venerdì, 29 dicembre 2006
Oggi in edicola
Categoria:giornalismo, scritto da andy capp
Questa è la storia di Giorgio, 30 anni e una laurea in Scienze Politiche, che grazie a una raccomandazione da un paio d'anni è riuscito a entrare in orbita Rai. Prima un contratto di tre mesi alla radio, di notte, al più completo e totale sbaraglio, poi due mesi senza lavorare, poi altre tre in tv, a curare servizi su argomenti di cui fino al giorno prima non conosceva nemmeno l'esistenza. Poi altri cinque mesi senza lavorare e ora un bel contrattone da otto (poi dopo i tre di stop sono obbligatori). In Rai non si fa la fame, certo, ma si può andare avanti così anche per dieci anni, in attesa del cambio al vertice aziendale, di un cambio di Governo, in attesa della nomina giusta. E non sempre la storia è a lieto fine. Giorgio è un giornalista professionista, è riuscito a fare l'esame grazie a uno stratagemma: si è pagato da solo i contributi Inpgi e così il suo vecchio datore di lavoro gli ha riconosciuto il praticantato retroattivo.
Ma quella di Giorgio è una delle situazioni migliori. Prendete Valerio ad esempio. Lavora nel mondo del giornalismo da sette anni, ne ha 29 ed è laureato. E' pubblicista dal 2003 e forse ora grazie al numero spropositato di preghiere presentate all'Ordine dei Giornalisti e al suo vecchio editore potrà fare l'esame di Stato. A patto che rinunci ai contributi per i 18 mesi di praticantato. Valerio non ha mai avuto un contratto giornalistico, ma solo co.co.co, co.co.pro e scritture private. Alla sua collezione di fogli da bagno, mancava solamente un bel contratto con richiesta di apertura di una Partita Iva. L'ultima sorpresa è proprio questa: nella ricevuta che deve fare al suo datore di lavoro, la voce Iva viene sottratta con quella della ritenuta d'acconto. Così l'editore paga l'Irpef con i soldi dell'Iva (di Valerio), tanto: "tu hai la possibilità di scaricarti le cose". Quali? Verrebbe da chiedersi. E dal momento che non arriverà mai a coprire il 20% dovuto allo Stato, di fatto vedrà ridursi notevolmente la cifra netta per cui si era accordato all'inizio. Ma ti pare che uno deve avere tutto e subito? Servono i sacrifici.
Ma nemmeno Valerio è quello messo peggio. Prendete Patrizia, 23 anni e il sogno di fare la giornalista. Tutti i giorni si alza alle 7, arriva in radio alle 8 e dalle 9 alle 10,30 legge la rassegna stampa. Più tardi, invece, fa l'inviata per il contenitore sportivo del primo pomeriggio. Quanto le danno? Nulla, ovvio. Vuoi mettere avere la possibilità di fare esperienza? Senza contare che può anche prendere il tesserino da pubblicista. A patto che sia lei a versare le ritenute d'acconto. E poi c'è sempre la possibilità di trovare uno sponsor e guadagnare il 20% del contratto.
Alessandro, che di anni ne ha 22, lavora invece per un service editoriale, che sarebbe una sorta di erogatore espresso di orribili inserti per i quotidiani. Contenitori di pubblicità che non vengono letti da nessuno e portano solo guadagni agli editori. Alessandro scrive di tutto: vacanze, regali di Natale, moda, ricette, sport. Naturalmente scopiazzando su internet di qua e di la e non imparando praticamente nulla. Il numero degli inserti al mese può essere di quattro, ma anche di dieci. Naturalmente allo stesso prezzo, quello della gavetta.
Ora, a chi pensa che i giornalisti siano una categoria di privilegiati vorrei sottoporre queste piccole storie di tutti i giorni e ricordargli che per l'Italia ce ne sono migliaia. All'Fnsi che si batte affinché il contratto con la Fieg venga rinnovato vorrei far presente che queste persone non hanno la possibilità di fare sciopero insieme a loro perché non godono dei loro stessi diritti pur esercitando la stessa professione. All'Odg e all'Inpgi auguro invece vita breve perché a cosa dovrebbero servire istituti che fanno finta di non vedere? Per loro l'importante è che le tasse e i contributi alla gestione separata vengano versati regolarmente. Agli editori dico di non piangere perché sono stati loro a far sì che le redazioni diventassero dei Ministeri dell'informazione.
Ogni riferimento a fatti e persone realmente esistiti
è da considerarsi puramente casuale. Forse...





