venerdì, 29 giugno 2007

Carogne, tornate nelle fogne
Categoria:politica, scritto da andy capp


Solidarietà alla Banda Bassotti e a tutte le persone che ieri sera
si trovavano a Villa Ada, per la vile aggressione fascista subita.
Lunedì il racconto di chi c'era.

Banda

Forte il pugno che colpirà in ogni paese in ogni città
Chi cammina sopra ai corpi violenta le culture cancella i ricordi
Forte il braccio che alzerà la bandiera rossa della libertà
Come chi combatte sui monti con le scarpe rotte
quando fischia il vento
Come augusto Cesar Sandino, Josè Martì y Camilo Torres
Come chi combatte col cuore la causa dei poveri contro l'oppressore
Come Steven Biko, Hochimin la comandante Clelia, Samora Machel
Come el Che, Farabundo Martì figli della stessa rabbia
Come i Sioux e i Cheyenne, Tupac Amaru e Simon Bolivàr
Come el Che, Farabundo Martì figli della stessa rabbia

mercoledì, 27 giugno 2007

Vai compagno Uolter!
Categoria:politica, scritto da andy capp


PugnoNon ci giriamo troppo intorno. La candidatura di Walter Veltroni alla segreteria del nascente Partito Democratico è l'unica soluzione per rilanciare un progetto che stava morendo prima di vedere la luce. "Questo non è tempo di sogni, che non sono sufficienti: bisogna portare anche le risposte". Così il sindaco di Roma ieri ha anticipato il senso del discorso con cui oggi pomeriggio a Torino scioglierà la riserva. Potrà non piacere a molti Veltroni per via del suo cosiddetto buonismo, potrà suscitare le ire di chi va in motorino per il centro e maledice ogni buca in cui incappa, potrà far storcere il naso a quelli che credono che i fondi si trovino per le notti bianche e non per l'emergenza abitativa. Tuttavia ci troviamo di fronte a una personalità capace di unire anche le posizioni più diverse in nome della buona politica e del fare.

Falce e MartelloIl fare. Voglio insistere su questo punto perché a mio avviso è quello in cui la sinistra ha maggiormente peccato negli ultimi anni, troppo spesso prigioniera di ideologie fuori dal tempo o, peggio ancora, immobilizzata dai rapporti compromettenti con i poteri forti. Meglio non scontentare questo, meglio non scontentare quell'altro e intanto il consenso se ne andava. Veltroni è un politico che fa le cose. Questo è incontestabile. Vi racconto la sua giornata di lunedì: è stato a Corviale per l'inaugurazione di un nuovo campo da rugby, poi a Ostia per la presentazione del nuovo trenino Roma-Lido, ricco di tantissimi servizi. E non pensate che questa sia una veltronata, perché quella tratta ogni giorno è attraversata da oltre 160 mila pendolari. Poi, dopo essere stato a Torino ha fatto un salto a Bucarest per parlare dei Rom. Attenzione per parlare delle soluzioni al problema Rom, non per dire: "I rom sono un problema". Veltroni avrà sì rapporti con i cosiddetti palazzinari, considerati dai più (e anche da me) i padroni di Roma. Ma Uolter dai padroni di Roma, in cambio del piano regolatore, si sta facendo costruire tutto il Raccordo a tre corsie. Uolter ha concluso il sottopasso che unisce la Pineta Sacchetti all'Olimpico, Uolter ha demolito i ponti del Laurentino 38, Uolter ha intensificato la lotta agli insediamenti abusivi (dall'inizio dell'anno sono stati sgomberati quasi dieci campi).

OcchialeIl decisionismo di Veltroni è la qualità che maggiormente apprezzo in lui. Ma torniamo un momento alla visita a Bucarest: i punti d'intesa raggiunti sono a mio avviso innovativi ed eccezionali. Ne cito giusto qualcuno: polizia rumena in appoggio ai vigili urbani per la sorveglianza dei campi rom presenti a Roma, incentivi per gli imprenditori italiani che investono in Romania affinché assumano gli emigranti rom e rumeni per favorire un loro rientro, e poi - magari questa sì una veltronata - una serie di inizative per favorire lo scambio culturale tra i due paesi, con mostre, concerti e visite guidate.

IndiceUolter sta costruendo la Metro C, Uolter ha intrapreso una battaglia contro la corporazione dei tassisti per migliorare il servizio da offrire ai cittadini, Uolter ha dato vita alla miglior Roma Estate che si sia mai vista negli ultimi 30 anni, Uolter ha scippato a Venezia la leadership nel settore del Cinema. Veltronate, direte voi. Impresa, dico io. Roma ha un pil di tre volte superiore a quello della media del Paese e il turismo nel 2006 ha avuto un incremento del 27%. Dire che Roma non sia migliorata rispetto al 2001 è dire il falso. Certo, restano i problemi di una metropoli che ormai non riesce più a sostenere il numero di persone che la vivono tutti i giorni. Esiste un'emergenza sociale ben più grave di quella che sembra (in tal senso sono eloquenti le esperienze della Caritas e della Comunità di Sant'Egidio), c'è un problema enorme legato alle case, manca una politica degli affitti e un'edilizia popolare. Ma questi sono problemi nazionali, dove un Comune, senza l'aiuto del Governo non può intervenire. Uolter ha introdotto i Buoni Casa per le famiglie che non riescono a pagare l'affitto, Uolter cerca e ha cercato la riappacificazione politica tra destra e sinistra (e quando bruciano la lapide di Verbano vorrei dirgliene quattro al compagno Uolter).

Ma torniamo al PD. Sarà lui il segretario, sarà lui il leader di una coalizione sgangherata senza capo né coda. Ma Uolter ha la mia fiducia e sono convinto che riuscirà a dare una sterzata al Paese. Anzi, credo che la sua candidatura rilancerà anche la riorganizzazione dell'ala sinistra dell'Unione. Un'occasione così non possiamo farcela scappare. Modello Roma sia. Vai Uolter, uomo del fare.

martedì, 26 giugno 2007

Quello che mi piace
Categoria:quotidianismi, scritto da stefano havana


Manifesto del viaggioQuello che mi piace è il sapore ferroso delle mani dopo 600 km di guida. Quello che mi piace è l'Italia, cartello stradale dopo cartello stradale. Mi piace l'Appennino, verde d'estate, che t'accompagna da Firenze a Bologna e da Bologna a Firenze.

Quello che mi piace è la canottiera rossa con cui dorme Andy Capp, che la notte s'arrotola e alla mattina pare un top. Quello che mi piace è chiamare Federico da San Siro per fargli sentire i rumori del "suo" stadio e non trovarlo. Quello che mi piace è girarmi durante "Siamo soli" e scoprire che Federico ha richiamato sul cellulare di Andy Capp non trovandomi al mio: quello che mi piace è che i miei amici si chiamino tra di loro. Quello che mi piace è pensare che non c'è un mio amico che non abbia conosciuto un altro mio amico. Mi piace farli conoscere tra loro e mi piace che continuino poi per i fatti loro, attraverso sabati sera e vacanze, con o senza di me.

Quello che mi piace è Luca, nuova conoscenza milanese e attore di teatro, che va in giro con un pollice finto nel marsupio, in cui fa scomparire i fazzoletti rossi, e nel tempo libero accarezza il pancione di quattro mesi e mezzo della moglie. Quello che mi piace è tornare a casa e guidare per un lungo pezzo a 75 all'ora, quasi sulla corsia d'emergenza, perché su Radio Popolare c'è una trasmissione bellissima dedicata a Vasco e la paura di uscire dalla Lombardia e non percepire più il segnale è più grande dell'incombenza di arrivare a destinazione per le cinque. Quello che mi piace sono i Navigli, che scorrono piano e lerci tra le case di Corsico calme, con i rumori dei piatti e delle forchette che escono dai balconi. Quello che mi piace è Andy Capp che guida la mia macchina e quando sente "Don't Look Back in Anger" degli Oasis abbassa velocemente il volume e si gira verso di me, in quel modo che quando sei passeggero ti verrebbe subito da rimettergli la testa dritta verso la strada, e dice: "Ma come fai a non baciarti se senti una canzone così", con quel suo tono, giuro, talmente convincente che per un momento penso davvero che mi bacerà, non fosse del tutto omofobico e sessualmente fondamentalista verso la fica, lo penserei davvero, poi però passa una Range Rover zeppa di biondine e allora parte l'inseguimento e non si pensa più agli Oasis e ai baci.

Qui non arrivano gli ordini a indicarti la strada buonaQuello che mi piace è la nostra incapacità, in giro, di non commentare le donne, tutte, belle, brutte, vestite in qualsiasi modo. Quello che mi piace è vedere un ragazzo davanti a me, nel prato di San Siro, serio, con gli occhialini da intellettuale e perfino ben vestito, fino a quel momento silenzioso e rispettoso, impazzire all'attacco di "Ciao" e saltare pestandomi i piedi e passandosi le mani tra i capelli e sul volto, facendomi immediatamente intuire quanto abbia significato, per lui, "Ciao" e quanto amore e vita passata si siano infranti addosso alle rive di quel "Ciao, sai cosa ti dico… Ciao. Posso stare senza te, senza più tanti 'se', senza tanti 'ma', 'perché', senza un 'amore' così, io posso stare, sì". Quello che mi piace è capire che le note musicali, da sole, non contano un cazzo e non a caso sono solo sette. Mi piace l'entusiasmo che, in certi casi, sa metterci la gente, entusiasmo che da solo riesce a trasformare trenta canzoni in trenta strette al cuore, in un modo che le note non sarebbero mai in grado di fare, seppure mescolate dalla più sapiente mano.

Vasco RossiQuello che mi piace è leggere il cartello autostradale che indica l'uscita per Bologna e non resistere alla tentazione di una deviazione per concederci un piatto di tagliatelle al ragù, nonostante il ritardo, nonostante le incombenze. Quello che mi piace è mangiare un panino con la cotoletta in autogrill e sfogliare i libri in esposizione facendo molliche e infine scendere giù per le scale, seguendo la strada obbligata per l'uscita, e fermarsi a guardare gli affettati e i salumi e tutti i giocattolini kitch del cazzo che ti domandi sempre chi mai li comprerà. Quello che mi piace è mangiare 200 grammi di pennette zafferano, speck e salsiccia dopo il concerto, impresentabile in tuta e canotta, senza la voce per ordinare ma col cuore liberissimo da stress e pensieri. Quello che mi piace, nonostante il caldo, è prendere un tram per arrivare a Piazza del Duomo e guardarlo per la prima volta in vita mia, enorme e bianco, dopo tutto bello, marmoreo e gigantesco e dopo trenta secondi perdere completamente l'interesse attratto da una tedesca in minigonna, dietro cui Andy Capp s'è già avviato. Quello che mi piace è Andy Capp che, improvvisamente, durante la guida, simula un atto sessuale selvaggio, lì seduto davanti al volante, e urla: "Sai cos'è che mi fa godere? Che mercoledì lo riandiamo a sentire!" Quello che mi piace è il pensiero di tante persone che simultaneamente si organizzano e prendono treni, aerei, si mettono in viaggio, per andare a cantare, in culo agli ordini, alla fretta, alla carriera, ai soldi, alla vita. Potrei dire che quello che mi piace è la musica, ma la verità è che, certe volte, dopo tutto, siamo noi la parte migliore della storia.

lunedì, 25 giugno 2007

Valerio Verbano
Categoria:politica, scritto da andy capp


ImmagineEra il 22 febbraio del 1980 quando alla porta bussarono tre sconosciuti incappucciati. La signora Carla andò ad aprire. "Siamo amici di Valerio", le dissero prima di fare irruzione nell'appartamento e immobilizzarla. I tre erano armati di pistole munite di silenziatore. In pochi attimi, erano passate da poco le 13, anche il marito della signora Carla venne legato e imbavagliato. La famiglia Verbano abitava nel quartiere di Valmelaina. Valerio, 19 anni, era uno studente del Liceo Scientifico Archimede con la grande passione per la politica, che in passato gli aveva procurato anche qualche problema. L'anno precendente, esattamente il 20 aprile, era finito in prigione con l'accusa di fabbricazione di materiale incendiario. Valerio era un autonomo piuttosto attivo. Durante la perquisizione che seguì il suo arresto, venne sequestrato del materiale indicato in un verbale. Il 22 dicembre per questa faccenda Valerio venne condannato. Due mesi dopo, fu giustiziato.

Ma torniamo al 22 febbraio del 1980: in casa Verbano tre sconosciuti con il volto coperto da un passamontagna sono nascosti in salotto. I genitori sono immobilizzati e imbavagliati in camera da letto. Valerio rientra a casa verso le 13,30 e dopo una colluttazione viene immobilizzato e freddato con un colpo alla nuca. Cosa volevano da lui? Chi erano quei tre personaggi? Sono domande che dopo 27 anni non hanno ancora trovato una risposta. La vicenda giudiziaria infatti è stata archiviata, mentre ancora oggi la lapide che lo ricorda nel quartiere viene oltraggiata (l'ultima volta il 20 maggio scorso).

GiornalePerché la storia di Valerio è così diversa da quella dei tanti ragazzi, di destra e sinistra, che a cavallo tra gli anni settanta e ottanta hanno perso la vita? Ricordate la documentazione sequestrata nell'aprile del 1979? A verbale figurava anche un dossier. Un dossier fatto da Valerio, che aveva portato avanti un'inchiesta militante sull'attivismo fascista, con particolare attenzione ai NAR, i Nuclei di Azione Rivoluzionaria di Fioravanti, Mambro, Alibrandi. Nell'ottobre del 1980, durante il processo per il suo assassinio, la sparizione del materiale venne definitivamente accertata quando i genitori chiesero il dissequestro dei materiali, tra i quali mancava quello che veniva definito dossier NAR.

LapidePer un puro fatto accidentale dunque tutto il materiale raccolto da Valerio finì in altre mani per poi sparire misteriosamente. Che cosa volevano allora i tre sconosciuti da Valerio? Forse volevano sapere se c'erano altre informazioni, oppure volevano solo punire l'autore di scomode scoperte. Di cosa si parlava nel dossier? Nomi, indirizzi, telefoni, rapporti tra estrema destra e apparati deviati dello Stato. Non se ne sa molto. Ma del dossier NAR era venuto a conoscenza anche il giudice Mario Amato, che indagava sull'eversione nera. Amato venne ucciso dai NAR il 24 giugno del 1980. Poco più di un mese dopo, il 2 agosto, saltò in aria la Stazione di Bologna.

Oggi su noantri ho voluto raccontare questa storia perché stanotte a mezzanotte su Teleradiostereo (92.7 mhz) andrà in onda la puntata di un programma che si chiama "Storie di Ordinaria Follia", che racconterà di Valerio e del grande coraggio della mamma Carla, che ancora aspetta giustizia e ricorda ogni giorno suo figlio attraverso questo blog.

domenica, 24 giugno 2007

La combriccola del Blasco
Categoria:scritto da noantri, apoteosi assoluta


Rewind 1999 - Roma
Stupido Hotel 2001 - Roma 
Buoni o cattivi 2004 - Roma
Buoni o cattivi tour 2005 - Cagliari, Salerno
Basta poco 2007 - Milano, Roma

Vasco


"...generazione di sconvolti
che non hanno più santi né eroi
...siamo solo noi"

giovedì, 21 giugno 2007

Sabato siamo a pranzo con Silvio
Categoria:scritto da andy capp, apoteosi assoluta


sbadiglioSveliamo l'arcano. Venerdì come noantri saremo a Milano per il concerto di Vasco Rossi. Ma sapete con chi abbiamo appuntamento sabato a pranzo, sempre come bloggers? Con Silvietto nostro. Ci saranno rimasti male Macchianera, Luca Sofri e tutti gli altri. Ma è stato proprio Silvio a scegliere noi. Lo ha fatto dopo la lettera in romanesco che gli dedicammo qualche mese fa e soprattutto dopo tutto lo spazio che gli abbiamo concesso in campagna elettorale violando tutte le norme. Possiamo affermare che il recupero delle ultime settimane prima delle elezioni è tutto merito nostro. E Silvietto lo sa.

Il 16 giugno La Stampa ha pubblicato una notizia che ha gettato nel panico la blogosfera:

"Nei giorni scorsi il capo dell'opposizione ha preso appuntamento a Milano con uno dei più importanti ideatori di blog che gravitano attorno alla grande casa madre che fa capo alla sua famiglia, la Mondadori".

bandanaBene, siamo noi. La notizia sulla Mondadori è stata usata solo per depistaggio. Del resto ce lo meritiamo: gli abbiamo dedicato tanti e tanti di quei post. Una volta lo abbiamo pure rimpianto, col mitico aridatece il nanetto. Abbiamo già pronti alcuni appunti da fargli, ma se avete qualche curiosità scrivetele nei commenti: per prima cosa gli diremo di togliere l'oroscopo e la descrizione della sua personalità dal sito di Forza Italia perché fa davvero ridere:

"Silvio Berlusconi, nato a Milano il 29 settembre 1936, Bilancia. Come la maggior parte dei nati sotto questo segno è un personaggio comunicativo, capace di forti passioni e amori profondi. Carismatico, grazie alla grande adattabilità e al talento innato, spicca in attività che lo portano di fronte al grande pubblico, ha ottime capacità di giudizio, di analisi e di sintesi, costruisce ogni ragionamento con logica stringente, riesce a conferire chiarezza a ogni argomento".

CornaGli chiederemo se alla fine si è convinto che le elezioni le abbia vinte davvero il centrosinistra visto che il riconteggio dei voti ha stabilito che quelli di distacco sono di più di quelli dichiarati dal Viminale. Poi ci dovrebbe spiegare come sarebbe stato possibile un golpe... dell'opposizione, un po' difficile insomma. E poi caro Silvietto, visto che adesso si è separato pure Fini vogliamo farla finita di fare i moralisti cattolici e magari la smettiamo di leccare il culo ai vescovi?

Una volta puntualizzate tutte queste cose però (magari anche una parolina su Previti e Dell'Utri, va...) dovrò anche fargli le mie scuse perché aveva ragione: insomma non che se tornassi indietro voterei lui, anzi rifarei quello che ho fatto nella cabina elettorale. Però aveva ragione a dire che quelli sono un disastro: sono un disastro perché fanno esattamente quello che faceva lui, però lo fanno in maniera subdola. Alla fine del pranzo gli chiederò di dare lavoro in tv a un paio di persone in gamba che conosco, anzi gli dirò di affidargli proprio tutto il palinsesto. E poi non lo so, perché alla fine da un pranzo con Silvietto può venire fuori di tutto, magari mi presenta la figlia. E chissà che non vada d'accordo con Ste (sapevo che anche lui amava i tacchi, soprattutto quelli che indossa per sembrare più alto), che non decida di venire a Cuba con noi il prossimo Capodanno e che magari si compri la Lazio, ma su quest'ultima forse mi metterei in mezzo. Ovviamente il conto sarà cosa nostra...

mercoledì, 20 giugno 2007

Sta crollando il vostro lurido castello di menzogne
Categoria:genova 2001, scritto da andy capp


ultim'ora 23.01: G8 di Genova, De Gennaro indagato
Il capo della Polizia, Gianni De Gennaro, è stato iscritto nel registro degli indagati dalla Procura di Genova nell'ambito dell'inchiesta sul G8. A quanto si è appreso da fonti ufficiose ma autorevoli, l'iscrizione, alcuni giorni fa, sarebbe stata fatta per l'ipotesi di reato di istigazione alla falsa testimonianza.

Noi chiediamo: una commissione parlamentare d'inchiesta subito, così come è scritto nel programma dell'Unione. Verità sulla Diaz, verità su Bolzaneto. Rispetto per Carlo Giuliani e la sua famiglia.

mercoledì, 20 giugno 2007

Fuck-ondazione assistita
Categoria:televisione, scritto da stefano havana


beautifulAvete capito che roba? In America Taylor è un'altra volta incinta. Taylor di Beautiful, dico, anzi Taylor di "Bold and the Beautiful", ché il titolo originale m'ha sempre fatto molto ridere. Capito? E' incinta. Di nuovo. E già qui: quanti anni avrà Taylor? Settantacinque, non meno di sessanta? Alla pari della collega Brooke, in vent'anni di onorata carriera anche lei non ha fatto altro che piangere, partorire e morire: ha disseminati figli come unghie tagliate nel lavandino e il più piccolo di questi, oggi, avrà almeno 30 anni e già scopacchia com'è tradizione familiare. Ora Taylor è di nuovo in cinta: con "ora" intendo dire "tra sei mesi" perché, da che mondo è mondo, si sa come funziona in Beautiful. Le puntate originali stanno sei mesi avanti a quelle italiane: perciò noi ci attacchiamo al famoso tram e aspettiamo. Per dire: qui ancora si vede Sally Spectra. Invece in America Sally Spectra è già da un sacco di tempo che è bella che morta. Morta veramente intendo. E' morta l'attrice e tutto quanto: però da noi, che siamo sei mesi indietro nel tempo, c'è ancora, con i capelli rossi eccetera.

beautiful1Insomma che è capitato a Beautiful tra sei mesi? E' successo che Taylor s'è messa con Nick, il marinaio miliardario, e che tutti e due vogliono un figlio. Ora, non ho capito bene il motivo, ma succede che questa creatura non venga concepita nel solito modo (trombando) ma via fecondazione assistita. Ho letto da qualche parte che si tratterebbe, questo, del primo riferimento tanto esplicito di Beautiful all'attualità, fatto sta che i due - Taylor e Nick - decidono di fare così, però poi che succede? Succede che Brooke s'incazza, perché ancora innamorata del marinaio miliardario, e allora, non si sa bene come, s'infila nell'ospedale dove Taylor viene assistita per la fecondazione e combina l'imponderabile, ovvero scambia le provette, vai a capire, non viene spiegato lucidamente negli articoli che ho letto, oppure induce il medico a sbagliare di proposito, o chi lo sa che cosa, ma, insomma, la cosa importante è che alla fine gli ovuli di Brooke vengono fecondati al posto di quelli di Taylor e quindi inconcepibilmente impiantati (si dice così?) dentro quest'ultima. In pratica Taylor crescerà (e metterà al mondo, si presume) una creatura che, di fatto, è figlia della sua acerrima rivale in amore. Taylor, tra sei mesi in Beautiful, sarà incinta di Brooke.

E' l'apocalisse.
Qui avrebbero scomunicato perfino i telecomandi.

martedì, 19 giugno 2007

Più Willy il Coyote, meno struzzi pennuti (se era uno struzzo)
Categoria:quotidianismi, scritto da stefano havana


Non so voi, ma io, certe volte, vorrei prendere e sparare un razzo alla gente. Un razzo. E questa è una cosa diversa dal dire: "Vorrei prendere e sparare un colpo di pistola alla gente". Avere voglia di sparare un razzo significa che uno ce l'ha proprio a morte con la gente. Perché sparare contro la gente un razzo - non so se avete capito. Dico: un razzo, una di quelle cose con la scia e tutto – è una manifestazione plateale e io, in effetti, se mi viene voglia di sparare un razzo alla gente ho anche voglia che tutti lo sappiano, che tutti vedano e che scappino con le mani sulla testa lasciando cadere le buste della spesa.

Willy il CoyoteSparare un razzo alla gente: sarebbe bellissimo, se si potesse. Dice: ma non è giusto. Ma fai violenza. Ma allora sei un sanguinario. Va bene, lo ammetto un'altra volta: sono una persona priva di buoni ideali. D'altra parte non l'ho mai nascosto: datemi un'amaca e un paio di milioni di euro e non farò più niente di costruttivo vita natural durante che non riguardi una noce di cocco e una cannuccia colorata. Però non è tanto questo il punto: non parliamo della violenza o delle implicazioni morali. Per quanto mi riguarda, potrebbe anche essere un razzo tipo quello della ACME, vi ricordate?, sto parlando dei cartoni animati di Hanna & Barbera, "A Company Making Everything", c'era scritto così su tutte le casse d'esplosivo di Willy il Coyote, ACME, appunto, quando provava a fare fuori quell'intollerabile coso, uno struzzo o cos'era laggiù sul Grand Canyon. Ecco: m'accontenterei di un razzo di quelli, non c'è bisogno che poi la gente muoia, esplodendo fiammeggiando nella notte. Sento che sarei soddisfatto soltanto potendo compiere un atto dimostrativo, sono un po' fondamentalista islamico in questo senso, ma in fondo anche Willy il Coyote è stato il primo kamikaze a comparire sottoforma di cartone animato ad uso e consumo dei bambini. 

No, davvero: un bel razzo contro la gente, semmai inoffensivo, però terrorizzante, una roba comunque appariscente, pirotecnica, io, intendiamoci, ce le vorrei lo stesso le persone che scappano via strillando, a quello non rinuncerei, ma se poi, a polverone sollevato, venisse fuori che l'oggetto del mio razzo fosse ancora in vita, vabbè, pazienza, sono comunque sicuro che ci penserebbe due volte, da quel momento in avanti, prima di rendersi nuovamente tanto odioso da meritarsi un razzo addosso.

Willy il CoyotePerché, ecco il punto, la gente, a volte, fa delle cose davvero insopportabili, non siete d'accordo? Sono sicuro che lo siate, a meno che anche voi non le facciate a vostra volta. Io tendo a limitarmi, per quanto possibile: ci faccio caso, mi sforzo per non immaginarmi dentro il mirino di uno che mi vorrebbe prendere a colpi di razzo, e mi comporto di conseguenza. Il mondo è pieno di struzzi blu da rincorrere: Rutelli, che ne so. Sgarbi. 

La notte fonda, quando passano le macchinette dei ragazzini, quelle 50 di cilindrata però modificate, con gli alettoni finti e il marmittone scatarrone, più di ogni altro momento a me viene da sparare un razzo. Un razzo. Dalla mia finestra: perché quelle vanno comunque a 40 all'ora, epperò fanno un casino che neanche una flotta Achille Lauro. Mi vorrei alzare, dovrebbe essere un diritto di tutti i cittadini, mi vorrei alzare e sparare un razzo. Sarebbe uno spettacolo bellissimo. Vedere quei 15enni rotolare da una carreggiata all'altra scintillando, un solo colpo, secco, e via, m'immagino tutta la gente dalle altre finestre che applaude, 96 minuti di applausi, come Fantozzi: va bene lo stesso, pure se non si fanno niente, niente di che almeno, gliela faccio cavare con un braccio rotto, il bacino leggermente dislocato, infortuni di poco conto, ma - cosa più importante - gliela faccio cavare con un grande, enorme spavento ed è questa la cosa che più conta, la lezione che non imparava mai il coso pennuto a cui dava la caccia Willy il Coyote quando di volta in volta sfiorava morti e tragedie.

Willy il CoyoteI ragazzini nelle macchinette capirebbero, invece, ne sono sicuro e la mia vita ne guadagnerebbe in soddisfazione e tranquillità. Ma c'è un'altra cosa che mi preoccupa: il fatto è che io non ho niente di Willy il Coyote, mentre la gente, in genere, ha tutto del coso pennuto, presunzione, insopportabilità, fortuna. Dev'essere la moralità della vita, questa: gli altri sono in un modo e tu, invece, sei in un altro. Vedo sempre un sacco di struzzi pennuti passarmi davanti e, ogni volta, penso al razzo. E penso a Willy il Coyote che s'industriava tanto per fare pulizia: può sembrare elementare ma finché nel mondo ci saranno così tanti struzzi pennuti e così pochi Willy il Coyote, gli struzzi pennuti continueranno a farla da padrone. E a me questa cosa fa girare il cazzo.

lunedì, 18 giugno 2007

Il lavoro rende liberi anche gli infami assassini
Categoria:attualità, scritto da andy capp


Priebke giovaneIl lavoro rende liberi era la scritta in lingua tedesca che si leggeva all'entrata dei campi di sterminio nazisti. E probabilmente la battuta sarcastica e gonfia di amarezza ("Si sarà ispirato ad Auschwitz") di Leone Paserman, presidente della Comunità ebraica romana, rende bene l'idea di quello che hanno provato i familiari delle vittime delle Fosse Ardeatine alla notizia che Erich Priebke, all'epoca capitano delle SS, ha ora l'autorizzazione a lasciare la residenza "tutti i giorni, libero nella persona" per "ragioni di lavoro". Libero, c'è scritto nell'ultimo provvedimento militare di sorveglianza.

All'imbarazzo delle istituzioni, nella notte ha fatto da contraltare la mano nera e vigliacca del neonazista di turno: Bentornato capitano, ha scritto su un muro di Roma firmandosi con una svastica, forse ignorando quello che fu l'evento simbolo della rappresaglia nazista durante l'occupazione.

Fosse ArdeatineEra il 24 marzo del 1944  quando a Roma le truppe di occupazione della Germania nazista decisero di massacrare 335 civili italiani, come atto di rappresaglia per un attentato avvenuto il giorno prima in via Rasella. Le Fosse Ardeatine, sono delle antiche cave di pozzolana lungo la via Ardeatina, che vennero scelte come luogo dell'esecuzione e per occultare i cadaveri. Oggi sono un monumento a ricordo dei fatti. La fucilazione di 10 ostaggi per ogni tedesco ucciso in via Rasella fu ordinata personalmente da Adolf Hitler, nonostante la convenzione dell'Aia del 1907 e quella di Ginevra del 1929 nel contemplare il concetto di rappresaglia ne limitassero l'uso secondo i criteri della proporzionalità e della salvaguardia delle popolazioni. Il massacro fu organizzato ed eseguito da Herbert Kappler, all'epoca ufficiale delle SS e comandante della polizia tedesca a Roma, già responsabile del rastrellamento del Ghetto nell'ottobre del 1943 e delle torture contro i partigiani detenuti nel carcere di via Tasso. L'ordine di esecuzione riguardò 320 persone, poiché inizialmente erano morti 32 soldati tedeschi. Durante la notte successiva all'attacco di via Rasella morì un altro soldato tedesco e Kappler, di sua iniziativa, decise di ucciderne altre 10. Per sbaglio ne furono aggiunte 5 e i tedeschi, per eliminare scomodi testimoni, uccisero anche loro. Dopo aver compiuto il massacro vennero fatte esplodere numerose mine, per nascondere meglio il lavoro.

PriebkeNel dopoguerra, Kappler venne processato e condannato all'ergastolo da un tribunale italiano e rinchiuso in carcere. Colpito da un tumore inguaribile, con l'aiuto della moglie, riuscì ad evadere dall'ospedale militare del Celio pochi anni prima di morire. Anche il principale collaboratore di Kappler, l'ex-capitano delle SS Erich Priebke, dopo una lunga latitanza in Argentina, è stato arrestato e condannato per la strage delle Fosse Ardeatine. Oggi quell'uomo è libero nella persona. In molti hanno accusato negli anni gli autori dell'attentato di via Rasella come causa della rappresaglia tanto che alcuni parenti delle vittime civili, sia morti in via Rasella (2 passanti) che alle Fosse Ardeatine, chiesero un risarcimento agli attentatori, ma le loro richieste furono respinte. Il fatto è che le cause durarono per oltre 50 anni e l'ultimo ricorso è datato 2001. La magistratura ordinaria considerò l'attentato di via Rasella un'azione legittima di guerra, e con sentenza della Corte di Cassazione dell'11 maggio 1957 non accolse le richieste di risarcimento avanzate dai parenti delle vittime italiane nei confronti degli attentatori, già respinte dal Tribunale e dalla Corte d'Appello civili di Roma, e sentenziò definitivamente che ogni attacco contro i tedeschi costituiva un atto di guerra.

Erich Priebke, nonostante i 93 anni, rappresenta ancora tutto quello che è stato. Lo rappresenta perché non si è mai pentito, non hai mai chiesto scusa al popolo romano per quello che ha fatto. E durante il processo che lo ha riconosciuto colpevole non ha battuto ciglio. Dopo una vita passata in Argentina, oggi soggiorna in una casa all'Aurelio dove passa il tempo a scrivere libri e a fare causa agli storici che lo descrivono come feroce capitano (perdendole quasi tutte, ndn). Nel decreto del magistrato militare c’è scritto che "il detenuto durante le ore di lavoro nello studio legale potrà uscire soltanto per soddisfare, nei luoghi più vicini e per il tempo strettamente necessario, le rappresentate indispensabili esigenze di vita". Come mangiare o fare la spesa o andare in farmacia. Gesti semplici e quotidiani negati per rappresaglia a 335 innocenti.

Facendo crollare con il brillare delle mine le volte delle caverne di pozzolana sui resti dei trucidati, le S. S. credettero di aver riempito per sempre la loro bocca di terra affinché non parlassero. Dai loro Sacelli nella vasta Tomba delle Ardeatine quei Morti gloriosi Vi parlano. Si rivolgono a Voi, che Vi incamminate per il sentiero della vita, non già per rinnovare odi e divisioni ma per ricordarVi che Essi morirono per l'Italia, per un'Italia per sempre libera da dittature, violenza e guerre. Nel buio dell'antro, illuminato dal bagliore di torcie sinistre, perirono cattolici ed ebrei, credenti ed atei, carabinieri e comunisti, democristiani e liberali, repubblicani e monarchici, ufficiali e soldati d'ogni arma, vecchi e ragazzi, espressioni dei più diversi ceti sociali. In quell'inferno si levò benedicente la mano d'un sacerdote condannato a morte per gli altri. Questo dicono i Morti delle Ardeatine: in quell'attimo orrendo noi conoscemmo una indistruttibile unità resa sacra dalla maestà della morte.
(Associazione Nazionale Familiari Martiri delle Fosse Ardeatine)

sabato, 16 giugno 2007

Glielo dice lei a mio marito che scendo?
Categoria:letteratura, scritto da stefano havana


Nella mia raccolta di racconti ce n'è uno che si intitola "Glielo dice lei a mio marito che scendo?" ed è stato scelto dalla rivista letteraria Terranullius per una pubblicazione online. Se non sopportate le spiagge affollate e non avete di meglio da fare, forse potreste volervi prendervi un quarto d'ora per leggerlo e farmi sapere cosa ne pensate.

Comincia così:

Era un'antipurista di natura.
"600 grammi di rigatoni o ziti, 2 chilogrammi di pomodori, 200 grammi di concentrato di pomodoro, 300 grammi di fiordilatte, 200 grammi di carne tritata, sale, pepe, prezzemolo, 100 grammi di pane grattato, una manciata di pecorino, 300 grammi di ricotta, un uovo, una cipolla, 150 grammi di olio o sugna, un bicchiere di vino rosso, 100 grammi di Grana Padano".

O sugna?
Lesse la ricetta con lo spirito critico allertato su livelli di guardia: unire quel ben di dio, mescolare, impastare, curare, dosare, non sarebbe servito a portare in tavola una perfetta teglia di maccheroni al forno. Perché era una ricetta senz'anima, ecco perché, una ricetta per puristi, appunto. E Assunta, di natura, era un'antipurista. Purista era suo marito, non lei. Ogni volta che ne sentiva uno in televisione parlare così, parlare da purista, le si seccava subito la bocca: la televisione era piena di gente simile. Tutti a spiegare che a tavola non si deve mai dire buon appetito perché non sta bene; Assunta diceva sempre buon appetito, prima di iniziare, e alla carne tritata preferiva le sue polpettine. Tritata, poi: solo i puristi dicevano carne tritata. Non rendeva molto meglio l'idea: carne macinata? A Giordano le polpettine piacevano in particolar modo e quando suo marito gradiva la cena, tutto diventava più facile in casa, soprattutto addormentarsi. Assunta cercava di gestire così i disagi familiari: col cibo, con la cucina. Dicendo buon appetito.
Ma i puristi tramavano ovunque: i puristi dei risotti c'erano, i puristi della verdura e i puristi della pasta in casa. I puristi del sesso! Tutti con i loro metodi scientifici: facevano della cucina o della vita una serie laicissima di nozioni d'algebra. Equazioni, parentesi, seni e coseni. Concentrato di pomodoro? Pazzesco: sua madre si sarebbe fatta il segno della croce. O ziti: solo a chiamarli così c'era da non avere più fame per tre anni. Gli ziti andavano spezzati e lei non era mai stata brava con i lavori manuali di precisione: da piccola, quando c'era da spezzare gli ziti, si metteva seduta al tavolo della cucina e finiva puntualmente per innervosirsi, perché gli ziti si rompevano sempre al punto sbagliato o si frantumavano tra le dita o non si rompevano affatto. Maccheroni si diceva. Non c'era un altro modo per chiamare la pasta: Assunta diceva sempre maccheroni. Chiamava maccheroni tutta la pasta, tranne gli spaghetti. Gli spaghetti erano gli spaghetti.

Grondando questi pensieri chiuse la rivista, tenendo il segno col dito solo per l'abitudine. Sul tavolino ce n'erano delle altre, ma tutte avevano gli angoli arricciati e la più recente era di sei mesi prima: nessuna era invitante. Così Assunta rinunciò al palliativo della lettura e mise via anche quel giornale di ricette per puristi a cui avrebbe volentieri scritto una lettera di protesta. Rimpianse il suo Vanity Fair, rimasto in macchina: non certo per i contenuti (Giordano aveva vinto un abbonamento registrandosi a un servizio su Internet), quanto per il suo aspetto nuovo, curato. L'ordine la faceva sentire a proprio agio, ovunque si trovasse: il patinato le rinsaldava l'animo per quel quid d'industriale, di progettato che – c'era poco da fare – la faceva sentire al sicuro. Invece pioveva ancora e, in generale, tutto era sbagliato: suo marito chiuso nell'altra stanza da quindici minuti buoni, le crepe agli angoli delle pareti che ospitavano ragni, i pezzi di battiscopa mancanti, l'orologio fermo accanto alla porta d'ingresso e il pensiero dei suoi maccheroni al forno lasciati a freddarsi sul tavolo della cucina. Tutta quella fretta di uscire... Cominciò di nuovo a pensare, seduta immobile, e si domandò se quel suo essere così atavicamente colpita dalla mancanza di ordine o stile o calma, non fosse anche quello una forma di assoluto purismo. Provò a condannarsi, ma non ci riuscì.

C'era una segretaria molto silenziosa e molto sottile che sedeva dietro una scrivania di legno bianco con tutti gli angoli scheggiati: sottolineava qualcosa su un libro massiccio e teneva le labbra appoggiate sul dorso della mano inutilizzata. Sembrava una con la testa da un'altra parte. Assunta la guardò con la curiosità con cui si guardano gli altri esseri umani finché quella non alzò gli occhi e la scoprì.

Il resto qui. (versione PDF)

venerdì, 15 giugno 2007

Il macellaio non sono io
Categoria:genova 2001, scritto da andy capp


Nota bene: i commenti ai recenti post sul G8 sono e resteranno chiusi per rispetto della memoria di Carlo Giuliani e della sua famiglia e per rispetto anche di questo blog che certe volte si vergogna dei suoi lettori.

canteriniE' di ieri la notizia che il G8 del 2009 si farà alla Maddalena, in Sardegna. Subito è arrivato l'attacco strumentale di Forza Italia: "Vogliono tenere lontani gli estremisti". Ma viste le recenti confessioni sarebbe lecito chiedere se per estremisti si intendono quelli che a Genova hanno fatto irruzione nella scuola Diaz. Oppure, sarebbe ancor più lecito, chiedere se per estremisti si intendono quelli in jeans e polo gialla che prendono a calci in faccia un 18enne tenuto fermo da tre agenti. Vi ricordate questa scena? Nella foto di fianco si intravede. (cliccateci sopra per l'immagine ingrandita e altre considerevoli notizie da leggere e diffondere) Questo simpatico signore è Alessandro Perugini, uno dei due funzionari promossi dopo la battaglia di Genova. L'altro, senza vergogna, oggi parla sui giornali. Fournier diceva ieri di aver visto poliziotti picchiare persone inermi, oggi il questore Vincenzo Canterini afferma di non averli visti, poi aggiunge "In fondo diciamo la stessa cosa".

G8, il gentile vicecapo della Digos nell

Ma non è tanto questa la dichiarazione più sconcertante rilasciata ai giornali perché qualche passo dopo aggiunge parlando in terza persona come Maradona: "A Genova, Vincenzo Canterini è imputato di un solo presunto reato. Non violenze, non pestaggi. Ma di aver stilato una relazioncina di servizio al questore di 15 righe sui fatti di quella notte che non sarebbe stata veritiera". Una roba da niente insomma per un funzionario di Polizia. Si è solo inventato di aver visto una coltellata.

Vincenzo Canterini dopo Genova ha avuto una carriera in ascesa. Dopo essere stato per qualche anno capo del reparto celere di Roma (cercate su google le denunce dei tifosi di Sampdoria e Juve e di tanti altri ospiti la domenica allo stadio Olimpico proprio in quegli anni), oggi lavora in una struttura dell'Interpol che contrasta il traffico di esseri umani. Del resto una persona della sua sensibilità non poteva che finire ad occuparsi di una questione così nobile. Pensate che nel 2001 suggerì proprio lui la soluzione per evitare le violenze alla Scuola Diaz: disse di lanciare all'interno della struttura dei lacrimogeni in modo da far uscire la gente all'interno senza sgomberare.

"Suggerii a chi comandava in quel momento di tirare all'interno della scuola qualcuno dei potenti lacrimogeni di cui avevamo dotazione. E di aspettare che chi era dentro uscisse. Ma non ci fu verso". A chi lo suggerì? "All'allora vicecapo della polizia e capo dell'Antiterrorismo Arnaldo La Barbera". Che oggi è morto e non può smentire né confermare.

Tutto questo non è una novità, ma solo un ulteriore elemento per far capire che quello che è successo a Genova è stato vergognoso. Prima, durante e dopo. Con promozioni arrivate per mettere tutto a tacere. Commissione d'inchiesta su Genova 2001 subito.

giovedì, 14 giugno 2007

«Sembrava una macelleria messicana» (Pulp Fiction)
Categoria:genova 2001, scritto da stefano havana


Dice l'ex vice questore aggiunto del primo Reparto Mobile di Roma Michelangelo Fournier che la scuola Diaz, a Genova, durante il G8 del 2001 sembrava una macelleria messicana. Dice che c'erano pezzi di cervello in giro e schegge di cranio, fiumi di sangue e tizi moribondi distesi in pozze rosse.

Succo di pomodoro alla caserma DiazDice la gente, gente come me, che si sveglia la mattina come me e che si lava i denti come me, magari usando lo stesso dentifricio consigliato dai dentisti, dice questa gente che a luglio 2001, a Genova, se la sono cercata. Dicono ragazzi della mia età, e dell'età che avrebbe Carlo oggi se non fosse stato barbaramente assassinato dallo Stato Italiano, che quel ragazzo di 45 chilogrammi con in mano un estintore di 6 costituiva un gravissimo pericolo per il Defender dei carabinieri e che, dunque, quegli stessi uomini armati bene hanno fatto ad ucciderlo e poi a passarci sopra con le quattro ruote motrici, avanti e indietro, come in quelle battute che uno fa quando per la strada incontra qualcuno d'antipatico: "Ora lo investo e poi gli ripasso addosso pure in retromarcia".

Dicono tanti, alcuni lettori di questo stesso blog, che se uno alla mattina si sveglia e, invece di mettersi a tracolla lo zaino, indossa un passamontagna, allora quello è un tizio pericoloso per la società e che quindi giustamente deve andare ammazzato in Piazza Alimonda. Dico io che uno che alla mattina si mette un passamontagna, invece di scrivere un cartello con la colomba della pace, quello è solo un ragazzo che ha scelto una vita diversa da quella di tutti noi che, invece - e legittimamente - a fronte di un grande dissenso scriviamo, ci insultiamo, gridiamo in televisione. Dico io che uno che lancia un estintore addosso a una camionetta zeppa di uomini armati, ebbene, non è un eroe, è un coglioncello con un'aspettativa di vita assai inferiore della mia, ma è tuttavia una persona che ha avuto il coraggio di fare qualcosa che altri, diversi da lui, preferiscono limitarsi a pensare, a giudicare, a sognare arrotolando le lenzuola nei pugni.

Bloody Mary rovesciato dopo una notte di festeggiamentiUno che lancia un estintore di 6 chili da 10 metri di distanza verso una camionetta è uno che la sera dovrebbe tornare a casa a guardarsi i quiz di Gerry Scotti, non morire ammazzato e ripassato in padella da sassi interlocutori e pneumatici in retromarcia. Dice che la verità piano piano sta venendo fuori e dico io che saranno in pochi, alla fine, a potersi guardare allo specchio, tra interpreti dello scandalo e semplici commentatori dello stesso. Dice l'ex vice questore aggiunto del Primo Reparto Mobile di Roma Michelangelo Fournier che oggi s'è pentito ma che allora non riuscì a dire le cose che invece adesso sì. "Durante le indagini non ebbi il coraggio di rivelare un comportamento così grave da parte dei poliziotti per spirito di appartenenza", ha confessato finalmente in aula a Genova, rispondendo alle domande del pm Francesco Cardona Albini. Io dico che lo spirito d'appartenenza è legittimo: non mi sento di criticarlo. Per spirito d'appartenenza storcerei la verità io stesso, se per esempio si trattasse di calcio, ma non lo so cosa farei se dal mio spirito o non spirito d'appartenenza dipendesse la verità di un fatto che resterà per sempre tra le pagine più nere della storia italiana.

Controlli all'interno della caserma DiazDice l'ex vice questore aggiunto eccetera eccetera: "Arrivato al primo piano dell'istituto ho trovato in atto delle colluttazioni. Quattro poliziotti, due con cintura bianca e gli altri in borghese stavano infierendo su manifestanti inermi a terra. Sembrava una macelleria messicana. Sono rimasto terrorizzato e basito quando ho visto a terra una ragazza con la testa rotta in una pozza di sangue. Pensavo addirittura che stesse morendo. Fu a quel punto che gridai: 'basta basta' e cacciai via i poliziotti che picchiavano".

Dicono tantissime persone che allora fu tutta colpa dei black bloc, ma anche di tutti i ragazzi come Carlo i quali invece d'andarsene al mare, in fondo era luglio, scelsero di scendere in piazza a manifestare, anche violentemente. Chi dice così generalmente lo dice, appunto, stando in spiaggia al mare, steso sulla sabbia calda, dietro la Gazzetta dello Sport, oppure al lavoro, in cravatta e completo gessato e io penso che così sia troppo facile. Allo stesso modo, per esempio, potrei dire che non capisco affatto tutte le persone che la mattina s'alzano alle 5 del mattino, anzi potrei aggiungere che per me chi s'alza alle 5 del mattino è proprio un gran coglione e dovrebbe smetterla subito perché non glielo fa fare nessuno, anzi, se uno di quelli che s'alzano alle 5 poi, per caso, finisce ammazzato sotto un treno, ben gli sta: ma, appunto, sarei io a dirlo, e io sono uno che male che va, per lavorare, si deve alzare alle dieci, ripeto: male che va, al massimo una volta o due al mese può darsi che debba prendere un aereo la mattina presto, ma comunque sia la paga che ricevo per tutto questo è talmente più alta di quella riconosciuta a quelli che s'alzano alle 5 che facilissimo sarebbe per il sottoscritto continuare a riferire di costoro come dei perfetti imbecilli.

Io dico che chi dice così di quello che accadde a Genova oggi dovrebbe arrossire. Dice invece l'allora questore eccetera: "Intorno alla ragazza per terra c'erano dei grumi che sul momento mi sembrarono materia cerebrale. Ho ordinato per radio ai miei uomini di uscire subito dalla scuola e di chiamare le ambulanze". Dico io che per fortuna certe cose piano piano stanno uscendo fuori e noi siamo anche qui per ricordarlo, di tanto in tanto.

Qui sotto un video importante con le testimonianze dei "sopravvissuti" alle torture inflitte all'interno della Scuola Diaz che titoleremo: "Mi costringevano a urlare Che Guevara figlio di una puttana". (diffondete, per dio)

Gli approfondimenti di Noantri sul G8 di Genova:

> Marina Spaccini risarcita dallo Stato Italiano
>
Carlo Giuliani - Una storia Italiana
> Niente sacciu - Mario Placanica chiede risarcimento danni
> Mario Placanica: la parte lesa non spara
> Le vergogne del G8: come si lavano le divise

mercoledì, 13 giugno 2007

Quelli che ce l'hanno fatta
Categoria:quotidianismi, scritto da stefano havana


C'è qualcosa che vorrei dire e questa cosa riguarda noi tutti, il mondo, il lavoro, la vita. Allora mi sa che dovrò tirare le fila della questione e riassumere di brutto. Fatto sta che essendo stato questo - diciamo gli ultimi tre o quattro mesi, ma in particolare gli ultimi due - un periodo di lavoro matto e disperatissimo, ho capito meglio di qualunque altro periodo della mia vita, che in effetti quello che mi piacerebbe fare più di ogni altra cosa, subito dopo il lavoro che faccio e la vita che conduco, è NIENTE.

Ci pensavo oggi in macchina, mentre passavo davanti a una sfilza di quei camion che si parcheggiano ai lati delle strade quando stanno girando un film, quelli tutti bianchi con degli enormi ciak disegnati sulle fiancate e un sacco di omini indaffarati che entrano ed escono da motor-home più piccoli delegati al trucco e parrucco, ecco pensavo a tutta quella gente che un bel giorno prende e diventa milionaria. Ce l'avete presente? Mi rendo conto che non è un pensiero originalissimo, c'è qualcosa di molto simile all'inizio del film (bellissimo, per altro) "Un chilometro da Wall Street" di Ben Younger, però è qualcosa su cui mi soffermo spesso a pensare. Mi capitano, capiteranno anche a voi, sotto gli occhi quei ritagli di giornali, quegli articoli di costume e società su tutte quelle Persone che Ce l'Hanno Fatta, il tizio di Microsoft, il caio di Apple, quel fenomeno parruccone della Virgin, il nerd che s'è inventato Napster, quello che ha messo su, insieme al collega nel solito garage stracciacoglioni, YouTube, ecco mi capitano sotto gli occhi le storie e le foto di questi tizi, gente normalissima, mediamente più brutta e sgradevole di me, che a un certo punto Ce l'Ha Fatta. Senza un se e senza un ma: me li ritrovo spiattellati sui giornali e nelle televisioni e mi sembrano solo persone grandemente ricche. Né talentuose, né perseveranti: ricchissime. 

Li invidio, com'è naturale, dopotutto sono un essere umano e per giunta di sesso maschile, perciò li invidio, invidio i loro televisori al plasma e i loro infissi in legno pregiato, e mi domando perché io no? Perché noi no? Giuro, non voglio farvi i conti in tasta: con questo noi maiestatis intendo tutta una schiera di persone più o meno simile a quella che frequento io, a quella che vedo tutti i giorni intorno a me, ecco, in questo senso dico: perché noi no? Il tizio che con 2 euro e mezzo vince 86 milioni di euro, quell'altro che parte dal piccolo negozio in centro e poi, tac, come niente gestisce una catena in franchising diffusa in tutto il mondo: l'idea geniale, quella che fa Svoltare una volta e per sempre. Perché non viene a me, a noi, alla gente talentuosa di cui sono circondato e che utilizzerebbe fama e danaro giammai per fare male a chicchessia?

Mi ritrovai tempo fa davanti alla notizia di un tizio che a un certo punto aveva preso e aveva deciso di depositare non so dove l'immagine stilizzata della testata di Zidane a Materazzi, quella della finale di Berlino. Era, mi pare, uno di questi cinesi del cazzo che sembra sempre siano destinati ad arrivare prima di tutti noi, appunto, un cinese del cazzo con il pisello corto e pochissimi peli sul corpo, ecco, questo tizio qui ha fatto questa cosa, una stronzata per cui io mi sarei fatto una risata se fosse venuto da me a propormela, e ci ha tirato su non so quante centinaia di MIGLIAIA di dollari. Del tipo che adesso c'è gente, altri cinesi del cazzo che, non so dove, a Taiwan, a Tokyo, in uno di questi posti del cazzo qui, grigi e pieni di jeep, se ne vanno tutti in giro con zainetti e magliette con l'immagine di Zidane che aggredisce Materazzi stampata sopra. Capito come? Perché a noi mai? Che abbiamo fatto di male? E' talmente evidente che siamo più intelligenti di un cinese del cazzo, e allora perché non ci è venuta in mente? Ora quel cinese del cazzo, a parte ritrovarsi qui su questo blog distante milioni di chilometri da casa sua - sicuramente una casa di quelle del cazzo, con tutte le pareti di carta e le carpe a mollo in giardino - dico, quel cinese del cazzo starà dondolando su un'amaca d'oro mentre io qui, alle 2 e 5 di notte sto scrivendo di lui, a parte questo trascurabile bonus, che avrà fatto in più o in meno di noi tutti, quel cinese del cazzo? 

Oppure quell'altro, il bollito lampadato che ha fatto le magliettine con la margheritina stampata sopra. Le t-shirt Guru, avete capito, no?, quello che si tromba tutte le vallettine e un giorno sì e l'altro pure ce lo ritroviamo bello bello sulle copertine di Cioè, Perché, Com'è, Oggi, Chi, Qual'è, eccetera, e giù tutti a leggere le didascalie: l'imprenditore milanese (perché i milanesi sono come i cinesi del cazzo, a parte che le carpe non ce le hanno in giardino ma crude nel piatto in un Sushi Bar di Via Montenapoleone: sono insopportabili nella parlata e arrivano sempre prima degli altri) Matteo Cambi, Combi o come si chiama lui, in compagnia di Jodie Foster/Michael Jackson/Diego Maradona/Sandra Bullock, questo tizio qui, ecco, avete capito, che quoziente intellettivo avrà? Sarà più o meno brillante di una capra tibetana? Sicuramente meno, eppure, tac, milioni di dollari con le magliettine Fruit Of The Loom con la margheritina verde sopra. Non ci potevamo pensare noi? Che poi io dico: porca miseria, vogliate scusarmi se adesso mi prendo la libertà, giuro che è veramente tardi e, come dicevo all'inizio del post, sono molto stanco ultimamente, ho un sacco di cose in ballo, fa caldo, le cavallette, stasera ho anche mangiato troppo e adesso ho uno stomaco così, comunque voglio dire un'altra cosa, anche se forse non c'entra molto col resto, però fatemela dire: ma perché uno che fa così tanti soldi, improvvisamente dovrebbe stare al tavolo con Jodie Foster/Michael Jackson/Diego Maradona/Sandra Bullock? Non sto facendo l'ennesima questione morale, dio me ne scampi, per questa settimana ho già dato, sto solo dicendo che io, fossi tanto ricco, me ne starei ai tavoli con i miei migliori amici, voi no? Prenderei un jet privato, mi caricherei tutti i lettori di questo blog e via, a Malibù. Perché farmi fotografare all'Art Café con Cecchi Paone e Fabio Galante? Sono strano io? Siamo strani noi?

Quello che so è che sono le 2.25 di notte e che da domani comincio ad andare a letto presto, come Noodles di C'era una volta in America. Hai visto mai.

martedì, 12 giugno 2007

Tu gust is megl che uan
Categoria:politica, scritto da andy capp


ButtiglioneNelle settimane in cui si discute di come abbattere i costi della politica, sono accaduti un paio di episodi che a mio avviso vanno custoditi nell'album delle perle del Parlamento italiano. Giovedì 7 giugno un folto gruppo di senatori si è fatto sentire per migliorare la qualità della vita di Palazzo Madama. Sicuramente avrete letto la notizia da qualche parte, ma a mio avviso la lettera inviata ai questori del Senato andrebbe stampata e conservata, anzi attaccata nella propria stanza da letto o meglio ancora sullo specchio del bagno, per ricordarsi - sempre - con chi si ha a che fare.

"Ci rivolgiamo a voi con una richiesta di miglioramento della qualità della vita in Senato. La buvette non è provvista di gelati. Noi pensiamo che sarebbe utile che lo fosse e siamo certi di interpretare in questo il desiderio di molti. E' possibile provvedere? Si tratterebbe di adeguare i servizi del Senato alle esigenze della normale vita quotidiana delle persone. In attesa di riscontro, porgiamo cordiali saluti".

Non è uno scherzo, tra i firmatari spiccano per particolare dedizione a questa battaglia, il senatore Rocco Buttiglione, filosofo dell'Udc, e la senatrice Albertina Soliani, prodiana emiliana. Sono solo poche riche, sentite ed efficaci. Perché prendersela? Del resto arrivare al bar di fronte è una perdita di tempo. Con tutto quello che ci sarebbe da fare per il Paese...

ProdiMa chi è che dovrà prendere questa importante decisione? Ecco i nomi dei paladini della salute psicofisica dei nostri rappresentanti: il senatore Gianni Nieddu dell'Ulivo, il senatore Romano Comincioli di Forza Italia e la senatrice Helga Thaler, autonomista sud-tirolese. Una battaglia di civiltà bipartisan che speriamo ci porti lontano. Se la storia non dovesse andare a buon fine mi permetto di suggerire agli onorevoli un paio di posti dove l'arte del gelato è ancora quella de 'na vorta. Prima tappa da Giolitti, dietro la Tazza d'oro a Piazza della Rotonda (Pantheon), l'altro ancora più vicino è Quinto in via dell'Anima. Del primo suggerisco gelati al gusto creme, del secondo rigorosamente alla frutta (non dimenticate il pistacchio) oppure addirittura osate con un frappè. E pensare che a metà marzo il presidente Marini aveva concesso la sala degli atti parlamentari al primo corso di sommelier per senatori. Insomma, di bocca buona e pure viziati.

AmbulanzaL'altro episodio, di cui avevo accennato all'inizio, è accaduto sabato in diretta tv durante lo speciale che La7 ha dedicato alla manifestazione contro la guerra e la visita di Bush a Roma. Il senatore Gustavo Selva, ex giornalista della Rai, non si sarebbe mai aspettato di attirare critiche da sinistra e da destra. Preoccupato dal ritardo, ha finto un malore e si è fatto dare un passaggio da un'ambulanza del 118. Con a bordo medici convinti di avere a che fare con un paziente cardiopatico. Una furbata che Selva - costretto anche a dimettersi dalla carica di senatore, forse il primo caso nella storia - aveva confessato davanti alle telecamere. L'unico reoconfesso nell'Italia dei furbetti e del gelato alla frutta.

lunedì, 11 giugno 2007

L'uomo venuto con la Porsche bianca e il patto col Diavolo
Categoria:dissenso, scritto da stefano havana


Azouz dopo la strage della propria famigliaAzouz che scende dalla Porsche Carrera bianca, con la giacca bianca e il pantalone bianco, a me fa venire i brividi. Dice il Corriere della Sera che sulla V aperta della camicia, forse bianca anch'essa, tra qualche pelo rado e la pelle scura, si stagliava un medaglione d'oro, uno di quello dei grandi divi e, dice sempre il Corriere, che quel medaglione era composto dalla fede nuziale e dalla foto del bimbo. Moglie e figlio di Azouz, quello della Porsche bianca, camicia bianca, giacca bianca e medaglione, sono stati trucidati a sprangate e a coltellate dai vicini di casa, qualche mese fa, nella tragedia delle tragedie, quel massacro di Erba che ha fatto impallidire pure Novi Ligure.

Azouz che scende dalla Porsche bianca davanti al Coconut, questo piccolo locale della provincia di Erba, e si ritrova con Lele Mora, col tronista Alessandro di Pasquale e il calciatore Gabriele Rodrighiero, mi fa attorcigliare le viscere come una stella filante soffiata perché l'avevamo detto, tutti quanti, che quello lì ce le aveva tutte per diventare carne da reality, l'avevamo detto subito, già alle prime interviste, mentr'egli si schermava dietro gli occhiali da sole a specchio, e poi pure dopo, l'avevamo detto, nei salottini televisivi di Mentana e Vespa, seduto sulle poltrone, intento a rispondere a domande cretine di giornalisti cretini, e l'avevamo definitivamente desunto ancora più tardi, quando cedette le immagini del funerale della famiglia per una cifra spropositata a un settimanale rosa. Tra il partito di quelli che in qualche modo deve pure campare e il partito di quelli che uno così si meriterebbe le fiamme dell'inferno, Azouz godone ha già stipulato il patto col Diavolo, dove il Diavolo veste anche lui di bianco, ha sfiorato la galera, vanta un paio di procedimenti penali in corso e si chiama Mora Lele. Mora Lele, di professione agente dello spettacolo, ha dichiarato che Azouz è un bellissimo ragazzo e che da cosa può nascere cosa, anche se nella televisione, per carità, la bellezza mica è tutto. Da par suo l'uomo che ha visto il proprio figlio e la propria moglie sciogliersi di sangue nel salotto di casa ha mangiato ostriche e pesce crudo, tutto rigorosamente offerto dal ristorante Coconut, gentilezza questa ben più che calcolata, se si pensa che per la magica serata il Coconut stesso ha fatto registrare il tutto esaurito e, addirittura, come racconta il proprietario, s'è dovuta rifiutare la prenotazione a decine e decine di richiedenti, e dopo essersi ripulito le labbra e aver rifiutato un amaro, l'uomo che da par suo ha visto il figlio e la moglie eccetera eccetera, non si è nemmeno negato agli autografi e alle fotografie, perché si sa cosa succede alla gente quando viene a sapere che c'è il divo sottocasa: rinuncia agli impegni e scatta foto ricordo.

Lele MoraLui stesso, Azouz, ha dichiarato che Lele è un amico, me l'ha presentato Fabrizio Corona e mi è stato vicino nel momento del dolore, confessione, questa, che, dopo i soliti brividi, m'ha fatto pensare a un sacco di cose, quasi nessuna positiva, intanto a una, facile facile, che vi espongo immantinente: perché, nel momento del dolore e, nella fattispecie, nelle ore successive a un ematicissimo massacro che ha coinvolto tutta la tua famiglia, dai primissimi rami dell'albero genealogico fino alle ultime gemmazioni, ecco, perché in quei momenti lì, tra tante persone, al tuo capezzale di uomo finito dovrebbe accorrere Lele Mora? Perché questa cosa è successa? Come mai Lele Mora s'è tuffato nel dolore di un uomo? E perché quest'uomo, privato dell'intera vita sua da un paio di fendenti di coltello, avrebbe dovuto accettare, certograzieperchéno, i servigi d'una specie di Divino Otelma ripulito, piombato chissà come e perché mai in quel di Erba con alcuni cadaveri ancora caldi stesi sul tavolo di marmo?

AzouzUn'altra domanda che io vorrei porre a questo signore, a cui è andata tutta la mia partecipazione emotiva, mesi fa, mentre veniva accusato, solo perché extracomunitario, mezzo negro, parliamoci chiaro, d'aver massacrato lui i propri cari, un'altra domanda vorrebbe essere la seguente: Azouz, la Porsche Carrera bianca, ce l'aveva anche prima dell'assassinio della famiglia? Perché se la rispota è no, se la risposta è certo che no, la Porsche Carrera bianca è stato un legittimissimo contentino post-trauma, semmai consigliato dallo psicologo di Costanzo, se una strage di Erba qualsiasi porta nel garage del sopravvissuto una Porche Carrera bianca e un contratto con Lele Mora, vale a dire i medesimi servigi che arreca al fortunato la partecipazione ad un reality, allora io non mi sento tanto bene e posso dire con illuminata certezza che questo mondo avrebbe bisogno di una bomba atomica. (o, comunque sia, fatemi sapere a chi mi devo rivolgere per avere indietro la mia partecipazione emotiva)

venerdì, 08 giugno 2007

Ti rifiuto
Categoria:attualità, scritto da andy capp


cassonetti

[Trastevere è nostra]

giovedì, 07 giugno 2007

Come la particella di sodio
Categoria:web , scritto da stefano havana


MacchianeraAdesso che questa ricerca ha decretato che la maggior parte degli italiani (il 52%) non solo non usa MAI Internet, ma non ha affatto alcuna dimestichezza con lo strumento Web, che ne sarà di noi?

Noi che ci passiamo le ore qui dentro e pretendiamo d'essere i nuovi guru del sapere d'oggigiorno? Che ne sarà di quelli che col blog ci campano, ci giocano, ci fanno i barcamp, ci scrivono i libri, ci fondano associazioni benefiche, raccolgono fondi, cercano moglie, diventano famosi, vendono magliette, vanno in televisione? Che succederà alla nostra autostima certificata ISO9001? Dove si andranno a nascondere tutti quelli che oggi se non hai un blog non sei nessuno? Tutti quelli che i blog che sono la VERA fonte di informazione? Chi ci intervisterà adesso, alle grandi manifestazioni librarie, sapendo che in TUTTA Europa la gente sta, di media, connessa 24 ore al MESE?

MantelliniDove andremo a fare i grandi opinion leaders, constatando che la stragrande maggioranza dei navigatori italiani (il 17%) naviga per puro svago e MAI per informarsi? Con che coraggio ci metteremo dietro ai microfoni delle utilissime e spassosissime Web Radio sapendo che il 25% della gente che naviga, in Italia, accede alla rete MENO di una volta al giorno? Mi parrebbe troppo pretendere che un tizio che si collega alla rete MENO di una volta al giorno, guarda caso, sceglie di collegarsi proprio mentre IO sto andando in onda con la mia Web Radio che parla dell'ultima puntata de "La Sposa Perfetta". (oh, ma quali altissimi contenuti che andranno così sprecati!) Che tipo di cure specialistiche anti-spastiche dovremo sorbirci per concepire l'idea che, mentre noialtri alziamo un polverone di proporzioni inaudite, nel frattempo tutta la gente sta facendo ben altro che starci a sentire e, per esempio, sta in vacanza, al lavoro, in tram, in fila alla posta, a fare all'amore, al cinema, davanti ai programmi televisivi che NOI critichiamo? Ne usciremo vivi? Sani? Psicologicamente integri?

NoantriContinueremo ad essere sessualmente attivi adesso che sappiamo che le donne che navigano sul Web, e che quindi vengono a leggere le nostre Grandi Avventure Romantiche hanno, in media, 14 anni? Come faranno i nostri meravigliosi e immarcescibili Maestri del Web 2.0 a proseguire con i loro fichissimi Pod Cast sapendo che l'italiano medio usa il proprio I-pod una volta, dico: una volta, alla settimana? E, già che ci siamo, sia maledetto il Web 2.0: di fatto la caratteristica principale del Web 2.0 - e sono pronto a sfidare professori universitari su questo - è la completa mancanza di contenuti. O meglio: il Web 2.0 predilige qualsiasi altra cosa ai contenuti.

Aiuto, per carità. C'è nessuno lì fuori?

mercoledì, 06 giugno 2007

Un americano a Roma
Categoria:attualità, scritto da andy capp


Nando MericoniIl Presidente degli Stati Uniti George W. Bush venerdì sarà a Roma. Si teme per l'ordine pubblico e per la sicurezza, in particolare per la visita programmata alla Comunità di Sant'Egidio a Trastevere. Ora, fermo restando che in ogni democrazia non deve assolutamente essere messa in discussione la visita di un capo di Stato e per di più alleato (anzi padrone), credo che sia altrettanto doveroso consentire manifestazioni di dissenso, protesta e contestazione, anche forti e violente. Ognuno credo sia libero di poter recriminare il proprio diritto a delinquere. Quindi se ci sarà una zona rossa l'obiettivo sarà violarla. Non ci trovo niente di strano nelle dichiarazioni dei no global, altrimenti non sarebbero tali.

Trovo invece sconcertanti le dichiarazioni di Fassino che ha parlato di "contestazioni inopportune". Sono almeno 5 anni che la sinistra dice di non condividere la politica estera degli americani e poi quando arriva finalmente il momento di una sanissima e doverosa contestazione di piazza la si bolla come inopportuna. Io credo che di inopportuno qui ci siano solo i leader di questa coalizione di Governo. Tre giorni fa una nota da Palazzo Chigi riferiva dell'assenza per impegni istituzionali del Ministro degli Esteri Massimo D'Alema al vertice dell'Unione, dopo i malumori denunciati dall'ala sinistra della coalizione e lo scottante caso Visco all'orizzonte. Sapete qual era l'impegno istituzionale del Ministro degli Esteri Massimo D'Alema? La prima gara della finale della Louis Vuitton Cup a Valencia.

Americano a RomaIn tutta questa storia lascia l'amaro in bocca anche la presa di posizione della stessa Comunità di Sant'Egidio, una realtà molto forte sul territorio di Roma, sempre in prima fila nell'assistenza a poveri, extracomunitari, senza fissa dimora. Mario Giro, responsabile delle relazioni internazionali della Comunità, ha così chiarito i retroscena della visita del presidente degli Stati Uniti che sabato mattina incontrerà i vertici del movimento umanitario da anni protagonista sulla scena mondiale di trattative e opere di mediazione in diversi scenari di guerra, dai villaggi libanesi assediati nell