domenica, 30 settembre 2007

La cosa più bella
Categoria:segnalazioni, weekend, scritto da stefano havana


La cosa più bella che abbia mai letto sull'argomento Vasco Rossi dal vivo l'ho trovata scritta da un insospettabile, uno che tutte le passioni pensavo che avesse tranne questa. Sto parlando di "Zio" Trenta Marlboro, sto parlando di questo meraviglioso post. Che entra di diritto tra i cinque post più belli che abbia mai incontrato: si intitola "Pronomi personali" ed è il primo post che mi sono sentito in dovere di commentare via sms all'autore ancor prima che nella maniera tradizionale.
(lo possono leggere anche i non appassionati di Vasco: parla di molte altre cose. Parla di noi)

sabato, 29 settembre 2007

La quarta belva
Categoria:scritto da andy capp, weekend con il dubbio


ManetteL'ultimo l'hanno beccato questa mattina. Anche lui è giovanissimo, ha solo 19 anni. Si tratta del quarto componente della tristemente nota banda delle coppiette, che negli ultimi mesi ha terrorizzato le giovani coppie che si appartavano nella zona di Tor Vergata. Attraverso minacce e percosse, incappucciati, si facevano consegnare telefonini e bancomat e, mentre alcuni prelevavano modeste somme di denaro, il capo della banda violentava le ragazze. Sono andati avanti per un po', ma alla fine, grazie alla testimonianza delle ultime vittime e alle intercettazioni di uno dei telefonini rubati, li hanno arrestati. I quattro erano già noti alle forze dell'ordine. Per un altro crimine ancora più atroce.

Avevano costretto una ragazza loro concittadina a camminare a quattro zampe in una camera d'albergo. Ad abbaiare. Ad assistere da una sedia, con un filo elettrico legato attorno al collo, a ore e ore di orge «per imparare come fare con i clienti». L'avevano obbligata a spogliarsi perché le colleghe potessero sputarle addosso, umiliarla, farne un animale. Tutto per piegarla a vendere il suo corpo per le strade di Roma e fruttare soldi a volontà. Erano schiavisti. Schiavisti della peggior specie. Ma grazie al coraggio di quella giovane romena e alla polizia che ha creduto alla sua incredibile denuncia, il 12 febbraio di quest’anno vengono arrestati. Tutti romeni. Tutti con la stessa accusa: violenza, sequestro di persona, riduzione in schiavitù, induzione e sfruttamento della prostituzione, rapina, maltrattamenti e furto. Ed erano stati rinchiusi nel carcere di Regina Coeli. [Davide Desario - Il Messaggero]

Sei mesi dopo, questi luridi infami, erano già fuori. Scarcerati per decorrenza dei termini della custodia cautelare. Per loro soltanto l'obbligo di firma in commissariato: tutte le mattine alle 8 e tutte le sere alle 20. Dall'11 agosto, insomma, erano di nuovo liberi di agire. C'è un esercito di soliti noti che entra ed esce dai Tribunali, tra la frustrazione delle forze dell'ordine e la rabbia, ormai fuori controllo, dei cittadini. Chissà cosa sarebbe successo se avessero fatto i lavavetri.

venerdì, 28 settembre 2007

Chiudere la finestra
Categoria:quotidianismi, scritto da stefano havana


Oggi, che è stata una giornata molto ma molto piovosa, voglio parlarvi dell'autunno che arriva.

L'autunno che arriva, per me, che sono una lucertola, amo il sole a picco, l'asfalto sciolto e il caldo afoso, ecco, per uno come me l'autunno che arriva è un disastro assai più cruento dell'inverno. Perché, parliamoci chiaro, l'inverno te l'aspetti, stai lì che è il 14 o 15 dicembre e non è che puoi pretendere d'andare in giro in magliettina e calzoncini, perciò te l'aspetti, la mattina esci dal portone con un occhio aperto e uno chiuso, in attesa di sapere se ti sei vestito abbastanza pesante oppure no, le macchine sono tutte appannate, i tergicristalli fanno quello strano rumore quando rompono il sottilissimo strato di ghiaccio sul parabrezza e, in generale, la vita va una merda.

pioggiaL'autunno è assai più bastardo: arriva che non te ne accorgi, semmai sei in giro, tutto leggerino e, tac, cala la temperatura di quei due-tremila gradi, improvvisamente sembra di stare su Venere, o lontanissimi dal sole. Come oggi, appunto. Con "oggi" intendo dire "ieri", rispetto a voialtri che leggete, perciò non so come sarà il tempo nel vostro "oggi", magari bellissimo, però, credetemi, nel mio oggi, il tempo fa cagare, la temperatura è bassa, piove da tantissime ore, sono neanche le sette di sera e fuori ci sono già tutti i lampioni accesi.

Poco fa, e qui veniamo a bomba, ho chiuso la finestra della mia stanza: dovete sapere che non chiudevo la finestra della mia stanza dal 12 aprile, più o meno, quindi eccola qua la prima tragedia. Chiudere la finestra: per me chiudere la finestra ha tutti i crismi della Cosa Triste. Negli ultimi mesi ho chiuso la finestra soltanto perché accendevo l'aria condizionata, stasera, invece, l'ho chiusa perché sentivo freddo, perché arrivavano gli schizzi della pioggia sul bordino della poltrona e perché mi davano ansia i rumori delle ruote sull'asfalto bagnato. (mi aspetto sempre una frenata brusca da un momento all'altro)

pioggia2Perciò ho chiuso la finestra. Ora non so come facciate voi, ma io, quando devo chiudere la mia finestra, mi alzo dalla sedia, se sono seduto alla scrivania, e chiudo la finestra. Chiudendo la finestra, se le tapparelle non sono troppo abbassate, lancio uno sguardo fuori e buonanotte: ho fatto così pure questa volta ed è stato in quell'esatto momento che mi sono messo a pensare all'autunno che arriva. L'autunno che arriva è qualcosa di fisico e, secondo me, per chi lo ama, deve essere veramente un momento esaltante: i cassonetti sono tutti bagnati, la gente cammina strana sui marciapiedi, le spalle delle giacche sono tutte schizzate e, soprattutto, si vede dentro alle altre case.

D'estate è giorno fino a tardi, fino a dopo cena, e quando fa veramente notte, capita che sulle altre case sia già calato il sipario, tende tirate, persiane socchiuse e via dicendo. D'autunno, in particolare durante questa fase dell'autunno, quando sta appena arrivando e nessuno è ancora preparato, alle sette di sera si vede dentro le case. Ed è questa, secondo me, la firma dell'autunno, la stagione con la firma più marcata tra tutte le altre.

pioggia1Così ho visto la casa di fronte alla mia. Era la stessa casa di sempre eccetera eccetera. Dietro il balcone chiuso, più o meno alla mia stessa altezza di terzo piano, stava un uomo in jeans e camicia a braccia conserte: anche l'uomo era lo stesso uomo di sempre. Mi sa che non l'ho mai incontrato per strada e pure se lo facessi non so se lo riconoscerei, ma di sicuro lo riconosco quando lo vedo passeggiare nel suo balcone, dirimpetto al mio. È l'uomo della casa di fronte da che mondo è mondo e se ne stava pacifico e rassegnato, alle sette di sera, dietro il suo balcone chiuso, ad appannare il vetro con i brevi respiri del vivente. Non lo so, m'è sembrato un momento topico: lui ed io, di fronte, a una ventina di metri di distanza, sospesi, richiamati al vetro dall'autunno arrivato. Io perché avevo freddo e volevo chiudere la mia finestra, lui, secondo me, così, perché fuori pioveva e la vita sembrava completamente diversa dalla vita del giorno precedente e allora la voleva guardare.

Aveva tutta l'aria di uno che aveva finito di lavorare un po' prima del solito e non aveva idea di dove mettere le mani a casa, o di dove stare, semmai la moglie già stava cucinando, non lo so - pure la moglie c'entra in questo post, ma viene tra poco, se avrete la pazienza - e, insomma, era un uomo all'apparenza piuttosto simpatico, alto, con gli occhiali, solo che se ne stava lì e io sono sicuro che se fosse stato il 14 di luglio lui lì non ci sarebbe stato e questa cosa m'ha fatto pensare all'autunno che arriva, anzi che è arrivato già. Vi dicevo della moglie: ecco, dopo qualche istante s'è aggiunta pure lei. Identica posizione, o quasi, dietro il vetro del balcone chiuso, mi sembravano in silenzio, a guardare fuori la città cambiata dalla nuova stagione. La moglie anche aveva l'atteggiamento e la posizione di una che non sapesse bene che pesci pigliare, quali deduzioni trarre da tutta la vicenda: però m'è sembrato che a lui facesse piacere la sua presenza.

pioggia3S'è girato un attimo a guardarla e poi sono rimasti a fissare di fuori, a fiato s'è aggiunto fiato ed è così, credo, che va per tutte le storie d'amore che durano una vita, o che comunque finiscono dentro la stessa casa: a fiato s'aggiunge un altro fiato e, come niente, si finisce per respirare meglio, fatta eccezione, naturalmente, per i colpi di tosse, che ci sono sempre, sono quasi involontari, si tossisce di notte, dormendo, al cinema, in chiesa, quindi, per carità, figurarsi se non si può tossire del fiato dell'altro.

Ho resistito un altro poco, poi sono tornato a sedermi a scrivere: viene bene scrivere se fuori piove e le case sono piene di gente. Quando ho dato di nuovo un'altra occhiata i due signori di fronte non c'erano più, ma le luci erano ancora accese: si vede che avevano trovato qualcosa di meglio da fare, un posto migliore dove respirare. O dove tossire.

p.s. anche il post di oggi ha una dedica:

Bambini birmani

giovedì, 27 settembre 2007

Era partito democratico e libero
Categoria:politica, scritto da andy capp


La costruzione del Partito Democratico è iniziata concretamente questa estate. Perché tra i congressi dei partiti che si chiudevano e i salotti carichi di sorrisi che brillavano in tv, c'è stato qualcuno che è andato in giro a raccontare alla gente di questo nuovo progetto. E lo ha fatto con sacrificio e spirito di iniziativa, cercando di coinvolgere, al di là delle promesse, una nuova generazione, quella che dovrebbe sostituire, in un futuro nemmeno troppo lontano, l'attuale mediocre classe politica.

Vi racconto la storia di Roberto Giachetti, romano, onorevole della Margherita, fin dal primo giorno profondo sostenitore del Pd. L'onorevole Giachetti ci credeva talmente tanto che in primavera, quando tutti ne parlavano ma nessuno faceva niente, si è messo addirittura a fare la sciopero della fame (andato avanti per 41 giorni) per ottenere la costituzione dell'assemblea. Ma è proprio in quel momento che sono comiciati i suoi guai. Perché è con l'assemblea, cioè quando gli altri hanno cominciato a dare forma alla cosa, che i nostri eroi sono prontamente scesi in campo. Vi ricordate tutta la storia dei 45 saggi tra cui non ce n'era uno sotto i 40 anni? Bene, questo è solo l'inizio della cosiddetta spartizione delle poltrone, quella solita occupazione di tutti gli spazi disponibili a cui la nostra generazione è tristemente abituata.

Roberto Giachetti questa estate ha messo su una specie di carovana itinerante: un pullmino che nei giorni più caldi di luglio e agosto è andato in giro per l'Italia a proporre, raccontare, raccogliere adesioni. Insieme a lui c'erano giovani non iscritti a nessun partito del centrosinistra, semplici appartenenti alla società civile, quella a cui spesso si rivolgono i nostri eroi. Ecco, per una volta, non so se per la prima volta, la società civile stava partecipando in maniera attiva - e non facendo con la testa dal divano di casa - a qualcosa di concreto. Poi metodo e contenuti possono essere più o meno condivisi, ma non credo che sia criticabile chi sacrifica qualche ora della propria giornata per un progetto a cui crede.

Due giorni fa a Roma sono state presentate le liste dei collegi del Partito Democratico, quelle che sosterranno Veltroni e gli altri candidati alle prossime elezioni primarie del 14 ottobre. Sapete che fine hanno fatto i ragazzi che questa estate si sono fatti il mazzo sul pullmino insieme a Giachetti? Tutti a casa. Poco male - direte - del resto potevano anche aspettarselo, e poi se lo avevano fatto solo per avere un posto significa che non erano poi tanto diversi dagli altri. Forse sì, però aspettate di conoscere il resto della storia prima di dare giudizi.

Lo racconta lo stesso Giachetti prima con un articolo uscito sul quotidiano Europa, poi direttamente sul suo blog. Nel collegio 2 quello del quartiere Parioli non c'era posto che per uno del suo gruppo (lui compreso), che naturalmente non poteva essere un capolista perché non reggeva. E' stata la stessa Giovanna lagiovane Melandri a telefonargli. Cosa ha fatto Giachetti allora? A sorpresa, spiazzando la nomenklatura, ha rinunciato alla sua candidatura e ha chiesto di mettere al secondo posto, dietro al capolista, uno dei suoi ragazzi. Risposta della Melandri il giorno successivo: "Mi dispiace, non possiamo metterci uno sconosciuto, o te o niente". E' andata a finire che nessuno dei ragazzi che si era speso durante l'estate, né tantomeno l'onorevole Giachetti è finito nelle liste. Nel collegio 2, quello dei Parioli, dietro alla capolista Lilli Gruber, c'è un altro sconosciuto. Forse più amico della Melandri.

Curioso - o deprimente - che questa storia il giorno successivo l'abbia raccontata solo Libero. Il bello è che i nostri eroi continuano a far finta di chiedersi perché nessuno vuole fare politica. E poi: trovatemi un motivo valido per votare Lilli Gruber e cancello 'sto post.

mercoledì, 26 settembre 2007

Grosso guaio a Viale Mazzini
Categoria:televisione, scritto da stefano havana


(A un tavolo lunghissimo sono sedute due persone calve)
- Il caso è serio.
- Certo ma…
- Niente ma. Il caso è serio.
- Tu che ne pensi?
- Di culo...
- Sì ma di culo come?
- Che vuol dire "di culo come"?
- Vuol dire "di culo come". Vuol dire questo. Significa: come lo dobbiamo inquadrare questo culo?
- E appunto! Un culo come vuoi che si inquadri? Di culo! Le fai girare, metti un videowall, non lo so!
- Non funziona...
- Cosa non funziona?
- Il videowall...
- Per Dio, era tanto per dire. Un videowall per inquadrare il culo. Le fai girare, fai venire la giuria... Un modo si trova...
- Te l'immagini?
- Cosa?
- Mike che fa girare 45 miss di culo?
- ...
- Diventa comico... E noi non vogliamo l'effetto comico.
- E quindi?
- ...
- ...
- Non lo so... Serve un'idea.
- Siamo qui apposta.
- Sì ma serve un'idea per la stesura della prossima scaletta, vale a dire entro questa sera...
- Merda...
- Già.
- Che dice il Direttore?
- Che vuoi che dica...
- Che dice?
- Niente dice. Come sempre. Sta di là a farsi i bigodini o quello che cazzo fa tutte quelle ore in sala trucco…
- Merda.
- ...
- Potremmo...
- Cosa?
- No, niente.
- Dimmi.
(Fuori, intanto, crolla a terra un uomo. Un laureato suicida dal settimo piano: non ne poteva più di un contratto a tempo determinato da 650 euro lordi)
- Pensavo che potremmo demandare la cosa alla Goggi. Sai com'è: una donna che chiede ad altre donne di mostrare il culo agli spettatori sembrerà meno maschilista...
- ...
- Che te ne pare?
- E' una stronzata...
- Perché?!
- Perché è una cazzata! Mike non accetterà mai. Non dopo quello che è successo...
- ...
- Ci mancava solo la soubrette isterica in diretta...
- Dai, la Goggi non è una soubrette.
- Quello che è... Ha firmato un contratto da...
- Se la chiami soubrette fai il gioco della sua polemica, no? S'è sentita insultata proprio perché Mike l'ha trattata da soubrette...
- E invece cos'è?
- Chi?
- La Goggi!
- Ebbè, la Goggi, dai, è una che ha fatto carriera in televisione, è una che ha lavorato con... Come si chiama... E pure quell'altro lì... Una delle prime donne a fare le imitazioni in scena... Insomma, la Goggi non...
- Dai...
- Ad ogni modo...
- Già...
- Come si risolve la questione?
(S'ode uno sparo in lontananza: un pensionato non ha sopportato che Mastella abbia potuto acquistare un intero palazzo al centro di Roma a 800mila euro, mentre lui dovrebbe pagare 750 euro mensili di affitto per un bilocale da 45 mq in periferia)
- Te l'immagini il Moige da domani sera? Già hanno rotto i coglioni...
- Eh...
- Far girare le miss di Culo...
- ... Dobbiamo trovare un modo per...
- ... Ce ne diranno di tutti i colori...
- ... E se le facessimo girare di culo, però più vestite? Semmai in jeans? Anche la Cassazione ha detto che se c'è il jeans non è violenza. Quindi figurati se...
- ... E il maschilismo, e il femminismo, e le quota rose e le pari opportunità...
- .. Potrebbe sembrare meno... Meno... Come dire...
- ... Vedrai se non tireranno fuori le statistiche sulle violenze sulle donne... Lo fanno sempre. Tirano sempre fuori quelle cazzo di statistiche...
- Se il problema è il rapporto Mike-Loretta, sbattiamocene le palle... Siamo noi gli autori, in fondo... O no? Facciamo fare alla Goggi e...
- ... Come se le Miss concorressero per diventare donatrici di organi. O giudici di pace... E' o non è un concorso di bellezza? E allora fuori il culo, perdio. Lo dice anche Tinto Brass...
- ... Cerchiamo di centrare il problema...
- E qual è il problema?
(I due si spazientiscono non appena dalla finestra trapela puzza di gas. E' quello utilizzato da un insegnante che dopo 8 anni non riesce ancora a diventare di ruolo. La finestra viene chiusa)
- Il problema, seguimi adesso, il problema non è il culo o il non culo. Il problema è come farlo vedere senza che questo sembri maschilista, volgare, offensivo o altre menate.
- ...
- Allora. Se dare la responsabilità alla conduttrice femminile non funziona, allora potrebbe essere tutta questione di inquadratura...
- Di inquadratura?
- Di inquadratura!
- Come di inquadratura?
- Tipo: un culo in primo piano cos'è? È volgare? È maschilista? Va bene. E una panoramica, invece? Un totale su una decina di culi tutti insieme? Cos'è questo? Potrebbe sembrare meno volgare?
(All'improvviso un grande fracasso. Niente di grave: è solo la macchina di un parlamentare che procedeva da oltre un chilometro contromano. Stavolta è andata male è l'infrazione è costata la vita a una famiglia di quattro persone. Lui, il parlamentare, ovviamente sta bene e ha chiamato un'ambulanza col telefono "aziendale". L'ambulanza è già arrivata)
- Potrebbe sembrarlo, ma è volgare lo stesso...
- E qui casca l'asino! Perché a noi non interessa! Se non sembra volgare, allora non è volgare! C'è appeso questo cartello, no, nell'ufficio del Direttore? O non c'è appeso? E sotto c'è una tavola di Milo Manara che rappresenta la masturbazione femminile. Allora facciamo così!
- Facciamo masturbare le miss?
- Lo facciamo sembrare meno volgare, anche se in realtà lo è tantissimo!
- Quindi?
- Quindi inquadriamo i culi delle cazzo di Miss quando escono dalla scena, vestite in bikini o quello che è. Loro escono di spalle e noi facciamo vedere i giurati che prendono appunti... Si soffermano LORO sui culi delle miss, non noi. Noi facciamo solo capire che LORO si stanno soffermando sui culi delle miss.
- Prendono appunti sui culi delle miss?
- Massì! Funzionerà. Niente primi piani: faccio stampare subito i meme per i cameraman e poi vado dal regista.
- E' un po' macchinoso...
- Senti: o così o lo facciamo fare alla Goggi...
- Per carità. A Mike gli prende l'ictus.
(Un altro corpo precipita a terra. Stavolta è un operaio senza casco. Il suo lavoro non era considerato affatto usurante dallo Stato. Invece il barbiere del Parlamento sì. C'è una copia aperta del giornale su un tavolo e si legge che il barbiere del Parlamento è stato inserito nella categoria dei lavori usuranti – notizia vera ndr)
- Allora siamo d'accordo. Culi sì, ma non in primo piano.
- Benissimo.
- Ti vedo dubbioso...
- No, è che...
- Cosa?
- Mah... A me 'sti culi mi piacevano.
- Tanto te li becchi quanti ne vuoi in camerino. Dal vivo. Non è meglio?
- Massì.
- E allora?
- Niente. Però facciamo vincere la 256.
- Siamo già d'accordo, mi pare.
- La 256 è stupenda.
- ...
- Cosa?

- L'hai vista struccata?
- No.
- E' sputata a Mike Bongiorno.
- ...
- ...
- Ok, passiamo al prossimo ordine del giorno.
- Qual è?
- Nella puntata di Porta a Porta dedicata all'arresto di Alberto Stasi, la bicicletta ci deve essere nello studio o non ci deve essere?

(Il sole si oscura per l'ultima volta: stavolta è un giornalista precario, perfino in regola con l'Irpef. Ha appena saputo che l'ex calciatore Coco ha percepito 1   m i l i o n e   d i   e u r o  per partecipare all'Isola dei Famosi)

culo

(dedicato a chi il culo se lo fa davvero)

Le altre conversazioni surreali di Noantri:
>>> Tom & Gerry e la censura
>>> Brokeback Willer (anche i cowboy, nel loro piccolo, s'inculano)
>>> Televisionology (l'inganno e l'ipnosi)

martedì, 25 settembre 2007

Nuova inculata unica progressiva
Categoria:politica, scritto da andy capp


C'è una cosa che proprio non riesco a capire. Rientra di sicuro nel più ampio discorso già affrontato sui politici, che ormai hanno completamente perso la percezione della realtà. Ma c'è un argomento sul quale i nostri eroi sembrano accanirsi con tanto impegno: inculare i lavoratori, in particolare quelli giovani. Scusate il gergo scurrile ma di fronte all'ennesima proposta di pseudocontratto elaborata dalla premiata ditta Boeri-Treu (coppia da circa 15 mila euro al mese a cranio, più o meno), non posso che perdere nuovamente la pazienza. Anche perché la prima sponda politica che hanno trovato è arrivata niente meno che dal compagno Uòlter. Ma come? A walterì, ma proprio te? Con quella faccia da buono, ce lo vuoi mettere di nuovo nel culo? Allora c'avevano ragione quelli...

Facciamo un passo indietro di qualche anno. Vi ricordate il primo governo di centrosinistra della storia? Sì, il primo Governo Prodi, quello della sinistra al potere. Ecco, fu proprio durante quel periodo che vennero introdotti i fantomatici co.co.co, ovvero i contratti di collaborazione continuata e continuativa. Sia chiaro: non penso affatto che Treu sia un bandito, anzi. Secondo me l'introduzione di contratti flessibili ha dato una grossa mano all'economia e al mercato stesso. Anche se oggi continuate a sentire le lamentele di Confindustria, che oltre a non voler pagare i contributi ai lavoratori non vuole pagare nemmeno le tasse. Quel tipo di contratto infatti avrebbe dovuto regolare tutte quelle figure non subordinate che all'interno di un'azienda (pubblica o privata) svolgevano mansioni di norma regolate in nero. Se poi i datori di lavoro se ne sono approfittati sostituendo per convenienza i contratti subordinati con quelli di tipo flessibile, la colpa è di chi non ha controllato, non di chi li subisce da dieci (dico dieci) anni. Poi qualche anno dopo, vista la situazione insostenibile che si era venuta a creare, il professor Marco Biagi aveva portato a termine uno studio per l'introduzione dei co.co.pro, contratti sempre flessibili legati però a un progetto specifico, alla sua realizzazione e soprattutto con l'innalzamento dei versamenti previdenziali dal 13 al 19%. Perché se nessun giovane versa più i contributi, come fa l'Inps a elargire le pensioni ai vecchi di oggi?

Con la Finanziaria 2007, quella con cui hanno rubato i soldi ai lavoratori dipendenti, alcuni co.co.pro sono stati eliminati - a caso - per alcune categorie, così ora si ricorre direttamente alla Partita Iva, che non prevede contributi e ha costi obbligatori di gestione per il lavoratore. Geniale vero? Ma niente paura perché al futuro, al nuovo contratto di lavoro ci sta pensando la premiata ditta Boeri-Treu, che ha tirato fuori un'idea nemmeno troppo originale, già bocciata a colpi di scioperi e scontri di piazza dagli studenti francesi durante la scorsa stagione politica. Il nuovo contratto unico progressivo. Una trovata eccezionale che finalmente regala un po' di serenità. Prima di entrare nello specifico della proposta però, ripassiamo il programma di governo dell'Unione, che risale solamente a poco più di un anno fa. Nella lenzuolata di 282 pagine, la piaga del precariato è citata ben 28 volte:

"[...] Ad aggravare la frammentazione del mondo del lavoro è intervenuta la legge Maroni (legge n. 30/2003)… Siamo contrari ai contenuti della legge 30… Per noi la forma normale di occupazione è il lavoro a tempo indeterminato, perché riteniamo che tutte le persone devono potersi costruirsi una prospettiva di vita e di lavoro serena” (161-162). "L'estensione della precarietà ha contribuito al peggioramento delle condizioni di sicurezza nei luoghi di lavoro" (163).

Oggi gli stessi che scrivevano queste righe propongono un contratto senza articolo 18 per i primi tre anni (così, a uffa) spiegando che "il contratto unico prevede tre fasi, una prima con un periodo di prova più lungo rispetto all'attuale, una seconda di inserimento con tutele via via crescenti fino ad arrivare a quelle attuali". Quelle attuali quali? Verrebbe da chiedere. A tutto questo non possiamo non tener conto della neoalleanza capitalista-riformista tra Fassino (Partito Democratico) e Marchionne (Fiat). Quando ho letto che quest'ultimo è stato definito un vero socialdemocratico, ho rimpianto i paragoni con la Danimarca. "A sinistra - dice Fassino - ci sono settori dove è manifesta l'ostilità, ad esempio, alla flessibilità del lavoro. Si fa fatica a capire che se è giusto essere contro la precarietà, è invece sbagliato rifiutare una flessibilità connaturata a un mercato non più racchiuso nei confini nazionali. Il tema non è flessibilità sì o no ma come gestirla. È qui che Marchionne coglie nel segno. Quando dice che va accettata la sfida dell'innovazione e del nuovo, senza abbandonare al suo destino chi subisce le conseguenze del cambiamento". Ah, ah, ah.

In due anni ci avete inculato il TFR, ci avete inculato quattro-cinque anni di vita (lavoro obbligatorio in più per andare in pensione). Ero pischello quando avete cominciato a parlare di flessibilità. Oltre ad averci rovinato il presente volete prendervi anche il nostro futuro. Il patto padri-figli mettevelo nel culo. Siamo tutti orfani.

Ps: mentre scrivo sto ascoltando il tg1 della notte. Prodi ha appena detto che nella finanziaria 2008 non verranno toccate le rendite finanziarie. Preparatevi, l'inculata continua...

lunedì, 24 settembre 2007

Mutande
Categoria:società, scritto da stefano havana


Rubare mutande sporche una notte a Roma nella casa di Gigi Marzullo. Perché? Mi voglio mettere nei panni di quei ladri che nel qauartiere Trevi hanno preso e si sono intrufolati nella casa del noto conduttore.

Voglio vestire i loro panni, per un momento, sperando che non abbiano ancora indossato le mutande trafugate, e cercare di capire, analizzare, sondare le ragioni della psiche dei mariuoli che hanno perpetrato il fatto: rubare mutande sporche una notte a Roma nella casa di Gigi Marzullo.

Gigi Marzullo è fatto così:

marzullo1

Delle mutande maschili sono fatte così:

marzullo

Ora immaginare il primo entrare nelle seconde già mi crea ansia. Eppure deve essere un gesto che lui, Marzullo, compie ogni mattina, o almeno si spera, prima di indossare i suoi abiti eleganti da conduttore di Televisione di Stato, improfumarsi d'acqua di colonia costosa e ripassarsi il copione delle puntate da registrare. Pensare, però, che dei ladri si siano introdotti nella sua abitazione alto borghese e, dopo attenta ricerca, abbiano affondato le mani in un cesto della biancheria sporca per tirarne fuori 20 mutande usate, ecco, questa cosa, qui, più dell'altra, mi getta nell'assoluto panico.

Allora è vero quello che dicono i giornali: viviamo sul serio in un mondo difficile destinato all'annientamento. Non c'è dubbio: se esiste gente così, gente che prende e entra in casa di Marzullo per rubargli le mutande sporche, allora è sicuro che esiste pure gente capace di violentare i bambini o rapinare i vecchi. Voglio dire un'altra cosa prima di andare avanti, perché c'è un avanti, ed è questa: il fatto che tutta la gente del mondo, a parte quelli della foresta Amazzonica, che ne so, ma il fatto che chiunque, proprio chiunque, tutti i giorni, senza che lo sappiamo, indossi mutande pulite, anche questo è un fatto che mi crea qualche scompenso: uomini di potere, capi di stato, perfino il Papa. Ecco: pure se mi ci metto, magari mi concentro, mi metto da una parte, chiudo gli occhi e faccio un grande sforzo, ebbene, niente, non ce la faccio a immaginarmi il Papa che si toglie le mutande sporche e si infila quelle pulite. Già il tentativo è difficile con Ratzinger, figuratevi con Wojtyla. Ma è una cosa che la gente fa, mi sa che perfino Madre Teresa di Calcutta lo faceva, comunque non vorrei per forza parlare di persone vecchie, sante o morte, perché è troppo facile: quello che voglio dire è che pure immaginare Robert De Niro che si cambia le mutande, semmai assonnato, oppure B.B. King, insomma, pensare alla gente che si cambia le mutande è come pensare alla gente seduta sul cesso.

C'è quel vecchio detto che non esiste una persona meno offensiva di una persona che sta cagando: il che è vero - pensate di aprire una porticina e trovarvi Saddam Hussein seduto sul cesso, oppure Silvio Berlusconi, a parte il fatto che uno è morto e l'altro è immortale, però entrambi, se ve li immaginate, perdono immediatamente quella connotazione carismatica che li ha portati entrambi a fare carriere politiche simili - il che è vero, dicevo, il fatto del vecchio detto sulle persone sedute sul cesso, è vero, ma non ci riporta a Gigi Marzullo e le sue mutande sporche rubate. Che invece mi piacerebbe fossero l'oggetto principale di questo mio pezzo, articolo, post… Affare, perché rubare 20 mutande sporche a Gigi Marzullo è un fatto di cronaca che meriterebbe le prime pagine dei giornali, al posto del solito Padoa-Schioppa.

Per questo mi sono messo a ragionare e alla fine ho tratto una conclusione: si vede che i ladri non sapevano d'essere entrati in casa di Marzullo. Altrimenti le mutande sporche non le avrebbero toccate, sono sicuro. I ladri, così dev'essere andata, pensavano d'essersi intrufolati in casa di Sabrina Ferilli. È l'unica spiegazione: erano ladri viziosi, oppure adolescenti in calore, con un feticismo assurdo, tipo, appunto, rubare mutande a belle donne per poi farne gli usi più svariati, da quelli personali-onanistici ad altri più commerciali, tipo la vendita su E-bay.

Solo che.
Prendendo per vera questa mia versione, si dovrebbe necessariamente ponderare un interrogativo superiore, vale a dire: fa, Gigi Marzullo, abitualmente uso di mutande da donna? Piccoli perizoma di licra con pailettes e smeraldini, oppure coulotte verdine che mettano in risalto i glutei rinsaldati dallo step? Ce lo vedete Marzullo con uno scheletrino nell'armadio del genere? Tutto può essere, in particolare se hai quei capelli lì e se sono 143 anni che conduci sempre la stessa trasmissione non prendendoti mai, neanche una volta, la briga di cambiarla, ringiovanirla, rinnovarla, modificarne anche minimamente il format alla base. Non può essere che questo il mistero: ladri feticisti pensano di introdursi in casa di bella e famosa attrice romana e invece capitano nella casa di Gigi Marzullo. Perché diciamoci la verità: tutti toccheremmo le mutande usate di Jennifer Aniston, o di Elisabetta Canalis. O non lo vogliamo dire? Una volta ho sentito la storia di un tizio che si ritrovò a rimanere chiuso dentro il camerino di Naomi Campbell dopo una sfilata: non vi voglio neanche dire cosa non si fidò di fare con tutti quei vestiti usati dalla Venere Nera. E giustamente. Naomi non assomiglia nemmeno un po' a Gigi Marzullo.

Perciò, arrivati a questo punto, non so che idea vi siate fatti voi della faccenda, perché io ho le idee piuttosto confuse e se davvero dovessi farmi una domanda e darmi pure una risposta, non saprei che pesci pigliare.

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OT: Stiamo cercando storie di "mala istruzione" o di "mala scuola". Insegnanti di sostegno, caro-libri, supplenti per una vita, scuole senza servizi e tanti altri problemi reali. Scriveteci qui e daremo vita a una rubrica di denuncia sul mondo della scuola. Invito a farlo tutti: insegnanti, studenti, genitori, bidelli, semplici segretari. Cosa non funziona nel vostro istituto? Cosa vorreste dire al caro vecchio Fioroni? (tutto prende il via da questo post)

domenica, 23 settembre 2007

W la squola
Categoria:attualità, scritto da andy capp


Grazie ai vostri commenti nel precedente post dedicato alla scuola si è aperto un bel dibattito. Restando su questo tema vorrei segnalarvi un'altra grave mancanza del Ministero. Stavolta parliamo di libri. Pochi giorni fa l'Antitrust ha disposto l'apertura di un'istruttoria nei confronti degli editori, per valutare l'esistenza di intese nel mercato dei libri scolastici: negli ultimi due anni la spesa per le scuole superiori è aumentata infatti ben oltre l'inflazione, tra l'11% e il 18%.

Secondo la denuncia di Altroconsumo, gli aumenti vertiginosi sono ascrivibili a diversi fattori come l'aumento del numero di testi adottati e la scelta dei docenti spostata su testi più cari. Le mancanze del Ministero sono tutte nel controllo: se infatti per le scuole medie esiste un tetto di spesa - che sempre secondo i consumatori - viene regolarmente sforato, questo non avviene per le scuole superiori, dove di tetti non ne esistono affatto.

Insegnanti di sostegno, caro-libri, supplenti per una vita, scuole senza servizi e tanti altri problemi reali. Se vi va, ecco a voi un piccolo spazio per raccontarli a vostra dispozione. Scrivetemi qui e daremo vita a una rubrica di denuncia sul mondo della scuola. Invito a farlo tutti: insegnanti, studenti, genitori, bidelli, semplici segretari. Cosa non funziona nel vostro istituto? Cosa vorreste dire al caro vecchio Fioroni?

sabato, 22 settembre 2007

Vaffanculo Day di Noantri
Categoria:weekend, scritto da stefano havana


"Vaffanculo io?
Vacci tu e tutta questa merda di città e di chi ci abita!

In culo ai mendicanti che mi chiedono soldi e che mi ridono alle spalle, In culo ai lavavetri che mi sporcano il vetro pulito della macchina, In culo ai Sikh e ai Pachistani che vanno per le strade a palla con i loro taxi decrepiti, puzzano di curry da tutti i pori, mi mandano in paranoia le narici! Aspiranti terroristi, e rallentate CAZZO!

In culo ai ragazzi di Chelsea con il torace depilato e i bicipiti pompati, che se lo succhiano a vicenda nei miei parchi e te lo sbattono in faccia sul gay channel!

In culo ai bottegai coreani con le loro piramidi di frutta troppo cara, con i loro fiori avvolti nella plastica, sono qui da 10 anni e non sanno ancora mettere due parole insieme. In culo ai russi di Brighton Beach, mafiosi e violenti, seduti nei bar a sorseggiare il loro thè con una zolletta di zucchero tra i denti; rubano, imbrogliano e cospirano, tornate da dove CAZZO siete venuti! In culo agli ebrei ortodossi che vanno su e giu per la 47/a nei loro soprabiti imbiancati di forfora a vendere diamanti del Sudafrica dell'Apartheid. In culo agli agenti di borsa di Wall Street che pensano di essere i padroni dell'Universo; quei figli di puttana si sentono come Michael Douglas, Gordon Jack e pensano a nuovi modi per derubare la povera gente che lavora!

Sbattete dentro quegli stronzi della ENRON a marcire per tutta la vita! E Bush e Chaneay non sapevano niente di quel casino? Ma fatemi il CAZZO di piacere!

In culo ai portoricani, 20 in una macchina e fanno crescere le spese dell'assistenza sociale e non fatemi parlare di quei pipponi dei dominicani, a loro confronto i portoricani sono proprio dei fenomeni! In culo agli italiani di Benson Hurst con i loro capelli impomatati, le loro tute di nailon, le loro medagliette di Sant'Antonio, che agitano la loro mazza da baseball firmata Jason Giambi sperando in un'audizione per i Soprano. In culo alle signore dell'Upper East Side, con i loro foulard di Hernesse e i loro carciofi di Balducci da 50 dollari, con le loro faccie pompate di silicone, truccate, laccate e liftate, non riuscite ad ingannare nessuno VECCHIE BEFANE!

In culo ai negri di Harlem, non passano mai la palla, non vogliono giocare in difesa, fanno 5 passi per arrivare sotto canestro, poi si girano e danno la colpa al razzismo dei bianchi. La schiavitù è finita 137 anni fa! E muovete le chiappe!

In culo ai poliziotti corrotti che impalano i poveri cristi e li crivellano con 41 proiettili nascosti dietro il loro muro di omertà! Avete tradito la nostra fiducia!

In culo ai preti che mettono le mani nei pantaloni di bambini innocenti, in culo alla chiesa che li protegge non liberandoci dal MALE, visto che ci siamo ci metto anche Gesù Cristo: se l'è cavata con poco, un giorno sulla croce, un week-end all'inferno e poi gli alleluia degli angeli per il resto dell'eternità! Provi a passare 7 anni nel carcere di OthiSville.

In culo a Osama Bin Laden, a Al Qaeda e quei cavernicoli retogradi dei fondamentalisti di tutto il mondo. In nome delle migliaia di innocenti assassinati, gli auguro di passare il resto dell'eternità con le vostre 72 puttane ad arrostire a fuoco lento all'INFERNO! Stronzi cammellieri con l'asciugamano in testa, baciate le mie nobili palle irlandesi! In culo a Jakob Elinsky lamentoso e scontento, in culo a Francis Slotery, il mio migliore amico che mi giudica con gli occhi incollati sulle chiappe della mia ragazza. In culo a Naturelle Riviera, le ho dato la mia fiducia e mi ha pugnalato alla schiena. Mi ha venduto alla polizia! Maledetta Puttana!

In culo a mio padre, con il suo insanabile dolore, che beve acqua minerale dietro il banco del suo bar, vendendo whisky ai pompieri, inneggiando ai Broks Bombers. In culo a questa città e a chi ci abita, dalle casetta a schiera di Astoria, agli attici di Park Avenue, dalle case popolari del bronx ai loft di Soho, dai palazzoni di Alfabeth City alle case di pietra di Park Slow e a quelli a due piani di State Island. Che un terremoto la faccia crollare, che gli incendi la distruggano che bruci fino a diventare cenere e che le acque si sollevino e sommergano questa fogna infestata dai topi.

No, no… In culo a te, Montgomery Brogan, avevi tutto e l'hai buttato via, brutta testa di CAZZO!".

[Da "La 25/a ora"di Spike Lee. Monologo recitato da Edward Norton]

 

venerdì, 21 settembre 2007

Parola di Ministro
Categoria:attualità, scritto da andy capp


"L'integrazione dei diversamente abili è una delle cifre distintive della scuola italiana, una delle più avanzate in Europa e non abbiamo nessuna intenzione di rinunciare a questo primato.

Proprio per questo sono certo che anche Luca troverà presto ciò di cui ha bisogno, come la legge prevede, proseguendo e confermando la linea della scuola italiana di riconoscere l'integrazione degli studenti diversamente abili come condizione imprescindibile di civiltà e di qualità".

Parola di Giuseppe Fioroni
Ministro della Pubblica Istruzione

Quella che avete appena letto è la parte conclusiva della risposta data a una mamma disperata di un bambino disabile, Luca, che aveva denunciato su Repubblica la situazione insostenibile che si trova ad affrontare. Nella scorsa finanziaria infatti le brillanti intuizioni di Fioroni hanno portato a un aumento degli studenti per classe e alla riduzione degli insegnanti di sostegno che, come nel caso di Luca, potranno seguire chi ha bisogno solo undici ore invece di quaranta. Si tratta di uno dei maggiori problemi delle famiglie italiane a cui ancora una volta i politici danno risposte da salotto, quando invece farebbero meglio a restare in silenzio oppure a recitare un mea culpa.

Tre giorni fa il Ministro Fioroni è stato contestato a Napoli da più di mille persone, tutte genitori di bambini disabili, che lamentavano un totale abbandono da parte delle istituzioni. Antonio Nocchetti, presidente dell'associazione Tutti a scuola, ha rivolto accuse precise anche sulla sempre più complessa certificazione per la disabilità.

La replica di Fioroni sul palco non si è fatta attendere:

"L' errore di fondo - ha detto - è quello di considerare l'insegnante di sostegno, che è un supporto degli insegnanti ordinari, anche un assistente sociale ed un educatore. Tali compiti vanno invece affidati ad altre figure professionali, che debbono essere reclutati dalle scuole grazie all'impegno congiunto degli enti locali".

Un politichese eccezionale. Partiamo da alcune considerazioni caro Ministro: lei dice che tali compiti vanno affidati ad altre figure professionali. Ci potrebbe spiegare quali? Poi dice che tali figure devono essere reclutate dalle scuole. In che modo?

Secondo un'ulteriore denuncia, al Ministero avrebbero giustificato i tagli perché il numero delle richieste di insegnanti di sostegno è superiore al bisogno reale.

Ecco secondo me il problema di fondo: in un momento storico in cui va di moda parlare di antipolitica, del vuoto di valori, mi piace restare sul concreto. E allora, i politici hanno ancora la percezione reale delle problematiche del Paese? Precarietà, emergenza casa, integrazione, scuola. Tutti Problemi Democratici. Non so voi, ma io ne ho le tasche piene di figure che come risposta parlano di tutto tranne che delle soluzioni. Eppure stanno lì per questo.

mercoledì, 19 settembre 2007

Killing Moore
Categoria:giornalismo, scritto da stefano havana


Secondo me Micheal Moore è la risposta americana nazional-popolare ad Antonio Ricci di Striscia la Notizia

Non a caso Antonio Ricci piace alla gente che io reputo più insopportabilmente di destra, (Beppe Grillo compreso) esattamente come Michael Moore piace alla gente che io reputo più insopportabilmente di sinistra. Significherà qualcosa questo fatto? Forse no, ma provo a spiegarmi.

Entrambi, Moore e Ricci, hanno un obiettivo molto preciso, vale a dire catturare consensi denigrando il potere della classe politica, (per esempio) attraverso presunti scoop relativi a malgoverno, scandaletti, superscandali, abusi sessuali, vallettine, maxi-condoni, agevolazioni fiscali. MA per arrivare a questo fine entrambi ricorrono al medesimo mezzo: prendono l'obiettivo della loro critica e la ridicolizzano mettendone in risalto soprattutto i difetti carnascialeschi, le sproporzioni fisiche, gli errori grammaticali, le idiosincrasie, le fisime, le gaffes pubbliche, i vizietti innocenti ma ridanciani, insomma, perdendo completamente di vista l'oggetto della critica, però arrivando ugualmente al loro scopo finale: rendere quell'obiettivo inviso agli occhi degli spettatori.

Il George Bush di Moore è il Silvio Berlusconi di Ricci.
Entrambi sono personaggi di una pericolosità sociale unica, entrambi sono personaggi colpevoli dei più grandi disastri sociali, storici, umani che la recente storia politica dei due Paesi ricordi, eppure il George Bush di Moore è un simpatico signore di mezza età che in 9/11 non fa altro che giocare a golf, sbagliare riferimenti storici, incappare in gaffes macroscopiche con i giornalisti, sbagliare tutti i tempi degli interventi pubblici, ripetere in sequenza - grazie a un montaggio naturalmente truffaldino e deontologicamente aberrante - la locuzione, "li staneremo!", "li staneremo!", "li staneremo!", "li staneremo!", dove, si sa, la ripetizione ossessiva è uno dei meccanismi comici più funzionanti e, infatti, è lo stesso meccanismo comico (perché è di comicità che stiamo parlando, non d'inchiesta, men che meno di giornalismo) utilizzato da Antonio Ricci: il suo Berlusconi è un uomo gioviale, simpatico, galvanizzante che fa le corna durante le foto, infila topiche a ripetizione, guarda le scollature delle giornaliste e, soprattutto, proprio come il Bush di Moore, viene ripreso in continuazione mentre pronuncia l'ormai storica frase: "Sono invincibile!", "Sono invincibile!", "Sono invincibile!".

Guardando l'orribile Fahrenheit 9/11, ho notato anche un'altra drammatica somiglianza tra l'operato di Michael Moore e quello di Antonio Ricci: il ricorso al fotomontaggio, sia visivo che sonoro. Il volto del Bush di Moore è continuamente sovrapposto ai volti di cow boy in assetto di guerra e di altri personaggi tipici della filmografia popolare americana, (addirittura nel montaggio c'è un uso ossessivo di non so quale attore, forse Charles Bronson, che ripete indovinate quale frase? Esatto: "Li staneremo"...) così come il volto del Berlusconi di Ricci è continuamente sovrapposto, in quella trasmissione deplorevole qual è Striscia la Notizia, ai volti delle maschere italiane più tipiche. L'effetto comico è il medesimo: squallido, però funzionale, perché il continuo bombardamento di immagini simili serve senza dubbio a dare agli obiettivi della feroce satira (Moore fa satira, così come la fa Ricci) quella connotazione negativa desiderata senza fare approfondimento.

In 9/11 non c'è, in tutto il documentario, una chiave d'inchiesta originale: i volti rigati dalle lacrime dei parenti delle vittime dell'11 settembre vomitano le sciocchezze ovvie e legittime di tutti i parenti di vittime del mondo, da quelle del terrorismo, a quelle dei sassi dai cavalcavia; gli interventi di Bush sono, come detto, sempre votati alla comicità involontaria, alla caricatura. Il resto è creato dall'intervento rumoroso di Moore che, proprio come i vari Staffelli e Ghione di Ricci, arriva sul posto con mezzi mediaticamente esplosivi, disturbanti, invadenti, utili a rendere prima di tutto inoffensivo l'obiettivo. (un senatore che si vede arrivare Moore a bordo di un camioncino di gelati, a megafono spianato, con dietro 400 persone preda di crisi di risate, non è il referente ideale per organizzare un botta e risposta onesto, proprio come gli inseguimenti di Staffelli seguito da elicotteri trasportanti Tapiri megagalattici e pesanti 4 tonnellate, non è neanche un po' giornalistico, ma è più che altro una cagata pazzesca)

Nel suo ultimo lavoro, "Sicko", Moore ha fatto qualcosa di talmente aberrante che neanche Ricci ha osato mai. Nel tentativo inutile (perché già si sa) di dimostrare quanto inefficiente sia il sistema sanitario americano, Moore ha preso un tot di ammalati americani e li ha portati alla Havana con il chiaro messaggio di mostrare a cinema zeppi di mangia hot dog inebetiti dalle Marlboro rosse quanto sia indietro l'America, dal punto di vista sanitario, rispetto nientemeno che a Cuba, la stella mancante della bandiera a stelle e strisce, proprio la terra vessata dai Kennedy, da Clinton e dai Bush, l'isola rivoluzionaria devastata dall'embargo americano, proprio Cuba, siore e siori, riesce ad essere più avanzata rispetto all'America, almeno dal punto di vista sanitario. Questo è quello che vorrebbe dirci Moore nel suo ultimo "documentario". Applausi scroscianti dei mangia hot dog e dei compagni italiani con le magliette del Che.

Peccato che questa… Cosa sia totale pornografia. Moore prende e fa vedere in primissimo piano l'atto della penetrazione, così da eccitare irreversibilmente teenagers, adolescenti e puttanieri. Ma Cuba, dal punto di vista sanitario, NON è affatto più avanti dell'America: non esiste UN americano che preferirebbe farsi curare a Cuba e non esiste UN cubano che non preferirebbe farsi curare in America. I medici cubani sono bravissimi, straordinari, umanamente profondissimi (ma anche i medici italiani lo sono): peccato che il sistema sanitario cubano sia, semplicemente, inesistente. (a parte il fatto che le farmacie sono vuote ed è impossibile trovare perfino i fazzolettini per soffiarsi il naso) Gli ospedali, se non ti chiami Diego Armando Maradona, non esistono, non curano, sono fatiscenti, non hanno le attrezzature, la ricerca non è sovvenzionata, (come l'arte) i medici che possono espatriano, quelli che non possono farlo, come il mio fraterno amico Raul, sceglie di abbandonare la professione tanto amata per scaricare carne ai mercati. E Raul era uno di loro, un bravissimo scienziato, un medico superiore, capo del laboratorio di medicina molecolare, aveva all'attivo convegni in tutto il Sudamerica e l'Italia e se avesse visto Michael Moore con la sua flotta di malati emigranti, li avrebbe presi tutti quanti a calci nel culo, oppure inseguiti con il suo furgone che è adesso diventato lo strumento di lavoro principale.

Il mio amico Raul vuole vedere Fidel Castro morto e sepolto da quando, in uno dei suoi tanti comizi televisivi, il lider maximo annunciò che una certa malattia che colpiva i bambini era colpa dell'embargo. Raul, che stava lavorando alla cura per quella malattia con la sua equipe medica da tempo, e che finalmente aveva trovato la via, si vide tagliati i fondi perché, secondo Fidel, quella malattia era colpa dell'embargo. E invece, naturalmente, no. Si può dire che l'embargo sia l'ultimo dei problemi cubani e il primo alibi di Fidel, ma questo è un altro discorso. Il fatto è che Moore ha messo su una cosa molto comoda e molto pornografica ed è per questo che io reputo Moore un cialtrone grasso e non un grasso e grosso documentarista: Moore è un ciccione furbacchione che fa spettacolo.

(l'avete sentita la storia del suo denigratore? Quello che aveva organizzato un sito Web per affossarlo? Per affossare Moore? L'avete sentita? A un certo punto al denigratore folle è capitata una disgrazia: la moglie stava morendo di cancro. Allora lui, il denigratore, sul sito che usava per denigrare Moore, ha messo un annuncio: per piacere aiutatemi. Mi servono tot soldi per le cure di mia moglie. Tac, Moore ha preso e gli ha fatto un assegno. Però restando anonimo. La moglie s'è salvata e il denigratore di Moore ha messo sul sito un altro annuncio: grazie al mio angelo salvatore. Chiunque tu sia. Moore s'è fregato le mani e che ha fatto? Ha schiaffato questa cosa in "Sicko". Così il denigratore folle, se non si è suicidato, adesso sta schiattando lui di cancro per la rabbia e la vergogna. Vi sembra bello? Vi sembra deontologico? Vi sembra per caso funzionale all'obiettivo del documentario oppure vi sembra funzionale soprattutto per rendere l'autore di quel documentario simpatico a tutti i mangia hamburger dei cinema?)

Come dice il mio amico Andy Capp: ma a che serve Moore? Lo andiamo a vedere noi, quelli come noi, ne parliamo tra di noi e finisce lì. Io aggiungo che pure quelli come noi dovrebbero smetterla di farsi abbindolare dal falso giornalismo d'inchiesta travestito da show del sabato sera. (anzi, scusate, è il contrario: è show del sabato sera travestito da falso giornalismo d'inchiesta) Moore è come Ricci: fa risaltare cose ovvie usando i mezzi sbagliati, quelli più comodi.

(a proposito: non vi viene in mente nessun altro che, saggiato l'anello del potere, sta adesso impazzendo e anche lui comincia a far risaltare cose ovvie ridicolizzando l'obiettivo della sua critica tramite i difetti fisici, di pronuncia, eccetera eccetera, utilizzando parole chiave come "Alzaheimer", "Valium" e compagnia bella? Vi viene in mente nessuno? Che facciamo? Ci svegliamo in tempo o ci facciamo prendere per il culo un'altra volta?)

martedì, 18 settembre 2007

Football's coming home
Categoria:svago, scritto da andy capp


Voglio approfittare della discussione sul modo di intendere il tifo e il rapporto con il calcio di cui stiamo parlando da due giorni per raccontarvi il mio ultimo fine settimana trascorso a Londra con l'obiettivo di vedere il maggior numero di partite possibili.

theshedPer me il vero calcio è quello inglese. Adoro tutta la storia del football britannico, seguo e tifo per le squadre inglesi anche in Champions League, ho letto molti libri che raccontano della terrace culture e degli anni '70, quando le scorribande delle crew per le strade di Londra e dintorni erano all'ordine del giorno. Anche in Inghilterra però qualcosa è cambiato: bellissimi impianti polifunzionali hanno sostituito (o lo stanno facendo) gli stadi storici con le vecchie panche di legno e il profumo dell'erba appena tagliata. Sono consapevole che per la maggior parte di voi il fatto che l'Arsenal non giochi più ad Highbury sia uno dei problemi minori. Ma io non posso crederci. E' un po' come se la Lazio finisse davvero a Valmontone (tranquillo Ste, ho fonti certe, non se ne fa nulla).

uptonPrima di entrare nel merito vi segnalo uno strano caso di abuso di denaro figlio del calcio moderno. Come molti lettori sapranno faccio il giornalista quindi per andare a vedere le partite di solito mi faccio accreditare. Anche perché i prezzi dei biglietti sono inaccessibili. Una gradinata equivalente alle nostre curve non costa meno di 34 pound. In Inghilterra però da quest'anno qualcosa è cambiato: la vendita dei diritti televisivi all'estero non permette ingressi a testate giornalistiche che non seguano settimanalmente la Premier League. Dunque se hai i soldi guardi e racconti l'evento, altrimenti ti attacchi. Per farvela breve è impossibile per un giornalista free lance entrare in uno stadio inglese per scrivere un articolo sulle misure di sicurezza (come volevo fare io) oppure per raccontare il folklore della gente. Per farvi un ultimo esempio piuttosto eloquente: avete presente la guida al calcio estero che ogni anno il Guerin Sportivo prepara a fine agosto? Quest'anno il calendario inglese (cioè le giornate del campionato) non è stato inserito perché vanno acquistati anche quei diritti lì. Ci troviamo di fronte a una chiara violazione del diritto di cronaca.

coppiacavalliAlla fine sono stato ad Upton Park a vedere West Ham-Middlesbrough in mezzo ai tifosi del Boro. Costo del biglietto: 70 sterline da un bagarino con tanto di trattativa dietro un vicolo dell'Est End; una situazione - lo ammetto - poco piacevole. Entrato allo stadio la sensazione è stata molto bella ma non esaltante. Troppa, troppa, troppa repressione. La partita non era di quelle a rischio, le due tifoserie sono piuttosto amiche e vedere un bobbies a cavallo ogni dieci metri lungo Green Street oppure gli stewart che si portano via un ragazzino perché faceva gestacci al settore ospiti francamente è troppo. All'interno dello stadio non ti puoi muovere, non puoi introdurre bandiere e non puoi nemmeno fumarti una sigaretta. Ma dico siamo pazzi? Inevitabilmente il tifo ne ha risentito e non è un caso se gli unici tifosi che cantano sono quelli in trasferta. Il momento più divertente della partita è stato quando quelli del Boro, sotto di tre gol, hanno cominciato a cantare verso un tifoso ciccione del West Ham, che all'improvviso si è alzato in piedi a far vedere il pancione meritandosi un'ovazione: "You're fantastique! You're fantastique!". Insomma, this is football direbbero gli inglesi: urla, cori stonati sulle tribune, calcioni in campo, corse sotto la curva e abbracci con i propri tifosi. Purtroppo queste cose in Inghilterra non si vedono più. Solo qualche isola felice come Manchester o Liverpool ancora resiste. Nel resto del paese il rigore necessario a garantire che tutto vada per il meglio ha soffocato la spontaneità popolare.

cavalliMa nonostante questo non credo affatto che Londra sia una città sicura solo perché non ci sono più gli hooligans. Più che vendere il prodotto calcio a prezzi esorbitanti, se fossi nei palazzi inglesi del potere mi preoccuperei del disagio sociale dei giovani. Lassù si beve troppo. L'alcool è una vera piaga: alle 4 di notte orde di 17enni ubriache girano per la città in cerca di un taxi. Scene di vagabondaggio in centro sono la normalità, mentre la periferia ormai conta molti più immigrati che cittadini inglesi. A sentire i racconti di qualche italiano che vive lì da anni, tra sparatorie, risse, aggressioni (come riportano anche i giornali), credo che tra qualche anno sentiremo parlare di banlieue inglesi.

wembleyTornando invece al fine settimana, dopo la partita sono uscito di corsa dallo stadio per raggiungere Chelsea. Ovviamente ci ho messo più di un'ora a causa dell'incolonnamento a cui ti obbligano le forze dell'ordine, che a mio avviso rallentano il deflusso. Poi finalmente sono riuscito a raggiungere lo storico The Shed Pub, dove però i tavolini di legno e le panche di qualche anno fa sono state sostituite da luci soffuse e lampade al neon. Fortuna che a scaldare l'atmosfera ci sia ancora qualche panciuto pelato ricoperto di tatuaggi. Dopo la partita sono rimasto in attesa dei giocatori, ma di loro nessuna traccia. L'unico a farsi vedere (ma senza fermarsi) è stato Abramovich. E allora me ne sono andato e mi sono fatto una Guinness.

 

lunedì, 17 settembre 2007

I Dieci Comandamenti
Categoria:sport, scritto da stefano havana


Che voi veniate qui a leggere le cose che scriviamo mi rende molto felice: è un onore che ci fate e io non so che dire. M'inchino. Che su alcune cose, il G8 di Genova, il calcio, per dirne due a caso, io sia portatore di alcuni (pochi) convincimenti che vi fanno oltremodo incazzare e puntualmente essere in disaccordo con me (e spesso pure con Andy Capp) è un altro dato di fatto: davanti a questo, allo stesso modo, io mi prostro, tant'è, siamo come siamo, cerchiamo di divertirci insieme senza che le divergenze minino troppo i nostri rapporti. E' proprio questo il bello. O l'interessante. O tutte e due le cose.

Però vorrei stilare ora e per sempre la mia lista dei Dieci Comandamenti Inerenti Il Calcio E Il Modo Di Viverlo che vorrei fossero chiari anche per eventuali post futuri sull'argomento. (che comunque sono l'assoluta minoranza, lo sapete) Così che chi reputi questa serie di Comandamenti troppo lontana dalla persona che si sente di essere, allora possa liberamente, felicemente, serenamente, andarsene altrove. (sempre che non gliel'abbia ordinato il dottore. Tipo: ossessione compulsiva da Noantri. E allora m'inchino di nuovo. Però rigorosamente dietro presentazione di certificato medico) Perché questo è quello che siamo e, come ha detto un caro amico, nonostante tutto il rispetto e la voglia di ascoltare le vostre opinioni, non saremo mai come voi.

1) Il razzismo nel calcio non esiste. Esiste il razzismo, punto. Se voglio sentirmi sicuro, se voglio andare in un posto leale, io vado allo stadio. Semmai evito le villette di piccoli centri cittadini o montani, evito i parcheggi del lungomare laziale, evito il Parlamento, evito il Billionaire, e, soprattutto, evito la camera da letto dei miei familiari, parenti e amici, vista la tendenza all'accoltellamento facile di questi ultimi tempi. Il male del pallone non sono i tifosi, non sono gli Ultras. Lanciare un fumogeno in campo è un atto piuttosto cretino: ma chi lancia un fumogeno in campo, la sera, poi, dovrebbe poter tornare a casa a guardare Controcampo SENZA vedersi per forza proiettato in primissimo piano su tutti i video wall del mondo con la dicitura in basso "Criminale", perché quello non è un criminale. E' uno scemo. E gli scemi, in genere, non stanno in carcere ma tutti a casa a leggere o a fare i blog. Ne conosco tantissimi di scemi e ci vado molto d'accordo: non meritano di stare in carcere. A me non piacciono i tifosi di professione, mi stanno antipatici, non li frequenterei volentieri, penso sempre che potrebbero trovarsi altro da fare, e di più costruttivo, ma quelli non sono criminali, non dovrebbero andare intercettati e, anche loro, come gli scemi, dovrebbero poter tornare la sera a guardarsi Controcampo, col telecomando in mano, e non aspettare il proprio turno nella sala mensa di Regina Coeli o Rebibbia. O Alcatraz.

2) Io non sono razzista. Amo i negri e mi stanno molto simpatici pure i froci. Premessa questa, odiosa ma necessaria, perché spesso il livello del ragionamento scende penosamente verso confini pre-fognari. E siccome non sono razzista e siccome il razzismo nel calcio non esiste, ma esiste punto, così come la violenza, vi dico che allo stadio per me un negro che gioca in una squadra avversaria non sarà mai niente di diverso da un: (seguono esempi) "negro di merda", "scimmia urlatrice", "congo, vatti appendere a una liana", "mannaggia alla foresta da dove sei venuto", "africa di merda", "negro bastardo", "razza inferiore". Gli stessi epiteti sono da me reiteratamente lanciati, allo stadio, nei confronti di: calabresi, siciliani, milanesi, toscani. E napoletani: io sono napoletano. Ma quando quel mezz'uomo di Cannavaro (vostro campione del mondo) spaccò le gambe a Behrami con un intervento da criminale incallito e recidivo qual è, io gliele urlai tutte, perfino in accento napoletano, perché si sapesse da dove venivo e da dove veniva tutta la mia famiglia: (seguono altri esempi) "Napoletano di merda", "Coleroso infame", "Vesuvio lavali col fuoco", "Napoli colera", "Napoletano testa di cazzo". Tutte gliele ho cantate, anche se sono napoletano. Perché il calcio è il calcio, la passione sportiva voialtri non sapete neanche dove infilarvela e durante quei 90 minuti non c'è niente (niente), neanche un lutto, un dolore, una malattia, non c'è niente, niente esiste di più importante al mondo della tua squadra. Fine. Anzi un'altra cosa: lo stadio non è una zona franca. Ci sono delle leggi come da altre parti. E io le rispetto in pieno. Vi dà problemi la volgarità? Impossibile. Non andreste allo stadio: non amereste il calcio. Il calcio è uno sport volgare, maschio, fatto di gente che sputa catarro in eurovisione e che bestemmia in primissimo piano. Io sento e dico molte più parolacce nel traffico. E anche voi. Quindi non venitemi a dire che le parolacce e la volgarità non vi consentono di godervi il match con i vostri bambini. Perché mi fate ridere. Poi piangere. Infine disperare. Per ultimo sperare che i vostri bambini non vengano su com

3) Dire "negro di merda" a Seedorf quando ti ha segnato da 28 metri al 91' minuto di una partita dominata, non ha niente a che vedere col fatto che potrei prendere a pugni Seedorf se lo incontrassi (anche perché avrei di sicuro la peggio, in quanto Seedorf è un Uomo Fisicamente Totale). Dire "zingaro di merda" a Stankovic, che dopo dieci anni alla Lazio bacia la maglia dell'Inter sotto i miei occhi, non significa "stare a un passo dall'andargli a incendiare l'appartamento". Se incontro Stankovic ubriaco al bar l'unica cosa che mi verrebbe in mente di fare è offrirgli un'altra birra. Così come Seedorf diventerebbe immediatamente un Assoluto Mito se, per caso, durante l'intervallo, nello spogliatoio, si cambiasse maglietta e tornasse in campo con i colori della Lazio addosso. Negro o non negro. Invece quando tu mi accoltelli un tizio a San Lorenzo perché ti ha rubato il parcheggio, ti assicuro che non c'è intervallo che tenga. Quello sempre morto ammazzato rimane.

4) Conosco gente che ha lanciato fumogeni e petardi in campo che è migliore della metà di voi. (se è per questo conosco gente che ha lanciato fumogeni e petardi in campo che NON è migliore della metà di voi)

5) Non sono un tifoso della Nazionale di calcio (ODIO la Nazionale di calcio perché detesto tutti i giocatori che ne vestono la maglia) però mi rendo ugualmente conto che fischiare l'inno nazionale francese dovrebbe essere, non un sacrosanto diritto, ma un preciso dovere.

6) Sempre come ha detto quell'amico: io col ca... dentro al cu... non mi siedo comodo. Sedetevici voi, se vi va.

7) Il calcio non è uno sport. E' una passione.

8) L'emozione più forte della mia vita l'ho provata dentro uno stadio, quando Cucchi disse l'ora (le 18 e 4 minuti) e la data (del 14 maggio 2000) e poi fece il suo annuncio (la Lazio è campione d'Italia). Dubito fortemente che proverò le stesse emozioni quando prenderò per la prima volta in braccio mio figlio. Dubito fortemente. A meno che non assomigli già di primo acchito a Veron. Quella è stata la più forte in assoluto, ma tutte le altre più forti provate, parlo di emozioni, non forti come quella ma forti ugualmente da essere ricordate, ebbene, pure le altre, almeno fino alla decima posizione di classifica, io le ricordo dentro uno stadio o davanti alla televisione (ultima, cretinissima, la qualificazione alla Champions League di un mesetto fa. La prossima, già lo so, quando la mia triste, rabberciata, zoppicante squadra, si schiererà in campo al suono di quella musichina accanto a quei Mostri del Real Madrid)

9) Se non siete almeno appassionati la metà di così (e io non sono minimamente tra i più appassionati della mia cerchia d'amici!) siete pregati di non commentare mai più a caso post inerenti il calcio e la passione sportiva. Aspettate il prossimo post per dire la VSQ*. Di spazio non ne mancherà mai.

10) Il tizio che ha stanato quello scemo di tifoso juventino lanciatore di petardi, e che l'ha fatto arrestare, dopo un processo per direttissima, non è un eroe: è una spia. E lo stadio dovrebbe essere inviso a lui, come al tifoso che ha lanciato il petardo. Perché se uno è scemo, l'altro è un pezzo di merda e fra i due non so bene quale dovrebbe essere l'esempio migliore da trarre.

Fine. Non v'ammorbo più ma era doveroso.
Ora passiamo pure ad altri argomenti. Per esempio questo. A proposito di chi dovrebbe stare dentro e chi fuori.

*Vostra Stronzata Quotidiana

sabato, 15 settembre 2007

Libertà per gli Ultras
Categoria:scritto da noantri, weekend con il dubbio


Un video semplice ed efficace che riporta alla luce la domanda delle domande: perché continuiamo a guardare il dito invece della luna? (dedicato a tutti gli appassionati dello sport più bello che sia mai stato inventato: il calcio)

 

A lunedì.

venerdì, 14 settembre 2007

Caffè Pagato
Categoria:quotidianismi, scritto da stefano havana


Mangiare la pizza a Napoli è come ballare la salsa a Cuba. Ti senti osservato dagli altri, autoctoni, che sanno come fare, e da questo t'accorgi che della tua Napoli non t'è rimasto niente, hai perso tutta la manualità, basta, ora sei di Roma.

Napoli, Quartiere Sanità (foto: dalla Rete)Ho mangiato la pizza a Napoli, ieri, insieme a due medici, un infermiere che sembrava uscito da "La Smorfia" e Alberto: non stavamo male, non eravamo impazziti, è solo una lunga storia che speriamo di poter raccontare presto anche qui. Ho preso una Margherita con la bufala perché non potevo fare altrimenti: fuori c'era il sole sopra il Quartiere Sanità e la città non stava ferma un minuto. Letteralmente.

Ci stavano i motorini con tre persone a bordo e i motorini guidati da seienni senza maglietta addosso, le macchine contromano e in terza fila, le signore grasse con gli zoccoli che urlavano da una parte all'altra della via, i cestini calati dai balconi vuoti con le venti euro dentro e riempiti dal fruttivendolo con fagiolini e verdure, ci stavano i negozietti pieni di cose strane, scope e palette e apparentemente nient'altro, ci stava la casa con la targa dov'è nato Totò e la villa dove è stato girato un film famoso, ci stavano gli scugnizzi con gli occhi piccoli e ravvicinati che ci guardavano torvi, noi, evidentemente di fuori, accompagnati da pezzi grossi dell'Asl del quartiere, ci stavano i panni stesi che quasi si toccavano tra un palazzo e l'altro, i marciapiedi tutti sgarrupati che bisognava stare attenti a dove si mettevano i piedi, dei ciccioni inverosimili su vespette modificate e bambini e bambine tanto più spigliati di quelli nostri, capaci di guardarti negli occhi già da lontano, creature di sette, otto anni senza scuola e senza istruzione. Qualcuno dice: senza futuro.

Pizza MargheritaNoi stavamo dentro la pizzeria a mangiare la pizza e a parlare un po' di lavoro un po' di altro e da fuori arrivavano tutti i rumori di queste cose che v'ho detto e che sfrigolavano tra loro, le chiacchiere, l'ammuina, le radio a tutto volume, la gente di Napoli. Cercavo di far ruotare la pizza nel piatto per tagliarla convenientemente, pure se quella tutta quanta nel piatto non ci stava e i bordi, spessi, alti, sofficissimi, s'appollaiavano sulla tovaglietta tra le mie bestemmie pensate. Guardavo gli altri, i napoletani, che mangiavano accanto a me e m'accorgevo che a loro questa cosa non capitava: come niente mi sono messo a raccontare di Gigino Pizza a metro, il posto dove da piccolo, mi ricordo, s'andava a mangiare la pizza più buona di tutte, a Vico Equense, e loro mi hanno detto che pure Gigino Pizza a metro, come un sacco di altre cose di Napoli e del mondo, non è più quello di una volta e oggi ci vanno un sacco di turisti e le pizze sono migliori da altre parti, per esempio nella pizzeria dove stavamo mangiando noi.

Napoli, Quartiere Sanità (foto: dalla Rete)Sono successe altre cose trasudanti Napoli che però non riesco tanto bene a raccontare, perché per farlo ci vorrebbe l'accento di Napoli, l'essenza di Napoli sulle dita, come la farina stava sulle dita di quei pizzaioli, ma le parole scritte così come le sto scrivendo, pure se le sto pensando in napoletano, mi escono fuori dalla tastiera diverse, laiche, senza bollicine, non so spiegare, ce le ho qui le cose che vorrei raccontare di Napoli, per esempio il nugolo di dieci persone che s'è messo a sbracciarsi davanti a un'ambulanza - due davanti, due dietro, qualcuno ai lati - per aiutare l'autista a fare manovra in un budello che qui a Roma non sarebbe neanche pedonale, tutta questa gente che strillava in napoletano in mezzo alla strada: "cchiù arretr, ccchiù ncopp, cchiù avant', gir'! gir'!", ecco ce le ho in mente le parole giuste per raccontare questa cosa del Quartiere Sanità, un posto meraviglioso e difficile che tantissimo mi ha ricordato la Havana, però una volta scritte, quese parole, non lo so, mi sembra che non siano tanto buone come mentre le pensavo.

Napoli, Quartiere Sanità (foto: dalla Rete)Finendo di mangiare la pizza è successo un fatto strano: due o tre dei nostri commensali si sono messi a parlare con gli occupanti del tavolo vicino. Sembra quasi che a Napoli sia proibito il silenzio: questa cosa non succede da altre parti, dove la gente sta tutta nascosta dietro i giornali aperti o con le cuffie premute dentro le orecchie. Allora il nostro tavolo s'è messo a parlare con il tavolo vicino, non so bene di cosa, e quando questi altri del tavolo vicino si sono alzati per andarsene, ci hanno urlato: "Allora, quanti caffè lasciamo pagati?".

Vai a capire, deve essere una consuetudine questo fatto dei napoletani d'essere un po' zingari e un po' fratelli, soprattutto fratelli, e infatti quello è stato solo il primo di una lunghissima serie di Caffè Pagati che mi sono dovuto bere, dovuto, voce del verbo dovere, perché se vai a Napoli mica lo puoi rifiutare un Caffè Pagato, e no, come minimo t'ammazzano, t'acciron', s'offendono e allora ho bevuto almeno tre Caffè Pagati nel giro di un paio d'ore, io che non bevo MAI caffè, tanto che alla fine, davanti all'ennesima offerta del Caffè Pagato, ho preso coraggio, ho pensato: o la va o la spacca e ho gentilmente declinato, però accettando di buon grado un tè freddo al limone, sempre Pagato, perché non esiste che dentro a un bar, in compagnia di napoletani, non ti fai offrire qualcosa, così ho fatto quest'affare, un tè freddo al limone Pagato in cambio di un Caffè Pagato rifiutato. E' una mania, un'ossessione: entri nei posti ed è tutto un volare di "Caffè Pagato eh!", come se Pagare un Caffè fosse un dovere morale, un obbligo esattoriale: i napoletani devono averci una voce apposita tra le uscite domestiche. Ogni anno la Finanziaria Familiare di ciascuno prevede un tot di euro per i Caffè Pagati e la domanda delle domande, naturalmente, è: se tutti hanno garantito un Caffè Pagato, allora chi è veramente che Paga il Caffè? Si fa a turno? E' una cosa tacita? Un giorno Paghi tu e un giorno Pago io? Come ci si mette d'accordo? Sembra una gara. Entri da una parte, neanche il tempo di alzare il dito per chiedere la parola al barista che arriva la voce: "Caffè pagato!". Cazzo.

Napoli, Quartiere Sanità. Bellissimo: un teatro continuo. Non c'ero mai stato però ho scoperto che lì