lunedì, 31 dicembre 2007

Un altro anno (post a più mani)
Categoria:2008, scritto da noantri, scritto da valerio roma


[scritto da Valerio Roma] Diciamoci la verità, non avete alcun motivo per continuare a leggere il mio bilancio introspettivo dell'ultimo giorno dell'anno.

La quasi totalità delle persone che popolano questo blog non mi conoscono, e io non conosco loro. Per di più il mio anno è stato intenso come pochi altri, ma molti di voi potranno dire lo stesso. Però mi va di sfogarmi a mezzo blog, di chiudere così un 2007 nel quale ho fatto fatica a reggere il passo di tutte le cose che mi sono capitate. Il lavoro, la famiglia, gli amici, gli affetti: in tutti i campi ci sono stati stravolgimenti, novità importanti. Ce ne saranno anche nel 2008, almeno per i primi mesi.

Cambieranno parecchie cose sul lavoro, so già che fino ad aprile almeno non avrò il tempo neanche per respirare, se tutto andrà bene. Meglio così, mi sono accorto che le pressioni non mi buttano giù granché, riesco a conviverci piuttosto bene. Ecco, quindi, la mia lista dei desideri per l'anno nuovo:

- un po' di sofferenza in meno per una persona speciale che non se la passa bene tra acciacchi e dolori;
- Marta sempre con me, e serenità per lei;
- un lavoro che funzioni e che non mi faccia preoccupare;
- una nipotina in salute;
- un briciolo di intelligenza e un briciolo di ispirazione in più per continuare a scrivere su questo blog;
- una bella vacanza;
- serenità per Ste e signora, e andyCapp e signora;
- una chitarra acustica, possibilmente di buona qualità;
- un'altra mano sinistra per suonare la chitarra come non ci sono mai riuscito;
- una moto;
- la Roma che vince la Champions League e il mondiale per club. E Francesco Totti Pallone d'Oro e Fifa World Player;
- la Lazio in serie B;
- Italia-Romania 4-0 (doppietta di De Rossi e gol Aquilani e Panucci) a Euro 2008;
- una riforma elettorale in stile maggioritario estremo, modello inglese. Mastella, Dini e Rutelli che si ritirano dalla vita politica;
- due piedi nuovi per giocare meglio a calcio la domenica mattina;
- un cane;
- il cofanetto con la terza serie di Lost;
- neanche una multa.

A tutti quelli che hanno avuto la pazienza di leggere, buon 2008.

[scritto da Jon Londra] Il figlio dell'Uomo, veduta la folla, salì sui gradoni, e, rimanendo in piedi, gli s'accostarono i suoi discepoli, carichi di sacchetti multicolori. Allora egli aprì la sua bocca, e disse, 'giacché non mi ascoltaste duemila anni fa, ora rimarrò in piedi. In Verità vi dico:

beati i costruttori di guerra, perché verranno chiamati costruttori di pace,
beati coloro che trasferiscono i giudici, perché ereditarono la democrazia,
beati i miliziani che uccidono per sbaglio un ragazzo, perché i loro accusatori verranno accusati,
beate le prime file alla prima della Scala, perché indisturbati sorrideranno e applaudiranno, mentre poco lontano un operaio muore bruciato senza neanche la famiglia intorno al letto,
beati coloro che commettono adulterio con veline poi raccomandate, perché il loro problema successivo sarà che vino abbinare al raffinato piatto di un ristorante di Roma, mentre poco lontano coloro che pagano loro il conto tremano nel gelo della fila per il pane quotidiano,
beati i giornalisti che cuciono le trasmissioni su misura, perché erediteranno la voce del Signore,
Beati i capi dei gendarmi, torturatori, perché grande è la loro ricompensa in Terra,
Beati coloro che causano rovina nelle società pubbliche, perché verranno ricompensati dal Signore con buonuscite e promozioni,
beati coloro che piazzano le bombe, perché non vi è verità senza memoria,
Beati coloro che uccisero per due piante d'oriente, perchè la viltà è la droga più pericolosa di tutte, ma il Signore la ricompenserà.
Beati coloro che danno alla mafia ciò che è di Cesare, perchè otterranno la grazia
Beati i falsi profeti, perché l'orecchio dell'uomo é molto più abituato alla menzogna
Beato chi obbedisce al comandamento: non avrai altro Dio all'infuori del denaro, perché verranno loro attribuite virtù, gratuitamente.
Beati gli anestetizzati a tutto, perché avranno la pace.
Beati i tronisti che siedono sul  trono del regno dei vostri cieli,
Beati coloro che seppelliscono santi, eroi e voci libere, perché il peso della bara sarà l'ultimo che porteranno.
Beati i presidenti delle società di calcio, perché la loro violenza è circondata da sorrisi,
Beati i Papi, perché vedranno il Signore, mentre le loro pecorelle vedranno loro.
Beate le vecchie canzoni che ci guardano dall'alto, beate le migrazioni degli uccelli e i corruttori di giudici, perché non sanno quel che fanno.
Beata la ragazza felice di non avere una storia seria, mentre io vago senza meta.
Beati i capufficio che molestano le impiegate, beati i Suv, le doppie file, i doppi petti, le doppie facce, gli impiegati pubblici arroganti, beati i fast-food, i piccioni in piazza, gli struzzi sotto.'
La folla si agitò in un moromorio crescente, finché una voce si levò: 'Maestro, perché ci dici queste cose?'
'Non chiamatemi Maestro, venni per servire e non per essere servito, e giacché non mi ascoltaste quando vi mostrai coloro che saranno beati nell'aldilà, torno perché sappiate chi sono i beati nell'aldiquà'. E proseguì: 'Ma in Verità vi dico: beati anche coloro che hanno il coraggio di non mentire a se stessi, che amano la propria vita con gli alti e bassi, che hanno trovato la serenità nella famiglia, che si pongono degli obiettivi e ne raggiungono altri imprevisti e più importanti. Beati coloro colpiti dalla felicità tutti i giorni, anche per le cose più semplici.'
A quel punto si alzò, e un brusio di disappunto si levò improvviso, sicché egli si fermò e disse: 'in ogni caso, per l'anno che viene, vi auguro un pò di beatitudine'.

(quanto a me - Ste - non ho avuto e non ho tempo per fare altro che ringraziare i qui presenti Valerio e Jon per i gentili contributi e stringermi a voialtri perché quello che arriva possa essere semplicemente un anno migliore. Un 2008 che scriveremo, disegneremo, su queste pagine giorno per giorno. Un abbraccio a tutti i lettori e a Ornella, in particolare per quella mail dolcissima che ci ha mandato. Scappo: sono in ritardo, non ho idea di come si sia vestita F. e non vedo l'ora di scoprirlo. Divertitevi, fate i bravi ma non troppo e non pensate mai al domani perché il domani non esiste)

giovedì, 27 dicembre 2007

Della morte e di altri dèmoni
Categoria:le grandi domande, scritto da giggimassi


Io, lo so da me, sarò un tipo ben strano, ma in questo periodo in cui tutti fanno auguri a chiunque, e ci si riempie la bocca di parole come fortuna, successo, soldi, salute, tutto quel che desideri, che cazzo di espressione di merda, tutto quel che desideri; io, potessi avere tutto ciò che desidero, non sarei un uomo, sarei l'arcangelo gabriele sul trono delle schiere celesti; io, stavo dicendo, in questo periodo di felicità un tanto al chilo, come i baci perugina, io penso spesso alla morte. E sarò di sicuro un tipo ben strano, perché dovete sapere che al di là delle apparenze, di uno tranquillo e riflessivo, ci ho tutto un mondo dentro che ribolle, anzi sobbolle, sta lì come una pentola pronta a esplodere, sta lì come la normalità del serial killer un attimo prima della crisi, sta lì tra l'inquietudine sopita e la follia entusiasta. Non è che voglia fare dello snobismo, è che son davvero così, mi capita di pensare alla morte, quando tutti non pensano che alla vita, e soprattutto ai suoi risvolti materiali.

E' un complesso, capite, si chiama complesso del bastiancontrario, a me, insomma, mi viene l'orticaria a pensare e a dire quel che pensano tutti, sarà che odio le masse, odio il pensiero collettivo, odio la mentalità gruppettara, forse odio pure voi, cari amici di Noantri, e vi giuro, è una cosa che fa soffrire, questa qui: non essere in grado quasi mai di dire io la penso come voi, è una condanna all'originalità che avvelena la vita, e fa morire in solitudine. Uno psicanalista junghiano direbbe che odio, in realtà, me stesso. Uno psicanalista freudiano direbbe che scopo poco e che Edipo eccetera. Fanculo a tutti e due.

E' possibile che in questa società non si possa ragionare sulla morte in santa pace?
E dunque, vi dicevo prima di divagare, io di questi tempi ci penso; verrà la morte e avrà i tuoi occhi, ha scritto uno, appunto, chissà come sono gli occhi della morte, se profondi o freddi, se come ce li siamo immaginati nei libri e nei films o diversi, e chissà poi cos'è davvero la morte in fondo in fondo, - cos'è la vita lo sappiamo -, ma la morte? E' solo un cuore che cessa di battere e due occhi che si chiudono? O c'è dell'altro, e cosa? E cosa si prova a morire, c'è un momento in cui si ha coscienza di morire, o dio sto morendo, come un avviso di chiamata direttamente dal Padreterno?

Questo pensiero lo faccio spesso e mi viene da una cosa che scoprii da piccolo a una mostra sugli strumenti di tortura, non mi chiedete cosa facessi a una mostra sulle torture, forse anche mio padre è un tipo strano, insomma, lì spiegavano che dopo la discesa della ghigliottina, la testa del condannato continua a vivere per venti secondi. Ecco, io vorrei fare un viaggio in quei venti secondi, per scriverne un reportage mai scritto. Io, sarò un tipo ben strano, ma mi c'intrippo parecchio su questo genere di cose. E dire che ho anche il famoso conforto della fede, son cattolico e la mia religione è tutta un inno, per fortuna, alla vita dopo la morte e all'amor che vince, io questo lo so, e mi ci consolo come milioni di cattolici, e penso davvero che Cristo sia Via, Verità e Vita.

Eppure, eppure rimane ogni volta, nel segreto dei pensieri inconfessabili, quella scintilla di razionalità insoddisfatta, che cosa si prova a morire, io son davvero curioso, sarà che son curioso di tutto.

Ecco, questi sono i miei pensieri di fine anno. Ve li regalo, poi torno a giocare con mia figlia e Pooh. A loro, però, non diciamo ancora niente, okay?        

martedì, 25 dicembre 2007

La sera del 25...
Categoria:natale, scritto da andy capp


lunedì, 24 dicembre 2007

Un Natale mediocre
Categoria:natale, scritto da stefano havana


Il corpo di Babbo Natale fu ritrovato in un garage tagliato a pezzetti (il corpo di Babbo Natale, non il garage) il 7 gennaio 2008 dopo che un miliardo e duecentotrentatré milioni di denunce erano arrivate concomitanti la mattina del 25 dicembre, mandando in tilt i centralini telefonici.

La mattina dell'8 gennaio 2008 i giornali titolarono a piena pagina la tragedia, mostrando una rara foto di Babbo Natale da giovane quando frequentava il seminario, con sotto la didascalia: "Babbo Natale ai tempi del seminario": in quella foto Babbo Natale assomigliava a Paul Newman da giovane, occhi azzurri tagliati sottili, naso prominente, maglioncino a V e mascella da attore americano. Tantissimi giornali, nelle pagine interne, riportarono anche un'altra foto, sempre risalente ai tempi del seminario, (fa sempre un certo effetto mostrare le foto dei morti ammazzati "ai tempi" di qualcosa) in cui Babbo Natale giovane posava insieme ad altri ragazzi giovani, del tutto simili a lui tranne per il fatto che nessuno di loro riportava, intorno alla faccia, lo stesso circoletto rosso che i grafici dei quotidiani gli avevano tributato per renderlo facilmente riconoscibile. Anche in quest'altra foto, questa del circoletto, la didascalia molto ovviamente ribadiva: "Babbo Natale quando frequentava il seminario".

Allora quella mattina dell'8 gennaio la disperazione nel mondo fu tale che in tutto il mondo piovve. Chi prima, chi dopo, (a seconda del fuso orario) la gente osservò attentamente quella foto, la foto di Babbo Natale da giovane, in particolare quella dove stava insieme agli altri cerchiato di rosso, rimanendo colpita dall'alone di predestinazione che quel volto portava. Nessun altro, in quello scatto, sembrava essere bello a tal punto, così convinto, così fiero, come Babbo Natale da giovane cerchiato di rosso. Sembrava quasi, nella foto, che Babbo Natale giovane se lo vedesse già intorno alla faccia il circoletto rosso che i giornali, un giorno nel futuro lontano, gli avrebbero disegnato attorno. E sembrava che anche tutti gli altri ragazzi del seminario presenti potessero vederlo e che per quello apparissero meno convinti, più sconfortati, perché tanto, qualsiasi cosa avessero fatto, con qualsiasi voto fossero usciti da lì, con qualsiasi ragazza si fossero presentati al ballo di fine anno, ebbene, il circoletto rosso non sarebbe toccato a loro.

I giornali, quell'8 gennaio 2008, ma anche tutti i giorni a venire, per almeno un anno, parlarono diffusamente di Babbo Natale, raccontando vizi e virtù dell'uomo più famoso del mondo subito dopo Gesù Cristo e Briatore. (secondo un sondaggio di Forbes. In verità Forbes propose anche un altro sondaggio che si trascinò dietro una buona dose di critiche, sondaggio che elesse Babbo Natale secondo uomo più ricco del pianeta subito dopo Putin e i fondatori di Google) Arrivarono settimane atroci per la televisione e per il senso generale dell'inverno: la Borsa crollò pesantemente e "The Economist" scrisse che la morte di Babbo Natale si poteva paragonare, per gravità fiscale, al post 11 settembre. Naturalmente i più colpiti dal lutto furono i bambini: anche quelli che, da anni, avevano perduto la fede nella figura di Babbo Natale, tornarono improvvisamente praticanti e alla fine se ne contarono a milioni nei vari funerali che furono organizzati. (fu deciso che un solo funerale non sarebbe mai bastato a soddisfare la richiesta e, per questo, ne furono preparati 466 sparsi per il mondo: dove fossero realmente le spoglie di Babbo Natale non fu mai rivelato, così che tutti potessero segretamente covare il sogno d'aver scelto il funerale giusto e raccontarlo agli amici o nelle interviste televisive. Quelle giornate di grande unione e fratellanza furono chiamate dai media: "L'ultimo regalo di Babbo Natale". Sei milioni di T-Shirt furono stampate e vendute in poche ore)

Uno dei problemi principali fu che il cadavere tagliato a pezzi di Babbo Natale venne rinvenuto disgraziatamente nei pressi di una Moschea. Vennero perciò mesi difficili per gli islamici di tutto il pianeta: l'Italia, in particolare, si fece portavoce di una moratoria per ristabilire con "urgenza assoluta" la pena di morte. La moratoria fu approvata con grandissimo calore e in una dichiarazione, forse troppo affrettata, Prodi propose di dichiarare illegali tutte le persone di sesso maschile con la barba lunga e che avessero almeno un'acca nel nome o nel cognome. In più la Lega Nord si fece portatrice di una proposta, acclamata sulle rive del Po in uno storico giorno di febbraio alla presenza di 400 bifolchi, quattro vacche e sedici maiali coi paramenti sacri, secondo la quale proposta, chiunque fosse in grado di elargire informazioni sul presunto killer di Babbo Natale (che per comodità tutti cominciarono a chiamare Mohammad) avrebbe ricevuto una cifra in danaro pari al suo peso. (il primo a presentarsi fu sorprendentemente Giuliano Ferrara)

Un dibattito politico senza precedenti si scatenò: durante una manifestazione pacifica il 7 febbraio, esattamente un mese dopo il ritrovamento del cadavere tagliato a pezzetti di Babbo Natale, la polizia sparò lacrimogeni ad altezza uomo per disperdere una folla di riottosi naziskin che s'erano riuniti al grido di: "Santa Claus Raus". Il Parlamento deliberò che fosse il caso di calmare le ire cittadine e con una mossa storica e tempestiva le Grandi Potenze mondiali firmarono un Trattato di Pace Internazionale per cui tutte le persone minimamente sospettate d'aver ucciso Babbo Natale furono immediatamente imprigionate. Tra loro anche Salman Rushdie. Davanti a una petizione proposta da sommi Figli di Papà, tra cui Luca Sofri, in cui veniva chiesta l'immediata scarcerazione del letterato di Bombay, e firmata da oltre 350 Intellettuali italiani, tra cui Daria Bignardi, il governo Italiano rispose con una nota ufficiale: "Poteva pensarci prima e levarsi quell'acca dal cognome. Per non parlare della barba".

Petizione o non petizione, il Trattato di Pace Internazionale venne visto di buon grado da quasi tutta la popolazione mondiale. Secondo un sondaggio incrociato italo-americano il 97% delle persone intervistate si dicevano d'accordo con l'incarcerazione preventiva. Il 2% non sapeva o non rispondeva, il restante 1% erano blogger. (sondaggio effettuato su un campione di 1 milione di persone sparse per tutti e cinque continenti, tranne quello asiatico)

Com'è come non è, di certo ci fu che, messi dentro circa 13 milioni di persone sospettate dell'uccisione di Babbo Natale, anche tutto il resto della criminalità crollò in maniera sorprendente: addirittura le persone cominciarono ad uscire di casa anche dopo le 21 di sera e a nutrire nuovamente fiducia verso il futuro. (dove per futuro s'intendeva, al massimo, tutto il resto della settimana) La presidenza del Consiglio dei Ministri promosse spot pubblicitari, che sono ancora in onda, in cui si invitavano i cittadini a rilassarsi e a credere che quanto s'era fatto e si stava facendo per la sicurezza di tutti era già più che sufficiente.

Naturalmente non fu tutto qui.
Le indagini proseguirono per oltre un anno: come consulente speciale, gli inquirenti convocarono la signora Franzoni, ma ugualmente non venne fuori niente di significativo, a parte un coltello sospetto recante sulla lama tracce di sangue riconducibili a Meredith. I Ris tirarono fuori riscontri di ogni tipo: dopo sei settimane di analisi alcuni peli di barba bianca furono fatalmente fatti risalire alla vittima e non all'assassino.

Le televisioni ci marciarono: i palinsesti furono variati per mesi e, per rispetto, le Veline di Striscia la Notizia non fecero stacchetti addirittura per tre puntate.

Il minuto di silenzio osservato negli stadi di Serie A fece discutere moltissimo, perché i temibilissimi Ultras lo disturbarono con irrispettosi fischi. (fu pensato di incolparli tout court dell'assassinio di Babbo Natale, tutti gli Ultras d'Italia tranne quelli del Vicenza, in quanto i colori sociali di Babbo Natale erano molto simili a quelli della squadra biancorossa) Il Viminale, per rispondere alle curve, ree d'aver esposto striscioni quali: "Luciano Moggi come Babbo Natale" e "Dieci, cento, mille Babbo Natale", deliberò che tutti gli attaccanti di Serie A non avrebbero mai più dovuto segnare goal di testa. Fu così che scese in piazza anche il Sindacato Calciatori: l'Osservatorio, allora, trovò che per mettere la parola fine alla questione "Violenza negli stadi" la maniera migliore fosse quella di spostare l'orario delle partite dalle 15 alle 15.15: l'idea ebbe un successo universale e la Federcalcio mostrò dei tabulati in cui si dimostrava senza l'ombra del minimo dubbio che le violenze tra le 15 e le 15.15 erano effettivamente diminuite del 100%.

La morte di Babbo Natale cambiò la vita delle persone per tutto l'anno a venire, fino a che, naturalmente, non arrivò nuovamente Natale e due fasci di luce furono proiettati verso il cielo alla mezzanotte precisa da tutte le piazze del mondo. Allora i bambini intonarono canti religiosi, Bush si fece il segno della croce in diretta mondiale, mentre sulle sue labbra le moviole carpirono il messaggio: "Lo staneremo" e Silvio Berlusconi montò sul tetto di un auto per annunciare a tutti alcune cose, per esempio che Babbo Natale era comunista e quindi coglione nonché omosessuale e che da quel momento in avanti il Natale si sarebbe festeggiato il 24 di marzo. (disgraziatamente l'auto si mosse prima che Silvio terminasse l'orazione ed è per questo che l'ex premier risiede attualmente al Centro Traumatologico in terapia intensiva. Una delle sue ultime dichiarazioni carpite sarebbe stata: "Cribbio, ma che bisogno c'era del catetere?")

L'assassino non fu trovato mai, ma secondo recenti dichiarazioni dei Governi di tutto il mondo: "è altamente probabile che sia comunque in galera". Ai bambini fu spiegato che Babbo Natale era dovuto partire e che "adesso stava molto meglio di prima perché in un posto incantato e pieno di giocattoli". ("...Rignano Flaminio?", avrebbe domandato rabbrividendo uno di loro, secondo testimoni) Non tutti vissero felici e contenti, ma quasi.

Ciao Babbo Natale

(... Buone cose e felicità da Noantri)

sabato, 22 dicembre 2007

IconoclasTime
Categoria:weekend, scritto da stefano havana




Fountain, M. Duchamp

venerdì, 21 dicembre 2007

Venerdì
Categoria:quotidianismi, scritto da stefano havana


Per uccidervi tutti ho passato due giorni a camminare.
Sto parlando di mercoledì e giovedì: tutti v'ho ammazzati, uno dopo l'altro, annientati, dilaniati, non ci siete più, arrivederci e ciao.

Impazziti dalla febbre natalizia v'eravate sparsi per le strade di Roma, moltiplicando le automobili, riempiendo le strisce pedonali, calpestando marciapiedi, sostando davanti a vetrine che sono mescalina legalizzata, pagando inutili oggetti indesiderati molto più di quanto avreste potuto permettervi, giustificando l'insensato gesto con un'alzata di spalle di buoni festivi propositi piena.

Ingestibile Ponte Milvio, più dei lucchetti eravate diventati: puntavate il mercato e, parcheggiate le macchine fino alla quarta fila, vi aggiravate tra banchetti e fichi secchi per accaparrarvi le noci migliori, le mandorle più allungate, i capitoni e le vongole, fieri delle vostre buste gonfie come ghiandole malate, soddisfatti del vostro tempismo capace di anticipare tutti gli altri sonnambuli uguali a voi. Paralizzato Corso Francia: brulicavano le vostre auto come insetti primaverili e non uno, fra di voi, che sapesse veramente guidare. Per non parlare dei Parioli: tutto fermo dalla mattina alla sera. I vostri occhi impazziti, malarici, gialli di rabbia, s'infilavano dentro negozi di elettronica alla ricerca dello sconto a più cifre. Alle casse con pacchi di ogni genere contenevate erezioni o non resistevate alla tentazione di inumidirvi labbra già umide di rossetto secco: animali sessuali il cui coito era diventato l'acquisto, le vostre auto lasciate sui marciapiedi con le portiere aperte come per effetto di un'esplosione nucleare, però senza la benedizione del miliardo di morti.

Questo vedevo, questo sopportavo e perciò decidevo di uccidervi tutti.
Ho compiuto il primo genocidio non ematico della storia ad altissimo contenuto d'egocentrismo: ho cominciato mercoledì e ho finito giovedì. Non escludo che continuerò la prossima settimana: mi sono vestito e sono uscito al solito orario per andare al lavoro, solo che invece di arrivarci vi ho tutti ammazzati. Vi ho lasciati riversi in terra con gli scampi freschi al vostro fianco agonizzanti: ho fermato la macchina laddove il vostro vomito consumistico non era ancora cominciato a scivolare, parcheggiando comodamente aggratis a 3,5 km dall'obiettivo, vale a dire la redazione dove esercito la mia professione. E ci sono andato a piedi. A piedi: e ad ogni passo uno di voi è caduto. Morto. Annientato mummificato cancellato pappappero.

Ho compiuto circa 3000 passi ad andare e altrettanti a tornare: arrivando a destinazione in anticipo e investendo i 40 minuti che solitamente impiego per trovare parcheggio in una salubre scarpinata sotto il sole di dicembre. Nei pressi di Villa Borghese ho sentito l'odore dello sterco dei cavalli e poi un nitrito: questo ha causato la morte per annichilimento di almeno quattordici di voi. Davanti all'Ambasciata degli Stati Uniti d'America, dietro l'angolo di Via Bertoloni, ho udito distintamente le due guardie di turno dire: "Anvedi che du' cojoni che se dovemo fa" e questa scoperta di normalità tra le pieghe di tizi che, solitamente, appaiono così lontani dai problemi veri della gente, ha fatto cadere a terra una ventina di voi, e dalle vostre buste griffate SMA, GS, TORNATE PRESTO, LA QUALITA' NON HA PREZZO, SIDIS, DESPAR sono rotolate via come orbite vuote palline di Natale e pacchi di pasta a metà prezzo e le automobiline giocattolo hanno perduto immediatamente la gara con quelle altre più grandi, che domineranno il mondo obbligando noi a bere benzina e a servire loro di pasta al pomodoro.

E siete morti, vi ho cancellati mentre suonavate clacson con la testa ben fuori dal finestrino perché si udisse bene il vostro insulto ammorìammazzato. Lungo Viale Parioli sono passato davanti alla Pizzeria "Pizza al 69" e due uomini in abiti da lavoro duro consumavano un trancio di margherita con le barbe poco curate e gli occhi sul camioncino delle consegne ancora carico. Allora uno ha detto all'altro: "Me farei 'na scopata adesso adesso" e questa frase, che s'è attorcigliata come una coda di un cane nel mio padiglione auricolare, ha steso altri 567 di voi disperdendo i vostri acquisti, le vostre certezze, i vostri pacchi regalo destinati a persone di cui non avete la stima né la comprerete in saldo.

Vi ho ignorati per 3,5 km ad andare e per 3,5 km a tornare: prima mercoledì e poi giovedì. Con la differenza che giovedì, di sangue assetato, ho scelto di parcheggiare ancora prima, più lontano, passando davanti a un edicolante che un momento prima stava dicendo al telefono: "Se po' sapé perché me vuoi tanto male a me?" e un momento dopo si sistemava il cellulare sotto al collo e domandava al cliente in attesa: "Prego, dica", con gentilezza, calma, jingle all the way.

Ho percorso la ciclabile arancione deserta, sono arrivato con 15 minuti di anticipo e mi sono concesso anche un giro a Via Veneto, addobbata a festa con i menu turistici ancora più in evidenza e i camerieri sull'uscio dei locali con le mani una dentro l'altra e le gambe un po' divaricate come eroi del west.

Ho camminato a la Forrest Gump per due giorni e circa 15 km, lasciandomi alle spalle una scia di sangue di morti ammazzati dalla mia scelta di indifferenza: senza nemmeno l'ipod. Ho messo i guanti di lana e un piede avanti all'altro. Ho visto cose che voi vi siete persi, mi sono concesso la calma, ho guardato anziani con pesanti buste della spesa camminare sereni e ho visto giovanissimi con zaini pieni di croci celtiche procedere infelici della loro confusione. Ho testimoniato baci, foglie secche e cacche di cane: ho contato le radici degli alberi sotto la traccia dell'asfalto, sono inciampato, ho sudato, mi si sono gonfiate le mani per il freddo e per il movimento, sono salito in redazione con la testa intontita dall'ossigeno e le guance fredde, mi sono sciacquato la faccia, bevuto con calma un bicchiere d'acqua. Ho ripetuto mentalmente il mio nome come un comandamento - d'altra parte sono io l'unico Dio in cui credo - mi sono detto chi sono: in un momento di Generale Confusione sempre bene fa ricordarsi che si può contare su se stessi, sulle proprie scarpe da ginnastica, sulla fedeltà incrollabile di quel doloretto dietro al ginocchio riconoscibile come nostro.

Camminare a Natale può dare speranza.
L'avreste mai detto?

Buone Feste a tutti
i fantasmi
di questo mondo
asettico.

giovedì, 20 dicembre 2007

Giovedì
Categoria:quotidianismi, scritto da andy capp


Ho passato un'ora nel traffico a pensare a questo giovedì da scrivere. I miei amici mi aspettavano al campo per le 21 in zona Montesacro, ma alle 20.53 ero ancora bloccato sul ponte di Corso Francia. Ho tenuto duro e sono riuscito ad arrivare con soli 20 minuti di ritardo. Fortuna che la partita era iniziata da 5 minuti. Erano in quattro contro quattro perché anche un altro dei convocati era rimasto bloccato nel muro di lamiere che illumina e avvolge ogni sera tutte le strade della città. Così ho avuto un bel po' di tempo per pensare a questo giovedì da scrivere, anche se non sono riuscito a far altro che mettere a fuoco quello che era successo durante la giornata di ieri, cioè mercoledì. Due erano le storie che continuavano a ronzarmi in testa e di cui ero sempre più indeciso se parlarne o meno su noantri. Perché noi abbiamo sempre trattato questi argomenti, ma è anche vero che con Ste avevamo deciso per questo filone soft e intimista prenatalizio.

La mattina era morto il sesto operaio della Thyssen Krupp di Torino dopo l'incendio del 5 dicembre. Si chiamava Rosario Rodinò e aveva solo 26 anni. E sempre ieri mattina si erano celebrati i funerali di Rocco Marzo, deceduto domenica scorsa. Mi ha fatto impressione leggere della contestazione durante la cerimonia di un operaio amico e collega dei ragazzi morti: in un momento di rabbia si è recato verso l'altare e ha strappato la corona di fiori recante la fascia dell'azienda. E pensare che finora dei dirigenti si erano perse le tracce.

Nel pomeriggio invece era uscita la notizia della perizia balistica sull'omicidio di Gabriele Sandri. E dai risultati sembra proprio che il proiettile non sia stato deviato stavolta né da sassi volanti, né da reti metalliche né tantomeno da extraterrestri. Poi invece sono arrivate le dichiarazioni dell'avvocato difensore del poliziotto accusato di omicidio volontario che ha parlato di una sostanza chimica presente sul proiettile che avrebbe deviato il colpo. Allora mi sono convinto tutto ad un tratto che c'è gente che nella vita è proprio sfortunata. Vai a pensare che mentre te ne stai a dormire in macchina sul sedile posteriore, una sostanza chimica va a deviare un cavolo di proiettile sparato in aria che ti va a finire proprio in gola.

Ho pensato poi, mentre ero al volante, che tra pochi giorni passerò un'altra ora nel traffico sulla stessa strada per andare a casa di mia zia, che abita a Montesacro, per festeggiare la vigilia di Natale con quei pochi parenti che siamo rimasti e ho pensato invece che per la famiglia Sandri e per la famiglia Rodinò il Natale non sarà mai più come prima.

Dovevo decidere cosa scrivere in questo post intitolato Giovedì, ma vi ho raccontato solo di fatti di cronaca accaduti il giorno prima e della mia ora passata nel traffico. Poco male, speriamo solo che passino in fretta le prossime 24 ore. Perché di venerdì - non so voi - ma io sono un po' più felice. E forse è il caso che questo 2007 finisca in fretta.

mercoledì, 19 dicembre 2007

Mercoledì
Categoria:quotidianismi, scritto da stefano havana


Irresistibile. Lì ero, curiosavo tra le chiavi di ricerca che portano a questo nostro blog e tra le tante menate consuete una ne ho trovata pazzesca. Diceva: "Come si può fare con una ragazza? Noi siamo bambini".

Dio santo, vi rendete conto? Bambini. Bambini spezzati nel cuore. Bambini alle prese con una ragazza insensibile, con una ragazza evidentemente più grande, una disinteressata ragazza, presa già dagli adolescenziali giochi, dai primi coetanei, dai tintinnanti orecchini, dall'odore secco del primo flusso inatteso. Bambini. Non c'ho più visto, mi sono sentito chiamato da un destino più alto: bambini in cerca d'aiuto. Bambini su Google con le mani frettolose, le dita isteriche di chi s'appresta a scoprire nuovi indizi. Non uno soltanto, ma: bambini. Al plurale: un "noi" narrante, come nelle "Vergini suicide" di Jeffrey Eugenides, quel capolavoro che mi ha dato tanto. Noi. Come possiamo fare, noi, con questa ragazza? E poi, subito dopo, l'ammissione, la consapevolezza, la necessaria interpretazione della realtà: noi siamo bambini, quasi a sapere, a riconoscere i propri limiti di chi non ha mai acceso il gas sotto una pentola, di chi non s'è mai controllato le tasche per cercare le chiavi di casa.

Da qui l'esigenza dell'oracolo di Google: come possiamo fare, Mr. Google? Ci aiuti, siamo bambini e questa ragazza, ebbè, lo sa Mr. Google, come funziona, vero? Lei è un adulto e tutto, ci sarà pure passato e quindi saprà bene come ci si deve comportare, perciò andiamo Mr. G., ce la dia una mano, ci dica come fare con questa ragazza, noi siamo bambini. E, bam, Mr. G., l'oracolo, qui li ha condotti, su Noantri, chissà dentro quale post passato, forse intessendo la sua risposta di enigmatici paradigmi: è una responsabilità, sebbene io di consigli non sappia darne a quei bambini. Che devo dirvi? Chi ci ha mai capito niente dell'amore?

Mi trovavo di recente a dire a certi amici: io vivo l'amore come guido la macchina. Finché va, benissimo! Guido senza domande facendomi intontire beatamente dall'autoradio. Se si ferma, se si guasta, se la macchina non ne vuole più sapere di fare un chilometro, ebbé, io non so mica dove metterle le mani. Non sono uno che scende e apre il cofano. Perciò è difficile, cari bambini, dirvi cosa dovreste fare con questa ragazza qui. Molto lo avete già fatto da soli, adducendo all'oracolo Google l'unica formidabile verità, vale a dire: bambini siete. Il resto, vi prego, godetevelo come una grande fortuna: il non sapere, l'avere dubbi, ecco dietro cosa vi dovete rifugiare, sperando che duri il più a lungo possibile.

L'essere dubbiosi, il non sapere bene dove andare: tenetevelo. Non voglio pronunciarla quella frase scontata che titola tantissimi film, libri e citazioni, ma lo farò, perché l'oracolo Google v'ha condotti qui: perciò se proprio non potete evitare di diventare adulti, siatelo sempre il meno possibile. Ecco qual è il mio consiglio: e da qui la risposta. Affogate quella ragazza dei vostri dubbi: fatele sentire quelli, piuttosto che farla camminare sul tappeto delle false certezze. Siete bambini, lo sapete voialtri per primi e allora, vi prego, non fuggite da questa convinzione consapevole. Siete bambini e con quella ragazza non ci potete fare niente. Non vi guarderà adesso, come vi ignorerà da adulti. Non vi parlerà, non vi ascolterà: continuerà per la sua strada e voi bambini continuerete a guardarla passare dandovi di gomito con le cartelle su una spalla sola.

Prenderete gli autobus della vostra vita, cadrete dai motorini e vi scotterete la lingua con la pasta bollente. Il consiglio, l'unico che posso darvi io - e guardate che lingua: tutta consumata dalla pasta bollente – è di modificare leggermente la vostra stringa di ricerca. "Come si può fare con una ragazza?". Punto. Non sarete mai abbastanza adulti per capirci qualcosa delle ragazze, quindi levatevi dalla testa che sia quella la discriminante tra il "potere fare" e il "non potere fare". Vi daranno sempre le spalle, ma lo faranno con amabile femminilità e voi resterete inebetiti a guardare le loro ciocche di capelli oscillare, un po' incazzati, un po' innamorati.

Cadrete a terra, fisicamente proprio, vi si piegheranno le ginocchia e scoprirete che tanti anni d'esercizio nell'arte del camminare non vi saranno serviti a niente. In più, vi dico, belli che adulti non poche saranno le volte in cui "bambini" vi sentirete apostrofati e allora può darsi che la vostra chiave di ricerca su Google diventerà: "Come si può fare con una ragazza? Noi non siamo bambini" e il giro riprenderà, dandovi una sensazione di nausea leggera. Credetemi, bambini: non sto dando un colpo al cerchio e un altro alla botte: vi sto solo dicendo come potrebbe andare, vi sto dicendo che la vostra ricerca dovrebbe essere un poco diversa.

Quella ragazza, la ragazza di cui siete innamorati, non esiste, datemi retta: non c'è. E' una vostra proiezione: dimenticatela. Verrà il tempo in cui ve la ritroverete arrotolata nella mano mentre sarete a passeggio per il centro e verrà il tempo in cui camminerete da soli e verrà il tempo in cui vi farà strano sentire il contatto con una mano nuova, unghie diverse, una diversa disposizione degli anelli; verrà questo tempo e nemmeno allora ci capirete niente, nemmeno allora vi sentirete adeguati e una delle tante domande che attraverserà la vostra testa sarà: "Potevo essere più adulto?". Cercherete anche questa cosa su Google e gli aruspici di Mr. G. vi condurranno lungo un altro giro lunghissimo avaro di risposte. Sarete soli e sarete in coppia: vi sentirete di troppo e vi sentirete sottili. Non è l'essere bambini o il non esserlo il problema. Il problema non esiste, o tutto è un problema, decidete voi.

Siete bambini, avete ragione: rimanetelo. Non pensate alle ragazze: saranno loro a pensare a voi quando meno ve lo aspetterete. Una si girerà a guardarvi scendendo i gradini di un pub e poi ve la ritroverete seduta al tavolo di fronte e vi leverete tutti i sorrisi dalla faccia per regalarli a lei, un'altra la sposerete e poi nel buio arrotolerete le lenzuola nei pugni maledicendo tutto; una vi dirà di sì, un'altra vi dirà di no ma sarete premiati dalla vostra perseveranza; ce ne sarà sicuramente una che vi renderà migliori di un doppio whiskey, ma sarà difficile da trovare; una vi chiamerà bastardo mentre eserciterete il vostro naturale e personalissimo istinto di sopravvivenza, un'altra la troverete abbracciata al tizio sbagliato; un'altra sarà lei a trovarvi; una avrà troppi peli sulle gambe, un'altra ne avrà ben pochi sulla lingua e non si farà problemi a dirvi quello che vi dovrà dire; una racconterà di voi all'amica e quell'amica cercherà di portarvi a letto subito dopo; una vi ricorderà quella precedente, un'altra saprà come farvi ridere nei momenti bui, un'altra sarà lei il momento buio, un'altra canterà le canzoni storpiandole apposta; una scivolerà lentamente via dal letto per starsene in disparte a pensare, una vi catturerà con lo sguardo, un'altra vi fregherà con la camminata; ce ne sarà certamente una che arriverà quando meno ve lo aspetterete, un'altra non vi capirà e vi scambierà per uno di passaggio quando voi, invece, avevate appena deciso di fermarvi.

Tutto questo succederà, a partire da un giorno, forse proprio un mercoledì. "Come si può fare con una ragazza? Noi siamo bambini": niente, potete fare. Potete fare quello che facciamo tutti: disinnescare la vita, aspettando giovedì.

martedì, 18 dicembre 2007

Martedì
Categoria:quotidianismi, scritto da andy capp


Oggi è martedì. Un martedì che arriva dopo un lunedì in sordina chiuso con la coppia noantri di fronte al doppio Negroni di Piero. Ragazzi, roba da ricovero: mi sono addormentato ubriaco sul divano di casa per risvegliarmi all'una di notte. Stavo per venire meno a uno dei comandamenti del blog, ma ora in tarda mattinata, tra una notizia e l'altra, ho deciso di scrivere. Non è che ci sia molto da dire anche oggi, o forse ci sarebbe troppo e proprio non ho voglia di mettermi lì a polemizzare. Così ho deciso di raccontarvi quello che io considero un vero e proprio affronto alla mia persona avvenuto di recente.

C'è una sola nazionale nel calcio per cui faccio il tifo. E' quella inglese. Ne amo la tradizione, i giocatori epici, la storia, il modo di giocare, il fatto di essere sempre una squadra bella e incompiuta. Mi piacciono i tifosi che la seguono ovunque, quello spirito patriottico e nazionalistico che è impossibile importare qui da noi, il loro cantare a squarciagola God save the Queen con gli aliti che già dalla mattina sanno di birra. Lo ammetto, quando gioca l'Inghilterra proprio non riesco a trattenermi dal volerle bene. Del resto li considero gli inventori del calcio e sarò sempre in debito con loro.

C'è un solo allenatore di calcio che io disprezzo come uomo. E' Don Merda. Scusate se lo chiamo così, ma il giorno che scappò da Roma con la squadra e la società in difficoltà per andare alla Juventus,  giurai a me stesso che non avrei mai più pronunciato il suo nome. Don Merda è l'essenza di tutto ciò che odio nel calcio: arroganza, tornaconto personale, viltà, individualismo, fortuna sfacciata. Il momento in cui se ne è andato a Madrid lasciando la Juve in ginocchio ho provato le stesse senzazioni che provai quella notte di tre anni e mezzo fa. Il vincente, come ama farsi chiamare, continua a prendersi le sue rivincite. Quando avrò tempo vi racconterò di tutte le sue malefatte calcistiche. Per ora vi lascio con un dubbio: può definirsi vincente uno che perde sette finali su otto? Lui c'è riuscito. E ora godetevi questo. Quando un uomo ha una parola sola...

Pure l'Inghilterra m'hai tolto a bugiardo!

lunedì, 17 dicembre 2007

Lunedì
Categoria:quotidianismi, scritto da stefano havana


E' l'una e sedici di notte. Sto guardando Dexter. Devo ancora fare il letto. La puntata di Dexter mi sta piacendo molto. In realtà è quella di giovedì, ma giovedì non ho fatto in tempo a vederla. Non avrei voluto vederla nemmeno stasera, ma poi il Viceré al telefono m'ha convinto. Ora c'è la pubblicità. E' già lunedì. E il lunedì è un giorno di solito molto importante per questo blog. Perché è di lunedì che tutto il tappeto si srotola. Invece oggi non si srotolerà un bel niente. Provate a dire la parola "srotolerà" ad alta voce: è veramente difficile. Comunque. Il discorso è che questo lunedì non ci troverete nulla qui dentro. Potete anche passare al prossimo blog, non voglio ingannarvi. Qui s'è sempre detta la verità: dalla prima riga all'ultima. Perché non c'è stato tempo. Ho altro per la testa. Le 24 ore, stavolta, non sono bastate.

Però faccio in tempo a raccontarvi un sogno che ho fatto. A volte lo faccio: raccontare i sogni che faccio.

C'era questa giraffa. Una bella giraffa gialla maculata: insomma una giraffa. E questa giraffa se ne stava andando. Andava via da me. Ed era incredibile la sensazione, perché, mentre quella giraffa se ne andava via, io mi rendevo conto che ne ero perdutamente affezionato. Vi rendete conto? Piangere per una giraffa. Uno può piangere per un gatto, per un cane, per un canarino perfino: ma non s'è mai sentito di una persona disperata per l'addio di una giraffa. Nel sogno era come stare allo zoo, solo che lo zoo era la mia vita e la giraffa era mia. Perciò la giraffa se ne andava da me, galoppava come un cavallo, però disperatamente lenta, lontano nella sua bella prateria e io mi sentivo molto triste per questo fatto. Perché la giraffa se ne stava andando: non ho mai posseduto una giraffa. So che hanno la lingua blu. Ma nient'altro. Mi sono svegliato pieno di sentimenti positivi per quella giraffa che se ne stava andando: si vede che non serbavo rancore nei suoi confronti. Mi sono svegliato con questa coda del sogno che ancora scodinzolava e mi suggeriva sensazioni positive. Mi suggeriva di pensare tutto il meglio possibile per quella giraffa. E io, seppure da sveglio, nel mio letto, in camera, mi sono rizzato a sedere e ho cominciato a sperare che quella giraffa, che mi aveva fatto la cortesia d'essere stata mia, potesse incontrare tutte le fortune del mondo, ovunque se ne stesse andando. Nella prateria, nei boschi, nella savana: dovunque vadano le giraffe quando vanno.

Una giraffa.
Chissà come nascono certe cose.
Per questo lunedì non c'è molto altro da dire.
Verranno lunedì migliori.

venerdì, 14 dicembre 2007

Pugili all'angolo
Categoria:segnalazioni, scritto da stefano havana


Siccome lo abbiamo sempre fatto, siccome so che c'è qualcuno interessato e siccome, addirittura, c'è chi, tra i lettori, mi aveva in qualche modo ispirato l'argomento mesi fa, (mi riferisco al mitico Botticella), vi segnalo che è andato in onda questa mattina su Rai Due il quarto nostro lavoro per Rai Educational dal titolo "Pugili all'angolo". Parla, naturalmente della realtà dei pugili stranieri qui in Italia, tra sfruttamento, ostracismo e speranze. Il tutto per la bellissima trasmissione "Un Mondo a Colori".

Il fatto che non lo abbia scritto qui prima è perché io stesso ho saputo oggi pomeriggio che andava in onda... Stamattina. (no comment) Come per tutti gli altri servizi, anche questa volta ho lavorato insieme ad Alberto Puliafito e Fulvio Nebbia della meravigliosa IK PRODUZIONI: senza di loro eccetera eccetera.

umac

Se ve lo volete guardare basta cliccare qui.
Se volete guardare i nostri altri servizi potete sceglierli nella colonna gialla qui a sinistra. (non è molto professionale, me ne rendo conto!) Altrimenti ci leggiamo qui e là. Come sempre.

venerdì, 14 dicembre 2007

Lato B (25 anni della nostra vita)
Categoria:società, scritto da stefano havana


1983 - Rosa Fumetto (voto 6,5)

1988 - Susan Martin (Voto N.C.: in quella posizione è bello pure il mio)

1988 Susan Martin

1995 - Michelle Hunziker (Voto 6,5)

1995 Michelle Hunziker

2003 - Caroline Salvia (Voto 8,5)

2003 Caroline Salvia

2006 - Natalia Bush (Voto 7,5)

2006 Natalia Bush

VOTATE!

(e, naturalmente, se pensate di avercelo più bello di Roberta, mandateci pure il vostro... Lato migliore)

[foto: via FalcoWeb]

giovedì, 13 dicembre 2007

Chi ha paura della rivolta?
Categoria:attualità, scritto da andy capp


Tir2Nella serata di ieri si è dissolta la grande paura degli italiani. I sindacati degli autotrasportatori hanno accettato le proposte del Governo e hanno sospeso l'unico sciopero che negli ultimi anni è riuscito davvero a farsi sentire. Pur non entrando nel merito della questione, vorrei soffermarmi proprio su questo aspetto. La violenza della protesta che per una volta - finalmente - è riuscita a scuotere le coscienze e a far scricchiolare le istituzioni. Sì è vero, non si può trascinare il Paese nel caos, le ambulanze devono poter passare, noi non c'entriamo nulla con i problemi tra autotrasportatori e Governo. Ma quante volte noi stessi ci siamo lamentati per il poltrire delle menti e dei corpi di questo Paese? Quante volte abbiamo scritto, detto, urlato che in Italia non cambierà mai niente perché le persone sono troppo attaccate ai propri piccoli privilegi borghesi?

Bene, per una volta qualcuno si è fatto sentire. Per tre giorni pieni la tanto decantata e cazzuta Francia è stata proprio qui a casa nostra. E a qualcuno ha dato fastidio. Lo sciopero era stato annunciato da tre settimane, ma il Governo - ancora una volta - se ne è infischiato della scadenza portando la situazione all'esasperazione un po' come aveva già fatto con i settori dei trasporti e del pubblico impiego. Questa volta però il potere dato dal mezzo agli autotrasportatori ha fatto sì che la protesta si avvertisse. E così la gente, quell'ammasso di carne non pensante che la mattina fa colazione con il caffellatte, struscia le pantofole per arrivare dalla cucina al bagno e di solito non si impressiona per nulla che non sia un delitto a sfondo sessuale e/o verso un minore, ha cominciato a farsi qualche domanda, a chiedersi: perché protestano? Direi che un buon risultato con questo è già stato raggiunto.

TirCe l'avessero tutti un Tir per farsi sentire. A quest'ora forse ci sarebbe un po' meno malcontento diffuso e un po' più di amor proprio e senso civico sparso per le strade. Su questa storia italiana ho voglia di dare le pagelle. Il voto massimo 9 va agli autotrasportatori: tre giorni di protesta violenta e compatta per ottenere confronto e accordo. Un 7 va alle forze dell'ordine che questa volta non hanno perso la testa (ma evidentemente un camionista incazzato fa paura); la sufficienza, il 6, è per me che qualche mese fa mi sarei soffermato sul profilo di Paolo Uggè, segretario del sindacato principale della categoria (onorevole di Forza Italia e nella scorsa legislatura sottosegretario ai trasporti); un bel 4 pieno va al Governo, ancora una volta inadeguato, impreparato e convinto alle 12 di lunedì di essere in una posizione di forza tanto da far saltare la trattativa. Un deciso 3 ai mass media, che si sono accorti della protesta e del problema legato al carburante solo 24 ore dopo l'inizio dei disagi; 1 a tutti quelli che terrorizzati hanno fatto scorte di cibo in pieno stile Seconda Guerra Mondiale lasciando vuoti gli scaffali dei supermercati: altro che allarme beni primari, siete ridicoli.

mercoledì, 12 dicembre 2007

Ferrara nudo nella vasca da bagno con Berlusconi e Dell'Utri che gli pisciano addosso, Previti che gli caga in bocca, eccetera.
Categoria:attualità, scritto da stefano havana


Una cosa che mi fa ridere: mentre leggevo l'articolo di Luca Sofri sull'affaire Luttazzi-Ferrara, notavo tutta una serie di vocaboli molto precisi e molto dettagliati utilizzati dallo scrivente, quali "etica", "estetica", "incivilità", "mancanza di rispetto", "volgarità", "vana"; gli stessi vocaboli, più o meno rimescolati e riscaldati, li ho ritrovati nel pezzo del padre di Sofri Luca, cioè Adriano, nel numero di ieri de La Repubblica. In pratica figlio e padre, parlando di satira, e rifiutando entrambi il concetto di censura - pur senza mai trovare il coraggio di dirlo apertamente - stavano a loro volta facendo esercizio di censurare: perché è questo che fa chi, come i Sofri's, prova a ingabbiare in un qualsiasi contesto ideologico la satira. Chiunque, parlando di satira, tira una linea decidendo lui per gli altri fin DOVE quella satira può arrivare, censura. Tale ingenuità ereditaria, travestita da insopportabile saccenza, mi ha fatto parecchio ridere: a voi no?

Un'altra cosa che mi fa ridere: di tutta questa storia - Luttazzi licenziato, Ferrara, La Sette, Aldo Grasso, vasche da bagno – non mi riesce di smettere di pensare che l'uomo-comico può sparire, l'editto bulgaro si può riproporre, può morire di nuovo Biagi, Ferrara può entrare in una taglia 32, tutto può succedere, ma certo è che l'unica immagine - veramente l'unica - che nessuno riuscirà mai più - e dico mai più - a togliersi dalla testa sarà, secula seculorum, quella di Ferrara nudo nella vasca da bagno con Berlusconi e Dell'Utri che gli pisciano addosso, Previti che gli caga in bocca e la Santanché in completo sadomaso che li frusta tutti.

Questa roba qui, hai voglia a definirla volgare o legittima o divertente o satirica o geniale o demenziale o riflessiva, questa roba qui, ormai, è stata d e t t a  e la censura, (perché è censura, violenta perfino, considerato che Luttazzi ha dovuto far sottoporre il proprio materiale ARTISTICO sotto sequestro probatorio dai carabinieri per evitare che venisse distrutto, bruciato, sì, proprio come in quegli anni lì) questa roba qui che è stata ormai detta, ecco, non la potrà mica cancellare, la censura, dalle teste nostre come il cerchietto magico di Man In Black faceva.

Così, se tanto mi dà tanto, se l'Italia è il Paese che ha dimostrato di essere, se le cose funzioneranno anche nel futuro come stanno funzionando oggi, e cioè se anche domani le bugie ripetute all'infinito diventeranno verità, allora tra 50 anni, a forza di ricordare tutti i giorni questa immagine grottesca ad alta voce - Ferrara nudo nella vasca da bagno con Berlusconi e Dell'Utri che gli pisciano addosso, Previti che gli caga in bocca e la Santanché in completo sadomaso che li frusta tutti - può darsi che, dai e dai, la leggenda satirica possa trasformarsi in Realtà Leggendaria e che tutti gli uomini e le donne del futuro soltanto a sentire la parola "Ferrara" (semmai uno stava riferendosi al comune emiliano) si fermeranno, qualsiasi cosa staranno facendo, ed esclameranno: "Oh cazzo, hai detto Ferrara?? Ma chi, quello che stava nudo nella vasca da bagno con Berlusconi e Dell'Utri che gli pisciavano addosso, Previti che gli cagava in bocca e la Santanché in completo sadomaso che li frustava tutti?". E' una cosa che fa ridere, o no? E l'avrete provocata voi, ministri dell'Italia e della televisione, mica noi. Voi censori, ottenendo un bell'effetto opposto. Voi. Mica Luttazzi. Lui stava parlando di tutt'altro.

Una terza cosa che mi fa ridere: leggendo anche altri articoli cerchiobottisti sulla questione, per esempio quello di Mantellini, o quello vergognoso di Aldo Grasso, m'è venuta l'impressione che quello che ci tramanda la nostra classe dirigente stia attecchendo dentro di noi. C'è, nell'aria, questa esigenza di fare zero a zero, qualunque partita si stia giocando, al fine di non scomodare nessuno: il cerchiobottismo di cui si diceva a proposito dei Sofri, ecco, mi pare che vada proprio benissimo a tutti. Nessuno, o quasi nessuno, che voglia provare ad alzare minimamente il livello di ragionamento è rimasto: uno urla allo stadio "devi morire!" e quello lì è uno che urla la stessa cosa a un tizio per la strada e poi, semmai, addirittura perpetra fattivamente la sua esclamazione, andandolo a sgozzare con del filo di rame rubato in un campo rom; uno parla di Ferrara nudo nella vasca da bagno con Berlusconi e Dell'Utri che gli pisciano addosso, Previti che gli caga in bocca e la Santanché in completo sadomaso che li frusta tutti e QUELLA diventa una fotografia, la Realtà Assoluta, una cronaca, non un esercizio satirico che aiuti NOI a ragionare con leggerezza sullo stato delle cose, sull'aberrazione dell'umana specie e su altre faccende che proprio leggere non sono.

Quell'immagine lì - Ferrara nudo nella vasca da bagno con Berlusconi e Dell'Utri che gli pisciano addosso, Previti che gli caga in bocca e la Santanché in completo sadomaso che li frusta tutti - ecco che diventa la realtà. Non un paradosso quasi fumettistico, ma la prova tangibile, non si sa data da che cosa, che Ferrara, per davvero, usi trascorrere il proprio tempo stravaccato nella vasca da bagno a farsi pisciare addosso da Dell'Utri e Berlusconi e a farsi cagare in bocca da Previti, mentre la Santanché fa quello che fa in completo sadomaso. E da questo fatto, dal fatto che sembra quasi che Luttazzi abbia MOSTRATO una fotografia privatissima di Ferrara nudo nella vasca da bagno con Berlusconi e Dell'Utri che gli pisciano addosso, Previti che gli caga in bocca e la Santanché in completo sadomaso che li frusta tutti, partendo da questo fatto qui, ecco arrivare di corsa, dalle altissime stanze, un tizio con un cognome complicato che LICENZIA Luttazzi e dà mandato perché tutto il suo materiale artistico, venga distrutto

Da che uno capisce che la battuta di Ferrara nudo nella vasca da bagno con Berlusconi e Dell'Utri che gli pisciano addosso, Previti che gli caga in bocca e la Santanché in completo sadomaso che li frusta tutti non deve essere affatto l'ultima goccia che fa traboccare il vaso, bensì la PRIMA goccia di un vaso ancora vuotissimo ma che è tanto meglio che non si riempia affatto.

Certo è che Luttazzi, è bene ricordarlo anche per il bene di Ferrara, non ha mostrato alcuna fotografia di Ferrara nudo nella vasca da bagno con Berlusconi e Dell'Utri che gli pisciano addosso, Previti che gli caga in bocca e la Santanché in completo sadomaso che li frusta tutti; Luttazzi nemmeno ha mostrato video della cosa, tipo quelli di Paris Hilton, con le immagini verdi degli obiettivi a infrarossi. No: Luttazzi ha solo inventato un volo pindarico-satirico per fare capire a noi delle cose relative allo stato attuale della realtà e relative alla guerra, certamente relative anche a Ferrara, ma di sicuro non relative a un Ferrara nudo nella vasca da bagno con Berlusconi e Dell'Utri che gli pisciano addosso, Previti che gli caga in bocca e la Santanché in completo sadomaso che li frusta tutti; semmai relative al sostegno che lo stesso Ferrara ha scelto di apportare alla guerra suddetta, quella di Bush, Blair, eccetera.

Che razza di tutela si dà a chi, licenziando Luttazzi? In che modo, così facendo, si difende Ferrara? O la morale nostra? Perché tanta attenzione critica, intellettuale, politica, sociale non viene spesa relativamente a Simona Ventura che fa il Sexy Car Wash sulle reti Mediaset alle QUATTRO del pomeriggio. Qual è l'anello mancante - o che non capisco - che porta delle persone a dire che l'IMMAGINE di Ferrara nudo nella vasca da bagno con Berlusconi e Dell'Utri che gli pisciano addosso, Previti che gli caga in bocca e la Santanché in completo sadomaso che li frusta tutti non va bene? E qual è il meccanismo per cui, invece, il Sexy Car Wash della Ventura sì? Mi sa tanto che certi commentatori senza macchia, che si scomodano solo quando s'accorgono che qualcuno più potente di loro s'è scomodato, e passano il loro inutile tempo cercando di definire la satira, facendo giochini di stile utilissimi a riempire colonne ben pagate, mi sa tanto che costoro, a forza di pensare e di riflettere su quest'immagine di Ferrara nudo nella vasca da bagno con Berlusconi e Dell'Utri che gli pisciano addosso, Previti che gli caga in bocca e la Santanché in completo sadomaso che li frusta tutti, questi commentatori, alla fine, si vede che non si sono accorti che anche loro ne sono usciti un po' impuzzolentiti di merda e piscio da questa storia. Ed ecco cos'è che mi fa ridere.

Un'altra cosa, l'ultima, che mi fa veramente ridere è proprio Luttazzi. Trovo la satira di Daniele la migliore sul mercato: senza imitazioni, senza culi nudi, senza grandi regie, senza palcoscenici enormi, senza parrucche, senza travestimenti, la sua satira è la migliore che c'è. Necessariamente volgare, non subliminalmente volgare. È una satira, forse l'unica, che richiede davvero un minimo sforzo allo spettatore. Quindi è lui, Luttazzi, l'ultima cosa che mi fa tantissimo ridere. Purtroppo adesso che me l'hanno tolta non potrò sentire il suo monologo sull'enciclica di Ratzinger e questa qui, invece, è una cosa che non mi fa ridere per niente, anzi, improvvisamente mi scopro piuttosto incazzato.

Però pazienza. Ci teniamo Amici, Pingitore, il Bagaglino, che stupra il corpo femminile da anni impunemente, Costanzo con i soliti comici che non fanno ridere NESSUNO, Telethon, il Sexy Car Wash della Ventura, i litigi in diretta tv Sgarbi-Mussolini (due parlamentari) a suon di "stronza" e "merda secca", i Sofri's, i temibilissimi tifosi che non possono entrare più allo stadio perché parlano in romanaccio, le leggi anti fumo, anti alcol, anti starnuto, Striscia la Notizia, C'è Posta per Te con i malati terminali che vanno a incontrare Ridge di Beautiful o i poveri coglioni che fingono un coito sopra le sagome di cartone di Sabrina Ferilli adagiate per terra. Ci teniamo questo.

E tutto va bene. Tutto va bene. Tutto va bene. Ohm. Tutto va bene. Ohm. Tutto va bene. (ad libitum, finché non ci leveranno la figa e allora, forse, ci decideremo a scendere veramente in piazza)

Qui sotto: il monologo di un Genio.
(Faccio presente che moltissimi video tratti dal Decameron, la trasmissione di La Sette epurata da La Sette, stanno sparendo anche da YouTube.)

Aggiornamento: Daniele Luttazzi ha scritto al direttore de la Repubblica. Le sue brevi righe mi riconciliano: noto con piacere che il mio disappunto e il suo sono i medesimi davanti alle righe comparse proprio in questi giorni sul quotidiano in questione. (i grassetti e i corsivi sono miei. Fonte: www.danieleluttazzi.it)

Al Direttore di Repubblica:

è disarmante vedere firme celebri annaspare di fronte alla satira e alla sua natura. Quello della volgarità, da sempre, è il pretesto principe di chi vuole tappare la bocca alla satira. Che sia chiaro una volta per tutte (i furbastri più o meno interessati mi hanno un po' stufato): la volgarità è la TECNICA della satira. Con questa tecnica, la satira esprime idee e opinioni. Censurare la satira (in nome del cattivo gusto o di altri princìpi volatili e capziosi) è censurare le opinioni. E' fascismo. Chi si attarda in disquisizioni sul buon gusto è un censore. Punto. L'unico limite lo stabilisce la legge: diffamazione, calunnia. La satira è arte: o è totalmente LIBERA, o non è satira. Se io parlo del sostegno immondo di Ferrara alla guerra criminale di Bush, Blair e Berlusconi in Iraq, e voi vi scandalizzate dei toni satirici invece che di Abu Grahib o del napalm a Falluja, la vostra scala di valori è corrotta. Era questo il significato di quel monologo. Come volevasi dimostrare.

Daniele Luttazzi

martedì, 11 dicembre 2007

Operai
Categoria:attualità, scritto da andy capp


Dicono che la tragedia di Torino deve far riflettere. Dicono che in Italia gli operai non esistono più. Dicono che oggi gli standard elevati di sicurezza oltre a garantire qualità del prodotto ti fanno anche ottenere sgravi fiscali e premi dal Governo. Dicono che le buste paga hanno perso potere d'acquisto, dicono che gli straordinari vengono pagati con un forfettario, dicono che quello della ThyssenKrupp è stato un omicidio e non un incidente, dicono che stavolta nessuno può permettersi di dimenticare.

Dicono che gli sfruttati sono quelli del terzo mondo, dicono che la nostra economia è affossata dalla Cina, dicono che l'evasione fiscale è una piaga per il Paese, dicono che servono le riforme altrimenti si cade nel baratro, dicono che la Fiat è la spina dorsale del mercato, dicono che la concertazione si fa al tavolo con le parti sociali, dicono che l'assenteismo nel pubblico impiego ci costa oltre un punto di percentuale del Pil, dicono che la società italiana è una mucillagine inerte e inconcludente fatta di coriandoli individualisti che galleggiano solo per appagato imborghesimento.

Dicono che pagare le tasse è bello, dicono che i trentenni che stanno a casa sono dei bamboccioni, dicono che chi vota a sinistra è un coglione, dicono che serve una legge elettorale per tagliare le ali estreme, dicono che è stato un errore non fare la legge sul conflitto d'interessi, dicono che i decreti legge non si fanno sull'ondata emozionale dei fatti di cronaca, dicono che il dialogo è per il bene del Paese, dicono che qualcuno deve pagare, dicono che bisogna ridare dignità al lavoro, dicono che bisogna far rispettare le leggi già approvate dal Parlamento e non ancora applicate.

Di tutto quello che dicono non credo più a niente se non al fatto che in nome del profitto in questo Paese da terzo mondo si muore ancora per lavoro, per 1200 euro al mese. Passano gli anni, si alternano i Governi, ma non si fanno passi in avanti. L'Italia resta un paese incivile dove chi commette crimini contro l'umanità non paga mai. L'incendio nella fabbrica di Torino non era il primo. Il precedente risale al luglio del 2006. La Thyssenkrupp è una multinazionale tedesca che da qualche anno ha fagocitato anche le acciaierie di Terni (qualcuno ricorda gli scioperi e i malumori di qualche anno fa?). Ora la sede di Torino è in dismissione e ben 200 operai stanno per essere trasferiti - come se questo non fosse già di per sé un crimine contro la famiglia - e non è difficile credere che qualche particolare sia stato trascurato.

All'epoca del primo incidente - dove fortunatamente non ci furono morti - la proprietà pubblicò questo comunicato che è ancora presente, forse per una svista, sul sito ufficiale in cui, giocando sullo stesso nome della Fabbrica sia a Torino che a Terni, si descrivono gli elevati standard di sicurezza nello stabilimento umbro. Peccato che l'incendio fosse scoppiato nell'altro, quello dove un anno e mezzo dopo hanno perso la vita quattro innocenti. Il titolo di quel comunicato oggi non mi fa sorridere in maniera amara, ma mi fa stringere ancora più forte il pugno. Questo post è dedicato a loro: Antonio, Roberto, Angelo, Bruno.

[...] Cento operai in ogni officina
aspettano il suono della sirena
rimbomba la fabbrica di macchine e motori
più forte è il silenzio di mille lavoratori.

E poi quando è l'ora depongono gli arnesi
comincia il primo sciopero nelle fabbriche torinesi.

E corre qua e là un ragazzo a dar la voce
si ferma un'altra fabbrica altre braccia vanno in croce.
E squillano ostinati i telefoni in questura
un gerarca fa l'impavido ma comincia a aver paura.

Grandi promesse la patria e l'impero
sempre più donne vestite di nero
allarmi che suonano in macerie le città.

[...] Ma poi quando è l'ora si spengono gli ardori
perché scendono in sciopero centomila lavoratori

[La Fabbrica - Stormy Six]

 

lunedì, 10 dicembre 2007

Funzioni vitali
Categoria:quotidianismi, scritto da stefano havana


L'amore, gli amici, l'odore di cucinato, il rumore della tastiera, la musica, le lucine degli apparecchi elettronici di notte, la solitudine, l'incomprensione, gli abbracci, il cappuccino, il semaforo che diventa verde giusto quando arrivi tu, il tizio che ti ringrazia perché lo stai facendo attraversare, l'odore di alcol nelle bocche degli amici che ti stanno salutando a notte fonda, le gallery delle gnoccone su La Repubblica, la gente che non si offende mai, curiosare al supermercato, scoprire una grande carta dei rum nel menu del locale in cui ti sei appena seduto, il primo sorso di birra quando hai veramente sete, l'odore dell'estate quando ancora estate non è;

trovare un volo Ryanair a/r a 0.1 centesimo, applaudire fortissimo ad un concerto, saltellare, giocare a pallone in corridoio con gli amici del lavoro, infilarsi le mani nelle tasche di un vecchio jeans e trovarci qualcosa, soffocare una risata disperata nelle mani davanti al conto inaspettatamente salatissimo che t'è arrivato al ristorante, trovare parcheggio, lasciare la macchina sulle strisce blu senza pagare e farla franca, Lost il lunedì sera, sentire lo starnuto imminente e trovare subito il fazzoletto a portata di mano, dire qualcosa ad un amico e vederlo annuire, stare sempre dietro l'orologio perché non vedi l'ora di vederla, appiccicare un adesivo della Lazio in camera come dieci anni fa, guardare la gente fumare insieme fuori ai locali e raccontarsi cose diverse da quelle che si stavano dicendo dentro, il momento preciso in cui capisci che hai appena trovato il coraggio di tuffarti completamente nel mare gelato dopo venti-minuti-venti di approccio timoroso, la radio che ti indovina la canzone giusta in macchina, la mattina quando apri il blog e ci trovi già 12 commenti, i commenti, il blog, i lettori del blog, diamonds, robilant, i vari johnny, dacia, ornella, giggi, botticella i commentatori che commentano come piace a me e pure quelli che commentano come non piace a me, però sanno lo stesso non fermarsi alle apparenze, gli amici che ti commentano nel blog senza dirti niente, i complimenti;

Word di microsoft che sono 10 anni che mi cambia "coglioni" in "ciglioni", il pugilato, levarsi le fascette e scoprirsi le nocche insensibili, gonfie, rosse e un rivolo di sangue giusto tra il mignolo e l'indice, il senegalese Bariza che, appena arrivi in palestra, ti dice: allora sei pronto?, sempre, tutte le volte, non si dimentica mai, l'aperitivo, Andy Capp che ti citofona e, in romanaccio, dice aho, apri, il romanaccio, Roma, il traffico che ti fa scoprire una nuova stazione radio, le 11 di sera, sentirsi giusto un gradino sotto Che Guevara dopo la terza chiara media, ogni singolo gol della Lazio, la Roma che perde in casa, la Champions League in redazione con quindici televisori accesi e Emmenne che gira una canna un po' guardando la Lazio un po' ammirando Drogba, avere una minilibreria in camera di libri ancora non letti da cui attingere ogni volta che se ne ha voglia, scoprire che il raffreddore t'è passato, l'acido lattico dopo una giornata di sport, la pipì fatta sulle mura di Corso Italia dopo il Negroni da Piero, le vacanze quando la Vita Vera è lontana, F., nonostante tutto, il Vicerè che viene a trovarci al lavoro con la bustina piena di birre, sentire la mancanza di qualcosa, il lasonil, le coincidenze, i lobi delle orecchie morbidi, gli sconti, il terzo episodio de "Il Signore degli Anelli" visto in un cinema a Leicester Square a Londra, accanto a un tizio con un turbante e una specie di rubino rosso al centro della fronte, "King Kong" visto per la terza volta a New York in un cinema vicino a Times Square con tutti gli autoctoni che si spazzolavano i capelli quando lo scimmione si affacciava dall'Empire State Building esattamente dietro al cinema in cui stavamo noi;

la gelosia che ti fa diventare le mani fredde, qualcosa che succede che ti fa dire "vabbè, ma 'sti cazzi" di fronte a tutto il resto, i biglietti da visita, un bar nuovo che, senza dire "a", ti fa il Negroni col Punt e Mes, andare per bar invece che per pub e spendere per un cocktail 3 euro anziché 9, montare le cose con Alberto e dargli il cinque perché funziona, addormentarsi con un libro chiuso a V rovesciata sulla faccia, ordinare qualcosa via Internet, poi tornare dal lavoro e trovarselo in portineria pronto da ritirare, sentirsi chiamato per la strada da qualcuno che conosci, i momenti immediatamente precedenti alla punizione dal limite per la tua squadra, quando i tuoi eroi si parlano nelle orecchie e tu sei stra-sicuro che il peggiore di loro tirerà fuori una parabola degna di Platini, uscire da un parcheggio al centro per andare a casa, vedere nello specchietto un altro che mette la freccia per infilarsi al posto tuo e sapere che per lui sarai il suo Eroe Assoluto per almeno venti minuti, i dolci, le pizzette, le schifezze comprate nei migliori forni di Roma alle 2 di notte, i ricordi dello scudetto che ancora, ogni tanto, ti raggiungono di notte;

Cuba, la Havana, quel caos calmo, i mojito bevuti piano nella plaza de la Catedral, con le due gocce d'angostura che scivolano verso il fondo e i tuoi migliori amici che si guardano intorno con le labbra strette d'emozione mentre pensi che ce li hai portati tu laggiù, i tuoi amici, tu con i tuoi racconti, la habana vieja, scoprire senza preavviso che l'indomani non devi lavorare, non fare mai programmi, shift+F12 premuto a tempo di musica per salvare un documento Word che ti sembra stia venendo particolarmente bene, essere dell'umore giusto per apprezzare perfino una canzone di Max Pezzali, l'anulare destro storto a vita in conseguenza di una parata avventata a calcetto quando gli inverni erano freddi veramente, i tatuaggi, la pigrizia, preferire fare niente a fare qualsiasi altra cosa, i segnalibri colorati, le noccioline sgranocchiate al lavoro di sera, a dicembre, con i vetri delle finestre appannati, tornare in macchina la mattina, accendere il motore e scoprire la radio a un volume insostenibilmente alto, lasciato così dalla sera prima e non ricordare affatto quale fosse il motivo di tanta euforia;

fantasticare sui siti Web di viaggio, prenotando per finta voli in capo al mondo e poi pigiando annulla senza nessun rammarico, le ragazze che camminano sui tacchi con disinvoltura, sicurezza, proprietà e consapevolezza, gli scaldamuscoli rosa delle ballerine di danza moderna, VASCO ROSSI, l'istante in cui l'aereo tocca terra e tu capisci che, fatta eccezione per epocali disgrazie imprevedibili, anche questa volta la potrai raccontare, Andy Capp la sua prima volta a Cuba che esce finalmente dall'aeroporto, alza le braccia al cielo e strilla: "Finalmente in un Paese comunista!", mostrare le fotografie delle vacanze a genitori e amici, i bassi dal subwoofer, il concerto dei Queen al Palalottomatica due anni fa, il giochino con le mani durante "Radio Ga Ga", avere ACQUISTATO online l'UNICA versione al mondo di "Love Of My Life" dal vivo in cui, tra le altre mille, c'è anche la TUA voce che canta, arrivare puntuale a un appuntamento, arrivarci tardissimo, telefonare per scusarsi e scoprire che NESSUNO è in realtà ancora arrivato: capire da quello che ti sei scelto gli amici giusti, l'incontro che Rocky perde contro Apollo nel finale di Rocky I, la frase finale di "Io e Annie" di Woody Allen, la colonna sonora di "A straight story" di David Lynch, Tyler Durden, Quentin Tarantino. (e con questo penso d'aver incluso tutto quello che c'era da dire alla voce cinema)

Basta.
Continuate voi.
Funzioni vitali, ricordate.
Nel senso: per me una funzione vitalissima anche mentire è.

sabato, 08 dicembre 2007

Motor Show
Categoria:scritto da stefano havana, weekend con il dubbio


L'emancipazione delle donne...

... L'accusa delle donne di maschilismo sociale, gli insulti, le manifestazioni, i c