lunedì, 19 marzo 2007

I gemellini che alzavano le gonne
Categoria:quotidianismi, scritto da stefano havana


Quando abbiamo saputo che i due gemellini del nostro condominio erano stati messi dentro per detenzione di non si sa bene cosa, non ci siamo granché meravigliati. I due gemellini adesso non hanno ancora 20 anni e, seppure siano rimasti inevitabilmente gemelli, sono oggi diversissimi da come ce li ricordiamo. Incubo della nostra giovinezza, nonostante fossero di molti anni più piccoli, costituivano un costante pericolo per l'incolumità nostra e dei nostri oggetti: qualsiasi cosa, a quei tempi, non poteva essere lasciata incustodita perché arrivavano i gemellini a fottersela. Era come un'equazione matematica. Col tempo le ragazzine del nostro gruppo cominciarono, per nostra grande tristezza, a non indossare più le gonne, perché andava comunque a finire che arrivassero i gemellini a tirargliele su.

gemellini3(e gliele tiravano su con cattiveria, violenza: non c'era traccia di gioco alcuno in quel fare che pure, noialtri, in qualche modo perverso, condividevamo - vedere le cosce nude delle nostre amichette e, in certi casi, perfino le mutandine: ci sembrava il massimo, finché non succedeva veramente, finché quelle due pesti arrivavano e lo facevano con sguardi talmente cattivi, perfidi, che niente del desiderio proto-sessuale restava, in quei casi, anzi, rabbia sgorgava dai nostri pugnetti stretti lungo i fianchi e quando erano sull'orlo delle lacrime, quelle ragazzine, le stesse che oggi vediamo camminare con passeggini, pancioni, storie andate in frantumi e ombre di fratelli tragicamente morti al fianco, le stesse che a turno, più o meno, abbiamo tutti baciato, quelle ragazzine diventavano le nostre sorelle, diventavano oggetto della nostra difesa, non più delle nostre primigenie erezioni, il meccanismo per cui desideravamo di essere anche noi perfidi abbastanza)

gemelliniDice che li hanno messi dentro. In effetti è da un po' che non si sentono. Perdigiorno per antonomasia, non li abbiamo mai visti fare altro che casino: anche adesso. Eccoci qui, tutti cresciuti, che ci incontriamo davanti ai portoni con borse da lavoro e nuovi impegni e loro, i gemellini, sempre a cavalcioni di quei motorini smarmittati, come i protagonisti sgangherati di qualche film sulla meglio gioventù. Non hanno mai partecipato alle nostre cose, se non per distruggercele: uno scontro generazionale e oggi, a parlarne, si vede che in un modo o nell'altro tutti quanti ce lo aspettavamo che sarebbero finiti male. Quelli come loro finiscono male, anche se questa cosa quasi mai è vera, anzi, il più delle volte quelli come loro finisce che ce li ritroviamo come capiufficio, se va bene. Però è una cosa che ci diciamo, forse per trovare consolazione: è un modo per dirci che noialtri non siamo così e che mai ci ritroveremo a leggere l'uno dell'altro in taglio basso sulle colonne della cronaca locale. E' una stronzata, è chiaro. Ma non ce la leva nessuno. 

gemellini1Il fatto che ci diciamo così è lo specchio di quello che siamo diventati: non siamo niente più che il risultato di quella scelta, la scelta di essere altro da loro. Avvocati, giornalisti, scrittori e medici: la nostra fantasia non è mai andata più in alto di così. Siamo tutti diventati giornalisti, scrittori, avvocati e medici. Ed è così che gli avvocati, i giornalisti, gli scrittori e i medici commentano una notizia del genere: i gemellini erano quello che erano e noi siamo quello che siamo. È il corso dell'esistenza, è il karma, ciascuno di noi usa una parola diversa. L'unica verità è che paghiamo le conseguenze delle nostre scelte: la moralità della vita si definisce da sé, senza fantasia o retorica. Non c'è alcun bisogno di dirci certe cose davanti ai portoni, eppure ce le diciamo, come certi protagonisti insopportabili di certi film spaccamaroni se le dicono.

Davanti ai portoni del nostro condominio, ce le diciamo, un condominio di persone per bene che portano a spasso i cani con le palette. Persone che si dicono "grazie", "prego" e "arrivederci" mentre si tengono aperti i portoni e si fanno cortesie a vicenda, non sapendo nulla l'uno dell'altro, vizi, segreti, virtù, nonostante vivano gomito a gomito da decenni: l'unica cosa sicura è che i gemellini hanno avuto quello che si meritavano, mentre noi ci godiamo le nostre carriere e le nostre illuminate menti piene di talento. Ecco quello di cui parliamo con gli occhiali da sole e le borse da lavoro, noialtri, vecchi amici che adesso sanno a stento cosa dirsi prima del terzo Martini, ma che un tempo godevano di un'intimità tale da litigare, perfino. Ecco quello di cui parliamo: e pure se non lo diciamo apertamente, è quello che sottintendiamo.

gemellini2La voce dei gemellini dentro è il gossip del momento: persino il saluto del portiere sembra puntare a quello. In un certo senso è come se tutte quelle gonne alzate e quelle cose rubate siano state vendicate: un giro s'è compiuto e a tirare finalmente le somme, si potrebbe dire che noi abbiamo tradito quasi tutti i nostri sogni mentre i gemellini no. La loro vocazione al caos è stata rispettata, anche se davanti ai portoni, quando ci incontriamo, così ben vestiti, questo aspetto della vicenda non esce mai fuori. Ci limitiamo a scuotere la testa e a guardare l'orologio, perché quasi sicuramente s'è già fatta ora di andare da qualche parte.

(dedicato a tutti i ragazzi che per una canna, per una dose di cocaina, per tre grammi di hashish vengono messi dentro nel nome della legge e non in nome mio)