venerdì, 29 settembre 2006

(D)istruzione di massa
Categoria:dissenso, scritto da stefano havana


Io non sono uno studente (il che è come dire: io non sono biondo). Non sono mai stato uno studente (ma sono stato biondo una volta, neanche compiuti quattro anni): ho sempre ripudiato banchi, professori e metodi di insegnamento. Categoricamente mi sono rifiutato di studiare: per principio e per incapacità. Ho avuto mai un metodo, fisso il cinque in pagella e una passione per l'assenza programmata. Adesso ne pago le faticose conseguenze, lo ammetto, ma ogni qual volta che qualcuno - lui sì studente - mi racconta delle ingerenze del professore di turno nei confronti suoi, mi sale il veleno al cervello, mi pompa il cuore di sangue e non vorrei fare altro che rimpicciolire alla svelta, garantirmi un'iscrizione in terza liceo e fare nè più nè meno come Charles Whitman in Ohio quel pomeriggio di un giorno da cani, solo mirando NON nel cortile della scuola ma in sala professori.

Però non sono uno studente (e non sarò mai più biondo, a meno di un contratto con la Mondadori), e allora facciamo conto che io stia qui a parlare PER VOI. Che studenti siete (qualcuno lo sarà pure, come qualcun altro sarà biondo) e vostre sono le ore passate su quei diavolo di libri pieni di codici e numeri e sogni infranti nei cassetti e promesse non mantenute. Voglio parlare per VOI e prendere le difese VOSTRE ma prima dovete avere la pazienza di spiegarmi perché non passa giorno (non passa giorno) in cui io non riceva testimonianza di universitari esasperati per un motivo ben preciso. Il medesimo, sempre. Scena:

- Com'è andata?
- Non è andata.
- In che senso?
- Il professore è arrivato con tre ore e trenta minuti di ritardo ed è tutto rimandato alla prossima sessione...

Al che a me - che studente non sono e non lo sono mai stato - mi salgono immediatamente alla testa un sacco di domande. Che adesso rigiro a VOI, studenti, caso mai vogliate darmi una risposta: PERCHE', quando succedono queste cose, non vi alzate in piedi, non scavalcate la cattedra e non lo strozzate con la cravatta quel decerebrato? Perché non lanciate in aria i banchi, non accoltellate dei bidelli con le bic, non appiccate incendi circoscritti alla moquette? Perché non radunate un manipolo di maltrattati come voi e non lo legate a un palo, quell'idiota che non s'è svegliato in tempo, e poi non lo spogliate e non gli girate intorno come tanti piccoli indiani - con le ascie e tutto? Perché non scrivete ai giornali, ogni volta che arrivate lì, belli come il sole, alle otto in punto e per le successive TRE ore non vedete anima viva che venga a prendere posto per interrogarvi? Perché non vi rivolgete al presidente della Repubblica, perché non affollate i marciapiedi, non bloccate i treni sulle rotaie, non occupate le autostrade, non gli bucate le ruote dell'Audi a quello stronzo? Perché accettate tanto serenamente che un lavoratore statale senza fantasia e con la metà delle vostre capacità umane e intellettive vi copra di ridicolo, vi costringa a RITORNARE, vi pieghi ai suoi comodi? Perché? Perché non vi alzate in piedi, perché rimanete a testa bassa. Perché, maledetti?

E' solo la paura di non proseguire agevolmente il percorso universitario che vi tiene? Temete che il bastardo, se si ritrovasse con la vostra saliva a colargli per il mento, potrebbe in qualche maniera inficiare i vostri futuri voti? E cosa ve ne fotte? Perché, invece, al prossimo ritardo del Senza Palle (ma con potere di registro) voi non fate almeno una delle cose che vi ho elencato sopra? Oppure portatemi con voi: lo farò io in vostra vece, che studente non sono e non ho libretti universitari da tenere cari.

Si dice tanto dei tassisti.
Ma i professori, santo dio, non andrebbero anche loro presi a gomitate fiscali e sparati via dal sistema solare se non decidono di assestarsi su criteri medi e accettabili di rispetto e civiltà?

giovedì, 28 settembre 2006

Noantri Birra Party
Categoria:segnalazioni, scritto da noantri


banner_fine

Qui diamo una festa.
La diamo martedì 3 ottobre a Roma. Il locale si chiama Lapsutinna ed è in Via Giordano Bruno 25 (zona Largo Trionfale, a due passi da Via Candia, per esempio. Ma anche a due passi da Piazzale degli Eroi. Oppure a due passi da Via Andrea Doria: insomma è a due passi un po' da tutto, dipenda da dove si arriva). Ci vediamo lì a partire dalle 20.30: non c'è Lost, non c'è Champions League.

Parlando degli Awards, qualche post fa, nei commenti ci siamo detti: e allora facciamole noi le cose, se non ci piace come le fanno gli altri. Se non ci sentiamo rappresentati. Ecco, lo spirito di questa festa è anche questo: Opposizione al Governo. Decidiamo noi il da farsi e il come farlo, senza dare i resti a nessuno. Non è Rivoluzione (non ancora): chiamiamola Alternativa.

Partecipanti:

- Stefano (
noantri) +1
- Granduca (
noantri)
- Fede (
noantri)
- Andy Capp (
noantri)
- Valerio (
pennyroyaltea.splinder.com)
- Ataru (
ataru.splinder.com)
- Giggimassi (
parolibero.splinder.com) +1
- Tittyna (
tittyna.splinder.com)
- Alberto (
www.indignato.it)
- Marcus (
www.noitrentenni.splinder.com)
- Andrea (
www.invernomuto.com)
- Boc (
buonaocattiva.splinder.com)
- Aliena (
unaliena.splinder.com)
- Francesca (
semplicemente77.splinder.com)
- Marina (www.ineditablog.splinder.com)
- Elisa (2sister.splinder.com)
- Leosorge (http://www.futuristico.it/)
- Kappa (http://kappak.splinder.com)
- Graziella (http://zattereperlemamme.blogspot.com
)
- Folletta (http://ragazzasemplice.splinder.com/)
- Demona ( http://ghirigori.splinder.com/)
- Antonio (http://liberidallaforma.blogspot.com)
- Sciroccata (http://www.bloggers.it/sciroccata/)

Raggiunta quota 25

PRENOTAZIONI CHIUSE

mercoledì, 27 settembre 2006

Era sudore della fronte
Categoria:tecnologia, scritto da stefano havana


Chi eravamo noi, quando scaricavamo canzoni a 56 kappa senza curarci di loro e passando avanti? Eravamo bellissimi, rivoluzionari, affamati, alle nove meno un quarto e un piatto a tavola fumante come le nostre dita sulla tastiera e i nostri occhi fissi su quella barra di completamento blu di Napster, dai dai dai! Non andavamo mai a cena e ci chiamavano da lontano mentre i piatti degli altri si svuotavano e sui fondi restavano le strisciate di forchette o di cucchiai. Ci pensavo ieri sera, stimolato da una chiacchiera con Fede: pazzesco, eppure c'era un tempo in cui succhiavamo a Internet decine di mega alla velocità di una bolla di sapone. Senza contare che, nel frattempo, il telefono era pure occupato. Non esisteva adsl, non esisteva Fastweb: perfino i cellulari erano meno sputtanati e arrivare al 100% dell'ultimo album di Hendrix significava isolarsi dal mondo per un giorno intero. Poi, però, accidenti come suonava Jimi nelle nostre casse... E come andava la sua chitarra, neanche fossimo a Woodstock e neanche fossimo noi tutti pieni di fango a concepire bambini nel cuore degli anni Settanta. Giuro che andava così: mi ricordo quando scaricai Living On A Prayer di Bon Jovi, per la madonna. Quando cliccai play su WinAmp fu una cosa assurda, tipo che io ero diventato improvvisamente Richie Sambora. Questo perché era la versione live, un mostro a tre teste di circa nove mega: due ore, tra una cosa e l'altra. In due ore, oggigiorno, può succedere di tutto: dalla zia d'America a qualcuno che ti chiama per dirti dell'Undici Settembre. Due ore di download, neanche Clint Eastwood quando mirava alle corde dei suoi compari in via di impiccagione: un coraggio da leone ci voleva. Allora - tipo - i Dire Straits erano tabù: con quegli assoli di Mark Knopfler che duravano minuti, era impensabile finire i download. E Stairway To Heaven l'ho scaricata solo in tarda età, quando sembrava un miracolo stare collegati e contemporaneamente al telefono: che uno lo faceva apposta. Poi ce lo raccontavamo a scuola: io ho preso questo, tu hai preso quello. Tipo le gare per i piselli più lunghi.

Senza contare la bolletta.
Si scaricava di notte, invece di dormire, perché costava meno. E allora era la vergogna di mostrare ai genitori, nello specifico delle telefonate, l'ora tarda che avevamo fatto: si malediva la Sip, poi la Telecom e Teledue: ma in realtà eravamo noi. Che ci arrangiavamo meglio e come potevamo. E non scaricavamo mai nulla di superfluo. Perché ogni kappa era sudore della fronte, come mi ha detto ieri sera Fede, davanti a una di quelle birre doppio malto che fanno meglio dei preti nei confessionali. E' la verità: poi qualche Copernico ha cominciato a scaricare i video e da allora tutto ha cominciato a girare diversamente, con maggiore velocità. Abbiamo presa la discografia intera di Bob Marley, provati gli spinelli, siamo andati a duecento all'ora in autostrada, attraversato senza guardare; non è tanto il fatto che siamo cresciuti, si cresce sempre. E' che l'altro giorno ho cancellato cartelle intere di Mp3 senza battere ciglio: uno comincia da questo e finisce che non riesce più a dare del tu a niente.

martedì, 26 settembre 2006

Oscar (da bagno)
Categoria:blog, scritto da stefano havana


Io lo so.
Lo so che con questo post qualcuno dirà che l'arte del rosicare è invisa agli dèi. Lo so che G. Neri dirà che sono un flamer e che, piuttosto, potrei darmi a mestieri più di strada e maggiormente remunerativi (insomma, fare come lui). Lo so, perché sto per commentare alcuni esiti dei
Macchianera Blog Awards, vale a dire gli Oscar per i migliori blog italiani, secondo il blog dei blog (Macchianera, appunto).

Quello che io so ma che forse non sa chi dirà le cose che io ho detto di sapere che dirà, è che io ritengo il bloggare e la blogosfera qualcosa di maledettamente serio. L'ho presa così perché - d'accordo anche con gli amici che mi stanno intorno - non credo valga la pena di fare nulla se non facendolo all'ennesima potenza. Quindi perché bloggare a cazzo o tanto per? Tanto varrebbe passare le giornate a perfezionare i nodi della cravatta; no, se io bloggo - e bloggo - bloggo come dio comanda, se non meglio. Perciò dico quello che sto per dire solo perché ritengo che in qualche modo sia stata perpetrato un inganno ai danni di tutti quelli che - come me e come noi - prendono il bloggare come la più sopraffina delle arti e il migliore dei passatempi possibile. Ecco perché LO SO che con questo post qualcuno dirà eccetera eccetera, ma voglio rischiare. Perché quello che penso lo penso davvero e non lo penso per una compulsione da rosicamento (ecco quello che so che la gente dirà).

Cominciamo.
Beppe Grillo ha trionfato nelle categorie Miglior Blog e Blogger dell'anno e, contestualmente, è arrivato terzo nella categoria Miglior Blog andato a puttane. Secondo me ci si potrebbe fermare qui e dichiarare l'impossibilità a procedere.

Giulia Blasi. Quello che probabilmente è il blog più povero di contenuti mai esistito si è piazzato al terzo posto della categoria Miglior Blog Musicale. Curioso, perché Giulia Blasi NON HA un blog musicale (e qualche giorno fa PREGO' i propri lettori di non votarla in tale categoria per non fare torto a chi veramente bloggava sull'argomento. Preghiera intelligente ma evidentemente non ascoltata dai trogloditi che hanno messo la croce). Fa specie anche il fatto che Macchianera figuri praticamente in TUTTE le categorie, oscillando tra il primo e il terzo posto: dal Miglior Blog a Miglior Comunity, a Miglior Blog andato a puttane a Miglior Blog collettivo. Percepisco un vago conflitto d'interesse in tutto questo.

Nella categoria Miglior fonte di spunti troneggia Wittgenstein (di Luca Sofri che io trovo prontissimo per l'Isola dei Famosi oppure per l'angolo della retorica insieme ai maurizi costanzi di questo mondo), al secondo posto c'è Leonardo (ma qui sono d'accordo) e al terzo posto Akille. Akille è arrivato secondo pure nella categoria Migliore Grafica: anche in questo caso guardare il blog per farsi le domande necessarie. Nella categoria Miglior blog erotico ha vinto Bambolescente. In un recente post Bambolescente ha scritto della propria sorpresa di essere stata catalagata come blog erotico. Misteri...

Categoria Blog rivelazione: trionfa Sette in condotta. Sette in condotta NON E' un blog. Al secondo posto c'è' Beppe Grillo che NON E' una rivelazione. Sette in condotta ha vinto anche la categoria Miglior Comunity: divertente, perché - di nuovo - NON E' una comunity. Wittgenstein trionfa anche nella categoria Miglior Blog giornalistico (vale quanto detto prima). Mi duole dover criticare anche il secondo posto di Pino Scaccia, il cui blog ormai da tempo non è più un blog ma un aggregatore di notizie ansa. Adoro, invece, il sito di Sabelli Fioretti, arrivato al terzo posto, ma - uffa - NON E' un blog, per dio.

Zitti al Cinema vince la categoria Miglior Blog cinematografico. Benissimo: Zitti al Cinema è un blog veramente bello. Peccato che ABBIA CHIUSO da mesi (il pensiero commosso va a tutti coloro che tengono con fatica, costanza e passione, dei veri blog cinematografici i quali sono a malapena stati nominati...).

Chiudo con due pensieri. Il primo è relativo alla categoria Miglior Post. Ha vinto questoil generatore di articoli di Libero. E' divertentissimo, geniale. Complimenti senza ironia. Peccato che NON SIA un post e che la cosa - stavolta - mi faccia arrabbiare, non sorridere. Questo perché esistono tantissimi blog e tantissimi blogger che trascorrono ORE della propria giornata nel tentativo di produrre materiale approfondito e interessante, in luogo di farsi pippe davanti a Jenna Jameson (attività assolutamente ricreativa): vedere questo materiale dell'ingegno puntualmente sminuito a favore delle cose che vanno di moda (o di altre semplicemente... Pessime), mi fa venire voglia di sputare sulla blogosfera tutta. Non lo farò, perché - come a pisciare controvento - si rischia di beccarsi tutto addosso: però, come per la televisione, non diciamo che i Macchianera Blog Awards non hanno importanza, chissenefrega, facciano un po' quel che vogliono tanto sono solo una combriccola. Non diciamolo perché NON E' VERO: Macchianera è un blog importante, famoso e con delle responsabilità da primo della classe. Quello che dice fa opinione, non importa se lo dice male o se quello che dice voi credete non possa colpirvi. Quando uno ha un enorme megafono davanti alla bocca, noi tutti dovremmo essere molto vigili su quello che succede. Questo dico: i Blog Awards sono un gioco? E che gioco sia, ma la presa in giro a me faceva incazzare pure durante i tornei di nascondino anni orsono.

Il secondo pensiero è per Alberto che ha vinto nella categoria Miglior Blog Personale: a lui - che è un amico - vadano i sinceri complimenti del sottoscritto e anche del nostro Davide. Forse non tutti lo sanno, ma fu proprio lui, circa cinque anni fa, a "fondare" l'Indignato, invitandomi subito dopo a scriverci sopra. Andando indietro nell'archivio, ai vecchi anni 2002 e giù di lì, ci sono ancora i nostri post, eccoli, un po' goffi, malandati, ma tanto appassionati, pionieri e pieni di entusiasmo. Non c'entriamo assolutamente niente di niente - Davide ed io - con questa vittoria e il successo del blog di Alberto, però mi pare lecito sentirci particolarmente vicini alla cosa. Ma erano altri tempi: Macchianera si chiamava Gnu-Economy ed era un posto fantastico, la mia pagina iniziale per interi mesi. Facevamo blog quando ancora pochissimi lo facevano e non è male pensare che anche questo posto - Noantri - sia soprattutto figlio di quei momenti lì.

lunedì, 25 settembre 2006

Non mi è dato sapere
Categoria:giornalismo, scritto da andy capp


andycappDa due settimane Luciano Moggi è il nuovo opinionista sportivo di Libero, il quotidiano diretto da Vittorio Feltri. Dopo le polemiche suscitate dalla presenza dell'ex dg della Juve alla trasmissione Quelli che il calcio senza alcun tipo di contraddittorio, trova spazio sulle colonne del giornale (che si erge a paladino della democrazia) fondato con l'appoggio del Movimento monarchico il commento di Lucky Luciano, ex signore del calcio italiano. Così scriveva giovedì, dopo il turno infrasettimanale:

"La nota dolente della giornata: gli arbitri, assolutamente negativi nelle prime giornate e artefici di errori grossolani (tra gli altri penso a Giannoccaro in Torino-Siena e a Lops in Atalanta-Empoli). Agnolin e Tedeschi avranno molto da lavorare. Come, non mi è dato sapere".

Non mi interessa tanto rimarcare la pochezza del suo commento (ho letto entrambi gli articoli), però come ha sottolineato giustamente Gianni Mura ieri su Repubblica, quel non mi è dato sapere è una pennellata da grande artista, che vale un m'illumino d'immenso.

Perché tuttavia dare ancora spazio al carnefice divenuto vittima? Non tanto per la curiosità di saperlo così richiesto sul mercato dell'informazione (anche Telelombardia gli aveva proposto una collaborazione), quanto per le curiose giustificazioni date da Feltri, nelle vesti come al solito dell'abile provocatore.

MoggiIn un'intervista rilasciata sul web, il direttore ha dichiarato che "Luciano Moggi è il massimo esperto di calcio e di calciatori in Italia. Quindi, non ci vedo alcuna stranezza. Ripeto, Moggi ha la competenza che serve a Libero. Che nel suo mestiere sia un grande lo sanno tutti, soprattutto i club: l'Inter era pronta a fargli ponti d'oro pur di strapparlo alla Juve. A Napoli, Roma e Torino ha fatto cose straordinarie". Credo sia giusto aggiungere che a Napoli Moggi è cresciuto all'ombra di Italo Allodi (andatevi a leggere Indagine sul calcio di Oliviero Beha e Andrea Di Caro per capire di chi stiamo parlando), a Torino si è beccato una condanna caduta in prescrizione per aver corrotto gli arbitri nelle partite in Coppa Uefa dei granata, mentre quello che di buono ha fatto a Roma sinceramente  mi sfugge: nella sua prima apparizione a fine anni settanta fu cacciato da Dino Viola, mentre a metà anni novanta è rimasto solo pochi mesi prima di rompere definitivamente con Franco Sensi. Ricordate lo sgarbo Ferrara-Paulo Sousa?

E cosa avrebbe fatto di straordinario a Torino, oltre a far finire sotto processo per doping la società calcistica più gloriosa d'Italia e a farla retrocedere in serie B per illecito? Mi piace inoltre ricordare l'operazione di mercato in cui si liberò di Zidane, Inzaghi e Henry per comprare un portiere a 100 miliardi. Straordinario.

FeltriMa torniamo alle parole di Feltri: "Ma quale operazione di marketing. Libero non ha bisogno di iniziative di questo tipo per interessare i lettori. Il mio giornale nelle edicole vende 130 mila copie. Questi sono i dati ufficiali. E' evidente, è sotto gli occhi di tutti, basta informarsi, i numeri ci danno ragione. Noi vogliamo soltanto fare informazione". Anche qui vanno precisate alcune cose. Gli ultimi dati disponibili su Prima Comunicazione dicono che Libero vende circa 88 mila copie mentre ne vengono tirate oltre 180 mila. Come mai tutto questo spreco? Semplice, c'è una legge in Italia in vigore dal 1987, che prevede un finanziamento statale a quei giornali che vengono indicati come organo di un movimento politico (quello monarchico nel caso di Libero) da due deputati. Il contributo si basa sui costi e sulla tiratura. Più copie si stampano più aumenta il contributo. L'importante è vendere almeno il 25% della tiratura. Libero è il quotidiano (finanziato) che stampa e vende di più e di conseguenza prende un contributo altissimo, che si aggira sui cinque milioni e 371 mila euro all'anno.

Perché in questo paese Moggi venga considerato un abile dirigente e Feltri un grande giornalista non mi è dato sapere.

Per le iniziative di quest'ultimo vi rimando all'inchiesta di Stefano. 1#, 2#.

domenica, 24 settembre 2006

I vostri eroi
Categoria:dissenso, scritto da andy capp


andycappUna bella grana, quella dei premi mondiali: gli azzurri reclamano 250.000 euro a testa e sostengono che sono netti. Secondo la gestione Rossi, invece, dovevano essere lordi. Un retroscena: dopo la finale mondiale, nello spogliatoio di Berlino il capitano Fabio Cannavaro, nel colmo dell'euforia, si era rivolto così all'allora capo delegazione Abete: "Allora, facciamo più 100?". Voleva dire: dateci altri 100.000 euro come premio. Abete aveva risposto con un sorriso.

Che fare ora? Gigi Riva è con gli azzurri (a differenza di Albertini) e nei primi di ottobre riprenderà la trattativa. La soluzione prospettata potrebbe essere questa: i 250.000 promessi più i 100.000 di Cannavaro. In tutto 350.000. Ma lordi, e si chiude qui. Ci staranno gli azzurri?

Campioni del Mondo

(tratto da Spycalcio - Repubblica.it di Fulvio Bianchi)

domenica, 24 settembre 2006

Benefattone
Categoria:politica, scritto da stefano havana


Ogni volta che Silvio Berlusconi si reca a Napoli fa evidente abuso di pizza margherita e ne comincia a sparare più del solito. A parte il fatto che vinceranno le elezioni grazie a nuove consultazioni elettorali, scopriamo che il Nanerottolo ha annunciato che donerà ben centomila euro ai ragazzi di Scampia: «Per l'acquisto di strumenti musicali».

I ragazzi di Scampia ringraziano: acquisteranno TROMBE.

sabato, 23 settembre 2006

06blog
Categoria:segnalazioni, scritto da stefano havana


A me blogo.it sta sui coglioni. Nonostante diverse persone che stimo ci abbiano a che fare: ma i gusti sono gusti eccetera eccetera. Non c'è un motivo particolare: mi sta sui coglioni e basta. Però ho detto di sì, quando mi hanno scritto per propormi un'intervista (?), in qualità di Noantri, sulla nuova piattaforma 06blog.it, una roba che si interessa verticalmente della città di Roma. La prossima settimana intervisteranno ataru, a quanto ho capito e via dicendo.

Ho detto un po' di cazzate, nulla di trascendentale, è come un post che non ho messo qui. Perciò, se vi va - oggi è sabato e magari non sapete cosa fare e siete ancora in pigiama - l'intervista (?) sta qui.

p.s. l'organizzazione del Primo Noantri Birra Party Romano procede. Poi produrremo un post congiunto con le informazioni del caso, ad ogni modo se vi tenete liberi tra venerdì 29 settembre e mercoledì 4 ottobre fate bene. A meno che non vogliate perdervi il primo tentativo di... Opposizione al Governo. Vi spiegheremo. Contatti e informazioni preliminari qui.

venerdì, 22 settembre 2006

Il compleanno di Simona
Categoria:attualitĂ , scritto da andy capp


andycappLa giornata di Simona inizia alle 6.30 di mattina. Acqua fredda per lavarsi, un caffè di qualità scadente, un pacchetto di crackers, trucco e poi di corsa alla fermata dell'autobus. Perdere la corsa delle 7.15 significa arrivare tardi a lavoro. Per dormire qualche minuto in più la mattina, preferisce prepararsi la borsa alla sera, prima di prendere sonno. Il prossimo mese compirà diciannove anni e per l'occasione la sua amica Veronica, prima di andarsene, le aveva lasciato quelle scarpe bianche con il tacco da sette centimetri che le piacevano tanto. Era il suo regalo speciale, il passaggio di testimone. Quelle infatti erano le scarpe della principessa, della più bella, la più desiderata, la più richiesta.

Quando arriva sul posto di lavoro deve cambiarsi in fretta, ma senza dare nell'occhio. Una delle cose che più non sopporta è dover appallottolare gli abiti stirati con tanto amore la sera prima. Il traffico verso il centro inizia a farsi intenso già verso le otto, così come le inversioni di marcia che portano direttamente alla piazzola di sosta dove se ne sta immobile e distratta a fumare marlboro lights. La sua mattina non inizia con un buongiorno, né con un ciao. Le prime parole che le rivolgono sono sempre le stesse: "Quanto vuoi? Sali". Si consuma così la giornata di Simona, tra un cliente e l'altro. Padri di famiglia impiegati alle poste, manager, avvocati, professori universitari, preti, tossici, extracomunitari, fidanzati infedeli, gente sola, uomini disperati e introversi. Potrebbe fare il miglior reportage sul genere umano del mondo, perché di gente ne vede di tutti i tipi ogni giorno. C'è quello che si innamora, quello che non ritorna, quello che la tratta male, quello impotente, quello strano, quello che non viene, quello che vuole solo parlare.

A qualcuno di questi Simona racconta di fare l'assistente sociale, perché in quei momenti sembrano loro ad avere bisogno d'aiuto piuttosto che lei. Poi arriva la sera, finisce la giornata di lavoro. I piedi e la schiena iniziano a farle male, la pelle si fa screpolata, i capelli increspati. E poi c'è quel maledetto odore di sporco che l'accompagna per tutto il tragitto di ritorno. Guarda la città dal finestrino del 980. I fari delle automobili le impediscono di vedere chi c'è alla guida, magari è proprio uno di quelli che era passato da lei qualche ora prima e che adesso se ne torna a casa dalla moglie.

Qualche volta ha sentito dire che ci sono alcune ragazze come lei a cui piace questo lavoro. Lo dice la gente comune nei mercati e negli uffici. Qualcuno lo ribadisce anche in televisione. Eppure lei non riesce a crederlo. Aveva altri progetti quando è arrivata in Italia con il fidanzato, ma senza quel maledetto passaporto ora non può far nulla. "Lo tengo io", le ha detto Darko. "Te lo ridò quando avrai messo insieme 30 mila euro". E se non paga sono guai. La Polizia? Spesso passa a trovarla, ma niente di più. Quando capisce che si tratta di una retata, giusto per far stare buoni i comitati di quartieri, allora in tutta fretta deve arrampicarsi lungo la siepe e sparire. Un arresto sarebbe una tragedia per la sua famiglia, che alla fine di ogni mese aspetta con ansia i soldi che le invia per sopravvivere.

Ora si parla di telecamere mobili lungo le strade dove Simona lavora. Soluzione che finalmente va a colpire la domanda. Ma si fermerà il racket di fronte a questo? Oppure Simona sarà costretta a lavorare in una casa, dove non potrà ricevere nemmeno assistenza da parte delle unità di strada che offrono aiuto alle ragazze vittime di tratta? Problemi che potrebbero nascere, ma che non vengono presi in considerazione. Tutti sono impegnati a tutelare la privacy dei padri di famiglia. Evitare separazioni e divorzi sembra il primo pensiero. Peccato che in Italia si continua sempre a guardare il dito che indica la luna. Auguri Simona, speriamo che per il tuo compleanno ti regalino la libertà.

giovedì, 21 settembre 2006

La donna ideale
Categoria:quotidianismi, scritto da stefano havana


A stomaco vuoto il whisky fa effetto. Charles Bukowski ci scriveva cose tipo questa:

il sogno di un uomo
è una puttana con un dente d'oro
e il reggicalze

Io no. Io quando bevo whisky prima delle otto di sera di solito sto a Ponte Milvio e un po' dico cazzate, un po' bacio F., un po' guardo i culi delle altre, un po' propongo viaggi impossibili a questo o a quell'altro amico. Nel giro di due giorni ho portato Fede a Lisbona, mi sono fatto portare dal Granduca a Orvieto e ho deciso di andare a fare un giro nel Sahara da solo. Questo, ripeto, perché a me il whisky a stomaco vuoto fa fare così. Ma Hank era diverso: ad Hank puzzava sempre il fiato e dopo il terzo bicchiere di whiksy continuava:

il sogno di un uomo
è una puttana con un dente d'oro
e il reggicalze,
profumata
con ciglia finte
rimmel
orecchini
mutandine rosa
l'alito che sa di salame
tacchi alti
calze con una piccolissima smagliatura
sul polpaccio sinistro

hankFiguriamoci. Io non ci sono mai stato con una puttana. Almeno non con una di quelle a pagamento, ma se vogliamo andare per il sottile, allora - puf - capirai, di puttane se ne vedono a iosa. Mutandine rosa e denti d'oro: che uomo sono, io, che mi lascio incantare da quei perizoma ricercati? Un uomo qualunque, un uomo così. Uno che non proseguirà mai la sua poesia sulla donna ideale in questa maniera:


un po' grassa,
un po' sbronza,
un po' sciocca e un po' matta
che non racconta barzellette sconce
e ha tre verruche sulla schiena
e finge di apprezzare la musica sinfonica
e che si ferma una settimana
solo una settimana

Io mi perdo in romanticherie pure con così tanto whiski nello stomaco. Perciò non sarò mai Bukowski; perciò sto ancora qui invece di scappare. Comunque a Ponte Milvio - quand'era?, tre o quattro giorni fa, seduto con F., il Granduca e Fede ho scoperto che non conosco i confini geografici delle regioni italiane. Il Granduca mi ha detto: «Oddio, domani lo scriviamo sul blog». No, ecco, faccio da solo: Fede mi ha interrogato e io non ho saputo rispondere. Il Molise confina con? Il Friuli Venezia Giulia con? Qualcosa ho detto, più o meno a caso, ma facendo uno sforzo terribile - tipo parto - con gli occhi semichiusi e le dita intrecciate - roba che neanche in terza liceo con autori greci - titubante come alle elementari, pregando iddio di mandarmela buona. Davvero, non li so i confini geografici: quelli che conosco, li conosco empiricamente. Posti che ho visitato, luoghi che ho attraversato. Umbria? Lazio e Marche, vai ci sto. Ma solo perché di recente ci ho fatto un viaggio e se non altro mi ricordo i segnali stradali.

e lava i piatti e fa da mangiare
e scopa e fa i pompini
e lava il pavimento della cucina
e non mostra le foto dei suoi figli
né parla del marito o ex-marito
di dove è andata a scuola o di dove è nata
o perché l'ultima volta è finita in prigione
o di chi è innamorata

Cerco di giustificarmi, almeno internamente, e mi dico che neanche Bukowski sapeva i confini della sua natìa Germania. Ma poi ci rifletto su: uno nasce in Germania, scopa e beve per una settantina d'anni e riesce a morire in California. Dico, in California. Uno che muore in California si deve per forza intendere anche di confini, se non altro i suoi medesimi per averli così tante volte valicati senza dare resti a nessuno. O no?

si ferma solo una settimana
solo una settimana
e fa quello che deve fare
poi se ne va e non torna più indietro
a prendere l'orecchino dimenticato sul comò.

Perché Hank ha una grande cosa, anche se non vorrei parlarne perché questo non è mica un post su Bukowski. Comunque ha questo, che quando ti senti veramente una merda, tipo una sera con gli amici dove sei l'unico a non conoscere i confini della Lombardia, basta che ti rifai a lui per accettare in pieno tutte le tue mancanze e continuare a sentirti un grandioso essere umano. Bukowski non ha mai negato di essere ciò che era: questo perché era un profondissimo amante della verità dei fatti: «Non cerco mai di migliorarmi o di imparare qualcosa, rimango esattamente come sono. Non sono uno che impara, sono uno che evita. Non ho voglia di imparare, mi sento perfettamente normale nel mio mondo pazzo; non voglio diventare come gli altri», scrisse una volta. Ecco, quando non so qualcosa - o quanndo mi sento particolarmente inferiore per vari motivi - mi dico che c'è al mondo la possibilità di essere grandi uomini pur rimanendo più o meno quello che si è sempre stati, che nel mio caso assomiglia molto a un ometto che non aveva mai voglia di studiare la geografia.

hank1

Quindi io sono quello che sono: e se mi chiedete con cosa confina - per esempio - la Liguria, me ne resterò così, fermo, con il mento piantato nei palmi delle mani, a non saperne felicemente niente.

mercoledì, 20 settembre 2006

L'AldilĂ  dei Valori
Categoria:attualitĂ , scritto da stefano havana


(c'è Dio al cellulare. E' un motorola nuova di zecca brandizzato Tre)
- Profeta, dove cazzo sei?
(la stanza è meravigliosa. Tutti i mobili sono Ikea: dall'enorme finestra che dà su un giardino verdissimo si intravede un'amaca. Un leggero vento la fa oscillare. Dio chiude il cellulare con un colpo del mento e cambia canale al suo Sony ultrapiatto con un colpo di ciglia. Dopo poco, qualcuno bussa alla porta).
- Vieni, imbecille.
- Scusa Dio: lo sai come vanno le cose a quest'ora...
- No, com'è che vanno? Spiegamelo tu.
- Un traffico della Madonna, con tutto il rispetto per la Signora. E poi sono giorni di tale confusione... La gente sta tutta in giro a non fare niente, a parte guardare di sotto e vedere che succede.
- Sono anime. Cosa ti aspetti dalle anime? Vanno in bisca, si riuniscono in lobby e guardano gli incidenti dai cavalcavia: le passioni preferite non si perdono trapassando...
- ...
(Dio è un bell'uomo apparentemente sulla trentina. Ha basette lunghe fino ai lobi delle orecchie e una vistosa fasciatura dietro al quadricipite. Sta seduto su una poltrona gialla di dimensioni pazzesche: accanto a lui c'è un comodino tondo di buon legno. Sopra c'è depositato un libro di John Steinbeck letto per tre quarti)
- Insomma Geremia! Hai detto che venivi per darmi degli importanti consigli. Consigliami!
(Geremia è un omino anonimo. Indossa un pantalone cachi e mocassini neri. Porta una cravatta sottile anni Ottanta e una camicia bianca spiegazzata. Sotto le ascelle ha due grandi asole di sudore. Ha una mania ossessiva per John Lennon e oggi sono esattamente due anni che ha smesso di balbettare)
- Il fatto è, Dio, che sembrerebbe si sia fatta urgente la necessità che voi due - tu e Allah - vi accordaste pubblicamente...
(si ode un tuono in lontananza)
- Accordarci pubbl...?
- Ecco, sì.
(Dio è impaziente. Sembra un uomo ricchissimo con mille cose da fare e sempre una segretaria di troppo. Continua a massaggiarsi la fasciatura elastica dietro il quadricipite destro, guardando il piccolo Geremia con fare severo)
- Ma tu hai visto quello che sta succedendo, no? Il Papa è riuscito nella missione impossibile: alimentare maggiormente le guerre di religione tra gli uomini. E adesso noi ci dovremmo accordare?
- ...
- Non che il Papa su Maometto non abbia ragione...
- Ragi... Ossignore! Voglio dire, Dio, senti: come sarebbe?
- Massì... Lo conosci anche tu Maometto, no?
- Certo che lo conosco: e ho grande rispetto per i colleghi.
(Geremia si fa impettito. Ha le tempie sudate e le mani piccole che continuano a trafficare con una serie di carte e plichi. Dio getta un'occhiata al libro di Steinbeck con aria annoiata. Poi, grazie a un gesto delle mani, sul tavolino compare un Negroni ghiacciato. Nel bicchiere c'è una cannuccia azzurra: comincia a bere)
-
Salute.
- Comunque non è questo il punto. Il punto è che voi due dovreste...
- Geremia!
(Geremia sobbalza, facendo cadere in terra tutto quello che stava mantenendo. Dio alza gli occhi al cielo e finisce il Negroni con un'ultima, ampia sorsata. Si diverte infinitamente a mettere spavento a quel poveretto)
- Mi scusi, scusi...
- Geremia, sentimi bene, tu e il rispetto per i colleghi: Maometto è un coglione. Te lo ricordi l'ultima volta? A quella festa nella villa dei Kennedy? Se ne uscì con quella barzelletta sulla Jihad che ha fatto ridere i polli: e poi li conosci i suoi vizietti...
- Chi è senza peccato scagli...
- Sì, sì... Quelle vecchie menate. E deciditi una buona volta! O mi dai del 'tu' o mi dai del 'lei'...
(Geremia finisce di raccogliere le carte da terra e si rimette dritto con grande compostezza. Soffre molto la presenza altrui: più che altro preferisce starsene rinchiuso in casa a studiare le sue scartoffie. Agorafobico, ha sentenziato il suo psicologo consegnandoli una scatola di pillole)
- Ma quello che sto cercando di dirle...
- Accordarci... Perché?
- Ecco, se mi lasciassi parlare... Accordarvi per un comune esito dell'umanità! D'altra parte a chi fa comodo che gli esseri umani si polverizzino a vicenda? Chi farebbe muovere l'economia, una volta che la Terra si fosse svuotata di possibili acquirenti?
- Ah per me possono farla finita pure subito: è talmente minima la percentuale che riceviamo noi con le vendita sulla Terra che...
- Dio, sire, signore: credo che tu non capisca il punto...
(Dio comincia a tastarsi la sua tunica. In un attimo capisce di aver finito le sigarette. Prova ad alzarsi, ma la gamba gli fa troppo male, perciò torna a sedere sfiorandosi l'infortunio con le dita. Geremia capisce il problema e prende a frugarsi a propria volta. Non ha idea di come il Principale si sia fatto male alla gamba e non osa chiederlo)
- Ecco, tieni...
(Geremia gli offre un pacchetto di Lucky Strike)
- ... "E ti rendi conto di quanto le maledirai"...
(Dio scimmiotta Vasco Rossi. Poi attacca un Rusty Nail ghiacciato, mentre si accende la sigaretta come fosse un fiammifero. Impazzisce per questi trucchetti che ha imparato con gli anni)
- Senti Dio... un incontro pubblico. Niente di più che una mossa politica: dovete concertare.
(Dio si sbatte una mano sulla fronte e Geremia si accorge con preoccupazione che ha già finito anche il Rusty Nail. Ignora da quanto tempo sia lì a bere e a non fare niente)
- Conceche?
- Concertare. Una conferenza stampa, qualcosa: Tu e Allah. Ho già parlato proprio con Maometto e anche lui è d'accordo.
- Ma scusa... Tu e il tuo amichetto coso, non ci vedete un problema di fondo?
- Ovvero?
- Insomma, il monoteismo per esempio! Un bel giorno Dio e Allah si mostrano ai popoli e tu cosa credi che succederà? Ammesso e non concesso che non si suicidino tutti, come pensi che la prenderà la gente? Dopo lo sbalordimento iniziale tornerà a massacrarsi...
- Non se voi due farete delle promesse, noi crediamo che...
- Promesse?
- Sì, promesse.
(Dio sta evidentemente perdendo la pazienza. Continua a guardare l'orologio e a fare zapping sul televisore. Si calma solo quando comincia Blob)
- Ma promesse di che tipo?
- Anche FALSE promesse, se necessario. Un premio per la pace. Del tipo: guardate noi come possiamo essere buoni amici. Allah e Dio promettono vita eterna e beatificazione a chiunque segua la via della conciliazione.
- Vita eterna? A tutti?!
- Magari no. Si potrebbe fare ai primi centomila o al primo milione. Una cosa del genere: si accapiglierebbero per dimostrare la ritrovata fede nella pace. Insomma, questa moda della guerra - perché è una moda - deve passare, esaurirsi...
- Scusa, e Allah cosa ne pensa di tutto questo?
- Maometto sta giustappunto parlandoci.
- E per le frasi del Papa?
- Diremo che è un impostore salito al potere grazie alle multinazionali. La gente odia le multinazionali.
- Ma se l'islamismo e il cristianesimo sono tra le due più grandi multinazionali mai esistite...
- E' allo studio un preciso progetto di rilancio dell'immagine delle due correnti di pensiero.
- Se penso solo a quanto incassiamo con i rosari...
(Comincia a farsi la sera. Nella stanza di Dio si accendono delle luci riposanti: su Fox parte C.S.I. e si capisce che Dio vorrebbe che Geremia se ne andasse e lo lasciasse in pace. Nel frattempo "ordina" un altro Rusty Nail. Che gli compare immediatamente tra le mani)
- Allora, Dio: che ne dici?
- E per la situazione palestinese?
- Uhm...
- Vedi?
- Scusa, non c'è tuo figlio ad occuparsene?
- Mio figlio?
- Sì, tuo figlio. Non hai incaricato lui?
- Ah! Io l'ho incaricato, certo. Ma lui se ne sbatte, non lo vedi come fa?
- ...
- Si è anche preso una Jaguar. Con quella storia che l'hanno crocifisso, adesso deve crocifiggere noi: fa il martire che neanche un politico. Il dolore di qua, la passione di là: e intanto non fa un cazzo dalla mattina alla sera. I giovani sono sempre giovani: ha altro per la testa, che la situazione palestinese...
- Bene, vorrà dire che ci penseremo noi.
- Sì, come al solito... Da quant'è che lo diciamo?
- Ma stavolta sarà diverso. Con il nuovo partito dell'Aldilà dei Valori, sarà tutta un'altra storia...
- Con-che-COSA?
(Dio guarda Geremia con un misto di rabbia e rassegnazione. La rassegnazione sta tutta nel fatto che non può mai godersi in pace una puntata di C.S.I. perché capisce subito chi è l'assassino. Quanto alla rabbia: lui non ha mai chiesto di essere Dio e non vorrebbe esserlo. Preferirebbe di gran lunga il Texas, al Paradiso)
- L'Aldilà dei Valori: il partito tuo e di Allah. Vedrai che Arafat non sarà morto invano.

Più tardi. C.S.I. è terminato e adesso ci sono le candid camera porno. Dio sta di nuovo al cellulare e continua a massaggiarsi la fasciatura elastica dietro la coscia)
- Pronto, Allah?
- Ué, bello...
- Senti
, cos'è 'sta storia, qua? Il partito, le cose: ma non s'è sempre parlato di pluralismo?
- Calmo, bello. Statti calmo: Mametto m'ha detto. Come sempre tu ti preoccupi troppo. Non lo capisci che è geniale? Geniale: sarà una svolta epocale. Dio e Allah insieme a parlare di pace. Li faremo neri: il primo che si azzarda a guerreggiare per la religione, noi lo fulminiamo. E in più grandiosi benefit per chi aspirerà alla pace e vivrà di conseguenza. Pensaci: L'Aldilà dei Valori. Non suona alla grande?
- A me continua a sembrare una grande cagata...
- Quelli combattono perché dicono che esisti tu. Gli altri combattono perché dicono che esisto io: noi ci facciamo vedere sottobraccio e li facciamo secchi.
- Mi pare un po' riduttivo detto così, ma ad ogni modo... E per quel sociopatico del Papa?
- La strategia comune è di togliere potere alla sua figura tramite precise istigazioni. Le sue frasi diventeranno le frasi di un mitomane umorale.
- Sì, Geremia mi ha accennato qualcosa...
- Perfetto. Dopodomani ci vediamo da me per una riunione preliminare e un brain-storming di concertazione...
- Eddai, con 'sta parola. Siete diventati tutti imprenditori?
- ... Poi annunciamo la conferenza stampa e lunedì facciamo il botto.
- ...
- Fidati, fidati. Oh, a proposito: la gamba come ti va?
- Insomma... Mi posso a malapena alzare.
- Ah! Dovrei chiederti scusa, ma è stato troppo divertente.
- Dai, era rigore e l'hanno visto tutti.
- Ti ho a malapena toccato.
- Sì...
- La vita sedentaria ti sta distruggendo. E dovresti bere di meno...
- Aspetta un attimo...
- Che c'è?
- Quando hai detto? Lunedì?
- Cosa?
- La maledetta conferenza stampa!
- Sì lunedì. Perché?
- No! Non esiste... Non si può martedì, scusa?
- Gli esperti dicono che è lunedì il giorno migliore. La gente è più ricettiva.
- No, senti. Niente da fare.
- Ma perché?
- C'è Lost.

martedì, 19 settembre 2006

Quasi dieci mesi
Categoria:quotidianismi, scritto da stefano havana


Sto scrivendo queste righe un giorno in cui sono passati quasi dieci mesi. Dopo quasi dieci mesi voglio usare questo blog per una cosa personale e poco interessante: ci siamo sempre detti che questo non è un posto per i personalismi, ma dopo quasi dieci mesi voglio cambiare regolamentazione. Solo per oggi, ché già da domani non saranno più quasi dieci mesi ma qualche cosa in più. Quasi dieci mesi fa ti dissi che, dopo qualche anno e un po' di delusioni, non mi facevo poi troppi conti in tasca; e allora avanzai quella scommessa un po' cretina del due più uno. Tu stavi seduta dietro una scrivania e io ti avevo quasi e sempre solo vista segata a metà da quel filo di legno. Usciremo due volte da soli - ti dissi perciò - più una terza volta in compagnia di altri amici e poi scommetti che ci saluteremo per non vederci più? D'altra parte non eri nessuno che mi interessasse troppo: solo una che lavorava lì e io soltanto uno che ogni tanto arrivava tutto infreddolito con la sua borsa verde. Poi ti strappai un sottobicchiere nel palmo della mano e tu me lo soffiasti addosso: ogni tanto ci diciamo che fu in quel preciso istante che cominciammo a chiamarlo amore, ma poi ci guardiamo in faccia e capiamo che quasi dieci mesi fa non era ancora una cosa così grande, al limite reciproco interesse.

Quasi dieci mesi fa è il massimo a cui possiamo risalire perché non ci sono mai piaciuti ricorrenze e condizionamenti. Mai avremo un anniversario e la nostra storia - perché siamo due così, destinati a vivere un po' come capiterà - sarà lastricata sempre da parole come circa o che ne dici se. Per questo quasi dieci mesi fa io ti dissi di stare bene attenta a me, perché non me ne frega molto della gente e, il più delle volte, preferisco di gran lunga starmene da solo. Tu non facesti una piega davanti a quella pizza senza mozzarella e mentre ti aspettavo fuori (ancora non sapevo quanto spesso ti può scappare la pipì in una giornata) con la tua borsa tra le mani, mi domandai da solo se Trastevere ci avrebbe ancora accolti in futuro e per quanto tempo. Poi tu uscisti accompagnata dai tuoi tacchi e non ci ho pensato più: era quasi dieci mesi fa.

Una sera venimmo qui a casa di nascosto, era veramente notte ed era veramente inverno e non è che ci frequentassimo da molto: tu avevi bevuto un po' troppo e più o meno nel momento esatto in cui io posizionai il mio pollice e il mio indice sui bottoni dei tuoi jeans, tu mi vomitasti il Long Island sul parquet. Non avevamo ancora fatto l'amore, quasi dieci mesi fa, e io non lo sapevo quante volte sarei stato costretto a chiuderti la mano sulla bocca alle quattro del mattino. Quella sera, comunque, la mano sulla bocca te la mettesti da sola - e per altri motivi più sgradevoli - e lungo tutto il tragitto in macchina sussurrasti sottovoce che vergogna, che vergogna.

Oggi sono passati quasi dieci mesi e non è che significhi niente. Semplicemente un giorno ti domandai se avevi già visto "Crash" al cinema e tu arrossisti invece di restare indifferente. Cominciano così le cose, no? Con un silenzio più lungo del normale. Poi sono arrivate le canzoni in finto spagnolo urlate in macchina, la tua idiosincrasia per i film horror, quelle serate leggere passate sul mio divano a guardare Cambio Moglie, Reparto Maternità o CSI, i tuoi tacchi, le tue calze autoreggenti, i tuoi giretti da Tezenis (starei ore a guardarti maneggiare perizoma), le pannocchie bollenti sgranocchiate al centro, l'invidia per le tettone delle altre oppure per i pancioni delle signore incinte. Mi fai: «E io quando?», al che mi viene ogni volta di minacciarti con un rastrello. Faccio quello che non gliene importa un fico, anche se, però, quando incrociamo un passeggino, ci guardiamo sempre dentro. Tutti e due. All'inizio non ce ne fregava molto - eravamo solo due che passavano un po' di tempo insieme - ma adesso ci capita spesso. Guardiamo dentro al passeggino e, se il bambino è particolarmente bello, può darsi che continuiamo a camminare in silenzio per un po', non facendo altro che stringerci la mano più forte. Mi piace pensare che sia così che funzioni, dopo quasi dieci mesi.

lunedì, 18 settembre 2006

Il capitalismo che lavora
Categoria:societĂ , scritto da andy capp


andycappQuesto è il primo di una serie di post che cercherà di fotografare la realtà del capitalismo italiano da molto vicino. Non farò nomi ma attraverso un'analisi attenta proverò a raccontare il fenomeno in tutti quegli aspetti che lo rendono paradossale. Sarà un lavoro lungo che spero possa dar vita a un nuovo filone interessante.

Dopo una prima rapida valutazione posso affermare che esistono tre tipi di capitalismo. Quello che lavora, quello che ha lavorato e quello che non sa cosa significhi lavorare. Il potere del capitalismo si tramanda per via patrilineare ma spesso salta una generazione. Quando succede questo, il capitalismo che lavora, a causa di un senso di rivalità che si instaura all'interno del gruppo familiare per la conquista della leadership, entra in contrasto con il capitalismo che ha lavorato (capo clan) e viene superato nelle preferenze da un sottogruppo del capitalismo che lavora, quello in attesa di poter lavorare.

Alla luce dei fatti, il capitalismo che lavora è la componente più debole del clan dal punto di vista emotivo, ma la più forte dal punto di vista decisionale. Il suo impegno nel lavoro è decisivo per la sopravvivenza stessa del gruppo. Il suo ruolo è propositivo e molto accentratore. Ma quest'ultimo aspetto non è tanto legato alla gelosia per le proprie iniziative quanto alla grandissima capacità di far crescere un progetto attraverso il suo coinvolgimento in prima persona. Il capitalismo che lavora mette molta passione nelle cose che fa. Con il solo scopo di realizzarle al meglio e tenere alto il nome del clan. La sua devozione verso il gruppo familiare è così evidente da sfiorare la soggezione emotiva, soprattutto in presenza del capitalismo che ha lavorato

Il capitalismo che lavora è come il maestro di un'orchestra musicale: in grado di suonare qualsiasi strumento. Ogni problema sul lavoro è risolto grazie al suo coinvolgimento diretto. Ogni imprevisto non lo coglie impreparato perché ciascun progetto viene seguito dalla nascita, senza che nessun particolare venga trascurato. Il capitalismo che lavora è attento alla forma. La mattina apre l'ufficio e la sera va via per ultimo. E' sempre il primo a salutare e si spende affinché il lavoratore sia messo nella condizione di lavorare al meglio. Le stesse impressioni del lavoratore non vengono derise, ma ascoltate con interesse se finalizzate al miglioramento del progetto.

Il capitalismo che lavora è gentile e capace di salutare anche tre volte. Sostanzialmente ha il terrore di passare come maleducato. Ama essere adulato per quello che fa più che per il nome che porta, anche se rapporta sempre i risultati ottenuti al blasone della casata. Il capitalismo che lavora non vive all'ombra del capo clan e la sua più grande frustrazione è quella di non potersi godere i soldi che ha, per mancanza effettiva di tempo.

sabato, 16 settembre 2006

A proposito di birra
Categoria:svago, scritto da stefano havana


In attesa dell'evento che scalzerà anche gli MTV Awards dalle pagine del gossip, vale a dire il prossimo Noantri Birra Party che si terrà a Roma non si ancora bene quando, mando il mio personalissimo buon divertimento ai milioni di visitatori che fino al 3 ottobre sceglieranno di muoversi di casa per andare a inciuccarsi come dei bastardi alla festa della Birra più famosa del mondo. Nonostante il proibizionismo che sta ormai imperando nella nostra valle di lacrime che però ha legalizzato il falso in bilancio, non mi stancherò mai di dire che non esistono persone tanto simpatiche e innocue come quelle che ne hanno appena bevuto uno di troppo.

oktober

venerdì, 15 settembre 2006

Imprenditoria giovanile
Categoria:attualitĂ , scritto da stefano havana


guinnessPer Dio, amo - letteralmente AMO - questi ragazzi, una decina in tutto, che hanno preso e meso su un affare micidiale da 10mila euro al mese. Purtroppo li hanno beccati, a lungo andare, e rinchiusi per una notte, poi li hanno rimproverati e multati per circa quattromila euro. In questo modo il business è andato - per così dire - a farsi benedire. In pratica che facevano? Compravano birra ai supermercati, tipo a ottanta centesimi di euro, e poi la rivendevano fuori dei locali "in" di Milano al prezzo giusto, quello onesto che non esiste più. Chiaro il giochino, no? Dentro paghi una pinta 6,50 euro quando ti va bene, fuori la paghi 2: è logico che i locali meneghini nel mirino hanno cominciato a svuotarsi a favore dei geni posizionati strategicamente fuori. Mille bottiglie vendute a sera, tra i sorrisi della gente e qualche ubriacatura in più del normale.

Uno degli agenti implicati nell'operazione ha dichiarato: «Si vedeva che erano tutti bravi ragazzi, ma non potevamo far passare sotto silenzio un'operazione così irregolare». Molto bene, la speranza è che adesso - sgominata la temibilissima banda che attentava alla Finanziaria del Paese - i controlli si dirigano DENTRO i locali, nell'estremo tentativo di comprendere le motivazioni intrinseche e psicologiche per cui dobbiamo pagare otto dita di birra quindicimila lire.

[questo post si basa sull'assunto che la birra sia necessaria alla vita, molto più della par condicio o delle nomine Rai]

giovedì, 14 settembre 2006

Non avete sbagliato indirizzo
Categoria:blog, scritto da stefano havana


Vi piace casetta nuova?

[un grazie grande così a Gianluca (che per fare presto, mi sa che si è scordato di rinnovare il dominio del proprio blog!). Grazie doppio per la pazienza con cui ha accettato tutti i miei capricci, le mie precisazioni, i miei "indottrinamenti" eccetera, eccetera, eccetera. Grazie anche a Andy Capp che si è interessato della cosa, trovando la persona giusta per il lavoro e occupandosi di tutti i successivi dettagli. In definitiva grazie anche a voi: i lavori sono ancora in corso ma la voglia di migliorare viene soprattutto dalla vostra affettuosa partecipazione.]

mercoledì, 13 settembre 2006

Snobismo letterario (critica dello)
Categoria:letteratura, scritto da stefano havana


Devo essere io. Non c'è alternativa: devo essere io. Che sia snob, dal punto di vista letterario è un fatto. Ma non lo sono tanto per esserlo: non voglio darmi un tono, (per quello esiste tutto un metodo di tenere le sigarette tra le dita, tanto per dire. Va bene che non fumo...) semplicemente sono così. Reagisco in una certa maniera davanti a determinati casi letterari: dove, solitamente, c'è il plebiscito della gente, ai miei occhi compare solo una vaga secchiata di foglie secche. Non è questione di bastian contrario: da un po' di tempo mi sono reso conto che se tutta la gente indica entusiasta un punto, può anche darsi che laggiù ci sia qualcosa di bello da guardare. Ma quando si tratta di libri, niente, nisba, nada: non a caso sono una specie di Robinson Crusoe da questo punto di vista. Non ho mai con chi parlare di John Barth o di Carver, perché - di fatto - non li legge nessuno. Ne conosco due che sopportano (e a malapena) Wallace, nessuno che abbia mai letto qualcosa di Jonathan Lethem (che sta diventando il mio preferito), senza contare Richard Yates o Donald Barthelme, Aimee Bender, Flannery O'Connor. Mi sto appassionando di due scrittori esordienti RUSSI di cui neanche io ricordo il nome. Potrei procedere a naso per altre trenta righe e per almeno altre cento se mi voltassi a guardare la libreria alle mie spalle, invece mi fermerò esattamente qui.

Il dramma mi proviene dall'aver passato due ore in libreria di recente (precisamente durante la Notte Bianca, che - guarda caso - snobbo da tre anni per precisi motivi idelogico-politici). Chiuso dentro tale non-luogo ho fatto orario in attesa di un appuntamento e ho compiuto almeno TRE atti impuri. Li vado ad elencare:

hotelmessico- Ho sfogliato TUTTI i librettini dei bloggers pubblicati da www.scrittomisto.it. Sono molto belli dal punto di vista editoriale: freschi, gustosi da impugnare e profumati. Quello che mi ha fatto rabbrividire è stato notare che, in calce alle bellissime copertine, non c'è il nome dell'autore (qui di fianco c'è la foto di uno di quelli - uno dei pochi - che sa scrivere, fuor di ogni dubbio). C'è scritto il nome del blog, ma non dell'autore. Il che mi ha fatto immediatamente ritirare indietro le dita: io non concepisco come uno che scriva qualcosa degna di pubblicazione non senta la necessità di graffiare i muri del mondo - o addirittura di rinunciare al compenso - pur di vedere il proprio nomeecognome iscritto in cima a quelle faticosissime parole. Non so se chi non scrive lo sa, ma scrivere è una delle cose più complicate e faticose al mondo (per questo mi dò altri dieci anni di tempo, minimo, prima di andare in giro a dire si saper scrivere come si deve).

- Ho preso in mano e letto qualcosa del libro di PULSATILLA (altra blogger) edito da Castelvecchi. Il che mi ha fatto riconsiderare le mie possibilità (e quelle di tutti) di poter diventare scrittore di professione. Il senso è: se Castelvecchi ha pubblicato una cosa come il libro di PULSATILLA (si firma così), allora DEVE pubblicare anche me. E te, naturalmente. E anche te, te, te e pure te che non hai mai fatto alpulsatillatro che scrivere formazioni del Fantacalcio. Credo che Castelvecchi possa - anzi debba - pubblicare praticamente TUTTI da oggi in poi: qui siamo davanti a una ridiscussione totale del concetto di editoria, perché non c'è dubbio che la modalità con cui gli esperti di Castelvecchi hanno optato per la pubblicazione di PULSATILLA sia stata qualcosa di molto vicina al CASO TOTALE. (non è che sia il solo a pensarla così: oserei definire esilaranti le recensioni dei lettori presenti su IBS. Dateci un'occhiata per il bene del vostro portafoglio, se state cercando un SOTTOPIATTO) PULSATILLA è anche presente, in qualità di Scrittrice Italiana Contemporanea, in Wikipedia. Questo tanto per ricordare COS'E' Wikipedia: un'accozzaglia di tutto. Una specie di Telemike online. Carina eh: piena di iconine, ok. Ma non chiamatela Enciclopedia Universale o una cosa del genere.

- Ho provato (provato) ad acquistare il libro più voluminoso DI SEMPRE, vale a dire "Dies Irae" di Giuseppe Genna. Mosso dalle centinaia di recensioni trovate sulla rete, mi volevo accodare alla fila dei fedeli: "Dies Irae" di Giuseppe Genna sembra essere il libro più pubblicizzato del momento, una vera e propria pietra miliare del blogger (ma anche e soprattutto di bloggers che hanno la mia STIMA, quei due o tre insomma, a cui regalo il mio tempo con gioia e consapevolezza). "Dies Irae" di Giuseppe Genna, stando a sentire quello che dicono in giro, dovrebbe essere la risposta italiana ad "Underworld" di De Lillo e addirittura una delle opere letterarie italiane più importanti della storia recente. Dicevo provato a comprare: perché dopo averlo preso in mano ho fatto quella cosa che fanno molti, ovvero ho letto la prima pagina e poi la seconda e poi ne ho lette altre pescando a casaccio (metodo PULSATILLA). E' stato a quel punto, con circa ottocento grammi di libro in mano, che mi sono domandato COSA SIA la critica letteraria e come sia possibile che quello che per molti (tantissimi) è un Capolavoro Assoluto di Incomparabile Bellezza, per me risulti un Ammasso di Manierismi Cervellotici di Inesplicabile Difficoltà, Pesantezza, Detestabilità e Retorica. Secondo me De Lillo dovrebbe sentirsi non solo offeso dall'accostamento, ma proprio scoglionato nel constatare che c'è gente al mondo tanto spocchiosa da provare a generare un lavoro simile ad "Underworld". (anche in questo caso ci sono le simpatiche recensioni dei lettori su IBS. Simpatiche per me, mi sa non per Genna)

Solo per la cronaca e per far quadrare il ragionamento, quel giorno della Notte Bianca, dalla libreria di Via Veneto ne sono uscito con una busta piena di Tabucchi. Tutti insieme pesavano la metà di "Dies Irae" di Giuseppe Genna, ma non è di questo che volevo parlare.

martedì, 12 settembre 2006

Sostiene mio cugino
Categoria:dissenso, scritto da stefano havana


Qui dentro si guarda alla realtà dei fatti come a una specie di dea laica in sottoveste. Possibilmente in tacchi a spillo e perizoma. Nel senso: con reverenza e - semmai - con un minimo di bava alla bocca. Per questo, negli ultimi tre giorni, sono rimasto molto colpito da tre episodi che hanno provato a piegare, storcere, falsificare la realtà dei fatti.

Sostiene Emanuele Filiberto di Savoia che suo padre, in carcere, scherzava. E che, trovandosi sotto anfetamine, pilloloni e calmanti non riusciva neanche a rendersi conto di ciò che andava dicendo. Per questo, sostiene, la frase: "Ok, ho fregato i giudici", (e la conseguente confessione) sarebbe da intendere come uno scherzetto da quattro soldi di un Reale in caduta libera e NON come la definitiva ammissione di colpevolezza per un omicidio a sangue freddo rimasto impunito. Bisognerebbe, insomma, finirla con queste intercettazioni - telefoniche e ambientali - che estorcono informazioni a poveri ingenui del tutto innocenti, sostiene.

Sostiene Moggi che non ha fatto niente e che la Cupola, se c'era, (e non c'era) c'è ancora, e altrettanto bene farà alla Juventus nei prossimi anni. Moggi sostiene che noi tutti (i giornalisti in particolare, colpevoli e complici di ogni malefatta italiana, sostiene) dovremmo farci un esamino di coscienza e domandarci se per caso non si sia perpetrata una qualche ingiustizia più che altro ai SUOI danni che - sostiene - altro non ha fatto se non adeguarsi a un sistema più grande. Nei mesi incriminati, Moggi ha telefonato ai massimi dirigenti del pallone per il bene della Juve, sostiene, non per altro (tipo un gigantesco vantaggio personale): le oltre 400 telefonate al giorno per circa dodici mesi sarebbero state fatte a fin di bene e per non rimanere indietro nei confronti di altri della sua stessa specie che perpetravano il medesimo peccatuccio. Alle uniche domande sensate e dirette che gli sono state rivolte dai giornalisti in studio (e dai tifosi di calcio che lo hanno raggiunto telefonicamente nella trasmissione in cui lavora adesso, su TeleLombardia) Moggi s'è sempre rifiutato di rispondere, perché, sostiene, non accetta insinuazioni sul suo conto (però ne fa).

Sostiene la Juventus di essere Campione d'Italia. Nonostante sugli albi d'oro ci sia un buco grande come un cratere di una granata americana. La squadra bianconera è scesa in campo a Rimini con un polsino recante lo scudetto tricolore: tutti i giocatori lo indossavano, compresi i dirigenti in tribuna, perché, sostengono, sono loro gli indiscussi Campioni d'Italia, nonostante circa ottomila pagine di inchiesta e cinque procure ancora al lavoro e varie condanne e inibizioni e sospensioni e licenziamenti e facce di bronzo. Per questo la Juventus ha giocato in Serie B con un polsino recante i colori del Trionfo: il che fa un po' sorridere, perché di questo passo chiunque potrà sostenere ciò che vuole indossando un polsino. Per esempio il cassiere del supermercato potrà indossare un polsino che lo indichi, invece, come il proprietario dell'azienda. O un fenicottero rosa potrà tranquillamente asserire, in barba a chiunque cerchi di contraddirlo o abbia lavorato sodo per farlo, di essere una rosa purpurea. La cacca diventerà pipì e si ostinerà a sostenere di voler uscire da davanti anziché da dietro, causando una serie di insopportabili dolori.

Questo stesso blog - Noantri - sostiene che da oggi in poi sarà un moschettone.

lunedì, 11 settembre 2006

Il capitalismo ha gli occhi azzurri
Categoria:blog, scritto da andy capp


Poche righe solo per informare i lettori e i componenti di noantri che a causa di alcune scelte lavorative personali, per continuare a far parte di questa fantastica avventura, devo necessariamente scendere in clandestinità. Dal mio prossimo post mi firmerò con il nick di Andy Capp.

Una scelta dolorosa ma necessaria per poter continuare a scrivere quello che voglio. Di comune accordo con Stefano, fondatore e anima di noantri, ho preso questa decisione. L'unica possibile in questa società ostile e in questo particolare momento della mia vita. La voglia di continuare a lavorare in questo progetto, in cui credo, era più forte di qualsiasi avversità. E se il potere del capitale è deciso a schiacciare gli individui non allineati, noi saremo pronti a farci valere con la forza delle nostre idee.

Un ringraziamento particolare a Stefano per la comprensione, l'amicizia e la solidarietà che mi ha dimostrato in questi giorni difficili.

Nel tempo dell'inganno universale, dire la verità è un atto rivoluzionario

per eventuali chiarimenti scrivetemi: moblife77@gmail.com

Andy Capp

sabato, 09 settembre 2006

La solitudine di Burgnich
Categoria:sport, scritto da stefano havana


Per me oggi comincia l'anno calcistico 2006-2007. Venerdì c'è stato un anticipo di serie B, ha già giocato la Nazionale Italiana, ma è con oggi pomeriggio - con tutte le partite cadette, compresa la Juventus - che si comincia a fare sul serio. Porterò con me alcuni ricordi, durante questi nove mesi circa di passione e di lavoro, di progetti e di speranze (sono tifoso della Lazio e quindi CREDO - senza ombra di dubbio alcuno - che la Lazio vincerà lo scudetto).

- la sofferenza di sangue provata dal sottoscritto durante i 30 giorni di mondiale, con quella cosa intifabile che indossava i colori del MIO paese e che VOI avete colpevolmente sostenuto. Quella coppa alzata al cielo di Berlino, tra le lerce mani di uno degli sportivi più vergognosi di sempre, ha significato la morte del calcio, la bonificazione di una sentenza e l'elogio massimo del vatuttobenismo del Bel Paese. E adesso NESSUNO, a parte i pochi eletti che hanno deciso di DISSENTIRE, possono protestare per il Milan in Champions League o per la Juventus QUASI in serie A. Nessuno.

- la retorica devastante che ha caratterizzato i media italiani in occasione di due tragici eventi: la quasi morte di Pessotto e la morte di Giacinto Facchetti. Le immagini al rallenty dei due, prima e dopo QUALSIASI avvenimento sportivo (dal curling al torneo mondiale di palla avvelenata), hanno segnato la fine culturale dell'informazione di massa italiana e l'insulto ultimo a due elementi del calcio italiano che per vent'anni nessuno si è INCULATO nemmeno per sbaglio e che improvvisamente hanno trovato il loro quarto d'ora di fama. Sfortunato Pessotto che è tornato alla vita: a lui sono destinati un'altra cinquantina d'anni di assoluto ANONIMATO. Quanto al presidente dell'Inter: la maglia numero 3 è stata ritirata (hanno aspettato che incrociasse le braccia sul petto, bravi). Il mio personale pensiero va a Burgnich: un uomo rimasto disperatamente solo, il cui nome per quasi mezzo secolo è stato sollevato ad alta voce solo come vagone minuscolo di un treno più lungo: Albertosi-Sarti-Burgnich-Facchetti. Buon viaggio a lui, nella gelida transiberiana della Dimenticanza.

- La Juventus in serie B e Moggi affogato nella merda. Una delle primissime esplosioni da "giustizia è fatta" della mia esistenza (almeno fino alla maledetta edulcorazione). Anche in questo caso per sempre porterò nel cuore la maledizione a chi ha bonificato una sentenza che avrebbe dovuto portare la Signora al marciapiede vita natural durante. Quindi l'onta vada ai tifosi italiani che hanno dimenticato tutto per un mese di totale menomazione mentale, a Guido Rossi e alla Fretta che - com'è stato già detto da molti - anche questa volta ha fatto dei gatti orribilmente ciechi. Personalmente spero che i bianconeri sprofondino il più possibile in basso; l'augurio è di non vedere mai più le Vergogne nel calcio che conta secula seculorum. Amen (neanche il rispetto ai tifosi deve andare: quello striscione giustificazionista installato al Delle Alpi che inneggiava all'importanza del VINCERE, disinteressandosi del COME - con la chiosa, "Giù le mani dalla Triade" -, per quanto mi riguarda è sufficiente per far precipitare i supporters bianconeri, TUTTI, nel girone dei dannati per sempre).

Adesso è tempo delle scommesse da bar tra amici (gli stessi con cui ci si scanna perché di credo opposto al proprio, compreso quello nei confronti di QUESTA Nazionale appena trapassata):

- già ci siamo giocata una cena su questo: a Natale la Lazio sarà almeno un punto sopra la Roma

- personalmente mi gioco tutto sul Milan campione d'Italia e sull'ennesimo fallimento dell'Inter (motivato dall'acquisto di Ibrahimovic e dalla cessione di Pizarro all'unica pretendente reale al titolo che è la Roma. Ancora un sentito clapclap alla strana coppia BrancaOriali)

Infine la secchiata di vomito del weekend la voglio riversare sul fairplay. Basta col fairplay, generatore di meschinità come il caso Materazzi-Zidane nella finale (dove ha clamorosamente ragione Materazzi, c'è da dirlo): il fairplay deve uscire dal calcio come le farmacie, il doping amministrativo, i Moggi e i Gattuso. Il fairplay genera mostri di intoccabilità come Totti, il quale ormai PER LEGGE deve poter segnare - anzi ENTRARE direttamente nella porta nemica palla al piede - senza essere MAI toccato da nessuno, giammai qualcuno che indossi una maglia avversaria. Fuori il fairplay dal calcio, sport vero fatto di spinte, sputi, parolacce e insulti a mammeta.

Tutto questo tornando finalmente con i piedi per terra, terminata la spiralina ipnotica negli occhi da febbre mondiale, e ribadendo con forza l'unica verità in grado di farci riammirare la realtà dei fatti senza luccicchii da coppadelmondo: Grosso era, è e resterà una fantomatica PIPPA.

Buon campionato!