lunedì, 07 maggio 2007

Essere come i Wu Ming (e sapere cosa fare del lemma ''transeunte'')
Categoria:letteratura, scritto da stefano havana


Io, che non sono un intellettuale e la parola transeunte, lemma abusatissimo nei testi redatti dagli intellettuali, non saprei dove infilarla, se non dentro un discorso per far ridere, io, che dell'intellettuale non ho nulla, ammesso che l'intellettuale-tipo esista, se proprio dovessi scegliere, non mi dispiacerebbe essere come i Wu Ming.

Grazie al cazzo, direte voi, (invece un intellettuale direbbe: ne convengo appieno) ma se ho scelto proprio loro, i Wu Ming, come depositari del mio esempio è perché essere come i Wu Ming oggi, parliamoci chiaro, significa poter parlare di qualsiasi cosa, poter dire qualsiasi cosa, poter starnutire qualsiasi cosa e ritrovarsi di diritto infilati nelle colonne dei giornali, delle riviste, dei blog, delle nazioni indiane, ovunque, quantunque, sempiternamente.

Fortuna nostra vuole che i Wu Ming, oltre ad essere così fighi e gggiovani, siano anche bravi e dico fortuna nostra, perché loro ci hanno messo le palle, la fatica e il diritto di nascita e noialtri, allora, non possiamo fare altro che ringraziare il cielo se, dovendoceli ritrovare bonariamente in mezzo ai coglioni un giorno sì e l'altro pure, almeno ci ritroviamo in mezzo ai coglioni qualcosa che sa di buono, che fa bene alla vita, che è come vino rosso di qualità, e non Tavernello. Tutto ciò, dicevo, il voler essere come i Wu Ming eccetera, nonostante io non sia un intellettuale e non aspiri ad esserlo e nonostante dei Wu Ming non abbia letto nemmeno una riga, per una lunga serie di ragioni, la più importante delle quali riguarda le tematiche delle loro opere, a me indigeste: abbazie, medioevi, nomi delle rose, indiani d'america, asce di guerra, semplicemente temi che mi riempiono le ginocchia di acido lattico e mi spingono a spostare la sveglia del mattino dopo un'ora avanti.

Ma la cosa veramente figa dell'essere Wu Ming oggi è che se scrivi un libro che si preannuncia monumentale come "Manituana" (e che io, coglione che sono, non leggerò mai, perché l'argomento mi appassiona come un morso di serpente sul prepuzio) te lo recensisce sull'Espresso niente meno che Roberto Saviano.

Roberto SavianoIl che è il non plus ultra del gggiovanissimo e del frizzante, parliamoci chiaro, Saviano che recensisce i Wu Ming è come sesso sfrenato tra quindicenni: già sei Wu Ming e ci manca poco che Elisabetta Canalis si metta in coda per spompinarti aggratis, in più scrivi un libro, dopo diversi anni dall'ultimo, che si preannuncia un capolavoro, un libro che c'ha tutto un sottotesto che continua su Internet (ora c'è questa grandissima moda che uno scrive un libro che però c'ha tutto un sottotesto che continua su Internet e tu ti puoi collegare a un sito Web che ha il nome del libro e dove ci trovi delle cose fichissime, fantasiosissime, tipo delle musiche, la colonna sonora, il trailer, il TRAILER del libro!, dei bonus track nascosti, oppure il making of dell'opera con foto, sofferenza dell'autore e testi, al punto che il libro non è più soltanto un libro, l'opera letteraria non è più soltanto un'opera letteraria, ma è qualcosa di oltre, una sorta di installazione artistica che fonde diverse aree dello scibile e del creabile, così che tu, miserrimo lettore, quando hai finito di leggere il libro in questione, in realtà, non è che l'hai finito proprio di leggere) e, insomma, fatemi tornare a bomba, dicevo che già sei Wu Ming, già sei fico a tal punto, in più succede che scrivi "Manituana" e, ka-boom!, te lo recensisce il più famoso e bravo scrittore italiano emergente, Roberto Saviano quello-della-prima-puntata-di-Biagi, e dove?, sull'Espresso, l'Espresso, cazzo!, che è di sicuro il miglior settimanale d'inchiesta e approfondimento che ci abbiamo in Italia. Wow, che gran figata!

Dice Saviano di "Manituana":

"Quello che da anni portano avanti come progetto i Wu Ming è la nuova possibilità di mettere insieme diversi linguaggi, nuove sintassi, comunicative inesplorate".

Una copertina a caso de LCapito? Io no. Io capisco benissimo il commento de Il Gianni a questo post qui, semmai, che in 35 righe in romanaccio mi spiega l'esistenza umana, non 'sta roba. Nuove sintassi, comunicative inesplorate: qui non si sa se si tratta di un refuso oppure se la virgola è messa a cazzo di cane. Comunque sia non ci ho capito un'acca ma, refuso o no, deve essere colpa mia, perché io non sono intellettuale come Saviano (santo subito) e non ho letto tutti i libri che ha letto lui, men che meno "Manituana". Infatti lui, Saviano, in questa recensione che ha scritto per l'Espresso, fa pure una serie di riferimenti letterari di cui, idem con patate, non ci ho capito nada, eppure, giuro, leggo l'Espresso da un sacco di tempo, noi in casa sono almeno 10 anni che siamo abbonati a L'Espresso, e gli articoli li ho sempre capiti tutti, ma tutti tutti. Invece questo di Saviano no e mica è il primo.

Tipo quando scrive:

"Non c'è nulla dell'immaginario già consolidato. La sensazione è che il nuovo romanzo dei Wu Ming sembri in qualche misura un dialogo sibillino con la 'Dialettica dell'illuminismo' di Adorno e Horkheimer".

Che per me, davvero, è una cosa raccapricciante, lontana migliaia di chilometri dalla gente comune, tipo quando da terra vedo un aeroplano passare. Non c'entra conoscere o non conoscere Adorno o Horkheimer: c'entra il fatto che io me ne sto in poltrona a leggere un tuo articolo e, tra me e te, cazzarola, lo scrittore SEI TU, quindi, per piacere, mi vuoi rendere le cose più facili e vuoi dirmi TU quello che dovrei capire o avrei dovuto capire se avessi saputo a perfezione tutto di Adorno e Horkheimer? Sennò la scorta che cazzo te l'hanno data a fare? 

Perciò mi dico che deve essere proprio bello essere come i Wu Ming. C'è da guadagnarci sotto un sacco di punti di vista: capirei tutti questi rimandi e, per esempio, saprei come intervenire in questo dibattito qui, dibattito di cui, giuro, ho letto ammiratissimo quasi tutti i commenti, perché talmente lontani dalla mia possibilità di analisi, e quindi così ricchi di cose potenzialmente nuove da imparare, che non ho saputo resistere, come non resisterei davanti a un pezzo di asteroide caduto nel mio terrazzo, eppure non ho avuto il benché minimo CORAGGIO di intervenire, soprattutto quando ho scovato, tra i tantissimi, questo commento, dello scrittore Giuseppe Genna, che, sempre a proposito di "Manituana" scriveva: (i grassetti sono miei)

"L'extraletterario è devastante, oggi, non solo per la nube mercantilizia e quella paradorniana, fatta di ignoranza e hortus conclusus, ma soprattutto per l'ipocrisia di chi addita mafie a partire dalla propria cosca. E sono contingenze transeunti, mentre i testi, se passano il metabolismo della specie, sono tutto tranne che transeunti, e noi possiamo dare giudizi evanescenti, anche entusiasti, in attesa che si compia la permanenza nomade di un libro o la sua definitiva scomparsa".

No? Io, dopo aver incontrato questa cosa qui, mica l'ho più trovato il coraggio di scrivere niente tra quei commenti, che pure mi interessavano moltissimo. Mi sono genuflesso e ho recitato un salmo: voglio essere come i Wu Ming! Voglio essere come i Wu Ming! C'era un film di Renato Pozzetto in cui succedeva una cosa simile: lui, bambino, stringeva fortissimo i pugni perché voleva diventare grande per capire meglio le cose della vita, poi però diventava grande e non vedeva l'ora di tornare bambino, quindi chissà che non possa accadere una cosa simile pure con questo mio desiderio di essere come i Wu Ming, tipo che stasera vado a letto e domani mi sveglio Wu Ming e scopro che, a parte capire tutto dell'articolo di Saviano e del commento di Genna e a parte sapere perfettamente come inserire in un discorso il lemma transeunte, molto altro non ci sarebbe, anzi, e, tac, eccolo lì che pagherei oro per tornare indietro alla mia beneamata ignoranza, al mio romanaccio, ai miei supplì, alla mia pizza con la salsiccia, ai miei TRE gruppi musicali e DUE scrittori preferiti, alla mia incrollabile onestà intellettuale, ai miei siti porno, a Goran Pandev, alla mia fidanzata, ai miei tre amici veri con cui transeure la sera in giro per Roma guardando tutti i culi di quelle che passano.

Questi intellettuali, meravigliosi, davvero, che tutto sanno della letteratura degli ultimi 300 anni e che, tuttavia, non riescono a portare a casa un pezzo di scrittura che sia intellegibile dalla maggioranza dei lettori potenziali: da cosa sono affetti? L'orecchio umano è un organo molto sensibile e forse guastato dai troppi clacson, ma non rincoglionito a tal punto. Concentratevi un attimo e ripensate al brillante intervento di Saviano da Biagi: a me è piaciuto tantissimo, ne avevo pure scritto, eppure nessuno che mi sia capitato di leggere sull'argomento è stato in grado di dire perché ha gradito tanto l'intervento di Saviano. Tutti a dire la stessa cosa: ha citato Primo Levi, ha citato Philiph Roth che citava Primo Levi, ha citato quest'altro, ha fatto riferimento a. E lui che ha detto? Saviano, dico: che ha detto? Quello di "Gomorra": qual è il suo pensiero sulle cose della vita? Non si sa: non è capace di farmelo capire se non portandomi avanti l'esempio di Adorno.

Ho pensato a queste cose riflettendo sull'opportunità di essere o no come i Wu Ming e a un certo punto mi sono come bloccato. Tac, immobilizzato, impossibilitato a procedere nel ragionamento, ctrl+alt+canc, resettato dallo spettro di una domanda: Fabrizio De André, dico uno a caso tra quelli che non hanno fatto in tempo a leggere "Manituana", ha mai usato la parola transeunte?