domenica, 10 dicembre 2006

Cosa poteva saperne Leopardi?
Categoria:scritto da stefano havana, scritto da andy capp


[post doppio sulla Roma e sulla Lazio]

ragazziA volte credo che per caricare a puntino la squadra basterebbe far vedere ai giocatori in quali condizioni era D_____ ieri sera. Se ne avessi avuto la possibilità ne avrei parlato a mister Spalletti, il Duce di Certaldo, l'uomo a cui almeno sette-otto persone che conosco metterebbero in mano la propria vita. Sembrava uno straccio, bianco, agitato, le mani sudate e una tensione incredibile. I ricordi, i sorrisi, le parole scandite lentamente una dopo l'altra. Niente caffè e nemmeno Campari, perché da due giorni è cominciata la cura di valeriana.

La mattina M___________ era preoccupatissimo per la caviglia di Francesco, poi V_____ mi ha mandato un sms: "Corsa e palleggi per il capitano: ci siamo!". Francesco stasera ci sarà e quando c'è lui siamo tranquilli perché è come se giocassimo noi. Ci hanno chiesto la resa, quelli, non ci insulteranno dicono. Ma non ci crediamo fino in fondo. Tutta la notte a far squillare i telefoni per scoprire se faranno la coreografia. E nel pomeriggio l'appuntamento sarà sempre al solito baretto. Gli venisse in mente di affacciarsi sul lungotevere, saremo tutti lì, a guardia di una fede. Probabilmente Leopardi non ha mai lontanamente immaginato che un giorno ci sarebbe stato il derby, altrimenti come cazzo avrebbe fatto a scrivere il Sabato del villaggio? Vaglielo a spiegare a G________, che sono due giorni che non mangia, che la gioia sta tutta nell'attesa della festa. Da una settimana la parola d'ordine è la stessa per tutti: co sta squadra nun se po' perde. C'è Francesco, Daniele, Simone, Phil, c'è Christian. C'è Rodrigo che c'ha promesso l'Aurelio. C'è Amantino che glielo ha già fatto de tacco.

Nun se po', ma soprattutto nun se deve perde. Ognuno ha il suo motivo per umiliarli una volta di più a quelli, che è una vita che subiscono, ma che sembrano non accontentarsi mai. G______  per la stronza che lo sta facendo diventare matto, D________ perché al bar non vuole più sentirli, M_________ perché è troppo della Roma e basta. Poi ci sono quelli come F________ e L____ che cercheranno di fare i distaccati ma che staranno incollati al televisore e urleranno come pazzi contro lo schermo rischiando di rompere i piatti e i bicchieri poggiati sulla tavola apparecchiata. Ma come cazzo si fa a guardarsi il derby in pizzeria? Come fai a mangiare mentre giocano. Purtroppo le loro donne non lo hanno ancora capito. Eppure sono anni che la loro pizza resta nel piatto. Stasera sarò lì, dove batte il cuore della Sud. In due su un seggiolino, uno attaccato all'altro, con il fiato di borghetti, la stessa sciarpa di sempre e la sensazione incredibile di far parte tutti di una stessa famiglia. Coatti e pariolini, ladri e tassinari, impiegati e operai, imprenditori e camerieri, comunisti e fascisti, skins e metal, rude boys e casual, mods e gaber. Tutti insieme, una sola moltitudine. Quando attaccheremo verso di loro dovremo essere bravi a spingere la squadra, a coprirgli le spalle, quando dovremo fare gol sotto la Sud saremo lì a braccia aperte ad aspettare che i ragazzi ci corrano incontro, uno addosso all'altro, schiacciati come sardine.

Non scherzo: io credo di aver rischiato la vita solo allo stadio. Era il 28 novembre del 1998, stavamo sotto 3-2 e andavamo incontro al quinto derby perso di seguito. Troppo anche per noi che andiamo avanti nonostante tutto. Poi Marco ruba quel pallone, arriva Francesco e di destro la butta dentro. Dall'attimo in cui ho visto la rete gonfiarsi alla fine della partita ricordo solo di essere stato travolto da un'onda umana. Fantastico. Sarà così anche stasera. Saremo troppi come sempre. E non si vedrà niente, come al solito. Ma quando sentirò l'odore acre di fumogeni capirò che la battaglia è cominciata. E' una settimana che dico a quelli di sperare in soli due gol di scarto. Non so come finirà ma il romanista è così. Se va bene me la sarò goduta tutta. In caso contrario la Lazio, come sempre, m'arimbarza. Daje Francé falli piagne.

 

Se non ci stava Dalmat

derbyNun je date retta a questo qua che ha scritto sopra. Perché come lo vive uno della Lazio, er derby, nessuno lo può immaginà. Quelli della Lazio so' de meno, se fa presto a calcollalli: ma mica è un'onta, mica è 'na vergogna. Solo che è così. Certe cose vengono fuori - come se dice - antropologicamente. Semo de meno, ma avemo vinto 'na cifra de più. In Europa avemo arzato tante de quelle Coppe che li zozzi se le scordano o, se proprio credono di potecce fa' quarcosa, hai voglia ancora quanto dovranno pedala'. Hanno vinto uno scudetto per imitazione nostra, perché tarmente tanta fu la loro delusione (e nun potete dì de no), nell'anno DUMILA der signore, che il campionato successivo er presidente Sensi je montò su una squadra da paura. Ma noi stavamo dietro aho: mica come loro l'anno nostro che finirono, dove?, tipo al centoquarantesimo posto, che risate. Noi stavamo giusto dietro e se quella sera non ci stava Dalmat, er negro dell'Inter, a segnacce quer gol della madonna da 35 metri, andavamo a due punti di distacco (o forse erano tre) e allora eravamo tutti quanti strasicuri che se vinceva noi n'artra volta er tricolore.

Nun je deta retta a questo qua che ha scritto tante righe inutilmente: è n'amico mio e io pe' llui me spezzerei la schiena, ma pe 'na giornata nun me deve cagà er cazzo perché non ce stanno amici se sò pe' quei colori. Stasera se vince e nun ce stanno cazzi. Ma io so' convinto che la Lazio vince tutte le domeniche, pure contro er Manchester ero convinto che se vinceva (perché noi ci avemo giocato contro er Manchester, in CASA LORO) e infatti vincemmo. Segnò Salas e alzammo la Supercoppa Europea in faccia a l'inglesi. A me veniva un po' da piagne e un po' da ride e pure da urlà forte. Perciò dico che stasera se vince: in quarche modo se vince. Uno a zero, segna Rocchi sotto la Sud e je fa pure er gesto cor dito de sta' zitti a 'sti zozzoni della Roma. Perché semo più forti dentro, c'avemo quarcosa in più da sempre: semo arrivati prima e se semo fatti conosce de più. Esse de la Lazio a Roma è na figata: fa' er tifo pe' la Roma che ce vò? So' tutti giallozozzi: invece quando vinci te, e sei della Lazio, puoi ostentare come dio comanda le ferite, la faccia spigolosa di quello che ne ha viste pure troppe. I romanisti me fanno ride, nun c'è niente da fa': se tengono in squadra quer giocattoletto, come se chiama, quello scemo che fa tutti gli spot in televisione e nun conosce l'alfabeto, che se l'avessero venduto cinque anni fa (cinqu'anni de quinti posti e sesti posti) avrebbero fatto tanti de quei sordi che se compravano pure gesu cristo e invece? Contenti loro: io m'auguro che resti su quella sponda a vita, così per sempre s'accontenteranno de due cucchiai all'anno e così sia. Vuoi mette' esse de la Lazio? Pure Gottardi je ha segnato ar derby: io ce stavo, me ricordo. Quanno ancora nun lavoravo e andavo a lo stadio sempre, sempre: lo portarono in spalla come n'imperatore. Je ha segnato Jugovic, Boksic, Protti, Castroman: la peggio gente. Stasera je segna n'artra vorta Rocchi e buonanotte. Pe' na settimana se staranno zitti. A rega', semo troppo mejo noi.

So' emozionato, oggi sarà 'na giornata lunga. Roma è vota, deserta, nun ce sta nessuno. Tira st'aria da derby che chi è de fori nun la pò capì. Se sente pe' le strade proprio: tutti parlano della stessa cosa, le facce stanno tutte nascoste dietro ar Corriere dello Sport. Quer giornalista, D'Aguanno, nun se poteva sceglie' un giorno peggiore pe' morì. Perché er giorno der derby nun ce stanno santi e pure lui, che era de la Roma, manco ar cielo ha fatto in tempo annà. Avrà chiesto un permesso, quarchecosa, come tutti l'artri morti che morono quando c'è Lazio-Roma da giocà. E' proibito, nun se more: anche l'aldilà deve aspettà. Oggi a Roma nun funziona un cazzo, lassate perde, voi ch'entrate. Ce sta solo er derby, er derby solamente. Si ce penso c'ho le mani fredde e nun me va de magnà niente. Si ce penso non me sento bene. Daje Lazio! Avanti regà! Nun se po' sbajà!