domenica, 31 dicembre 2006

Impressioni a la braz
Categoria:portogallo, scritto da stefano havana


Il baccala' a la braz e' uno degli oltre 300 modi con cui e' possibile cucinare questo pesce qui a Lisbona. Si prende il baccala' e lo si sminuzza con dovizia, poi si impasta insieme a uova strapazzata, cipolle (abbondanti), olio e altre spezie. Dopodiche' si fa soffriggere in padella, facendo saltellare piu' volte il tutto. Alla fine e' una specie di mistura indefinibile, servita in un piatto importante insieme a olive nere carote e insalata. E' buonissimo, inutile dire. Ecco come sono queste impressioni dalla citta' lusitana: a la braz. Senza grossi nessi logici. Strapazzate. Dice che il Portogallo e' una terra magica per via della posizione finis terrae: affacciata completamente sull'Atlantico e protetta alle spalle dalla madre Spagna. Per anni si e' pensato rappresentasse la fine della terra conosciuta, appunto. Poi un certo Vasco da Gama si sveglio' e fece cose che Cristoforo Colombo nemmeno in mille anni (sono un anti-colombista, lo sapevate?).

Oggi e' il 31 dicembre. Stasera non so bene cosa faremo. Probabilmente niente: mangeremo cio' che capita, poi faremo un giro a piedi. Camminare per Lisbona e' sicuramente la cosa piu' bella che ci sia. La metro funziona e serve bene i punti nevralgici della citta'; pero' e' metro, appunto. Non si vede granche', a parte le donne piu' brutte d'Europa e i ragazzi peggio vestiti del mondo. Ecco, diciamocelo: questi lisbonesi non sono granche'. Si fanno i cazzi loro, sono scostanti e per molti aspetti mi ricordano gli havaneri, i cubani. Per tre quarti abbiamo avuto a che fare con parassiti statali dietro banconi e vetrine, appassionati per niente alla propria professione e piu' che altro interessati ad arrivare senza danni all'ora di stacco. L'intelligenza non scintilla da nessuna parte, cosi' come la bellezza. Probabilmente dell'una e dell'altra hanno fatto incetta Fernando Pessoa e Nelly Furtado, lasciando poco e niente agli altri. Il centro e' uguale a tutti i centri delle citta' del mondo: completamente inutile. Dopo 24 ore avevo gia' - come sempre - cominciato a provare imbarazzo per tutti quei turisti bolliti che affollavano la caffetteria A Brasileira a Largo Chado, il locale piu' famoso di Lisbona e puntualmente il peggiore: prezzi alti, scortesia, qualita' infima.

E' il Bairro Alto il vero cuore vibrante. Non l'Alfama: l'Alfama e' scostumata e buia. Pittoresca e puzzolente, attraente e sporca. Ci sono sette o otto locali tutti identici: dietro consiglio siamo fortunatamente finiti a cenare in uno in particolare (A Margaridinha de Alfama, piu' o meno, ma non era proprio cosi' l'impronunciabile nome) che ci ha deliziati. Tre tavoli per un totale di dieci coperti. Una signora che da sola porta avanti la bettola cucinando a vista quello che c'e' (il menu e', in effetti, completamente inutile). Ci siamo trovati a condividere il tavolo con due signori anziani a cui abbiamo concesso l'ambito premio per i Piu' Accaniti Fumatori del Pianeta. Ci hanno intossicato, ma la cena (maiale ai ferri e trancio di salmone affumicato, tutto con deliziosi contorni) era speciale (ed economico: circa dieci euro a testa compreso birra e bevande). La signora ti viene a parlare durante la cena (anche troppo) e alla fine, mentre digerisci al tavolo, lei lava i piatti e fa da mangiare per la figlia. Sembra di stare in una casa particular della Havana o a casa propria, semplicemente.

Il Bairro Alto, dicevo: splendido: la sera e' indescrivibile. Fa impallidire Trastevere (ma, ehi, Roma a Lisbona gli da' dieci giri, intendiamoci) e presenta una quantita' smisurata di localini dove mangiare e bere assicurandosi tasche integre e qualita'. Il fatto che qui si percepiscano circa 18 gradi fissi mattina e sera non fa che aiutare lo spirito goliardico e festaiolo: ieri sera gli interni erano tutti deserti. Le persone fuori a bere o mangiare (oppure a ballare sui marciapiedi).

A proposito: il famoso FADO. Che dire? Personalmente non ci ha attirati per nulla: lo abbiamo rinominato Er Mal de Panza, visto che gli artisti che lo cantano sembrano assaliti - nella voce lamentosa e nelle espressioni facciali - da inusitati dolori intestinali. Non credo che faremo molto di piu' che ascoltarlo da fuori, passando davanti a uno di questi locali che lo promuovono come grande attrazione (pero' turistica). Il Bairro Alto ha anche un'altra caratteristica che ci e' piaciuta tanto: negozi aperti fino a tardi. Ieri verso le 23 sono entrato in un negozio di abbigliamento dove mi sono innamorato di un paio di pantaloni e un paio di scarpe: il mio proposito di restare lontano dalla fame da shopping temo che stia per diventare immantenibile.

E il Porto, naturalmente. Il vino rosso invecchiato mi ha stravolto, devastato. E' ufficialmente la mia bevanda preferita. A me piace questo Infantado invecchiato dieci anni. Costa circa tre euro e mezzo a bicchiere nella piu' importante porteria (?) di Lisbona (dove ci siamo fatti portare anche due piatti di prosciutto tipico, accompagnato da una specie di crackers: vi lascio immaginare). Oggi andremo con la macchina a Sintra e forse a Cascais. Andiamo a vedere il famoso mare d'Inverno. Il mare e' l'Atlantico, le aspettative sono le solite.

Per adesso e' tutto qui. Sta finendo l'ora di Internet e tra circa dodici ore sara' finito pure l'anno. Per le cose belle di questo 2006 e gli auguri e i rinnovi di promesse e gli abbracci e le altre cose che si fanno lascio volentieri il testimone ad AndyCapp, ispiratore di questo viaggio (ti ho dedicato i pasticcini di Belem, amico mio). Mi sa che ci sentiamo quando il calendario dira' 2007. Io mi auguro di trovarvi di nuovo tutti qui. Siete una compagnia diventata irrinunciabile. (a questo punto dovrei salutarvi in portoghese, ma credo che non esistano lingue piu' complicate e cacofoniche al mondo, quindi passo. Gia' che sto in parentesi: niente foto, ho dimenticato a casa il cavetto per scaricarle...)

sabato, 30 dicembre 2006

Democrazia occidentale
Categoria:dissenso, scritto da andy capp


Saddam

venerdì, 29 dicembre 2006

Oggi in edicola
Categoria:giornalismo, scritto da andy capp


giornaliQuesta è la storia di Giorgio, 30 anni e una laurea in Scienze Politiche, che grazie a una raccomandazione da un paio d'anni è riuscito a entrare in orbita Rai. Prima un contratto di tre mesi alla radio, di notte, al più completo e totale sbaraglio, poi due mesi senza lavorare, poi altre tre in tv, a curare servizi su argomenti di cui fino al giorno prima non conosceva nemmeno l'esistenza. Poi altri cinque mesi senza lavorare e ora un bel contrattone da otto (poi dopo i tre di stop sono obbligatori). In Rai non si fa la fame, certo, ma si può andare avanti così anche per dieci anni, in attesa del cambio al vertice aziendale, di un cambio di Governo, in attesa della nomina giusta. E non sempre la storia è a lieto fine. Giorgio è un giornalista professionista, è riuscito a fare l'esame grazie a uno stratagemma: si è pagato da solo i contributi Inpgi e così il suo vecchio datore di lavoro gli ha riconosciuto il praticantato retroattivo.

Ma quella di Giorgio è una delle situazioni migliori. Prendete Valerio ad esempio. Lavora nel mondo del giornalismo da sette anni, ne ha 29 ed è laureato. E' pubblicista dal 2003 e forse ora grazie al numero spropositato di preghiere presentate all'Ordine dei Giornalisti e al suo vecchio editore potrà fare l'esame di Stato. A patto che rinunci ai contributi per i 18 mesi di praticantato. Valerio non ha mai avuto un contratto giornalistico, ma solo co.co.co, co.co.pro e scritture private. Alla sua collezione di fogli da bagno, mancava solamente un bel contratto con richiesta di apertura di una Partita Iva. L'ultima sorpresa è proprio questa: nella ricevuta che deve fare al suo datore di lavoro, la voce Iva viene sottratta con quella della ritenuta d'acconto. Così l'editore paga l'Irpef con i soldi dell'Iva (di Valerio), tanto: "tu hai la possibilità di scaricarti le cose". Quali? Verrebbe da chiedersi. E dal momento che non arriverà mai a coprire il 20% dovuto allo Stato, di fatto vedrà ridursi notevolmente la cifra netta per cui si era accordato all'inizio. Ma ti pare che uno deve avere tutto e subito? Servono i sacrifici.

edicolaMa nemmeno Valerio è quello messo peggio. Prendete Patrizia, 23 anni e il sogno di fare la giornalista. Tutti i giorni si alza alle 7, arriva in radio alle 8 e dalle 9 alle 10,30 legge la rassegna stampa. Più tardi, invece, fa l'inviata per il contenitore sportivo del primo pomeriggio. Quanto le danno? Nulla, ovvio. Vuoi mettere avere la possibilità di fare esperienza? Senza contare che può anche prendere il tesserino da pubblicista. A patto che sia lei a versare le ritenute d'acconto. E poi c'è sempre la possibilità di trovare uno sponsor e guadagnare il 20% del contratto.

Alessandro, che di anni ne ha 22,  lavora invece per un service editoriale, che sarebbe una sorta di erogatore espresso di orribili inserti per i quotidiani. Contenitori di pubblicità che non vengono letti da nessuno e portano solo guadagni agli editori. Alessandro scrive di tutto: vacanze, regali di Natale, moda, ricette, sport. Naturalmente scopiazzando su internet di qua e di la e non imparando praticamente nulla. Il numero degli inserti al mese può essere di quattro, ma anche di dieci. Naturalmente allo stesso prezzo, quello della gavetta.

Ora, a chi pensa che i giornalisti siano una categoria di privilegiati vorrei sottoporre queste piccole storie di tutti i giorni e ricordargli che per l'Italia ce ne sono migliaia. All'Fnsi che si batte affinché il contratto con la Fieg venga rinnovato vorrei far presente che queste persone non hanno la possibilità di fare sciopero insieme a loro perché non godono dei loro stessi diritti pur esercitando la stessa professione. All'Odg e all'Inpgi auguro invece vita breve perché a cosa dovrebbero servire istituti che fanno finta di non vedere? Per loro l'importante è che le tasse e i contributi alla gestione separata vengano versati regolarmente. Agli editori dico di non piangere perché sono stati loro a far sì che le redazioni diventassero dei Ministeri dell'informazione.

Ogni riferimento a fatti e persone realmente esistiti

è da considerarsi puramente casuale. Forse...

martedì, 26 dicembre 2006

Natale de guerra
Categoria:dissenso, scritto da andy capp


Ammalappena che s'è fatto giorno
la prima luce è entrata ne la stalla
e er Bambinello s'è guardato intorno.
- Che freddo, mamma mia! Chi m'aripara?
Che freddo, mamma mia! Chi m'ariscalla?
 
- Fijo, la legna è diventata rara
e costa troppo cara pé compralla...
- E l'asinello mio dov'è finito?
- Trasporta la mitraja
sur campo de battaja: è requisito.
- Er bove? - Pure quello…
fu mannato ar macello.
 
- Ma li Re Maggi arriveno? - E' impossibbile
perchè nun c'è la stella che li guida;
la stella nun vò uscì: poco se fida
pè paura de quarche diriggibbile...-
 
Er Bambinello ha chiesto:- Indove stanno
tutti li campagnoli che l'antr'anno
portaveno la robba ne la grotta?
Nun c'è neppuro un sacco de polenta,
nemmanco una frocella de ricotta...
 
- Fijo, li campagnoli stanno in guerra,
tutti ar campo e combatteno. La mano
che seminava er grano
e che serviva pé vangà la terra
adesso viè addoprata unicamente per ammazzà la gente...
Guarda, laggiù, li lampi
de li bombardamenti!
Li senti, Dio ce scampi,
li quattrocentoventi
che spaccheno li campi?-
 
Ner dì così la Madre der Signore
s'è stretta er Fijo ar core
e s'è asciugata l'occhi cò le fasce.
Una lagrima amara pè chi nasce,
una lagrima dòrce pè chi more...

Trilussa feat [noantri]

domenica, 24 dicembre 2006

A voi. A noi.
Categoria:scritto da stefano havana, scritto da andy capp


(le foto sono state scattate durante un'odierna passeggiata tra la periferia e il centro di Roma e sono la dedica di Noantri al Natale nostro, vostro e della città che amiamo)

Cari amici del blog,
sono Ste. Vi volevo dire che sono contento che un altro anno sia passato sostanzialmente bene e con radicali cambiamenti per la mia persona (quasi tutti positivi). Vi volevo dire anche che questo post - diciamo - natalizio è dedicato a voi che leggete e a tutti noi che ci occupiamo di questo non-luogo con l'anima e il sangue, il cervello e lo stomaco, coi nervi e l'amore.

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[l'amico de Noantri Pasquino - Via del Governo Vecchio]

Quindi è dedicato ad AndyCapp, colui che più degli altri divide con me l'onore e l'onere di fare Noantri, amico vero e compagno di avventure professionali e umane come raramente capita di trovarne nel corso di un'esistenza. 

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[un lettore delle verità di Pasquino]

Valerio, l'ultimo arrivato a cui abbiamo fatto fare il servizio militare a suon di insulti, scapaccioni, spu(n)ti e abbracci; a Fabio - senza cui la mia vita sarebbe stata diversa: fu lui ad ispirarmi la creazione di Noantri, lui mi fece conoscere Raul nell'estate del 2003. 

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[il nostro pranzo di Natale a Via dei Chiavari. AndyCapp agguanta della pizza bianca con mortazza]

A Fede, mio indaffarato avvocato e fraterno amico, con cui parlare si può a tutte l'ore, e di qualsiasi argomento, ancora ridendo delle stesse vaccate di cui si rideva in quarto ginnasio; Davide - compagno di viaggi in capo al mondo e navigatore satellitare umano, quando anche l'ultima via sembra perduta; ad Andrea e Gian che vedo di meno per meri motivi di ambienti, tempi e frequentazioni ma con cui è ogni volta come se non fosse passato neanche un giorno, anche loro compagni di cibo e di bevute, di riflessioni in locali semiscuri. Personalmente dedico queste righe pure a F. che, in quasi dodici mesi, ha reso la mia vita migliore dalla mattina alla sera.

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[Via Tiburtina a un certo chilometro, 24 dicembre]

Cari amici del blog,
sono AndyCapp, adesso e mentre le vongole stanno finendo la loro breve vita nella ciotola piena d'acqua e sale, i gamberoni sono al fresco nel piano basso del frigorifero. La falanghina, invece, è sul balcone, accanto al prosciutto.

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[idem come sopra. Poco più avanti]

La casa è piena di ghirigori e sotto l'albero non c'è un pacco di cui non conosca il contenuto. Oggi mi è capitato di passeggiare per il centro di Roma con Ste e restarne come sempre incantato; mi è anche capitato di vedere una realtà di periferia lontana anni luce dagli sfarzi delle vie addobbate a festa.

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[a Piazza Campo de' Fiori si smantella il mercato. Sono trascorse le tre]

E' già arrivato il 24 dicembre. Sono quattro mesi che ho cambiato lavoro, cinque che sono tornato da Cuba. Dicono che sia l'anno dell'Inter e ne sono convinto. Ma è del 2006 che parlano e il 2006 sta finendo.

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[Ancora Piazza Campo de' Fiori. Ancora smantellamento]

Il 2007 sarà importante per tanti aspetti. Intanto proprio due giorni fa ho scoperto che la mia stima personale e professionale costa 18 euro al Kg. Regina, Rebibbia, Casale... a tutti e tutte buon Natale (questo slogan è preso in prestito dai miei amici di Curva Sud)

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[turisti ai bar di Campo de' Fiori. Caffè e mappe stradali per orientarsi nella città eterna]

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[Una via del centro per cui andare]

Questa era Roma stamattina, 24 dicembre 2006. La fine dell'anno mi trasmette (sono di nuovo Ste) gioia, eccitazione, tristezza, malinconia e voglia di scrivere. Al momento sono le 20.44 e voialtri starete tutti cenando. Mi accingo anche io. Queste righe sul blog devono essere veramente l'ultima cosa da fare prima di mangiare. M'hanno chiamato che è pronto. A voi tutti tutte quelle cose che si dicono.

venerdì, 22 dicembre 2006

Sia fatta la sua volontà
Categoria:attualità, scritto da andy capp


WelbyDopo tanto ciarlare alla fine Piergiorgio Welby è morto. E dopo i primi sospetti i Radicali, insieme ai componenti dell'Associazione Luca Cioscioni, hanno convocato una conferenza stampa in cui hanno annunciato di aver compiuto l'ultima volontà del leader radicale.

E' stato il medico Mario Riccio ad aver aiutato Welby a morire, staccandogli la spina del respiratore e aiutandolo a non soffrire. Un atto di disobbedienza civile. Riccio è un anestesista in servizio all'ospedale di Cremona, anch'egli affetto da distrofia, che ora rischia 15 anni di carcere.

Per motivi di lavoro ho seguito molto da vicino la vicenda e più volte mi sono confrontato con esponenti radicali. Ecco, io non ci ho visto la strumentalizzazione politica che invece molti hanno sottolineato. Chiara Lalli, membro dell'Associazione, così come Marco Cappato, eurodeputato radicale, hanno portato avanti questa battaglia di dignità civile in modo coraggioso e senza doppi fini. Credo che la pubblicità gratuita la si possa cercare anche in altra maniera.  

Ammetto di essere piuttosto colpito dal fatto in sé, che secondo me è il caso dell'anno. Nel Paese che ospita il Vaticano è stata compiuta un'eutanasia. Insomma, i radicali stavolta hanno avuto le palle. Davvero. Ho vissuto un caso in famiglia di distrofia, quindi conosco sia la degenerazione del fisico che la raggelante arrendevolezza della mente di una persona malata.

Chissà cosa si prova a desiderare così tanto di morire. Poi mi chiedo se quella persona a cui volevo bene l'avesse chiesto a me di far rispettare la sua volontà. Oggi, dopo il caso Welby, dico che l'avrei fatto. E spero che questo gesto non venga sepolto dall'indifferenza e dall'oblio.

giovedì, 21 dicembre 2006

Il punto di vista del bagno
Categoria:quotidianismi, scritto da stefano havana


bagno3L'altro giorno, dopo tanto tempo, ho deciso di farmi un bagno. Nella vasca; sto dicendo che ho scelto di fare un bagno in luogo della doccia. Ho riempita la vasca fino all'orlo - una di quelle cose da cartone animato - e mi ci sono immerso, valutando con curiosità il mio peso specifico dal pelo d'acqua che si sollevava fino quasi a trabordare. E' una bella vasca la mia, grande. Ci si stende comodi e mi ci sono steso infatti. Non ho pensato più a nulla per un po', tranne una cosa: nella vita è tutta questione di punti di vista. Più guardi la vita da un punto di vista basso, rasente al suolo, più ti avvicini alla verità dei fatti. Non è vero che bisogna salire per avere una panoramica migliore: sto parlando di vita, appunto, di fatti quotidiani. Faccio un esempio, per riprendere un argomento recente: da un punto di vista basso, rasoterra, Welby deve morire. Subito. Senza se e senza ma. Uno va lì, gli accarezza la fronte, gli passa il palmo di una mano sugli occhi e stacca tutto. Bip. Fine. Il punto è che la pseudovita di Welby è osservata con gli occhi della politica, della coscienza, della religione, dello Stato: tutte cose con la erre moscia che stanno in alto. Da lassù non si capisce mai bene come funziona.

Steso nella mia vasca da bagno, invece, con l'acqua a contatto col mento, mi sono preso il mio tempo e ho approfittato per guardare molto in giro: lo specchio era appannato e i due rasoi elettrici, con cui mi rado e taglio i capelli, stavano sparpagliati sul bordo del lavandino e uno era ancora attaccato alla corrente. Per terra i miei vestiti, due asciugamani e parecchi capelli appena tagliati. Da piccolo facevo sempre il bagno, non la doccia, ma allora era tutta un'altra cosa. Quando si è piccoli non ci si lava mai: si fa fatica a capire i criteri di pubblica decenza. Si è vivi e basta. Una volta, presi i pidocchi a scuola. Mia madre mi lavò la testa con lo shampoo MOM, una mistura fatta apposta per i pidocchi dei bambini. Mi sono ricordato molto bene di questa scena: io in piedi nella vasca vuota, completamente nudo, davanti a mia madre che mi lavava la testa e mi diceva di tenere gli occhi chiusi. Credo sia stata l'ultima volta che sono rimasto completamente nudo davanti a mia madre. Lavarsi è un po' morire: ci si scrosta di dosso i giorni trascorsi. Ci si toglie quella cataratta che è la vita: quella pellicola di smog, grasso, sudore e ammenicoli vari che l'esistenza produce. Anche a questo ho pensato: forse è il motivo per cui bambini sono tanto restii a pulirsi. I bambini faticano a capire quel meccanismo astruso che è la morte.

bagno1Insomma, il bagno. Dovessi dirvi, è stata come una rivelazione. Capire questo fatto del punto di vista. Uno pensa sempre che il punto di vista alto eccetera eccetera chissà che miracoli faccia. Invece no: un lampadario non avrà mai la giusta comprensione delle cose di una casa. Un tavolo sì, invece; in particolare le gambe del tavolo, laggiù dove uno intreccia le caviglie mentre mangia. Fatevi un bagno ogni tanto. Prendetevi un attimo di tempo per farvi un bagno. Abbassate il vostro punto di vista. Un bagno è la scusa perfetta per non rispondere al telefono, per non sentirsi oberati dagli impegni. Sei nudo, sei immerso in acqua bollente: nessuno può sentirsi in diritto di domandarti niente. Un uomo a mollo in una vasca da bagno è un uomo che sta vivendo la propria illusione di immortalità. Tutte cose che mi sono venute in mente guardando la mia esistenza dal punto di vista più basso possibile: steso, a livello del pavimento o quasi. Così funziona, ne sono certo. Più è basso un punto di vista, meglio si percepisce l'esistenza concreta del vissuto. Da un punto di vista basso, bassissimo, Berlusconi è colluso con la mafia, Michael Jackson è un pedofilo, quella vecchia leggenda metropolitana su Maurizio Costanzo è verissima. Rasoterra, uno non fa altro che sommare due a due e il risultato è sempre quattro. Senza proselitismi, prosopopee, prodromi, pro. Sono sicuro che Totò avesse un punto di vista così, Chaplin, Greta Garbo, questi. Che ne so, Chopin. L'acuto di Freddie Mercury in Somebody To Love, il monologo finale di Woody Allen in Annie Hall, il je accuse di Edward Norton ne La 25/a Ora. Cose semplici partorite stando a un passo dal suolo. Gente così non può che essere fermamente convinta che la Juventus abbia rubato tutto, per campionati interi, che la mafia arbitrale esista, che i calciatori degli anni Settanta stiano tutti morendo per colpa delle iniezioni. Tutte le decisioni importanti di questo mondo dovrebbero essere prese da persone a mollo in una vasca da bagno. Oppure molto ubriache.

bagno2E' un discorso che non porta da nessuna parte, mi rendo conto. Non a caso a un certo punto s'è fatta ora di andare e con coraggio ho svuotato la vasca, mi sono ripulito dai capelli tagliati e lavato da capo. E' stato a quel punto che qualcosa è cambiato: stavo in piedi e il bagno s'era trasformato in doccia. Da così in alto vedevo solo un gran disordine: caos, sporcizia. Ecco, dall'alto non ho fatto altro che percepire le conseguenze di quel mio agire: dover ripulire, riordinare, fare in fretta, riassettare, lasciare il bagno in ordine. Stando giù, invece, le conseguenze non bussavano questuanti. Non so spiegare il motivo, ma deve essere per questo che tante cose che sembrano ovvie, spesso, non si fanno. Welby, appunto. Eccetera. E' quello che facciamo continuamente: pensare alle conseguenze. Succede pure nel calcio: il mister fa un cambio che noi, lassù in alto nelle tribune, giudichiamo inconcepibile. E magari quello, invece, va a vincere la partita. Prendi Sacchi quando quella volta sostituì Roberto Baggio in Usa '94: tutti a lanciare le patatine contro il televisore e invece... Arrivammo in finale. Lasciamo perdere che poi... Comunque sia mi rendo conto che farsi un bagno, al giorno d'oggi, è veramente difficile. Con tutte le cose che abbiamo da fare e il poco tempo a disposizione. (e io sto tornando a pensare alle conseguenze, ma che ci posso fare? Asciutto come sono e tutto il resto.)

mercoledì, 20 dicembre 2006

Pena di vita
Categoria:attualità, scritto da valerio roma


eutanasiaIl giudice Angela Salvio ha dichiarato «inammissibile» il ricorso con il quale Piergiorgio Welby aveva chiesto di staccare la spina dell'apparecchiatura che lo tiene in vita. Capisco che la notizia è di qualche giorno fa, ma credo sia giusto parlarne ancora. Il magistrato, in sostanza, si è appellato al vuoto normativo che esiste in materia nel nostro ordinamento. Una decisione che in tanti hanno definito "pilatesca" e condizionata dalle pressioni esercitate dal Vaticano. Della serie: "Se i politici non fanno la legge, io che applico?".

Il diritto di Welby di richiedere l'interruzione della respirazione assistita, dopo essere stato sedato, deve ritenersi fondato; ma si tratta comunque di un diritto non concretamente tutelato dall'ordinamento. E questo lo dice il giudice. Quindi il diritto soggettivo c'è, manca il diritto positivo, la legge che permette l'azione. Gli articoli 13 e 32 comma 2 della Costituzione, in questo senso, parlano abbastanza chiaro:

«La libertà personale è inviolabile»
«Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana».

Welby, in sostanza, chiede soltanto di morire in pace. La distrofia muscolare lo sta stremando e la sofferenza aumenta di giorno in giorno. «Questa è una delle patologie più crudeli; pur lasciando intatte le facoltà intellettive, costringe il malato a confrontarsi con tutti gli handicap conosciuti: da claudicante a paraplegico, da paraplegico a tetraplegico, poi arriva l'insufficienza respiratoria e la tracheotomia».

La vicenda, però, è complessa per due motivi: primo, manca appunto una definizione giuridica di "accanimento terapeutico"; secondo, non è così semplice dimostrare che il caso in questione ci rientri. Welby non può dare da solo un'applicazione pratica alla sua volonta perché l'atto di staccare il respiratore che lo tiene in vita è comunque legato a una morte dolorosa, proprio per questo motivo deve essere sedato prima. Tutti elementi che danno una connotazione emotiva molto diversa dal caso di chi sceglie di lasciarsi morire nel tempo dopo aver rifiutato una terapia. La storia di Welby, allora, diventerebbe eutanasia, che è un comportamento dal quale derivi direttamente la morte del paziente.

Scrive Carlo Flamigni su Il Manifesto: «Secondo la religione cattolica la vita non ci appartiene, ci è stata donata da dio e non ne possiamo disporre. Cosa inaccettabile per chi in dio non crede e ritiene di essere il padrone della propria esistenza. Siamo dunque a uno stallo, determinato dal fatto che ancora una volta si cerca di stabilire regole religiose per un principio che un paese laico dovrebbe rispettare le decisioni individuali. Siamo di fronte alla contrapposizione di differenti ideologie ed è assurdo affrontare la questione cercando di stabilire maggioranze e minoranze: su questi temi deve prevalere il rispetto della laicità e debbono essere trovare soluzioni che tengano ugualmente conto dei principi etici di tutti i cittadini».

Prendere una posizione netta sulla questione non è semplice. Mi limito a dire che la gestione della propria vita deve poter essere esercitata autonomamente, sia in un senso che in un altro. Conoscevo il fratello minore di un mio amico, Massimo si chiamava. E' morto a diciotto anni stroncato dalla distrofia, lo stesso male di Welby. Ricordo che la sua vita, nell'ultimissimo periodo della malattia, non era dignitosa e non lo era neanche quella della famiglia. Staccare la spina è un atto tremendo, ma ognuno di noi dovrebbe avere la facoltà di poterlo decidere con l'aiuto e il sostegno dei propri cari. E possibilmente senza il rischio che questi, o il medico, finiscano in carcere.

martedì, 19 dicembre 2006

Storie di giusto sfruttamento
Categoria:attualità, scritto da andy capp


Secondo il vocabolario della lingua italiana il caporalato è un sostantivo maschile che significa "grado di Caporale". Secondo alcuni racconti che provengono dal Sud Italia si tratta di una nuova forma di latifondismo e di sfruttamento della manodopera. Insomma quello più vicino a noi se ne sta, secondo un'idea collettiva piuttosto diffusa, isolato nelle campagne del Tavoliere a raccogliere pomodori sotto il sole.

PomodoriInvece puoi scoprire che il caporalato è un fenomeno che dista pochi chilometri da Roma. E puoi scoprirlo dieci giorni prima di Natale, con una città distratta dalle festività e una popolazione in preda al più classico dei raptus da shopping. E' di Rifondazione Comunista la denuncia della nuova realtà dei piccoli schiavi nata nei nuovi mercati generali, quelli sulla via Tiburtina a Guidonia; quelli, se ne parlava giorni fa a cena davanti a uno squisito piatto di melanzane alla parmigiana, in cui conviene comprare il pesce.

A qualcuno conviene sempre, quando c'è qualcun altro che viene sfruttato. E' un po' una regola del mercato. Bambini e adulti senza permesso di soggiorno, in fila dalle prime ore dell'alba e ancora prima, in attesa di una giornata di lavoro in cui scaricare frutta in cambio di pochi spiccioli. E' anche questa una regola di mercato, direte. E' la libera concorrenza: se Mario Rossi, 55 anni, operaio, pretende un contratto e una busta paga per alzarsi alle quattro, e magari un giorno gli prende il mal di schiena e non può andare a lavorare, perché non scegliere Samir - giovane e forte - che non parla l'italiano e quindi non protesta, che non vuole fattura e che costa molto meno del signor Rossi?

Oppressori e oppressi tornano di attualità in una società che ormai si rispecchia in un'unica ideologia quella, appunto, del mercato. Com'è possibile che nella civile Capitale della cultura si consumino storie come queste? Storie di uomini che non chiedono nulla, che non pretendono nemmeno di esistere. E soprattutto chi è che alla fine della storia ha ragione? Mario Rossi, che pretende dei diritti; Samir, che vuole qualche spicciolo per campare e per tornarsene un giorno a casa sua; oppure l'imprenditore che vuole spendere il meno possibile? Secondo me ognuno ha le sue di ragioni.

A questo porta l'ideologia del mercato, a questo porta lo sfruttamento minorile e la libera concorrenza senza controllo. Non in una lontana campagna delle Puglie, ma a pochi chilometri dalla Capitale della cultura, quella dove proprio una settimana fa si è svolta un convegno intitolato "Etica ed economia" - in cui si saranno sovrapposte le ennesime chiacchiere che interessano la solita cerchia di quindici persone, parenti inclusi. Ecco perché in una società alla deriva il ruolo della politica deve tornare centrale, affinché il genere umano possa sperare di avere un futuro.

lunedì, 18 dicembre 2006

Ai blog. Con amore
Categoria:blog, scritto da stefano havana


Questa è una riflessione sui blog che si rende necessaria. Ed è una riflessione piena d'amore, non di odio. Vi faccio una domanda, così partiamo subito: voi quanti blog leggete? Perché mi sono accorto che, tutto sommato, io non leggo nessun blog. Non leggo nemmeno il mio, di blog, quando non ci scrivo io. Questo è un dato, del tutto personale, che mi ha però stordito nel momento stesso in cui una conversazione via mail con Antonio me l'ha tirato fuori; giuro che è così. Seppure con qualche eccezione, fuori di iperbole, posso realmente asserire che io non leggo nessun blog.

L'ORIGINE DEL MALESSERE: DA MEZZO A FINE

Al di là di quello che faccio o non faccio, c'è evidentemente qualcosa che non va in questa blogosfera. Sono deluso. La blogosfera italiana si straparla addosso e non arriva mai a niente. E' arrivata a qualcosa, giorno presente diciottodicembreduemilasei? A me non pare. Siamo tizi che si divertono a scrivere sulla Rete, mentre fanno altro (magari molto bene). Qualche volta ne indoviniamo una, ma succede assai di rado. Siamo convinti di essere la Grande Novità del XXI secolo, la risposta definitiva a... (non si sa bene che), l'incipit organico del cosidetto Web 2.0. (Time ci ha messi in copertina oh!) Forse è così: ma che abbiamo oggi per crederlo? Dico questo con l'amaro in bocca: perché io AMO fare blog, ci passo ore, e sono convinto che, a fronte di un grande impegno, potremmo diventare una rumorosa risposta alla scellerata caduta degli dèi dell'informazione. Tuttavia non leggo nessun blog. Eppure vi conosco tutti e vi voglio veramente bene. Sto parlando dei lettori di queste righe: ho in mente i vostri nomi (o nick) uno dopo l'altro e con molti di voi ho mangiato, cenato, bevuto, litigato, discusso, passeggiato, riso, cercato parcheggio. In due anni di tutto questo sono migliorato tantissimo a livello umano e, in diversi momenti della mia esistenza appena trascorsa, se non avessi avuto questo blog mi sarei sentito molto peggio. Sono una persona migliore grazie alla possibilità che la Rete mi offre (e che io provo a sfruttare). Onore a tutto questo.

Ma i blog italiani, ci dobbiamo parlare chiaro adesso, sono quello che sono. Non mi piacciono, non dicono nulla di nuovo, compreso Noantri. E' giunto il momento di una critica globale. Dobbiamo migliorarci, tutti quanti. Perché abbiamo sotto le dita uno strumento potenzialmente devastante: stiamo giocherellando con qualcosa che potrebbe essere più definitivo e impattante del file sharing, della stampa, della libertà d'espressione, della democrazia. Però stiamo giocherellando, appunto. I blog stanno passando dall'essere un mezzo all'essere un fine: ci intervistiamo tra di noi, vi rendete conto? Mentre dovremmo prendere armi e bagagli e produrre informazione; farle NOI le interviste, non esserne l'oggetto.

Ci
intervistiamo
tra
di noi

Stiamo diventando il fine di noi stessi. Una carnevalata, una buffonata, se proprio volete saperlo. (e io ci credo tantissimo. Cazzo, ci ho fatto perfino i biglietti da visita di Noantri!) Non ho fiducia nella democrazia diretta alla Beppe Grillo (il blog ha, di fatto, ucciso Beppe Grillo. La Rete ha nociuto a Beppe Grillo più di quanto gli abbia fatto bene); però credo in una risposta concreta alla democrazia voluta e interpretata dai rappresentanti del potere (e quindi anche dell'informazione). E' quello che potremmo essere: è quello che rischiamo di non diventare mai. Una risposta credibile. Preferiamo prendere e intervistarci da soli; ci diciamo addosso quanto siamo belli (no, bellissimi) e intanto il mondo va avanti, la gente sta tutta da un'altra parte e su venti persone a cui domando, almeno quindici NON hanno un blog, altro che storie. Non siamo nessuno, però ci vestiamo a festa e giriamo con dei bicchierini da cocktail con l'oliva dentro e abbiamo tutta questa parlata con la evve moscia. Sto parlando di NOI, non di VOI. Guardo il mio blog e lo amo come un figlio si ama e mi dico che potrebbe essere - non migliore - infinitamente più UTILE. Certe volte qui dentro arrivano mille persone in una giornata: se io pubblicassi con MONDADORI, non avrei più lettori, è impossibile. Posso levarmelo subito dalla testa, io che nella narrativa ripongo il mio sogno di realizzazione professionale. Allora mi vengono i brividi: mi sento responsabilizzato da una cosa così grande. Voi no? (voi che avete blog anche smisuratamente più visitati di questo) Perché non torniamo a essere un mezzo? Un mezzo per dire qualcosa di forte, decoroso, diverso, onesto e vero a cento, mille, diecimila persone al giorno che - senza ricavarne un soldo - vengono a visitarci e non solo: commentano, mandano mail, accettano di uscire di casa e venire a cenare tutti insieme, quando si organizzano i raduni. Proviamo a uscire dalla spazzatura in cui stiamo cadendo - questo è un manifesto, un invito, un proclama - smettiamola di dare retta ai nostri rappresentanti auto-eletti. Siamo (ma stavolta dovrei dire SIETE) andati dietro per mesi a S-e-l-v-a-g-g-i-a L-u-c-a-r-e-l-l-i, mentre l'esistenza virava in tutt'altra direzione e ci faceva ciao ciao con la manina, ormai distante. E' doveroso gridare che S-e-l-v-a-g-g-i-a L-u-c-a-r-e-l-l-i non può insegnarci nulla. Non può darci nulla. Non può essere utile a nulla. (se non come starlettina da reality show. E in questo caso, de gustibus)

IL MIO RAPPORTO CON I VOSTRI BLOG

Non leggo nessun blog. Il migliore blog italiano è quello di Babsijones. Il blog di Babsijones è una risorsa culturale necessaria all'Italia e leggerlo è un dovere (a proposito, dov'era lei alla Fiera del Blog?): ebbene, dal blog di Babsijones (che è il migliore dei blog possibile) io tiro un fuori UN post ogni nove, undici giorni. Solo con tale frequenza posso dire di leggere un INTERO post delblogmigliorecheesiste (blog che ha sfornato una delle cose migliori che mi sia capitato di leggere da quando USO Internet, questa). Il blog migliore che c'è io lo leggo quando capita e molto difficilmente ne traggo post che riesco a leggere per interi. Il resto è uno sfogliare veloce e sragionato. Leggo chi conosco personalmente, leggo chi trovo simpatico, leggo chi mi legge, leggo le bloggeresse con le tette di fuori, leggo chi è di Roma Nord come me (un semplice senso di appartenenza. Quella cosa che ti fa sorridere quando vedi in un film o in una trasmissione inquadrata una via che conosci bene). Leggere così (e quindi scrivere così) è poco, troppo poco. Non giustifica il fatto che ci hanno messi in copertina su Time. E se pensate il contrario siete disonesti e fate male alla blogosfera, fate male a noi.

Senza contare che c'è pure una dispersione di interesse che ha del mostruoso. A volte mi stupisco del successo di certi blog (come mi stupirei se, ogni sera, 15 milioni di persone si piazzassero davanti al Tg4, affari miei insomma, e i 15 milioni liberissimi di essere tali). Faccio un esempio, non se la deve prendere anche perché vive di vita propria e non ha certo bisogno delle mie parole buone: uno dei blog più visitati della rete è il blog d Sw4n. Ora, il blog di Sw4n (Sw4n, so che fai l'onore di leggermi e spero perdonerai: sto giudicando il tuo blog NON te) è uno dei blog peggiori che si siano mai visti. Non parla di niente e, comunque, ne parla male, in maniera vacua, vuota. Ma è una scelta; non è roba per Sw4n fare blog, si vede che fa altro nella vita, che non ci perde tanto tempo, che non gliene frega niente di tutte queste menate (beato lui); eppure è un boom totale. Ogni giorno da lui passano montagne di persone: e io - da appassionato forse troppo focoso - ho il terrore di tanta gente che ogni giorno si mette lì a leggere il NULLA.

L'UNICO CHE HA FATTO UN PASSO AVANTI: DAVEBLOG

Io l'ho criticato, Dave, ma Dave è l'unico, tra tutti noi, che può dire di aver fatto un passo avanti decisivo. Il blog di Dave è clamoroso. Prima lo leggevo tutti i giorni, da qualche mese (lui lo sa) molto meno: ma è un problema mio e pace. Dave cos'ha fatto? Dave senza una sola parola di troppo, senza una parolaccia, senza una donna nuda, senza partecipare mai a nessuna blog-fest, nessuna fiera, nessuna trasmissione radiofonica, nessuna intervista, nessun aggregatore, nessun piùblog, restando SEMPRE se stesso (un blog che sproloquia sui fatti della televisione), facendo tutto questo Dave ha passato la soglia. E' diventato famosissimo NON solo tra i blog: i post di Dave vengono ripresi in televisione (l'ha fatto più volte Daria Bignardi) e non al fine di dire: "Guardate bambini, questo è il testo di un blogger, vietato lanciargli noccioline", ma per alimentare un dibattito. La Bignardi, come dicevo, ha preso delle riflessioni di Dave dal Daveblog e le ha sbattute in faccia agli ospiti della sua trasmissione per dare un valore aggiunto all'intervista. I vip che Dave sbugiarda sul proprio blog passano tutti, chi prima o chi dopo, nei commenti e interagiscono con i lettori e con Dave stesso. La Lucarelli ha salutato il Daveblog, e i lettori del Daveblog, durante un confessionale di uno dei vari Reality Show a cui ha partecipato. Perché fa voto, questo. Leggere il Daveblog è cosa buona; se sei un Vip e Dave ti critica (o ti prende per il culo) ti va bene. Vuol dire che sei un Vip che conta. Il blog di Dave è l'UNICO blog che ha fatto quello che dovremmo fare tutti prima di poterci dire arrivati, prima di poterci fare intervistare (da altri blogger semmai...).

IL DIASTEMA

Concludendo, ha incredibilmente ragione Alberto quando scrive che la blogosfera italiana gli sembra uno di quei grandi sorrisi spalancati e bellocci, tra i cui incisivi c'è però infilato un bel ciuffetto di insalata verde. Alberto ha ragione, e lui è uno di quelli famosi che fa parte della celebre conventicola, quella che tutti diciamo di odiare ma che di cui tutti vorremmo far parte. Alberto è un (ex?) figlio di Macchianera e, al momento, la sua è la migliore metafora che abbia trovata in giro. Riassume perfettamente lo stato di colpevole povertà in cui si barcamenano i blog nostrani. Aggiungo che non è tanto l'imperfezione del diastema a preoccuparmi, quanto il fatto che sorridiamo e sorridiamo e - nonostante la massiccia presenza di specchi - non ci accorgiamo del difetto e, indefessi (ma fessi), andiamo avanti.

(e ora, se volete, aggreditemi, ma è questa la cosa più vicina a una lettera d'amore che abbia mai scritto dai tempi delle medie)

un po' di rassegna stampa (in aggiornamento):
- ottimo pezzo di Massimo Mantellini >>>
click
- critica alla mappa blog di gaspar torriero >>> click
- ancora chiarezza sulla mappa blog di stragatto (su piùblog) >>> click
- una cosa bellissima: il blog di un 92enne canadese >>> click
- qui un'intervista (in inglese) al vegliardo internauta di cui sopra >>> click

venerdì, 15 dicembre 2006

Natale in Ciociaria
Categoria:dissenso, scritto da stefano havana


Ma al diavolo la Ciociaria. Al diavolo i ciociari, va bene? Chissenefrega. Ho seguito in questi giorni la ridicola polemica molto italiana della Ciociaria contro la Tim: dice che i poveretti si sono sentiti offesi perché Christian De Sica, nell'ultimo spot, apostrofa Sofia Loren (un mostro plastificato di biblica sconcezza che, giuro, non riesco a guardare) di non capirci niente di musica: "Perché sei ciociara". Onta! Vergogna! "Questo è un insulso stereotipo che descrive i ciociari rozzi e privi di ogni sensibilità" ha detto il ciociaro Oreste Tofani, vicepresidente del gruppo di Alleanza Nazionale al Senato, il quale subito dopo ha inviato una missiva (via mucca probabilmente) all'Autorità delle Comunicazione al fine di richiedere la sostituzione dello spot con un'altro che "ridia dignità e orgoglio alla villipesa cultura ciociara".

lorenPeccato davvero che la straordinaria cultura ciociara non sia riuscita in ottocento anni (lo scrivono sul sito) a iscrivere un piffero alla voce Ironia. Niente, nemmeno una riga di spiegazione. Un ciociaro va lì, sul suo bel vocabolario che odora di grano e formaggio, va alla lettera 'I' e non ci trova nulla, neanche una parola. Sentire, per credere, il presidente della Confederazione italiana agricoltori di Frosinone Mario Mancini: "E' inammissibile che ancora oggi sui media la Ciociaria continui a fare rima con inciviltà, ignoranza e arretratezza. Tra l'altro lo spot in questione è interpretato proprio dall'attore Christian De Sica, figlio dell'indimenticabile Vittorio, originario di Sora, una cittadina a pochi chilometri da Frosinone".  Appunto, chiediti chi è che ci sta facendo una figura da caciocavallo, signor Mancini, se tu oppure De Sica Christian (che già deve pagare un dazio abbastanza oneroso per essere quello che è).
"Vogliamo - continua Mancini - obbligare le tv a trasmettere un filmato riparatore che presenti in modo rispondente al vero le tradizioni e la cultura della nostra terra".

Insomma: se esisteva un modo peggiore per trasmettere le indubbie qualità artistiche, culturali e quant'altro della Ciociaria, questi illustri luminari della comunicazione li hanno trovati tutti.
(compresa la scelta di Pamela Prati come madrina della stagione turistica)

nataleMa la Ciociaria siamo noi, se davvero vogliamo dare al termine quella connotazione di cui, secondo me, vanno fieri gli stessi ciociari (quelli veri, non quelli che frequentano le stanze del Parlamento); è l'Italia la ciociaria, perché sempre a proposito di spazzatura cinematografica, adesso l'ultima è la battaglia dialettica (più o meno a distanza e certamente NON nociva dal punto di vista del futuro botteghino) tra gli interpreti delle tre monnezze natalizie: "Commedia Sexy", "Olé" e "Natale a New York". Ora, posto che io non rispetterò a livello umano chiunqua andrà a vedere queste cose (non mi interessano giustificazioni tipo: "Ma fatti una risata!", "Ma è per divertimento!", "A me piace...", perché per il divertimento spiccio esiste il sesso a pagamento, l'eroina, il furto con scasso, la violenza sessuale, le corse clandestine all'Eur) considerato questo, dicevo,  mi voglio invece chiedere PERCHE' i giornali, la televisione e QUESTO STESSO BLOG parlino, straparlino e riempano carta bianca delle dichiarazioni finto-inviperite di questi tizi, Vanzina, Parenti, Boldi, De Sica, Bonolis, la SANTARELLI (quella con un talento innato per tagliare le noci di cocco in perizoma). Ci interessa? E' necessario? Fa audience?

natale1Uno che dice all'altro: "Vergogna!", l'altro che gli risponde: "Il nostro sì che un film". "Ci avete copiati!", and so long. Addirittura l'Unione (l'Unione, gesucristo! L'Unione, quella che sta facendo pentire tutti i sinistrorsi di essere nati sinistrorsi, per capirci) ha tuonato severamente contro queste produzioni, in particolare contro "Olé" di Vanzina: "Il ruolo degli insegnanti viene denigrato", dicono otto (OTTO) esponenti dell'Unione che però non sanno come fare per rimettere a posto (un minimo, ché al Miracolo Italiano abbiamo smesso da credere da lustri) l'Italia. "In piena emergenza bullismo siamo passati dal carismatico professore dell'attimo fuggente a rappresentazioni di bassissimo livello. A questo punto non stupiamoci della stato della scuola italiana". Ma non stupiamoci di VOI, degenerati dell'intelletto, esimi scienziati della parlata a sproposito, luminari dell'imbecillità al dettaglio. L'Unione contro "Olé". Questa mi mancava. E poi Boldi che accusa De Sica ("Ero stufo di copioni tutti uguali") e De Sica che risponde, con esclusiva a TgCom in un'orgia metafisica (e metàstronza) di fiumane umane (allitterazione) da botteghino natalizio. Perché avranno successo, questi film: mica no.

Perciò adesso vi voglio domandare: per quale motivo andrete a vedere questi film, se ci andrete, fatta salva la vostra capacità di intendere e volere?
(e meno male che Morricone eccetera eccetera, perché con Gabriele Muccino regista del momento negli States, io veramente non so più dove versare indignate lacrime)

natale3

giovedì, 14 dicembre 2006

Augurare all'Italia un tiranno
Categoria:attualità, scritto da stefano havana


Franco Cardini è un insigne storico. Nato a Firenze nel 1940, insegna Storia Medievale nell'Università di Firenze. Si occupa principalmente di storia delle crociate, dei pellegrinaggi e dei rapporti fra Europa cristiane e Islam tra XII e XIV secolo, ma ha fatto frequenti incursioni in altri campi di studio. E' politicamente parlando un cattoanarchico di destra con idee sociali di estrema sinistra. E' un personaggio interessante brillante, di cui mi ha reso edotto l'amico Federico. Tra i suoi numerosi excursa intellettuali, se ne contano parecchi sui fatti relativi alla società, alla televisione, all'attualità. Voglio qui incollare un estratto illuminante di qualcosa che ha scritto in merito alle differenziazioni destra/sinitra, ai topoi che contraddistinguono l'una o l'altra appartenenza idelogica, ai mass media, all'Italia e agli italiani. 

[...] E allora, ditemelo voi: sono un estremista di sinistra, perché sostengo che in Afghanistan e in Iraq abbiamo fatto il gioco sporco della superpotenza che ci controlla anche in casa nostra (più di cento basi USA e NATO nel nostro territorio, circa una cinquantina di ordigni nucleari sospetti in un paese che ha rinunziato all'uso anche civile del nucleare) e che l'infamia di aver costretto i nostri soldati a giocar il ruolo degli ascari - con tutto il rispetto degli ascari veri, splendidi e fedeli guerrieri... - grava sul governo che si è preso la responsabilità di inviarli ad appoggiar gli invasori, in paesi che non erano i loro e che all'Italia non avevano mai fatto nulla? O sono un estremista di destra, perché sostengo che aveva perfettamente - e vichianamente - ragione il Poeta, quando diceva che le umane belve sono divenute esseri civili (e pertanto degne di definirsi appieno esseri umani) dal dì che essi hanno istituito nozze, tribunali ed are, da quando cioè hanno fondato quella civiltà umana che, nelle sue infinite forme, si basa comunque sulle Leggi, sulla pietà, sulla solidarietà, sul rispetto reciproco, sul culto di coloro che ci hanno preceduto e ai quali va la nostra riconoscenza e il nostro rispetto?

E' mai possibile che in questo infame paese non esista la possibilità di affermar con pari forza l'una e l'altra di queste due semplici, inscindibili verità? Ma è ovvio che sia così: questo paese è dominbato da una "cupola" di poteri imprenditoriali e finanziari forti, che hanno invaso la cosa pubblica occupandola con i loro "executive officiers"; [...] L'opinione pubblica è mantenuta nella disinformazione e nell'ignoranza da una banda di gestori monopolisitici dei mass media; e la stragrande maggioranza del cosiddetto popolo italiano è fatta o da ricchi o comunque da benestanti (percentualmente non molti, e comunque in diminuzione) che pensano ai loro profitti, alle loro speculazioni finanziarie, ai loro conti in banca, ai modi migliori per evadere le tasse; e da una massa di sottoproletari intellettuali regrediti al semianalfabetismo di ritorno che evade anch'essa le tasse se può, pensa ai telefonini, va matta per i "talk shows" tipo "La Pupa e il Secchione", si appassiona a importantissimi problemi come le vacanze dei divi e le goleadas, è patriottica in coincidenza dei campionati di calcio, sporca i treni, parcheggia in seconda e in terza fila, non ha ancora capito che la raccolta differenziata dei rifiuti è un dovere civico, vive di messaggini e di telefonini portatili, non paga il biglietto in auto e sporca i treni con lo spray, non sa nemmeno chi era Gesù Cristo (molti lo ritengono il fidanzato di Maria Maddalena) ma in cambio è convinta che se un gruppo di disgraziati extracomunitari apre una moschea questo le rubi le radici identitarie (chissà quali...), non legge nulla ma ha preso in mano (o finto di farlo) i libri di Dan Brown e di Oriana Fallaci sui quali, come si dice, s'è fatta una cultura. Quel che accade nella scuola, con un'università diventata parcheggio di nullafacenti e fabbrica di disoccupati e una scuola media dove ormai violenza e ignoranza stanno arrivando ai livelli delle peggiori scuole pubbliche degli "slums" statunitensi e dove insegnanti e genitori cominciano ad aver paura dei loro figli minorenni, è la cartina di tornasole del livello cui siamo arrivati.

Il mondo rischia di volare in pezzi: il mondo è carico d'una violenza e d'un'ingiustizia come mai forse porima si erano date, e che certamente ormai sono sotto gli occhi di tutti perchè i mezzi d'informazione, per scorrettamente usati che siano, ce le fanno conoscere. Il mondo è pieno di gente che muore di fame, di malattia, di disperazione; e di pescicani, di faccendieri, di parassiti che si riempiono le tasche. Il mondo sostiene parecchie migliaia di privati con le piscine olimpioniche in giardino, mentre in Africa si sta morendo di sete. Questi argomenti dovrebbero coinvolgerci, appassionarci, indignarci. Ma gli italiani penasano ai drammi d'amore e d'incompatibilità dell' "Isola dei Famosi", sognano la Maserati, non vanno più dal confessore ma vomitano le loro più segrete miserie pur d'essere intervistati da Maria De Filippi e andar il TV. Diciamolo chiaro: è uno schifo intollerabile, bisogna svegliarci prima che sia troppo tardi. Ai primi del secolo, Giuliotti diceva di augurar all'Italia un tiranno. Io le auguro di aver finalmente quel che tra Sei e Novecento hanno avuto l'Inghilterra, gli Stati Uniti, la Francia, la Russia: un trauma di tale forza da rinnovare moralmente gli italiani, da far loro ritrovare il senso della realtà e della storia, da strapparli alla prigionia della "vanitas" in cui sono caduti, da far loro capire di nuovo - quanto meno per quanche altro anno - le cose che contano. Chi leggerà questo messaggio e la pensa come me, lo sottoscriva: facciamone la base per un manifesto morale.

mercoledì, 13 dicembre 2006

E' morto Frankestein Jr.
Categoria:cinema, scritto da stefano havana


E' morto Peter Boyle. La morte è puttana e ti fa dire delle cose imbarazzanti, tipo che quello che muore era il più grande, il più simpatico, un grande uomo. Non s'è mai sentito di un perfetto imbecille morire. Mai. Quindi adesso non dirò che è morto Peter Boyle, il più grande attore eccetera eccetera. Perché non è vero e ci mancherebbe.

Però se n'è andato uno di quegli attori mai famosi abbastanza (mi viene in mente un altro, vivissimo, che si chiama Malcolm McDowell) a cui solo la morte regalerà il giusto tributo. Peter Boyle è stato il mitico Frenkestein Jr. (sì, insomma, il mostro voglio dire) nel pazzesco film di Mel Brooks. Lì non è che fece granché, era solo terribilmente comico. Però diventò, appunto, il mostro di Frankestein Jr. una volta e per sempre. Recitò anche in "Taxi Driver" (dove impersonò Wizard), ha partecipato alla sit-com di grande successo "Tutti amano Raymond" e ha fatto anche "Monster's Ball" con Halle Berry. Insomma, non gli è mancata la cassetta. In "Frankestein Jr." gli ho voluto veramente bene. Lo volevo salutare.

boyleGrazie di tutto.

mercoledì, 13 dicembre 2006

Indymedia addio
Categoria:dissenso, scritto da andy capp


Da qualche settimana Indymedia-Italia non esiste più. Qualcuno sarà felice della notizia, qualcun altro invece proverà ad andare oltre l'aspetto politico e farà qualche considerazione utile. Indymedia era nata nelle strade e nelle piazze, raccontava esperienze vissute anche in tempo reale e aveva dato il via a un nuovo esperimento di network partecipativo. Poi però si è perso il controllo e qualcosa non ha più funzionato. Non tanto nelle categorie tematiche (sempre aggiornate da tutto il mondo) quanto, a mio avviso, nella scarsa responsabilità che hanno dimostrato alcuni dei partecipanti. Purtroppo l'assenza di un moderatore sempre presente ha permesso dibattiti violenti, ma soprattutto al limite del ridicolo.

Il messaggio politico e informativo, insomma, con il tempo si è andato perdendo, e il portale ha perso di credibilità agli occhi della stampa ufficiale e dell'opinione pubblica, quando invece l'ottimo lavoro svolto durante il periodo di Genova 2001 le aveva conferito il ruolo di voce affidabile (più che ufficiale) del movimento.

Questo è un passaggio del comunicato apparso sul sito dopo la chiusura:

"Col passare degli anni persone e strumenti sono entrati in conflitto, e il caso più emblematico è proprio il newswire, l'area a pubblicazione libera, diretta e senza filtri (concetti alla base dell'open publishing), intorno a cui si assiste a costanti polemiche su cosa viene nascosto e perché, sulla pubblicazione di foto e filmati che mostrano i visi delle persone, o dei loro dati personali".

La storia della sinistra antagonista italiana è famosa per i cosiddetti dossier su personaggi politici, situazioni storiche e (nei casi più estremi) obiettivi da colpire. Ultimamente su Indymedia si era smarrita un po' la bussola: troppi riferimenti a persone fisiche, troppi nomi e cognomi. Insomma, più che dossier antagonisti, sembravano dossier polizieschi.

CarloFaccio una riflessione e anche un paragone azzardato pensando ai blog e al peso politico che questi hanno assunto negli ultimi anni in tutto il mondo. Esiste una via alternativa a quella dei mass media ufficiali? Concludo facendo un in bocca al lupo a chi ha portato avanti il progetto finora con la giusta coscienza politica e ringrazio chi ha contribuito a far sapere la verità su Piazza Alimonda, quando il Carabiniere Placanica sparò in aria e beccò per caso un sasso che passava e che per caso e/o sfortuna deviò il proiettile, che finì proprio in mezzo alla fronte di Carlo Giuliani...

"C'è bisogno di silenzio. In modo da poter ascoltare, osservare, valutare e concentrare le proprie energie sulle idee che altrimenti rischierebbero di restare sommerse. Il silenzio serve a questo, e di energie e idee, parliamone insieme, ripartendo da zero".

Per non dimenticare mai.

martedì, 12 dicembre 2006

Morire, già che ci siamo
Categoria:quotidianismi, scritto da stefano havana


La morte del giornalista D'Aguanno ha fatto una cosa, se siete d'accordo: ha riportato alla ribalta il fenomeno della Morte Prematura. In questi giorni il commento dei sopravvissuti è sempre stato all'incirca lo stesso: "Accipicchia, a soli 42 anni". Il che è verissimo, porca pupazza; però questo fenomeno della Morte Prematura sempre mi lascia interdetto e sempre mi porta a fare un sacco di riflessioni. Non a caso, quando abbiamo scoperto che anche il povero fratello del D'Aguanno morì giovane parimenti e parimenti nel sonno stroncato da malore, ci siamo fatti tutti un sospiro di sollievo.

Mi pare che, in questo senso, ci sia un rifiuto a prescindere, da parte di noialtri - bè - vivi - dell'idea che questa Morte Prematura possa colpire pure la nostra persona. Tipo Totò: "Oggi a te, domani... a lui". Che si possa morire, magari nel sonno, magari a 42 anni, magari con ancora un sacco di cose da fare: tutto questo non lo concepiamo. Ci è impossibile (o difficilissimo). Ecco allora che, quando abbiamo scoperto che il povero D'Aguanno seppellì il fratello nella medesima circostanza, tutti quanti ci siamo detti una cosa tipo: "Ah, ecco". Come a voler intendere, furbacchioni noi: "Non si può MICA morire così. Al limite ci devi avere una malformazione congenita". E invece no: mi sa tanto che si può morire anche senza malformazione. Però troviamo consolante la possibilità che, forse, qualcosa di scricchiolante ci fosse già. E' un discorso molto freddo, però umanissimo: è la rivincita della vita, l'istinto di conservazione. Perché, altrimenti, ci sconvolgeremmo tanto per la morte di un pur bravo (bravo davvero) giornalista? Con tutti quei bambini che muoiono a grappoli a Gerusalemme. E la guerra, allora? Può darsi che la discriminante sia la distanza proporzionale tra noi e gli eventi appena citati. La guerra è lontana. Bambini non siamo più e Gerusalemme sta oltre l'orizzonte, ben oltre il nostro caro e imprescindibile orticelloIn un letto, invece, ci stendiamo spesso, frequentemente cadiamo addormentati. Temiamo di poter finire fulminati come il giovane D'Aguanno, piuttosto che seppelliti sotto una coltre di fango e acqua dovuta a uno tsunami.

Morire giovani è poco rassicurante, soprattutto se i morti sono (erano) tanto simili a noi. Ecco, non so se mai prima d'ora in un blog s'era parlato di morte. Non ne ho mai trovato in giro e forse è tanto meglio. Però la vita uccide, c'è da fare poco in questo senso. Dice Benigni: "Morire è l'ultima cosa che ho intenzione di fare in questa vita". Dice Woody Allen: "Spero di non morire in un giorno di sole". Io non so mai come pormi di fronte a una cosa così, né voglio farlo adesso e anzi comprenderò se questo post dovesse restare a zero commenti, oppure capirò se cominceremo, nel commentare, a parlare di altro, che ne so, di quello che faremo domani, di dove andremo a passare questo capodanno, delle prossime vacanze. D'altra parte non è quello che facciamo sempre? Cerchiamo un palliativo che ci distragga da quello che stiamo facendo (magari al semplice scopo di farlo meglio): per esempio al cesso, quando un po' caghiamo e un po' leggiamo le etichette incollate dietro al bagnoshiuma.

(c'è nell'ultimo libro di Antonio Pascale, "S'è fatta ora", un brillante concetto in questo senso, sto parlando di quello che riusciamo o possiamo fare mentre non ci pensiamo. Pascale introduce, come espediente narrativo, al fine di spiegare il concetto, un vecchio gioco-rompicapo in regalo con L'Espresso una quindicina d'anni orsono. Sorta di Cubo di Rubik con forme geometriche, chiamato Tangram. Spesso le soluzioni al Tangram - scrive Pascale - ti venivano in mente mentre non ce lo avevi tra le mani, magari in tram, o al lavoro. O da un'altra parte. Quasi mai mentre ti ci scervellavi sopra, ecco è questo il senso che intende l'Autore nel suo libro brillante)

Credo, in definitiva, che l'unica consolazione alla mortalità sia la compagnia, sia la comunanza, sia qualcuno che ti distragga dalla vita (e quindi dalla mortalità stessa). Ogni volta che vedo un blog, per esempio, una di queste cose scritte fitte fitte senza nessuna ragione apparente, ecco, quando vedo un blog, se solo mi sposto poco poco, io ci vedo improvvisamente proprio questo: dieci unghie affondate nel tessuto della vita che più forte non si può. (o una grande etichetta incollata dietro un gigantesco bagnosciuma, per dire)

lunedì, 11 dicembre 2006

Diritto di replica
Categoria:scritto da andy capp, apoteosi assoluta


Delio Rossi

- A mister com'era l'acqua, fredda?
- No, praticamente un piscio...

Occhio alle fughe di notizie...
I padroni della città hanno colpito ancora.

Ah ah ah

Saluti romaneschi dai legionari con problemi di prostata

lunedì, 11 dicembre 2006

Qualche informazione di servizio
Categoria:sport, scritto da stefano havana


derby3Dal momento che je arimbarza ho pensato di fornire delle utili UTILITIES ai tifosi della Roma. Dunque, quanti volessero recarsi in quel di Torino al seguito della fortissima squadra, abituata a vincere, per la trasferta prossima del 20 dicembre, qui di seguito alcune informazioni utili:

Ore 20.30 - Stadio Olimpico, Via Filadelfia 88
Prevendita biglietti: dalle ore 10 di Mercoledì 13 dicembre alle ore 15 di martedì 19 dicembre.
Punti Vendita: AS Roma Store - Piazza Colonna 360- Tel. 06.69200642 - con orario 10.00 – 18.00 
Via Appia Nuova 130 Tel. 06.77590664 - con orario 10.00 – 18.00 FAX: 06.77262370

Prezzo settore ospiti: euro 23
Per l'acquisto del biglietto si prega di presentare un documento. Si ricorda che, in ottemperanza alle vigenti disposizioni di ordine pubblico, i biglietti del settore riservato agli ospiti non possono essere venduti il giorno della partita. Pertanto è assolutamente SCONSIGLIATO recarsi a Torino per la gara senza avere preventivamente acquistato il biglietto d'ingresso.

Quanti invece, sempre tra i tifosi della Roma, volessero incoraggiare la squadra spennata in casa contro il Palermo (gara valevole per restare entro i 180 punti di distacco dall'Inter), ecco qui di seguito le informazioni riguardanti:

Prevendita biglietti: dalle ore 10.00 di martedì 12 dicembre 2006, alle ore 18.00 di domenica 17 dicembre 2006 (A.S. Roma Store) e alle ore 20.30 di domenica 17 dicembre 2006 (Ricevitorie L.I.S. e Gran Teatro).

Per entrambi gli eventi, la società giallorossa raccomanda i propri tifosi di stare tranquilli: la SS Lazio, infatti, NON CI SARA'.

1aaaaNoantri ricorda inoltre che il numero di dicembre della Rivista Ufficiale dell'A.S. Roma "dedica la copertina alla vittoria numero mille della storia giallorossa, resa ancor più memorabile dal fatto che è stata raccolta a San Siro col Milan, nella splendida serata che ha visto risplendere i due sigilli di Capitan Totti... Quale miglior firma, infatti, su un traguardo così importante. La fantastica doppietta del nostro numero dieci ha inoltre riportato i nostri al successo al Meazza con i rossoneri dopo ben vent'anni... Una serata proprio da ricordare!".

Sempre dal sito ufficiale della società (e certi di fare un servizio utile), ricordiamo il sondaggio messo online stamattina: Quali sono le maggiori insidie di Roma-Palermo? Le risposte possibili sono TRE:

1) Il contraccolpo psicologico del derby (e qui direi di no. Sconfitte come quella del derby fanno crescere e aiutano a non sbagliare più)
2) La velocità dell'attacco rosanero (anche qui direi di no. Con difensori come Tonetto e Chivu, la situazione dovrebbe essere sottocontrollo)
3) La condizione fisica dei titolari giallorossi (ecco, voto questa)

Infine grandissimo momento per quanto riguarda il settore giovanile giallorosso (che comunque è il calcio che conta perché si sa l'importanza del futuro eccetera eccetera):

PRIMAVERA: ROMA–LAZIO 1-0
ALLIEVI NAZIONALI: ROMA– RIETI 3-0
ALLIEVI COPPA LAZIO: ROMA–VIGOR PERCONTI 2-0
GIOVANISSIMI  NAZIONALI: PESCARA–ROMA 1–1
GIOVANISSMI COPPA LAZIO: ROMA TEAM SPORT–ROMA 0-2
GIOVANISSIMI  PROVINCIALI: SAN GIORGIO SRL–ROMA 0-3
GIOV. SPERIM:  ROMA – FONTE MERAVIGLIOSA 7-0
ESORDIENTI: LAZIO–ROMA 0-2
PULCINI: ROMA–MAMELI SPINACETO 8-1 (incredibile apoteosi)

post scriptum: oggi, fino alla mezzanotte, va così!

lunedì, 11 dicembre 2006

... E andiamo avanti
Categoria:attualità, scritto da stefano havana


tottiDeutsche Boerse, la Borsa tedesca, guarda sempre di piu' a Est. Ora e' interessata a partecipare alla Borsa bulgara, il Bulgaria Stock Exchange (BSE) di Sofia. 'Ci sono colloqui ma non ancora negoziati', ha detto ieri il direttore delle relazioni internazionali del BSE, Panteley Karassimeonov, che ha confermato che manager di Deutsche Boerse incontreranno azionisti del BSE il 15 dicembre prossimo a Sofia per presentare le loro idee su una possibile cooperazione o partnership. Ne da' notizia la Frankfurter Rundschau. Il presidente del cda di Deutsche Boerse, Reto Francioni, dopo il fallimento dei piani di fusione con Euronext, ha spiegato che DB e' 'aperta ad ogni forma di cooperazione' che crei valore per azionisti e clienti. 'La Borsa bulgara - spiega la FR - e' una delle poche in vendita: lo Stato vuole separarsi dalla quota del 44, ma finora non ha reso noto ne' un termine' ne' un prezzo'.

Par1059090Wall Street ha chiuso in rialzo spinta dalla pubblicazione degli ultimi dati sul mercato del lavoro statunitense, che confermano la percezione di un'economia sana e ancora in crescita. Il Dow Jones ha guadagnato lo 0,24 per cento chiudendo a 12.307,49 punti. Meglio ha fatto il tecnologico Nasdaq, cresciuto dello 0,40 per cento, finendo le contrattazioni a quota 2.437,36 punti. Giornata di scambi assottigliati sulle piazze finanziarie europee, che hanno reagito ai dati economici provenienti dagli Usa archiviando la seduta con segno leggermente positivo, salvo Zurigo che e' andata in controtendenza. A Francoforte il Dax ha chiuso a 6.416,76 punti (+0,06%). Il FTSE a Londra ha chiuso a 6.155,1 punti (+0,38%),il Mbitel ha chiuso con un rialzo a 0,09%. A Parigi il CAC 40 ha terminato la seduta a 5.384,16 punti (+0,09%). A Zurigo chiusura a 8.540,87 punti per lo Swiss Market (-0,35%). L'Ibex di Madrid a 14.076,6 punti ha guadagnato lo 0,10%.

derbyPesci: Cari e care, grazie al sostegno sentito di Marte e di Nettuno, sarete certo nelle condizioni di risolvere qualunque evento. Per quanto riguarda la salute, nonostante il vostro impegno, procuratevi senza rimpianti un piatto di uvetta con uova al burro o al sugo se vi riesce; nel lavoro non cercate di lasciare l'iniziativa al partner; negli affari, per quanto ci proviate con veemenza, la vostra azienda conoscerà un momento di stasi e, in amore, nonostante la vostra determinazione, verrete bellamente lasciati senza merce' con un bambino a carico. Per tutte Lei nate nel solstizio d'estate, forte affinità con tutti i nati nel 1906 con ascendente Pesci.

E adesso le previsioni del tempo: lunedi', 11 dicembre 2006 - Nord: Bel tempo, salvo addensamenti sull'Emilia Romagna, più intensi nella prima parte della giornata e banchi di nebbia in pianura nelle ore più fredde; velature in arrivo in serata su Valle d'Aosta. Venti deboli da NE, mari poco mo