giovedì, 31 agosto 2006

Quello che ci vorrebbe
Categoria:televisione, narrativa, scritto da stefano havana


Tom_and_Jerry_Karateguard- Senti, te la sei scopata almeno?
(getta via la sigaretta con una schicchera esperta)
- Fiuuuu. Avresti dovuto vedere che femmina... Ero certo di distruggerla, invece mi ha distrutto lei...
- Non hai più il pelo di una volta, Tom.
(si liscia un baffo pensoso)
- Ti voglio dire una cosa, Gerry: mi ha legato al letto...
- ...
- ... Le ho miagolato le cose più sconce. Diceva che le piaceva così e a me andava bene. Nessun problema, dico io, se di mezzo c'è la micia. O no?
- Hai voglia...
- ...
(evitano di guardarsi per un momento. C'è qualcosa nell'aria)
- E con quella storia, invece? Che pensi di fare?
- Guarda... Ho sentito l'avvocato. Dice che mi devo rivolgere al sindacato. Che ci dobbiamo rivolgere al sindacato...
- Al sindacato?
- Sì, al sindacato. Lo so cosa stai pensando: ma è tempo di agire, Gerry. Questi vogliono la nostra pelle, non abbiamo più la libertà d'azione di una volta. Un tempo eravamo le star, ci permettevano di tutto. Adesso hai visto? Cristodiddio, i ragazzini stravedevano per noi... Ora che i bei tempi sono finiti, con tutto quel vomitevole wrestling e via dicendo, ecco che basta una cazzata per...
- E tu la chiami cazzata?
- Santoddio Gerry! Per una sigaretta? Non ti ci mettere anche tu, adesso... Ho solo fumato una sigaretta e adesso vogliono la mia testa. Neanche fossi Ghandi...
(se ne accende un'altra. La camera è in penombra. Ci sono delle veneziane e una vecchia macchina da scrivere su un tavolo logoro. Posacenere dappertutto)
- Non è che mi ci metto, Tom. Ma le sai le regole dell'autority, no? Ci hanno fatta una testa tanta e tu ti metti a fumare sul set? Davanti alle telecamere!
- Quella si è sciolta come ghiaccio, però...
(guarda l'amico in cerca della vecchia complicità. Non la trova)
- Sì, e noi perdiamo il lavoro perché tu volevi fare colpo su quella...
(torna serio)

- Non dire cazzate. Sono IO che rischio il lavoro: tu sei quello bravo e buono e reciterai questa parte per sempre...
- Tom, stronzate! (si alza dalla poltrona dove bivaccava. Rovescia una lattina di birra vuota) Lo sai benissimo che io da solo non valgo niente! Cosa pensi che mi faranno fare, DA SOLO? Pensi davvero che mi daranno lo show del sabato sera, come mi continua a dire quel frocio del mio agente? Non mi daranno un cazzo. Noi siamo una COPPIA, capisci? Dean Martin e Jerry Lewis, Totò e Peppino De Filippo, Stanlio e Olio, Walther Matthau e Jack Lemmon: lo sai come funziona lo spettacolo, no? Io sono la spalla, cazzo. La spalla da sola è come una mano che applaude se stessa: chi la sentirà? Se sei finito tu, sono finito pure io...
- ...
- Senti, se andiamo al sindacato siamo rovinati.
- Saremo rovinati comunque, amico mio... ci hanno censurata una puntata. Ti rendi conto che significa? Nessuno vorrà più trasmettere la nostra roba: ancora meno di adesso...
- No, Tom, senti. Ti ricordi cosa successe al Gatto Silvestro? Quando morse davvero Titti sul di dietro e via dicendo? Quella puttana lo denunciò e lo fermarono per non so quanto. Lui, consigliato dall'avvocato, si rivolse al sindacato...
- Lo so, lo so...
- Appunto! Ti sei fumato anche il cervello, per caso? Gliene successero di tutti i colori! La stampa si accanì in quel modo e da allora non ha mai più lavorato. Non mandano neanche più le puntate in bianco e nero, niente. Kaput, finito, bye bye. Le major non ne vogliono più sapere: un cartone animato che si rivolge al sindacato è come un politico che pretende di non fare la fila al ristorante. Non lo accettano, la gente cambia canale da quel momento: siamo già abbastanza privilegiati e secondo loro dovremmo accettare gli inconvenienti sul lavoro e basta. Questo maledetto fatto che non possiamo morire è una condanna... Non ce lo riescono a perdonare. Nessuno di loro...
- E io che dovrei fare, allora? Noi, Gerry, che dovremmo fare?
(si dimentica di fumare. La sigaretta diventa un cilindro di cenere tra le sue dita)

- Io propongo di prostituirci...
- Cosa??
- Di prostituirci. Diamoci al sociale: il mio agente mi ha già fatto delle proposte interessanti. Pubblicità anti-fumo, cose del genere. Mostriamoci pentiti e bla bla bla... Io che ti rimprovero, tu che mi prometti di non rifarlo e baggianate simili...
- Che vomito...
- Lo so, ma è l'unica via lo capisci? Un po' di pubblicità progresso gratis e l'immagine sarà ricostruita. Ci inviteranno in qualche talk-show, tu farai una di quelle scenette da fumatore pentito e schiaccerai sotto la zampa qualche mozzicone. Facciamo un paio di numeri, mi dai un paio di martellate, facciamo ridere i bambini e via: i contratti torneranno a fioccare. Vedrai, lo sai che me ne intendo di queste cose.
- ...
(alle pareti sono appese tantissime foto incorniciate. Tom & Gerry in smoking che ritirano premi dalle mani di personaggi rappresentativi, Tom & Gerry con un mazzo di microfoni sotto i baffi. Ci sono delle statuette con targhe commemorative su ogni ripiano, ma tutte sono impolveratissime e qualcuna, addirittura, è sistemata al contrario. Vicino alla porta d'ingresso c'è una grande foto di Mickey Mouse, con quella blusa rossa e i bottoncini gialli. C'è scritto: a Tom e Gerry, pionieri)
- Tom?
- Non lo capisci, Gerry?
(adesso parla a occhi chiusi. Dappertutto c'è un odore di cose perdute e altre destinate a finire male)
- Cosa?
- Ma quali contratti? Non lo capisci che la sigaretta è solo una scusa? Un capro espiatorio. Ci censurano qui, ci levano dalla programmazione là... Tutta una scusa. La verità è che non ci guarda più nessuno; non facciamo più ridere nessuno. Forse negli anni '60, adesso la tv è piena di violenza autentica; perché dovrebbero guardare la nostra posticcia?
- Sei troppo...
tomgerry2- Non facciamo che darcele di santa ragione da cinquant'anni, Gerry. Tu hai rimediato un'ernia del disco e io una denuncia per guida in stato di ebrezza dopo quella festa dai Rabbit. Chi eravamo prima del grande boom? Tu facevi la controfigura in un circo, io ho vinto un concorso per ex tossicodipendenti da reintegrare. Rendiamoci conto di chi eravamo, ringraziamo il cielo per quello che abbiamo avuto e smettiamola di fare i finti tonti. Non c'è più spazio per noi...
- Il mio agente dice...
- Non me ne frega un cazzo di quello che dice il tuo agente, Gerry! Quello è un frocio con un'ossessione per i soldi e gli anelli kitch. Guardati intorno, stanno cadendo tutti: Titti, dopo la causa vinta con Silvestro è fallita del tutto e adesso tiene quella stupida rubrica di cucina in televisione. L'hai visto Bugs Bunny com'è finito?
- Con tutta la coca che si tirava non c'è mica da stupirsi...
- Va bene, ma io non mi voglio piegare! Quelli di Walt Disney, allora? Dài, non si scappa: sono alla frutta perfino loro che avevano dietro quel po' po' di struttura, effetti speciali, grande distribuzione, cinema!
(si alza, poi si accorge di non avere un solo posto dove andare al mondo e allora si risiede)
- Ma di loro si sapeva che sarebbero finiti male, Tom... Con tutto quel buonismo del cazzo, non c'era scampo... Erano destinati a passare di moda... Oggi come oggi resistono solo i Simpsons. Quei bastardi hanno una fortuna del diavolo... Non avranno mai bisogno del sindacato: hanno più visibilità del Presidente della Repubblica. Noi, con qualche modifica narrativa o stilistica, potremmo farcela.
- Hanno reagito così per una sigaretta, figurati se ci permetterebbero di cambiare altro. Quello che sto cercando di dirti è che siamo passati di moda. C'è il computer, la gente va a vedere Cars, Shrek, oppure si rincoglionisce di donne nude e guerra. Trent'anni fa non avrebbero fatta una piega per due tirate. Ti ricordi come facevano? Signor Tom di qua, signor Gerry di là. Guardati intorno, guarda tutte queste foto! (fa un ampio gesto con il braccio) Non mancavamo a una festa, altro che sorelle Hilton. E oggi? Passiamo le giornate nel tuo studio a guardare videocassette e a provare numeri ritriti. Ci rincoglioniamo di alcol e fumo e guarda, tu guarda questo ridicolo martello gigante di polistirolo! Non capisci che è PREISTORIA, maledizione!?
(scaglia il martello verso l'amico, in un impeto di deformazione professionale. Gerry lo scansa con un effetto sonoro gommoso)
- ...
- Io non li faccio gli spot progresso, Gerry. Non faccio un passo indietro: fumo quaranta sigarette al giorno, che spot dovrei fare? Le ho provate tutte, lo sai. Alla fine ero in una tale confusione che masticavo i cerotti alla nicotina; a cosa dovrebbe servirci non fumare, se non possiamo neanche beccarci un cancro? Me lo spieghi? Tu non hai i tuoi film porno con cui ti trastulli tutte le notti davanti a quel computer? Ognuno è quello che è: prima non contava un accidenti. Oggi ce le fanno pagare tutte. Siamo solo cartoni, dio santo: non ci perdonano il fatto di avere un vita.
- E' che i bambini ci hanno presi a mo' di esempio e noi dovremmo...
- Ma quale esempio?! Siamo un cartone animato che si basa - di fatto - sulla violenza e l'umiliazione reciproca e dovremmo dare l'esempio? A chi? Il nostro pubblico è fatto per il 90% da marmocchi repressi lasciati in balìa della televisione da genitori assenti. Le hai lette le statistiche diffuse dall'Ordine Nazionale, no? Dovrebbero essere LORO ad essere censurati, mica noi. La verità è che non siamo più all'apice... E quando smonti dall'apice, Jerry, ci vuole un miracolo per risalirci... Ricordati sempre dei Jetsons, di come hanno finito per sperperare tutto in avvocati divorzisti...
- Già, un miracolo...
- Il tuo agente li fa i miracoli? No, non li ha mai fatti. E io un agente non ce l'ho, da quando quello stronzo fece il doppio gioco con l'Orso Yogi e io ci persi un sacco di soldi. Basta con gli agenti e se ricorrere al sindacato ci porterebbe solo danni come dici tu, allora tanto vale...
- Non potremmo fare come i Flinstones?
- Che hanno fatto quei trogloditi?
- Hanno aperto un locale, lì in America.
- Ma quelli sono una S.p.A., Gerry. E hanno sbancato anche al cinema, non ti ricordi? Con tutti quei dinosauri del cazzo. Sono un marchio vincente e la gente ci corre ancora dietro. Noi chi siamo? Un gatto opportunista e un piccolo topo d'appartamento. Ce l'abbiamo mai avuti i dinosauri forse?
- Ehi!
- Senza offesa...
- E allora che ne sarà di noi? Cazzo, Tom, abbiamo vinto SETTE Oscar, non può finire in questo modo.
- Ci sarebbe solo una via, Gerry. E tu sai anche qual è...
- Non dirmi che stai pensando a...
(Tom si alza e accende un'altra sigaretta. Ne aspira una grande boccata, poi la tiene tra le labbra sottili. Protende le zampe verso quello che potrebbe essere l'infinito e con gli indici e i pollici distende l'imitazione di una grande insegna luminosa. Gli occhi gli luccicano e con la voce canticchia una qualche sigla prodigiosa d'avanspettacolo.)
- Sì, amico mio. Sì. Quello che ci vorrebbe è un grande, grandissimo r-e-a-l-i-t-y  s-h-o-w.

tomgerry4

storia ispirata da questa notizia

mercoledì, 30 agosto 2006

Schegge fasciste sparse nella notte
Categoria:politica, scritto da andy capp


Casa PoundIl brutale omicidio a colpi di coltello avvenuto sabato notte sul litorale romano fa tornare alto il livello di allarme in città. Da mesi, infatti, sono in aumento le aggressioni per futili motivi, quasi sempre di stampo fascistoide, verso realtà legate ad ambienti della sinistra. Si tratta a volte di casi isolati di pestaggi, ma molto più spesso di vere e proprie spedizioni punitive, come quelle avvenute negli ultimi due mesi. Questi i fatti: il tentato incendio al centro sociale La Strada, più volte oggetto di intimidazioni e minacce, gli accoltellamenti al Forte Prenestino in piena notte, l'assalto al centro sociale La Torre nell'anniversario dell'omicidio di Valerio Verbano, l'attacco alla carovana della lista Roma-arcobaleno all'Alberone e il recente assalto al centro culturale Ex Lavanderia al Santa Maria della Pietà.

Cosa sta succedendo? Perché ribolle nuovamente lo scontro di piazza? Perché la destra xenofoba è tornata a colpire in maniera così violenta e diretta? A livello politico vanno registrati diversi cambiamenti nel laboratorio della destra radicale romana. In primis la svolta politica intrapresa da Base autonoma, la sigla che riuniva tutte le schegge fuoriuscite dalle formazioni di estrema destra dopo la legge Mancino. Confluita nel Movimento sociale di Romagnoli alle ultime elezioni comunali, BA ha di fatto abbandonato la politica antagonista e di strada. Poi il nuovo fenomeno di Casa Italia, un vero e proprio circuito di centri sociali di destra, la cui azione consiste nell'occupazione di spazi (in particolare palazzine) abbandonati, nella loro riqualificazione e soprattutto in proposte politiche concrete, condivisibili o meno: dal mutuo sociale, al reddito per i giovani disoccupati. I centri sociali di destra hanno interrotto una tradizione che apparteneva storicamente ai rivali di sinistra, spezzando quegli schemi preordinati e mettendo in difficoltà anche i partiti di destra ufficiali, quelli che da sempre fanno della lotta all'illegalità il loro cavallo di battaglia. E Forza Nuova? Il fallito esperimento della lista unica con Fronte Nazionale e Alessandra Mussolini sembra aver fatto vacillare la leadership del partito di Roberto Fiore. Attualmente l'iniziativa politica di FN si limita a iniziative anti immigrazione e per lo più in difesa della cristianità europea.

Di fatto, si è andato a creare un vuoto per la cosiddetta manovalanza sottoproletaria. Schegge violente e impazzite che non hanno accettato le strade imboccate a livello politico e parallelamente non riescono a inserirsi in contesti giovanili politici costruttivi. Non rimane allora che la violenza, cieca e gratuita. Che sia lo stadio o la strada poco importa. L'importante è l'azione, l'importante è colpire il nemico, intimidirlo. L'assenza di un movente specifico in queste ultime aggressioni è un chiaro tentativo di tornare ad alzare lo scontro. Che faccia comodo a qualcuno non è dimostrabile. Come difendersi? Intanto la società civile dovrebbe tornare a chiamare le cose con il proprio nome. Il primo referto dei Carabinieri, nel caso dell'assassinio del giovane a Focene, che parlava di "omicidio per futili motivi", andrebbe sostituito con un "chiara aggressione di stampo fascista per motivi politici".

martedì, 29 agosto 2006

I lobotomizzati del low cost
Categoria:italia, scritto da stefano havana


veneziaS'è parlato di Sardegna e Porto Cervo. Qualcosa di molto peggio - mi ha colpito molto questa storia - sta accadendo a Venezia: le orde di rincoglioniti tedeschi (pesco a caso dall'atlante) che affollano ogni giorno la città lagunare (divento un po' classista nei confronti del turista medio, sappiatelo) sono destinate a devastare completamente uno dei posti più caratteristici d'Italia. Il calcolo è semplice: se continua così (ci sono dei dati molto precisi e statistiche accertate negli anni) nel 2030 a Venezia non ci sarà neanche più UN abitante. Solo turisti in sandali e calzini invernali. E' da quarant'anni che tale esodo va avanti, a fronte dei tantissimi (troppi) visitatori che arrivano ogni giorno (circa cinquantamila. Che fa 18 milioni l'anno: per rendere l'idea, un paese come Cuba - tra i più turistici del pianeta - la scorsa stagione festeggiò il grande traguardo dei DUE milioni di visitatori in un anno...).

I tabulati dell'anagrafe comunale parlano senza tema di smentite: dal 1966 a oggi il centro storico di Venezia ha perso la metà dei suoi abitanti: erano 121mila nel '66, sono 62mila oggi, di cui 3mila stranieri.

Mi chiedo se valga la pena cedere un pezzo di terra nostra a questo prezzo. Considerati chi sono i turisti che mediamente affollano le attrazioni italiane, mi chiedo se non siano meglio gli sbarchi di Lampedusa. Io stesso vivo in una città turisticamente avanzatissima come Roma e li guardo, questi turisti, girare per il centro, fotografare San Pietro, rischiare di farsi investire ad ogni attraversamento pedonale perché - semplicemente - sono dei rincoglioniti cronici. Per quale motivo le persone (anche noi italiani) appena fanno un passo fuori dalla propria città diventano dei lobotomizzati del low cost? Quand'è cominciato questo spolpamento del neurone?

Perché il low cost, diciamolo, ha aperto i cancelli del turismo anche a chi non poteva permetterselo: ormai viaggia chiunque, e si vede. Considerata la qualità umana di chi si sposta ogni giorno, è del tutto inutile rendere speciali dei servizi che possono tranquillamente essere pessimi e venire comunque utilizzati da questa massa di tizi improbabili con gli occhi a palla e che non sanno dove andare o che fanno atterrare gli aerei in emergenza, perché fumano in volo o parlano ai cellulari. Razzismo? Può darsi, ma selettivo: sono pronto ad accogliere chiunque fin dentro la mia casa, a patto che questo qualcuno eviti - per esempio - di portarsi a casa frammenti di spiagge sarde o pezzi di tipiche pietre del litorale toscano o ligure (notizia di oggi: allarme massimo perché queste spiagge stanno scomparendo. O meglio: si stanno trasferendo nelle camerette dei turisti insieme alle bandane del Cocoricò).

Se dobbiamo cadere, cadiamo. Ma pensare che ci sgretoleremo per colpa di un gruppetto organizzato di signori in Birkenstock, questo no.

p.s. questo è il post di noantri numero 800. Una candelina per noi e un ringraziamento a tutti quelli che, in quasi due anni, hanno contribuito.

lunedì, 28 agosto 2006

E parlarne con tua sorella?
Categoria:sport, scritto da stefano havana


tottiMa perché noi dovremmo stare buoni buoni, zitti zitti, ad aspettare Francesco Totti? Chi è Francesco Totti fuori del Raccordo Anulare? Che ha vinto? Che ha fatto? Cos'ha portato al calcio italiano, a parte la ribalta del cucchiaio?

«Prima ne dobbiamo parlare, poi vediamo»: così si pronunciò il campioncino di periferia, il fenomeno dell'ultimo passaggio, l'esegeta del patinato compulsivo, davanti alla proposta avanzatagli dal ct Roberto Donadoni di tornare in Nazionale. Ma chi sei? Che vuoi? Dove credi di andare? Che hai fatto per permetterti di parlare così alla - e della - Nazionale CAMPIONE DEL MONDO? Semmai siamo NOI a doverne parlare in un serratissimo conclave e poi - FORSE - a dover decidere, o Grande Campione della Barzelletta Sociale Radical Chic, Amico di Costanzo e di Veltroni, Marito Perfetto; colui a cui si perdona perfino una demenza cerebrale totale, perché tanto simpatico e terra terra. Francesco Totti: uno de noi! Ma uno de VOI, piuttosto, ché io mi faccio ardere in una pira purificatrice a Piazza del Popolo anziché rassomigliare a lui - piede destro, conto in banca e Blasi a parte (le cose sono consequenziali in quest'ordine).

Credo che con questa uscita definitiva - «Ne dobbiamo prima parlare...» - Totti (decisivo, trascinatore e geniale anche nella finale di Supercoppa con l'Inter...) abbia scritto il suo testamento sportivo con una penna d'oca. Ha deciso, Francesco, che ci deve fare un favore: lui, che è stato senza possibilità di smentita la Delusione di questo trionfante campionato mondiale, l'Assente (rigore sparato a cento all'ora nella porta della TEMIBILISSIMA Australia a parte), ci deve fare un favore. «Prima ne dobbiamo parlare, poi vediamo»? Ci serve questo favore? Io opterei maggiormente per un ritorno in Azzurro di Paolo Maldini o di Roberto Baggio, se possibile. Ma chi è questo Francesco Totti da Porta Metronia? Dove stava durante la partita con la Germania? Che cosa pensava nel cuore della gara con la Francia - la finalissima! -; cosa faceva quando sparì così - PUF! - dal cuore dell'incontro lasciandoci da soli?

Pensi a portare la sua Roma da qualche parte che non siano laici quinti posti; ne ha piedi e capacità tecniche. Ma si inginocchi, eventualmente, quando si parla della squadra che rappresenta il mio Paese e che sta cercando di uscire dal più grande scandalo criminale che abbia mai colpito il calcio. Senza ulteriori alibi o giustificazioni: er pupone sono anni che dovrebbe essere diventato adulto.

sabato, 26 agosto 2006

Io so che tu sai che io so
Categoria:sport, scritto da andy capp


Galliani e MoggiLuciano Moggi non si è arreso. Anzi, la sua anima, quella che avevamo dato per morta, uccisa chissà da quale male oscuro, è più viva che mai. Tanto che l'ex dg della Juve si è concesso addirittura una conferenza stampa (in rappresentanza di chi?). E sorridente come nei tempi migliori è passato al contrattacco: "Dove sono le prove? Non posso essere il corruttore se non ci sono i corrotti".

E già, vecchia volpe, stai a vedere che ora ci siamo inventati tutto. Che non ha mai parlato al telefono con i designatori, che non hai fatto pressioni sui procuratori, che non hai mai ricattato le società nemiche. Anzi, dovremmo anche chiedere scusa alla Juve, la nuova Juve, quella dal volto pulito dei giovani Elkann. Tutti col capo chino, Federazione compresa.

Peccato che quando si entra in un'aula di Tribunale bisogna sempre ricordarsi del perché ci si va. Non abbiamo noi le prove delle magagne combinate alle nostre spalle, ma non siamo magistrati, né avvocati. Quindi possiamo fare a meno di arrovellarci sui cavilli giudiziari e condannarvi perché a noi bastano i fatti. E i fatti dicono che Juve e Milan avevano creato un sistema di potere: sceglievano gli arbitri corrotti e si spartivano risorse e vittorie. Non è così? Bene allora è forse come dice Moggi ("Ora sto facendo il ricercatore del marcio")? Oppure come recita questo comunicato ufficiale diramato ieri dal Milan?

"In relazione ad alcune notizie apparse su qualche quotidiano, l'A.C. Milan precisa che il suo Amministratore Delegato Adriano Galliani si è recato a Madrid perchè invitato ad assistere al Trofeo Santiago Bernabeu dal Presidente del Real Madrid Ramon Calderon. Il predetto invito rappresentava lo strumento attraverso il quale comporre, come si è in effetti composta, la controversia insorta tra l'A.C Milan e il Real Madrid in relazione alla nota vicenda attinente contatti con il calciatore Kakà.

Ogni diversa interpretazione della presenza di Adriano Galliani in quel Paese non è dunque corretta: egli non ha infatti svolto, né intende svolgere fino a che la pur ingiusta sanzione di inibizione avrà efficacia, alcuna operazione di cosiddetto mercato, né altra attività che possa costituire inadempimento alle limitazioni impostegli in conseguenza della sanzione predetta, cui egli desidera dare piena esecuzione anche per rispetto istituzionale delle regole. In particolare, tutte le trattative di mercato dell'A.C. Milan sono state poste in essere, sia sotto il profilo formale, sia sotto il profilo sostanziale, dal Direttore Generale Ariedo Braida".

Certo, perché le interviste (con tanto di registrazione televisiva) in cui Galliani comunica l'incedibilità di Kakà e dice di aver raggiunto uin accordo con Ronaldo ce le siamo inventate.

Mi dispiace ma questa volta la verità sta da una parte sola. E voi meritate solo una secchiata di merda.

venerdì, 25 agosto 2006


Categoria:genova 2001, scritto da andy capp


PlacanicaIl caso Giuliani è stato già trattato su noantri in maniera piuttosto ampia. E quale che sia la verità, più o meno ufficiale, mi sono chiesto in questi giorni come sia possibile che Mario Placanica arrivi a chiedere un risarcimento danni ai genitori del ragazzo ucciso a Genova nel 2001. L'ex carabiniere, accusato e prosciolto dalle accuse di omicidio, si considera parte lesa per il suo mancato reintegro nell'Arma dei Carabinieri. Tuttavia non mi interessa riaprire il dibattito su chi abbia ragione o meno, ma mi piacerebbe fare un salto sul livello di confronto successivo. Cosa successe realmente in quei giorni? Sono passati cinque anni e la cosa a cui non si è ancora arrivati è la verità. Per questo, evitando qualsiasi considerazione ideologica, mi piacerebbe che Placanica raccogliesse l'appello di Heidi Giuliani: "Dovrebbe smetterla di dire bugie e decidersi finalmente a dire una parola di verità su quanto è accaduto in piazza Alimonda".

Sulla vicenda attuale mi ha lasciato molto perplesso il commento dell'onorevole Filippo Ascierto, responsabile della sicurezza di Alleanza Nazionale, in cerca di visibilità politica ma incapace di tenere il punto. Ecco le sue parole: "E' Placanica la parte lesa perché ha subito un grosso trauma ed ha perso il lavoro. Mi sembra che sia troppo chiedergli dei soldi". Della sua presa di posizione non se ne sentiva certo il bisogno.

Ripeto. E' necessario fare un passo successivo. Pretendiamo una commissione d'inchiesta sui fatti di Genova, c'è bisogno della verità. La smetta Placanica di sentirsi parte lesa e parli. Parli. Racconti cosa successe la mattina della morte di Carlo, racconti cosa gli dissero subito dopo. Racconti quelle sue notti piene di tormento. E racconti della denuncia del suo avvocato, due anni più tardi, dopo quello strano incidente automobilistico in cui rimase coinvolto. Dica chi di Alleanza Nazionale lo avvicinò per candidarlo e sfruttare l'onda emotiva sotto elezioni per poi abbandonarlo al suo destino. Possibile che in Italia siamo arrivati al punto di rimpiangere la figura del pentito?

La cultura omertosa presente nel dna del nostro paese si è rifatta sotto più viva che mai. "Se Cragnotti parla", "Se Tanzi parla", "Se Fiorani parla", "Se Ricucci parla", "Se Moggi parla". I commenti della gente comune sembravano quasi carichi di preoccupazione. "Se tizio parla qui crolla tutto". E gli italiani hanno tanto paura dei cambiamenti quanto bisogno delle loro certezze, anche se distorte. Alla fine, infatti, non ha parlato nessuno. E chissà quanti hanno tirato un sospiro di sollievo perché "se lo facevano fuori era un problema anche per noi, sai". La Rivoluzione, insomma, in Italia non ci sarà mai. Ma questo si era capito dai tempi della caduta del Fascismo, passando per gli anni dello stragismo di Stato, fino a quelli di Tangentopoli. Chissà se è il caso di sperare in una Rivoluzione per la verità. In effetti sarebbe il colmo per un paese mafioso.

giovedì, 24 agosto 2006

La parte lesa non spara
Categoria:genova 2001, scritto da stefano havana


Primo comandamento de' Noantri: un ragazzo esile che lancia un estintore addosso a una camionetta di carabinieri armati fino ai denti NON sta aggredendo nessuno. Secondo comandamento de' Noantri: a Piazza Alimonda, sei anni fa, un ragazzo esile, ingenuo e gravido di ideali discutibili ma non sindacabili, venne brutalmente assassinato da un altro giovane in divisa che perse la testa in un impeto di terrore poco professionale ma pure comprensibile.

carloviso

Correttamente il giovane in divisa venne CACCIATO dall'arma perché "permanentemente non idoneo al servizio militare in modo assoluto". Nel corso degli anni il carabiniere CACCIATO ha provato a rifarsi una vita: addirittura si diede alla politica, candidandosi alle liste di AN a Catanzaro. Adesso, con il corpo del ragazzo esile e impetuoso ghiacciato e ridotto a polvere dentro una fossa, il giovane CACCIATO chiede il risarcimento dei danni alla famiglia del morto ammazzato. La famiglia (che non sempre si è comportata in maniera esemplare, va detto) ha risposto per le rime; lui ha ribadito il concetto: «Sono stato coinvolto in quel fatto, ma quel giorno mi sono comportato da carabiniere e ho protetto i miei colleghi, il Defender e l'Arma. La conseguenza è che sono stato riformato». Ironico che nessuno abbia difeso il ragazzo esile DAL Defender quando gli passò consapevolmente almeno due volte addosso, rendendolo ancora più esile di quel che già era e un po' più morto di quel che comunque era destinato a diventare (dettagli, tanto l'identità del pilota è stata omertosamente taciuta per sempre).

carlo

Terzo comandamento de' Noantri: se il giovane assassino verrà risarcito di soldi e divisa, il morto ammazzato verrà ammazzato di nuovo.

Amen.

mercoledì, 23 agosto 2006

Forza Renato
Categoria:attualitĂ , scritto da stefano havana


E' storia di qualche sera fa: il notissimo locale di Porto Cervo, il "Bilionaire Beach", è stato sottoposto a sequestro dai carabinieri del posto. Il "Bilionaire Beach", nonostante il nome lo ricordi molto, non c'entra un piffero con la robaccia di proprietà di Flavio Briatore. Il "Bilionaire Beach" appartiene piuttosto a un caro signore, vecchia conoscenza di questo blog, vale a dire Lele Mora (a sua volta SOCIO dell'ALTRO Billionaire, quello del manager Renault). "Sito sottoposto a sequestro giudiziario", c'è ora scritto davanti al locale, tra lustrini e marmitte di Ferrari e tacchi a spillo di scarpe Gucci. Il "Bilionaire Beach" non è uno dei locali più famosi di Porto Cervo, ma è quello più frequentato da vipettini, vallettine, veline e calciatorucoli: oggetto del contenzioso legale è stato l'impianto di diffusione della musica. Centinaia di persone hanno protestato per il volume eccessivo: un rapido controllo dei carabinieri ha fatto scattare il blocco. Ma il "Bilionaire Beach", di proprietà del signor Lele Mora, non è nuovo a episodi del genere: già un sequestro era stato disposto per colpa di una vendita di alcolici non propriamente in regola. Il guru dell'inutilità fatta spettacolo si è sempre difeso, additando gli altri e riconducendo le colpe su leggi esageratamente pignole: «Sono arrivato come un pifferaio magico - ha spiegato Mora - e ho attirato in quest'angolo di Costa Smeralda il giro dei vip, questa parentesi non mi fermerà, farò ricorso».

Io tifo visceralmente per Renato Soru e per le sue rigide regole anti-lusso. Ho letto, negli ultimi mesi, interviste piccate di Sabrina Ferilli e Adriana Volpe, di Marta Marzotto e di Simona Ventura e il loro massimo argomentare verteva sulla minaccia di cambiare porto d'attracco per la propria barca. Soru avvisato, mezzo salvato, verrebbe da dire: eppure resto convinto che il turismo che fa bene all'economia della Sardegna possa fare a meno di quell'accozzaglia pseudo-urbana che è Porto Cervo. Il turista NORMALE a Porto Cervo ci passa, ci curiosa come allo zoo, non ci spende UNA LIRA (perché la qualità, rispetto al costo è drammatica) e torna nelle zone veramente belle e accoglienti dell'isola. Per colpa di questa insulsa gentaglia, Porto Cervo sta diventando un fenomeno da baraccone, abitato più che altro dai flash delle macchine fotografiche: trovo che sia un posto che toglie alla Sardegna almeno quanto .

Flavio Briatore ha acquistato una pagina su diversi quotidiani sardi e sulla stampa nazionale: «La tassa sul lusso porterà sviluppo e ricchezza... A Francia, Grecia, Spagna, Croazia… Certo non alla Sardegna. Come non capire che bisogna estendere la stagione estiva e che il lusso non è un reato, ma un investimento anche in termini di immagine e di prestigio, e che ulteriori tasse non aiutano, ma ostacolano il turismo»; questo ha fatto scrivere il boss della Formula Uno, brindando con un flute di champagne e caviale. Cesare Romiti recentemente si è rifiutato di pagare la multa, sostenendo davanti al Corpo Forestale Regionale di Alghero che si trattava di una "sosta tecnica" e non di un vero e proprio attracco. Maledetti furbetti del quartierino, ignoranti e arroganti: gli stiamo facendo dominare il mondo.

Prima dell'arrivo del principe Karim Aga Khan - che costruì, di fatto, Porto Cervo, da quelle parti c'erano colline e pecore. Adesso, a ben vedere, sono rimaste solo le pecore. E i pecoroni che le seguono zelanti con i taccuini per gli autografi e la bava alla bocca.

Forza Renato Soru. C'è bisogno di guerre così, contro gente così.

martedì, 22 agosto 2006

Due categorie di persone
Categoria:quotidianismi, scritto da stefano havana


Mi sono fatta l'idea che esistano due grandi categorie di persone: quelli che, in aereo, reclinano lo schienale del sedile e quelli che non lo fanno e quelli che sanno chiedere gli sconti alla cassa e quelli che non lo sanno fare. In base a queste due somme attitudini prendono forma - piano piano e come concause di movimenti inspiegabili - gli uomini o le donne che siamo destinati a diventare.

L'umanità sta tutta qua, volendo riassumere moltissimo: li vedi, intorno a te, e un po' li invidi, è chiaro. Riescono a tenere il sedile reclinatissimo anche in fase di decollo e atterraggio: hanno un metodo e il metodo, si sa, è tutto nella vita. Ingannano anche la più avvezza delle hostess e riescono perfino a mangiare in quella posizione. Dormono, naturalmente: almeno sette ore su dieci di volo e, mentre tu sei drogato di Valeriana Dispert, costoro sono nel pieno della fase REM e sognano bellissime donne ancheggianti. Va così, la vita: sei lì che ti contorci sulla poltrona cercando di capire con la coda dell'occhio chi abiti il sedile dietro - al fine di psicanalizzarlo, se sia o no un soggetto in grado di sopportare l'eventualità che tu assuma una posizione egoisticamente più comoda per te - e intanto qualcun altro avrà anticipato i tuoi propositi facendosi molti meno problemi e ti guarderà dall'alto in basso della sua conquista, perfino senza scarpe, muovendo comodamente le dita dei piedi come i bambini nella culla. C'è del genio assoluto in loro: il Massimo Esemplare di questo genere di individuo prima reclina il sedile fino a farlo scricchiolare, poi si alza e rompe le palle A TE perché gli affondi le ginocchia dietro*.

Alle casse le cose non vanno certo in maniera più giusta: quelli che ottengono gli sconti sono Esseri Illuminati privi di un enzima o qualcosa del genere. Si mettono lì, qualsiasi cosa stiano comprando, e pagano meno. Spesso - magia delle magie - non pagano affatto. Non si sa bene come facciano, ma è un'arte dell'anima come quella che mosse il polso di Michelangelo quel giorno. Se non fai parte di questa ristretta cerchia di persona, ti puoi anche ammazzare, puoi stare lì a concentrarti con le buste in mano; tanto quando arriverà il tuo turno e quella comincerà a battere i tasti sulla cassa, ti rimangerai tutto e pagherai il dovuto pure se ti sembrerà esagerato. E' questione di come sei fatto e di come non sei fatto: toccheresti mai il culo a una sconosciuta in Centro? No, e allora non reclinerai mai lo schienale in aereo dando fastidio al tizio dietro e non ti soffermerai neanche una volta a guardare il conto di un ristorante: preferiresti partire per il Kosovo piuttosto che far notare al gentile cameriere che ti è stato conteggiato un primo in più.

* episodio realmente accaduto

venerdì, 18 agosto 2006

La pace pugnalata alle spalle
Categoria:attualitĂ , scritto da andy capp


MonterotondoPoteva farsi gli affari suoi. La prima frase che è riecheggiata tra la folla silente ferma davanti al Duomo di Monterotondo non è stata incoraggiante. Che la morte di questo ragazzo, il suo appello al deporre definitivamente le armi sia caduto nel vuoto? Il pericolo in effetti era questo. E chissà quante persone hanno pensato la stessa cosa appena appresa la notizia della morte di Angelo Frammartino: "Giovane volontario italiano accoltellato a Gerusalemme. Ignoto il motivo dell'aggressione". Niente di male, sia chiaro, a pensarla così. Ingenuo e tremendamente sano egoismo a cui ci ha portato la crudeltà del nostro tempo.

Avrebbe potuto farsi i cazzi suoi Angelo. Scegliere un'altra vacanza, un altro tipo di impegno per questa estate. E magari avrebbe potuto crepare in moto o in macchina. Ancora meglio dopo la discoteca, imboccando la Salaria o il Raccordo Anulare contromano. Le morti, in fondo sono tutte uguali - ci raccontano - Ma non sempre è così. Avrebbe potuto fare proprio come quel ragazzo di 15 anni, che in attesa della bara proprio non riusciva a capire il motivo di quella morte e si chiedeva ad alta voce del perché di quella scelta. Starsene a casa propria e condurre la vita di tutti i giorni. Cosa c'è da vergognarsi? E' stato un Ferragosto di dolore per la piccola comunità laziale di Monterotondo, riunita attorno ai familiari del ragazzo ucciso in quel modo così barbaro che ai nostri occhi fa apparire quelle terre ancora più lontane. Ai funerali c'erano i politici, le autorità palestinesi, c'erano gli amici, la mamma e il papà, c'era chi lo conosceva appena, c'erano i vicini, i vecchi compagni di scuola o chi non lo conosceva affatto.

"I Palestinesi si vergognano". Il vescovo emerito di Gerusalemme, monsignor Hilarion Capucci, ha usato parole dure contro l'assassino: "Il popolo palestinese si vergogna del comportamento di questo schifoso squilibrato palestinese. Oggi la pace è solo un miraggio, una parola vuota. C'è solo odio e violenza. Preghiamo perché il sangue di Angelo sia un tributo per la resurrezione della terra di Palestina, che ora non è santa, ma maledetta".

Al termine della cerimonia funebre, sul piazzale davanti al Duomo si mescolavano applausi, lacrime, segni della croce e pugni chiusi. Bandiere Rosse, fiori e colori della Pace. Qualcuno ha urlato Hasta la victoria, qualcun altro si è voltato sorpreso. I più gridavano bravo! Di scettici non se ne vedeva più uno.

mercoledì, 16 agosto 2006

Pornografia dei sentimenti
Categoria:dissenso, scritto da stefano havana


Questo povero ragazzo, Angelo, morto a Gerusalemme - l'italiano - ha resuscitato un'altra interessante abitudine dei nostri quotidiani senz'anima, vale a dire il tormentone dell'ULTIMA mail, dell'ULTIMO messaggio, dell'ULTIMO articolo. Non è una novità, ci mancherebbe: si è fatto con il caro Baldoni, credo che sia sempre esistito qualcosa di simile, a partire da Dante, per arrivare a Garibaldi e Luigi Tenco.

Sepulveda getterebbe questa melassa nel secchio di vomito della carne da blog, come scrisse qualche tempo fa su Il Manifesto; io catalogo questo malcostume con un termine che uso spessissimo quando parlo di letteratura o di cinema, vale a dire pornografia dei sentimenti. La pornografia dei sentimenti è uno degli strumenti più diabolici se messo in mano a un narratore di bassa qualità. Tipo: "Romanzo Criminale" di Michele Placido. Ecco, quel film (lo script, soprattutto) dovrebbe essere portato nelle università come modello da non seguire MAI: le immagini finali dei bambini che corrono sulla spiaggia al rallentatore, mano nella mano, mentre la telecamera indugia in dissolvenza sul giorno presente, fatto di morti ammazzati e arresti, QUELLA è pornografia dei sentimenti. Tre ore di film e neanche UN approfondimento sui personaggi degno di nota, a parte il romanaccio, ma tutto il tempo per vederli correre da bambini su una bella spiaggia abbrustolita dal sole. Oppure i libri di Susanna Tamaro con l'incidente stradale sotto la pioggia e lo zainetto della povera uccisa riverso sull'asfalto bagnato e le mani tremanti della madre che lo spostano da lì per alti motivi filiali che non vengono approfonditi: pornografia dei sentimenti allo stato puro da un milione di copie in edicola.

L'ultima mail di questo Angelo, che dice che dovremmo tornare ad amare ogni giorno, è pornografia dei sentimenti da quattro soldi. L'ultima mail di Angelo, l'ultimo eterno gesto di questo ragazzo e via dicendo. Roba da fare la fila alle edicole. La colpa non è sua, è chiaro. Poverino, morto così giovane in un posto del genere, invece di passare il proprio tempo ad aggiornare un blog o a fare del sano pod-cast (o del dolce su e giù). Bestie rare sono questi strani tizi che immolano la propria vita per alti scopi: bestie da zoo siamo invece NOI, che godiamo fino alla masturbazione nel leggere le ultime righe vergate, oppure dette, dal morto.

Pornografia dei sentimenti. Davvero, è un abitudine sconsolante. Il film "United 93" racconta dell'aereo ribellatosi ai dirottatori durante gli attentati dell'11 settembre; non è male, ma è farcito di momenti intollerabili in cui i piloti in cabina - che noi sappiamo GIA' dovranno morire - parlano di quanto sono belli i loro figli appena nati, di come hanno in programma di portarli al campeggio a fine mese, eccetera eccetera. E' un trucco, c'è l'inganno: non è onesto. E in letteratura (come nel cinema) l'onestà dell'autore deve venire sopra ogni maledetta cosa: in un film sentimentalmente pornografico DI FATTO come (ad esempio) "Il lago sulla casa del tempo", con Keanu Reeves e Sandra Bullock (ti amo!), una cosa del genere ci sta. La accetti: lo sai e paghi un biglietto per andare a vedere QUELLO. Pornografia dei sentimenti con la ricetta: non sto dicendo che qui si rifiutano i buoni sentimenti (o i buonismi sentimentali); sto dicendo - piuttosto - che certe storie della vita o della finzione non sono fatte per i buoni sentimenti e metterceli per forza diventa una bestialità.

Se uno muore, muore: è una storia di sangue, guerra e terra sporca, quella di Angelo. La sua ultima mail è solo un click sul tasto invia di Outlook o Eudora: non lo sapeva che andava a morire. Diceva Carver (insegnando letteratura in tre parole): «Niente di complicato. Raccontiamola com'è». Capito? Secondo me tutto sta a scrollarsi di dosso questa abitudine di metterci il rallenty nelle cose che succedono.

lunedì, 14 agosto 2006

La pace degli oggetti
Categoria:viaggi, scritto da stefano havana


L'abbiamo scritto sul nostro blog on the road da Cuba, ci stavo ripensando stanotte. C'è un momento esatto, durante tutte le vacanze del mondo, in cui ti accorgi che è finita: non è solo questione di stomaco e nervi, di orario e tensione, di tristezza e malinconia o semplicemente di calendario. Arriva un giorno in cui, tutto abbronzato, ti rimetti a fare la valigia: è allora che togli, scastri, demolisci tutti gli oggetti che durante quelle tre settimane hai sistemato in giro e ti rendi conto che nessuno di quelli - vestiti, scarpe, schiuma da barba, cinte, pezzi di carta, penne - poteva stare in una posizione diversa.

In bagno il mio beautycase sistemato sopra il ferro che solitamente tiene l'asciugamano, le scarpe da turista tedesco di Pat sotto il condizionatore, le due buste con le statue di legno di Davide sul divano; le tre valigie nelle rispettive posizioni e guai a spostarle. Quella casa sarebbe stata un'altra casa, se dall'oggi al domani, ci fossimo messi a modificare l'assetto di ogni cosa, a sconvolgere la pace trovata autonomamente dagli oggetti. I miei vestiti sulla poltrona, l'occorrente per le lenti a contatto di Pat sul comodino vicino al letto, carte, scontrini e numeri di telefono sul tavolo di vetro in salotto: ti accorgi in un momento di autocompiacimento e malinconia che quella era diventata casa tua, con le tue manie, le abitudini - l'ordine maniacale di Pat, il disordine incondizionato mio - e che da un momento all'altro diventerà casa di un altro, rispecchierà il modo d'essere di un altro.

Mi ricordo a New York quest'inverno: il periodo più lungo mai trascorso personalmente in una camera d'albergo. Alla fine tutto aveva un senso e mi pareva impossibile pensare a quella camera in termini diversi: il pupazzone verde di Slime di Davide sopra al frigorifero, tutte le scarpe che ci eravamo comprate posizionate lungo la parete, i miei cappelli invernali sulla scrivania, la sciarpa sulla spalliera, la mia valigia sotto la finestra, quella di Davide accanto l'armadio. E il modo in cui ognuno istintivamente sceglie il proprio letto? Ci avete mai pensato? Si arriva in un posto - magari si è in tre o in quattro - e ciascuno si dirige verso un posto letto. Non capita mai di sedersi in due sullo stesso e di doverne parlare per decidere: semplicemente ognuno posa il proprio culo su un materasso - oppure ci lancia distrattamente una felpa sopra - e da allora quello sarà il suo letto. Nessuna discussione, nessun dubbio; arriva il giorno della partenza e capisci, ti dici, che nessun altro letto poteva essere il tuo. Quello è proprio un letto che ti piace, nella posizione giusta, con la consistenza giusta: gli altri ti sembrano impossibili e ti daresti una pacca sulla spalla per congratularti con te stesso.

Poi tutto sparisce, naturalmente. Nell'aereo che ti riporta a casa rimane solo la consistenza di un'altra avventura tra le labbra e l'angoscia per l'ennesimo vuoto d'aria che ti lascia lì, aggrappato ai braccioli, a domandarti chi te l'ha fatto fare.

domenica, 13 agosto 2006

Un caguarian di 80 anni
Categoria:ritratti cubani, scritto da andy capp


FidelCompleanno

sabato, 12 agosto 2006

Hasta (quasi) siempre
Categoria:scritto da stefano havana, ritratti cubani


C'è un bello scrittore cubano che si chiama Alejandro Torreguitart. E' del 1979 e ha già scritto diversi libri editi anche in Italia. Adesso ha scritto una cosa bellissima, secondo me, e molto condivisibile, sull'attuale momento vissuto da Fidel Castro e dai cubani. Fa così (la traduzione è di Gordiano Lupi):

Grande notizia oggi in Cubavision. Non ci sono i cartoni animati prima del Noticiero, hanno sospeso pure il film americano e la telenovela sui froci, quella che piace tanto a Mariela e che io ne farei pure a meno di guardarla, preferisco Sex and City sul satellite, lo vedo da Paco pure se è proibito, lui ha trovato il modo. Si trova sempre il modo qui all’Avana, tutto è proibito ma tutto è permesso, basta dare la mancia alla persona giusta, tenersi buono il vicino, allungare qualcosa al rappresentate del partito. Ma non divaghiamo che oggi c’è la grande notizia. Tutto il resto non conta. Fidel sta male, deve operarsi, pare che sarà una cosa lunga, non riuscirà neppure a festeggiare il compleanno, ma stai sicuro che lo fa più in qua, magari mette in piedi una megafesta con la scusa dell’anniversario della Rivoluzione, che ormai lo scrivo maiuscolo per abitudine ma questa cosa qui mica mi viene bene. Fidel ha lasciato il potere nelle mani del fratello, un ragazzino di settantacinque anni, uno che quando apriva bocca lui lo rimbeccava sempre, della serie tu stai zitto che non capisci niente cosa ne vuoi sapere della Rivoluzione, occupati dell’esercito, fai la guerra con i soldatini, pensa alla Cina e al modello comunista che va verso il mercato, ma rompi poco le palle. Insomma, ora come ora questo ragazzino di settantacinque anni che in televisione lo vedi sempre con la sua bella divisa verde olivo stirata di fresco, occhiali da talpa, baffetti radi, statura mingherlina che pare il figlio scemo di Fidel sarebbe il depositario della Rivoluzione. Stiamo messi bene.
“Comanda il partito. Raul non conta niente” dice Paco, uno che suona con me nell’Esperanza. Lui ha una voce che quando canta leva di sentimento, ma oggi non ha tanta voglia di cantare.
“Non so cosa è meglio…” sussurra Pablo che ha messo da parte la chitarra. Pure lui non prova. Non ne ha voglia.
Manuel se ne sta fermo da una parte a guardare la sua tromba e la rigira tra le mani come in attesa di qualcosa che non viene. Armando ha posato maracas e timbales su un tavolo e sorseggia un caffé.

“La batteria serve a poco se voi non collaborate” dico.
Più mercato e meno Rivoluzione, scrivono i giornali che vengono da fuori, quelli proibiti che raccontano le cose come stanno o almeno ci provano. La Rivoluzione è sempre più forte, recita il Granma, ma su quello c’era da stare più che sicuri, per il Granma la Rivoluzione è sempre mas solida y fuerte, la musica non cambia mai. “Paco, cazzo, adesso leggi pure il Granma?” dico.
“Che cosa devo fare? Dovrò informarmi in qualche modo…” “Se t’informi con il Granma sei a posto…”
No, le palle del Granma proprio no, quelle me le risparmio e se oggi non è giornata e non si prova finisce che me ne torno a casa e mi metto a studiare che c’ho un esame di letteratura cubana tra poco e mica sono preparato. Un amico mio che viene dalla Spagna m’ha portato l’opera completa di Cabrera Infante e io me la sono letta quasi tutta, pure se lo so che nell’esame di letteratura mica ce la trovo, non serve a niente. Magari dovrei studiare Abel Prieto e la narrativa contemporanea, quella che piace tanto al partito perché sta dentro alla Rivoluzione, come ha detto Fidel. Pubblicità ce24ore Dentro la Rivoluzione tutto, fuori dalla Rivoluzione niente. Preferisco fuori, comunque, anche perché non riesco mica più tanto a capire che cosa sarebbe questa Rivoluzione, vorrei essere così sicuro di difenderla come chi non la deve subire, ché loro ci riescono bene, non hanno la tessera, non devono fare i conti con il riso che manca dopo sette giorni e con i fagioli da risparmiare. Sarei rivoluzionario pure io se mangiassi bistecche ogni giorno, guarda, sarei un compagno perfetto, crederei a tutto quello che dicono, al pericolo che viene dagli Stati Uniti, alla prossima invasione, alla minaccia americana, all’embargo che è la sola causa dei nostri problemi. Credo a tutto, Raul. Te lo giuro. Però dammi da mangiare un po’ di carne, magari già che ci sei trovami pure un vestito nuovo, ché questa camicia bianca e i pantaloni sono consumati, più li lavo più si strappano, magari dammi anche un paio di scarpe nuove che queste sono tutte rattoppate, magari vedi se m’insegni come fare per arrivare alla fine del mese con cinque dollari in tasca. Magari è meglio se me ne sto zitto. Magari. E insomma, gira picchia e mena, me ne torno a casa che le prove non le ho fatte, il concerto chissà se lo faremo, forse i turisti che c’hanno chiamato si faranno vivi e noi improvviseremo Hasta siempre comandante, tanto si sa che vogliono quella, specie se sono italiani, e a me viene sempre la voglia di fare il rap di Rey el vikingo, quello che dice Hasta cuando comandante, sarebbe più in tema, ma tanto per cambiare è proibito, mica si può. Torno a casa e penso ancora alla notizia del giorno, quella che tutti si sussurra e nessuno c’ha il coraggio di affrontare. Mica sarà morto davvero, penso. Mica ci lascerà nelle mani del partito comunista? Mica ci farà governare dal fratello che pare un cartone animato e quando ride sembra Speedy Gonzales? Non lo so cosa succederà ancora. Non lo so proprio. Forse niente come al solito e lui ritornerà come prima, magari malato, stanco, lo sentiremo dire le solite cazzate di sempre, la minaccia americana, l’embargo, la Rivoluzione mas solida y fuerte, il coraggio di Cuba. Sì, lo so che sono tutte balle, ma dette da lui hanno un altro sapore e magari si sopportano meglio. Fidel, fallo per noi. Non ci lasciare.

Questo breve pezzo mi pare perfetto: un disegno razionale della situazione sull'Isla e dei sentimenti che prova un cubano. Come questa foto: l'ho scattata dal balcone di casa, nel quartiere Vedado, dopo un fortissimo acquazzone. Ci siamo messi a guardarla nel monitorino della fotocamera e ci siamo domandati: chi glielo va a spiegare a questi bambini che la Rivoluzione è stata un trionfo?

giovedì, 10 agosto 2006

E se fosse tutta una montatura?
Categoria:dissenso, scritto da andy capp


L'Europa si è svegliata riscoprendo vecchie paure. Tutti i voli di linea verso Londra sono stati cancellati per timore di nuovi attentati dalle proporzioni inimmaginabili, mentre il Governo inglese ha comunicato di aver arrestato 21 presunti terroristi britannici di religione musulmana e di origine pakistana. L'Occidente è nuovamente in subbuglio, la tensione è tornata altissima a poco più di un anno dalle bombe umane della tube londinese. Ora, forse è inopportuno lanciare questo tipo di provocazione. Ma se non fosse vero niente? Se la notizia fosse inventata, creata ad arte dall'intelligence britannica? I moventi del resto non mancherebbero. La guerra in Iraq ha perso totalmente il consenso dell'opinione pubblica mondiale, soprattutto nell'ultimo anno di calma apparente sul fronte attentati.

British AirwaisPerché allora creare nuove paure? Questa volta non si tratterebbe di giustificare quello che è stato. Ma quello che verrà. Che la situazione internazionale stia attraversando un momento estremamente delicato è sotto gli occhi di tutti. I continui riferimenti alle minacce provenienti dall'Iran non fanno sperare niente di buono. Ecco allora che si è resa necessaria una nuova ondata di incertezza. Presidenti ed esperti di politica estera sono tornati a parlare di obiettivi sensibili, guerra all'Occidente, nuove alleanze di Al Qaeda, armi chimiche, razzi e testate nucleari. Ma chi è che controlla realmente l'informazione mondiale? Chi è che traduce i testi di Bin Laden (sempre che esista questo fantomatico babbo natale cattivo che lancia appelli da non si sa bene dove)? Quale agenzia batte notizie di presunti siti web arabi dove vengono annunciate nuove stragi contro i crociati?

Grazie al caso Abu Omar dello scorso mese abbiamo avuto la percezione di come sia facile creare notizie false. Perché allora non provare a guardare oltre? Nessuno nega l'esistenza di fanatici islamofascisti pronti a farsi saltare in aria in nome della gloria eterna, prigionieri di una sottocultura arcaica dominata e manovrata. Ma cosa realmente è stato fatto in questi tre anni per risolvere la questione mediorientale? Sempre che si possa parlare di questione, per così dire, loro visto che si tratta di chiari interessi occidentali nella regione. Nulla. Le guerre e l'occupazione militare non sono state interrotte, anzi è stata ricreata ad arte, attraverso la delegittimazione della figura di Arafat, una situazione insostenibile in Palestina, che ha portato come naturale conseguenza alla guerra di Israele al Libano. Come finirà? Basta essere degli attenti osservatori per capire che prosegue l'accerchiamento degli Usa a Siria e Iran. Che poi la scusa sia sempre la stessa poco importa. Che poi non ci siano prove di tutto questo, interessa ancora meno. Come dicevamo prima: chi è che davvero produce le notizie? Chi ci racconta cosa sta accadendo in Libano? Che fine ha fatto il fosforo bianco? E le armi di Saddam? Di fatti, per il momento, ne vediamo pochi. E ne conosceremo sempre meno.

Bambina libanese uccisa

domenica, 06 agosto 2006

Ci vuole calma
Categoria:viaggi, scritto da stefano havana


Fidel sta male, Fidel è morto. Hanno ucciso Fidel, Fidel è vivo. Sono un po' disgustato, spaventato da questa vicenda cubana: Cuba è il terzo posto, dopo Roma e Napoli, dove ho vissuto più giorni della mia vita e il secondo, dopo Roma, dove ho costruito le migliori amicizie. Sono spaventato e disgustato, mentre leggo i giornali: penso a Raul che sta in vacanza a Guanabo con i soliti quindici con cui condivide una macchina e un sacco di prelibatezze da cucinare. Penso che per loro non deve essere questo gran divertimento, pure se con Fidel ce l'hanno a morte; pure se gliele infilerebbero volentieri una per una su per il culo quelle bandiere nere anti-imperialiste che ha fatto montare davanti all'ufficio per gli affari nordamericani. Non deve essere bello: magari non dormono, magari fanno sonni agitati.

Qui si parla a sproposito. La vicenda sembrerebbe esaurirsi nell'equazione sulla vita di Fidel: se muore bene, se vive è peggio. O viceversa. Quel Grillini ha ben pensato di argomentare tutta la sua dialettica per dirci che sarebbe ora che Raul Castro ammettesse la propria omosessualità: come no? Grande problema: hai centrato il punto, imbecille. Penso alle strade della Havana dove tutti ti guardano le scarpe; penso alle pozzanghere dopo gli acquazzoni, con i bambini che ci sguazzano dentro. Penso a Sergio e alle foto che mi ha mostrato: quelle dove sono tutti uniti, abbracciati davanti alla televisione, mentre Grosso sta per calciare il rigore della vita. Penso a lui, appena laureato: un grande architetto innamorato di Cuba e che darebbe via un braccio per poter esercitare la propria professione nel paese natìo. Penso a tutti loro che guardano le mie fotografie che ho raccolto in un album: un regalo sciocco che è diventato magia per quegli occhi disabituati al mondo. Penso che mentre li guardavo guardare quelle immagini di Roma, New York e degli altri posti in cui sono stato, abbassavo un po' gli occhi perché avanti così mi sarebbe scesa una lacrima: quegli indici puntati su Castel Sant'Angelo, sul Colosseo, sul serpentone di Corviale e le domande che, a turno, si sollevavano assetate di sapere. Se Broadway è veramente così, se il ponte di Brooklyn oscilla quando passano le macchine; e quella sera in cui Sergio mi portò sotto il palazzo più alto della Havana per chiedermi nel suo italiano senza patente: «Mi spieghi come fa l'Empire State Building ad essere più alto di questo?». E tu gli devi spiegare che non solo l'Empire State Building è più alto di quello, ma è alto almeno venti volte quello e che l'ascensore va più veloce di una Mercedes e le orecchie ti si tappano tutte dopo il piano numero sessanta.

Fidel è morto, evviva. Fidel sta morendo dissanguato, è lì che  vomita pezzi del suo stesso stomaco, evvai. Morto Fidel se ne fa un altro molto migliore e i cubani saranno finalmente privati del loro terrorista per eccellenza. Non la posso fare tanto facile: se Fidel muore domani, che ne sarà della stradina dove sta la casa di Raul e quella di Marla? Ho ancora l'immagine di tutto quel pesce cucinato per noi: Raul che abbraccia le fidanzate dei suoi figli e le fa ballare piano la Conga, mentre io scatto foto così ho la scusa per non unirmi. E la nonna sbiellata che ci domanda cento volte al minuto da dove veniamo; le nostre discussioni sulla politica e sul sociale fino a notte fonda. Le riunioni con Pat e Davide, a casa, prima di uscire: se fosse il caso o meno di lasciar loro dei soldi per pagare le bollette. Penso ad Arianne e Leslie, due ragazze semplici a cui ci siamo affezionati: le abbiamo lasciate l'ultima sera nella loro casa difficile da raggiungere per lo stato disastroso della strada. Le abbiamo lasciate lì con il cuore in gola, sapendo che nulla di diverso vedranno mai al di fuori di quell'asfalto devastato e del loro posto di lavoro, al Banco Metropolitano. Per quanto? Per sempre? Dieci anni?

Fidel è morto, evviva. Ma cos'è? Un bottone che si schiaccia e che risolve i problemi? Ho paura che non sia così: non è uno starnuto, non è che uno alza la tavoletta e si svuota la vescica. Non è come prendere un aereo e ritornare a Roma per vedere quello che succede: me li sono lasciati tutti alle spalle, quest'anno, la famiglia Ferreira, gli amici, tutti e mai come stavolta ho avuto la percezione di mollarli lì, dentro una prigione fino alla prossima visita. Guardarli nel loro balconcino quell'ultima sera, mentre salivamo sul nostro taxi diretti a casa, è stato affilato, colpevole: mi piacerebbe che tutti noi aspettassimo le conseguenze di questo delicatissimo momento storico. Non sarà un successo politico per nessuno, anche se la cosa sarà strumentalizzata dai nostri partiti. A Miami festeggerranno tra palme e dollari e bandane a stelle e strisce; a Cuba qualcuno brinderà dietro una porta chiusa. Il mio pensiero va agli amici di lì: mi chiedo ogni giorno dove sia la verità. Dove sia la soluzione perché Raul torni a fare il dottore.

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[Pat e Raul bevono rum bianco]

mercoledì, 02 agosto 2006

Rivoluzione e musei
Categoria:mondo, scritto da stefano havana


Da circa 24 ore siamo in Italia. Chi a Roma e chi a Firenze: il viaggio nell'Isla è stato - al solito - straordinario. Bellissimo e chiarificatore: torniamo ritemprati nel fisico (Pat ha perso una quindicina di chili e ora è una tacca sotto Gabriel Garko) e nella consapevolezza di questo posto incredibile che è Cuba. La situazione - quest'anno ci è diventato chiaro - è pesante laggiù. La gente è vessata dalle ingerenze politiche e da un immobilismo che è ormai più grave e pericoloso della strategia oppressiva di Fidel Castro. Nessuno lavora veramente: le persone ciondolano da un marciapiede all'altro sputando in terra, oppure stanno ferme dentro casa dalla mattina alla sera davanti alla televisione. I servizi statali sono imbarazzanti: i poliziotti sono un branco di bestie senza volontà, comandate dal vento o dal caso. La corruzione dilaga ovunque: di fatto, a Cuba, non esiste una persona che non sia corrotta. La corruzione è necessaria per tirare avanti decentemente: il nostro carissimo amico Raul - scienziato e ricercatore con un pauroso curriculum fatto di comizi e interventi in tutto il mondo, Roma compresa - è costretto a fare il trasportatore per poter pagare l'elettricità di casa. Ha abbandonato la professione medica.

La Rivoluzione sta bene in un museo. E' appannata come i vetri di una cucina durante i preparativi della cena di Natale: noi tutti credevamo a questa possibilità, non più di dodici mesi fa. Ma tutto è ormai ridotto a cartelli impolverati: la vittoria delle idee, si legge a più non posso. Ma dove? Ti fanno alzare se stai seduto sui gradini di un grande ristorante, ma la stessa guardia che ti intima la cosa, poi ti venderebbe la propria figlia per tre CUC.

Resta il posto più bello che mi sia mai capitato di vedere. Alimentato da una voglia di vivere che contagia e abitato dalle migliori persone che ho avuto la fortuna di conoscere (quest'anno il lato umano della vacanza è stato di una ricchezza ineguagliabile). Ma Cuba deve reagire: la nuova Rivoluzione deve ripartire dalla gente comune.

In attesa delle foto e di nuovi racconti (ne abbiamo di spunti) il viaggio di quest'anno - come quello passato - lo dedico a Raul e alla sua famiglia, a Sergio e Jorge, ad Arianne e Leslie, a Jasmine e Roman, a Pat e Davide - gli amici con cui l'ho vissuto - e anche a F. che è venuta a prendermi all'aeroporto con una gonna nuova e io dico che una cosa semplice così rende bella la vita.

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