venerdì, 26 gennaio 2007
Abracadabra
Categoria:cinema, scritto da stefano havana
The Prestige è un film che m'ha rimesso al mondo. Quello che sto cercando di esprimere da circa 48 ore, in effetti, è un certo disagio. Un disagio assolutamente inatteso e fuori tema, perché è questo - guarda caso - uno dei periodi più proficui e creativamente corroboranti che mi sia capitato di vivere da molto tempo a questa parte. Mi rendo conto che già identificare il mio momento vissuto, volerlo inscatolare dentro meccanismi e alambicchi, è automaticamente una giustificazione, un passo indietro rispetto all'orlo del trampolino, un rimandare. E' però un fatto che per quante cose fantastiche mi stiano succedendo, soprattutto professionalmente, in questo momento, oppure dal punto di vista delle prospettive che si stanno spalancando, la percezione che ho di me stesso e delle mie qualità sta calando di conseguenza. C'è qualcosa di molto comune in tutto ciò: aspiriamo alle cose e le scorgiamo lontanissime. Poi le tocchiamo finalmente e ci coglie una fragile sensazione da "tutto qui?". E nel mezzo? La paura, naturalmente, di sbagliare. E' la retorica della vita, succedeva anche ai grandi marinai in navigazione quando finivano per calpestare le agognate Terre: "Tutto qui? Per questo lembo miserrimo di spiaggia i nostri compagni sono morti, ci siamo uccisi a vicenda, abbiamo dormito tra le nostre feci?". La risposta, il più delle volte, è sì.
Mentre guardavo The Prestige, ieri sera, ho cambiato più volte posizione sulla poltrona. (il cinema Cineplex Gulliver, a Via della Lucchina, sulla Trionfale è per più motivi sconsigliabile: intanto perché i film non cominciano mai in orario, procrastinati da un'ondata inverosimile di spot pubblicitari. Inoltre perché, appunto, le poltroncine sono scomode. E piuttosto luride). La trama, sciogliendosi, annacquava progressivamente questo malessere/benessere che mi teneva sulle spine e a galla veniva una certa sensazione di piccolezza rispetto alle Grandi Cose della Vita, quali gli uragani, la Cappella Sistina, la Morte, i tacchi alti delle donne, Beethoven, il film The Prestige, appunto. Mi succede sempre, quando guardo o leggo o sento qualcosa di stupefacente, di riconsiderare sì i miei pregi (tipo: ma chi mi credo di essere?), ma anche i miei difetti (tipo: suvvia, in fondo è tutto così bello qui intorno. Vale la pena di prendersi del tempo per migliorarsi ancora). Durante la visione (si è capito che la stra-consiglio?) ho anche avuto modo di riflettere sui motivi reali di questa improvvisa febbre da sì, vabbè, ma in fondo chi sono io? e devo dire di non averli compresi del tutto. (risulta difficile ragionare sui massimi sistemi mentre sullo schermo due illusionisti da Oscar senza se e senza ma si danno battaglia psicologica e fisica, rendendo allo spettatore impossibile schierarsi a favore dell'uno o dell'altro. Rarissimo caso di narrazione volutamente super partes in cui i ruoli del protagonista e dell'antagonista si alternano, si attorcigliano, si accavallano come code di gatto o piedi nudi sotto le le lenzuola durante un atto d'amore)
L'unica cosa che in effetti posso dire d'aver capito è questa (ce la spiega Cutter/Michael Caine nei minuti iniziali): la vita, come un trucco di prestigio, si svolge in tre atti. Il primo è chiamato la promessa: l'illusionista mostra al pubblico qualcosa di comune che, ovviamente, comune non è. Però sembra. (una gabbia per uccelli con un uccello dentro. O la propria stessa esistenza, ecco. Il proprio corpo, due braccia un naso, eccetera. Niente di più ovvio, umano, riscontrabile) Il secondo atto è chiamato la svolta: l'illusionista compie, con quel qualcosa di comune, un atto straordinario ma se il pubblico cercherà di capirne il segreto, ebbene, non vi riuscirà. (la gabbia con l'uccello dentro scompare da sotto il fazzoletto con tutto l'uccello. Oppure, quel corpo umano normale, due gambe e due braccia, lascia intuire un talento straordinario, un grande acume, una perspicacia fuori dal comune) Ecco allora che c'è un terzo atto, il prestigio, dove l'illusionista mostra qualcosa che non si era mai vista prima e il pubblico, finalmente, applaude ( l'uccellino scomparso, magicamente riappare tra le dita dell'illusionista. Oppure l'uomo normale, ma con grande talento, arriva infine a produrre un oggetto concreto grazie alla propria abilità. Plasma un'opera d'arte, compone una musica irripetibile, scrive un libro che sopravvivrà alle generazioni, diventa amministratore delegato di una multinazionale. Il pubblico si dà di gomito e, finalmente applaude.)
Capita all'umana specie di sentirsi in un eterno secondo atto, quello della svolta. Facciamo delle considerazioni su noi stessi e, a un certo punto, scopriamo con entusiasmo che abbiamo scollinato per sempre oltre la prima fase, quella della promessa. (che non è cosa facile: sono convinto che la differenza tra 0 e 1 sia infinitamente più grande di quella tra 1 e 100) La svolta, che bellezza. Tutta la gente annuisce, sorride e sa che possiamo fare quel qualcosa in più perché scoppi l'applauso: si aspetta che noi lo facciamo. E ci proviamo, tutti i giorni. Con impegno o con superficialità. Lavoriamo in maniera concreta per approdare nell'atto del prestigio e quando siamo a un passo, niente, scopriamo che l'acqua è fredda, ghiacciata e all'idea iniziale del tuffo anima & core si sostituisce una più realistica discesa graduale. Ci bagniamo la pancia, le spalle, immergiamo le braccia. Va tutto bene lo stesso, finché non ci passa di fianco un temerario che si tuffa con una capriola e risolve la vertenza. La gente ci mette niente a girarsi e applaudire un altro. Quanto a me, non vorrei che giunto sul più bello il trucco non riuscisse: ma cos'è questa se non ampasse da vita vissuta? La storiella del giorno da leone o tanti da pecora. Il rischio vale sempre la pena d'essere corso. Perciò stamattina mi sono svegliato meglio, nonostante la pioggia.
Ebbene, sbrigatevi: The Prestige non resterà nelle sale per sempre ed è un film strabiliante. Fa le scarpe pure a The Departed di Scorsese. Regista e sceneggiatore sono quelli di Memento, non a caso. (di Nolan ho amato perfino Batman Begins. Un po' meno Insomnia, ma quello è un film a cui si perdona tutto visti i due protagonisti Robin Wiliams/Al Pacino... O forse il problema è proprio quello). C'è anche David Bowie che recita. Cè Andy Serkis in una parte normale... (lui è quello che ha "impersonato" Gollum e King Kong nei film di Jackson) C'è Scarlet Johansson: di cui però non parlerò, se non per ribadire il concetto secondo cui lei è, a mio parere, la risposta di Hollywood a Stefano Accorsi. (meravigliosa bocca a parte)





