sabato, 31 marzo 2007

Quote rosa?
Categoria:giornalismo, scritto da stefano havana


Ne abbiamo già parlato.

Renato Farina, l'ex vicedirettore del quotidiano 'Libero' diretto da Vittorio Feltri, è stato radiato dal Consiglio nazionale dell'Ordine dei giornalisti per essersi arruolato nel Sismi con il nome di Betulla.

Le dichiarazioni, in proposito, della deputata di Forza Italia GABRIELLA CARLUCCI: "Forza Italia deve fondare una propria scuola di giornalismo e nominare Farina rettore perché è un giornalista vero e un modello per i giovani".

via E. Chesi

venerdì, 30 marzo 2007

Guida per riconoscere i tuoi santi
Categoria:cinema, scritto da stefano havana


montiel3"Guida per riconoscere i tuoi santi" è uno di quei film che mi pretende al cinema.

Racconta una storia che in genere non vedo l'ora di ascoltare: una storia di giovani che crescono in una situazione difficile, seguiti da famiglie difficili, in un quartiere impossibile di una città complicata, una storia di giovani che poi se ne vanno, si separano e poi si riuniscono anni dopo, fatti uomini quando sopravvissuti, perduti un sacco di sogni e ripuliti dalla polvere adolescenziale.

"Guida per riconoscere i tuoi santi" mi è piaciuto moltissimo: non è un gran film tecnicamente parlando. La regia semplicistica dello scrittore Dito Montiel non è minimale, non è iperrealista: è semplicistica, appunto. Concepita da uno che con il cinema non ci ha mai avuto niente a che vedere, fatta salva l'amicizia con Robert Downey Jr. Amicizia più che decisiva, visto che sarà proprio lui, che nel film interpreta lo stesso Dito Montiel adulto, a sottoporre il libro da cui è tratta la storia alla moglie di Sting, la produttrice Trudie Styler. Che, insieme al marito cantante, deciderà, perché no, di metterci i soldi e dare una chance a questo giovane autore newyorchese grondante talento narrativo. Ah, l'America. Altro che Cermìs.

montielLa pellicola s'apre con un monologo al telefono dell'eccellente Dianne Wiest: la donna anziana si rivolge alla segreteria telefonica del figlio partito anni prima. Gli dice di tornare ché il papà sta male, gli dice poche cose, ma da quelle poche cose capiamo molto. Capiamo che il nome del protagonista del film, Dito Montiel, è anche il nome del regista del film, capiamo che Dito Montiel se n'è andato da New York alla volta della California, capiamo che è uno scrittore, capiamo che l'amico Nerf andrà a prenderlo all'aeroporto JFK per condurlo a casa, finalmente, di nuovo a casa dopo tanto tempo.

La seconda scena, dopo i titoli che ci hanno tolto ogni dubbio circa il fatto che il nome del regista è proprio lo stesso del protagonista del film, Dito Montiel, la seconda scena, dicevo, ci spiazza. C'è Dito Montiel/Robert Downey Jr. impegnato nel reading di un suo libro in una sala affollata e in penombra. Legge la propria opera - che poi è il film - e intanto ci spiega, a noi spettatori, che ne vedremo di cotte e di crude e che "un sacco di merda" dovrà succedere prima che la parola fine scorra sullo sfondo, un sacco di merda, tipo che Giuseppe morirà e ne morirà pure un altro, però non ci dice chi, ci dice solo che morirà Giuseppe e noi non sappiamo ancora Giuseppe chi è, il film è a malapena iniziato, e, molto probabilmente, la maggior parte di noi quando Giuseppe montiel1comparirà effettivamente sullo schermo, poco dopo, avrà comunque dimenticato il suo nome associato all'imminenza della morte. Sarà solo quando morirà effettivamente, anzi quando capiremo che starà sul punto di morire (perché si capisce) che ci ricorderemo che Dito Montiel, ad inizio pellicola, ce l'aveva già detto e allora ci viene il panico, perché ci ricorderemo pure che ne deve morire un altro prima che la parola fine eccetera eccetera e cominceremo a domandarci chi e come succederà. Mi piacciono molto le storie in cui l'autore dice subito al lettore quello che succederà riuscendo nell'intento di non perdere un grammo di tensione narrativa: in "Guida per riconoscere i tuoi santi" ce n'è a iosa di ciò.

montiel4E ci sono anche un sacco di altre cose che mi piacciono, filmicamente parlando: per esempio mi piacciono i personaggi che, di tanto in tanto, si rivolgono direttamente alla telecamera (è qualcosa che fa quasi sempre Spike Lee, ma è una cosa, secondo me, che è come uno di quei tagli sulla tela di Fontana, uno scossone alle seggiole, ai popcorn, all'intera sala cinematografica per ricordare che è sempre e soltanto di un film che si sta parlando, di finzione, più o meno, anche se "Guida per riconoscere i tuoi santi" è la storia quasivera dello scrittore/regista Dito Montiel e allora quel guardare in camera può anche essere visto come un tentativo di sottolineare l'aspetto documentaristico del girato, un "City Of God" metropolitano); mi piace il cosiddetto overlapping, carissimo a Robert Altman, vale a dire quella tipologia di dialoghi sovrapposti gli uni agli altri per dare un senso di assoluto realismo, battute che incalzano le altre, frasi spezzate interrotte da altre e così via. (nel doppiaggio italiano questa cosa perde moltissimo, ma il sapore rimane: "Nashville", per esempio, di Altman, generalmente - anche in Italia - viene trasmesso in lingua originale proprio per questo motivo); sempre parlando di cose che mi piacciono in un film, "Guida per riconoscere i tuoi santi" è soprattutto il racconto di un montiel2gruppo eterogeneo di coetanei e per me non c'è niente di meglio di un buon racconto di giovani che stanno crescendo, semmai in una grande città come New York, all'interno di un quartiere microcosmico come Queens, nell'ambito dei migliori anni della nostra vita, vale a dire gli Ottanta.

E' vero che il protagonista assoluto del film è Dito Montiel, ma è altrettanto vero che l'io narrante, come ne "Le vergini suicide" di Eugenides, diventa spesso un'imprescindibile prima persona plurale, (ne "Le vergini suicide" di Eugenides, la prima persona plurale costituisce sempre l'io narrante) ed è questa, in definitiva, la cosa che più mi piace di "Guida per riconoscere i tuoi santi", questo "Noi" Totale che raccorda le storie di vita di ciascuno e che serve a riportare, anni e anni dopo, lo stesso Dito a casa, richiamato fortemente dall'assenza di quel "Noi", vero protagonista del film, un "Noi" che Dito si è lasciato alle spalle, ma che pure è rimasto, più o meno integro, sempre lì, nelle stesse case, nelle medesime vie, a Queens, New York City.

(non ho mai nominato Chazz Palminteri. Niente, lo dovevo fare)

giovedì, 29 marzo 2007

Piccoli problemi di blog
Categoria:blog, scritto da andy capp


Una brevissima comunicazione di servizio per gli affezionati lettori di questo blog. Dopo Daveblog e il mio compare di noantri, anch'io sono stato colpito da mal di connessione. Per questo ho serie difficoltà a postare, a lavoro purtroppo non ho il tempo libero necessario. Certo di non mancarvi poi più di tanto mi scuso in particolare con Stefano Havana e con i due parassiti della società Valerio il giornalista itinerante e Federico il Vicerey o Viceré (non l'ho mai capito).

Vi saluto rammentandovi che in questi giorni è stata chiesta una condanna a 5 anni di reclusione per Silvio Berlusconi, che mi piacerebbe moltissimo che il politico fotografato sulla barca da Fabrizio Corona con le puttane e il trans fosse Mastella, che il Partito Democratico non lo voterò mai, che avrei goduto se la Nazionale italiana avesse perso contro la Scozia e che trovo giustissima la trattativa per la liberazione di Daniele Mastrogiacomo.

mercoledì, 28 marzo 2007

Pezzi di foca
Categoria:attualitĂ , scritto da stefano havana


Voialtri siete ambientalisti? Io non sono ambientalista. Io sono moro. Mi piace la carbonara e gli scrittori americani, ma non sono ambientalista. Quello che sto cercando di dire è che uno non è che ci può fare qualcosa: non ci si può improvvisare ambientalisti. Mica ci si sveglia la mattina e - puf - s'è diventati ambientalisti. Come uno non va a dormire biondo e si sveglia castano. Ecco, è questo quello che voglio dire: amo così tanto questo mondo. E' un sentimento che ha qualcosa a che fare con il terreno, l'acqua, gli odori: da una parte vorrei che il Signor Mondo se la passasse assai meglio di così, dall'altra non so proprio che farci. Il Global Warming: andiamo, io a stento riesco a trovare parcheggio la sera.

ambientalismoNon ce l'ho con gli ambientalisti: scaraventerei quelli di Green Peace direttamente dentro il ventre di una balena, ma questo è un discorso relativo, non assoluto. Rispetto molto tutti gli altri ambientalisti. Dico una cosa: dico che ci potevamo pensare prima, invece di stare lì a chiudere adesso il rubinetto dell'acqua mentre ci spazzoliamo i denti: io non sarò mai così virtuoso. E' un mio preciso limite: io non sono una persona virtuosa. Sono uno che apre al massimo l'acqua quando siede sulla tazza del cesso: sempre, tutte le volte. Detesto i rumori organici che l'essere vivente produce vivendo: uno così, uno come me, come potrebbe mai essere ambientalista? La mattina presto, quando il bagno è freddo, metto al massimo l'acqua calda, così, secondo me, si riscalda anche tutto il resto. La lascio scorrere mentre faccio altro. Calpesto le aiuole, per dire. Però non butto mai una carta per terra e, provateci con il sottoscritto presente, mi incazzo di brutto se vedo farlo: sono capace di tornare indietro a farvela raccogliere. Non pratico raccolta differenziata per pigrizia e per tradizione familiare. Confesso di buttare via le pile alcaline insieme a tutti gli altri rifiuti. Che altro potrei fare? Non sono ambientalista: non è vero che ci vuole poco così. Essere ambientalisti è come essere alti, se invece siete bassi.

ambientalismo1Ci sono delle corde del mio spirito che non vengono toccate da certe tragedie. Mi rendo conto di essere un mostro, ma, ecco - ho pensato a un esempio da fare - a me, è solo un esempio, ok?, a me dello sterminio delle fochine nella terra di Gusturmbund non me ne frega un cazzo. Le guardo crepare in un lago di sangue, con le viscere che fumano sul ghiaccio intonso e penso: dove cazzo siamo arrivati... Uomini che deturpano fochine della terra di Gusturmbund. Scuoto la testa, vabbè, però poi metto i Simpsons. Giuro, non è cattiveria, non è retorica dell'antiretorica. Amo il mondo: stravedo per viaggiare. I ricordi relativi ai miei viaggi sono i ricordi migliori che ho. Dormire su pietre straniere, ecco, datemi questo e mi avrete dato tutto, come nella pubblicità della Breil.

(Può sembrare un post ironico, l'ho appena riletto: esattamente arrivato alla parola "Breil" ho preso e ho riletto tutto da capo. Green Peace, l'acqua del rubinetto, le pile alcaline con gli altri rifiuti, le fochine della terra di Gusturmbund. Non c'è ironia. Non voglio fare il brillante, non voglio dire niente di niente, a parte il fatto che non sono ambientalista, perché non mi sento ambientalista, esattamente come non mi sento una mensola)

ambientalismo3Mi guardo invecchiare, non molto, va bene, sono ancora un pischelletto piacente e robusto di neanche 27 anni (ok, di quasi 27 anni), li guardo questi anni che mi giocano alla cavalletta sulla schiena e penso che sia questa la vera tragedia del mondo, non il Global Warming. Morire, crepare, finire nel Tevere dentro una Mini Cooper alle 4 del mattino e annegare a due passi da dove prima ciondolavi ubriaco, spararsi addosso per un parcheggio, maurizio costanzo, le file di macchine irrisolvibili, i suv che girano a vuoto anche per 45 minuti dentro il parcheggio del GS vicino casa mia, quando chiunque sa che per andare al GS vicino casa mia bisogna parcheggiare da un'altra parte, perché quello è già tutto occupato, ma loro niente, ci perdono un'ora pur di farsi vedere dentro un SUV e tu li guardi nel finestrino parlare al cellulare tramite qualcosa di wireless legato dietro l'orecchio, un oggetto d'alluminio che pensi non ti apparterrà mai, pena l'eutanasia, e ti sembrano addirittura felici su quei sedili di verapelle, niente di più che persone molto simili a te, però su un SUV che girano a vuoto per 35, a volte 40 minuti, sapendo benissimo che a tre metri da lì c'è tutto il parcheggio del mondo, ecco sono queste cose qui le catastrofiche tragedie, tutti quei controlli prima di entrare sugli aerei, la flessibilità, federico moccia secondo in classifica.

ambientalismo2A me dispiace molto per le fochine della terra di Gusturmbund, giuro. Sono tenere e non fanno male a nessuno e sterminarle è semplicemente il riflesso più aberrante di ciò che è diventato l'essere umano, soprattutto perché le sterminano – le sterminIAMO – per farne cosa? Cappottini, scarpettine, soprammobilini, tappetini, saponettine, oggettini, guantini. Ini. Mi dispiace molto per loro, ma poi, come ho detto, non me ne frega un cazzo, ecco. Giro sui Simpsons. Il Global Warming mi infastidisce assai meno dei disservizi reiterati di Libero Infostrada. Giuro che se chiudendo il rubinetto dell'acqua io potessi - non dico eliminare, perché questa cosa qui l'ho perduta maturando - ma se io potessi, chiudendo il rubinetto dell'acqua, far scendere di otto posizioni il libro di Moccia e far cadere tutti quei lucchetti da Ponte Milvio, oppure se potessi, facendo la doccia anziché il bagno, dare un contratto a tempo indeterminato a chi credo che se lo meriti più di chiunque altro, ecco che lo farei. Farei la doccia e non il bagno. Non me lo farei dire due volte: se fare la raccolta differenziata innescasse un processo per cui la gente, per strada, cominciasse a comportarsi più dignitosamente oppure si iniziassero a vedere enormi file di persone davanti ai teatri per andare a vedere, non voglio esagerare, dico Bergonzoni, invece della Hunziker e Selvaggia Lucarelli, io farei la raccolta differenziata.

Il mio ambientalismo, il mio amore per il mondo, si manifesta così. Rispetto per le fochine della terra di Gusturmbund ma, per favore, qualcuno lì fuori, cominci a fare qualcosa di concreto, tangibile, verificabile, ovvio, scontato, immediato, sicuro PER ME. Non faccio più tenerezza io delle cazzo di foche?

ambientalismo4

lunedì, 26 marzo 2007

Scarpe
Categoria:quotidianismi, scritto da stefano havana


Ho comprato il primo paio di Converse All Star della mia vita. Tra una decina di giorni compirò 27 anni e ho appena comprato un paio di Converse All Star: il mio primo paio di Converse All Star. Ci sono certe cose che non smetteranno mai di sorprendermi: aver comprato il mio primo paio di Converse All Star è una di queste. Le ho pagate circa 60 euro in un negozio a Via Trionfale che si chiama CD Moda: è un negozio che è esattamente lì da che mondo è mondo e io non ci avevo mai comprato neanche uno spillo. Sabato, F. ed io ci siamo svegliati che pioveva tantissimo: e allora, mentre giravamo con i cucchiaini nelle tazzine del caffè, abbiamo deciso di andare in questo negozio che è a un tiro di schioppo da casa mia. Giuro, abbiamo fatto tutto velocissimi e siamo entrati che ci sapeva ancora la bocca di caffè.

converseA questo punto devo rivelare che l'intenzione primigenia era che le Converse All Star le comprasse lei, F., non io, e questo perché io delle Converse All Star non ho mai saputo nulla, a parte il fatto che sono una marca di scarpe un po' sbarazzina, un po' giovane e un po' frizzante, che si indossa così, fru fru, senza troppi fronzoli, ecco, ho sempre immaginato che chi va a Ponte Milvio a metter lucchetti possa verosimilmente indossare Converse All Star, ho sempre pensato che uno come Fabio Volo possa indossare Converse All Star, non il sottoscritto, mi pare che Silvio Muccino, in uno di quei film, indossi Converse All Star, perciò sono entrato dentro il negozio che si chiama Cd Moda con il sapore del caffè ancora in bocca e la ferma convinzione di limitarmi a concedere questo lusso proto-adolescenziale a F., battendole anche una mano sulla spalla, come a dire suvvia, sono cose, passerà, e di andare, piuttosto, nell'ottimo negozio di gastronomia sul marciapiede di fronte per comprare un po' di pizza per il pranzo, ché lì la fanno rinomatamente buonissima. Stop.

converse1Mai avrei immaginato che all'alba dei miei 27 anni sarei tornato a casa con un paio di Converse All Star PER ME. A testimonianza di ciò, posso aggiungere che mentre le sorti della mattinata mutavano drasticamente e, nello specifico, mentre F. - come da costume - abbandonava il reparto del negozio dedicato alle Converse All Star per ripiegare in quell'altro che preferisco, quello delle scarpe col tacco, il sottoscritto, in un impeto di altezzoso menefreghismo tipico di Colui Che TANTO Sa Che Non Comprerà Nulla, mollava F. per andare ad acquistare la pizza di cui sopra - acquisto poi rivelatosi provvidenziale, senz'altro perché la focaccia bianca era spessa, deliziosa, croccante e salata e quella con i funghi e la salsiccia piccante addirittura divina, ma soprattutto perché una mezz'ora più tardi, seduto al tavolo in cucina, io già con le mie Converse All Star ai piedi, non avessi avuto quella Pizza Perfetta, penso che mi sarei depresso a guardare le mie inspiegabili Converse All Star incrociate sotto al tavolo della cucina e avrei scalciato fino a sfilarmele dai piedi.

converse2Quando sono rientrato, indifferente e superiore, nel negozio di scarpe, come detto, ho trovato F. davanti a uno specchio con un paio di sandali Guess ai piedi che non le piacevano e l'idea di acquistare un paio di Converse All Star accartocciata dentro la borsetta. Non ho commentato, perché tutto sommato, lo sapevo che sarebbe andata a finire così e mi sono limitato a guardarla ondeggiare sui tacchi, esercizio che le riesce divinamente bene, fino a che non ha scelto un paio di scarpette Replay con un bel tacco che indosserà non prima di giugno, a differenze delle Converse All Star che, invece, avrebbe potuto mettere da subito. Dovessi dirlo, non saprei spiegare cosa sia capitato a un certo punto: a mia discolpa posso soltanto dire che il reparto dedicato alle Converse All Star era contiguo a quello di un'altra marca di cui cercavo da tempo un certo modello di scarpe. (marca e modello che non nomino per non creare ulteriore confusione) M'è caduto l’occhio, non so se mi spiego: colori accesi, prezzi contenuti, insomma, credo che il signor Converse, agli inizi del XX secolo avesse in mente proprio una cosa del genere quando si inventò il modello. Sembravano tante caramelle scappate dai sacchetti, rendo l'idea? Perciò le ho comprate. Io che di Converse All Star capisco talmente poco che, mentre maneggiavo il paio che poi sarebbe stato mio, ho domandato a F. se non trovasse anche lei assurdo che fossero tutte così consumate sul bordo e già sporche sulla gomma bianca, ignorando, il mood alla base di qualsiasi scarpa Converse All Star che si rispetti, vale a dire quel non so che di vissuto, di sbracato, di scoglionato che hanno. Ecco, le Converse All Star sono scarpe scoglionate: devo averle comprate per questo motivo. Mi hanno chiamato con quelle orecchie rivolte verso il basso come un cocker bastonatissimo in un canile municipale e gli occhi dolci, maledette.

A casa ho incrociato mio padre che mi ha fatto questa domanda, vedendomi con le Converse All Star ai piedi, c'è testimone F.: "Quando cresci?", al che io, giuro, non ho saputo che rispondere, perché è da un po' di tempo che ho smesso di darmi un tono, preferendo essere quello che sono senza filtri. Persino i capelli ho tagliato quasi a zero, quei capelli che prima curavo e ingelatinavo trascorrendo ore al bagno: stop, via tutto, mi presento come sono e buonanotte ai suonatori, chi c'è c'è. Quindi non è sindrome di Peter Pan: è che proprio, all'improvviso, le ho trovate sopportabili, quelle cazzo di scarpe così lontane da me. Che potevo rispondere? Qualsiasi cosa non mi avrebbe salvato dal fatto che tra una decina di giorni compirò 27 anni e che a 27 anni uno dovrebbe cominciare ad indossare minimo mocassini. (o quantomeno tagliare il traguardo sapendo fare il nodo della cravatta...)

domenica, 25 marzo 2007

In India si uccidono per il cricket...
Categoria:sport, scritto da stefano havana


... E si vorrebbero organizzare tavolate con i Talebani?

cricket

Dài, non c'è speranza per l'umanità.

sabato, 24 marzo 2007

Si potrebbe andare tutti quanti allo zoo comunale
Categoria:svago, scritto da andy capp


CivettaLa passione per gli animali ce l'ho sempre avuta. Vuoi per essere andato in vacanza d'estate per ben dieci anni consecutivi in montagna, vuoi perché sono stato socio WWF dal 1986 al 2004. Bene, da qualche giorno sto cercando di riscoprire l'amore per la natura e il contatto fisico con il mondo agreste. Così ho deciso di riaprire anche i libri sulla materia.

La vacca sacra è un esemplare molto raro. Fa parte delle prime specie create su cui vengono riportate le modifiche genetiche necessarie per il miglioramento della specie. Importante che goda di buona saluta perché è da lei che parte la riproduzione. La civetta di solito cerca l'esposizione in un luogo ben in vista in modo che tutte le persone di passaggio riescano a dargli un'occhiata. Molto spesso il suo richiamo cela al suo interno qualcosa ben più importante di quello che possa sembrare. Il coccodrillo è un esemplare che esiste da sempre, pronto a uscire allo scoperto quando meno te lo aspetti. Di solito tende a scontrarsi con i capibranco delle altre specie. Il pesce non è un animale che ama muoversi isolato. Molto spesso esplora il suo habitat insieme a un suo esemplare gemello, oppure tende a salti poco atletici che possono però rivelarsi fatali per il branco stesso.

Avevo confidato a qualcuno che in futuro mi sarebbe piaciuto ritirarmi in campagna per fare il fattore. Bene, ho iniziato a pensarci seriamente.

venerdì, 23 marzo 2007

La felicitĂ  in pugno
Categoria:sesso, scritto da stefano havana


porno1Sono molto preoccupato: tutto quello che so del proibizionismo lo devo a "Gli Intoccabili": (forse per questo ogni volta che sento la parola proibizionismo mi vengono in mente degli ombrellini cinesi) ne consegue che non sono molto preparato a ritrovarmi "proibito" anche io. Da quando ho letto che questi improbabili tizi qui vogliono vietarci tutto, perfino il porno in televisione, io sono molto preoccupato. Ecco: è pur vero che dietro ogni legge stramba che si rispetti si nasconde un sottilissimo velo di raziocinio. Faccio un esempio: al tempo fui contrarissimo alla legge anti-fumo. Oggi intono l'alleluja ogni volta che entro in un locale pubblico e scopro che posso respirare senza sputare i polmoni a coriandoli. Oggi mi pare una cosa sensatissima. Allora manco per il cazzo.

(Restano tuttavia dei contro. Breve lista dei contro della legge antifumo:

  • i grandi bevitori maledetti non possono più mostrare la loro perizia nel mantenere un boccale medio di birra e contemporaneamente una marlboro con la stessa mano.

  • è venuta a crollare la scusa madre per tutti gli abbordaggi che si rispettino, il mitico "Scusa hai da accendere?" che ne ha fatti scopare più di Woodstock.

  • il non fumatore continua a prendersela nel culo quando, a un certo punto, irrimediabilmente, si ritrova al tavolo DA SOLO, mentre tutti quanti gli altri sono sgattaiolati fuori a drogarsi di nicotina. [Da questo terribile contro, però, emerge un pro: il malcapitato non fumatore solitario, nell'attesa, può furtivamente attingere dai boccali di tutti senza farsi scoprire e, se dotato di grande coraggio, anche rubacchiare pezzettini di cibo qua e là all'oscuro dei legittimi proprietari)

pornoPerciò è plausibile che da qui a un anno saremo tutti a ringraziare l'attuale Governo per la fantomatica legge anti-porno in televisione, seppure una prima blanda differenza con quella anti-fumo io già ce la vedo: se è vero che esistono non fumatori, è provato scientificamente che le uniche persone indifferenti al porno sono le donne brutte e i cadaveri. (spesso le due entità possono coincidere) Quindi una domanda: la legge anti-porno in televisione per il vantaggio di chi è? Bandire le pubblicità dei telefoni erotici, per dirne una, ci renderà uomini migliori? Ci renderà onanisti meno compulsivi? Le industrie di fazzolettini kleenex insorgeranno? Aumenterà la produttività industriale? Crescerà il pil senza più il pelo catodico?

Segue breve lista di outing personali legati al porno in televisione:

  • il primo paio di tette che vidi fu una mastodontica quarta misura abbondante appartenente a una gloriosa prostituta dell'144 di un canale privato romano. Da allora, lo ricordo distintamente, la mia esistenza non fu mai più la stessa, soprattutto di notte e chiuso nel bagno.

  • appurai, grazie al porno in televisione, che i capezzoli delle donne, se stimolati in una qualche maniera, tendono a irrigidirsi. Questa meravigliosa scoperta mi illuminò circa il significato della frase pronunciata da Al Pacino in "Scent Of Woman", quando parla di "Capezzoli puntati come baionette".

  • una delle cose più belle mai viste in televisione è la parodia hard di "Arancia meccanica" con un gruppetto di gnoccone in luogo di Alex e i drughi, che se ne andavano in giro per campagne a violentare uomini e altri esseri viventi. Ogni tanto GBR lo dà ancora e, tutto compreso, credo di averlo visto per intero almeno quattro volte. (è uno dei pochi porno CENSURATI che danno i canali privati, in cui, a un certo punto, si intravede un PISELLO sfuggito ai tagli di post produzione. La prima volta che ci feci caso fu uno shock. La topica non è mai stata corretta). Questo film ha avuto anche il merito di installare in me questa strana perversione che dura ancora: trovo irresistibile la visione di una donna che tortura in qualche modo un uomo (è necessario che quell'uomo non sia io)

  • una volta, credo avessi 15 anni, decisi che se una certa cosa fosse andata in un certo modo, avrei chiamato un 144. Quella cosa andò proprio in quel modo e io chiamai l'144 a notte fonda per mantenere con onore il fioretto: quando mi rispose SONIA, scoprii il significato dell'espressione latina eiaculatio precox.

Perciò: se anche voialtri vi sentite affezionati a questo incantato universo e volete esprimere un ricordo, un aneddoto legato al meraviglioso mondo del porno in televisione e al modo in cui vi ha cambiato l'esistenza, (perché ve l'ha cambiata) c'è l'apposito spazio dei commenti. (a proposito, sapevate che l'attore Roger Paul, l'interprete del miticissimo Screech in Bayside School è diventato attore porno in una cassetta amatoriale?)

giovedì, 22 marzo 2007

''Scusa, quanto vuoi?''
Categoria:attualitĂ , scritto da andy capp


Nel Paese dei preti omosessuali, dei parlamentari cocainomani, delle vallette prostitute e degli industriali evasori fiscali, abbiamo assistito negli ultimi giorni all'ultima ipocrisia moralista di casa Italia. La foto del portavoce del Governo Silvio Sircana, mentre con la sua auto si accostava a un transessuale lungo una via di Roma, sbattuta in prima pagina e al centro di una bufera politica, ma nello stesso tempo testimonianza di un marciume molto più preoccupante e diffuso nel costume italiano: quello dei ricatti e del voyerismo morboso.

SircanaLe considerazioni da fare sono diverse. La prima è di chiaro stampo etico: un uomo che sceglie la strada della politica, intesa nel senso più aulico del termine, dovrebbe essere dotato di un tale rigore morale da riuscire a rimanere distante non tanto dalle tentazioni, ma da qualsiasi cosa abbia a che fare con lo sfruttamento. Bene, detto questo, va sottolineato che la foto pubblicata da tutti i quotidiani non dimostra nulla. Anche se resta difficile considerarla la sciocchezza di una sera perché ora per Sircana sarà un po' più difficile sedersi a un tavolo magari con la Merkel senza sentirsi per lo meno osservato.

BelpietroIl secondo punto è il seguente: la notte brava di Sircana era o non era una notizia? Fino a che punto la vita privata di un personaggio pubblico deve restare segreta agli occhi dei cittadini? Domande a cui in queste ore nemmeno l'Ordine dei Giornalisti o il Garante della Privacy sono riusciti a dare una risposta. Se infatti alle minacce di sanzione sono seguite le scuse al Giornale di Belpietro (il primo a pubblicare la notizia per un chiaro tornaconto politico) da parte dei primi, il Garante si è precipitato nel vietare la diffusione di notizie sulla vita privata delle persone. Vorrei solo sapere perché è stato possibile fino al giorno prima quando al centro delle cronache c'erano industriali, veline e calciatori, mentre nel momento in cui è stato toccato un politico si è corsi subito ai ripari.

Qualcuno ha paragonato il fatto a quello accaduto mesi fa a Salvo Sottile, denunciando disparità di trattamento e reazioni troppo di parte. Bene, non scherziamo nemmeno. In quel caso si parlava di opportunità di lavoro nientemeno che in Rai, di sfruttamento del proprio ruolo di potere. Insomma se qui uno chiedeva i prezzi, lì un altro faceva ricatti. E' ben diverso.

GregoraciUn'ultima considerazione: di tutte le persone che conosco, e ne conosco parecchie, forse solo un paio hanno avuto il coraggio e l'onestà intellettuale di dire che una volta, con una prostituta ci sono stati. Chi per curiosità, chi per perversione, chi per solitudine, chi per aver alzato troppo il gomito una sera. Solo due. Ma allora tutte le ragazze e i transessuali che sono in strada a lavorare che diavolo ci stanno a fare? Quando in questo Paese la smetteranno di fare i moralisti ci sarà anche la libertà di fare un puttan tour senza doverlo negare.

mercoledì, 21 marzo 2007

Io, che odio la Lazio... ma sto con gli Irriducibili
Categoria:dissenso, scritto da andy capp


Forse in pochi sono a conoscenza del fatto che a Roma si sta consumando da qualche mese la vittoria del piccolo neoduce. Parlo di un argomento che non ho mai affrontato con tono serio (al massimo in qualche sfottò con Ste), parlo della Lazio e della rivincita del suo Presidente Claudio Lotito, l'uomo nuovo del calcio italiano. Salito alla ribalta per il suo atteggiamento logorroico nelle tv nazionali, il piccolo neoduce è riuscito prima nell'impresa di salvare la società, riuscendo ad avvantaggiarsi di una legge oggi abrogata (dilazione del debito Irpef in 23 anni) da cui nessun'altra azienda ha tratto giovamento, e poi a vincere la battaglia ideologica contro gli Irriducibili.

Lotito e Di CanioPremessa: per formazione culturale e per passato personale non ho mai visto di buon occhio il gruppo guida del tifo laziale. Ma quello che è stato fatto in questi mesi è vergognoso: così come è vergognoso l'atteggiamento della mediocre stampa locale che segue le vicende di casa biancoceleste. Gli Irriducibili hanno preso un abbaglio e sono senza dubbio rimasti scottati dalla vicenda Chinaglia (stanno pagando in prima persona da mesi). Ma al piccolo neoduce mi piacerebbe ricordare che a volte basta vincere e non c'è bisogno di stravincere. Il punto più basso è stato toccato un paio di domeniche fa quando in una partita casalinga è stato affisso (dall'interno del campo e non dalle tribune) uno striscione a favore della società. E' nota la spaccatura nella tifoseria: Curva Nord in silenzio per sette mesi per solidarietà ai capi in galera e mugugni nella Tribuna, perché con una squadra che lotta per il terzo posto è assurdo scioperare. Già, come è assurdo oggi contestare agli Irriducibili di aver fatto i soldi con i negozi Original Fans (tutto commercio alla luce del sole, sia chiaro) quando sono stati gli stessi tifosi da tribuna a comprare per anni le sciarpe e le felpe che vendono gli Irriducibili.

Poi al piccolo neoduce vorrei chiedere che cosa è successo davanti all'Agenzia delle entrate (un tifoso anziano ben noto è rimasto colpito da ictus dopo la carica della polizia), oppure quanto è stato importante il ruolo degli Irriducibili nel momento in cui si doveva manifestare per salvare la Lazio.

Una delle sue ultime perle di saggezza era contenuta in un'intervista di qualche settimana fa al Corsera: "La mia villa a Cortina d'Ampezzo domina quelle degli altri vip. Io a Briatore je tiro le palle de neve ner giardino". Qualche giorno dopo ancora lui, stavolta su Repubblica, diceva di sognare un calcio moralizzato e didascalico.

Chissà cosa stava pensando il piccolo neoduce quando alcuni carabinieri un giorno lo hanno beccato mentre diceva queste cose al telefono con Innocenzo Mazzini, ex vicepresidente della Figc: "Quindi lui (Carraro, ndr) ci aveva parlato (con i designatori, ndr)? Questo è un fatto positivo, allora significa che è leale con me". E ancora: "Ma l'ha fatto specificamente o genericamente? Nel senso per una conduzione anche futura non solo specifica per un fatto?".Mazzini: "No, no... me lo ha confermato, non solo... ma è un intervento pressante". Lotito: "Bisogna che te li lavori tutti e due e ci parli in modo chiaro, comincia, comincia, dobbiamo vedere e cominciamo a dire, hai capito? A stabilire, a stabilire, capito?".

Il simpatico Innocenzo Mazzini aveva già parlato del piccolo neoduce con il designatore Pairetto: "Mi ha cercato Lotito, voleva sapere, lui aveva parlato con Carraro, credo venerdì, sulla richiesta di attenzione verso il suo caso, perché tu sai è uno dei portabandiera di pro Carraro, pro Galliani, ma Carraro v'ha detto qualcosa e non v'ha detto niente?... Cerca di capire Gigi, lui vuole sapere soltanto se Carraro vi ha detto qualcosa, di tenere in considerazione la posizione della Lazio e sua, perché lui sta facendo tanto...".

Lotito

Sono queste le basi per un calcio moralizzato e didascalico? Lo chiedo ai tifosi laziali; oggi terzi in classifica e felici, solo ieri in serie B e in preda a una crisi di nervi. La coerenza per me è ancora una virtù.

martedì, 20 marzo 2007

Un blog a colori (Mamma, guarda: il mio direttore è Giovanni Minoli!)
Categoria:televisione, scritto da stefano havana


raiDire che lavori per la Rai è come dire che andrai in vacanza a Cuba.
Ho notato lo stesso genere di reazione nella gente a cui ne ho parlato in queste lunghe settimane, lo stesso strabuzzare d'occhi a metà tra l'indignato (tu? E allora perché non io?), l'interessato e il bonariamente stupito.

Questo indipendentemente dai significati che l'espressione "Lavorare per la Rai" può assumere: pulire i cessi, oppure arrotolare i tappeti, non è importante. È come quando la gente ti urta di gomito e con un occhiolino teatrale ti fa: "Ah, Cuba. Le puttane, il sesso! Vecchio pennellone!", con il medesimo tono di chi la sa già lunga sulle cose della vita, così fanno quando te ne esci che, sbam, ti sei messo, tra le altre cose, a lavorare per la Rai.

Le reazioni raggiungono punte di isteria collettiva quando ti azzardi a rilevare che per la Rai (RaiDue, Rai Educational, direttore Giovanni Minoli) fai dei servizi praticamente impegnati, brevi reportages: ti guardano, stavolta senza più ironia, perché per loro - quelli che ti dicono "Pennellone" quando sanno che andrai in vacanza a Cuba - accettare la cosa, il fatto che lavori in Rai, è umanamente possibile fin quando sanno vagamente cos'è che fai per questa benedetta Rai. Prendere atto, con precisione e certezza, che quello che fai per la Rai, in effetti, non è pulire i cessi (potresti sempre finire a farlo, certo) ma inventare, scrivere, montare e DIRIGERE, reportages sull'integrazione, l'immigrazione, il disagio sociale e tutte queste cose qui per la trasmissione "Un Mondo a Colori", questo li annienta per sempre. Ti prendono da parte e ti domandano quand'è che hai vinto la lotteria e hai trovato i soldi per Cuba.

rai1Non si capacitano. Dicono che non è possibile, domandano il nome e il cognome del santo a cui ti sei appellato e chiaramente si rifiutano di accettare ogni tua spiegazione circa il fatto che NO, non stai per diventare ricchissimo, NO, non sono tutte rose e fiori (anche se è un bel patire), NO non ti sei scopato a due a due le vallette dell'edizione serale della trasmissione dei PACCHI e che NO, non sai nulla di nulla su chi vincerà il Festival di Sanremo. È un meccanismo perverso, sputato a quello che si innesca la prima volta che raduni i tuoi amici e li saluti prima di partire per i Carabi: è tutto un guardarsi l'uno con l'altro come in una partita di briscola.

Con il finale esaltante dell'ultima confessione, quella che difficilmente ne lascia in piedi uno: sto parlando di quando dici loro, lo dici, è chiaro, con distratto calcolo, con nonchalance d'alta scuola, magari appena prima di congedarti, di togliere il disturbo, ti giri un'ultima volta e dici loro che NULLA hai fatto per meritarti tutto questo, neanche una raccomandata hai dovuto inviare per imbarcarti su questo aeroplano battente bandiera cubana, semplicemente è stata la montagna a venire da Maometto e fuori di metafora, è stata mamma Rai a venire da te, un bel giorno, sottoforma di posta elettronica, e soltanto perché chi è a capo del programma in questione ti faceva l'onore di essere anche lettore di QUESTO blog. È lì che li stendi tutti, perché è che ti sei steso pure tu: nel momento in cui ti sei scoperto prova vivente di un certo pensiero per cui, ogni tanto, ancora si può dare una possibilità ai figli di nessuno, quelli che non hanno amici influenti, quelli che non sono mai stati pezzi grossi, quelli che non si fanno spingere perché non hanno mani dietro le spalle.

umac
[il nostro cameraman in azione sabato 20 gennaio, primo giorno dei lavori]

E allora, fuor di metafora: questa cosa è andata. Sono venuti da noi, da me e da Andy Capp, e ci hanno detto: provate. Abbiamo provato e la cosa è andata. Avrà anche un seguito: personalmente sono già al lavoro sul prossimo servizio. (mi piace tantissimo usare termini pazzeschi e a me sconosciuti solo fino a due mesi fa, tipo: beta, avid, audio a canali separati, rvm! Ne farò sicuramente un post) Buttarsi in piscina senza braccioli è stato esaltante e preoccupante: abbiamo dovuto infilare questo impegno per noi Enorme negli interstizi di tempo lasciati liberi dai nostri lavori principali e senza cedere mai alla tentazione di fare meglio una cosa piuttosto che un'altra. Essere dei Professionisti Esemplari è sempre stato in testa alla lista delle nostre priorità: se avrete voglia di guardare il nostro servizio, vi diremo quando andrà in onda; (tra poco) qualora doveste perdervelo - cosa plausibile, dal momento che potrebbe non fregarvene di meno, e anche viceversa, pur fregandovene, potreste perderlo ugualmente perché la trasmissione va in onda alla mattina, intorno alle 9.45, orario in cui le persone sane stanno dormendo, e quelle insane già stanno al lavoro - qualora doveste perderlo, dicevo, c'è sempre il sito di cui sopra, dove vanno in streaming tutte le puntate già trasmesse in televisione.

Fiù. Arrivo a questo punto senza fiato. Covavo questo post da due mesi e alla fine scopro che non è granché. E' come quando ti infili due dita nelle orecchie perché pensi che sarà un gran botto e invece il tappo salta via loffo loffo. Sarà che ho esaurito tutte le emozioni nervose nel tentativo di portare a termine onestamente questo lavoro; (ho scoperto che fare "ad alti livelli" qualcosa di cui non si ha assoluta competenza, è il massimo dello stress possibile) Sarà che quel che sarà. Ad ogni modo questo è quanto, per adesso: lavoro per la televisione. Io, che di certa televisione ho nutrito i post più carichi di bile di questo blog. (cazzo, sono sulla stessa rete che trasmette Lost e Tom & Gerry! Che voglio di più?)

lunedì, 19 marzo 2007

I gemellini che alzavano le gonne
Categoria:quotidianismi, scritto da stefano havana


Quando abbiamo saputo che i due gemellini del nostro condominio erano stati messi dentro per detenzione di non si sa bene cosa, non ci siamo granché meravigliati. I due gemellini adesso non hanno ancora 20 anni e, seppure siano rimasti inevitabilmente gemelli, sono oggi diversissimi da come ce li ricordiamo. Incubo della nostra giovinezza, nonostante fossero di molti anni più piccoli, costituivano un costante pericolo per l'incolumità nostra e dei nostri oggetti: qualsiasi cosa, a quei tempi, non poteva essere lasciata incustodita perché arrivavano i gemellini a fottersela. Era come un'equazione matematica. Col tempo le ragazzine del nostro gruppo cominciarono, per nostra grande tristezza, a non indossare più le gonne, perché andava comunque a finire che arrivassero i gemellini a tirargliele su.

gemellini3(e gliele tiravano su con cattiveria, violenza: non c'era traccia di gioco alcuno in quel fare che pure, noialtri, in qualche modo perverso, condividevamo - vedere le cosce nude delle nostre amichette e, in certi casi, perfino le mutandine: ci sembrava il massimo, finché non succedeva veramente, finché quelle due pesti arrivavano e lo facevano con sguardi talmente cattivi, perfidi, che niente del desiderio proto-sessuale restava, in quei casi, anzi, rabbia sgorgava dai nostri pugnetti stretti lungo i fianchi e quando erano sull'orlo delle lacrime, quelle ragazzine, le stesse che oggi vediamo camminare con passeggini, pancioni, storie andate in frantumi e ombre di fratelli tragicamente morti al fianco, le stesse che a turno, più o meno, abbiamo tutti baciato, quelle ragazzine diventavano le nostre sorelle, diventavano oggetto della nostra difesa, non più delle nostre primigenie erezioni, il meccanismo per cui desideravamo di essere anche noi perfidi abbastanza)

gemelliniDice che li hanno messi dentro. In effetti è da un po' che non si sentono. Perdigiorno per antonomasia, non li abbiamo mai visti fare altro che casino: anche adesso. Eccoci qui, tutti cresciuti, che ci incontriamo davanti ai portoni con borse da lavoro e nuovi impegni e loro, i gemellini, sempre a cavalcioni di quei motorini smarmittati, come i protagonisti sgangherati di qualche film sulla meglio gioventù. Non hanno mai partecipato alle nostre cose, se non per distruggercele: uno scontro generazionale e oggi, a parlarne, si vede che in un modo o nell'altro tutti quanti ce lo aspettavamo che sarebbero finiti male. Quelli come loro finiscono male, anche se questa cosa quasi mai è vera, anzi, il più delle volte quelli come loro finisce che ce li ritroviamo come capiufficio, se va bene. Però è una cosa che ci diciamo, forse per trovare consolazione: è un modo per dirci che noialtri non siamo così e che mai ci ritroveremo a leggere l'uno dell'altro in taglio basso sulle colonne della cronaca locale. E' una stronzata, è chiaro. Ma non ce la leva nessuno. 

gemellini1Il fatto che ci diciamo così è lo specchio di quello che siamo diventati: non siamo niente più che il risultato di quella scelta, la scelta di essere altro da loro. Avvocati, giornalisti, scrittori e medici: la nostra fantasia non è mai andata più in alto di così. Siamo tutti diventati giornalisti, scrittori, avvocati e medici. Ed è così che gli avvocati, i giornalisti, gli scrittori e i medici commentano una notizia del genere: i gemellini erano quello che erano e noi siamo quello che siamo. È il corso dell'esistenza, è il karma, ciascuno di noi usa una parola diversa. L'unica verità è che paghiamo le conseguenze delle nostre scelte: la moralità della vita si definisce da sé, senza fantasia o retorica. Non c'è alcun bisogno di dirci certe cose davanti ai portoni, eppure ce le diciamo, come certi protagonisti insopportabili di certi film spaccamaroni se le dicono.

Davanti ai portoni del nostro condominio, ce le diciamo, un condominio di persone per bene che portano a spasso i cani con le palette. Persone che si dicono "grazie", "prego" e "arrivederci" mentre si tengono aperti i portoni e si fanno cortesie a vicenda, non sapendo nulla l'uno dell'altro, vizi, segreti, virtù, nonostante vivano gomito a gomito da decenni: l'unica cosa sicura è che i gemellini hanno avuto quello che si meritavano, mentre noi ci godiamo le nostre carriere e le nostre illuminate menti piene di talento. Ecco quello di cui parliamo con gli occhiali da sole e le borse da lavoro, noialtri, vecchi amici che adesso sanno a stento cosa dirsi prima del terzo Martini, ma che un tempo godevano di un'intimità tale da litigare, perfino. Ecco quello di cui parliamo: e pure se non lo diciamo apertamente, è quello che sottintendiamo.

gemellini2La voce dei gemellini dentro è il gossip del momento: persino il saluto del portiere sembra puntare a quello. In un certo senso è come se tutte quelle gonne alzate e quelle cose rubate siano state vendicate: un giro s'è compiuto e a tirare finalmente le somme, si potrebbe dire che noi abbiamo tradito quasi tutti i nostri sogni mentre i gemellini no. La loro vocazione al caos è stata rispettata, anche se davanti ai portoni, quando ci incontriamo, così ben vestiti, questo aspetto della vicenda non esce mai fuori. Ci limitiamo a scuotere la testa e a guardare l'orologio, perché quasi sicuramente s'è già fatta ora di andare da qualche parte.

(dedicato a tutti i ragazzi che per una canna, per una dose di cocaina, per tre grammi di hashish vengono messi dentro nel nome della legge e non in nome mio)

sabato, 17 marzo 2007

Non un sabato italiano
Categoria:svago, scritto da stefano havana


rugby2

rugby1

venerdì, 16 marzo 2007

C'era una volta la radio libera
Categoria:giornalismo, scritto da andy capp


Molti di voi avranno sicuramente visto e apprezzato Radiofreccia (1998), il primo film di Luciano Ligabue. Una pellicola discreta a mio avviso, che ben raccontava il fenomeno delle radio libere con tutta la poesia e la voglia di un'informazione diversa che si respirava in quegli anni. Poco tempo dopo un altro film, bellissimo, I Cento Passi di Marco Tullio Giordana, riprendeva il tema narrando la storia di Peppino Impastato.

radiofrecciaOggi quell'idea di radio non c'è più. Non c'è più perché hanno vinto i soldi. Con la complicità dei padroni, una volta forse editori illuminati, oggi agguantatutto. E' di qualche settima fa la notizia che aumenteranno i controlli da parte del Co.re.com, un organismo regionale che da sempre (da sempre) si dovrebbe occupare dei messaggi diffusi da radio e televisioni locali. Bene, solo dopo la morte dell'Ispettore Raciti in seguito agli incidenti del dopopartita Catania-Palermo, qualcuno ha deciso veramente di muoversi.

Cosa c'entra la violenza negli stadi con il controllo delle radio locali? Ve lo spiego subito: perché quello che succede ad esempio a Roma da quindici anni a questa parte ha dello sconvolgente. In poche parole: in radio parlano tutti e si ascolta di tutto. Non esiste il minimo controllo, tanto meno un minimo di coscienza da parte degli editori, che pur di incassare soldi, aprono i loro microfoni anche all'ultimo dei capopopoli, purché dotato di amico ristoratore disposto a fare pubblicità.

Nella Capitale esistono decine di radio locali specializzate soprattutto sul calcio che sono oggi più influenti di un quotidiano o di un partito politico. Siamo arrivati a situazioni talmente estreme che la diffamazione ormai è il pane quotidiano dei palinsesti radiofonici. Ma non solo: ricatti, estorsioni, insulti gratuiti e chi più ne ha più ne metta. Certo, la colpa è degli editori, ma anche delle persone che ascoltano e che se ne stanno tutto il giorno  incollate alla radiolina. Persone che per farsi un'opinione ascoltano il loro balordo preferito di turno piuttosto che leggersi il Corriere dello Sport (qualche firma discreta ancora c'è) o la Gazzetta.

ImpastatoIl concetto di informazione, e tanto meno di servizio, dalle radio locali romane è totalmente scomparso. Il metodo per avere uno spazio tutto vostro è molto semplice. Perché in queste strutture non esistono direttori artistici o di testata. Anzi nella maggior parte delle occasioni coincidono con l'editore panzone. Basta avere due amici con un'attività commerciale pronti a fare pubblicità nel vostro programma e il gioco è fatto. State tranquilli che una fascia da un paio d'ore non ve la negherà nessuno. I contenuti? E cosa sono? Non preoccupatevi, anzi andate in radio senza la minima idea, aprite le linee telefoniche e cominciate a insultare le trasmissioni delle altre emittenti. Il successo è garantito.

E per chi volesse fare il giornalista? Non disperate, c'è spazio per tutti. Proponetevi come inviato e vi sarà fatto un discorso chiaro e onesto: non ti dò una lira però puoi diventare pubblicista, ovviamente con le ritenute d'acconto a tuo carico. Vi spiego meglio: oltre a non prendere un soldo nemmeno di rimborso spese, per  iscrivervi all'albo dovrete anche pagarvi delle tasse su soldi mai incassati. Tutto naturalmente con l'avallo dell'Ordine dei Giornalisti e dell'Inpgi, sempre in prima fila nella tutela di chi un contratto lo ha già, ma completamente assenti quando si tratta di scendere in difesa del precariato: meglio non correre il rischio di estendere i propri privilegi anche ad altri.

Faccio questo lavoro da parecchi anni, ho iniziato proprio in una radio, e tutt'ora mi trovo a combattere con questa realtà. La buona volontà non mi è mai mancata, solo che da qualche settimana a questa parte mi sono quasi convinto che avrei dovuto cercarmi un amico con un ristorante. Fanculo. Speriamo solo che chi ci ha creduto davvero qualche anno fa, oggi riesca a vedere in che diavolo di mondo viviamo.

E' triste non avere fame
di sera all'osteria
e vedere nel fumo
dei fagioli caldi
il suo volto smarrito.

(Peppino Impastato)

mercoledì, 14 marzo 2007

Anche Noantri si interroga sulla misteriosa sparizione di Dave
Categoria:blog, scritto da stefano havana


Ok. Davide sta bene. Lo abbraccio, mi ha fatto crepare di paura :-)
Solo problemi di connessione, pare.

Gli stessi che sto avendo io da 36 ore, tra l'altro. Ma io sono molto più malato di lui e ne ho scovate di santa ragione, pur di potermi collegare di fortuna. Dunque non so quando ci risentiremo, ma ci risentiremo. Nel frattempo, fino a nuovo volere di Libero Infostrada, l'amministrazione di Noantri passa interamente nelle mani di Andy Capp. Che dio ce la mandi bona (e senza mutande).

***

interrogativoQuando, qualche mese fa, parlando ai blog con amore, avevo detto che Dave del Daveblog era l'unico, tra noi, che poteva permettersi certe autorefenzialità (senza comunque concedersele), avevo ragione. Non so se quello che sta succedendo sia un preciso progetto del blogger più famoso (e bravo) della rete, ma certo è che ci troviamo di fronte al più grande caso di risonanza mai registrata per un post che non è nemmeno mai stato scritto.

Dave di Daveblog è sparito.

Da più di una settimana non si hanno notizie di lui. Ha lasciato un post qualunque senza alcun riferimento a una sua eventuale "fuga" e ad oggi questo post (lascito) ha superato il migliaio di commenti: tutti si domandano che fine abbia fatto. Ci sono vaghe eco di reale preoccupazione in tutti i messaggi lasciati dai visitatori. Non solo. La cosa più strana (e che in effetti potrebbe lasciar presupporre una premeditazione) è che la sparizione di Dave coincide con la finalissima di quella vergognosa e immonda trasmissione che è "Amici" di Maria De Filippi, da lui sempre seguita con esuberanti trashcronache commentate e visitate da migliaia di visitatori ogni giorno e consultate anche dai media più tradizionali come la televisione e i giornali. Per la prima volta Dave ha mancato questo appuntamento.

interrogativoSparizione, preoccupazione, migliaia di commenti. Addirittura un blog in cui i lettori del Daveblog propongono valutazioni scherzose e ironiche sulla presunta fine fatta da Dave (al momento la più divertente, a mio parare, è la #60 che recita: "Non è che ha dimenticato la password?").

Sulla sua sparizione si sono interrogati CiccSoft, Wittgenstein, Daria Bignardi, Kblog, atempoperso, mitile, Akille, spettacoli (del famoso circuito blogosfere), coupedetheatre, macchianera: qualcuno comincia ad avanzare ipotesi veramente brutte (io la mia scherzosa l'ho detta, per stemperare. E' questa: altra spiegazione non c'è tranne quella che Dave e il giornalista Daniele Mastrogiacomo siano la stessa persona), ci sono ipotesi poco suggestive e molto pessimistiche. La situazione sta trascendendo i confini della normale accettabilità. C'è anche una petizione online che si preannuncia più sottoscritta di quelle per le liberazioni dei prigionieri in Afghanistan. Vignette come questa e questa, questa, questa, questa e questa di Eriadan, il più famoso vignettista/fumettista della Rete (e non solo della Rete)

Dal punto di vista umano mi auguro con fervore che tutto si risolva in una bolla di sapone. Spero che stia bene lui e spero che stiano bene le persone che lo circondano. 

Dal punto di vista mediatico, però, dal punto di vista critico, quanto sta succedendo è davvero qualcosa di unico: una notizia che poteva essere una boutade sta invece crescendo come il serpente di Snake e sta per oltrepassare un confine non detto per approdare nella rete dei media più tradizionali come giornali e televisione (scommettiamo?). C'è davedi più: per una precisa (e condivisibile) sua scelta, Dave ha sempre rifiutato di apparire in qualsivoglia forma: fotografica, video, telefonica, audio. Non si è mai lasciato intervistare, non ha mai partecipato a feste, raduni, incontri, niente di niente. Esiste, questo è certo: mi sono scritto spesso con lui in passato, quando non siamo stati d'accordo per niente su certe cose e quando invece lo siamo stati moltissimo. Ma al di là di questo, Dave potrebbe essere una donna, un vecchio, un bambino, un omosessuale, un personaggio famosissimo, qualsiasi cosa. Ecco, c'è anche questo da tenere presente. Lo stesso Gianluca Neri, che gli concede lo spazio sul server BlogNation, non lo ha mai incontrato personalmente e oltre al contatto MSN (dice lui) altro non ha. (lo stesso Gianluca si è palesato nei commenti all'ormai celeberrimo Ultimo Post di Dave, cercando giustamente di stemperare certe voci arrivate ormai al parossismo isterico).

Se questo sia un complotto alla Orwell ordito dallo stesso Dave in combutta con il Neri, questo non lo so (il clarenciano Neri non sarebbe certo nuovo ad esperimenti del genere, noi, suoi antichissimi lettori, ce li ricordiamo bene i suoi scherzi sulle pagine di Clarence). Certo, qualcosa che non quadra io ce la trovo: ma preferisco aspettare che la vicenda si sciolga da sola prima di approfondire l'argomento. Nel frattempo un abbraccio a Davide: in ogni caso non avrebbe mai potuto scrivere un post così PERFETTO come questo che non ha scritto.

# Qui una discreta rassegna stampa di blog che stanno trattando la cosa
# Anche il giornalista
Massimo Mantellini si interroga

martedì, 13 marzo 2007

Lost in Lione
Categoria:viaggi, scritto da valerio roma


Passeggiare di notte per Vieux Lyon, dopo aver vinto per 2-0 contro una delle squadre più forti della Champions League, non è affatto male. Senza fare casino, senza cantare il "Poooo po po po po poooo po" dei Mondiali. Cammino tranquillo, sovrappensiero, guardo in alto. Senza pesi sullo stomaco, ho fatto il mio lavoro (spero bene) e dopo quattro giorni splendidi sono tornato a casa (in Sardegna) con la qualificazione in valigia oltre alla sciarpa dell'Olympique e il computer portatile.

1

Lione è una città tranquilla, sa di ordine. Ci sono quattro linee di metro e il lungorodano è fantastico. Anche se vi posso garantire che camminare da solo di notte per la zona di Gare de Perrache (la stazione ferroviaria più importante della città), quella dove c'era il mio albergo, non è il massimo. Sulla navetta che mi ha portato dall'aeroporto al centro della città, ho conosciuto un romano che vive qui da due anni. E' un ingegnere. Oltre a un paio di dritte su alcuni posti dove poter mangiare alla grande, mi ha parlato un po' di questa città della valle del Rodano. Mi ha spiegato che il traffico non è una prerogativa solo romana. Basta fare un esperimento nell'ora di punta, possibilmente a Part Dieu, la zona nuova. Strano, le "zone nuove" dovrebbero diluirlo, il traffico. Ogni tanto poi succede un casino. Non parlo di viabilità. Le banlieues, i quartieri periferici, si rivoltano. Il fenomeno non è soltanto parigino. Non esiste solo Clichy-sous-Bois. Mi raccontava che si assiste a scene di guerriglia urbana da brividi. Spesso i disordini si spingono fino al centro: è un susseguirsi di automobili incendiate e cariche della polizia per disperdere i "riottosi".

2

Il paragone con quello che succede a Roma, a Campo de' Fiori, non è possibile. Lì ci sono soltanto un gruppo di ragazzini coglioni che giocano a sfidare le guardie, oppure a tirare un pallone addosso a una vetrina. Si sentono importanti con qualche coro contro i carabinieri. Qui, invece, c'è un disagio sociale pazzesco, che spinge discendenti degli immigrati di un tempo a sfidare a volto coperto uno Stato che li considera cittadini di serie B "a tutti gli effetti". Diventano teppisti per mancanza di alternative. Possono essere nati a Parigi, a Marsiglia, a Lione. Cambia poco: le loro radici sono algerine, marocchine, senegalesi, camerunensi. La loro doppia cultura è la discriminante. Sul lavoro, ma più in generale in tutte le situazioni in cui la società dovrebbe darti un'opportunità. E' un malessere che accompagna anche chi è riuscito a inserirsi, trasferendosi negli arrondissement dei "francesi". 

7C'è disagio, mi spiegava, e tutto questo poi sfocia in un comunitarismo che li fa diventare ancora più cittadini di "serie B". Si creano i ghetti di periferia, le banlieues, dove queste persone vivono in case sovraffollate. E si emarginano anche solo non volendolo. Mentre parlava, mi mostrava alcune foto scattate con il cellulare dalla finestra di casa sua durante una serata "calda". Immagini un po' confuse, bagliori di luce. Dai suoi racconti, prendevano forma quartieri periferici dove le donne vanno in giro con il velo e dove l'integralismo islamico sta facendo proseliti.

Si tratta di un problema gigantesco, forse IL problema di questa nazione che, secondo me, rimane ancora un punto di riferimento per il nostro sviluppo. Al di là di un modello di integrazione, quello dell'assimilazione degli immigrati, che sta accusando segni di cedimento. Questo ingegniere, mi raccontava che nella rivolta dei beurs (così vengono chiamati i ragazzi delle banlieues) non c'è una lotta politica.

4Dopo la mia terza volta in Francia, sono sempre più convinto che un giorno verrò ad abitare qui: i servizi funzionano, il pane è buono, le città sono ricche di opportunità (a patto che tu non abbia un'origine extracomunitaria) e le persone sono stronze al punto giusto da non annoiarti. Presto o tardi mi deciderò a imparare il francese.

lunedì, 12 marzo 2007

Uomini con la gonna
Categoria:attualitĂ , scritto da andy capp


Chi sabato si aspettava di vedere in piazza chiappe chiacchierate, tette di silicone, piume di struzzo e atteggiamenti volgari e provocatori ci sarà rimasto male. Perché a piazza Farnese è probabilmente andata in scena una delle migliori manifestazioni a cui abbia mai assistito negli ultimi anni. Attenzione: ho scritto manifestazione e non manifestazione di protesta proprio perché tutte le associazioni e le persone che sabato si sono radunate in un luogo simbolo della laicità come piazza Farnese hanno chiesto a gran voce diritti, manifestando per e non contro qualcosa. Fischi giusti e meritati per gli esponenti del Governo presenti, così come per i parlamentari dell'opposizione saliti sul palco.

In piazza per i Dico

Da oggi sarà più difficile per tutti parlare di pagliacci in fuseaux viola che reclamano per qualcosa che non può essergli concesso. Chi sabato era in piazza aveva il più classico e rassicurante aspetto normale. Quello tanto caro a Ruini e Mastella. C'erano impiegati, avvocati, insegnanti e semplici studenti. Tutti composti, consapevoli e stufi di promesse elettorali e accuse ingiustificate. Il dibattito sui Dico impazza nei salotti tv: credo che il discorso più rozzo che abbia mai ascoltato in vita mia sia stato quello pronunciato da Roberto Castelli (oddio, un ex Ministro della Repubblica) a Porta a Porta. Vorrei chiedergli perché secondo lui il riconoscimento di una pensione di reversibilità, la condivisione dei beni immobili o l'assistenza durante la malattia e la morte sarebbe un attacco alla famiglia. Vorrei chiedere anche a Mastella (oddio, un Ministro della Repubblica), il signor pernacchia, perché due persone dello stesso sesso non hanno lo stesso diritto di amare del padre di famiglia, che tradisce la moglie con una giovane amante o tanto peggio con un transessuale sul Lungotevere?

Benedetto XVIE' il momento di scendere in difesa della laicità dello Stato italiano. L'ingerenza vaticana nella vita politica ha superato ogni limite. Basta con la teoria dei piccoli passi per non spaventare l'elettorato cattolico. L'elettorato cattolico non esiste. E' solo una massa di gente senza ideali politici pronta a votare per il primo consigliere comunale che gli promette qualcosa in cambio. All'elettorato cattolico non interessa nulla del deficit pubblico, del precariato, dei diritti del prossimo. L'importante è che non si intacchino quei pochi privilegi concessi in passato dalla dittatura democristiana a cui hanno strizzato l'occhio per semplice interesse di pancia e non certo per paura dei comunisti o per ragion di Stato. Ora è giunto il momento di ripagare quelli che non sono stati ai giochetti clientelari, quelli che nonostante tutto non si sono piegati al sistema e che tanto meno hanno sottoscritto patti con il diavolo. E poi la gonna non era da froci?

venerdì, 09 marzo 2007

Faccio una domanda a voi
Categoria:le grandi domande, scritto da stefano havana


E' molto semplice. Questo che segue è l'elenco delle cosidette sette arti da che mondo è mondo.

  1. Architettura (arte primitiva per antonomasia, ossia l'arte dell'uomo di costruirsi un riparo)
  2. Musica (arte primigenia, all'inizio solo composta di voce e percussioni)
  3. Pittura (declinazione dell'Architettura)
  4. Scultura (declinazione dell'Architettura)
  5. Poesia (declinazione della Musica)
  6. Danza (declinazione della Musica)
  7. Cinema (concilia tutte le altre)

Ora la domanda.
Qual è, secondo voi, per diritto, l'ottava arte?

giovedì, 08 marzo 2007

Bondi fetish, mezz'uomini e Andreotti. Benvenuti al Circo Italia
Categoria:politica, scritto da federico roma


In tutto il baillame politico degli ultimi giorni mi vengono in mente considerazioni di vario genere.

  • Forza Italia: ho notato che ormai Silvio punta tutto sulla figa. Vedo che a Ballarò hanno sostituito Cicchitto e Tremonti con quella roscia ingioiellata che sembra stia facendo la fila all'Art Cafè, il venerdì sera. Mara Carfagna è spacciata in tutte le salse, un po' come la bamba. Un po' di Mara, e via con la serata. Per gli elettori dai gusti fetish