martedì, 16 gennaio 2007
Signora cacca, piena di grazia
Categoria:quotidianismi, scritto da stefano havana
Cosa resta di tutta la cacca che abbiamo fatto, se non l'olezzo, una volta che abbiamo scaricato? Che resta dell'affanno con cui siamo giunti al gabinetto, una volta che pasciamo soddisfatti dell'immonda eiezione? Nulla, un ricordo: come del finito amore. Come di una passata sofferenza. Tutti facciamo cacca, tutti defechiamo quelle volte al dì ed è questo che ci accomuna nel mondo, d'ogni razza e provenienza, altro che colore della pelle. E' nella merda la vera risposta, la dimostrazione dell'unità, la non-distinzione. Ma io voglio parlare della cacca in termini esaltanti, smuovere questa grande pietra dall'apertura della cripta di un discorso tabù; è il tiranno che fa cacca l'uomo più innocente; è il grande artista - lo Scrittore - sul cesso seduto con una rivista di gossip posata sulle ginocchia spelacchiate che diventa Uomo Comune per eccellenza: lo specchio riflette la sua vena rossa al centro della fronte e niente rimane di quell'altra, la Musa, la vena ispiratoria di grandi trame e peregrinazioni. Cosa rimane dell'assassino quando gli scappa da cagare? Cosa più appassiona d'un latin lover seduto sul cesso? Dei suoi addominali invidiati e sfiorati da unghie laccate di rosso, che rimane?
Viene difficile pensare alla cacca: luogo comune vuole che certe personalità di spicco della nostra umanità non siano destinate a questo esercizio organico necessarissimo. Nessuno giurerebbe sul fatto che Marilyn Monroe cagasse, per esempio, se non forse Arthur Miller che adoperava il bagno dopo di lei. Eppure tutti caghiamo e non uno che caghi diversamente da noi: perfino un aborigeno caga allo stesso modo nostro, solo tra ortiche e piante rampicanti. Non mi sembra che esista niente d'un programma politico che riguardi la cacca; e il dibattimento sulle Unioni Civili - che io ne sappia - tratta di sesso e discriminazione, non certamente di cagate. Eppure che cosa c'è di più civile, di più uniformante, della cacca? Dal medesimo orifizio fuoriesce per tutti e per ognuno vige il comandamento morale che quando scappa scappa.
Cagare è una delle prime cose che impariamo a fare da soli: il passaggio dal pannolino al vasino e dal vasino al cesso è uno dei momenti topici dello sviluppo umano e della presa di posizione civile. Topico eppure inevitabile; eppure autonomo. Come il respiro, come il battito cardiaco: cagare è un atto destinato a diventare il più spontaneo tra tutti. (fatte salve le emorroidi) Una volta mia madre - santa donna - si preoccupò della mia idiosincrasia ad abbandonare il pannolino; espose perciò al pediatra il proprio disagio. Il medico - un uomo affabile e sempre elegante che tutti in famiglia ricordiamo volentieri - così rispose: "Signora, andiamo. Ha mai visto un trentenne cagare nel pannolino?". Da allora questa uscita, a casa nostra, si ripete ad alta voce quando qualcuno si preoccupa inutilmente della strada da fare per arrivare a una destinazione. (dice qualcosa in proposito anche Kerouac, ma questo è un post sulla cacca e tale deve rimanere, sebbene nutra la ferma convinzione che financo Kerouac, sulla strada o a casa, cagasse come capita a me di cagare)





