mercoledì, 03 gennaio 2007
La magia del viaggio
Categoria:portogallo, scritto da stefano havana
Viaggiare e' bellissimo. Anche quando la destinazione non e' in capo al mondo, tantomeno esotica. Il Portogallo, per esempio, e' casa nostra con le parole pronunciate al contrario e le vie invertite, una cosa del genere. E' viaggiare che e' bellissimo; spostarsi, assuefarsi a nuove consuetudini. Non e' stata una vacanza lunga: poco piu' di una settimana e gia' mi sono abituato a questa tastiera senza le accentate. Gia' non esiste una via di casa che sia tanto di casa quanto quella che conduce al mio albergo. Quello che sette giorni fa era solo un ingresso misterioso della metropolitana, e' oggi il MIO ingresso della metropolitana (campo pequeno). Scrivo seduto su uno sgabello senza schienale: il computer e' vecchio, la tastiera traballa su un supporto d'alluminio su cui e' incastrata e, in generale, la postazione non e' delle migliori. Ci sono i telefoni che squillano una continuazione alla reception dell'Hotel Berna Vip. Al bancone si accavallano cinque o sei addetti e questo non e' un diario di viaggio, tantomeno una fotografia: qualsiasi velleita' pasoliniana di scritti corsari muore, s'infrange contro la realta' della miseria delle ventiquattrore a disposizione per stare al mondo fuori casa: mangiare, pensare a cosa fare, muoversi, perdersi e ritrovare la strada, scoprire, spiare, capire, orientarsi e tornare a casa a levarsi le scarpe fumanti. Scrivere viaggiando e' semplicemente un surplus che pochi eletti possono permettersi. Quello di cui voglio parlare - e quello di cui sto effettivamente parlando - e' questa magnifica, e per me sempre stupefacente, capacita' di adattamento che ha lo spirito umano in certe condizioni. Questa e' la mia hall dell'albergo e lassu', a dieci piani d'altezza, c'e' la mia stanza con la mia valigia su uno sgabello e il mio letto sgualcito e le mie cose da bagno su una certa mensola: non sono in zona di guerra, non sono a Mogadiscio, non sono Ilaria Alpi, non sto facendo nulla di estremo; eppure la sensazione di essermi ritagliato uno spazio perfettamente MIO, cosi' formato, sagomato intorno ai miei bordi, e' puntualmente magnifica.
E' qualcosa che a un certo punto cambia appena fuori dei finestrini degli autobus: e' il riconoscimento ambientale, quella cosa che ci succede tutti i giorni a casa nostra, quando non ce ne accorgiamo. E' il meccanismo con cui svoltiamo un angolo, la logica con cui acceleriamo il passo quando ci accorgiamo che e' tardi. E' un piatto che da sconosciuto diventa preferito: quel portare lentamente la forchetta alla bocca che si trasforma in vorace procedimento. L'amore per il viaggio e' qualcosa che ha a che fare con la parte piu' intima di se stessi: e' il riconoscimento della propria vita a chilometri di distanza da casa (tantissimi, pochissimi).
L'altro giorno stavo seduto in spiaggia dalle parti di Estoril. E' un posto bellissimo: c'e' il Casino e c'e' il circuito della Formula 1 (per pochi euro e una prenotazione ci puoi girare sopra con la TUA macchina). C'e' il mare soprattutto: un mare fantastico dove, per uno scherzo della natura, il sole SORGE dal mare. Stavo li' seduto, sulla spiaggia, a 18 gradi netti, il sole che calava e neanche la giacca addosso; pensavo agli antichi epsloratori. Davvero ci pensavo: non e' una cosa che si dice tanto per. Ci pensavo, era il pomeriggio del 31 dicembre per l'esattezza e certi ragazzi stavano montando i fuochi artificiali lungo il molo per lo spettacolo notturno. Un giorno arrivo' un tizio di nome Vasco da Gama e decise, proprio su quella spiaggia o giu' di li' - certamente osservando il medesimo mare - decise quest'uomo che non era vero cio' che tutti dicevano, ovvero che QUELLA era la fine della terra. Percio' impugno' un timone e ando' a scoprire il resto del mondo che adesso definiamo imprudentemente nostro. Ho pensato che per quanto io ami viaggiare (veramente non c'e' cosa al mondo che mi affascini di piu') mai avrei il coraggio di spingere tanto oltre i limiti le mie capacita' di allontanarmi da me stesso. C'e' un punto oltre il quale ci si puo' perdere: questo punto e' certamente uno di quelli violati dai grandi navigatori a cui rivolgevo i miei pensieri ad Estoril. S'e' perso qualcosa in poche centinaia d'anni: gli uomini hanno perduto una grande scorta di sentimento e adesso e' sufficiente una saponetta poco pulita o l'acqua fredda per saggiare il desiderio di rigirare la punta della nave.
Scopro la magia del viaggio nel preciso istante in cui il viaggio scopre me e mi consegna le modalita' d'uso di un posto nuovo. E' questa tastiera senza accentate che uso ormai senza problemi; e' la forma della strada lungo Avenida Repubblica; sono le salite del Rossio o la puzza di piscio di Rua Correiros. Non so come la pensiate voi; ma oggi e' il 3 gennaio 2007 e sto finendo di scrivere questo post da casa mia, avenida antonio da serpa, Lisbona.





