martedì, 28 febbraio 2006

Gli Amici di Platinette e del Moige
Categoria:televisione, scritto da andy capp


platinetteSabato sera durante la trasmissione Amici di Maria De Filippi è salita la tensione tra un ragazzo concorrente, una signora del pubblico e l'opinionista Platinette. Ma non è tanto questo che vorrei sottoporre all'attenzione dei lettori di questo blog, quanto il fatto che non solo questa querelle trovi spazio qui (naturalmente con un bel richiamo in home page), ma che addirittura Codacons e Moige scomodino i loro rispettivi uffici stampa per prendere posizione sull'accaduto.

E se la prima associazione, dopo essersi detta rattristata dell'accaduto, ha sottolineato di essere dispiaciuta anche per il fatto che "Platinette, uno dei personaggi più intelligenti e di cultura del panorama televisivo italiano, sia inciampato in questo spiacevole incidente" (Platinette ha dato della stronza alla tipa del pubblico che aveva dato del mezzo uomo al ragazzo, che aveva detto alla tipa del pubblico di non rompere le palle, ecc.., ecc... ndn), molto più dura è stata la reazione del Movimento dei Genitori che ha diffuso sul proprio sito un comunicato di fuoco: "Vorrei ben capire che cosa pretende di insegnare l'accademia, sempre che così si possa definire, su cui si basa la squallida trasmissione 'Amici' condotta da Maria De Filippi". A domandarlo è Elisabetta Scala, responsabile dell’Osservatorio Tv del Moige – Movimento Italiano Genitori che in questi giorni ha ricevuto dagli spettatori, genitori e non, centinaia di proteste riguardanti il programma.

"Molti genitori – spiega la Scala – protestano perché nella 'scuola' si insegna l'arte del sotterfugio, del successo a tutti i costi e l'amicizia è solo una parola vuota da cui il programma prende nome. In realtà l'unica cosa che si insegna è la competizione esasperata, magari anche a costo di 'cambiarsi in diretta' come ha proposta maliziosamente una delle concorrenti. Non parliamo poi dei continui litigi tra i ragazzi e con il pubblico che, immagino non senza la sapiente guida di chi dirige il programma, provocano continuamente i concorrenti, spesso umiliandoli e aggredendoli. Il programma, che è chiaramente destinato a bambini e adolescenti, è uno dei più diseducativi e dannosi del panorama televisivo perché, volendo passare per leale competizione basata su merito e impegno è in realtà un esempio di disvalori, scuola di sotterfugio, aggressività e volgarità".

Sulla questione è tornato anche Platinette direttamente dalle pagine del suo blog (anche lui fa parte della meravigliosa famiglia di Splinder). Nell'ultimo post ha pubblicato tutte le mail ricevute dai suoi lettori e dai fans di Maria (vi assicuro che c'è da divertirsi). Sul sito ufficiale della De Filippi, invece, nessuna traccia dell'inconveniente, però ho scoperto una galleria di personaggi interessanti. Ma questo è un altro post.

lunedì, 27 febbraio 2006

Quello che sta succedendo
Categoria:quotidianismi, scritto da stefano havana


Quello che sta succedendo qui è molto bello, secondo me. Il blog e tutto quanto. Noantri. Quello che si dice qui dentro e come lo si dice: non parlo di successo, di visite o di "ascolti". Parlo di qualità dell'audience: ogni tanto mi sento il conduttore di una buona trasmissione di La7 o di RaiSatExtra, che ne so, certo quello che sta succedendo qui non è un Grande Fratello. Perciò mi piace. Mi piace questo intento morale che si è prefissato il blog: questa missione di "sveglia delle menti", come si è detto. Mi piacciono tutti i dibattiti che si accendono nei commenti (commenti finalmente funzionali, commenti che finalmente non servono solo come serbatoio di accessi per chi lascia un saluto-con-link). Mi piace la gente che passa da qui. Se mi ci metto un attimo, mi vengono alla mente un sacco di voi. Non è bellissima questa cosa?

Quello che sta succedendo qui sta succedendo anche grazie a Desnos e ai suoi interventi che sono come pietre preziose, Diamonds, Cyrano e Gianluca che mi fanno sempre riflettere. Anche grazie a 003, a Scollegato, a Dust, a Marco che non ha un blog ma non perde mai occasione per dirmi che mi legge dall'inizio e che ha visto migliorarmi e io non so neanche che volto abbia, cosa faccia nella vita, che tipo di scarpe indossi o che giornale compri. Aluccia, Ataru, Lizzen, Ransie, TrentamarlboroPennyroyaltea, tra amici di lunga data e amici diventati tali qui dentro; quello che sta succedendo qui sta succedendo anche grazie a Gigimassi con cui non si è sempre d'accordo ma viva il dibattito quando è costruttivo e centrato; a Insolitacommedia, a LicenziamentoDelPoeta che è arrivato qui da poco, ma che io leggevo da molto e che riconosco come un maestro di pensiero e di cultura, pure se spesso non mi trovo d'accordo con ciò che dice. Quello che sta succedendo qui è frutto anche dei consigli di Placidasignora e di Babsijones che pure se non ha mai commentato mi ha scritto un paio di quelle mail che uno è destinato a conservarsi. Per non parlare di Johnny Durelli, Magda (anche lei senza blog), Fulvia Leopardi, Kazumi (che è un po' che non vedo ma i cui commenti erano stati illuminanti). Non mi dimentico di absolutelyfiction, con cui s'è litigato di brutto e poi si è ritrovato un punto d'incontro (e un aperitivo virtuale), di Alberto de l'Indignato, amico e compagno di pensiero e progetti, di Marcus. Tutti me li ricordo, non c'è bisogno che vada a consultare vecchi commenti, per non parlare dei nuovi arrivati (ce n'è uno diverso ogni giorno): quando scrivo qualcosa, so già chi verrà a discutere e come la penserà. Mi dico: mica avrò deluso tizio? Mica avrò fatto incazzare caio? Perché quello che sta succedendo qui è bello, francamente non me l'aspettavo e - soprattutto - ci tengo. Tutto senza trucchi: senza libri, senza marchette, senza giornalisti, senza amici famosi, senza comizi tenuti in qualche manifestazione.

Per me il blog, questo blog non è un semplice passatempo. Ci spendo su parecchie ore al giorno, viene prima di un sacco di cose. Per me è un lavoro senza guadagno: se mi succede una cosa la percepisco in termini di blog. Mi viene voglia di cavarne fuori la riflessione a tutti i costi per tornare qui e scriverla e vedere cosa ne pensate voi. Faccio delle vere e proprie "riunioni" con Pat, per decidere di cosa parlare, di cosa discutere, cosa può essere all'ordine del giorno e come proporlo (a proposito, questo l'avete visto? www.noantri.net. Tra un po' ci sarà qualche novità). Sto lì interi minuti con il mento dentro il pugno chiuso della mano a fissare la pagina del blog e capire cosa può essere fatto meglio: leggo i vecchi post per cercare il refuso. Questo luogo, per me, è sacro. E' la mia casa fuori casa e guai a chi me la tocca.

Era un settembre del 2004 quando, al compleanno di Antonio, proposi a Fabio e Fede questa idea del blog collettivo. Loro mi diedero carta bianca e il giorno dopo era nato Noantri. Non è il compleanno del blog, oggi, non c'è nessuna ricorrenza. Mi sentivo dentro questo fatto e volevo dire semplicemente qualcosa a proposito di quello che sta succedendo qui.

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[Questa foto, di pessima qualità, è stata scattata la sera del compleanno di Antonio nel settembre del 2004. Ci eravamo appena detti del blog. Si intravede nell'ombra il Vicerè (Federico), Fabio, io e in piedi il nostro amico Matteo, sempre più uguale a Valentino Rossi. La foto e il post, tutti e due, li voglio dedicare a Fabio]

domenica, 26 febbraio 2006

Con buona pace dei 'Va tutto benisti'
Categoria:attualitĂ , scritto da stefano havana


Grazie a Guerrillaradio per avermi avvisato in questa domenica allucinata in cui non mi sarei mai accorto di nulla (stasera c'è il derby, abbiate pazienza): "Zombie" ha vinto la propria battaglia contro la censura e l'immobilismo intellettuale. Lunedì la trasmissione di Diego Cugia andrà regolarmente in onda come tutti i giorni, elezioni o non elezioni. Par condicio o non par condicio.

Radio 24 era e rimane libera: ho ricevuto sabato mattina - racconta Cugia in un messaggio diffuso anche sul suo sito - una davvero inattesa telefonata dal direttore di Radio 24, Giancarlo Santalmassi, che mi ha chiesto se ero disponibile a tornare al microfono, alle stesse condizioni contrattuali precedenti, continuando a produrre autonomamente il mio programma «Zombie» e a cedere i diritti di trasmissione a Radio 24.

Cugia ha garantito che - al fine di evitare ulteriori speculazioni - eviterà di approfondire argomenti strettamente politici. Sono lieto - continua lo scrittore - di tornare a collaborare con Radio 24, una radio che, per quanto mi riguarda, si è dimostrata con questo ripensamento, libera da ingerenze, da qualunque parte esse provengano.

Infine un passaggio importante che mi sento di dedicare a tutti i "va tutto benisti" che stanno rovinando l'Italia e il modo di pensare degli italiani e a tutti coloro che insistevano sull'inesistenza di un problema a cui eravamo interessati io, indymedia e nessun altro (dimenticando ad arte i titoli cubitali de Il Corriere della Sera, tra le altre cose). Scrive Cugia:

Con l'occasione ringrazio gli oltre 10mila navigatori che nella giornata di ieri sono approdati nel mio sito www.diegocugia.com, e le oltre 25mila e-mail di solidarietà che ho ricevuto in questi tre giorni.

Sono molto felice anche per Pat: visto? Non hai comprato il walkman nuovo per niente!

sabato, 25 febbraio 2006

Faccia sporca
Categoria:sport, scritto da stefano havana


Che Giorgio Rocca non avrebbe mai vinto nulla alle Olimpiadi io l'avevo detto da subito (testimoni, fatevi avanti). Di sci non ci capisco niente, ma ho una predilezione per capire dov'è il genio o il talento. E il genio e il talento non sono in questi esserini tutti-casa-e-chiesa simpatici alle massaie, che rifuggono paragoni scomodi con l'eleganza di un mantello indiano. Il mondo non è e non sarà mai - c'è poco da fare - dei bravi ragazzi (a meno che non si intendano quelli di Scorsese); l'arte, il talento, il genio sono come le erbacce. Non s'è mai visto un'erbaccia in un vaso di geranei. L'erbaccia cresce negli angoli umidi e sporchi e - se non ci stai attento - può darsi che la strappi via senza rendertene conto. Rocca è un bravo fogliolo che un giorno insegnerà come istruttore ISEF ai bambini vogliosi di sport e competizione, ma non ha negli occhi la capacità di reggere la pressione. Avrebbe dovuto ubriacarsi, avrebbe dovuto essere una sciupafemmine, avrebbe dovuto collezionare un paio di multe per eccesso di velocità e avere un accento più marcato: uno come lui, bellino, carino, bravino, simpatico, tenero, avvolto in quel panno comodo di pacioccone, finisce a gambe all'aria sulla neve. C'è poco da fare: non c'è una morale, non c'è un insegnamento. I campioni (i campioni veri, assoluti, indiscutibili) lanciano coppe di vetro in faccia ai fotografi, fanno inversione a U sull'autostrada e contraffanno i propri documenti. I campioni che si ricorderanno nella storia hanno detto almeno una volta a qualcun altro la frase: lei non sa chi sono io. Questi sono i veri campioni: quelli che entrano nelle case dalla finestra, non dalla porta principale. Gli artisti, i veri artisti, hanno sempre qualcosa negli occhi o sotto le unghie per cui non ti viene voglia di farli accomodare: li guardi dallo spioncino, poi ti ritiri in assoluto silenzio fingendo di non esserci. Rocca ha quella faccia da bravo ragazzo, uno di quelli che vedi al primo banco prendere tutti otto e nove: uno di quelli che può diventare uno strabiliante chirurgo o un grande mediano, ma certo mai uno destinato a scrivere opere generazionali o a restare negli annali.

Ecco, voglio dire, qui e adesso: VIVA Alberto Tomba.

venerdì, 24 febbraio 2006

Lo zombie deve vivere
Categoria:attualitĂ , scritto da stefano havana


lucchettoConoscete Diego Cugia? Quello di "Alcatraz". Ha un blog, sì, bla bla bla: non me ne frega niente, fa anche moderatamente schifo (perché chi fa radio o televisione - ormai è accertato - non sa fare blog, forse non ne ha il tempo). Cugia è molto bravo: tempo fa Pat mi passò il suo libro e lo lessi volentieri. Bei pensieri, grande espressività: libertà. Da 30 puntate Cugia era tornato in radio (Radio 24) con una nuova trasmissione sulla falsariga di quella precedente: "Zombie". Si fingeva morto e raccontava a modo suo le vicende terrene di noi poveri esseri umani sempre di fretta.

Ecco, la trasmissione "Zombie" è stata CHIUSA. Censurata: erano previste circa 200 puntate, non ne andrà in onda neanche più una. Sconcerto, perché i monologhi di Cugia trattavano di tutto, tranne che di politica. Sconcerto perché la trasmissione (ne ho seguite cinque puntate) era molto buona (nonostante sapesse di già sentito) e, soprattutto, era diventata un autentico cult tra gli ascoltatori. Sconcerto, perché lo stesso Cugia si era detto disponibile a stralciare dai suoi copioni qualsiasi riferimento politico. Sconcerto perché Radio 24 è una radio privata.

La cosa che mi lascia pensare - ed è un dato indiscutibile - è che i testi di Cugia qualcosa di sovversivo l'avevano: dicevano la verità su temi sociali. Affrontavano la realtà senza i filtri retorici della comunicazione media. Accusavano l'ozio delle persone, il lassismo, la mancanza di nuove idee, la scontrosità dei potenti. Prendevano in giro duramente i meccanismi televisivi. Spesso i suoi racconti radiofonici mi ricordavano fortemente i concetti espressi su questo blog. Cugia era una "sveglia morale" per le menti addormentate. L'hanno messo a tacere e la cosa - secondo me - è una vergogna assoluta.

Possiamo farci sentire, secondo me.
Possiamo scrivere alla radio:
info@radio24.it;
al direttore Giancarlo Santalmassi:
vivavoce@radio24.it;
o allo stesso Diego Cugia:
zombie@radio24.it.
Basta una riga: "Lo zombie deve vivere". O quello che volete.

Non importa se siete o no ascoltatori della trasmissione o appassionati dell'autore; credo sia giusto dissentire.

giovedì, 23 febbraio 2006

Occhio. Vi guardo
Categoria:svago, scritto da stefano havana




[UPDATE: nei commenti a questo post s'è scatenata la più inutile discussione trash sul Niente che si sia mai registrata da queste parti. Prego, partecipate numerosi]

mercoledì, 22 febbraio 2006

Era uno con una calzamaglia
Categoria:sport, scritto da stefano havana


C'è qualcosa di tragico nei pattinatori sul ghiaccio, tipo quelli delle Olimpiadi. Il campione assoluto è un russo: pare che abbia una storia incredibile alle spalle. Non mi ricordo il nome: io non mi sono mai interessato ai pattini. Mai, nemmeno una volta. Non li ho neanche mai messi. Questo russo sembra che a undici anni, invece, facesse cose che nessuno ci riusciva: neanche quelli molto più grandi di lui. Perciò l'altra sera lo stavo guardando in televisione: c'era il commentatore che ne diceva mirabolanti cose. Ma cose proprio enormi, pazzesche: per esempio che era il numero uno di tutti i tempi, che mai nella storia dello sport c'era stato uno che sapesse fare cose simili. Al che io mi sono proprio interessato: ho cambiato posizione sulla poltrona e queste cose qui. Guai a distrarmi: il commentatore seguitava a dire che il climax della cosa sarebbe arrivato tra poco, quando il russo - questo pattinatore sul ghiaccio formidabile - avrebbe azzardato una movenza che si chiama come lui e che nessuno è mai stato in grado di fare, di ripetere o imitare.

Porca puttana!
Proprio così ho pensato su quella diavolo di poltrona: porca puttana. Non le avevo mai sentite prima delle cose così riferite a un atleta. A un qualunque atleta: che Pizzul diceva forse robe simili quando Baggio andava lì a battere una punizione? Sì, tutti a dire che era un grande campione, ma basta. Perciò mi sono appassionato: tanto più che si vedeva che il tizio era oggettivamente bravo. Intanto non toccava mai con le mani per terra e poi saltava così in alto - così più in alto di tutti quanti - che gli altri, mi immaginavo, cospiravano tutte le sere di mettergli la colla sotto le lame, come in quelle vecchie storie di Paperino e Anacleto. Il commentatore Rai ogni volta ne aggiungeva un'altra: tipo che un triplo nonsoche così non s'era mai visto nel pattinaggio, eccetera. Eppure io non mi accorgevo Di NULLA, capito dove voglio arrivare? Per me quello era solo uno che stava saltando sul ghiaccio vestito con una calzamaglia da torero.

Così quando è arrivato questo famoso climax coreografico, ormai la tensione era allo stremo. In casa sembrava che tutti fossero in attesa di una qualche notizia importante, se fosse maschio o femmina per esempio. Mia madre ha chiuso il rubinetto per sentire meglio, una cosa del genere. Anche io mi sono lasciato trasportare e ho mollato tutto quello che stavo facendo per vedere quest'ultimo Incredibile Passo Vattelapesca. Solo che - oddio - non ci ho fatto caso: giuro, ce l'ho messa tutta. Avevo il cuore aperto, ma niente: il commentatore era lì lì per collassare, mentre io - il cielo mi perdoni - non mi sono neanche reso conto che aveva terminato il numero. Sì, ho notato qualcosa: una specie di corsa all'indietro che non so, ma se quello non mi avesse fatta una testa tanta fino a quel momento, forse non avrei percepito nemmeno quel minimo. Una delusione che... Mi è parso che mia madre avesse ricominciato con i piatti, di là.

Perciò dicevo: trovo che ci sia qualcosa di tragico in tutto questo. Saper fare qualcosa di così meraviglioso e unico che nessuno al mondo sarà in grado di ripetere ed essere costretto a farlo vestito con una calzamaglia da torero e buttato lì, al freddo sul ghiaccio che non si capisce niente.

martedì, 21 febbraio 2006

L'urlo dell'ecomostro
Categoria:scritto da stefano havana, ritratti romani


Siamo tornati in Periferia.
L'ultima volta avevamo conosciuto Valle Aurelia e il Quartaccio. Questa volta siamo andati a trovare Corviale. Ci sarebbero da dire un milione di cose e probabilmente le diremo a tempo debito.

Nostra guida e appoggio morale è stato Marione, fornaio amico di Pat, che a Corviale ci vive da anni insieme alla famiglia del fratello e alla madre. Con la sua moto ci ha fatto annusare le zone intorno al Serpentone, l'abnorme ecomostro che ospita circa 11mila anime nella sua furibonda pancia. Poi ci ha condotto a casa sua, nel lotto 3; ci ha mostrato parecchie cose, ci ha dato dei consigli. Ci ha detto: «Ragà, nun ci annate da soli al Lotto 1. Ve fanno la pelle si ve vedono co' la macchinetta fotografica».

Il problema è - lo abbiamo capito - che a Corviale la gente è sfinita. Sfinita dei giudizi di "quelli di fuori", sfinita dei giornalisti che arrivano e fanno i loro bei servizi sul "degrado". E' la parola d'ordine: degrado. «Basta co' ste foto, sempre 'sta storia, aho. Avete rotto»: così ci dice uno. Uno: incrocia la nostra via, borbotta e se ne va. «Nun ce fate caso», ci dice Marione: ha una pancia enorme, due spalle così. Sovrasta in altezza perfino Patrizio: camminare con lui a Corviale è una garanzia. Una specie di assicurazione. Le persone sono ombre: parlano tra di loro senza sollevare gli sguardi. Piuttosto si sollevano parole come "Roma", "Totti" "derby", cose così. Si salutano ogni tanto con un cenno della testa.

«So' venuti certi che hanno pagato li righezzini per mandalli a raccattà tutte le siringhe in giro»: Marione parla dei giornalisti che vengono a fare i loro servizi sulle periferie. Sono tanti e interessati solo a mostrare il lato violento del posto. Quello sporco. Quello che fa venire voglia di cambiare canale. Ma le siringhe sono le stesse che si trovano nelle zone bene: magari in centro vengono a pulire più spesso, tutto qua. Occhio non vede... Le siringhe passano dal marciapiede al deposito rifiuti più velocemente: non è questa la periferia. Non è questo il problema. La gente di Corviale è stanca di fare il fenomeno da baraccone: sta rosicchiando le sbarre e presto verrà fuori, come quelle pantere che ogni tanto si avvistano nelle campagne ai margini della città.

Ci sono le piscine e ci sono gli spazi per i bambini. Gli androni dei palazzi sono curatissimi: «Ma puliamo noi, mica l'artri. Pensiamo a tutto noi, scale, ascensore, pareti. Famo tutto tra noi», ci dice Marione (ci presenta il resto della famiglia, il fratello, eccetera: tutta gente pulita, intelligente e con una scintillante voglia di raccontare). Penso al mio palazzo, a Roma Nord. Le Porsche parcheggiate in giro e le cicche delle sigarette in ascensore: che moralità che c'è in questi posti. Che giustizia sociale. A volte ci scappa il morto, è vero. Ma è come il discorso di Che Guevara: meglio il morto ammazzato in un posto dove la vita si costruisce pezzo a pezzo o la macchina rigata dal figlio di papà in un quartiere dove tutto è privatizzato e ogni palazzina ha la sua guardia giurata 24 ore su 24? Dov'è il peccato e chi è il peccatore? A Corviale ti guardano storto, rischi di "farti fare la pelle" se sgarri, ma non ce ne sta uno che suoni il clacson appena scatta il verde. Mi viene in mente Cuba: peccatrice sì, ma con quali pressioni dietro? Ha peccato più di altri Stati? L'Italia, se fosse stata vessata come Cuba, si sarebbe macchiata di peccati minori? Chi è che vuole scagliare la prima pietra? Avanti!

C'è un verde accecante a Corviale. Alberi a migliaia, ma neanche un alloro.

Noi ci torneremo presto per aprire ancora di più gli occhi. Nel frattempo, per chi volesse seguirci nell'avventura, qui il resto delle foto.

lunedì, 20 febbraio 2006

Dieci colpi per Che Guevara
Categoria:attualitĂ , scritto da stefano havana


Il blog deeario propone in un post la traduzione di un articolo critico nei confronti della figura di Che Guevara. E' un decalogo stilato da Alvaro Vargas Llosa. Dieci punti per smitizzare il rivoluzionario argentino. Il che ci può anche stare, il diritto al libero pensiero è cosa grande e irrinunciabile. Io, comunque, mi sono sentito offeso dall'atteggiamento del giornalista in questione, più che dai concetti espressi. E nei commenti a quel post ho risposto come segue (per l'occasione ho un po' rieditato). Magari ne vogliamo parlare anche qui, se interessa.

Per Guevara ho grande passione. Nutro stima e avverto rispetto. Ho letto di lui, ne discuto quotidianamente; conosco benissimo Cuba che ho visitato immergendomi tra la gente. Lì ho come una seconda famiglia che mi ha insegnato più cose di quanto potrebbe mai fare un qualunque percorso scolastico. Lo rispetto senza venerarlo, Guevara, intendiamoci. Lo amo senza idolatrarlo: io sono pacifista convinto, Guevara non lo era manco per niente; ma io sono un finto giornalista con le mani curate, lui era un guerrigliero. E un guerrigliero fa vittime, si sporca le unghie, muore, scende a compromessi. Non può essere pacifista. Avesse scelto di fare orli, avrebbe un negozio a Roma Nord, sarebbe ancora in vita, seguirebbe il curling alle Olimpiadi.

Amò l'Unione Sovietica, è vero. Studiò il russo, studiò i pensatori sovietici. Forse si oppose, forse no. Non è importante, non lo è mai stato. Nessuno è un santo e nessun santo è stato mai utile alla causa della vita (o della morte). Della guerriglia fu genio indiscusso: le sue spedizioni fallirono e vinsero in egual misura. Il suo manuale di guerra per bande è una miniera d'oro per il pensatore rivoluzionario. Dovrebbe leggerlo anche l'autore dell'articolo che mi pare troppo di parte per potersi permettere un decalogo. Io, di fede laziale, non assurgerei mai a scrivere un decalogo su Totti. Non sarebbe giusto: ne direi peste e corna dimenticando le sue verticalizzazioni (che a volte mandano in goal, altre si spengono sul fondo).

Guevara si oppose con fermezza al mostro imperialista statunitense, al commercio di frutta che avveniva tramite enormi spedizioni monopoliste. Fu una scelta anche quella: sbagliata, non sbagliata. Goal o rimessa dal fondo: non è all'ordine del giorno. Il mondo sarà di chi schioccherà le dita e azzarderà una scelta. Eureka!, disse un certo inventore taldeitali un bel giorno che non so. Mi dicono: anche Hitler scelse, e allora? A questo rispondo che deve sempre esistere un certo grado di oggettività nel giudicare fatti e avvenimenti. Potrei anche dire che Guevara uccise molto, eppure mai un solo innocente, ma qualche studioso azzeccagarbugli si farebbe avanti dicendo che no, forse ti dimentichi qualcosa. Quello che Guevara aveva e Hitler no era la Causa. Uno è alimentato da follia divina o diabolica; l'altro è alimentato da se stesso.

L'argentino fu sopra ogni cosa un uomo che seppe SCEGLIERE. Fu un uomo con un enorme PUNTO DI VISTA. Luminoso ed egocentrico. Non è forse questo che manca al mondo d'oggi? Non un Guevara, non un guerrigliero, non un filosovietico, non uno statista: manca un uomo che sappia mettersi due dita sulle tempie e sappia dire "Sì!" a un mastodontico viaggio in motocicletta e che da quello sappia cogliere gli spunti per cambiare (se in meglio o in peggio, non siamo che piccoli uomini per dirlo). E con lui cambiare il mondo: perché Guevara cambiò il mondo e il modo di pensare il mondo. Questo è un fatto che non si presta a interpretazioni. Come Platini cambiò il modo di battere le punizioni: con le bollicine, disse qualcuno in proposito. Le sue punizioni vanno in goal come quelle di tanti altri calciatori: ma nessuna ha le bollicine.

Perciò sono stufo di gente arricchita che guarda un ragazzetto con la maglia del 'Che' e ne scrive peste e corna sulla propria poltrona di pelle rossa. Sono stufo di gente che sorride a una morte stupida (se ne esistono); questa gente dovrebbe imparare a sporcarsi, dovrebbe imparare a rischiare. Dovrebbe imparare a graffiarsi l'anima di esperienza sul campo. Guevara aveva un'asma feroce ma era sempre il primo nella marcia: serve gente che sappia sollevarsi sulle spalle zaini pesanti e che sappia essere feroce "senza perdere la tenerezza". Serve al mondo, serve a tutti noi: servono nuovi esempi. Basta con gli eroi. Basta. Servono esempi fulgidi: non buoni o cattivi. Fulgidi. Lampanti. E sono stufo dei decaloghi. Sono stufo del lassismo. Sono stufo del "va bene così". Sono stufo dei professoroni abili con penne e registro e una pipa in bocca. Voglio gente che sollevi polvere dietro i tacchi, gente che abbia il coraggio di fare DELLE SCELTE. Guevara era uno così. Non importa se fece i morti: era il suo mestiere. Avrebbe potuto essere medico o direttore di banca. Scelse la strada: scelse l'onore oppure l'onta. Non è importante. Non è neanche romantico: è. E basta. Tu avresti il coraggio di una cosa così con una laurea in tasca? Io no. Come ministro e uomo politico fallì: non è importante. O forse sì. Si mise in gioco. Fallì perfino il suo concetto sulla centralizzazione del popolo: ma non è stato forse il popolo, a fallire? Piccolo come s'è rivelato e come ancora è?

Ho visitato Santa Clara, ho parlato con la gente. Il mito di Guevara è forte, commovente e senza t-shirt. Il mito di Guevara parla attraverso le lacrime delle persone che lo ricordano. Una guida turistica mi parlò del giorno in cui Guevara venne alla scuola e la baciò sulla guancia: si toccava quella guancia con fare amorevole. Quella è gente che l'ha conosciuto: i cinquantenni cubani di oggi vissero la Rivoluzione come io e i miei coetanei abbiamo vissuto la caduta del Muro di Berlino: con quegli occhi un po' così che hanno i bambini a 10 anni. E' gente che non si fa ingannare: perché le conseguenze di quella rivoluzione sono, da quelle parti, addirittura più forti ed evidenti delle conseguenze che il crollo del Muro ha oggi sulle vite nostre, di uomini occidentali, arricchiti, con la playstation e Berlusconi. Cosa preferisci tu? Un Guevara che favorì il regime a suon di sassi o un Premier che favorisce il falso in bilancio e depaupera l'identità nazionale, ancora prima che le casse? Cosa preferibbe il nostro amico scrittore, autore dell'articolo? Non lo so. Io ho imparato ad amare Guevara grazie all'amore degli altri. Grazie al fervore che scintilla dalla gente cubana che parla di lui: niente di sbagliato può essere amato a tal punto.

sabato, 18 febbraio 2006

Puntare. E un pigiama
Categoria:quotidianismi, scritto da stefano havana


Certe volte mi metto lì e penso a cose veramente strane. L'altro giorno, per esempio: mi sono come bloccato davanti al monitor e ho pensato a una cosa pazzesca, tipo se il puntatore del mouse potesse uscire fuori dallo schermo e andarsene in giro per la casa a toccare gli oggetti veri. Senza bisogno di un software particolare: sposti il braccio sulla scrivania fino a che la freccettina bianca non si spinge da sola oltra il bordo di plastica del monitor e hai fatto. Uno potrebbe trascinare le cose in giro, no? Cliccare su un bicchiere in cucina e portarlo in camera; spegnere la luce in bagno. Non ci sarebbe più bisogno di fare un passo o che. Bello: mi ci sono proprio fissato. Adesso spingo sempre forte il puntatore contro un lato dello schermo, nella speranza di vederlo sbucare fuori. Non è che pretenda subito il massimo: potrebbe anche precipitare mollemente in terra, come un uccello sparato: non me la prenderei. Non dico che debba funzionare tutto e subito: ma già poterlo tenere mezzo morto sul palmo della mano oppure sul dorso, giocarci tipo la moneta di Ghost. Una cosa così. Mi accontenterei, non è che si possa sempre... Addirittura sarebbe già una cosa fantastica se il puntatore, premendo ripetutamente contro il bordo, facesse come un rumore, o roba simile. Tipo una cosa che sbatte per venire fuori, capito? Invece niente. Quello se ne sta sempre lì dentro, utilissimo fin che si tratta di icone, per carità, ma se appena appena uno volesse aprire la porta di ingresso senza muovere un passo... Oppure il tasto destro. Che forza il tasto destro: clicchi su un libro col tasto destro e tra le varie opzioni ci trovi quelle cose sull'autore, sulla trama. Ma anche sulla data di acquisto; che pantaloni indossavi quando sei andato in libreria a prenderlo. Con chi eri fidanzato, che ti passava per la testa. Addirittura perché lo hai comprato, ti potrebbe dire. A ben pensarci il tasto destro sarebbe veramente una svolta di vita: una bella cliccata su una cotoletta e tac, ecco il menu a cascata con sale, maionese, limone. La realtà - dico - ma non ne uscirebbe incredibilmente migliorata?

Poi non so: forse c'è chi non si fiderebbe.
Mia madre, per esempio. Figuriamoci: una volta l'ho vista manovrare il mouse. Ci siamo messi e abbiamo detto: «Mamma, vieni a provare a usare il mouse». Un disastro che non vi dico. Lei non si fiderebbe mai. Spostare cose fragili in giro appese a una piccola freccia bianca: no, farebbe certe facce che... Avrebbe il terrore di rompere tutto. Anche se con le buste della spesa, per esempio, mica sarebbe male. Potrebbe lasciare tutto in macchina, venire su con comodo e poi sistemarsi al computer e far fare tutto al puntatore. Quattro buste pesantissime fatte venire su direttamente dal balcone, non so se rendo. Oppure mio padre con tutti quei lavori che vuole sempre fare per casa: lui col mouse ci sa fare meglio di me, per cui...

Un'altra cosa con cui mi sono fissato - questa è proprio matta - è un pigiama che basta indossarlo per addormentarsi subito.

puntatore

venerdì, 17 febbraio 2006

LibertĂ  d'opinione
Categoria:giornalismo, attualitĂ , scritto da andy capp


feltriIl 14 febbraio Vittorio Feltri, direttore del quotidiano Libero, è stato condannato in primo grado a un anno e sei mesi di reclusione per diffamazione nei confronti del senatore Ds Gerardo Chiaromonte, scomparso nel 2003. La decisione è stata presa dal giudice monocratico di Bologna Letizio Magliaro. Il processo era relativo ad un articolo apparso nel 1999 su Qn (di cui Feltri all'epoca aveva assunto la direzione), il quotidiano nazionale della Poligrafici Editoriale, proprietaria anche del Resto del Carlino, la Nazione e il Giorno. Nel pezzo incriminato (e non firmato) il nome del senatore veniva indicato come uno di quelli inseriti nel dossier Mitrokhin, ovvero la lista di collaboratori occulti dell'Unione Sovietica compilata da un ex archivista del Kgb. Nello stesso processo, invece, è stato assolto Gabriele Canè, allora direttore de il Resto del Carlino.

Sulla condanna a Feltri ha preso posizione anche il premier Silvio Berlusconi: «Resto sconcertato di fronte alla notizia che un giornalista del calibro e con la storia professionale di Vittorio Feltri venga condannato, per di più ad una pena assolutamente straordinaria, un anno e mezzo di reclusione, per un reato di opinione». Per la storia professionale di Feltri vi rimando a questi due ottimi post scritti qualche mese fa da Stefano (1#; 2#). 

«Feltri condannato al carcere» è il titolo della prima pagina con cui Libero ha dato la notizia. Mentre nel catenaccio si legge: «Un anno e mezzo di galera per una querela sulla lista Mitrokhin, colpa di una legge che non è stata cambiata». Ecco invece, sempre dalle colonne del suo giornale (suo poiché ne viene fatto un uso personale), alcuni passi dell'articolo di Vincenzo Vitale, apparso il giorno successivo.

"La condanna di Vittorio Feltri a un anno e mezzo di carcere è davvero un'assurdità. E non solo per colpa di una legge che finisce per punire giornalisti peggio dei delinquenti, ma anche perché rappresenta da sola una mostruosità giuridica. [...] Certo, c'è subito da evidenziare che se intento del Tribunale fosse stato quello di emettere una sentenza che potesse fungere da esempio a carico di un giornalista tradizionalmente estraneo ai cori ed alle mode - quale Feltri costituzionalmente è -, ebbene, il Tribunale è incorso in un clamoroso autogol. Infatti, nelle ultime ore, non c'è nessun esponente del mondo giornalistico o politico italiano che non solidarizzi con lui, esprimendo serie riserve sulla giustizia (perché, anche se spesso lo si dimentica, la sentenza, ogni sentenza ha da essere espressione di giustizia) di questa decisione del Tribunale bolognese. Innanzitutto, è da notare come il destinatario della querela fosse espressamente soltanto il direttore responsabile del Resto del Carlino (edizione bolognese del Qn), Gabriele Canè, oltre all'articolista ignoto ai querelanti ed a chiunque altro risultasse responsabile dei fatti. [...] In altre parole, l'articolo era senza firma in quanto redazionale e comunque traduzione di larghi stralci di dossier, mentre il direttore responsabile - vale a dire espressamente indicato dalla legge come colui al quale è dovuto il controllo su ogni riga pubblicata- era Canè. Ora qui non interessa sapere se quel nome vi fosse o meno (la sentenza dice di no): interessa invece capire secondo quale logica (ammesso ce ne sia una) Feltri sia stato condannato. Si è detto che la querela non ne faceva neppure il nome. Come può essere allora che il Tribunale sia giunto a lui? Semplice: la legge prevede il c.d. effetto estensivo della querela, in forza del quale essa si estende a tutti coloro che avessero contribuito a commettere il reato (come del resto chiedevano i querelanti). Tuttavia, essendo l'articolo incriminato privo di firma e perciò ignoto il suo autore, allora non rimaneva che il direttore responsabile, imputabile per omesso controllo, vale a dire per un reato colposo e proprio: colposo, in quanto commesso per negligente controllo sull'operato dei suoi giornalisti; proprio, in quanto soltanto lui, nel suo specifico, avrebbe potuto commetterlo, non altri: e di qui, l'imputazione a carico di Canè (del resto espressamente citato dai querelanti). E Feltri? Feltri entra probabilmente in scena quasi per un gioco di prestigio, quello stesso gioco di prestigio in virtù del quale invece Canè ne esce, finendo con l'essere assolto. Il Tribunale, su richiesta espressa della Procura, ha condannato Feltri per concorso attivo nel reato, per avere cioè partecipato dolosamente alla redazione del pezzo facendo sì che il suo ignoto autore vi includesse espressamente il nome di Chiaromonte. Ve la immaginate la scenetta? L'ignoto redattore che si nega riottoso, mentre Feltri, suadente e maligno, lo convince ad inserire quel nome, quel nome soltanto, quello di Chiaromonte. [...] Il fatto è che senza questa prova piena e specifica ("chi ha fatto a Feltri il nome di Chiaromonte", ndn), vale a dire senza la prova della piena e personale consapevolezza e della effettiva volontà di Feltri nell'offendere la memoria del senatore comunista, la sentenza del Tribunale di Bologna non è un atto di giustizia, ma soltanto un atto di imperio; e per di più eccessivo [...]".

Mi sfugge un particolare: è assurdo che Feltri sia stato condannato perché la legge va contro la libertà d'opinione, però è anche assurdo che Canè sia stato assolto (quindi lui poteva essere accusato). Ma prendere in considerazione il fatto di aver scritto il falso? Ah già... Ora qui non interessa sapere se quel nome vi fosse o meno.

giovedì, 16 febbraio 2006

C'è chi si indigna per quattro vignette...
Categoria:mondo, scritto da stefano havana


... E chi si diverte con le Olimpiadi.


[Ginnastica artistica combinata a squadre]

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[Kayak. Nella foto: la cura dell'atleta per la propria canoa]


[Il riscaldamento dell'atleta]


[Slittino]


[Curling. Nella foto: il lancio della pietra]


[Lotta greco-romana. Disciplina a squadre]


[Nuoto 400 metri uomo. Nella foto: la concentrazione prima del tuffo]


[Tiro al piattello. Nella foto: particolare del piattello]

 

giovedì, 16 febbraio 2006

Cavalieri neri
Categoria:politica, scritto da andy capp


saya e berlusconimovimento sociale

mercoledì, 15 febbraio 2006

Viva Verdi
Categoria:personaggi, scritto da andy capp


Vittorio Emanuele di SavoiaC'era una volta un re che amava tanto le macchine da corsa, lo champagne, gli elicotteri, i soldi, gli uomini incappucciati e i fucili. Da bambino il re era un po' irrequieto ed ebbe una carriera scolastica molto difficile. Una volta cresciuto si guadagnò tra i suoi amici l'appellativo di Toto la Manivelle a causa della sua incredibile abilità nel perdere il controllo al volante. Amava le fuoriserie ma la strada non gli bastava, così prese anche il brevetto di pilota e acquistò un biplano con una testa di tigre disegnata sulla fusoliera. Da grande decise di ricostruire il patrimonio di famiglia e si dedicò agli affari. Negli anni Settanta fu preso sotto l'ala protettrice dal conte Corrado Agusta, l'ex marito di Francesca Vacca, padrone di una fabbrica d'elicotteri e mercante internazionale d'armi. Agusta, in verità, era conte per modo di dire: non per lignaggio, ma per decreto di Mussolini. Il nostro re fu anche molto abile negli affari internazionali: divenne amico dello Scià di Persia a cui piazzò una quantità notevole di elicotteri e armi.

Tutto andava bene per il bravo re quando a turbare i suoi sonni arrivò il cattivo giudice di Venezia Carlo Mastelloni, che in una sua indagine sui traffici internazionali di armi raccolse documenti da cui risultava che il nostro re, insieme al conte Corrado, non si occupava soltanto di merce regolare, ma anche di triangolazioni proibite dall'embargo: centinaia di elicotteri Agusta 205 e Agusta 206, sistemi d'arma e pezzi di ricambio partivano dall'Italia ufficialmente destinati all'Iran dello Scià, ma finivano in Giordania o all'Olp; indirizzati alla Malesia e a Singapore, arrivavano invece a Taiwan o nella Sudafrica dell'apartheid. Il tutto non senza il beneplacito dei servizi segreti dei Paesi coinvolti. L'inchiesta, per fortuna, approdò poi alla Procura di Roma e si insabbiò.

Il re aveva tanti amici che gli volevano bene come il colonnello Massimo Pugliese già responsabile del centro di controspionaggio di Cagliari; il generale Giuseppe Santovito detto Bourbon per via dei suoi gusti alcolici, direttore nientemeno che del Sismi; l'ex attore Rossano Brazzi, massone, approdato dal cinema all'entourage di un altro attore che aveva cambiato mestiere, Ronald Reagan. Molti dei soci di questo gruppo di amici si erano iscritti a un club per essere ancora più uniti: la loggia P2 di Licio Gelli. Alla lettera S dell'elenco sequestrato nel marzo 1981 dai magistrati milanesi Giuliano Turone e Gherardo Colombo nella ditta di Gelli a Castiglion Fibocchi, c'era scritto: "Savoia Vittorio Emanuele (il nostro re!, ndn), casella postale 842, Ginevra". La tessera era la numero 1621.

Sul finire degli anni Settanta il povero re, in vacanza sull'isola francese di Cavallo durante un litigio ad alto tasso alcolico con il playboy Nicky Pende, non riuscì a trattenere nella canna del proprio fucile un proiettile. A farne le spese fu un velista tedesco, Dick Hammer, che dormiva tranquillo nella sua barca. Il giovane morì dopo una terribile e lunga agonia. Il processo in Francia per fortuna mandò libero il re (una sola condanna: sei mesi con la condizionale per porto abusivo d'arma), con qualche protesta dell'opinione pubblica e l'indignazione dei parenti del ragazzo morto del tutto ingiustificate.

Il re conobbe anche Bettino Craxi e sul suo conto rilasciò ai giornali italiani dichiarazioni entusiastiche, poi, passata l'epoca del craxismo, l'ammirazione si trasferì su Silvio Berlusconi: "E' un buon manager, può rimettere ordine nell'economia italiana", disse nel 1994. Come? Per esempio cancellando quel disastro che è "lo Statuto dei lavoratori, con il divieto di licenziamento" (giusto!, ndn). Nel 1995 si recò in Iraq dicendo di rappresentare aziende italiane: "Ma no, niente elicotteri, niente armi", rassicurò in un'intervista, "tecnologia agricola, invece, trattori, strumentazione. Superato l'embargo, l'Iraq di Saddam tornerà benestante e competitivo".

Nel 1997 il re si rivolse così al Tg2: "No, io per quelle leggi (razziali del 1938, ndn) non devo chiedere scusa, e poi non sono così terribili". Così invece nel 2000 parlò al Tg1: "Sono pronto a giurare fedeltà alla Costituzione repubblicana, anche pubblicamente, se bisogna farlo". Nel 2001 dopo i risultati delle politiche del 13 maggio, il re inviò un messaggio di auguri a Silvio Berlusconi: ''Desidero congratularmi vivamente con Lei e manifestarLe la mia personale profonda soddisfazione per la grande vittoria ottenuta da Lei e dalla Casa delle Libertà. Sono convinto che gli italiani abbiano scelto Lei, come capo del nuovo Governo, diverso da quelli che l'hanno preceduta, perché sono sicuri che saprà risolvere i tanti problemi dell'Italia''.

E' giusto che gli italiani abbiano riabbracciato il proprio re. E' stato bello giorni fa vederlo in tribuna vip quasi commosso per l'apertura dei Giochi Olimpici di Torino accanto alla moglie. E vissero felici e contenti...

materiale liberamente tratto da: Società Civile

martedì, 14 febbraio 2006

Misteri olimpici
Categoria:sport, scritto da stefano havana


lunedì, 13 febbraio 2006

Addii preventivi
Categoria:svago, scritto da stefano havana


Da "la posta di Alessandra" (si parla dell'ex fidanzata di Costantino, per intenderci) - pagina 61 di Eva Tremila di questa settimana:

"Cara Ale, siamo tue grandissime fan. Abbiamo saputo che sei stata in vacanza a Santo Domingo. Ci racconti com'è andata?" (Elena e Rita, Salerno)

Ho trascorso una vacanza fantastica con la mia amica Sara. Ci siamo rilassate e divertite. Di giorno in giorno abbiamo praticato molti sport, sia in acqua sia sulla spiaggia. Le nostre giornate sono state all'insegna della vita di mare. Abbiamo fatto una stupenda escursione su un'isoletta di pescatori, Saona. Ci siamo fermate lì sulla spiaggia per tutto il giorno ed è stato emozionante. La sera ci siamo divertite con gli spettacoli degli animatori, che sono tutti ragazzi molto bravi e molto allegri, e con la discoteca.

"Ciao Ale, sono una ragazzina che è sempre andata d'accordo con la mamma. Da un po' di tempo mi accorgo che non più lo stesso dialogo, anzi a volte parlarle mi irrita. Volevo chiederti: a te non è mai successo? Dammi un consiglio, per favore" (Francesca, dall'Emilia)

Mi è successo tante e tante volte. Credo siano normali i momenti di incomprensione tra madre e figlia. Può essere il nervosismo, a volte, la causa di tutto ciò. O la stanchezza. Io non mi preoccuperei. La mamma è sempre la mamma e i periodi di disaccordo passano presto.

"Cara Ale, ho saputo che presto riprenderai a lavorare in teatro e sono molto contenta per te" (Federica e Sandra)

Dopo il 20 febbraio sarò in teatro a Napoli con Scanzonatissimo. Intanto sto girando il film Il punto rosso, per la regia di Marco Carlucci. E' una pellicola che vuole lanciare un forte messaggio sociale e sarà nelle sale cinematografiche a maggio. In mezzo a tutti questi impegni ho dovuto sospendere le lezioni di recitazione, che però riprenderò il più presto possibile. Comunque già le prove teatrali sono una bella palestra per allenarsi nella recitazione e sono contenta.

"Ciao bellissima Ale, sono un tuo affezionato fan. Volevo chiederti se, da quanto vivi a Roma, hai avuto modo di visitare le bellezze artistiche della città. Io, quando vado al Colosseo o ai Fori Imperiali rimango estasiato" (Stefano, Pescara)

Grazie per il complimento. Sei sempre carino. In quanto a Roma, la penso come te. Città ricca di bellezze artistiche, ovunque ti giri rimani senza fiato.

Ecco, ormai sfoglio la rubrica in questione con puntualità esasperante. Vi chiedo: credete davvero possibile che dietro risposte e domande simili ci siano degli ESSERI UMANI SENZIENTI?

Oh.
Poi volevo segnalare che in calce a questo post s'è scatenata tutta una querelle che neanche i diritti televisivi della serie A. Qualora voleste partecipare (esclusivamente per dare ragione a me, s'intende) potete andarci e lasciare un commento. Per non far perdere tempo a nessuno, sappiate che si parla di letteratura e di che pasta sia realmente fatto uno scrittore.

E infine ricordare urbi et orbi che Splinder, dalle ore 17 circa, non sarà più accessibile fino a domani mattina alle 7. Siccome PARE che debbano fare una migrazione verso server più potenti eccetera eccetera, nutro la sottile angoscia che tutto quanto vada a farsi fottere nel giro di una giornata (non ho un backup che sia uno). Se così fosse, addio a tutti e a tutte e sappiate che è stato bello cercare di aprirvi la mente in questi ultimi 15 mesi.

sabato, 11 febbraio 2006

Quando ce l'aveva duro
Categoria:ipse dixit, scritto da andy capp


Bossi-BerlusconiDopo il viaggio nel tempo in cui abbiamo scoperto un inedito Michele Santoro che faceva la corte a Silvio Berlusconi, ecco il premier alle prese con un altro suo grande amico. E' appena caduto il primo governo Berlusconi e Umberto Bossi, segretario della Lega Nord, si rivolge in questa maniera a un giornalista che gli chiedeva un commento sulla assemblea dei gruppi parlamentari del vecchio Polo della Libertà.

"Bisognerebbe far scattare la legge per il ricostituito Partito Fascista. Questi sono quella cosa lì. E si può dimostrare facilmente. Al loro interno non hanno nessun meccanismo elettivo. Questo partito è messo in piedi da una banda di dieci persone che lo controllano nascosti dietro paraventi. Non rispettano le regole della Costituzione, chiamano golpista il presidente della Repubblica, svuotano di potere il Parlamento e vogliono fare un esecutivo senza nessun controllo superiore. Inoltre usano le televisioni, che sono strumenti politici messi insieme da Berlusconi quando era nella P2, secondo il progetto Gelli: dove il Paese dal punto di vista politico doveva essere costituito da uno schieramento destra contro sinistra dopo la rottura del meccanismo consociativo che faceva da ammortizzatore. Hanno usato le televisioni come un randello per fare e disfare. Si tratta di una banda antidemocratica su cui è bene che ci sia qualche magistrato che indaghi se viene commesso il reato di ricostituzione del Partito Fascista". (Ansa 19 gennaio 1995). Però, il lumbard ci andava giù in maniera abbastanza pesante.

Ma i veleni e le invettive non si fermavano a questo. ''Berlusconi dice che non si alleerebbe mai piu' con me? Mai dire mai in politica''. Così, ospite delle news di Funari su Retequattro, rispondeva al leader di Forza Italia. ''Sono contento - ha detto  ancora Bossi - di essere considerato inaffidabile da chi è  venuto in politica solo per difendere i suoi interessi. Siamo  davanti ad un Berlusconi che è quasi disposto ad una guerra  civile per salvare le sue tv". Bossi ha anche ribattuto a Berlusconi quando afferma che a suo giudizio il leader del Carroccio è all'1,8%  (oddio, i sondaggi, ndn): "Noto che Berlusconi insiste con la sua tecnica pericolosa sull'uso strumentale dei sondaggi. Berlusconi dice questo solo per creare quel tipo di aspettativa e quelle convinzioni nella gente''. Alla domanda come giudica i giornalisti italiani, Bossi commentava: "In linea di massima non sono molto coraggiosi, non mi pare di vedere una serie di giornalisti disposti a giocarsi tutto in nome della verità. I giornalisti si trovano in mezzo tra il padrone politico e la necessità di dare notizie vicine alla verità". (Ansa 2 febbraio 1995).

Cosa è cambiato a distanza di undici anni? Solo il fatto che Bossi governa da cinque anni l'Italia insieme a Berlusconi. Però, insomma, l'analisi politica fatta dal senatùr poteva anche starci...

venerdì, 10 febbraio 2006

Fatti l'uno per l'altro
Categoria:quotidianismi, scritto da stefano havana


Questa m'ha divertito.

Mi imbatto nel blog di un famoso (e bravo) scrittore: Giovanni Arduino. Io con Giovanni Arduino non ci ho mai avuto granché da spartire, a parte per due cose: 1) potrebbe aver presenziato (non lo ricordo con esattezza) a un certo Premio Letteraio cui partecipai qualche anno orsono e 2) scrisse (sempre qualche anno orsono) un libriccino informativo su Stephen King che acquistai con soddisfazione.

Bene. Siccome costui lavora anche con i libri degli altri (si autodefinisce "scout"), ho pensato di scrivergli per sapere se era sperabile ricevere un qualche consiglio utile, a fronte dell'invio di certo materiale narrativo.

Questa è la mia prima mail inviatagli. La riporto integralmente:

Voglio proporti un lavoro.
E' una raccolta di racconti.
 
Non voglio farci soldi, voglio dei CONSIGLI.
E' roba buona, te lo garantisco.
E questo è tutto quello che ho da dirti, tutta la verità.
Nient'altro che la verità. Preferiresti una lunga lettera di presentazione? Odio la retorica.
 
Ti conosco di fama e un secolo fa presenziasti (se non ricordo male, potrei sbagliarmi) a un concorso letterario che mi vide convocato. Oggi ho scoperto il tuo blog. E ho letto la parola "scout" (cerca e trova e segue i libri).
M'hai convinto. 
Ti va?

Lui risponde quasi subito:

Stefano: mandali.
Comunque: per il mio lavoro di scout vengo già pagato, e bene. Il resto lo leggo per gentilezza.
A me la retorica piace, ma contento tu.
Ciao,
Giovanni

Io insisto:

Ti piace la retorica?
Ti piace che io ti scriva che trovo fluente e magnifica la tua prosa mentre in realtà non ho mai tenuto in mano uno dei tuoi libri? A me fa schifo, detto senza reti ma ognuno è libero di fare ciò che vuole Perfino di votare Berlusconi, quindi figuriamoci.
 
Grazie comunque (questo non è atto retorico). Ti manderò quanto ho desiderio di mandarti. Sperando in qualche consiglio.
Se i consigli non dovessero essere gratis fammi sapere: potrebbe interessarmi comunque ma devo sapere quanto costa, ché io i soldi li voglio spendere tutti in viaggi e vestiti. Mica li voglio dare a te.

E lui:

Bravo, bravissimo.
Senti: lascia perdere.
Per gli spettacolini da tre lire mi basto e mi avanzo.
Giovanni

Al che io:

Cos'è?
Sei un elettore di Berlusconi?
 
Qual'è il problema?
Non sei abituato a persone che parlino senza convenzioni sociali? Troppi salottini da Maurizio Costanzo?
 
Ti ho chiesto un'informazione: ti ho chiesto se posso usufruire della tua capacità. Del tuo lavoro. Anche a pagamento o quello che è.
 
Dovevo darti del 'lei'?
Io sono uno Scrittore, tu sei uno che sa lavorare con gli scrittori. Ho letto che sei uno bravo e leggendo il tuo blog me ne sono convinto. Voglio contattarti.
Che cazzo devo fare? Venirti a pettinare?

Non mi ha più risposto.
Trovate che abbia esagerato?

giovedì, 09 febbraio 2006

Patto col Diavolo
Categoria:ipse dixit, scritto da andy capp


santoro

"Silvio Berlusconi è un uomo simpatico, concreto, intelligente, capace, ma anche consapevole dei limiti e delle difficoltà in cui si trova ad operare". Così Michele Santoro descriveva al settimanale Espresso la figura dell'attuale Premier, all'epoca non ancora 'sceso' in politica. Non c'è che dire: sono rimasto sorpreso anch'io. Eppure è tutto vero. Le dichiarazioni risalgono al 1993 (ANSA - 28 agosto).

Proseguiva poi il giornalista della Rai: "Sarebbe nell'interesse reciproco se Berlusconi e il Pds aprissero un serio dialogo fra loro. L'ultima volta che ci siamo visti, nel luglio scorso, Berlusconi si domandava se un'eventuale vittoria della sinistra in Italia potesse trasformarsi in una debacle per lui, a causa di quelle che lui considera le arretratezze culturali della sinistra stessa. Berlusconi teme che in una sorta di rivincita il Pds voglia espropriarlo delle sue reti''.

Ecco poi la dichiarazione più eclatante: "E' vero che Berlusconi si è fatto strada sgomitando e valendosi delle protezioni politiche che tutti conosciamo, ma è anche vero che non gli è stato mai concesso di vivere e operare in una situazione di certezza del diritto". Sempre nella stessa intervista, Santoro rivelava di aver proposto a Berlusconi la trasformazione di una delle reti Fininvest in una rete "innovativa e vicina alle idee della sinistra" e di avergli proposto di affidarla all'allora direttore di RaiTre Angelo Guglielmi.

Rapporti con il vecchio Psi, la Bicamerale, la mancata legge sul Conflitto d'interessi (ai tempi del Governo di centrosinistra). Arrivati a questo punto credo di poter affermare che il Berlusconismo sia un fenomeno creato da quella cultura di sinistra compromessa col potere. Quella che ha rischiato, che ha cercato il patto con il Diavolo e che ne è rimasta travolta.

mercoledì, 08 febbraio 2006

Questa è la faccia di una donna
Categoria:letteratura, scritto da stefano havana


Conoscete (ma penso di sì) la storia dello scrittore americano Jt Leroy? Altrimenti ve la riassumo: Jt Leroy è il prototipo dello Scrittore Preferito Dal Perfetto Blogger (e dunque il prototipo dello scrittore esecrato dal sottoscritto). Incapace ma dannato, vuoto ma tossicodipendente. Autoreferenziale ma con un passato da Jack Lo Squartatore, antipaticissimo ma sieropositivo. Scostante ma ex prostituto, maledetto ma ricchissimo (che si sa come sia difficile fare il maledetto dentro le Porsche). Dunque la personificazione più magnifica del ragazzo di strada, cresciuto nel fango ed esploso nell'America delle mille possibilità. Oh Yeah.

Poi succede che il New York Times porti alla luce una certa storiella. Se ve la siete persa (ma non credo) ve la ridico: Jt Leroy NON ESISTE. Il suo vero nome è Laura Albert, una bella signora ricca che ha scritto questi libri in un lussuoso appartamento di San Fransisco, li ha firmati col nome Jt Leroy e per anni li ha distribuiti grazie a decisivi complici. Dunque per anni la celeberrima (e FALSA) rabbia giovanile di Chi Si E' Fatto Da Solo E Contro Tutti ha imperversato per i nostri salottini bene, infiammando le platee e foggiando gusti e mode letterarie. E la persona fisica di Jt Leroy? Interpretata dalla sorellastra della signora Albert (una bella ragazzA bionda): era lei che nelle occasioni mondane si presentava a rilasciare interviste studiate a tavolino.

Uno può dire: ma è la storia, non colui che la racconta (lo ha scritto Stephen King). Verissimo, e infatti non è di letteratura che voglio parlare qui (non essendoci alcuno scrittore di mezzo, tra l'altro); in più è assolutamente indubbio che il successo, Jt Leroy lo abbia trovato non certo grazie all'abilità letteraria, quanto grazie al proprio background maledetto: è stata la confezione ad incantare la gente. Proprio come accade al supermercato.

Piuttosto voglio parlare del fatto che QUESTA, signori, è la faccia di una donna. Non ci sono cazzi (è il caso di dirlo): questa faccia per anni è passata per la faccia di un UOMO. Avete presente quella cosa con la barba, baffi, mascella tagliata, naso grosso, peli, pisello e un'insistita tendenza alla menzogna e al vittimismo? Ecco: un UOMO. Ma è talmente evidente che si tratti di una donna! Invece il potere e l'insinuazione della televisione, del successo, del fenomeno CULT, il potere delle interviste, delle pailettes e delle luci del palcoscenico, il virus dell'addormentamento delle masse, della colpevole infatuazione delle menti deboli, della mancanza di spirito critico, della indubbia assenza di intelligenza, tutto questo ci ha ipnotizzati, plagiati, deviati e noi siamo stati capaci di guardare l'evidente faccia di una DONNA dicendo: UOMO! Siamo stati capaci, per anni, di leggere libri MEDIOCRI additandoli come Capolavori Adolescenziali Di Un Autore Dalla Vita Disastrata; come la Miss Italia nera, come il cantante lirico non vedente che infesta i nostri palcoscenici, INCAPACE DI CANTARE ma che ogni volta si becca le standing ovation. Come Berlusconi e i suoi teatranti. Come la disonestà degli arbitri che ci hanno AMMAESTRATO a chiamare suddistanza psicologica. Come Striscia la Notizia che ci ha AMMAESTRATO a pensare che i problemi del Premier siano le scarpe rialzate, i congiuntivi sbagliati, le corna, le gaffe. QUESTA è la faccia di una donna, dio santo.

Ripetete il catechismo con me, avanti: QUESTA è la faccia di una donna. QUESTA è la faccia di una donna. QUESTA è la faccia di una donna. QUESTA è la faccia di una donna e io non ci cascherò mai più. Terrò gli occhi aperti, non mi limiterò a cambiare canale. Comincerò a pensare con la mia testa. QUESTA è la faccia di una donna. Non riderò più alle battute dei potenti. Perché QUESTA è la faccia di una donna, ma il culo è il nostro. Maledizione.

guinzaglio

martedì, 07 febbraio 2006

Prime impressioni...
Categoria:viaggi, scritto da federico roma


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il Vicere'

P.S.
Non mi capita tutti i giorni di avere questa tastiera quindi beccatevi questo:¿¡¿¡ñññÑÑÑÑÇ

martedì, 07 febbraio 2006

Biscotti dell'anima
Categoria:letteratura, arte, scritto da stefano havana


Ogni volta che condivido una cosa che mi piace con qualcuno che non la conosceva prima di allora, ecco, sento una sensazione di autentica responsabilità. Non so se mi spiego. E' come una voglia di assicurarmi che tutto vada bene: nel momento in cui porto questo qualcuno a vedere - per esempio - un film al cinema di cui ho a lungo straparlato, esigo che tutto sia perfetto quasi come fosse merito mio.

Mi ricordo, anni fa, la prima volta che mostrai "Gli intoccabili" ai miei genitori, di là in salone, col lettore dvd appena comprato. Per quanto tempo, a tavola, avevo illustrato loro le meraviglie della scena alla stazione, con l'orologio, la carrozzella, la sparatoria? Quanto fiato avevo sprecato per convincerli? E quanta emozione al momento del tuffo, finalmente? Io, seduto in poltrona con le braccia conserte e loro, vicini sul divano, con gli occhiali ben calati sulla gobba del naso: la voglia di assicurarmi che sedessero comodi, il desiderio totale che il telefono non squillasse proprio in quel momento, che nulla arrivasse a disturbare l'attimo - non un colpo di clacson, non una frenata brusca o, ancor più profondamente, nemmeno un pensiero brutto o un dolore dietro la gamba - questo sentimento che tutto fosse roba mia, merito mio, responsabilità mia; il cuore che accelera, il respiro che s'affanna, il momento topico della rivelazione fino alla domanda suprema: significherà lo stesso per loro? Domanda che si allarga e diventa universale se solo siedo al cinema e sullo schermo scorre il film di un regista da me amato. "Match Point" di Woody Allen, per dire, cos'è stato se non tutto questo espresso all'ennesima potenza? Io che me ne sto lì, sulla sediolina, a godere di tutti gli ansiti degli astanti, dei mugolii di piacere, delle frasi di approvazione, come fosse roba mia, come se la scritta bianca su sfondo nero riportasse in calce il mio cognome e nome sotto la dicitura scritto e diretto da; e la seconda volta che l'ho visto, "Match Point", con Elisa, non mi veniva forse voglia di girarmi verso di lei ad ogni scena madre, tanto per essere sicuro che non si distraesse proprio in quell'istante? O l'altra sera all'Auditorium: i racconti di Carver, che meraviglia. Nel buio con l'occhio sinistro che scavava dentro la tempia per arrivare alla certezza che Fede stesse attento; l'odio nei confronti di tutti i ritardatari che distraevano gli altri, chiedevano permesso. L'allarmismo verso la ragazza mia vicina di posto, quel suo andare ogni tanto al cellulare nella borsa: e se decidesse di prenderlo nel momento esatto in cui Jeff va a dire a Wes che lui e la moglie debbono abbandonare la casa entro la fine del mese - mi chiedevo? Ecco - vorrei dirle - se ti perdi quel momento, cara mia, se non lo senti, se ti distrai a mandare un sms pieno di kappa, che fine farà tutto questo? Tutto questo che - giuro, l'ha scritto Carver - non è farina del mio sacco, al massimo farina del mio cuore, ma lo stesso sento di avere responsabilità. Non sarò il lievito, di questi biscotti che la gente mangia per ingrassare l'anima, ma almeno l'aria sì.

O forse nemmeno quella.
Fatto sta che, a volte, questa sensazione e questa gioia di sapere e di trasmettere ad altri un'opera di arte che si ama sono così forti, potenti da superare la stessa creazione.

lunedì, 06 febbraio 2006

Lo sciocco shock
Categoria:giornalismo, scritto da stefano havana


A me fa un po' ridere questo cliché mediatico dello "shock". Si usa spesso, ci fate caso? "Celentano shock: strip in diretta". Allora io mi immagino puntualmente tutti questi scioccati davanti alla televisione con le unghie affondate dentro le guance tipo urlo di Munch. Oppure qualche tempo fa: "Collina shock: "Sono tifoso della Lazio". Shock per chi? Ce li vedo tutti gli altri arbitri bianchi in volto che devono sedersi o appoggiarsi con le mani alle spalliere delle sedie. Adesso: "Ucciso in Turchia prete italiano. Shock nella Chiesa", quando magari in Vaticano se ne sbattono proprio di questo tizio (che in effetti - voglio dire - 'sti gran cazzi di tutti questi morti ammazzati. Sono soltanto morti ammazzati in un mondo pieno di drammi personali ben più tragici). Mi viene difficile - al di là