martedì, 06 marzo 2007
Cristicchi e i matti siamo noi
Categoria:musica, scritto da stefano havana
(dedico necessariamente questo post al fenomenale Alberto, con cui mi azzuffo sempre sull'argomento - a lui carissimo - ma con piacere estremo e rigoroso)
Lo dico subito: Simone Cristicchi ha meritato di vincere il Festival di Sanremo.
Non ce n'erano di canzoni altrettanto paracule, furbe e contemporaneamente così ben performate: ecco, secondo me Cristicchi ha dimostrato, sorprendendomi, d'essere un ottimo performer, quindi un discreto artista. Per me è già un grande passo avanti, perché fino a una settimana fa (prima di vederlo in piedi su quella sedia gialla) io credevo che Cristicchi fosse solo un cretino. Invece mi sa di no. E' un paraculo furbo ma ben dotato: d'altra parte me lo diceva lui e io daje a non crederci. Mi sono perfino ascoltato diverse sue canzoni su YouTube, perché non voglio farmi idee preconcette, anche se le idee preconcette sono spesso le più azzeccate, tuttavia non ne ho trovata neanche una che potesse, pure casualmente, inserirsi in un contesto di minima accettabilità. (in questo senso la premiata "Ti regalerò una rosa" mi pare sia la sua miglior canzone)
A me Simone continua a non piacere neanche un pochino: è una questione epidermica. Trovo intollerabili quelli come lui, dove per "quelli come lui" intendo tutta una serie di cose che non so significare altrimenti, quindi dovrete accontentarvi, sebbene io sia convinto che pure voialtri troviate intollerabili "quelli come Cristicchi" senza sapere bene che cosa state dicendo. Quindi non c'è e non ci sarà mai niente da fare, a meno che non se ne esca con una cosa tipo "Il Testamento di Tito" in tempi relativamente brevi.
Quello che vorrei dire, e lo vorrei dire brandendo i vessilli della massima sincerità, è che io non ne posso più di queste canzoncine fatte così, ecco.
Lo so, me l'ha spiegato sempre lui sventolando altrettanta sincerità, che "Ti regalerò una rosa" è una storia vera eccetera eccetera, né io discuterò mai il lavoro che c'è dietro le cose, però il fatto è che sono proprio le storie che sembrano fatte apposta per essere raccontate a risultarmi insopportabili con la maggiore convinzione. I barboni, i matti, gli handicappati, i froci, i deviati, i deformati (trovo "The Elephant Man" di David Lynch una poderosa bastonata nei coglioni), e ancora gli storpi, i diversi, i maledetti, a meno che non stiano dentro una foto di Diane Arbus, (che però, appunto, fa solo foto, non sale su sedie gialle) trovo tutti questi soggetti fatti apposta per essere messi dentro una canzone, un racconto, un romanzo, una poesia, una trasmissione televisiva (vi ricordate Berry con i suoi senza tetto in seconda serata su Italia Uno? Io avrei preso a martellate sulle gengive tutti quanti in quello studio a partire dagli stessi senza tetto), trovo questi soggetti qua tutti intollerabili e se devono essere raccontati in un certo modo, preferisco che non vengano raccontati affatto.
In un Festival della Musica io vorrei MUSICA. Vorrei rock & roll, chitarre, assoli, ricercatezza, vorrei sentire MUSICA, ecco, qualsiasi cosa, ma MUSICA; qualcosa che mi riporti dentro i negozi di MUSICA, vorrei un grande gruppo, un eccezionale solista, un esigente artista musicale, non un paraculo di indubbio talento, forse uno strabiliante performer teatrale, ma disastroso musicista, povero, inutilizzabile musicista. Ecco quello che vorrei. Non li digerisco i furbastri, quelli che cantano dei matti, dei diversi, dei senzadio, dei maledetti, degli storpi, dicendoci però che alla fine della storia, siamo NOI i matti, gli storpi, i maledetti, i senzadio, i diversi, perché dei matti, degli storpi, dei maledetti, dei senzadio e dei diversi non capiamo la grandezza, non percepiamo la poesia, la meraviglia invece nascosta ma pulsante in queste persone.
Mi sono rotto il cazzo di quelli che siccome ci lavorano con i matti, allora si sentono in diritto di dire la loro notevolissima stronzata quotidiana; mi sono rotto il cazzo che il Festival di Sanremo lo debba sempre e solo vincere il bravo ragazzo, il negro, il lirico cieco, la paralitica, la modella non vedente, la storia di mafia, la storia di media tristezza però vendibilissima. Non mi va proprio questa cosa e non c'entra Cristicchi: c'entra il sistema, un sistema che io non tollero più. Non ce l'ho affatto con lui: Simone ha scritto questa canzone anche perché è la punta dell'iceberg di un progetto assai più serio e grandioso. Mi sta sul cazzo il fatto che una canzone così debba inevitabilmente, anno dopo anno, vincere il Festival di Sanremo, mentre l'Italia, i gusti, la MUSICA e noi stessi stiamo tutti da un'altra parte.





