mercoledì, 13 giugno 2007
Quelli che ce l'hanno fatta
Categoria:quotidianismi, scritto da stefano havana
C'è qualcosa che vorrei dire e questa cosa riguarda noi tutti, il mondo, il lavoro, la vita. Allora mi sa che dovrò tirare le fila della questione e riassumere di brutto. Fatto sta che essendo stato questo - diciamo gli ultimi tre o quattro mesi, ma in particolare gli ultimi due - un periodo di lavoro matto e disperatissimo, ho capito meglio di qualunque altro periodo della mia vita, che in effetti quello che mi piacerebbe fare più di ogni altra cosa, subito dopo il lavoro che faccio e la vita che conduco, è NIENTE.
Ci pensavo oggi in macchina, mentre passavo davanti a una sfilza di quei camion che si parcheggiano ai lati delle strade quando stanno girando un film, quelli tutti bianchi con degli enormi ciak disegnati sulle fiancate e un sacco di omini indaffarati che entrano ed escono da motor-home più piccoli delegati al trucco e parrucco, ecco pensavo a tutta quella gente che un bel giorno prende e diventa milionaria. Ce l'avete presente? Mi rendo conto che non è un pensiero originalissimo, c'è qualcosa di molto simile all'inizio del film (bellissimo, per altro) "Un chilometro da Wall Street" di Ben Younger, però è qualcosa su cui mi soffermo spesso a pensare. Mi capitano, capiteranno anche a voi, sotto gli occhi quei ritagli di giornali, quegli articoli di costume e società su tutte quelle Persone che Ce l'Hanno Fatta, il tizio di Microsoft, il caio di Apple, quel fenomeno parruccone della Virgin, il nerd che s'è inventato Napster, quello che ha messo su, insieme al collega nel solito garage stracciacoglioni, YouTube, ecco mi capitano sotto gli occhi le storie e le foto di questi tizi, gente normalissima, mediamente più brutta e sgradevole di me, che a un certo punto Ce l'Ha Fatta. Senza un se e senza un ma: me li ritrovo spiattellati sui giornali e nelle televisioni e mi sembrano solo persone grandemente ricche. Né talentuose, né perseveranti: ricchissime.
Li invidio, com'è naturale, dopotutto sono un essere umano e per giunta di sesso maschile, perciò li invidio, invidio i loro televisori al plasma e i loro infissi in legno pregiato, e mi domando perché io no? Perché noi no? Giuro, non voglio farvi i conti in tasta: con questo noi maiestatis intendo tutta una schiera di persone più o meno simile a quella che frequento io, a quella che vedo tutti i giorni intorno a me, ecco, in questo senso dico: perché noi no? Il tizio che con 2 euro e mezzo vince 86 milioni di euro, quell'altro che parte dal piccolo negozio in centro e poi, tac, come niente gestisce una catena in franchising diffusa in tutto il mondo: l'idea geniale, quella che fa Svoltare una volta e per sempre. Perché non viene a me, a noi, alla gente talentuosa di cui sono circondato e che utilizzerebbe fama e danaro giammai per fare male a chicchessia?
Mi ritrovai tempo fa davanti alla notizia di un tizio che a un certo punto aveva preso e aveva deciso di depositare non so dove l'immagine stilizzata della testata di Zidane a Materazzi, quella della finale di Berlino. Era, mi pare, uno di questi cinesi del cazzo che sembra sempre siano destinati ad arrivare prima di tutti noi, appunto, un cinese del cazzo con il pisello corto e pochissimi peli sul corpo, ecco, questo tizio qui ha fatto questa cosa, una stronzata per cui io mi sarei fatto una risata se fosse venuto da me a propormela, e ci ha tirato su non so quante centinaia di MIGLIAIA di dollari. Del tipo che adesso c'è gente, altri cinesi del cazzo che, non so dove, a Taiwan, a Tokyo, in uno di questi posti del cazzo qui, grigi e pieni di jeep, se ne vanno tutti in giro con zainetti e magliette con l'immagine di Zidane che aggredisce Materazzi stampata sopra. Capito come? Perché a noi mai? Che abbiamo fatto di male? E' talmente evidente che siamo più intelligenti di un cinese del cazzo, e allora perché non ci è venuta in mente? Ora quel cinese del cazzo, a parte ritrovarsi qui su questo blog distante milioni di chilometri da casa sua - sicuramente una casa di quelle del cazzo, con tutte le pareti di carta e le carpe a mollo in giardino - dico, quel cinese del cazzo starà dondolando su un'amaca d'oro mentre io qui, alle 2 e 5 di notte sto scrivendo di lui, a parte questo trascurabile bonus, che avrà fatto in più o in meno di noi tutti, quel cinese del cazzo?
Oppure quell'altro, il bollito lampadato che ha fatto le magliettine con la margheritina stampata sopra. Le t-shirt Guru, avete capito, no?, quello che si tromba tutte le vallettine e un giorno sì e l'altro pure ce lo ritroviamo bello bello sulle copertine di Cioè, Perché, Com'è, Oggi, Chi, Qual'è, eccetera, e giù tutti a leggere le didascalie: l'imprenditore milanese (perché i milanesi sono come i cinesi del cazzo, a parte che le carpe non ce le hanno in giardino ma crude nel piatto in un Sushi Bar di Via Montenapoleone: sono insopportabili nella parlata e arrivano sempre prima degli altri) Matteo Cambi, Combi o come si chiama lui, in compagnia di Jodie Foster/Michael Jackson/Diego Maradona/Sandra Bullock, questo tizio qui, ecco, avete capito, che quoziente intellettivo avrà? Sarà più o meno brillante di una capra tibetana? Sicuramente meno, eppure, tac, milioni di dollari con le magliettine Fruit Of The Loom con la margheritina verde sopra. Non ci potevamo pensare noi? Che poi io dico: porca miseria, vogliate scusarmi se adesso mi prendo la libertà, giuro che è veramente tardi e, come dicevo all'inizio del post, sono molto stanco ultimamente, ho un sacco di cose in ballo, fa caldo, le cavallette, stasera ho anche mangiato troppo e adesso ho uno stomaco così, comunque voglio dire un'altra cosa, anche se forse non c'entra molto col resto, però fatemela dire: ma perché uno che fa così tanti soldi, improvvisamente dovrebbe stare al tavolo con Jodie Foster/Michael Jackson/Diego Maradona/Sandra Bullock? Non sto facendo l'ennesima questione morale, dio me ne scampi, per questa settimana ho già dato, sto solo dicendo che io, fossi tanto ricco, me ne starei ai tavoli con i miei migliori amici, voi no? Prenderei un jet privato, mi caricherei tutti i lettori di questo blog e via, a Malibù. Perché farmi fotografare all'Art Café con Cecchi Paone e Fabio Galante? Sono strano io? Siamo strani noi?
Quello che so è che sono le 2.25 di notte e che da domani comincio ad andare a letto presto, come Noodles di C'era una volta in America. Hai visto mai.





