema, personaggi, scritto da stefano havana


Dev'essersi sentito soddisfatto, me lo immagino. Circa sessant'anni, si alza dalla sediolina rossa del cinema e se ne va fotografato. Il passo stentato dietro ai flash: uno di quei vecchi che quando ci condividi una rampa di scale - niente - pazienti, lasci stare e non ti va tanto di superarlo. Pare brutto. Soddisfatto sì, ma incazzato nero. Davanti alla porta di casa sosta un minuto con la testa bassa. Gioca con le chiavi. «Sei stato straordinario, Malcolm, ne sono sicura» gli dice la moglie dentro. Ma lui niente: si fa strada con un colpo di mano, va di là in salone sulla sua poltrona a scacchi. L'orgoglio di una vita, il feticcio da mostrare agli amici: «Stanley Kubrick me l'ha regalata». E, in effetti, se la guardi proprio bene dopo un po' la riconosci: la poltrona a scacchi di Arancia Meccanica. «Lì mia madre m'ha detto "Figlio...", prima di cacciarmi via di casa», risponde Malcolm a chi gli chiede. Di solito lo dice tenendo in mano un bicchierino, col suo gilet rosso e le pantofole.

«Anthony Burgess aveva scritto un capolavoro, e Stanley è stato estremamente intelligente ad acquisirne i diritti e geniale a capire come trasformare quel materiale in un film». Lo riconosce, come no, però sotto sotto ce l'ha con Kubrick: mica lo nasconde. Anzi, a farlo bere un po' ti confessa tutto: «Ho rischiato di diventare cieco per la scena della cura Ludovico e tutto il resto. I dilatatori. Non riuscivo a farcela, ricominciavamo e ricominciavamo. L'oculista mi disse che avrei avuto le retine danneggiate a vita. Pensavo in un trattamento migliore, quello invece non m'ha più chiamato». Pressapoco è così che ti racconta, durante una di quelle sere in cui gli gira bene: il Nastro d'Argento alla Personalità Europea lo fa andare su tutte le furie. «Avrei meritato l'Oscar, altro che storie». Invece s'è dovuto accontentare. Chissà perché gira così per certi artisti: gli capita per le dita il capolavoro e invece di diventare indimenticabili, vengono dimenticati. E' strano questo destino. Malcolm ogni tanto ci pensa: ci pensa sulla sua poltrona a scacchi, mentre la moglie dorme di là in stanza e la casa è immersa nel silenzio. «La gente mi dice che dopo Arancia Meccanica non ho fatto più nulla e invece non è vero. Quelli non si ricordano niente. Quelli non sanno niente». Devi essere veramente amico di Malcolm per farti dire così: ci dev'essere intimità. Centinaia di produzioni televisive e teatrali, almeno un centinaio di film, la metà dei quali girata da protagonista: «Ma quelli che ne sanno? Quelli vogliono Alex. Vogliono i drughi e il latte più. Fosse per loro mi metterebbero su una sedia sghemba in piazza e mi farebbero dire certe frasi. Oh oh oh. Ma questo è il grasso puzzoso Billigoa de Billyboy in carne e ossa. Come ti porti, tu, sgonfia palla di grasso puzzolente, unto e bisunto? Ne gradiresti una nelle balle? Se di balle ne hai tu, gelatinoso eunuco. Ecco, questo vogliono. Mica un attore».

Alle volte, quando lo senti dire così, gli occhi azzurri gli diventano ancora più azzurri e giuro che è un effetto spaventoso con tutti quei capelli bianchi. Ti viene in mente quando tagliuzzava, bavoso, il vestito arancione dell'ennesima vittima (...Home...) con una protesi eretta in lattice in luogo del cazzo. Questa sera gli è presa così: ha impiegato tantissimo tempo per prepararsi e alla fine è uscito di casa neanche troppo elegante. Una camicia bianca e pantaloni neri. Nemmeno la cravatta, perché lui non li vuole sentire certi discorsi. Ci è andato così alla prima di Evilenko. Da solo. La moglie lo ha aspettato sulla poltrona a scacchi per tutto il tempo. S'è contorta talmente le dita e le nocche che adesso le mani le fanno un male cane. Si dimentica del dolore solo quando sente l'armeggiare fuori della porta. Malcolm entra dentro, la testa bassa: non c'è nessuna aria di fantasia sul suo volto. «Sei stato straordinario, Malcolm, ne sono sicura», gli dice la moglie che l'ha sposato prima che succedessero un sacco di cose. Lui si guarda un po' in giro, tocca un po' di cose. Poi si siede sulla poltrona dove la madre aveva detto "Figlio..." ad Alex. Ripensa a "Singing in the rain", ripensa all'ultima scena di Evilenko, alla sceneggiatura di Grieco. Malcolm: è solo un vecchio attore al culmine di una giornata storta. E' uno di quelli che non ti viene mai in mente il nome: ce l'hai sempre sulla punta della linga, Malcolm McDowell e devi schioccare le dita per farlo saltar fuori («Dai, quello di Arancia Meccanica!»). Però è vero che in Evilenko è stato straordinario. Ed è pure vero che il pubblico è perfido e che gli anni passano in fretta: mi ricordo che la prima visione di Arancia Meccanica fu accompagnata da soventi erezioni; adesso resto affascinato fino all'ultimo dei titoli di coda e non mi ricordo più cosa ci trovassi di sessuale in tale capolavoro.

mercoledì, 14 settembre 2005

Cuba libre?
Categoria:ritratti cubani, scritto da andy capp


E' passato ormai un anno dalla scomparsa di Fidel Castro e a Cuba la modernizzazione prosegue a vele spiegate. Il Partito della Repubblica Libera fondato da Casado Pirrales, presidente degli ex esuli cubani di Miami, è saldamente al comando del governo. L'alta percentuale registrata alle urne ha infatti permesso al primo ministro in carica di blindare la maggioranza. I primi successi del nuovo governo si sono registrati in politica estera dove gli ottimi rapporti con il governo Usa e con il presidente Bush (che ha appoggiato la candidatura di Pirrales dal primo momento) hanno permesso l'abolizione dell'embargo che durava dal lontano 1961. Così come la legge Helms-Burton, che dal 1996 imponeva sanzioni alle compagnie straniere che tenevano rapporti commerciali con Cuba. Soddisfazione in tal senso è stata espressa dall'Onu che già nel 1992 aveva condannato, con una schiacciante maggioranza, la politica statunitense.

Insomma, dopo decenni di divergenze, sull'Isla è tornato il sorriso: "Gli anni di embargo – ha commentato Bush – sono costati agli Stati Uniti la bellezza di 1,18 miliardi di dollari che avrebbero permesso la creazione di 17 mila posti di lavoro sull'isola. Ora, finalmente, possiamo procedere". In tal senso il Ministero dell'Occupazione si è mosso: sul modello messicano, diverse materie prime vengono importate dal governo cubano direttamente dagli Stati Uniti e lavorate da manodopera a basso costo. Oggi anche un medico può integrare la propria paga con qualche ora di lavoro in più. La vecchia libreta, che garantiva una razione mensile di alimenti, non esiste più. Abbandonato ogni progetto di area commerciale alternativa insieme a Venezuela, Brasile e altri paesi del Sudamerica, Cuba è entrata saldamente nell'Alca (zona libero commercio) attirando gli interessi di numerosi investitori stranieri. I pozzi petroliferi presenti lungo la costa settentrionale sono stati venduti alla Texaco, suscitando le ire di Cina e Canada che finanziavano da anni l'estrazione e la raffinazione dell'oro nero in quella zona. Anche le compagnie assicurative sono scese in campo: i fatiscenti ospedali cubani sono stati rilevati e dotati di strumenti all'avanguardia. Ogni cittadino cubano ha la possibilità di acquistare una card per avere accesso ai servizi. Senza, si ha diritto a un'assistenza di pronto soccorso presente in alcune città. Nel settore della comunicazione Murdoch si è detto interessato a creare dal nulla una rete informativa pay tv a disposizione dei cittadini: "Costruire dal nulla un intero settore è una sfida che mi affascina", ha dichiarato il magnate in conferenza stampa in diretta sui vecchi Cubavision e Tele Rebelde e sulla nuova Tv Martì (per cui il governo Usa aveva speso 26 mln di dollari all'anno durante la dittatura).

Il nuovo progetto turistico Cristoforo Colombo, che verrà esportato sull'Isla della Juventude, a Baracoa e in altre località, ha sposato il modello Varadero. Le case particular, risorsa importante per l'economia del paese dopo il crollo del Muro e l'apertura al turismo, sono state abolite poiché "creavano dislivelli socio-economici", si legge nel decreto. Il giorno della scomparsa di Fidel Castro è stato decretato festa nazionale e proprio durante il primo anniversario del Giorno della Libertà, il presidente Casado Pirrales ha invitato numerosi leader alla cerimonia che si è tenuta in Plaza de la Revolucion a L'Havana (vecchia capitale del regime. Oggi la città simbolo è Guantanamo, "L'unica terra libera in tempo di dittatura", ha ricordato il nuovo premier).

bush_berlusconiSorridente il presidente del Consiglio italiano Silvio Berlusconi, che ha preso la parola durante i festeggiamenti: "Finalmente avrò la possibilità di trascorrere le mie vacanze su questa meravigliosa isola, tenuta in ostaggio per troppi anni da una violenta dittatura che ha portato alla fame il suo popolo. Devo dire che fa un po' impressione  - ha aggiunto ironicamente Berlusconi - vedere la facciata del Ministero degli Interni senza l'effige di Che Guevara. Fa impressione, ma si prova anche un certo sollievo", ha concluso.

Della revolucion in effetti resta ben poco. Nelle sedi del disciolto Partito Comunista Cubano e del Comitato in Difesa della Rivoluzione sventolano oggi le bandiere del Partito della Repubblica Libera. E anche nelle scuole un'attenta riforma dei programmi e dei testi è stata di recente promossa dal Ministero dell'Informazione e dell'Educazione. La rivoluzione del 1959 e i precedenti tentativi di golpe, come quello dell'assalto alla caserma Moncada del 1953, vengono rivisitati in chiave storica e presentati alle nuove generazioni di studenti come una tappa necessaria nel violento pensiero leninista, che aveva come fine ultimo quello di privare il popolo della libertà. 

che-fidel

Secondo le tesi presentate dal Comitato per la Ricerca Storica, Cuba è stata sfruttata negli anni passati dall'Urss per tenere gli Usa e il Mondo sotto la minaccia di una Terza Guerra Mondiale. "Il Comitato ha anche un altro importante risultato da raggiungere – ha detto il ministro - rivalutare la figura degli Usa nelle vicende della storia cubana". Durante la Seconda Guerra d'Indipendenza di fine '800 contro gli Spagnoli, un contributo decisivo per scacciare gli invasori venne dato proprio dagli States. Tutti i manifesti di propaganda sono stati rimossi e i problemi diplomatici risolti: il papà del piccolo Elìan (bambino al centro di un caso giuridico qualche anno fa) partecipa oggi attivamente alla Commissione per il rientro degli esuli di Miami, mentre il caso dei Los Cinquos (Gerardo Hernández, Ramón Labañino, Fernando González, Antonio Guerrero e René González) si è risolto nella maniera più tragica e rapida. A pochi giorni dalla morte di Castro, infatti, i cinque sono stati trovati impiccati nelle carceri americane. La città di Cienfuegos ha cambiato nome in Little Miami, mentre a Santa Clara è stato rimosso il Mausoleo del sanguinario Che Guevara, le cui ceneri sono state spedite in Argentina. Tutta la vecchia dirigenza governativa, compreso Raul Castro, è scappata nel vicino Venezuela.

"E' la vittoria più grande degli Stati Uniti dalla Seconda Guerra Mondiale – ha detto Bush – Ora che abbiamo eliminato questo tumore così vicino alla nostra terra potremo dedicarci alla cattura di Bin Laden e Al Zarqawi. Poi apriremo un tavolo di confronto con gli altri Stati canaglia che ancora restano da punire. La stella che brilla sulla bandiera cubana entra di diritto tra le 52 della nostra. God bless America". A Cuba ora si respira aria di libertà. Del Che, di Fidel e del loro sogno rivoluzionario non resta che qualche sbiadito murales e un urlo ormai lontano: Hasta la victoria, siempre!.

mercoledì, 14 settembre 2005

W la musica: errata corrige e segnalazione
Categoria:segnalazioni, musica, scritto da stefano havana


Come si dice: riceviamo e volentieri pubblichiamo.
Mi ha scritto il signor Dario Giovannini che - tra le altre cose - cura gli interessi artistici del cantante Pago. Cosa vuole da Noantri il signor Dario Giovannini? Segnalarmi che il suo cliente, il cantante Pago, non fa affatto parte della scuderia di Lele Mora, come da me erroneamente scritto in un precedente post (e nonostante la somiglianza allucinante con Costantino), ma viene prodotto da Flavio Ibba e il suo successo estivo "è frutto solo del lavoro e della forza di un artista che propone semplicemente del buon pop italiano" (sono le parole che Dario stesso ha usato nella mail a me indirizzata).

Ottimo: buon per Pago (anche se, per amor di coerenza e amor di musica - e nonostante la carineria e la simpatia di Dario Giovannini -, non posso che sconvenire ufficialmente con la perifrasi "buon pop italiano").

Ora la segnalazione: siccome continuano ad arrivare persone interessate ai disastri del concerto di Ligabue, segnalo www.campovolo.org che raccoglie petizioni e proposte in merito alle problematiche sopravvenute al concerto del Liga lo scorso 10 settembre.

lunedì, 12 settembre 2005

Ancora sulla Tv - Storia di Melissa: velina predestinata tra Lele Mora e Forza Italia
Categoria:televisione, scritto da stefano havana


Continuiamo ad usare la scusa della televisione per parlare anche di altro. Prendiamo le Veline appena nominate (designate? Elette? Sorteggiate?), per esempio: una è brasiliana (l'unico fenomeno sudamericano a non giocare nel Real Madrid o nell'Inter), l'altra è sarda. Si chiama Melissa Satta e - sempre perché noi non abbiamo ragione a gridare che ci stanno addormentando le menti - è la fidanzata di Daniele Interrante e la più grande amica di Costantino Vitagliano. Daniele Interrante e Melissa Satta, oltre all'oliatissimo muscle-man tatuato, hanno in comune anche un'altra cosa: Lele Mora.

Incredibile (inverosimile?) la carriera della giovanissima (e stra-topa, questo va ammesso) Melissa. Nata nel 1986, all'età di 16 anni figura già in numerosissime trasmissioni televisive. Nel 2003 è finalista a "Miss Muretto", nel 2005 è la co-conduttrice di "Mio fratello è Pakistano" del grande Teo Mammuccari. Nel frattempo finisce fidanzata con il fenomeno mediatico dell'anno, viene fotografata con i calciatori Coco e Borriello e le viene assegnata una love-story con Bobo Vieri (con cui, vabbé, ho avuto un flirt pure io). Forse qualche influenza - nell'ambito di questa ascesa - l'ha avuta il padre, architetto di fama e grande amico e collaboratore del Principe Aga Khan. Dal 1986, fino al 2003 è stato responsabile della pianificazione urbanistica della Costa Smeralda; attualmente risulta assessore tecnico all'urbanistica del comune della Maddalena. E' stato consigliere regionale di Forza Italia, adesso figura schierato con il centro-sinistra. Neanche a dirlo la villa di famiglia è adiacente a quella di Lele Mora in Costa Smeralda.

Non solo: Melissa appartiene (o meglio: è appartenuta) alla scuderia di Maurizio Ciaccio, vale a dire la Venus Dea: alla Venus Dea appartengono, o sono appartenute, tutte le sarde conosciute della televisione (Canalis a parte): l'ex velina e miss mondo Giorgia Palmas, l'ex letterina Francesca Lodo - oltre a una serie infinita di presenzialiste della televisione nostrana. La cosa che mi sconvolge è che tutte queste ragazze, una volta ottenuto il successo assoluto grazie al lavoro della Venus Dea, sono state risucchiate dall'agenzia di Lele Mora senza che la stessa Venus Dea battesse ciglio. Anzi: «E tu che ci guadagni?» ha domandato qualche tempo fa l'Unione Sarda a Ciaccio: «A livello economico niente, però la mia agenzia ha stabilito un buon rapporto di collaborazione con Mediaset», è stata la risposta. Anche qui - ammesso che sia vero - sembrerebbe esserci una strana disparità con le entrate di Mora che, a quanto dice lui stesso, ammontano a svariati milioni di euro l'anno (svariati vuol dire diverse decine).

Ma facciamo un ulteriore passo avanti.
Stanno per (ri)cominciare due reality show destinati al grande successo: la terza edizione de L'Isola dei Famosi e la seconda edizione de La Talpa. Al primo, trasmesso da Rai Due, l'agenzia di Lele Mora "fornisce" l'onnipresente (e noi che ce lo continuiamo a prendere con il sorriso) Daniele Interrante e la bella Elena Santarelli, l'anno scorso spalla di Varriale a Stadio Sprint e ancora prima valletta di Amadeus all'Eredità. Poi c'è Enzo Paolo Turchi: questo signore è il marito di Carmen Russo che partecipò al medesimo programma lo scorso anno. Volete provare ad indovinare chi è l'agente di Carmen Russo? Gli altri concorrenti saranno le carneadi Sandy Marton, Cristina Quaranta, Maria Giovanna Elmi, Arianna David, Fulco Ruffo Di Calabria, Albano Carrisi, Romina Carrisi, Lory Del Santo e Manuel Casella: approfitto per dire che metà di questo cast, insieme a Jerry Calà, sarà protagonista di un film sullo stile dei vecchi Rimini Rimini, intitolato Costa Smeralda. Il produttore? La LM production: la Lele Mora production.

Bene.
Poi c'è
La Talpa. Vi partecipano Diego Conte, tronista di Uomini e Donne e cliente di Lele Mora. Alessia Mancini (ex velina, ex tutto), di Lele Mora, oltre a Gianni Sperti - frontman di Uomini e donne. Gli altri concorrenti sono Alessandro Grieco, Roberto Ciufoli, Sylvie Lubamba, Ludmilla Radchenko, Jonis Bascir, Paolo Cané, Beatrice Bocci, Demetra Hampton, Denny Mendez, Paolo Vallesi e Francesca Rettondini: a voi scoprire - se vi va - chi di costoro appartiene alla scuderia del nostro amico. Un'ultima curiosità: avete presente il cantante Pago? L'autore del tormentone estivo, colonna sonora dello spot Citroen "Parlo di te"? Fisicamente è identico a Costantino. Provate a dire chi si vocifera ci sia dietro?

Niente di male o di marcio in tutto questo (o quasi). La nostra posizione, tuttavia, resta la medesima: quella di destare la ragione da questo orribile sonno. Abbiamo nominato decine e decine di nomi di persone che da qui alla prossima estate ci tormenteranno volenti o nolenti tutti i giorni (il telecomando, amici miei, è solo una chimera. Non è vero che possiamo cambiare canale se tutti i canali offrono questo. E non è vero che possiamo spegnere la tv se per le strade, nei cinema e sui giornali ci sono i medesimi prodotti). Tra questi nomi non ce n'è uno che susciti interesse. Non ce n'è uno che abbia fatto qualcosa per essere proposto in tal modo. Non è divertente, è inutile che lo pensiate. Non è intrattenimento leggero. Non è vero che è solo televisione. Questo fatto che è solo televisione è un atto terroristico: una pesona come Maurizio Scelli, commissario straordinario della Croce Rossa Italiana, grazie alle trasmissioni di Bruno Vespa e al suo ultimo libro ("Storia d'Italia da Mussolini a Berlusconi") è riuscito a far passare l'informazione che Enzo Baldoni altri non era che uno sprovveduto andato a Baghdad a scrivere articoli antiamericani; è riuscito a far credere alla gente che - sempre nell'affaire Baldoni e sempre grazie a quel vergognoso megafono di RaiUno e di Bruno Vespa - l'autista ucciso Ghareeb fosse implicato nel rapimento e nell'omicidio, mentre era vero l'esatto contrario. Stiamo attenti a quello che vogliono farci credere: la dobbiamo smettere di guardare dove ci dicono di guardare. Alla nausea lo ripeteremo: la ribellione è la nostra unica salvezza. Ribelliamoci, scriviamone, parliamone male, facciamoci sentire, dissentiamo: il disinteresse non è sufficiente.

lunedì, 12 settembre 2005

Bloggers 4 equity
Categoria:segnalazioni, blog, scritto da stefano havana





 Questa è una cosa nuova che fa capo a questo sito. L'idea è di Francesco Minciotti - tra le altre cose lettore dei Noantri - che ha voluto coinvolgere questo e altri blog nell'iniziativa bloggers for equity. Si tratta in sostanza di agevolare la diffusione di determinate ONG proiettate a fare bene di vario genere in giro per il mondo. Non sto qui a parlarne: potete partecipare anche voi, potete interessarvi, parlarne e far correre la voce. Si fa andando qui e mettendo a disposizione una piccola parte del proprio blog per un banner tipo questo a fianco. Tutto il resto delle informazioni le trovate da Francesco. Così è, se vi pare.

domenica, 11 settembre 2005

Una recensione da mediano
Categoria:musica, giornalismo, scritto da stefano havana


Non capirò mai come possano 200mila persone radunarsi a un concerto di Ligabue. Forse per questo sono andato a leggere, stamattina, con scarso interesse e un po' di rosura di fegato - io vascorossista convinto - la cronaca dell'evento su Repubblica.it. Il titolo in home page parlava di serata strabiliante. Sempre più invidioso vado a leggere il pezzo del buon Gino Castaldo e scopro, tra i vari complimentosi azzardi (Ligabue è un discreto strimpellatore e niente più. Ha fatto una grande canzone che è Certe notti e due ottimi film. Il resto sono canzonette), dei passaggi che mi hanno stordito. Procedo (i corsivi sono miei):

Ligabue è emozionato, i primi pezzi li canta con voce approssimativa, ci mette un po' a mettere a registro l'emissione e per una buona metà del concerto sembra faticare a sciogliere la gola.

La struttura avvolge il pubblico (ma per problemi tecnici dovuto all'amplificazione insufficiente molti ragazzi si sono lamentati perché in alcuni punti si sentiva poco o nulla), un'immersione totale.

Il pubblico deve girarsi, frastornato dai passaggi di palco, perché da un'altra parte arriva un coro alpino che canta "Libera nos a malo", il tempo necessario per raggiungere il palco Vintage, lontanissimo, ritrovare la band degli esordi, i Clandestino, e rinnovare vecchie canzoni.

Il rischio era alto, la sfida sperimentale e le incertezze non sono mancate (alcune, tecniche, gravi per un evento come questo). A tratti sembrava uno che ha messo in moto una macchina talmente grande da esserne travolto.

Ora, non è che vorrei dire: ma, letto così, a me questo concerto mi è parsa una ricca cagata.

venerdì, 09 settembre 2005

Sotto il cielo d'Irlanda
Categoria:ritratti irlandesi, scritto da andy capp


C'è stato un viaggio molto importante nella mia vita che risale all'estate del 2000, quando scelsi di andare in Irlanda. Giorni fa ho ritrovato il mio vecchio blocco di appunti, così ho deciso di raccontare le impressioni di allora. Dedico questo post alla persona con cui ho condiviso queste emozioni e a cui un giorno, ormai lontano, promisi di scriverne. Spero non sia troppo tardi.

Sono più o meno trenta i minuti di pullman che separano Limerick dal piccolo aeroporto di Shannon. Fondata dai Normanni nel X secolo, questa cittadina che conta 75 mila abitanti ha un aspetto sobrio. Insomma non è proprio l'Irlanda tutta folletti, fatine, musica e paesaggi che uno si aspetta dopo aver letto la guida. Visitando il Castello di Re Giovanni pieno di cannoni e torri di guardia, si capisce che gli inglesi di Guglielmo d'Orange da queste parti ne hanno combinate parecchie. Limerick si trova a sud-ovest, nella parte più povera della Repubblica d'Irlanda, quella più aspra, dove gli irlandesi vennero ricacciati dagli invasori nel corso dei secoli e dove si diffusero carestie e terribili epidemie. Ma è percorrendo queste strade incredibilmente isolate, lingue d'asfalto che tagliano infiniti prati verdissimi, che si inizia ad assaporare questa terra.

Il cielo è più basso, grigio, e ogni tanto regala una leggera pioggia che a molti potrà sembrare fastidiosa, ma che senza non sarebbe Irlanda. La figura religiosa più importante è quella di San Patrizio, un gallese che, sfuggito alla cattura da parte di alcuni pirati, si fece vescovo in Francia e poi andò in Irlanda per spiegare la Trinità ai pagani con l'uso del trifoglio. La simbologia è legata alle radici storiche e culturali del paese: anche la caratteristica arpa è stata adottata e raffigurata sulle monete nazionali per un motivo ben preciso: i celti, infatti, la usavano per comunicare prima che i cristiani diffondessero il latino. Dublino non è la città che uno si aspetta. Almeno se ci si ferma a una prima rapida occhiata. Il centro storico negli ultimi anni è cambiato molto. Temple Bar è regno notturno di turisti inglesi e americani che scorrazzano ubriachi da un pub all'altro. Mi è piaciuta molto di più la Dublino popolare, quella delle porte colorate e delle leggende legate ad antichi personaggi come Molly Malone, una pescivendola che praticava una certa attività notturna. C'è una vecchia canzone dedicata a lei che fa così: "Alive, alive ooh, alive, alive ooh…", ma non ricordo bene tutte le parole. Perché colorare le porte? I vecchi irlandesi che tornavano a casa gonfi di birra o whisky, in questa maniera riconoscevano più facilmente l'uscio della propria abitazione. Da visitare assolutamente il Museo e la Galleria nazionali e fate un salto anche nella libreria citata da Joyce nell'Ulisse. In periferia c'è molta povertà. Tanta gente (tra cui molti giovani) vive in strada, appoggiata ai muri di fabbricati post-industriali e casermoni coperti dalla fuliggine. Ma che fascino quei mattoni rossi così intrisi di storie di vita.

Credete che spillare una Guinness sia un gioco da ragazzi? Prima di tutto è bene precisare che una pinta in Irlanda è da 0,52 cl e non da 0,4. Poi la prima regola:  inclinare il bicchiere sotto il rubinetto a 45° e riempirlo fino a ¾. Una volta che la birra si sarà posata potrete terminare l'opera (ma senza aprire il gas) e gustarvi la vostra stout in tre sorsi, da veri irlandesi.

Questo paese è incredibilmente eterogeneo. Puoi imbatterti nelle rovine del Clonmacnoise, nel cuore dell'isola, dove si conservano ancora gli unici affreschi presenti in Irlanda, oppure visitare Adare, paesino dai tetti di paglia, dove tutto sembra fatto a misura di folletto.

Da non perdere è la costa occidentale, la parte più esposta ad ovest di tutta l'Europa. Risalendo dalla contea di Kerry è facile incontrare un po' di traffico lungo le strade tortuose, ma il paesaggio di cui si può godere una volta arrivati nella penisola di Dingle non ha eguali. Nella cittadina c'è poi un'altra storia incredibile come solo in Irlanda sanno coniare: nel porticciolo vive un delfino, arrivato lì anni fa per caso e ora adottato dalla gente del posto e diventato attrazione turistica.

Più a nord c'è Galway, la città portuale più importante della regione. La sua architettura è fortemente influenzata dagli scambi commerciali del passato con la Spagna. E' da queste parti che hanno inventato un famoso anellino, molto di moda tra i giovani, che raffigura un cuore, una corona e una stretta di mano. Il primo sta per amore, la seconda per fedeltà, la terza per amicizia. Tre valori mica da poco. La regione più bella che ho visto è quella del Connemara, dove la natura regna incontrastata tra laghi, boschi, spiagge dorate e dolci colline. E' lì che ho capito perché la chiamano verde Irlanda.

I bambini vanno a scuola obbligatoriamente fino a 15 anni. Poi di solito si sceglie di proseguire in una città diversa da quella di origine. E' forse questo uno dei segreti del sano patriottismo che si respira. In Eire la guerra civile per l'indipendenza dell'Ulster non è più molto presente. Almeno nella vita di tutti i giorni. I conflitti ormai si sono spostati al nord, a Derry (Londonderry, per gli inglesi)  e Belfast, dove i cattolici vivono ancora circondati da mura di sei metri e dove la democratica Margaret Thatcher rinchiuse i combattenti dell'Ira nel terribile blocco H. Un lager nel cuore dell'Europa moderna (la prigione risale agli anni ottanta) di cui ancora oggi ne sappiamo troppo poco. Lo studio del gaelico è diffuso, anche se ormai ne resta traccia solo nei doppi cartelli stradali di alcune cittadine di provincia. Non è una lingua semplice: ciao si dice slàn, mentre cead mile fàilte significa centomila benvenuti. Oggi l'Irlanda è una nazione prospera, il 26% della popolazione ha meno di 21 anni, il pil è in continua crescita, la disoccupazione è sotto il 4% e anche la qualità della vita è ai primi posti nel mondo. Dietro tutto questo c'è però una storia fatta di guerra, dominazioni, morte, discriminazioni e sofferenza. Non dimentichiamolo mai.

mercoledì, 07 settembre 2005

Lele Mora e Fidel Castro? Si può!
Categoria:personaggi, televisione, scritto da stefano havana


Sono affascinato da Lele Mora. Questo fascino è cresciuto da quando ho seguito uno speciale sul personaggio in tv e letto un'intervista fattagli da Claudio Sabelli Fioretti. Dall'unione di queste due vetrine sono uscite verità sconcertanti di cui volevo rendervi felicemente partecipi. Anzitutto chi è Lele Mora, il papà promozionale dei vari Costantino & Daniele, Alessia & Vanessa, Luca & Cristiano, Pietro & Cristina? La risposta è: Nessuno. Non che non sia preoccupato dalla diffusione di questi personaggi: il mito del carneade, fenomeno mediatico portato alla ribalta dalle trasmissioni della De Filippi, consegna a illustri sconosciuti un potere sociale spaventoso, privilegi altissimi e sconsiderata ricchezza. Lele Mora gestisce la fama proprio di questi signori. 

Mi chiedo: abbiamo bisogno di costoro? Perché mai continuo a vedere un pubblico televisivo passivo, addormentato, cannibale di qualsiasi cosa venga proposta senza alcuno spirito critico o capacità di giudizio? Dovrebbe essere un dovere di tutti noi non permettere a Costantino & Daniele (e quindi a Lele Mora) di avere successo; invece accettiamo tutto, sorridiamo, compriamo le riviste che li riportano in copertina, affolliamo i locali dove siano presenti, invece di arrivare lì accompagnati dalla musica di Pulp Fiction, finalmente armati. Ma vediamo un po': «Quanto vale Simona Ventura?», domanda Claudio Sabelli Fioretti a Lele Mora sul Corsera. «Dieci miliardi all'anno», risponde lui; «Due miliardi vanno a me». «E tu quanto vali?»,  chiede ancora Fioretti a Mora. Risposta: «Posso valere 100 miliardi all'anno». Lele Mora, un uomo che va in giro vestito come il mago Otelma, che possiede una delle più grandi ville della Sardegna e aerei privati, fattura una manovra finanziaria.

«Ma io lavoro», quasi si giustifica lui. Lo dice con l'aria stravolta di un minatore boliviano: «Lavoro anche 20 ore al giorno, non mi prendo mai un giorno di vacanza». Lo dichiara (davanti ai miei occhi, non mi invento niente, durante uno speciale su E!, canale satellitare di Sky) bivaccando su un lettino bianco, con un accappatoio muccato, al fianco di un nugolo di sventole da passerella seminude, sul bordo di una piscina marziana, con le palme e i camerieri: «Lavoro, lavoro». Ammette, inoltre, di disporre di un'estetista deputata a tagliargli le unghie ogni giorno. Lo dice sorridendo. Dice che è normale per un uomo nella sua posizione.

Torniamo a Fioretti. Gli chiede: «Con chi passeresti una serata, se fossi costretto a scegliere sei persone?». Mora risponde: «La Ferilli, bella, intelligente e comunista; la Ventura, donna avanti coi tempi, sensibile e cocciuta; Briatore, grande amico oltre che socio al Billionaire; La Russa, uno come me cui piace la vita; Luisa Corna, dolcezza, femminilità, sensibilità; Bobo Vieri, una delle persone più buone che abbia conosciuto nel mondo del calcio». E la politica? «Sono totalmente apolitico. Amo la correttezza e la giustizia. Mio papà amava il Duce e mia mamma pure. In casa nostra è attaccata la testa di Mussolini. Sono andato anche a Predappio».

Totalmente apolitico, appunto. Uno che fattura 100 miliardi all'anno non può - di fatto - essere apolitico. Uno così produce politica nel momento stesso in cui esce di casa. Al polso tiene un orologio da 180 mila euro («Me lo ha regalato il figlio di Gheddafi»), ma la sua creatura più sfiziosa la serba in cassaforte: «Un orologio con brillanti e rubini. Vale un miliardo. Me lo ha donato un re». Lele Mora possiede un orologio da un miliardo. Che gli ha regalato un re. Dice di amare Craxy e Berlusconi: «Silvio è straordinario, ti incanta quando parla. Uno delle persone più intelligenti che abbia mai conosciuto». Ecco: un uomo del genere dovrebbe essere illegale. Semplicemente. Dovrebbe essere dichiarato anticostituzionale. Il fatto che le porte dell'editoria, dello spettacolo e dei telegiornali si spalanchino di fronte queste carneadi dovrebbe essere proibito. O quantomeno farci incazzare (non tanto. Un po': diciamo dieci minuti al mese).

«La mia prossima vacanza la farò a gennaio», rivela lo stakanovista Lele Mora; «Dovrò lavorare anche in quell'occasione, comunque. Sarò alla Havana ad organizzare il festival del sigaro per il grande Fidel Castro, cosa che faccio ormai da dieci anni».

Allora è vero: c'è una falla nel meccanismo perfetto del socialismo.

lunedì, 05 settembre 2005

Noi che scriviamo
Categoria:narrativa, scritto da stefano havana


Noi che scriviamo siamo clown distratti a cui cade sempre il naso rosso. Noi che scriviamo, non lo so, mi piace pensare che siamo un mondo a parte; un mondo fatto di milioni di unità, intendiamoci. Noi che scriviamo cominciamo sempre gli sms con la lettera maiuscola. Noi che scriviamo detestiamo le kappa. Noi che scriviamo nasciamo senza saperlo che diventeremo scrittori. Noi che scriviamo ci vergognamo a rispondere che scriviamo a chi ci domanda. Noi che scriviamo - diciamoci la verità - forse non lo diventeremo mai, scrittori. Noi che scriviamo abbiamo, almeno una volta, scritto una storia d'amore e una di fantascienza. Noi che scriviamo, abbiamo sogni di vetro che nessuno deve toccare. Noi che scriviamo: abbiamo cassetti pieni e Romanzi Perfetti che se ne stanno nascosti solo perché nessuno li capisce. Noi che scriviamo siamo sempre i nuovi Joyce e i nuovi Italo Calvino. Noi che scriviamo non ce n'è mai uno che non sia un genio incompreso. Noi che scriviamo siamo ridicole illusioni piene di magie.

Noi che scriviamo: io ci credo davvero che siamo migliori degli altri. Migliori di voi che non scrivete, per esempio. Noi che scriviamo siamo sicuri di essere gli unici a scrivere nel raggio di mille chilometri e invece dietro le finestre socchiuse ci sono un sacco di teste chinate che stanno scrivendo. Noi che scriviamo abbiamo tutti i libri sottolineati e non nutriamo dubbi circa il fatto che ci innamoriamo meglio degli altri e soffriamo di più. Noi che scriviamo incliniamo sempre la testa davanti a un film in cui il protagonista stia leggendo qualcosa, perché vogliamo assolutamente carpirne titolo o autore. Noi che scriviamo riscriveremmo per intero la sceneggiatura di Amici miei, scegliendo come incipit la sparatoria in macchina e non la scena nel giornale e arrivando - con i flashback - a spiegare come fossero i protagonisti arrivati a quel punto. Noi che scriviamo ci piace guardare Il Padrino con il libro di Puzo in mano. Noi che scriviamo abbiamo sempre un autore celebre che non abbiamo mai letto ma che fingiamo di conoscere bene. Noi che scriviamo facciamo sempre un po' gli ubriaconi e i figli dei fiori, anche se ci piacciono spesso e volentieri le stesse cose di voi che non scrivete. Noi che scriviamo diciamo a tutti che Il Signore degli Anelli è un capolavoro ma che in certe sue parti si dilunga troppo e che forse uno tra Pipino e Merry si poteva eliminare. Noi che scriviamo, oddio, David Lynch non lo capiremo mai e per questo ci piace senza farci domande. Noi che scriviamo ci addormentiamo mille notti con un libro chiuso a V rovesciata sulla pancia e ci svegliamo a notte fonda avendo perso il segno. Noi che scriviamo abbiamo almeno una targa di un Premio Letterario sfigatissimo appeso sopra il letto. Noi che scriviamo capiamo prima degli altri che i sogni muoiono prima dei sognatori.

Noi che scriviamo stringiamo così spesso i pugni davanti ai maurizi costanzi show e gli scrittori da salotto che ce l'hanno fatta. Noi che scriviamo conosciamo almeno un altro talento letterario che - come noi che scriviamo - meriterebbe più di Piperno e di Faletti. Noi che scriviamo lo odiamo, Faletti. Noi che scriviamo sappiamo che si scrive i pneumatici e non gli pneumatici, ma spesso siamo troppo timidi per correggere qualcuno. Noi che scriviamo non lo diresti mai che siamo timidi. Noi che scriviamo ce l'abbiamo con la Mondadori. Noi che scriviamo abbiamo quasi sicuramente un blog e abbiamo almeno una volta pianto con la testa appoggiata allo specchio del bagno chiuso da tre mandate di chiave. Noi che scriviamo non dormiamo mai e abbiamo certe occhiaie. Noi che scriviamo siamo di sinistra. Noi che scriviamo non ci pensiamo mai ai soldi e alla ricchezza. Noi che scriviamo siamo un falò di luoghi comuni che ardono in una notte senza tramonto. Noi che scriviamo ci sembra che l'abbiamo scritto noi, il tramonto. Noi che scriviamo non diciamo niente di nuovo, solo che lo diciamo meglio. Noi che scriviamo, vaffanculo, diamo sempre la colpa agli altri. Noi che scriviamo non suoneremmo mai il clacson al semaforo, pure se ne abbiamo tremendamente voglia. Noi che scriviamo storciamo il naso davanti a Manzoni. Noi che scriviamo al Liceo prendevamo sempre quattro ai temi. Noi che scriviamo impieghiamo un anno a deciderci e, tipicamente, alla fine qualcuno che non scrive ci precede. Noi che scriviamo non andavamo mai alle gite scolastiche. Noi che scriviamo facciamo i maledetti, ma a scuola avevamo sempre nove in condotta. Noi che scriviamo, una cosa è certa, non vorremmo mai essere diversamente da così. Noi che scriviamo ce lo siamo domandati almeno una volta nella vita dov'è che vadano le papere quando il lago è ghiacciato.

sabato, 03 settembre 2005

Telesur
Categoria:segnalazioni, scritto da davide firenze


Riprendo una notizia molto interessante che non conoscevo, letta adesso su un (ottimo) blog appena scoperto:

Telesur: scacco matto in due mosse al pensiero unico

La televisione continentale latinoamericana parte domenica 24 luglio. Rompe il monopolio informativo statunitense sul continente contribuendo anche nell’informazione alla costruzione di un mondo multipolare e offrendo un poderoso strumento per l’integrazione culturale e politica del continente ribelle

http://www.gennarocarotenuto.it/dblog/articolo.asp?articolo=226

venerdì, 02 settembre 2005

Capolinea mister Bush
Categoria:mondo, scritto da andy capp


Questa mattina il presidente George W. Bush ha compiuto un sopralluogo sulle zone devastate da Katrina con l'Air Force One. Poi con un elicottero ha sorvolato alcune delle aree più colpite lungo le coste di Alabama e Mississippi, toccando terra in alcune località per incontrare vittime e soccorritori. Successivamente il presidente, visionata l'area di New Orleans, avrebbe dovuto toccare terra all'aeroporto internazionale Louis Armstrong per incontrare le autorità statali e locali.

Ma la città, ormai devastata dalla violenza, è stata trasformata in un'enorme prigione dalla quale nessuno può fuggire, pena la morte. E nel quartiere dove domina il Duca con la sua banda, l'aereo presidenziale è stato dirottato da imprecisati terroristi. Chiuso nella sua capsula protettiva, il presidente degli Stati Uniti avrebbe dovuto raggiungere gli altri grandi del mondo, ma attualmente è tenuto in ostaggio dalla banda in cambio della libertà.

La seconda parte del post è la trama del film 1997: Fuga da New York di John Carpenter del 1981.

giovedì, 01 settembre 2005

C'è qualcosa che non va in questo cielo
Categoria:mondo, scritto da andy capp


MOSCA - Quattro rintocchi di campana sono risuonati questa mattina a Beslan alle 9.15. Nel momento esatto, cioè, in cui un anno fa iniziò il dramma degli ostaggi della scuola numero 1. Oltre mille persone segregate per tre giorni: alla fine ne morirono 331, metà erano bambini.

PARIGI - E' successo ancora. Ancora una palazzo in fiamme a Parigi, ancora vittime tra gli immigrati della città e ancora, purtroppo, una strage di bambini. Questa volta i morti sono sette (12 i feriti, di cui due gravi), tutti originari della Costa d'Avorio, e quattro di loro sono appunto bambini. A ucciderli è stato un incendio scoppiato lunedì sera verso le 22 nel palazzo fatiscente in cui vivevano al numero 8 di rue de Roi-Dorè, nel Marais, paradossalmente uno dei più ricchi e raffinati quartieri della capitale francese e meta ogni giorno di centinaia di turisti. Il terzo rogo mortale, dopo quello che solo venerdì scorso ha ucciso altre 17 persone (14 i bambini) e quello del 15 aprile quando a morire asfissiati dal fumo e dalle fiamme furono in 24, dieci dei quali bambini.

BAGDAD - 965 morti e 465 feriti, per la maggior parte donne e bambini. E' questo, per ora, il bilancio dell'immane tragedia che ha sconvolto Bagdad, quando un ponte sul Tigri sul quale transitavano centinaia di persone in fuga per un presunto allarme kamikaze e per dei colpi di mortaio ha ceduto.

NEW ORLEANS - L'immenso lago in cui New Orleans è stata trasformata continua a salire di livello. Le brecce che l'altro giorno si sono aperte negli argini che proteggono la città non sono state ancora tamponate e quindi le acque del Pontchartrain, il lago che incombe sulla città, costruita sotto il livello del mare, continuano ad affluire inesorabili. Il numero dei morti è ancora incerto. Secondo le autorità locali quello indicato qualche giorno fai, ottanta, è destinato a crescere di molto e c'è chi dice che si arriverà alle centinaia, tra cui molti bambini.