martedì, 20 marzo 2007

Un blog a colori (Mamma, guarda: il mio direttore è Giovanni Minoli!)
Categoria:televisione, scritto da stefano havana


raiDire che lavori per la Rai è come dire che andrai in vacanza a Cuba.
Ho notato lo stesso genere di reazione nella gente a cui ne ho parlato in queste lunghe settimane, lo stesso strabuzzare d'occhi a metà tra l'indignato (tu? E allora perché non io?), l'interessato e il bonariamente stupito.

Questo indipendentemente dai significati che l'espressione "Lavorare per la Rai" può assumere: pulire i cessi, oppure arrotolare i tappeti, non è importante. È come quando la gente ti urta di gomito e con un occhiolino teatrale ti fa: "Ah, Cuba. Le puttane, il sesso! Vecchio pennellone!", con il medesimo tono di chi la sa già lunga sulle cose della vita, così fanno quando te ne esci che, sbam, ti sei messo, tra le altre cose, a lavorare per la Rai.

Le reazioni raggiungono punte di isteria collettiva quando ti azzardi a rilevare che per la Rai (RaiDue, Rai Educational, direttore Giovanni Minoli) fai dei servizi praticamente impegnati, brevi reportages: ti guardano, stavolta senza più ironia, perché per loro - quelli che ti dicono "Pennellone" quando sanno che andrai in vacanza a Cuba - accettare la cosa, il fatto che lavori in Rai, è umanamente possibile fin quando sanno vagamente cos'è che fai per questa benedetta Rai. Prendere atto, con precisione e certezza, che quello che fai per la Rai, in effetti, non è pulire i cessi (potresti sempre finire a farlo, certo) ma inventare, scrivere, montare e DIRIGERE, reportages sull'integrazione, l'immigrazione, il disagio sociale e tutte queste cose qui per la trasmissione "Un Mondo a Colori", questo li annienta per sempre. Ti prendono da parte e ti domandano quand'è che hai vinto la lotteria e hai trovato i soldi per Cuba.

rai1Non si capacitano. Dicono che non è possibile, domandano il nome e il cognome del santo a cui ti sei appellato e chiaramente si rifiutano di accettare ogni tua spiegazione circa il fatto che NO, non stai per diventare ricchissimo, NO, non sono tutte rose e fiori (anche se è un bel patire), NO non ti sei scopato a due a due le vallette dell'edizione serale della trasmissione dei PACCHI e che NO, non sai nulla di nulla su chi vincerà il Festival di Sanremo. È un meccanismo perverso, sputato a quello che si innesca la prima volta che raduni i tuoi amici e li saluti prima di partire per i Carabi: è tutto un guardarsi l'uno con l'altro come in una partita di briscola.

Con il finale esaltante dell'ultima confessione, quella che difficilmente ne lascia in piedi uno: sto parlando di quando dici loro, lo dici, è chiaro, con distratto calcolo, con nonchalance d'alta scuola, magari appena prima di congedarti, di togliere il disturbo, ti giri un'ultima volta e dici loro che NULLA hai fatto per meritarti tutto questo, neanche una raccomandata hai dovuto inviare per imbarcarti su questo aeroplano battente bandiera cubana, semplicemente è stata la montagna a venire da Maometto e fuori di metafora, è stata mamma Rai a venire da te, un bel giorno, sottoforma di posta elettronica, e soltanto perché chi è a capo del programma in questione ti faceva l'onore di essere anche lettore di QUESTO blog. È lì che li stendi tutti, perché è che ti sei steso pure tu: nel momento in cui ti sei scoperto prova vivente di un certo pensiero per cui, ogni tanto, ancora si può dare una possibilità ai figli di nessuno, quelli che non hanno amici influenti, quelli che non sono mai stati pezzi grossi, quelli che non si fanno spingere perché non hanno mani dietro le spalle.

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[il nostro cameraman in azione sabato 20 gennaio, primo giorno dei lavori]

E allora, fuor di metafora: questa cosa è andata. Sono venuti da noi, da me e da Andy Capp, e ci hanno detto: provate. Abbiamo provato e la cosa è andata. Avrà anche un seguito: personalmente sono già al lavoro sul prossimo servizio. (mi piace tantissimo usare termini pazzeschi e a me sconosciuti solo fino a due mesi fa, tipo: beta, avid, audio a canali separati, rvm! Ne farò sicuramente un post) Buttarsi in piscina senza braccioli è stato esaltante e preoccupante: abbiamo dovuto infilare questo impegno per noi Enorme negli interstizi di tempo lasciati liberi dai nostri lavori principali e senza cedere mai alla tentazione di fare meglio una cosa piuttosto che un'altra. Essere dei Professionisti Esemplari è sempre stato in testa alla lista delle nostre priorità: se avrete voglia di guardare il nostro servizio, vi diremo quando andrà in onda; (tra poco) qualora doveste perdervelo - cosa plausibile, dal momento che potrebbe non fregarvene di meno, e anche viceversa, pur fregandovene, potreste perderlo ugualmente perché la trasmissione va in onda alla mattina, intorno alle 9.45, orario in cui le persone sane stanno dormendo, e quelle insane già stanno al lavoro - qualora doveste perderlo, dicevo, c'è sempre il sito di cui sopra, dove vanno in streaming tutte le puntate già trasmesse in televisione.

Fiù. Arrivo a questo punto senza fiato. Covavo questo post da due mesi e alla fine scopro che non è granché. E' come quando ti infili due dita nelle orecchie perché pensi che sarà un gran botto e invece il tappo salta via loffo loffo. Sarà che ho esaurito tutte le emozioni nervose nel tentativo di portare a termine onestamente questo lavoro; (ho scoperto che fare "ad alti livelli" qualcosa di cui non si ha assoluta competenza, è il massimo dello stress possibile) Sarà che quel che sarà. Ad ogni modo questo è quanto, per adesso: lavoro per la televisione. Io, che di certa televisione ho nutrito i post più carichi di bile di questo blog. (cazzo, sono sulla stessa rete che trasmette Lost e Tom & Gerry! Che voglio di più?)