venerdì, 29 settembre 2006
(D)istruzione di massa
Categoria:dissenso, scritto da stefano havana
Io non sono uno studente (il che è come dire: io non sono biondo). Non sono mai stato uno studente (ma sono stato biondo una volta, neanche compiuti quattro anni): ho sempre ripudiato banchi, professori e metodi di insegnamento. Categoricamente mi sono rifiutato di studiare: per principio e per incapacità. Ho avuto mai un metodo, fisso il cinque in pagella e una passione per l'assenza programmata. Adesso ne pago le faticose conseguenze, lo ammetto, ma ogni qual volta che qualcuno - lui sì studente - mi racconta delle ingerenze del professore di turno nei confronti suoi, mi sale il veleno al cervello, mi pompa il cuore di sangue e non vorrei fare altro che rimpicciolire alla svelta, garantirmi un'iscrizione in terza liceo e fare nè più nè meno come Charles Whitman in Ohio quel pomeriggio di un giorno da cani, solo mirando NON nel cortile della scuola ma in sala professori.
Però non sono uno studente (e non sarò mai più biondo, a meno di un contratto con la Mondadori), e allora facciamo conto che io stia qui a parlare PER VOI. Che studenti siete (qualcuno lo sarà pure, come qualcun altro sarà biondo) e vostre sono le ore passate su quei diavolo di libri pieni di codici e numeri e sogni infranti nei cassetti e promesse non mantenute. Voglio parlare per VOI e prendere le difese VOSTRE ma prima dovete avere la pazienza di spiegarmi perché non passa giorno (non passa giorno) in cui io non riceva testimonianza di universitari esasperati per un motivo ben preciso. Il medesimo, sempre. Scena:
- Com'è andata?
- Non è andata.
- In che senso?
- Il professore è arrivato con tre ore e trenta minuti di ritardo ed è tutto rimandato alla prossima sessione...
Al che a me - che studente non sono e non lo sono mai stato - mi salgono immediatamente alla testa un sacco di domande. Che adesso rigiro a VOI, studenti, caso mai vogliate darmi una risposta: PERCHE', quando succedono queste cose, non vi alzate in piedi, non scavalcate la cattedra e non lo strozzate con la cravatta quel decerebrato? Perché non lanciate in aria i banchi, non accoltellate dei bidelli con le bic, non appiccate incendi circoscritti alla moquette? Perché non radunate un manipolo di maltrattati come voi e non lo legate a un palo, quell'idiota che non s'è svegliato in tempo, e poi non lo spogliate e non gli girate intorno come tanti piccoli indiani - con le ascie e tutto? Perché non scrivete ai giornali, ogni volta che arrivate lì, belli come il sole, alle otto in punto e per le successive TRE ore non vedete anima viva che venga a prendere posto per interrogarvi? Perché non vi rivolgete al presidente della Repubblica, perché non affollate i marciapiedi, non bloccate i treni sulle rotaie, non occupate le autostrade, non gli bucate le ruote dell'Audi a quello stronzo? Perché accettate tanto serenamente che un lavoratore statale senza fantasia e con la metà delle vostre capacità umane e intellettive vi copra di ridicolo, vi costringa a RITORNARE, vi pieghi ai suoi comodi? Perché? Perché non vi alzate in piedi, perché rimanete a testa bassa. Perché, maledetti?
E' solo la paura di non proseguire agevolmente il percorso universitario che vi tiene? Temete che il bastardo, se si ritrovasse con la vostra saliva a colargli per il mento, potrebbe in qualche maniera inficiare i vostri futuri voti? E cosa ve ne fotte? Perché, invece, al prossimo ritardo del Senza Palle (ma con potere di registro) voi non fate almeno una delle cose che vi ho elencato sopra? Oppure portatemi con voi: lo farò io in vostra vece, che studente non sono e non ho libretti universitari da tenere cari.
Si dice tanto dei tassisti.
Ma i professori, santo dio, non andrebbero anche loro presi a gomitate fiscali e sparati via dal sistema solare se non decidono di assestarsi su criteri medi e accettabili di rispetto e civiltà?

Da due settimane Luciano Moggi è il nuovo opinionista sportivo di Libero, il quotidiano diretto da Vittorio Feltri. Dopo le polemiche suscitate dalla presenza dell'ex dg della Juve alla trasmissione Quelli che il calcio senza alcun tipo di contraddittorio, trova spazio sulle colonne del giornale (che si erge a paladino della democrazia) fondato con l'appoggio del Movimento monarchico il commento di Lucky Luciano, ex signore del calcio italiano. Così scriveva giovedì, dopo il turno infrasettimanale:
In un'intervista rilasciata sul web, il direttore ha dichiarato che "Luciano Moggi è il massimo esperto di calcio e di calciatori in Italia. Quindi, non ci vedo alcuna stranezza. Ripeto, Moggi ha la competenza che serve a Libero. Che nel suo mestiere sia un grande lo sanno tutti, soprattutto i club: l'Inter era pronta a fargli ponti d'oro pur di strapparlo alla Juve. A Napoli, Roma e Torino ha fatto cose straordinarie". Credo sia giusto aggiungere che a Napoli Moggi è cresciuto all'ombra di Italo Allodi (andatevi a leggere Indagine sul calcio di Oliviero Beha e Andrea Di Caro per capire di chi stiamo parlando), a Torino si è beccato una condanna caduta in prescrizione per aver corrotto gli arbitri nelle partite in Coppa Uefa dei granata, mentre quello che di buono ha fatto a Roma sinceramente mi sfugge: nella sua prima apparizione a fine anni settanta fu cacciato da Dino Viola, mentre a metà anni novanta è rimasto solo pochi mesi prima di rompere definitivamente con Franco Sensi. Ricordate lo sgarbo Ferrara-Paulo Sousa?
Ma torniamo alle parole di Feltri: "Ma quale operazione di marketing. Libero non ha bisogno di iniziative di questo tipo per interessare i lettori. Il mio giornale nelle edicole vende 130 mila copie. Questi sono i dati ufficiali. E' evidente, è sotto gli occhi di tutti, basta informarsi, i numeri ci danno ragione. Noi vogliamo soltanto fare informazione". Anche qui vanno precisate alcune cose. Gli ultimi dati disponibili su Prima Comunicazione dicono che Libero vende circa 88 mila copie mentre ne vengono tirate oltre 180 mila. Come mai tutto questo spreco? Semplice, c'è una legge in Italia in vigore dal 1987, che prevede un finanziamento statale a quei giornali che vengono indicati come organo di un movimento politico (quello monarchico nel caso di Libero) da due deputati. Il contributo si basa sui costi e sulla tiratura. Più copie si stampano più aumenta il contributo. L'importante è vendere almeno il 25% della tiratura. Libero è il quotidiano (finanziato) che stampa e vende di più e di conseguenza prende un contributo altissimo, che si aggira sui cinque milioni e 371 mila euro all'anno.
Figuriamoci. Io non ci sono mai stato con una puttana. Almeno non con una di quelle a pagamento, ma se vogliamo andare per il sottile, allora - puf - capirai, di puttane se ne vedono a iosa. Mutandine rosa e denti d'oro: che uomo sono, io, che mi lascio incantare da quei perizoma ricercati? Un uomo qualunque, un uomo così. Uno che non proseguirà mai la sua poesia sulla donna ideale in questa maniera:

Per Dio, amo - letteralmente AMO - questi ragazzi, una decina in tutto, che hanno preso e meso su un affare micidiale da 10mila euro al mese. Purtroppo li hanno beccati, a lungo andare, e rinchiusi per una notte, poi li hanno rimproverati e multati per circa quattromila euro. In questo modo il business è andato - per così dire - a farsi benedire. In pratica che facevano? Compravano birra ai supermercati, tipo a ottanta centesimi di euro, e poi la rivendevano fuori dei locali "in" di Milano al prezzo giusto, quello onesto che non esiste più. Chiaro il giochino, no? Dentro paghi una pinta 6,50 euro quando ti va bene, fuori la paghi 2: è logico che i locali meneghini nel mirino hanno cominciato a svuotarsi a favore dei geni posizionati strategicamente fuori. Mille bottiglie vendute a sera, tra i sorrisi della gente e qualche ubriacatura in più del normale.
- Ho sfogliato TUTTI i librettini dei bloggers pubblicati da
tro che scrivere formazioni del Fantacalcio. Credo che Castelvecchi possa - anzi debba - pubblicare praticamente TUTTI da oggi in poi: qui siamo davanti a una ridiscussione totale del concetto di editoria, perché non c'è dubbio che la modalità con cui gli esperti di Castelvecchi hanno optato per la pubblicazione di PULSATILLA sia stata qualcosa di molto vicina al CASO TOTALE. (non è che sia il solo a pensarla così: oserei definire esilaranti le recensioni dei lettori presenti su IBS. 