martedì, 28 novembre 2006

Nell'angolino
Categoria:le grandi domande, scritto da andy capp


campoCi sono alcune persone che conosci nel corso di una vita di cui conservi un bel ricordo. Luca era uno bravo a giocare a pallone, aveva due piedi d'oro e dava il meglio di sé quando partiva sulla fascia. Era più piccolo di un anno, ma aveva un destro di quelli che non lasciano scampo. Sapevi che se c'era una punizione dal limite avrebbe sicuramente fatto gol. Del resto a quell'età i portieri sono bassi mentre la porta resta sempre di due metri e 15. Luca a metterla nell'angolino era da serie A.

Vincemmo un campionato senza perdere una partita. Era un girone degli allievi nemmeno troppo difficile, però subimmo solo tre reti. Il rimpianto più grosso resta, invece, quel maledetto torneo a Marsiglia dove perdemmo in finale contro una squadra di Milano. Negli spogliatoi tante lacrime e una rissa sfiorata.

Non è che fossimo amici per la pelle, non ci vedevamo da anni però ricordo che eri uno di quelli con cui non si poteva non andare d'accordo. Dalla tua c'era pure il fatto che eri uno bravo davvero, non avevi bisogno di un padre che andasse a leccare il culo al mister o al dirigente accompagnatore. Per questo nello spogliatoio eri apprezzato. E quando ti diedero la fascia dopo che Daniele se ne andò al Casalotti nessuno ebbe da ridire.

Meritavi un provino con la Roma o con la Lazio, ma non sei riuscito ad avere qui la tua occasione. Eri finito a giocare nelle giovanili del Lugano in Svizzera e solo qualche anno fa hai appeso gli scarpini al chiodo. Ci siamo rivisti sotto casa mia, portavi la tuta da operaio. Mi hai chiamato, una stretta di mano, un paio di sorrisi e qualche ricordo. Poi niente. Ti ritrovo ora, a distanza di tempo, sulle pagine di cronaca e con la vita distrutta. Impazzito prima d'amore e poi di odio, stai lottando per restare attaccato a questo mondo. Dieci coltellate nel petto della donna che amavi, poi la lama puntata contro il tuo cuore in modo da non sentire più quel dolore che covavi dentro da tempo. Ora c'è una famiglia che ti aspetta per riabbracciarti e un'altra che ti odia e vuole vederti morto oppure giustamente dietro le sbarre.

Cosa ti resta ora se non i ricordi di quei formidabili tiri nell'angolino? E' forse per quelli che vale la pena vivere? Se ti incontrassi domani, sotto casa mia proprio come quella volta, ti saluterei, scambierei con te quattro chiacchiere, ma non saprei cosa augurarti.