lunedì, 29 gennaio 2007

«Pronto Oli? Ciao, sono Devoto. Bowling stasera? O che ti va?»
Categoria:quotidianismi, scritto da stefano havana


dizionarioPer vari motivi (quasi tutti risibili) mi sono trovato a riflettere su un oggetto di uso comune (o che dovrebbe essere di uso comune), vale a dire il dizionario. Intanto - sempre per i medesimi e risibili motivi sopracitati - ho intavolato tutta una prima discussione circa la differenza di significato tra i significanti dizionario e vocabolario. A me piacciono molto queste discussioni, perché quando si fanno - se si tende attentamente l'orecchio - si può sentire quello sferragliare di ingranaggi che il cervello produce quand'è stimolato per ragioni futili ma che necessitano di minimo ragionamento. La cosa è durata poco, perché tutti si sono trovati d'accordo (odio quando tutti sono d'accordo) sul fatto che "vocabolario" può essere sia sinomino di "dizionario", sia comprendere l'insieme dei vocaboli, appunto, appartenenti a una determinata lingua (o dialetto); mentre con il significato di dizionario si intende, per forza, il significante "dizionario" ovvero quell'oggetto composto di pagine di carta (presumibilmente) che raccoglie in ordine alfabetico eccetera eccetera. Adesso vale la pena di definire il momento storico in cui questa discussione ha avuto luogo, e cioè il mio posto di lavoro. Il mio posto di lavoro è una fucina di straordinarie discussioni e memorabili litigi dialettici ed è anche e soprattutto un posto dove - per ragioni funzionali al mestiere che si fa - spesso si utilizza il dizionario. Questa discussione sul dizionario (e sul vocabolario) è nata, non a caso, mentre stavo consultando lo stesso: il dizionario di redazione (chiamiamolo così) assomiglia ormai a una di quelle vecchie auto senza cofano e sportelli, tanto che è stato adoperato. La copertina rigida rossa è saltata via da chissà quanto; fatto sta che, di punto in bianco, ho cominciato ad immaginarmi - giuro, proprio fisicamente - il signor Giacomo Devoto e il signor Gian Carlo Oli. Ed ecco di cosa si è cominciato a parlare da quel momento in poi.

dizionario2Questi due tizi si sono inventati il dizionario più famoso d'Italia: il Devoto-Oli, proprio col trattino. Da poco è uscita l'edizione 2007 e dentro ci hanno messo anche termini nuovi di zecca come PACS, TAV, CPT e altre menate prodotte dal fabbisogno terminologico d'oggigiorno.

Come avranno fatto a mettersi d'accordo, Devoto e Oli, sulla successione dei loro cognomi sulla copertina? Se ci pensiamo, quella decisione ha cambiato le vite di tutti: il Devoto-Oli non è la stessa cosa dell'Oli-Devoto e, onestamente, è una gran fortuna che abbiano deciso di dare precedenza a Devoto e non il contrario, perché così suona molto meglio. (qualcosa di simile succede quando, in un gruppo d'amici, si insedia una coppia di fidanzati molto stabile. Da quel momento in avanti, l'ordine con cui i suddetti piccioncini si chiameranno all'interno del gruppo sarà quello con cui si chiameranno per sempre e assai difficile sarà - in caso di separazione - identificarli singolarmente, oppure nominarli invertendo l'ordine degli addendi: Jonathan e Giorgia, Giovanni e Sabina, Teresa e Cristiano, Sandra e Raimondo. Chissà come succede questa cosa, però succede e, se inversamente lette, queste coppie - che esistono tutte veramente - non hanno più senso, oppure è cacofonico)

Comunque Devoto ed Oli dovevano veramente essere due amiconi per la pelle. Non si spiega altrimenti la semplicità con cui riuscirono a mettersi d'accordo sui propri nomi e via dicendo. Si vede che erano tempi diversi: gentiluomini nati a ridosso dell'inizio del Novecento e abituati a salotti letterari ben diversi da quelli televisivi di oggi. Addirittura Devoto fu presidente dell'Accademia della Crusca e mica lo so come l'amico Oli dovette prendere questa cosa. Me lo immagino, chiuso in casa, a ruminare vendetta e a grattare con le unghie la copertina del suo dizionario col cognome stampato per secondo.

Più o meno a questo punto, in redazione, ci siamo accorti di essere arrivati alla deriva completa del discorso e già non intravedevamo più le sponde da cui eravamo salpati, né scorgevamo le rive ove potere approdare nuovamente. Navigavamo in alto mare e senza mèta: da qui s'è fatto un ragionamento infinito circa le abitudini dei due. Ce li vedete al ristorante, Devoto ed Oli, ad ordinare dietro al menu un'orata? Di cosa mai potrebbero parlare due così? Si saranno mai ubriacati? Avranno mai guidato con un gomito fuori dal finestrino? Dice: che fate nella vita? Bof, niente: abbiamo scritto un dizionario. Come si fa a scrivere un dizionario? E' stata un'altra delle cose di cui abbiamo parlato in redazione mangiando cipster (sì, anche lavorando): va bene uno che si metta a fare OGGI un dizionario, ma il PRIMO dizionario in assoluto della storia delle storie? Come si è fatto a redigere? Si sono presi tutti gli oggetti del mondo, le emozioni umane, i verbi, i tempi, le COSE e si sono catalogati per nome, in ordine rigorosamente alfabetico? A...bate, A...bete, A...cero, A...cino, e così via - io a memoria avrò già saltato cento lemmi (si dice lemmi). Come ti può venire in mente di metterti a scrivere un vocabolario? Può essere che un bel giorno, Devoto ed Oli abbiano ascoltato una tale stortura di linguaggio (paragonabile alle kappa di oggi) da ventilare l'ipotesi di mettere insieme un'opera utile perché le generazioni future non sbagliassero più? E' che proprio non capisco: nella nuova edizione ci sono circa 700 neologismi. Ora, ditemi voi, mettiamoci e troviamo settecento neologismi, avanti. Io arrivo sì e no a cinque o sei. Come funziona? C'è un gruppo di persone che si piazza dentro una stanza semioscura, con delle ciotole di arachidi, sali minerali e acqua, e si stringe le tempie finché non spreme fuori almeno 700 neologismi? E che ne sanno che non ce ne sono di più? O meglio: come fanno a dire d'aver finito? Vanno a prendersi un altro dizionario e controllano? Non ce li vedo, e comunque torneremmo a bomba con il quesito del Primo Dizionario in Assoluto.

devotoMi è venuta molta curiosità. Ho anche provato a cercare Devoto ed Oli su Google Immagini, ma niente. Non riesco neppure a immaginarmeli quei due, ma certo erano grassi, miopi e con i baffi (oppure è qualcosa che fa il mio cervello per colpa dell'assonanza tra "Oli" e "Olio" di Stanlio & Olio). Di sicuro ci vuole una gigantesca inventiva anche verbale, dialettica: ci vogliono cervelli così grandi per mettersi seduti a un tavolino e spiegare così, in quattro e quattrotto, che significa "essere". Oppure "avere". Per spiegare "avere", in un dizionario, non puoi dare per scontato il termine "possedere". Altrimenti rimandi e basta: Avere: cfr. possedere... Possedere: cfr. avere. E buonanotte: uno che stila un dizionario non può fare così. Devoto ed Oli, di sicuro partivano dal presupposto che i loro lettori non fossero dissimili da brachiosauri o da arance. E' così che si fa un dizionario: è arte. L'arte di spiegare la parola "vagina" senza scadere nella pornografia spiccia. E l'ironia. L'ironia di catalogare il lemma "Pisello" e poi scriverci accanto: "Nome comunemente dato ad alcune specie della famiglia delle Papilionacee spec. al Pisum sativum e al Pisum arvense, entrambi coltivati in numerose varietà orticole e foraggere". Me li immagino, Devoto ed Oli, a scrivere una cosa del genere e a darsi di gomito, ridacchiando e facendo traboccare i bicchieri di vino posati vicino alle penne.

(qui c'è un indirizzo simpatico. Anche con giochi per sfidare il Devoto-Oli sulla lingua italian)