lunedì, 15 gennaio 2007

I comunisti dell'Ovest
Categoria:politica, scritto da andy capp


Sembra non conoscere fine la lenta agonia che ha contraddistinto il comunismo italiano. Una volta sconfitto il fascismo, prima l'amnistia di Togliatti, poi lo strappo da Mosca e le prime scissioni passando per la lotta armata degli anni di piombo, la svolta della Bolognina, la vittoria alle elezioni del 1995 e la nascita del Partito Democratico hanno di fatto appannato quel senso di appartenenza che da sempre contraddistingue il popolo di sinistra.

Una storia travagliata che ha coinvolto e diviso ben tre generazioni: quella che ha fatto la guerra, quella che si è trovata immersa nei moti del 68' e nelle lotte operaie e quella di oggi, che sembra aver perso ogni punto di riferimento storico e politico rispetto alle origini dell'idea marxista. Ma cosa significa essere comunisti in un Paese del Patto Atlantico? Quanto veramente si è riuscito a fare in questi anni? Per formazione è compito di ogni comunista credere nella Rivoluzione, conquistare il potere anche attraverso lo strumento della violenza. Almeno così è stato nei Paesi dove ha trionfato la Rivoluzione bolscevica e in quelli in cui la rivolta indigena antimperialista ha assunto dei connotati socialisti (vedi Cuba). Per il resto, l'unico esempio di vittoria democratica dell'idea socialista è stato il Cile di Allende. Ma come sia andata a finire è cosa nota.

Palmiro

Ma come restare fedeli alla dottrina leninista in un paese come l'Italia dove sono stati gli stessi comunisti a contribuire in maniera decisiva all'affermazione della democrazia? C'è stato un momento in cui, al di là dello spauracchio Baffone sventolato dalla Chiesa come propaganda politica, forse si è andati a un passo dall'insurrezione armata, negli attimi successivi all'attentato a Togliatti, quando operai e vecchi partigiani si riunirono davanti alle sezioni del PCI con i fucili pronti a sparare. Ma anche in quell'occasione la saggezza politica di un uomo, non a caso chiamato il Migliore, evitò una drammatica guerra civile. 

C'è mai stata una sola possibilità in tutti questi anni di prendere il potere e di trasformare la Repubblica Italiana in una dittatura del proletariato? Probabilmente no. Proprio perché Yalta, la Guerra Fredda e gli equilibri geopolitici internazionali hanno da sempre contrastato questa evenienza. Non è un caso che le mitiche Brigate Internazionali furono in un certo senso abbandonate durante la guerra civile spagnola del 1936. La Spagna come l'Italia non doveva diventare una Repubblica socialista. Né prima, né dopo la Seconda Guerra Mondiale. Forse anche questa è stata una saggia decisione presa da Madre Russia. Che senso ha avuto essere stati comunisti in questo Paese per così tanti anni e per cosa si è lottato davvero se non per la libertà di tutti? Una lotta che paradossalmente ha segnato la fine stessa della tradizione comunista italiana.