martedì, 15 maggio 2007

Il Sindaco amico dei vandali
Categoria:dissenso, scritto da stefano havana, ritratti romani


Sono andato con Alberto e Fulvio a Ponte Milvio a fare un po' di riprese per, chissà dove come e quando, un lavoro futuro. Mentre li aspettavo mi sono seduto al sole sul muretto del Ponte e ho fatto amicizia con un bangladese, un venditore ambulante le cui vendite - mi ha detto - sono rappresentate, ormai, per il 70% dai lucchetti.

Vende i lucchetti, ma il pacchetto completo è lucchetto+pennarelli per scriverci sopra: i ragazzini passano da lui e spendono anche dieci euro, ventimila lire, per un lucchetto e un pennarello - che lui paga circa 8 volte meno - e poi li vanno ad appendere, vanno ad appendere i lucchetti, con tutte le iniziali belline e i messaggi di grande amore e solidarietà fraterna, quell'amore masturbatorio dei quindicenni, fatto di polluzioni notturne e petting sotto casa.

Il bangladese amico m'ha fatto più o meno capire che qualche volta i clienti si dimenticano di prendere anche le chiavi del lucchetto appena acquistato, perciò la notte, quando sul ponte non sono rimasti che i rifiuti, lui, insieme agli altri, va per lampioni a provare le chiavi, finché non ritrova i suoi lucchetti che, ripuliti dalle iniziali - si vede che i pennarelli non sono poi così indelebili - rivende il giorno dopo punto e a capo. E' il motivo per cui i lucchetti, a Ponte Milvio, non si vendono nelle scatole e il motivo per cui si vendono aperti: se li vendessero nelle scatole, oppure già chiusi, dovrebbero per forza di cose vendere anche le chiavette, invece così, sfusi, uno magari si prende il lucchetto, si prende il pennarello, e si scorda sul banco le chiavi.

Funziona così, io li rispetto tantissimo questi vu-cumprà che legittimamente lucrano sulla cretinaggine dei giovani d'oggi: a un certo punto mi sono pure alzato, perché serviva che questo bangladese cominciasse a fidarsi di noi, siccome lo dovevamo intervistare, e mi sono messo a fare il banditore lungo il ponte. Indossavo occhiali da sole e gridavo: "Annamo co' 'sti lucchetti, forza". E' strano come certe cose mi riescano molto più facilmente se indosso gli occhiali da sole: quando ero molto più piccolo e molto più timido andavo all'Università in autobus e, a bordo, mettevo sempre occhiali da sole, pure se pioveva, poi mi infilavo il walkman nelle orecchie e così mi pareva di stare in camera mia, al sicuro, tipo dentro una bolla di sapone, puf, nessuno mi poteva cagare il cazzo, manco il controllore, neanche quelle vecchiette che si paravano davanti perché pretendevano di sedersi.

Perciò ho fatto così, tanto per fare un po' lo scemo: lui, il bangladese, s'è fatto una risata, aveva proprio una bella risata, denti bianchissimi, dava l'idea di uno che ci tira su parecchio dalla vendita dei benedetti lucchetti e in effetti così è: dice lui che almeno 20 pezzi al giorno li piazza con facilità, ma io credo che siano di più e comunque, anche se fossero "solo" 20, staremmo comunque parlando di 150, anche 200 euro al giorno: diciamo che lavora sei giorni su sette, eccolo là che il tizio raggranella 1200 euro alla settimana, che fa 4800 euro al mese, il che è molto di più di quanto io mi potrò mai permettere nella vita, senza contare gli orologi, le cinte col proprio nome sopra e tutto l'altro ciarpame che questi tizi riescono a rifilare alla gente. Ecco chi è che dovrebbe legittimamente avere il poster di Scamarcio in camera, non le teen-agers.

(trovo che Scamarcio sia  bruttissimo. Io sono oggettivamente molto, molto, molto più attraente. Raul Bova è bello. Beckham è bello. Johnny Depp è bello. Scamarcio fa cagare e se dovessi scegliere ora, subito, seduta stante, io sceglierei d'essere come quel bangladese, piuttosto che come Scamarcio)

Cambia il mondo, cambiamo noi: due anni fa Ponte Milvio non se lo cagava nessuno, per esempio, invece oggi è pieno di gente, e dietro questa disarmante BUGIA Veltroni si fa forte e dice che i lucchetti vanno bene, santi subito, peccato però che tutta questa gente, frotte effettivamente, non serva a niente se non a sostare ferma e a comprare bottiglie di birra.

In compenso sono spuntati come funghi camionette che vendono panini, grattachecche e altre merdate simili, venditori ambulanti, barboni a caccia di elemosina, sporcizia, devastazione e presto o tardi tirerò fuori le fotografie del Tevere sottostante al Ponte, il sabato sera, quando non ce n'è uno di questi preziosissimi avventori, decantati da Veltroni, che non lanci nelle acque, già malconce per carità, le proprie consumazioni di vetro e plastica.

E' un'abitudine, una birra un lancio, fa molto gggiovane, fa molto Roma città aperta, è il vandalismo che diventa pittoresco, bravo sindaco, nessuno mi toglierà mai dalla testa che i vandali sono quelli che i lucchetti li mettono, non i rumeni che vanno a sradicarli per venderli al mercato del rame e questa non è controinformazione, bensì l'unica posizione possibile che una persona dotata di intelligenza dovrebbe avere.

Eppure non è così che funziona e mentre Ponte Milvio crepa, morto ammazzato, c'è chi si fa bello in Campidoglio della brillante trovata, invece di finire in galera, sodomizzato da galeotti repressi. Perché Ponte Milvio non è il Colosseo, dico bene? Se fossimo un popolo con i controcoglioni, se invece di limitarci a fare blog, pure noialtri prendessimo armi e bagagli, e andassimo al Colosseo, o a San Pietro a incollar lucchetti, oppure cazzi finti, sicuro come la matematica, che Veltroni insorgerebbe, tricolore al collo, e microfoni sotto la bocca. Forse ne tirerebbe fuori un altro libro, anche se lui dice di se stesso di non essere uno scrittore, ma uno che scrive storie, che io, uno che dice così, già lo declasserei da sindaco a poliziotto di quartiere, come minimo.

Invece, di Ponte Milvio, nessuno sa un cazzo: nessuno sa che Ponte Milvio ha più di 2000 anni, che fu teatro della Seconda Guerra Punica, che ci battagliarono Costantino I e Massenzio - oggi l'unico Costantino che conta è un altro con i pettorali più in vista, e non c'entra nulla con la frase "In Hoc Signo Vinces", forgiata, invece, proprio alla vigilia di tale scontro storico. Nemmeno si sa che il Ponte fu fatto saltare per aria nientemeno che da Giuseppe Garibaldi per ostacolare l'avanzata delle truppe francesi, nemmeno io le sapevo queste cose, intendiamoci, mica mi voglio fare bello, non le sapevo, un po' perché non sono esperto di storia, un po' perché, effettivamente, visto quel che si diceva in giro, allo stesso modo pensavo che Ponte Milvio fosse una specie di arteria dello Stadio Olimpico, qualcosa costruita per i Mondiali del 1990 o che ne so, roba buona per l'ultimo video di Tiziano Ferro. Poi mi sono informato, però, e da allora ho deciso di indignarmi al massimo grado possibile per questa storia dei lucchetti e per il vandalismo attivo del Comune e del Sindaco compiacente.

Oggi Ponte Milvio è un cesso.

Un cesso nel vero senso della parola: perché i gggiovani, ubriachi, pisciano sui muretti e, se ci andate, ci sono tutte le chiazze d'acido e la puzza di pipì, proprio dove s'appoggiavano i Papi mentre studiavano i progetti delle varie ristrutturazioni a cui il Ponte è stato sottoposto nei secoli dei secoli.

Ed è un cesso perché, come i cessi, ci sono le scritte dell'amore, tizio ama caio, per sempre, 4ever, tvb e i mille acronimi d'oggi. Ogni tanto passa l'AMA a pulire per terra, ma non possono forzare più di tanto, appunto, perché il Ponte ha un valore storico tale e quale al Colosseo e non è che tu sul Colosseo ci puoi passare gli spazzoloni sporchi di cacche di cane, invece a Ponte Milvio sì, ma con delicatezza, quindi le scritte un po' vanno via e un po' no, e comunque il giorno dopo ce le scrivono un'altra volta.

E' un cesso perché proprio come i cessi degli autogrill, Ponte Milvio è buio, ed è buio perché i lampioni sono crollati e, dove non sono crollati sotto il peso delle vandalizzazioni tre metri sopra il cielo, allora sono stati sfondati dai gggiovani per metterci i lucchetti ed è per questo che le lampadine non funzionano più. Gli umani ci pisciano e i cani ci cagano, a Ponte Milvio, sede della seconda Guerra Punica, antico percorso romano, unica via ove confluivano, oltre alle vie Cassia e Flaminia, anche la Clodia e la Veientana, e i vu cumprà ci sputano e lasciano le carte eppoi il sindaco, col tricolore, dice che va tutto bene e che i lucchetti sono un bene, anzi, quelli crollati sono conservati non so dove, in quale stanza pontificia, con i sistemi d'allarme e i cani antidroga che ci girano intorno.

Sono andato con Alberto e Fulvio a Ponte Milvio per fare quello che dovevamo fare. Poi ci ha raggiunti anche Andy Capp e dopo un whiskey sauer e qualche birra ci siamo dimenticati delle guerre puniche e di Massenzio. La vita fa il suo corso e produce cateratte sulle cose come se piovesse: è esattamente a quel punto che scrivo sul blog.

[le altre foto scattate a Ponte Milvio su flickr]