venerdì, 16 febbraio 2007
Volveran! (post a quattro mani)
Categoria:blog, scritto da andy capp e ste
Caro noantri,
ti chiedo scusa se in questo periodo ti ho trascurato. Purtroppo il tempo a disposizione durante la giornata è sempre di meno e la sera non riesco più a tirare fino alle due di notte per scrivere post appassionati come un tempo. Ma è solo una fase, un momento. Di lavoro e di crescita professionale. E il merito è anche tuo. Non disperare dunque perché le idee, i progetti e anche le opportunità non mancano. In un certo senso stiamo [Ste ed io] lavorando anche per te.
Non posso dimenticare quanto sei stato importante alcuni giorni. Abbiamo condiviso gioia, giubilo e rabbia. Ho conosciuto persone interessanti, mi sono confrontato su temi diversi. Ho capito tante cose e ho anche cambiato opinione come mai mi era capitato in precedenza. Resisti noantri, perché presto torneremo al metodico aggiornamento, alle osservazioni pungenti di sempre.
E queste scuse sono anche per voi, pubblico intelligente, che ci segue sempre con grande partecipazione e affetto. A breve saremo di nuovo noantri, quello vero, che senza di voi non potrebbe esistere. Sulla colonna di sinistra qui sul template una volta c'era una vecchia descrizione con una battutaccia greve che rendeva bene l'idea del godimento che proviamo ogni volta che scriviamo un post e troviamo dei commenti. Lascio l'onore di ricordarla al mio compagno di blog. A presto.
[AndyCapp]
***
Vedete, io, è incredibile a dirsi questa cosa, non mi sento più - in queste settimane - Stefano Havana. Non so se capite che intendo. Lo capite? Stefano Havana era una persona diversa dallo Stefano che gira per le strade del mondo, che canta le canzoni in inglese inventato in macchina e che si vergogna di chiedere informazioni alla gente quando s'è perduto per la via. Stefano Havana era, generalmente, qui sul blog, su Noantri, una persona ben più antipatica di quell'altro. E non sentendomi più Stefano Havana, non riuscendo più a trovare quei bottoni che, spingendoli, mi facevano diventare così – dove così vuole dire tutta una serie di cose che ciascuno di voi può significare -, non riuscendoci più, fatico perfino a entrarci, in questo blog, e a leggere; figuriamoci a scrivere.
Se Stefano Havana è, come dire, da qualche altra parte, al momento irraggiungibile, io credo che la colpa sia del tempo, non meteorologico (o forse sì, considerato che sto vivendo a botte di Kestine e si sa l'antistaminico quanti disastri porti in termini di sonnolenza e dipendenza), sto parlando del tempo a disposizione per essere Stefano Havana e non quell'altro Stefano, quello che da quindici anni spilla lacrime, sempre, non c'è niente da fare, è più forte di me, anzi di lui, ogni volta che Rocky diventa campione del mondo in Rocky II: perché è quello che ci vuole per essere quell'altro Stefano, Stefano Havana: tempo. E' una cosa da schizzati, me ne sto rendendo conto scrivendone, però dopo attenta analisi (sono due giorni che sto pensando a queste righe) ho capito che il problema è questo, solo questo. Prima era automatico diventare, essere, Stefano Havana, oggi mi costa fatica. Mi viene in mente uno di quei film, avete presente?, c'è uno stereotipo cinematografico e narrativo in genere molto abusato in cui c'è un personaggio sfigato che a un certo punto scopre qualcosa di sensazionale. Che so, superpoteri, magia nera, fantasmi e allora per risollevarsi dalla propria posizione di eterno sfigato, che fa?, decide di rendere edotti della magnifica scoperta anche altre persone, magari quelle stesse che lo ritenevano sfigato e che, naturalmente, non credevano a una parola dei suoi strabilianti racconti. Lo stereotipo di cui parlavo è che, di solito, accade che la magia, davanti ad altri sconosciuti, non si ripeta per qualche motivo e lo sfigato - che NOI spettatori o lettori SAPPIAMO essere nel vero e nel giusto - resti sfigato agli occhi degli altri. Ecco come mi sento: non mi riesce più di diventare Stefano Havana, non mi riesce più la magia che mi portava ad esserlo, il meccanismo. E' come soffrire d'insonnia, però senza il letto sotto.
Ecco perché qui dentro non ci scrivo più come prima: da Stefano normale, non mi va, non mi viene facile. E per diventare Stefano Havana c'è bisogno di tempo e di tempo, abbiamo detto, qui non se ne vede più l'ombra. Il che mi va molto bene, anche se - in assoluto - preferisco fare niente al fare moltissimo: dell'ozio sento molta più necessità dell'iperattività. Però diciamo che questo è un ottimo momento per avere molto da fare. E adesso è meglio che dopo.
Questa è la storia: questo è il mio, nostro momento. Di natura preferisco non esserci che esserci così e così. Vale per tutto, dai massimi sistemi allo spaghetto aglio e olio: se una cosa deve essere, che sia come si deve. Perfetta, alla massima potenza. Perciò, comunque, non potendo esserci al top, s'è scelto di non esserci affatto. In onore dei vecchi tempi. In onore delle grandi adunanze che ci sono state qui dentro, dei litigi, delle baruffe, dei complimenti, delle meravigliose parole, degli insulti, delle botte, degli schiaffi, delle parolacce, delle bestemmie e di tutto il casino che abbiamo combinato.
Volveremos!
[Ste]





