lunedì, 08 gennaio 2007
Una vita raccontata dai bar
Categoria:quotidianismi, scritto da andy capp
Da qualche anno a questa parte ho coniato un motto: il bar tutta la vita. Non c'è paragone per familiarità, qualità, convenienza e umanità con tutti gli altri locali sorti negli ultimi anni a Roma. Andare al bar è un dovere oltre che un diritto. Ed è meglio andarci dopo ogni commissione, per ogni appuntamento, dopo pranzo, dopo cena, prima del lavoro o prima di rientrare a casa. Non importa quante volte e dove, l'importante è averne dei propri di riferimento in ogni quartiere, lungo le strade percorse ogni giorno, come a creare dei piccoli rifugi nascosti nella giungla metropolitana quotidiana.
DA LAVORO
Il primo bar da lavoro è stato quello di viale Parioli, sulla destra venendo da piazza Ungheria prima della rotatoria. Il padrone era un vecchio simpatico di cui non ricordo il nome. All'epoca avevo un'abitudine: prendevo sempre cappuccino e cornetto di pomeriggio. Poi quando andavo alla cassa il siparietto era sempre lo stesso: "Capuccino e cornetto...", "E che sò le nove de mattina? Ah, però è sempre a mejo cosa". Il ragazzetto del bar si chiamava Daniele, che adorava portare le ordinazioni in ufficio (in redazione c'erano 14 - dico 14 - donne).
Poi passai a Via Palestro, zona piazza Fiume, dov'è c'è il mitico e piccolo "Bar Caramella". Credo che in assoluto faccia i migliori panini di Roma. Rosette fresche riempite con prosciutto e mozzarella, melanzane e mozzarella, rucola e bresaola (da donna), tacchino e maionese, cotoletta. Poi a volte c'era anche il pezzo forte: porchetta di Ariccia, oppure salsiccia e cicoria. Ha questo nome perché all'interno ci sono dei cassettoni ripieni di rossana o di fondenti allo zucchero. La caramella omaggio dopo il caffè era diventata un rito. Grazie Bruno.
Ennesimo trasferimento, ennesimo bar. Stavolta zona via Veneto, dove se cercate bene troverete davvero locali interessanti. Il primo, quello del pranzo e del pomeriggio alcolico è quello "dai ragazzi", all'angolo di via Sicilia, dove c'è Luca sempre pronto a rimorchiare (e che alle tre sa già di gin) e Monica, che per via degli sconti non mi hai realmente fatto capire quanto costino le cose. Poi ci sono Momo e Gabriele, Camillo il sarto, Luli l'autista e tanti altri personaggi usciti da un film di Fellini. Un po' tutto il quartiere è così: non ci sono residenti, ma solo persone che si incontrano al bar. La sera mi piace fare l'aperitivo al "Leon", dove c'è Piero che fa il Negroni più buono di Roma. Al Leon ci incontri di tutto: papponi, guardie, ballerine di lap dance, puttane, tassinari. Una volta abbiamo rimorchiato una comitiva di cinque donne sposate, una più pazza dell'altra. Fantastiche anche le scenette con le due ragazze della tabaccheria interna che sbavano dietro a Marco.
DA APPUNTAMENTO SERALE
Tra i bar della vita di tutti giorni mi piace ricordare quello di via di Porta Castello, "La Venerina", dove ci davano appuntamento la sera col Gianni e gli altri. Oppure "Portofino" di piazza Cola di Rienzo, anche se non mi ha mai fatto impazzire. Preferisco quello di fronte, accanto alla Mondadori, anche perché ha l'Illy. Altro bar da appuntamento è stato "Chiaroni" a piazza Irnerio.
DI TUTTI I GIORNI
Di bar che conosco da sempre e a cui sono affezionato c'è il vecchio "Peppino" (il primo in assoluto, avevo due anni) in via suor Celestina Donati a Primavalle. Poi sono passato a "Ruschena" e a "Franco" (in piazza Pio IX). "La marana" non l'ho mai frequentata, al massimo andavo a quello della "Madonnina", più verso la Pineta Sacchetti, che oggi però non c'è più. Una volta c'era anche "er sor Mario" a via Sisto IV, da cui andavamo da bambini col Secco e Massi solo per via dei giochi elettronici. Anche quello di fronte al "Giotto" oggi si è dato una ripulita. Per dire che quando c'era "er Micio" non è che si potesse stare così tranquilli. Una volta entrarono due a volto scoperto che iniziarono a sparare contro le porte. Infine "Schettino", a Forte Braschi, proprio di fronte a scuola. E come non citare il bar di "Danilo", fratello di stadio, a Boccea? Certo, per chi conosce la zona, "Castroni" è un'istituzione per via della panna e dei prodotti internazionali. Un altro che ricordo con affetto è invece in tutt'altro quartiere, zona Prati, via Cicerone angolo Piazza cola di Rienzo, il "C&G", il primo bar in cui ordinai un cappuccino. Ora la mattina vado da "Petruzzelli", via Mattia Battistini, che fa il caffè più buono di "Schettino" e poi ha pure Epolis. L'ultima scoperta è in via Trionfale e l'ho fatta in modo parallelo con Ste. Ottimo Negroni (sempre con Punt e Mes) e caliente cameriera.
TOP AL CENTRO
Senza rivali: "Bar Farnese" a via dei Baullari, zona Campo de' Fiori, dove ce n'è anche un altro fantastico in via dei Giubbonari sulla sinistra andando verso Largo Cairoli. Al Farnese vi troverete di fronte mamma e figlia da puntata speciale di Quark (senza offesa, sono antropologo). Poi il mitico "San Callisto" a Trastevere. Ma quest'ultimo è solo per stomaci forti. Lì ne vedrete di tutti i colori: matti che parlano da soli, bucatini, tossici, barboni, artisti, attori, politici. Favoloso. Se proprio non ci riuscite c'è "la vecchia" a Santa Maria. Ultima segnalazione: "Camilloni" a piazza Sant'Eustachio, zona Pantheon, accanto al ben più famoso caffè con la schiumetta da cui non vado mai perché lo prendo amaro.
CONCLUSIONI
Tutto questo per dire che quella cazzo di macchinetta della Lavazza che ho in ufficio farà pure il caffè a 35 centesimi, ma quando me ne vado non mi dice mai "Ci si vede domani".





