giovedì, 30 novembre 2006
Ho sputato nella giacca di una ragazza
Categoria:noi e le donne, scritto da valerio roma
L'ho fatto perché lei se lo meritava. Per un puro e onesto sentimento di rivalsa personale. Ho sputato nella giacca di una ragazza. Tranquilli, non lo avevo mai fatto e non credo che lo rifarò mai più. Sono una persona piuttosto sana di mente. Solo che lei se lo meritava, l'ho già detto. Bando ai preamboli, passo subito a raccontarvi come è andata.Venerdì scorso mi trovavo in facoltà a studiare in biblioteca. Erano le dieci di mattina, più o meno. Tenete presente che la sala è composta da file di lunghi banconi messi uno davanti all'altro e separati da un divisorio che lascia libero soltanto uno spiraglio per gli occhi. Quindi è possibile guardare quello che succede davanti, in genere lo sguardo del tipo che studia di fronte. Tornando a noi, stavo dicendo che avevo preso posto in una fila vuota, tanto per restarmente in pace, quando dopo neanche cinque minuti ho visto una ragazza bruna avvicinarsi. Beh, dopo una ricerca piuttosto frettolosa di una sedia libera si è venuta a mettere proprio accanto a me. "Cazzo", ho pensato "ci sono decine di posti liberi e questa viene vicino a me. Fosse la volta buona per rimediare qualcosa...".
Già pregustavo interi pomeriggi a correre mano nella mano in spiaggia. Il mio sogno, però, è stato spezzato da un tipo piuttosto bruttino, con gli occhiali e con un'aria decisamente da piattola, che si è subito avvicinato a lei (e a me). Questo tizio ha cominciato una cantilena per invitarla ad andarsi a sedere più avanti, dove stava studiando: il suo rifiuto, però, è stato netto, quasi scocciato. Allora è cominciato un fitto conciliabolo: io, cercando di farmi i cazzi miei, ho continuato a leggere il mio libro, senza badare troppo a quello che dicevano. Tant'è che a un certo punto avrei voluto dire a entrambi: «OH, MA PERCHE' CAZZO NON VE NE ANDATE DI FUORI A FARE TUTTA 'STA CACIARA?».
Avrei voluto, perché ho fatto appena in tempo a girare la testa verso di loro per vedere il ragazzo urlarle: «MA NON CAPISCI CHE MI SONO INNAMORATO DI TE?». Gelo in sala, ghiaccio sui vetri della biblioteca. Tutti, in quel momento, erano girati verso di noi, compresi gli occhi meravigliati di quello che mi stava davanti. Lei si è alzata, è scappata verso l'uscita e lui le è corso dietro. Intanto, nella testa dei presenti, compresa la mia, suonava a tutto volume Sei uno sfigato degli 883. "Che figura di merda", abbiamo pensato. Di certo, una scena così all'università non mi era mai capitata.
Ma il bello è venuto dopo. La ragazza si è tranquillizzata e ovviamente è tornata a sedersi vicino a me (adesso, finalmente, capivo il perché di tante attenzioni). Solo che la mattinata, fino all'ora di pranzo, è stata un viavai di suoi amici e confidenti che venivano lì vicino a farsi raccontare cosa era successo poco prima. Beh, avreste dovuto vederla mentre, con la sua faccia da cazzo, prendeva per il culo quel ragazzo. Dico, lui già si è aggiudicato con un mese buono di anticipo l'edizione 2006 del premio "Figura di merda in Facoltà", che bisogno c'era di mortificarlo ancora agli occhi dei loro amici in comune. Poi, cazzo, ti ha detto che ti ama, mica ti ha chiesto di prestargli trentamila euro. Tra l'altro, tutto il casino che faceva mi ha impedito di concentrarmi nello studio, cosa che mi ha fatto girare non poco le palle.
Ho cominciato a covare un sentimento di rabbia. "Quanto vorrei fargliela pagare", pensavo. E allora, a nome di tutti gli uomini della terra, ho agito. Verso le 13, con la biblioteca mezza vuota per la pausa pranzo al bar, mi sono vendicato. Assicurandomi che nessuno mi vedesse, ho preso il giubotto che aveva lasciato sulla sedia e ci ho sputato dentro, strofinando due estremità per spalmarlo su tutta la schiena. Sono sicuro che, in quel momento, ho assunto l'espressione più furtiva e meschina che il mio volto sa riprodurre. Lei ovviamente, quando è risalita, non si è accorta di nulla.
Lo so, sono un bastardo: certe cose non si fanno. Ma ho pensato alla delusione di quel poveretto, al fatto che avrebbe voluto farlo lui. Sono stato il suo braccio e neanche lo conosco. Lo so, il mio è un gesto altamente diseducativo. Lo so, ho ventitré anni: ma quando cresco? Lo so, certe cattiverie non si fanno (e due). Lo so, buona parte del pubblico femminile di questo blog non leggerà più quello che scrivo. Lo so, con questo post mi sono giocato quel briciolo di credibilità che avevo. Lo so, sono un frustrato. Sì, ma cazzo: idealmente ho sputato nella giacca di tutte quelle (non molte, per fortuna) che in questi anni mi hanno preso per il culo. Volete mettere?
Già pregustavo interi pomeriggi a correre mano nella mano in spiaggia. Il mio sogno, però, è stato spezzato da un tipo piuttosto bruttino, con gli occhiali e con un'aria decisamente da piattola, che si è subito avvicinato a lei (e a me). Questo tizio ha cominciato una cantilena per invitarla ad andarsi a sedere più avanti, dove stava studiando: il suo rifiuto, però, è stato netto, quasi scocciato. Allora è cominciato un fitto conciliabolo: io, cercando di farmi i cazzi miei, ho continuato a leggere il mio libro, senza badare troppo a quello che dicevano. Tant'è che a un certo punto avrei voluto dire a entrambi: «OH, MA PERCHE' CAZZO NON VE NE ANDATE DI FUORI A FARE TUTTA 'STA CACIARA?».
Avrei voluto, perché ho fatto appena in tempo a girare la testa verso di loro per vedere il ragazzo urlarle: «MA NON CAPISCI CHE MI SONO INNAMORATO DI TE?». Gelo in sala, ghiaccio sui vetri della biblioteca. Tutti, in quel momento, erano girati verso di noi, compresi gli occhi meravigliati di quello che mi stava davanti. Lei si è alzata, è scappata verso l'uscita e lui le è corso dietro. Intanto, nella testa dei presenti, compresa la mia, suonava a tutto volume Sei uno sfigato degli 883. "Che figura di merda", abbiamo pensato. Di certo, una scena così all'università non mi era mai capitata.Ma il bello è venuto dopo. La ragazza si è tranquillizzata e ovviamente è tornata a sedersi vicino a me (adesso, finalmente, capivo il perché di tante attenzioni). Solo che la mattinata, fino all'ora di pranzo, è stata un viavai di suoi amici e confidenti che venivano lì vicino a farsi raccontare cosa era successo poco prima. Beh, avreste dovuto vederla mentre, con la sua faccia da cazzo, prendeva per il culo quel ragazzo. Dico, lui già si è aggiudicato con un mese buono di anticipo l'edizione 2006 del premio "Figura di merda in Facoltà", che bisogno c'era di mortificarlo ancora agli occhi dei loro amici in comune. Poi, cazzo, ti ha detto che ti ama, mica ti ha chiesto di prestargli trentamila euro. Tra l'altro, tutto il casino che faceva mi ha impedito di concentrarmi nello studio, cosa che mi ha fatto girare non poco le palle.
Ho cominciato a covare un sentimento di rabbia. "Quanto vorrei fargliela pagare", pensavo. E allora, a nome di tutti gli uomini della terra, ho agito. Verso le 13, con la biblioteca mezza vuota per la pausa pranzo al bar, mi sono vendicato. Assicurandomi che nessuno mi vedesse, ho preso il giubotto che aveva lasciato sulla sedia e ci ho sputato dentro, strofinando due estremità per spalmarlo su tutta la schiena. Sono sicuro che, in quel momento, ho assunto l'espressione più furtiva e meschina che il mio volto sa riprodurre. Lei ovviamente, quando è risalita, non si è accorta di nulla.
Lo so, sono un bastardo: certe cose non si fanno. Ma ho pensato alla delusione di quel poveretto, al fatto che avrebbe voluto farlo lui. Sono stato il suo braccio e neanche lo conosco. Lo so, il mio è un gesto altamente diseducativo. Lo so, ho ventitré anni: ma quando cresco? Lo so, certe cattiverie non si fanno (e due). Lo so, buona parte del pubblico femminile di questo blog non leggerà più quello che scrivo. Lo so, con questo post mi sono giocato quel briciolo di credibilità che avevo. Lo so, sono un frustrato. Sì, ma cazzo: idealmente ho sputato nella giacca di tutte quelle (non molte, per fortuna) che in questi anni mi hanno preso per il culo. Volete mettere?




