sabato, 16 giugno 2007

Glielo dice lei a mio marito che scendo?
Categoria:letteratura, scritto da stefano havana


Nella mia raccolta di racconti ce n'è uno che si intitola "Glielo dice lei a mio marito che scendo?" ed è stato scelto dalla rivista letteraria Terranullius per una pubblicazione online. Se non sopportate le spiagge affollate e non avete di meglio da fare, forse potreste volervi prendervi un quarto d'ora per leggerlo e farmi sapere cosa ne pensate.

Comincia così:

Era un'antipurista di natura.
"600 grammi di rigatoni o ziti, 2 chilogrammi di pomodori, 200 grammi di concentrato di pomodoro, 300 grammi di fiordilatte, 200 grammi di carne tritata, sale, pepe, prezzemolo, 100 grammi di pane grattato, una manciata di pecorino, 300 grammi di ricotta, un uovo, una cipolla, 150 grammi di olio o sugna, un bicchiere di vino rosso, 100 grammi di Grana Padano".

O sugna?
Lesse la ricetta con lo spirito critico allertato su livelli di guardia: unire quel ben di dio, mescolare, impastare, curare, dosare, non sarebbe servito a portare in tavola una perfetta teglia di maccheroni al forno. Perché era una ricetta senz'anima, ecco perché, una ricetta per puristi, appunto. E Assunta, di natura, era un'antipurista. Purista era suo marito, non lei. Ogni volta che ne sentiva uno in televisione parlare così, parlare da purista, le si seccava subito la bocca: la televisione era piena di gente simile. Tutti a spiegare che a tavola non si deve mai dire buon appetito perché non sta bene; Assunta diceva sempre buon appetito, prima di iniziare, e alla carne tritata preferiva le sue polpettine. Tritata, poi: solo i puristi dicevano carne tritata. Non rendeva molto meglio l'idea: carne macinata? A Giordano le polpettine piacevano in particolar modo e quando suo marito gradiva la cena, tutto diventava più facile in casa, soprattutto addormentarsi. Assunta cercava di gestire così i disagi familiari: col cibo, con la cucina. Dicendo buon appetito.
Ma i puristi tramavano ovunque: i puristi dei risotti c'erano, i puristi della verdura e i puristi della pasta in casa. I puristi del sesso! Tutti con i loro metodi scientifici: facevano della cucina o della vita una serie laicissima di nozioni d'algebra. Equazioni, parentesi, seni e coseni. Concentrato di pomodoro? Pazzesco: sua madre si sarebbe fatta il segno della croce. O ziti: solo a chiamarli così c'era da non avere più fame per tre anni. Gli ziti andavano spezzati e lei non era mai stata brava con i lavori manuali di precisione: da piccola, quando c'era da spezzare gli ziti, si metteva seduta al tavolo della cucina e finiva puntualmente per innervosirsi, perché gli ziti si rompevano sempre al punto sbagliato o si frantumavano tra le dita o non si rompevano affatto. Maccheroni si diceva. Non c'era un altro modo per chiamare la pasta: Assunta diceva sempre maccheroni. Chiamava maccheroni tutta la pasta, tranne gli spaghetti. Gli spaghetti erano gli spaghetti.

Grondando questi pensieri chiuse la rivista, tenendo il segno col dito solo per l'abitudine. Sul tavolino ce n'erano delle altre, ma tutte avevano gli angoli arricciati e la più recente era di sei mesi prima: nessuna era invitante. Così Assunta rinunciò al palliativo della lettura e mise via anche quel giornale di ricette per puristi a cui avrebbe volentieri scritto una lettera di protesta. Rimpianse il suo Vanity Fair, rimasto in macchina: non certo per i contenuti (Giordano aveva vinto un abbonamento registrandosi a un servizio su Internet), quanto per il suo aspetto nuovo, curato. L'ordine la faceva sentire a proprio agio, ovunque si trovasse: il patinato le rinsaldava l'animo per quel quid d'industriale, di progettato che – c'era poco da fare – la faceva sentire al sicuro. Invece pioveva ancora e, in generale, tutto era sbagliato: suo marito chiuso nell'altra stanza da quindici minuti buoni, le crepe agli angoli delle pareti che ospitavano ragni, i pezzi di battiscopa mancanti, l'orologio fermo accanto alla porta d'ingresso e il pensiero dei suoi maccheroni al forno lasciati a freddarsi sul tavolo della cucina. Tutta quella fretta di uscire... Cominciò di nuovo a pensare, seduta immobile, e si domandò se quel suo essere così atavicamente colpita dalla mancanza di ordine o stile o calma, non fosse anche quello una forma di assoluto purismo. Provò a condannarsi, ma non ci riuscì.

C'era una segretaria molto silenziosa e molto sottile che sedeva dietro una scrivania di legno bianco con tutti gli angoli scheggiati: sottolineava qualcosa su un libro massiccio e teneva le labbra appoggiate sul dorso della mano inutilizzata. Sembrava una con la testa da un'altra parte. Assunta la guardò con la curiosità con cui si guardano gli altri esseri umani finché quella non alzò gli occhi e la scoprì.

Il resto qui. (versione PDF)