martedì, 31 ottobre 2006

Farina quanto basta
Categoria:giornalismo, scritto da stefano havana


betullaAbbiamo spesso parlato, qui dentro, del quotidiano "Libero" come uno dei più classici esempi - morali e professionali - da non seguire mai. E' notizia di oggi che la procura generale della Repubblica di Milano ha chiesto pene più severe per l'ex vice-direttore Renato Farina, già sospeso dall'Ordine per dodici mesi con l'accusa di intascare soldi (col nome in codice "Betulla") nell'ambito della vicenda del sequestro dell'imam Abu Omar.

La richiesta fatta adesso è di radiazione. Il presidente dell'Ordine lombardo Franco Abruzzo con una nota ha commentato: "Farina per dodici mesi non potrà firmare, non riceverà lo stipendio e i farinacontributi previdenziali, mentre dal 30 settembre il suo nome è stato tolto dalla gerenza di Libero. E' poco?". Poco sì, se - come fatto recentemente notare - l'ex vicedirettore ha continuato imperterrito a scrivere sul suo bel giornaletto, usufruendo (diciamo anonimamente) dello spazio riservato ai lettori per le lettere al Direttore (Feltri). In altre parole, il genio scriveva articoli per il suo giornale da "privato" lettore (non mancando però di farsi riconoscere dal suo gregge compiacente). La cosa è stata smascherata in pubblica piazza, con tanti saluti ai furbetti del quartierino.

La bella storia finisce con la solita presa di posizione ridicola della Destra, nella figura dell'organo del gruppo consiliare di Forza Italia, che ha appena candidato Renato Farina detto "Betulla", all'Ambrogino d'Oro, massima onoreficenza milanese.

update: Gabriele mi segnala nei commenti la petizione per revocare la sospensione a Farina, proposta da Paolo Guzzanti.

lunedì, 30 ottobre 2006

La notte nostra unica alleata
Categoria:società, scritto da andy capp


casualNei giorni dell'anniversario degli scontri nelle Banlieue parigine di un anno fa, a Campo de' Fiori è stata sgominata una banda formata da tre ragazzi, di cui un minorenne, che si era resa protagonista nelle ultime settimane di numerosi episodi di violenza, tra cui un tentato omicidio ai danni di un ragazzo rasta, reo di aver guardato in maniera troppo storta uno di loro. La piazza, sorvegliata a vista dalla statua di Giordano Bruno, da un paio d'anni è teatro di un nuovo fenomeno sociale che aggrega ragazzi e ragazze romane delle periferie, rom, punkbestia e studenti universitari, estranei tra loro ma tutti uniti negli scontri contro la polizia. Agguati nei vicoli, lancio di oggetti contro i blindati e le camionette di pattuglia nella piazza si sono verificati soprattutto in occasione di serate particolari, come quelle dei Mondiali della scorsa estate o in presenza di gruppi di stranieri troppo esuberanti.

Solo che a cercare lo scontro, non sono più soltanto i duri, quelli coperti dal casco e armati di bastone, e che in un certo senso arrivavano preparati alla serata, ma anche ragazzi annoiati e presunti insospettabili. E' facile vedere ragazzine con l'ombelico scoperto unirsi ai cori contro le guardie, oppure nerds universitari inneggiare al lancio di bottiglie rotte contro la celere schierata. Si tratta di un nuovo movimento che sposa il ribellismo da strada come risposta a un disagio sociale dalle motivazioni profonde, che vanno ricercate nell'insoddisfazione diffusa di una generazione priva di modelli e aspettative.

Da qualche anno nelle curve calcistiche di Roma e Lazio sta prendendo piede il fenomeno casual, di derivazione britannica e conseguenza della frammentazione dovuta in parte alla repressione, in parte a un ricambio generazionale cresciuto con altri modelli. E' anche in questi ambienti che si sta diffondendo il concetto di incontro/scontro casuale, che va oltre gli schemi di alleanze e rivalità riconosciute, e per questo difficilmente prevedibile o catalogabile. "Nella vita come allo stadio o sei guardia o sei ladro", è uno degli striscioni esposti sulle gradinate, così come oggi assumono un altro significato le scritte apparse qualche anno fa inneggianti a Luciano Liboni, il bandito ch uccise un carabiniere e per giorni sfuggì alla cattura. La sua vita maledetta e il suo vivere clandestino hanno affascinato a tal punto, che nell'anniversario della sua morte qualcuno ha deposto un mazzo di fiori sul luogo dove è rimasto ucciso. Ultimo ma non meno significativo un altro striscione esposto in Curva Sud: "Banlieue o periferia il problema è la polizia".

Cosa c'entra questo con Campo de' Fiori? Lo scenario della piazza, soprattutto di notte, è piuttosto assimilabile a quello delle curve, con l'aggravante che in questo contesto non ci sono capi o registi occulti. Così che il casualismo viene esaltato all'ennesima potenza: gruppetti di  10-15 persone che non interagiscono, se non nel momento dell'attacco. Una voglia di infrangere le regole e di ostilità verso le forze dell'ordine che inizia a preoccupare.

domenica, 29 ottobre 2006

Come non mandarlo a cagare?
Categoria:ipse dixit, scritto da stefano havana


muccino

«C'è stato un periodo in cui la marjiuana mi ha divertito molto. Poi basta: contrastava con le mie priorità nella vita».

-Silvio Muccino-

venerdì, 27 ottobre 2006

Ti chiami Vladimiro Guadagno...
Categoria:dissenso, scritto da stefano havana


DV35120

... E vai al bagno degli uomini.
Grazie.

venerdì, 27 ottobre 2006

Il Grande Meccanismo
Categoria:società, scritto da stefano havana


tribunaleFinalmente (si fa per dire) mi è arrivata, tramite ufficiale giudiziario (un anzianotto molto simpatico, tra l'altro), la regolare notifica della fissazione di udienza in Camera di Consiglio per questa vicenda che mi riguarda. La cosa era stata archiviata dal Giudice, ma la parte offesa ha deciso di non essere d'accordo e allora si è opposta. Non mi piace avere a che fare con la Legge, lo ammetto: mi aspetto sempre che da qualche parte spunti fuori l'ingiustizia. Da un GIP temo sempre la superficialità e, generalmente, porto avanti quell'idea letteraria dell'innocente dentro e del colpevole fuori. In più mi spaventa, letteralmente, percepire questo Grande Meccanismo che ruota indefesso sopra la testa di tutti e che fa muovere anzianotti simpatici, carabinieri in divisa, fa alzare cornette, fa compilare plichi a segretarie svogliate e - in ultima istanza - fa rispondere me a un citofono o a un cellulare e mi fa andare di corsa a firmare, a prelevare, a ritirare, a notificare. Non ho particolari timori relativamente a questa storia: mi pervade più che altro un senso di irreale sfiducia nei confronti delle persone e delle umane cose.

Resto dell'idea che la giustizia debba servire per i grandi furti, gli incommensurabili omicidi, le furibonde torture, i grandi inganni, le sofisticate frodi; secondo me se uno dà del nazista a un altro, la vicenda dovrebbe finire a pugni o a un tavolo con gli indici puntati sopra i boccali di birra e i nasi che quasi si scontrano. Soprattutto se hai aperto un blog e se su quel blog parli con palese faziosità di fatti sociali e politici; il vaffanculo te lo prendi, ecco. Come ti prendi i complimenti di chi la pensa come te: ma se ti schieri, cazzo ti lamenti poi? A mettere pistole e fucili in pubblica piazza, qualcuno prima o poi fa esplodere un colpo, questo è sicuro. Ma insomma, pazienza: dispiace solo scoprire che laddove mi immaginavo un vecchio appassito, un ottantenne con le nocche consumate e lo spirito spento, ho scoperto invece esserci un giovanotto aitante che ha poco più della mia età e con cui non ho mai - dico mai - scambiato una sola parola (tantomeno visto in faccia, come si veste, che tipo di scarpe preferisce usare, se ha occhiali o il doppio mento). Misteri dei protocolli giudiziari, magie della giurisprudenza e dell'algida burocrazia. Misteri della specie umana, certo: mi chiedo se i giaguari o i puma si querelino tra loro quando si ringhiano un po' addosso. Certo, i benpensanti mi verranno a dire che è una questione di responsabilità, che bisogna sempre pagare le conseguenze del proprio agire e che i ghepardi o le tigri non hanno mai conquistato il bene della civilizzazione e che tutto questo si chiama Diritto. Sarà: ma è pure vero che questa tanto decantata civilizzazione ha inventato zoo, circhi e guinzagli e che quindi - tutto sommato - non si capisce bene chi abbia civilizzato cosa o cosa sia stato civilizzato da chi. Dialettica, vostro Onore.

giovedì, 26 ottobre 2006

Elogio del Campari
Categoria:quotidianismi, scritto da andy capp


Campari tanteLo ammetto. Sono uno di quelli che al Campari non sa proprio rinunciare. Soprattutto adesso che inizia a fare buio prima. Non c'è situazione che mi rilassa di più che entrare in un bar (qualsiasi purché non sia di lusso) e ordinarlo.
Questa è in breve la storia: l'azienda fu fondata nel 1862 a Milano da Gaspare Campari (santo subito), che due anni prima aveva avuto l'illuminazione e si inventò la ricetta originale. In seguito la fortuna del gruppo arrivò grazie alle capacità imprenditoriali di Davide, il figlio, che nel 1904 inaugurò il nuovo stabilimento e la sede di Sesto San Giovanni.

Oggi lo stabilimento principale si trova a Novi Ligure, l'azienda è presente in 190 paesi, è quotata in borsa e dà lavoro a oltre  1500 dipendenti. Il prodotto principale è l'aperitivo omonimo, bevanda alcolica che viene ottenuta dall'infusione di erbe amaricanti, piante aromatiche e frutta in una miscela di alcool e acqua, dal colore rosso rubino brillante e dall'aroma intenso. Ha una gradazione alcolica di 25°. Campari retro

Come servirlo? Per essere gustato al meglio il Campari va bevuto freddo e mai con il limone. Di solito è proposto nei modi più classici, servito in un bicchiere ghiacciato con del seltz, oppure shakerato con del ghiaccio. Mai sentito parlare poi del Campari orange? 1/3 di Campari, 2/3 succo d'arancia e  ghiaccio. Ed è grazie alla combinazione con Gin  e Vermouth rosso che è nato un altro mito, il Negroni.

Campari vecchioMa non finisce qui. Come dimenticarsi del fratello minore, il Campari Soda? E' un aperitivo di moderata gradazione (10°) che si ottiene dalla miscelazione in maniera proporzionale di Campari e acqua gassata. Confezionato nelle caratteristiche bottigliette a tronco di cono, è pronto per il consumo. Ma secondo me rende al massimo se corretto con il prosecco.

Non so voi, ma io non bevo Aperol.

mercoledì, 25 ottobre 2006

Senza più santi né eroi
Categoria:quotidianismi, scritto da voi


Circa una settimana fa abbiamo proposto questo post per invogliare i lettori di Noantri a partecipare attivamente alla costruzione di Noantri stesso. L'idea ci è nata per un motivo: la qualità media dei commenti lasciati da voi lettori qui dentro è sorprendentemente più alta di quella degli altri blog. Da qui alla proposta di rendervi più partecipi il passo è stato breve. Il primo che pubblichiamo è il mitico (e romanissimo) lettore "Il Gianni" (no blog) che ripropone un NOTISSIMO testo che da tempo gira sulla rete e di cui proprio LUI è storico autore (speriamo voglia fornirci le prove in suo possesso, ovvero la copia del giornale su cui pubblicò nel lontano 2003 questa missiva!). A voi la lettura e a voi il giudizio. A voi, naturalmente, anche il rinnovo dell'invito a partecipare all'iniziativa mandando qui i vostri contributi e le vostre idee per uscire dalla "scatola" dei commenti e sbirciare nel mondo vero. Buona lettura con lo storico post de "Il Gianni", che abbiamo voluto intitolare: "Senza più santi né eroi".

Lo scopo di questa mia è di rendere giustizia a una generazione, quella di noi nati a cavallo tra i '70 e gli '80 (anno più anno meno), quelli che vedono la casa acquistata allora dai nostri genitori valere oggi venti o trenta volte tanto, e che pagheranno la propria fino ai sessant'anni. Noi non abbiamo fatto la Guerra, né abbiamo visto lo sbarco sulla luna, non abbiamo vissuto gli anni di piombo, né abbiamo votato il referendum per l'aborto e la nostra memoria storica comincia coi Mondiali di Italia '90. Per non aver vissuto direttamente il '68 ci dicono che non abbiamo ideali, mentre ne sappiamo di politica più di quanto credono e più di quanto sapranno mai i nostri fratelli minori discendenti. Babbo Natale non sempre ci portava ciò che chiedevamo, però ci sentivamo dire, e lo sentiamo ancora, che abbiamo avuto tutto, nonostante quelli che sono venuti dopo di noi sì che hanno avuto tutto, e nessuno glielo dice. Siamo l'ultima generazione che ha imparato a giocare con le biglie, a saltare la corda, a giocare a lupo, a un-due-tre-stella, e allo stesso tempo i primi ad aver giocato coi videogiochi, ad essere andati ai parchi di divertimento o aver visto i cartoni animati a colori. Abbiamo indossato pantaloni a campana, a sigaretta, a zampa di elefante e con la cucitura storta; la nostra prima tuta è stata blu con bande bianche sulle maniche e le nostre prime scarpe da ginnastica di marca le abbiamo avute dopo i dieci anni. Andavamo a scuola quando il 1 novembre era il giorno dei Santi e non Halloween, quando ancora si veniva bocciati, siamo stai gli ultimi a fare la Maturità e i pionieri del 5 e mezzo (parente del 6)...

Siamo stati etichettati come Generazione X e abbiamo dovuto sorbirci SentieriI Visitors, Twin Peaks e Beverly Hills (ti piacquero allora? Vai a rivederli adesso e vedrai che delusione). Abbiamo pianto per Candy-Candy, ci siamo innamorate dei fratelli di Georgie, abbiamo riso con Spank, ballato con Heather Parisi, cantato con Cristina D'Avena e imparato la mitologia greca con Pollon. Siamo una generazione che ha visto Maradona fare campagne contro la droga. Siamo i primi ad essere entrati nel mondo del lavoro come Co.Co.Co. e quelli per cui non gli costa niente licenziarci. Ci ricordano sempre fatti accaduti prima che nascessimo, come se non avessimo vissuto nessun avvenimento storico. Abbiamo imparato che cos'è il terrorismo, abbiamo visto cadere il muro di Berlino, e Clinton avere relazioni improprie con la segretaria nella Stanza Ovale (FE-NO-ME-NO!); siamo state le più giovani vittime di Cernobyl; quelli della nostra generazione l'hanno fatta la guerra (Kosovo, Afghanistan, Iraq, Libano); abbiamo gridato "NO NATO", fuori le basi dall'Italia, senza sapere molto bene cosa significasse, per poi capirlo di colpo un 11 di settembre. Abbiamo imparato a programmare un videoregistratore prima di chiunque altro, abbiamo giocato a Pac-Man, odiamo Bill Gates e credevamo che internet sarebbe stato un mondo libero. Siamo la generazione di Bim Bum Bam, di Clementina-e-il-Piccolo-Mugnaio-Bianco e del Drive-in. Siamo la generazione che andò al cinema a vedere i film di Bud Spencer e Terence Hill. Quelli cresciuti ascoltando gli Europe e Nik Kamen, e gli ultimi a usare dei gettoni del telefono. Ci siamo emozionati con Superman, ET o Alla Ricerca dell'Arca Perduta. Bevevamo il Billy e mangiavamo le Big Bubble; al supermercato le cassiere ci davano le caramelline di zucchero come resto. Siamo la generazione di Crystal Ball ("Con Crystal Ball ci puoi giocare..."), delle sorprese del Mulino Bianco, dei mattoncini Lego a forma di mattoncino, dei Puffi, Magnum P.I., Holly e Benji, Mimì Ayuara, l'Incredibile Hulk, Poochie, Yattaman, Iridella, He-Man, Lamù, Creamy, Kiss Me Licia, i Barbapapà, i Mini-Pony, le Micro-Machine, Big Jim e la casa di Barbie di cartone ma con l'ascensore. La generazione che ancora si chiede se Mila e Shiro alla fine scopano... La generazione che non ricorda l'Italia Mondiale '82, e che ci viene un riso smorzato quando ci vogliono dare a bere che l'Italia di quest'anno ha giocato un ottimo mondiale...

L'ultima generazione a vedere il proprio padre caricare il portapacchi della macchina all'inverosimile per andare in vacanza quindici giorni. L'ultima generazione dei cannini (che mito!) in macchina quando pioveva. Guardandoci indietro è difficile credere che siamo ancora vivi: viaggiavamo in macchina senza cinture, senza seggiolini speciali e senza air-bag; facevamo viaggi di 10-12 ore e non soffrivamo di sindrome da classe turista o jet-lag. Non avevamo porte con protezioni, armadi o flaconi di medicinali con chiusure a prova di bambino. Andavamo in bicicletta senza casco né protezioni per le ginocchia o i gomiti. Le altalene erano di ferro con gli spigoli vivi e il gioco delle penitenze era bestiale Non c'erano i cellulari. Andavamo a scuola carichi di e quaderni, tutti infilati in una cartella che raramente aveva gli spallacci imbottiti, e tanto meno le rotelle! Mangiavamo dolci e bevevamo bibite, ma non eravamo obesi. Al limite uno era grasso e fine. Ci attaccavamo alla stessa bottiglia per bere e nessuno si è mai infettato. Ci trasmettevamo solo i pidocchi a scuola, cosa che le nostre madri sistemavamo lavandoci la testa con l'aceto. Non avevamo Playstation, Nintendo 64, videogiochi, 99 canali televisivi, dolby-surround, computer e Internet, però ce la spassavamo tirandoci gavettoni e rotolandoci per terra tirando su di tutto; bevevamo l'acqua direttamente dalle fontane dei parchi, acqua non imbottigliata, che bevono anche i cani! E le ragazze si intortavano inseguendole per toccar loro il sedere e giocando al gioco della bottiglia o a quello della verità, non in una chat dicendo :) :D :P :0) ^_^

Abbiamo avuto libertà, fallimenti, successi e responsabilità e abbiamo imparato a crescere con tutto ciò. Non c'erano i telefonini di merda... Nemmeno uno... E quei pochi (due o tre... E sono ottimista) che ce l'avevano ti telefonavano col cazzo perché UN minuto veniva DUEMILASANEVECCHIELIRE... Eppure agli appuntamenti non mancava mai nessuno.

(il gianni)

martedì, 24 ottobre 2006

Senza veli è meglio
Categoria:politica, scritto da andy capp


Santanche

lunedì, 23 ottobre 2006

Sconsigliato ai moralisti (può contenere diffusa blasfemia)
Categoria:dissenso, scritto da stefano havana


moralistiQuesto post non nasce per mancanza di rispetto nei confronti del Creatore (verso il quale mi pongo con lo stesso stato d'animo con cui mi pongo dinanzi a Harry Potter. O ai Puffi, ecco. Quindi pacifico, sornione, rispettoso: quello tipico di chi si appresta ad ascoltare una strabiliante fiaba), ma nasce - questo post - perché mi piacerebbe rompere laicamente i coglioni ai perbenisti, ai moralisti e ai cattolici dei miei zebedei che stanno demolendo l'Italia a colpi di aspersorio. Tantomeno questo vuole essere un messaggio di solidarietà all'ex concorrente dell'Isola dei Famosi Massimo Ceccherini (verso il quale, sia chiaro, mi pongo con lo stesso stato d'animo con cui mi pongo dinanzi a iddio, quindi eccetera eccetera); quello che vorrebbe essere questo post, orbene, è una dichiarazione di ODIO nei confronti VOSTRI, ridicoli pippaioli, masticatori dell'amen e del canto liturgico, appassionati dell'inginocchiatoio, evidentemente abituati dagli usi e costumi dei preti, dai quali ci facciamo confessare tutti i peccati fin quando non scopriamo che ne commettono assai più loro di noi. Ecco, io non vi riesco a rispettare: questo pure se Iddio si palesasse in terra stasera sotto le sembianze di John Wayne e noi tutti fossimo costretti a crederGli seduta stante; ho idea, in effetti, che sarebbe Iddio stesso il primo ad emettere un sonoro e sacro peto davanti all'ultimo degli altari e davanti a uno qualunque di questi tizi che versa vino, mangia ostie o procede a rilento mantenendo lugubri candele alte un metro. Sarebbe Lui il primo: e con una Scorreggia Biblica altro che Mar Rosso: il Raccordo Anulare squarcerebbe, l'A2, il Brennero; risolverebbe il problema dello Stretto di Messina accelerando la meccanica della tettonica delle zolle.

Ma, voglio dire: questa è bile. Voi tutti siete liberi di fare ciò che preferite: però lasciate in pace NOI. Che Ceccherini urli "porcoddio" in diretta televisiva non solo non me ne importa un fico, ma arrivo a dire che dovrebbe essere suo diritto pieno. Urlare "porcoddio" in diretta tv, non è affatto più grave di mostrare in diretta tv (tv di Stato, intendiamoci) Leone di Lernia che rutta nelle acque blu dell'Honduras mentre, più distanti, Raffaello Balzo conte di Cavour litiga a suon di beep con Sara Tommasi Vien dal Mare per motivi sicuramente non all'ordine del giorno. Urlare "porcoddio" in televisione, è assolutamente più SALUTARE che assistere al parlamentare Vittorio Sgarbi che dà della MERDA SECCA FASCISTA alla parlamentare Alessandra Mussolini durante la registrazione de (rullo di tamburi) "La pupa e il secchione"; cosa c'è di VIETATO nell'urlare "porcoddio" in una trasmissione dove poco prima s'era assistito a un litigio naso contro naso tra Simona Ventura e una vecchia rincoglionita ascesa dall'anonimato del pubblico presente perché MADRE non si sa bene di quale concorrente del programma (accusato di non si sa bene quale Gravissima Colpa, tipo: "non contribuiva a raccogliere le noci di cocco"). Io voglio (vorrei, d'accordo) dieci, cento, mille "porcoddio" in diretta e mai più uno stadio di calcio GREMITO di sbiellati che intonano: "Pa-pa-Rat-zin-ger! Pa-pa Rat-zin-ger!", che neanche a Cabrini e a Scirea dei tempi belli; voglio, pretendo, aspiro alla trasmissione continuativa di altri svariati "porcoddio" in una serie di vorticose lingue, piuttosto che vedere gente (sempre a Verona, avranno sparso un veleno nell'acquedotto?) inneggiare a Berlusconi ("Silvio libera l'Italia"); perché allora il "porcoddio" in diretta lo vorrei tanto andare a dire io a tutte queste scabrose teste di cazzo amoralisti2 cui non è bastato un quinquennio di vomito imperituro e che adesso, invece di fare fronte comune per risolvere i problemi di un governo - quello attuale - non certo esente da scintillanti colpe, che fanno? Si riuniscono e mettono fuori uno striscione tipo "Silvio adottami".

Siamo l'Italia che fa passare l'indulto ma NON un "porcoddio" in diretta tv; siamo l'Italia che ha fatto di Moggi un eroe nazionale e siamo l'Italia che si indigna davanti al "porcoddio" di Massimo Ceccherini. Eccoci qua, mamma mia quanto ce lo meritiamo questo svergognamento nazionale: noi che vorremmo prendere a colpi di accetta la finanziaria ma NON gli avvocati, i notai, i gioiellieri, gli imprenditori, i chirurghi che dichiarano AL MASSIMO fino a 30mila euro annui (e che evidentemente vivono all'interno dei loro suv). Siamo noi, Campioni del Mondo e mezza serie A che sta giocando un campionato clandestino, per cui non dovrebbe concorrere, causa VERGOGNA, causa ILLECITO, causa BROGLI, causa TANGENTI; però guai a dire "porcoddio" durante l'Isola dei Famosi. Va bene che il papa vesta Prada e alimenti le guerre di religione con le sue dichiarazioni sociopatiche, ma "porcoddio" no, non si può dire, altrimenti il Moige, Freccero, i politici, Vladimir Luxuria, Maurizio Costanzo, Sandro Bondi, Emilio Fede, le Iene, Antonio Ricci, Klaus Davi, Barbara Palombelli...

... E già che ci siamo: si può sapere quand'è che ci libererai dal male?
Amen.

venerdì, 20 ottobre 2006

Espressività, please... (quattro chiacchiere con il Vicerey)
Categoria:musica, scritto da valerio roma


Questo post nasce da un breve ma vivace dibattito via mail con Federico sui nostri gusti musicali. Si parlava più o meno dello spirito del rock. Mi scrive lui:

Io ODIO il grunge e tutti i suoi derivati. Quello stuolo molliccio di fans con occhiaie peggiori delle mie, nelle loro sozze camicione a quadri da finto taglialegna. Quel chitarrismo di infima lega, con quelle Fender Jaguar, quella loro vacua insoddisfazione adolescenziale. Così diversa dal puro spirito rock fatto di donnacce, pompini e whisky. Agli antipodi rispetto al cameratismo e alla disciplina tecnica del Grande Padre Metal.

Gli ho risposto che è proprio nell'odio per quel rock fatto di donnacce, pompini e whisky che ho iniziato ad amare il grunge. Io schifo quelle band alla Motley Crue, ad esempio. Non me ne è mai fregato un cazzo di conoscere la cronaca delle loro scopate o dei loro festini. Per quei gruppi ho la stessa stima che nutro per i negroni dei ghetti americani che fanno hip hop inneggiando alle feste piene di troie perizomate, alle macchine di lusso e alle ville con otto piscine e schermi al plasma da 32 pollici anche nei cessi.

Ne ho anche per il metal. Mai come ora sono convinto che la musica sia espressività, che secondo me è il contrario del virtuosismo. Noi tutti restiamo a bocca aperta davanti a un assolo lungo mezz’ora di John Petrucci o Steve Vai (lo so, Steve esegue alla perfezione praticamente tutti i generi musicali): è un qualcosa che ti trascina. Il problema, però, è che non comunica granché. E’ soltanto una dimostrazione di quello che il chitarrista sa fare, senza nessun tipo di colore. Ti dice: «Ascoltami bene perché tu non sarai mai in grado di fare quello che faccio io». Che poi è un messaggio sbagliato: chiunque, esercitandosi otto ore al giorno per una vita intera, riuscirebbe ad arrivare a quel livello o comunque ad avvicinarsi. Il segreto è un altro. Espressività, cazzo.

Ragioniamo. La musica deve saper descrivere sensazioni, stati d’animo. Deve permettere a chi ascolta di personalizzare l’esperienza fatta da un altro, di riconoscersi nel messaggio che la canzone ti manda e partecipare emotivamente. I capolavori di eloquenza sono al tempo stesso capolavori di semplicità. Yngwie Malmsteen, ad esempio, sarebbe in grado di comunicare con un solo accordo, dico un solo accordo, cosa avrebbe provato se la madre gli avesse confessato che quello che credeva fosse il suo vero padre in realtà non lo era? Ed Vedder dei Pearl jam c’è riuscito in Alive. Tutto in un La. In un solo La, nient’altro.

Van Halen ha reso famosa la tecnica del tapping, ma non sarebbe mai stato capace di raccontare un mese di vita sotto un ponte a 17 anni. Kurt Cobain, in Something in the way, ci è riuscito con una semplicità disarmante. Neanche tengo in considerazione i chitarristi caciaroni e filonazisti alla Kerry King degli Slayer.

I grandi virtuosi hanno contribuito a elevare lo studio della chitarra rock. Ma restaranno celebri solo per questo. La mia è una dichiarazione d'amore per i Pearl jam, gli Alice in chains, i Mudhoney, i Soundgarden e i Nirvana, solo per citare i gruppi noti. Sarà che ho ancora ventitré anni, ma io a quel senso di insoddisfazione adolescenziale non riesco proprio a rinunciarci.

giovedì, 19 ottobre 2006

L'urlo dallo stomaco
Categoria:quotidianismi, scritto da stefano havana


urlo1Non ho grandi esperienze di topi (eccezion fatta per uno, bianco e piccolo, che fece la sua comparsa nella mia cucina circa un anno fa). Non ne so niente di fila per andare al cesso (una volta, sì, mi capitò per una settimana ad un Club Med a Corfù ma lì - in teoria - faceva parte del divertimento. Cioè, uno pagava per una cosa del genere). In generale non ne so granché di erbacce che crescono agli angoli delle strade o di umidi anfratti: e me ne faccio un problema, perché - da che mondo è mondo - sembra che tutti i più grandi scrittori siano venuti fuori da una vita di stenti e miseria (e, benché mi renda conto che al momento la cosa non significhi assolutamente un cazzo, ebbene io SONO uno scrittore. Non pretendo che lo capiate: non lo riesco a spiegare neanche a mia madre. E' solo qualcosa che riguarda la propria venuta al mondo, non un merito distintivo o chissà quale capacità. E' come essere magri. O grassi. O scorbutici). Insomma, si dice che uno che SA come vanno le cose dal mondo, è uno che viene dal disincanto, dalla solitudine e dalla disperazione; ecco io (io che vorrei tanto Essere eccetera eccetera), mi domando, che razza di disperazione ho mai conosciuto in vita? Disincanto sì, in quantità industriale. E anche molta solitudine, ricercata però. Voluta: non so stare granché e troppo a lungo in compagnia, quindi mi isolo. Dò una scadenza alla presenza altrui. Ma disperazione? Ho conosciuto grande sconforto, profonda incomprensione e mi sono cicatrizzato di tantissime colpe commesse. Ma disperazione? Cos'è, La Disperazione? Perdere qualcuno di veramente amato? Fuoco. Avere l'impressione di non andare da nessuna parte? Acqua. La fame, forse, è disperazione? Fuoco, ma la fame chi l'ha mai provata, a parte nella culla, di notte, assetato di mammella. La povertà, la sporcizia, la mancanza di un tetto sulla testa: è questa la disperazione? Fuochissimo. E, idem con patate, chi ne sa niente di ciò?

Certe volte, quando determinate cose non mi riescono (parlo di scrittura, ma anche di capacità di saper pagare una bolletta o di organizzare un mutuo o di ratificare una scadenza oppure di semplice furto con scasso, se vogliamo), mi convinco che se avessi condotto una vita più (non trovo un sinonimo) dispurlo2erata, adesso sarei una quindicina d'anni avanti sulla tabella di marcia: non ho mai fatto il cameriere, non ho mai lavorato in nessuna bettola, non ho mai dormito in pensioni di quart'ordine e non ho mai vissuto all'estero per lunghi periodi. Sono un viziato del cazzo: ho sempre viaggiato più in macchina che in metropolitana, ricercato vestiti di gusto e bevuto più di due consumazioni alla volta. Mi faccio schifo, non ne posso più di essere così, vorrei più cicatrici e meno tatuaggi, vorrei ritrovarmi talmente impolverato da dover scegliere, pena la vita o la morte: scrivere per mestiere o darsi ad altro per sopravvivere? Sono arrivato al punto di detestare pure questo blog: a cazzotti lo vorrei prendere, sulla pancia, perché - forse - se non ci fosse, avrei molta più fame, nutrirei maggiore sete di vendetta nei confronti di tutti quelli che non mi possono leggere. Invece eccoci qua: ragazzotti bellocci con la camicia, che urlolavorano, fanno aperitivi annacquati senza battere ciglio e accavallano le gambe alle otto di sera. E che scrivono un blog e vengono letti ogni settimana da migliaia di persone. Migliaia! Siamo noi: sorridenti, orgogliosi. Andiamo su Wikipedia (WIKIPEDIA) e pretendiamo di aver toccato la conoscenza: leggiamo una robaccia scritta da Passanti Occasionali e la chiamiamo Enciclopedia. Risolviamo così il nostro disinteresse, la nostra magniloquente Ignoranza. Nuotiamo in una normalità che tende facilmente al Massimo, non lo conosciamo questo concetto di Disperazione, almeno come non conosciamo Plutone. Ne abbiamo sentito parlare, ecco, tutt'al più. Viste le foto. Ma siamo girasoli, non erbaccia: inutile illuderci. Oppure siamo girasoli che si atteggiano ad erbaccia. Ma ci manca l'urlo dallo stomaco e si vede. Quello che ruggiva dentro Fante, quello che ha ruggito una volta sola dentro di me e l'hanno capito in due. Gli altri: insulti. Vedo in giro grandi uomini sotto la radice quadrata della superficialità e della comodità: un attimo e sono già diventati la metà. Ancora un passo e - puf - sono spariti. Cosa risveglierà l'antica nostra necessità di eccellenza? Un apposito Reality Show? La mancanza di Viagra? L'orgoglio? Raffaele Morelli? Pago un euro per ogni risposta convincente.

mercoledì, 18 ottobre 2006

Er più bello dell'amori
Categoria:ritratti romani, scritto da noantri


Testimonianze dei lettori di Noantri per Roma ferita e rinata (presi dai commenti precedenti):

  • Un giorno una Signora forastiera,
    passanno còr marito
    sotto l' arco de Tito,
    vidde una Gatta nera
    spaparacchiata fra l' antichità.

    - Micia che fai? - je chiese: e je buttò;
    un pezzettino de biscotto ingrese;
    ma la Gatta, scocciata, nu' lo prese:
    e manco l' odorò.
    Anzi la guardò male
    e disse con un' aria strafottente:
    Grazzie, madama, nun me serve gnente:
    io nun magno che trippa nazzionale!
    -il gianni-
     
  • Sembra 'na pennellata...
    fatta d'arcobaleno...
    puro si piove pare che è sereno...
    E' roma mia er più bello dell'amori...
    -anonimo-

  • se 'n pittore te volesse pitturà,
    posa tutti li pennelli e sta a guardà...
    -anonimo-

  • ...vecchia Roma sotto la luna, nun canti più
    li stornelli e le serenate de gioventù
    er progresso t'ha fratta granne ma sta città
    nun è quella n'do se viveva tant'anni fa
    più non vanno l'innamorati pe' llungotevere,
    a rubbasse li baci a mille da sotto l'arberi
    e i ricordi buttati all'ombra d'un cielo blu
    so' ricordi d'un tempo bello che nun c'è più...
    -alesegretaria-

  • T'invidio turista che arrivi,
    t'imbevi de fori e de scavi,
    poi tutto d'un colpo te trovi
    fontana de Trevi ch'e tutta pe' te!
    Ce sta 'na leggenda romana
    legata a 'sta vecchia fontana
    per cui se ce butti un soldino
    costringi er destino a fatte tornà.
    E mentre er soldo bacia er fontanone
    la tua canzone in fondo è questa qua!
    Arrivederci, Roma...
    Good bye...au revoir...
    Si ritrova a pranzo a Squarciarelli
    fettuccine e vino dei Castelli
    come ai tempi belli che Pinelli immortalò!
    Arrivederci, Roma...
    Good bye...au revoir...
    Si rivede a spasso in carozzella
    e ripenza a quella "ciumachella"
    ch'era tanto bella e che gli ha detto sempre "no!"
    -alesegretaria-

  • Nun ce sò donne de gnisun paese
    che pòssino stà appetto a le romane
    ner confessasse tante vorte ar mese
    e in ner potesse dì bone cristiane.

    Averanno er su’ schizzo de puttane,
    spianteranno er marito co le spese;
    ma a divozione poi, corpo d’un cane,
    le vederai ‘gnisempre pe le chiese.

    Ar monno che je danno?
    la carnaccia ch’è un saccaccio de vermini;
    ma er core tutto a la Chiesa, e je lo dico in faccia.

    E pe la santa Casa der Signore
    è tanta la passione e la maniaccia,
    che ce vanno pe fà sino a l’amore.
    -giggimassi
    -

  • Roma t'abbraccico forte
    nun c'è pensiero o parola arcuna.
    Se toccamo er core pieno de morte
    pe ditte quant'è er dolore che c'accomuna.
    I tu fii se stringono pe te Roma bella
    pe' fatte sentì quanto bene te volemo.
    Dar Cupolone a Testaccio alla Garbatella
    'no strillo d'emozione se tojemo.
    E sur biondo Tevere se specchia 'sta luna stasera
    e soffia er ponentino che me mette malinconia,
    quanto te amo Roma mia!
    Te vojo sempre così, forte e della tu' gente fiera.
    missmidnight 

Voi continuate, se volete. Li mettiamo qui. 

martedì, 17 ottobre 2006

Mamma Roma
Categoria:quotidianismi, scritto da andy capp


Stamattina il mio cuore batteva forte. Vederti sanguinare dal petto mi ha fatto star male. Sono stato in ansia e ho seguito con attenzione l'operazione. C'era quella luce rossa accesa e c'ero io che buttavo giù un caffè dopo l'altro. Non è stato il modo migliore per far passare il tempo e per smorzare la tensione. Ma già la morte di una tua figlia non mi avrebbe permesso di andare a letto tranquillo. Così ho aspettato e aspettato ancora che tu fossi fuori pericolo. Fino a quando la tua voce mi ha tranquillizato: "Eccomi, sono qui, sono viva".

Ora non ci provate, voi, sciacalli senza onore. Lei stai bene e ha reagito come meglio doveva. E chi mette in discussione questo non solo non la ama, ma non è suo figlio. Non è romano. E non può capire.

Te vojo bbene Mamma Roma

Oggi er modernismo,
Der novecentismo
Rinnovanno tutto và
E l'usanze antiche e semprici
Sò ricordi che svanischeno
E tu Roma mia,
Senza nostargia
Segui la modernità,
Fai la progressista,
L'universalista,
Dichi "occhei", "ai lovv", "tench iù", "jàjà"

martedì, 17 ottobre 2006

La borgata contesa
Categoria:società, scritto da andy capp


andycappNella Roma del Festival del Cinema va in scena anche un altro film. E' quello dell'integrazione e soprattutto del conflitto sociale delle periferie e delle borgate. Il caso Trullo di un paio di settimane fa è solo la punta di un iceberg con il quale presto ci troveremo a fare i conti. E' vero che non siamo di fronte a un imminente rischio banlieue, tuttavia sottovalutare il problema sarebbe un errore. Soprattutto se lo si fa in base all'equazione disagio da una parte ed esasperazione dall'altra.

Nelle nostre periferie non c'è un'insurrezione generalizzata fatta di falò notturni. Ma il fenomeno, come sottolineava giustamente Edmondo Berselli su Repubblica, è di tipo più americano, fatto di quartieri che progressivamente vedono crescere l'immigrazione clandestina a cui fa seguito l'abbandono da parte dei residenti storici. Tutto questo a cosa porterà tra una generezione? Il rischio è quello di una ghettizzazione di queste nuove zone franche, che diventeranno ancora più inaccessibili allo stesso Stato, già poco presente. Non esistono probabilmente soluzioni immediate. Grosse polemiche ad esempio ha suscito nella tollerante Bologna la decisione di Cofferati di sgomberare alcune baracche sul lungo Reno abitate da alcuni rumeni. Questione di decoro dice qualche sceriffo autoelettosi, gente senza speranza rispondono i paladini del diritto.

Che fare? L'alternativa è quella dell'azione sociale. Ma è proprio qui che nasce il conflitto. Non è tanto la criminalità a far storcere il naso agli italiani infatti, quanto l'idea di avere dei rivali nel welfare. L'insofferenza si accresce quando entra in ballo quel gioco perverso della guerra tra poveri. "I cittadini che precipitano nelle graduatorie degli asili nido o sono costretti alle code al pronto soccorso maturano frustrazioni che poi tendono a proiettare sul piano della convivenza", dice Asher Colombo.

Secondo i criminologi è proprio nelle borgate che stanno nascendo i cosiddetti zoning, ovvero quelle aree urbane a bassa legalità, più facili da circoscrivere (e controllare) piuttosto che riqualificare. Nuovi circuiti commerciali clandestini che creano un problema di chiusura verso l'esterno. Ci siamo mai chiesti cosa vogliono realmente gli immigrati? Quali sono i loro progetti di vita? Guadagnare e restare in Italia oppure tornare nel proprio Paese di origine? E' qui il nodo del problema.

Analisi e sondaggi superficiali tendono a considerare comunità come quella cinese o filippina ben integrate, mentre di solito quelle provenienti dall'Est europeo sono quelle con cui si registrano le maggiori sofferenze. Siamo sicuri che sia realmente così? Oppure quelle risposte vengono date in base al chi disturba meno? Ma chi è che desidera assomigliare di più a un italiano, chi sogna di vestire come lui, o di portare le sue automobili? Un albanese o un cinese? Chi è che si è integrato maggiormente, chi si ritrova sempre nello stesso parco un giorno alla settimana, oppure chi (per paradosso) scala anche le gerarchie di formazioni criminali internazionali?

Ancora una volta il timore verso la conoscenza dell'altro si conferma il limite maggiore della società borghese ed etnocentrica. Sarebbe il caso di ricordarsi che l'opposto del concetto di intolleranza non è la tolleranza, bensì la curiosità.

Periferia Sironi

 

lunedì, 16 ottobre 2006

Noantri è tutto intorno a te
Categoria:blog, scritto da stefano havana


Ci avete letti per due anni.
Abbiamo litigato, abbiamo smadonnato, ce le siamo dette di tutti i colori, abbiamo alzato la voce laddove altri hanno preferito tacere. Vi siete affezionati, ci siamo perfino conosciuti personalmente: ci siamo letti a vicenda. Migliaia di parole: è bella questa sensazione di camminare insieme, a distanza. Di guardare NON con gli stessi occhi ma nella medesima direzione, per dirla come Kahlil Gibran.

Ora facciamo un tuffo nel postmoderno.

I-want-youSarebbe interessante che chi ha sempre letto Noantri, adesso contribuisca a scriverlo. Perciò: volete scrivere qui dentro al posto nostro? Al posto mio, al posto di Valerio, al posto di Andy Capp? Non è un concorso, non è una gara: non è neanche un gioco e non stiamo di certo abdicando. Mi piacerebbe (CI piacerebbe) avere il vostro pensiero manifestato in questa che è sempre stata una casa aperta alle idee di tutti. Un post di voantri per Noantri. La VOSTRA verità. Su un fatto qualunque. Su voi stessi. Sulla vostra fidanzata. Sui vostri figli. Sulla realtà. Sulla politica. Sulla squadra del cuore. Sul vostro microscopico pisello. Attenzione: non è l'angolo della posta. Un post in tutto e per tutto: firmato con nome o cognome - se lo volete - o in forma anonima. Oppure col nome del vostro blog o con il nick che preferite: in massimo 3500 battute, se ci riuscite (ma anche in 400. O in 100). Ce lo mandate qui e poi decidiamo insieme cosa pubblicare. Un po' alla volta (nel caso doveste partecipare numerosi).

Argomento: quel-che-vi-pare. Nei limiti della decenza: se avete una denuncia seria handsda fare, andate alla polizia. O dal prete (ma non dimenticatevi i preservativi, in quest'ultimo caso). Poi: siccome non siamo Macchianera, possibilmente - una volta scritto qualcosa - siete gentilmente pregati di partecipare nei commenti. Non ci piacciono (anzi DETESTIAMO) i blogger VIP che scrivono post letti da miliardi di persone e che poi non si sprecano ad alimentare il dibattito partecipando attivamente nei commenti. Vogliamo favorire qualcosa di simile a un meta-blogging: chi legge scrive e chi scrive legge. Naturalmente potete dare il vostro personalissimo taglio al pezzo: nello specifico, se siete berlusconiani e volete scrivere meraviglie dell'amato Nanerottolo, lo potete fare. Staremo al gioco: accetteremo i vostri panni, anche se qui dentro si resterà sempre dell' implacabile opinione che il governo Berlusconi eccetera eccetera. Attenzione: è anche una buona occasione per essere da NOI (nel nostro blog) quello che non potete (o non riuscite) ad essere da VOI (nel vostro blog). Se parlate sempre di televisione ma avete grandi idee anche su altri argomenti - e pensate che i vostri lettori ammaestrati se ne infischierebbero - ecco, venite a disinnescarle qui.

Non siate timidi, non siate qualunquisti.
Non verranno accettati TUTTI i post (snob...), ma la scelta verrà fatta solo limitatamente alla qualità. Vorremmo - se possibile - mantenere un certo livello. Per il resto carta bianca. Ci state? Porte aperte, un modo per aggregarci, fare gruppo, divertirci, ubriacarci. PARLARE.

Ribadisco la mail. Fatevi sotto! 

domenica, 15 ottobre 2006

Maledetti ingenui
Categoria:politica, scritto da stefano havana


Gioiellieri calabri che dichiarano meno di me, lavoratore CoCoPro. Venditori di automobili di lusso che non possono permettersi il cibo per il cane e sottoscrivono di guadagnare meno del portiere di uno stabile (il quale però arriva al lavoro col Cayenne). Avvocati e notai che dichiarano la metà di quanto percepito da un insegnante elementare, banchieri di fama mondiale che scendono in piazza indignati, avendo appena consegnato un documento alle entrate in cui spergiurano di guadagnare non più di 35mila euro all'anno. Un ex Premier che ha invogliato, nel momento di massimo potere, a evadere le tasse e a fare i furbetti vita natural durante, povertà a go-go ma Ferrari e Lamborghini che affollano i parcheggi delle strade; il mio vicino di casa chirurgo plastico che finge una malattia mentale per non dover sottostare a determinate spese familiari. Un signore, nella via adiacente, che sono anni che con la complicità della moglie, pretende di essere morto. Agenti dello spettacolo con cento ville in Sardegna, maestri del condono e del io non c'entro niente. Calciatori che scommettono e girano tutto a misteriose iniziative benefiche di cui hanno sentito parlare solo loro: plusvalenze per cui uno zoppo vale quanto e più di Ronaldinho. Formidabili politici con case al mare e all'estero che dichiarano quanto un operaio tessile, tifosi ultras di calcio in tribuna autorità con l'auricolare e l'aria truce.

E voi mi volete venire a dire che il problema, in Italia, è la FINANZIARIA?

venerdì, 13 ottobre 2006

Finalmente vi riconosco
Categoria:quotidianismi, scritto da andy capp


andycappOggi mi sento più comunista del solito. Sarà perché ieri è stata una pessima giornata, con l'avvocato azzeccagarbugli del capitalismo che lavora che mi è stato alle calcagne per tutto il pomeriggio, insultando il Governo e gli extracomunitari - ma questo è un altro post - sarà perché qualche giorno fa mi sembrava che tutto andasse per il verso sbagliato.

Dunque. Da quanto si è appreso dopo l'approvazione del ddl sulla riforma televisiva, Emilio Fede verrà sbattuto sulla Luna. Finalmente una notizia da festeggiare. Non solo perché viene riconosciuta una delle più grandi ingiustizie degli ultimi anni (Europa 7), ma perché ora potrò godermi la faccia del direttore che ogni sera insulterà il Governo e chiederà di salvare i suoi dipendenti.

Facile farsi parare il culo dai lavoratori quando serve, vero? Eppure io me li ricordo i giorni dello scontro sull'Articolo 18, quando il caro direttore sbeffeggiava tre - dico tre - milioni di persone scese in piazza e accusava i leader sindacali di favorire un clima che aveva portato all'omicidio del professor Marco Biagi.

Dice Berlusconi che questo ddl è un atto di banditismo. Dico io, in questo giorno in cui mi sento più comunista del solito, che questa è musica per le mie orecchie. Verrà rivisitata la riforma del sistema radiotelevisivo dell'ex Ministro Gasparri, cioè quella semplicissima operazione che ha permesso la vendita di nuovi decoder con un contributo statale. Riassumo e preciso: il fratello di Berlusconi vendeva gli aggeggi per il digitale terrestre e lo Stato (cioè noi) ne pagava una parte. Geniale vero? Se a tutto questo aggiungiamo che sul digitale terrestre si vedono gli stessi canali del sistema analogico verrebbe da chiedersi ancor di più a cosa servisse la riforma. Chissà se Emilio Fede è in grado di raccontarci tutta la storia. Sarebbe bello che lo facesse prima della partenza per Marte.

Un'altra notizia: sempre ieri il presidente dell'Istat ha detto che 16 milioni di famiglie italiane gioveranno della nuova Finanziaria, mentre per 4,8 ci saranno degli svantaggi. Il Ministro Padoa Schioppa ha poi aggiunto che 9 italiani su 10 pagheranno meno tasse. Silvio, indovina chi è il coglione stavolta?

giovedì, 12 ottobre 2006

Una di quelle giornate
Categoria:dissenso, scritto da stefano havana


Oggi è una di quelle giornate. Una di quelle giornate che si finisce in prigione o a quattro di bastoni su un letto a vomitare whisky. Sarà questo saggio biografico su Diane Arbus che sto leggendo a farmi sentire in bocca un sapore di ferro, di rame. Mi sembra di aver succhiato una chiave. A lungo. Con avidità. E' una di quelle giornate. Vi avviso, non sarà piacevole: ne dirò quattro. La gente si offenderà. Ma potrà parlarne con me bevendo birra e sorridendo della vita, volendo. Io non denuncio, mai, non querelo, non meno, non picchio, non insulto: parlo. Sempre.

Non ne posso più di un sacco di cose. Ho rimesso gli occhi su questo vomitevole post che ho scritto io stesso e tutto è cominciato. L'ho scritto qualche giorno fa che ero una persona diversa, probabilmente uguale alla persona che sarò domani. Ma non oggi. Perché oggi è una di quelle giornate. "Più libri, più liberi", la fiera di Roma bla bla bla, ecco, mi sembrava doveroso parlarne, ma "IERI". Oggi, invece, è una di quelle giornate e allora mi immolo solo al dogma del Vaffanculo e amen. Una di quelle giornate in cui Bukowsky parlava di urlo dallo stomaco. Lo sento e non c'è verso di fermarlo. Ho riletto quel post, ho ripensato alle mie motivazioni di quel giorno e sono perfino arrivato a rispettarle (andare al Palacongressi per). Ma a me - oggi - non frega un CAZZO di "Più libri, più liberi", va bene? Mi fa cagare: tanto sarà come al solito, un deposito di libri pessimi e l'inizio di un'ulcera perforante per me che ci vado ogni anno, sperando in qualcosa. L'ispirazione, la santa madonna, il cristodiddio, il giusto sguardo. Farà cagare come tutte le volte: ci sarà la solita fuffa di gente disinteressata a TUTTO tranne all'ultimo di Ammaniti, per cui poteva pagare molto meno nella libreria sotto casa.

Ma lo ammetto: oggi è una di quelle giornate in cui non riesco a non dire le cose come stanno. Se doveste mai incontrarmi in momenti così, non chiedetemi nulla a proposito del vostro nuovo vestito: potrei serenamente dirvi che fa schifo. Non mi frega niente di "Più libri, più liberi" e non ci voglio andare. E' tutto qua. Nè con voi, nè con altri. E non è colpa di nessuno.

Io
voglio
scrivere.

Punto. Che cazzo ci faccio con "Più libri, più liberi"? Con "Più blog"? A che cazzo mi servirà mai andare lì, all'Eur, farmi quaranta minuti di macchina, e sentire parlare Proserpina con un microfono in mano o Ataru o Andy Capp o me stesso o Attivissimo o Giulia Blasi oppure altri che non sanno cosa SIA la letteratura o che hanno CHIUSO il blog da mesi e che di blog parleranno? Che me ne faccio di questa merda autoreferenziale? Di questa gente anonima che nella vita fa altro - i macellai, gli impiegati, le puttane, i commercialisti, le guardie svizzere - e che improvvisamente viene chiamata a imitare scrittori, artisti, pittori, relatori, comunicatori, giornalisti, presentatori tv, scimmie ammaestrate, criceti da ruota. Che me ne faccio? Ci volevo andare, perché? Ci volevo andare, con la mia raccolta di racconti finalmente finita e stampata in triplice copia, nella speranza di trovare un contatto? Nella speranza che Marina Bellini (conosciuta nel corso di una cena al solo scopo di)  mi indicasse col dito indice a uno dei suoi amici editori? Ma che cazzo me ne frega? A che pro? La raccomandazione? La possibilità? Il consiglio? Il beneplacito?

Dice che senza i buoni contatti in questa professione non si va da nessuna parte. Vaffanculo: lo so io cosa ci vuole in questa professione - che è anzitutto un'espressione d'arte - ci vogliono due cose: il talento e il talento.

Non so se l'avete capito, ma NON sto dicendo che sono molto più bravo di tutti gli altri menzionati: sto solo dicendo che oggi è una di quelle giornate. E non me ne importa un fico di fare lo scrittore di professione o di fare il gitano a vita, il finto artista proto-maledetto non allineato, ma comunque troppo ricco e belloccio per poterlo essere davvero. Ho due case mie e non morirò MAI di fame: sono quello che sono e sto dicendo quello che ho da dire (so che è una novità, per voi). Non-voglio-alcun-contatto. Il talento me l'ha dato la Natura (mamma, iddio, il culo) e me lo tengo; lo coltivo, lo voglio appuntire, ho da lavorare ancora quanto e più di un minatore boliviano. Sono una merda di scrittore volenteroso che ha tanto bisogno di buoni consigli, straordinarie letture e urticanti esperienze sul campo.

Ho scritto delle tali puttanate su questo post che sono qui a scusarmene. Ecco cosa dovete capire. Scusarmi con me stesso, se a voi non interessa. Me ne rendo conto oggi, prima che diventi domani: c'è bisogno, ogni tanto, di una di queste giornate così in cui non riesco ad essere NIENTE se non me stesso all'ennesima potenza.

mercoledì, 11 ottobre 2006

Le Iene fanno cagare
Categoria:televisione, scritto da stefano havana


Le Iene fanno cagare. Imitazione finto-ripulita di Striscia la Notizia: una specie di Lucignolo di bella vita, demagoga e populista. Le interviste doppie ragazze bene dei Parioli/ragazza madre delle Favelas brasiliane, e cose così, sono carne da democratica fusione nell'azoto. Quest'ultima trovata, anche, fa cagare: il test anti-droga fatto ai parlamentari. Sono contrario: un'operazione deontologicamente abominevole in cui la violazione o meno del diritto di privacy è solo l'ultimo dei problemi. Un test, quello condotto, che non dimostra niente e comunque che non dimostra niente che mi interessi: ci vorrebbero forse dire che i politici "drogati" sono persone di cui non fidarsi? Ci vorrebbero dire che il Mondo è un luogo malvagio? Vogliono raccontarci che la nostra adolescenza è finita e dovremmo darci da fare per mettere la testa finalmente a posto? I politici "beccati" dovrebbero forse dimettersi? Ma dovrebbero dimettersi perché pippano o perché non sanno fare il proprio lavoro? Quant'è facile sdegnarsi davanti all'immagine di un qualsiasi uomo in giacca e cravatta dedito a vizi... Quant'è facile. Dunque sono completamente favorevole alla CENSURA del servizio (ma solo per motivi editoriali: trattasi di un inutile servizio di merda) e sono completamente favorevole alla drastica revisione della Legge Fini, piuttosto.

mercoledì, 11 ottobre 2006

Solletico
Categoria:blog, scritto da stefano havana


C'è stata una coda interessante a questo post sui Macchianera Awards che mi ha condotto a uno spunto critico che vorrei girare a tutti voi e ai diretti interessati, qualora fossero in ascolto. In sostanza due, tra i miei blogger preferiti - Daveblog e Pino Scaccia - hanno risposto tra quei commenti, mossi da una mia non molto velata critica rivolta ai loro sitarelli, del tipo: "Non sono più quelli di una volta". Benché entrambi mantengano un successo di visite e di consensi strepitoso (addirittura un post di Dave è stato letto in diretta da Daria Bignardi durante un'intervista a Simona Ventura), si sono comunque sentiti in dovere di partecipare al dibattito prendendo le difese (Pino Scaccia, soprattutto) del proprio blog.

Da qui lo spunto: se perfino una persona scintillante, vera, autentica come Pino Scaccia arriva a propormi, tra i commenti, di andarmi a rivedere meglio il suo blog perché forse non è così caduto in disgrazia come dico io, forse i blog stanno diventando noi. Pino è il mio reporter preferito, l'unico in grado di raccontare le cose del mondo senza pornografia sentimentale, senza eccessi, senza fronzoli: la racconta com'è, per dirla come uno degli scrittori che più amo. E non so se lui si rende conto dell'importanza di questa sua capacità (ma credo di sì): perché, dunque, ha sentito la necessità di farsi avanti in un'occasione simile? Come io stesso gli ho risposto, non è grazie al MIO consenso che deve misurare il grado di autorevolezza del suo blog: la sua importanza e professionalità sono talmente comprovate dai fatti che non dovrebbe essere Stefano di Noantri (!) a farlo tintinnare d'orgoglio. O sì? Come funziona?

Per il brillante Dave è lo stesso. Del suo commento mi ha colpito la puntualità, la precisione, la capacità di centrare punti interessanti e di stimolare nuovo dibattito (tutti elementi che non sempre vengono fuori dai suoi post, dal momento che - è ovvio - lui parla di altro). Perché - mi chiedo e chiudo - non fanno così, SEMPRE, costoro illuminati dalla fama e dalla capacità? Non da me necessariamente, non su Noantri, ma in giro per altri blog laddove si sviluppino dibattiti accesi. Serve che qualcuno vada a pungicargli il blog perché queste personalità IMPORTANTI (e quindi responsabilizzate) della blogosfera facciano sentire la propria voce anche altrove e stimolino così la voglia di altri di scrivere meglio e di più, in maniera più veritiera e coerente? Se hai la fortuna di avere una risata tanto coinvolgente e calorosa, mi sembra proprio un peccato disinnescarla solo se ti fanno il solletico.

p.s. in bocca al lupo a Pino che in questi giorni sta lavorando in (e bloggando dal) Libano

martedì, 10 ottobre 2006

Aridatece er nanetto
Categoria:politica, scritto da andy capp


andycappSono passati sei mesi esatti dalla vittoria dell'Unione alle ultime elezioni politiche ed è già tempo di bilanci. Punto primo, l'Italia non è stata stravolta, ma questo lo sapevamo già. Forse nell'aria si respira un po' di legalità in più. E questa è una conseguenza naturale e fisiologica del cambio al vertice. Se infatti prima dovevamo assistere ad appelli a non pagare le tasse e addirittura ad aiutarsi con qualche lavoretto per arrivare a fine mese, oggi sembra quasi che ci sia una corsa a mettersi in regola per evitare problemi. Insomma, è finito il tempo dei condoni.

Punto secondo, il malcontento diffuso è rimasto e si percepisce anche in maniera più netta. Proprio perché non c'è stato quello scatto in avanti che si attendeva. E' chiaro - dirà qualcuno - visti i danni fatti da Berlusconi. E' proprio così? Non ne sono sicuro. Qualcosa in più si poteva e si doveva fare, soprattutto per far percepire il cambiamento. E invece i problemi sono rimasti gli stessi - a sinistra - anzi si sono ingigantiti. Partiamo dall'inizio: il programma dell'Unione. Ci avevate capito qualcosa? Io no. E non mi ricordo nemmeno di quante pagine fosse. Ne avevo letto alcuni stralci, in particolare nelle parti relative al mercato del lavoro. Ma questo credo che sia un argomento tabù, almeno fino a quando sor Montezemolo vorrà.

Punto terzo: i famosi cento giorni sono passati. E allora? Allora ve lo dico io quello che non è stato fatto: il conflitto di interesse è sempre lì, proprio come la legge elettorale che ha regalato la vittoria al centrosinistra. Dei co.co.co e i co.co.pro guai a parlarne, mentre i contratti di lavoro di quasi tutte le categorie non sono stati ancora rinnovati. Qualcosa avranno fatto - si chiederà qualcuno. Vabbè, sì. Nel senso che ci si è provato: Bersani aveva presentato proposte interessanti, ma si è ammorbidito alle prime difficoltà (manco ci fosse De Niro su quei taxi). Dall'Iraq alla fine siamo riusciti a venirne fuori, ma per trovare la formula hanno chiamato Bartezzaghi: "Sai c'era da evitare casi diplomatici con l'Onu, l'Ue, i moderati, i senatori di Rifondazione, i filoamericani, gli antiamericani, l'elettorato cattolico, quello laico, i riformisti, i liberalsocialisti, i radical-obiettori". In Afghanistan invece ci stiamo ancora, ma non si è ben capito a fare cosa. Ma in fondo chissenefrega, ce ne ricordiamo solo quando salta qualche culo italiano.

La Finanziaria? Sta andando bene direi: tutti felici. Il Governo è riuscito nell'incredibile impresa di far incazzare tutti, ma proprio tutti. Dai sindaci più importanti del centrosinistra, agli industriali, passando per i sindacati e il pubblico impiego. "Ma la Manovra - hanno detto - si può aggiustare": invece che di 33 la facciamo da 34,5 miliardi di euro. Massì, taglia di là, aggiungi di qua. Chi offre di più?

Per fortuna che a riforme, invece, non ci batte nessuno. Perché quella così necessaria e all'ordine del giorno era proprio l'indulto. La riforma che tutti gli italiani volevano. Del resto se non ci sono abbastanza carceri come si fa? Ma costruirne dei nuovi era troppo difficile? Mi sbaglio o la leva obbligatoria è stata cancellata? Che cazzo ci dobbiamo fare con tutte quelle caserme?

Pensare che tutto questo sia successo in soli sei mesi non lascia molte speranze per il futuro. Anche perché abbiamo sorvolato sulle ridicole scenette di inizio legislatura per la poltrona di presidente della Camera e del Quirinale. Vi ricordate Baffetto e il suo grande sacrificio? Ed era stata incredibilmente superata anche quella, prima che venisse nominato Mastella ministro della Giustizia. Un'ultima cosa: tra poco nascerà il Partito Democratico, grande contenitore liberale e progressista, laico e riformista, cristiano e metodista, monocromatico e avanguardista, laziale e romanista. Stamattina al bar ne parlavo tutti di questo bisogno di un "nuovo grande soggetto innovativo" (da leggere con la voce di Nando Mericoni).

Ci sarebbe ancora tanto da scrivere, ma questo non credo sia il luogo più adatto. Di questi tempi potremmo essere intercettati. E non venite a dirmi che non ne eravate a conoscenza.

lunedì, 09 ottobre 2006

2 agosto 1980
Categoria:politica, scritto da valerio roma


Viaggiare da solo non mi ha mai messo a disagio. Così, quando non sono riuscito a trovare nessuno disposto ad accompagnarmi al concerto dei Pearl Jam all’Arena di Verona, ho deciso di andarci da solo. Forse, più avanti, scriverò qualcosa sulle due ore e un quarto di spettacolo sotto il diluvio, e sulla notte passata in stazione con i vestiti completamente bagnati. Voglio, però, che il mio primo vero post si rifaccia a quel "Non basta pensarlo, bisogna dirlo" che è anche la missione di questo blog.

Nel tratto di andata, sabato 16 settembre, ho dovuto cambiare treno a Bologna, aspettando in stazione per un paio d'ore. Non avendo niente da fare, mi sono concesso un giro lì intorno. Beh, a parte il giornalaio che somigliava tremendamente a Andrea Roncato, un’altra cosa mi ha colpito. Sulla facciata della stazione c’è una targa che ricorda i nomi delle ottantacinque vittime dell’attentato del 2 agosto 1980.

Allora ho cercato di immaginarmi la scena del disastro, di fermare il tempo alle 10.25 proprio come ha fatto l’orologio della stazione. Ho pensato a una mattinata estiva con il solito viavài di gente. Davanti alla biglietteria alla destra dell'entrata ci ho messo un paio di file ordinate di persone, tutte in attesa di poter comprare i biglietti, e un ragazzino, aggrappato al corrimano che divide le code, che si dondola e prende a calci la valigia del padre. Al di là degli archi sotto il tabellone, ho piazzato i vagoni del regionale Ancona-Chiasso, in sosta al primo binario.

Poi ho pensato allo scoppio. Inaspettato e forte, un soffio di tritolo che investe cose e persone. E poi il crollo, con l'ala delle sale d'aspetto che viene giù tutta intera fino ai binari. Ho immaginato i detriti per terra, il ferro e i vetri. E poi la polvere e il sangue, le urla e i pianti. Gente stordita dal botto che non riesce a parlare né a sentire nulla. Le autoambulanze, i pompieri che scavano per recuperare vita dalle macerie. Pertini che arriva in elicottero, più tardi, a portare la voce dello Stato. Lo stesso Stato che prima distrugge e poi piange i morti promettendo una Giustizia che a distanza di 26 anni tutti aspettano.

Quella targa, però, alla Giustizia ci ha già pensato da sola. "Non basta pensarlo, bisogna dirlo", si diceva prima. A Bologna lo hanno fatto, al di là dei pudori di Cofferati: su quella enorme lastra di pietra, oltre ai nomi delle vittime, c'è scritto "2 agosto 1980. Vittime del terrorismo fascista". Fa-sci-sta. Proprio questo mi ha scosso: la capacità di dire le cose come stanno, senza il timore di offendere chi fa del vittimismo la propria arma per riscrivere a suo favore la nostra Storia.

domenica, 08 ottobre 2006

Si salvi chi può
Categoria:attualità, scritto da stefano havana


Finché era Luigi Chiatti ad usufruire dell'indulto, io mi sentivo assai tranquillo. Ma adesso che Cesare Previti potrebbe avvantaggiarsene, non so voi, ma io mi chiudo bene bene in casa.

sabato, 07 ottobre 2006

Alcune cose da fare insieme
Categoria:segnalazioni, scritto da stefano havana


Qui a Roma, dal 7 al 10 dicembre 2006 si terrà questa benedetta Fiera della piccola e media editoria: "Più libri, più liberi". Ora, a parte il fatto che io avrei volentieri cambiato la dicitura in "Più libri necessari, più liberi", mi piacerebbe comunque approfittare di questo stantìo weekend - occupato mediaticamente da quei b