martedì, 19 dicembre 2006
Storie di giusto sfruttamento
Categoria:attualità , scritto da andy capp
Secondo il vocabolario della lingua italiana il caporalato è un sostantivo maschile che significa "grado di Caporale". Secondo alcuni racconti che provengono dal Sud Italia si tratta di una nuova forma di latifondismo e di sfruttamento della manodopera. Insomma quello più vicino a noi se ne sta, secondo un'idea collettiva piuttosto diffusa, isolato nelle campagne del Tavoliere a raccogliere pomodori sotto il sole.
Invece puoi scoprire che il caporalato è un fenomeno che dista pochi chilometri da Roma. E puoi scoprirlo dieci giorni prima di Natale, con una città distratta dalle festività e una popolazione in preda al più classico dei raptus da shopping. E' di Rifondazione Comunista la denuncia della nuova realtà dei piccoli schiavi nata nei nuovi mercati generali, quelli sulla via Tiburtina a Guidonia; quelli, se ne parlava giorni fa a cena davanti a uno squisito piatto di melanzane alla parmigiana, in cui conviene comprare il pesce.
A qualcuno conviene sempre, quando c'è qualcun altro che viene sfruttato. E' un po' una regola del mercato. Bambini e adulti senza permesso di soggiorno, in fila dalle prime ore dell'alba e ancora prima, in attesa di una giornata di lavoro in cui scaricare frutta in cambio di pochi spiccioli. E' anche questa una regola di mercato, direte. E' la libera concorrenza: se Mario Rossi, 55 anni, operaio, pretende un contratto e una busta paga per alzarsi alle quattro, e magari un giorno gli prende il mal di schiena e non può andare a lavorare, perché non scegliere Samir - giovane e forte - che non parla l'italiano e quindi non protesta, che non vuole fattura e che costa molto meno del signor Rossi?
Oppressori e oppressi tornano di attualità in una società che ormai si rispecchia in un'unica ideologia quella, appunto, del mercato. Com'è possibile che nella civile Capitale della cultura si consumino storie come queste? Storie di uomini che non chiedono nulla, che non pretendono nemmeno di esistere. E soprattutto chi è che alla fine della storia ha ragione? Mario Rossi, che pretende dei diritti; Samir, che vuole qualche spicciolo per campare e per tornarsene un giorno a casa sua; oppure l'imprenditore che vuole spendere il meno possibile? Secondo me ognuno ha le sue di ragioni.
A questo porta l'ideologia del mercato, a questo porta lo sfruttamento minorile e la libera concorrenza senza controllo. Non in una lontana campagna delle Puglie, ma a pochi chilometri dalla Capitale della cultura, quella dove proprio una settimana fa si è svolta un convegno intitolato "Etica ed economia" - in cui si saranno sovrapposte le ennesime chiacchiere che interessano la solita cerchia di quindici persone, parenti inclusi. Ecco perché in una società alla deriva il ruolo della politica deve tornare centrale, affinché il genere umano possa sperare di avere un futuro.





