mercoledì, 10 gennaio 2007

Anni '70 con meno speranza
Categoria:cinema, scritto da stefano havana


shortbus1In Shortbus ci sono tantissimi cazzi in primo piano, vagine e orgasmi in presa diretta con tanto di schizzi spermatici direzionati su quadri astratti. Non è tutto: in Shortbus ci sono rapporti omosessuali, uomini che se lo prendono dritto dritto nel culo e nella bocca, sodomie continue inquadrate dal primo all'ultimo secondo e che niente hanno a che vedere con la censura buonista all'italiana de Le fate ignoranti (sempre sia benedetta, tra l'altro: assistere alla deflorazione di Stefano Accorsi sarebbe stato troppo pure per uno stomaco forte come il mio). In Shortbus ci sono almeno due scene memorabili: in una James se lo prende in bocca da solo come D'Annunzio e si viene sui denti. Nella seconda Jamie canta l'inno nazionale americano nel culo di James, osservato da Ceth che, nel frattempo, si masturba disteso come facevano i romani sul triclinio. Detta così, la cosa potrebbe iniziare a un leggero voltastomaco, ma giuro che la mano leggera e sapiente del regista (e sceneggiatore) John Cameron Mitchell riesce a trasformare il tutto in un grande momento comico.

Tuttavia non è vero che Shortbus sia un film visivamente innocuo. Chi lo dice pratica una certa retorica dell'antiretorica, volendo elevarsi troppo forzatamente a iconoclasta della morale. Non è un film pornografico, ma è uno di quei film che può scandalizzare i perbenisti. Non a caso al cinema Metropolitan, l'altra sera, un bel cinema a Via del Corso, la sala s'è dimezzata dopo neanche venti minuti. Cioè: la gente ha preso, si è arrotolata il cappotto sotto l'ascella e se n'è andata. Nemmeno troppo alla chetichella, piuttosto passandomi davanti e borbottando qualcosa sulla mancanza di valori e sulla porcheria eccetera che al giorno d'oggi e via dicendo. Ho immaginato tutta una serie di persone sparse per Via del Corso a dirsene di santa ragione: "Hai visto che roba?". "E quelli? Tutti a guardare...". "Come se non avessero mai visto dei genitali". "Io mi chiedo dove arriveremo". Giuro che me li sono proprio immaginati: uomini e donne fuori del cinema Metropolitan, con il cappotto arrotolato sotto l'ascella, che si ritiravano animatamente verso le rispettive auto parcheggiate a Vicolo della Penna.

shortbusQuesta cosa mi ha fatto riflettere. Gente piovuta da dove? Da Saturno? Da Uranio? Da Alpha Centauri? Shortbus è un film uscito nelle sale più di un mese fa, ovunque vietatissimo ai minori di anni 18 e certamente discusso a più non posso, nei vari salottini deputati, come un tentativo nuovo di raccontare una storia vera (e bellissima) esclusivamente attraverso un intreccio sessuale. I cinema multisala italiani lo hanno addirittura RIFIUTATO (però De Sica sì). Dunque non sono riuscito a vedere nella reazione di questi signori scandalizzati alcunché di autentico; ho anzi pensato che si trattasse di una gestualità molto ponderata e, addirittura, provata e riprovata in allenamento. Un non volersi minimamente confrontare col Nuovo, mai, col Diverso o con lo Strano. In nessun caso. Comprendo l'imbarazzo di osservare notevolissimi cazzi in widescreen o vagine bagnaticce in dolby surround; i piselli e le fiche sono cose che stanno benissimo dove stanno, ovvero dentro i pantaloni. Eppure nutrivo la stolida speranza che persone del genere non esistessero. Speravo fossero un prodotto mediatico, una nicchia d'esistenza a cui rivolgersi durante esempi, comizi sul perbenismo o esercizi di stile bigotti. Invece esistono e se foste passati l'altra sera a Via del Corso intorno alle nove delle sera, sareste incappati in una decina di individui - sulla cinquantina, ben vestiti - con tutti questi cappotti sotto le braccia. E vi sareste fatti delle domande, senza tuttavia capire la verità dei fatti.

La verità dei fatti dice, tra le altre cose, che Shortbus è veramente un film nuovo, bello, profondo. (ma è anche un film di cui è semplicissimo dire male) E' ambientato in una struggente New York post 11 settembre, popolata di personaggi ambigui e repressi, insoddisfatti e svogliati, rancorosi e squallidi. Ci sono Sofia e Rob che trombano come assassini - e in tutte le posizioni - però lei è preorgasmica e in vita propria giammai ha provato la sensazione del climax sessuale. Ci sono i due gay James e Jamie che vogliono conoscere la poligamia e così trovano Ceth. C'è la sadomaso Severin, depressa psicotica senza speranza alle prese con una mania di persecuzione dovuta all'idiosincrasia nei confronti del proprio nome vero. Tutti si ritrovano nel locale di perdizione Shortbus, appunto, gestito da Justin Bond una leggenda autentica della scena a luci rosse newyorkese. (è proprio lui, nel film, a interpretare se stesso) Esperimento geniale di film corale sui generis, Shortbus è una pellicola che mi ha divertito tantissimo e mi dispiace che quei signori si siano perduti un esperimento a tal punto riuscito. C'è uno dei personaggi, perso tra i vari locali dello Shortbus, che a un certo punto, commenta: "E' come essere negli anni Settanta, ma con meno speranza". E' vero, la speranza l'abbiamo perduta: sono cadute quelle Torri, sono morte un sacco di persone importanti. Quei signori, m'è venuto in mente, col loro bel cappotto arrotolato in attesa di essere indossato, hanno perduto molto altro, persi anche loro per Via del Corso, oltre a un gran bel film.

Ho guardato Shortbus con la mano destra posata sulla coscia sinistra di F. scoperta dalla minigonna: e non voglio dire che io abbia ragione e quelli no, però la sensazione del nylon sotto le dita, mentre contemporaneamente osservavo atti sessuali improbabili (ma mai gratuiti) in 1000 pollici, ha assunto significati più frizzanti. Mi è sembrato, a luci nuovamente accese, che tutte le coppie rimaste fino alla fine, stessero guardandosi con occhi assai più complici. Non so cosa sarebbe successo a quei signori che se ne sono andati, signori più adulti di noi, se non se ne fossero andati; forse il film, quel racconto, li avrebbe spinti fino a una spaghettata di mezzanotte clandestina. Non so, avrebbero potuto ricordarsi dei formidabili anni in cui erano le medesime persone, solo con due rughe in meno, però persone in grado di resistere fino ai titoli di coda di un film colpevole di raccontare eventi mostrando cazzi, invece che armi o morti ammazzati. Se una cosa ho pensato, uscendo anche io dal cinema e guardando F. sui tacchi, giovane e fresca, è stata oddio, speriamo di invecchiare meglio di così.