lunedì, 18 giugno 2007

Il lavoro rende liberi anche gli infami assassini
Categoria:attualità, scritto da andy capp


Priebke giovaneIl lavoro rende liberi era la scritta in lingua tedesca che si leggeva all'entrata dei campi di sterminio nazisti. E probabilmente la battuta sarcastica e gonfia di amarezza ("Si sarà ispirato ad Auschwitz") di Leone Paserman, presidente della Comunità ebraica romana, rende bene l'idea di quello che hanno provato i familiari delle vittime delle Fosse Ardeatine alla notizia che Erich Priebke, all'epoca capitano delle SS, ha ora l'autorizzazione a lasciare la residenza "tutti i giorni, libero nella persona" per "ragioni di lavoro". Libero, c'è scritto nell'ultimo provvedimento militare di sorveglianza.

All'imbarazzo delle istituzioni, nella notte ha fatto da contraltare la mano nera e vigliacca del neonazista di turno: Bentornato capitano, ha scritto su un muro di Roma firmandosi con una svastica, forse ignorando quello che fu l'evento simbolo della rappresaglia nazista durante l'occupazione.

Fosse ArdeatineEra il 24 marzo del 1944  quando a Roma le truppe di occupazione della Germania nazista decisero di massacrare 335 civili italiani, come atto di rappresaglia per un attentato avvenuto il giorno prima in via Rasella. Le Fosse Ardeatine, sono delle antiche cave di pozzolana lungo la via Ardeatina, che vennero scelte come luogo dell'esecuzione e per occultare i cadaveri. Oggi sono un monumento a ricordo dei fatti. La fucilazione di 10 ostaggi per ogni tedesco ucciso in via Rasella fu ordinata personalmente da Adolf Hitler, nonostante la convenzione dell'Aia del 1907 e quella di Ginevra del 1929 nel contemplare il concetto di rappresaglia ne limitassero l'uso secondo i criteri della proporzionalità e della salvaguardia delle popolazioni. Il massacro fu organizzato ed eseguito da Herbert Kappler, all'epoca ufficiale delle SS e comandante della polizia tedesca a Roma, già responsabile del rastrellamento del Ghetto nell'ottobre del 1943 e delle torture contro i partigiani detenuti nel carcere di via Tasso. L'ordine di esecuzione riguardò 320 persone, poiché inizialmente erano morti 32 soldati tedeschi. Durante la notte successiva all'attacco di via Rasella morì un altro soldato tedesco e Kappler, di sua iniziativa, decise di ucciderne altre 10. Per sbaglio ne furono aggiunte 5 e i tedeschi, per eliminare scomodi testimoni, uccisero anche loro. Dopo aver compiuto il massacro vennero fatte esplodere numerose mine, per nascondere meglio il lavoro.

PriebkeNel dopoguerra, Kappler venne processato e condannato all'ergastolo da un tribunale italiano e rinchiuso in carcere. Colpito da un tumore inguaribile, con l'aiuto della moglie, riuscì ad evadere dall'ospedale militare del Celio pochi anni prima di morire. Anche il principale collaboratore di Kappler, l'ex-capitano delle SS Erich Priebke, dopo una lunga latitanza in Argentina, è stato arrestato e condannato per la strage delle Fosse Ardeatine. Oggi quell'uomo è libero nella persona. In molti hanno accusato negli anni gli autori dell'attentato di via Rasella come causa della rappresaglia tanto che alcuni parenti delle vittime civili, sia morti in via Rasella (2 passanti) che alle Fosse Ardeatine, chiesero un risarcimento agli attentatori, ma le loro richieste furono respinte. Il fatto è che le cause durarono per oltre 50 anni e l'ultimo ricorso è datato 2001. La magistratura ordinaria considerò l'attentato di via Rasella un'azione legittima di guerra, e con sentenza della Corte di Cassazione dell'11 maggio 1957 non accolse le richieste di risarcimento avanzate dai parenti delle vittime italiane nei confronti degli attentatori, già respinte dal Tribunale e dalla Corte d'Appello civili di Roma, e sentenziò definitivamente che ogni attacco contro i tedeschi costituiva un atto di guerra.

Erich Priebke, nonostante i 93 anni, rappresenta ancora tutto quello che è stato. Lo rappresenta perché non si è mai pentito, non hai mai chiesto scusa al popolo romano per quello che ha fatto. E durante il processo che lo ha riconosciuto colpevole non ha battuto ciglio. Dopo una vita passata in Argentina, oggi soggiorna in una casa all'Aurelio dove passa il tempo a scrivere libri e a fare causa agli storici che lo descrivono come feroce capitano (perdendole quasi tutte, ndn). Nel decreto del magistrato militare c’è scritto che "il detenuto durante le ore di lavoro nello studio legale potrà uscire soltanto per soddisfare, nei luoghi più vicini e per il tempo strettamente necessario, le rappresentate indispensabili esigenze di vita". Come mangiare o fare la spesa o andare in farmacia. Gesti semplici e quotidiani negati per rappresaglia a 335 innocenti.

Facendo crollare con il brillare delle mine le volte delle caverne di pozzolana sui resti dei trucidati, le S. S. credettero di aver riempito per sempre la loro bocca di terra affinché non parlassero. Dai loro Sacelli nella vasta Tomba delle Ardeatine quei Morti gloriosi Vi parlano. Si rivolgono a Voi, che Vi incamminate per il sentiero della vita, non già per rinnovare odi e divisioni ma per ricordarVi che Essi morirono per l'Italia, per un'Italia per sempre libera da dittature, violenza e guerre. Nel buio dell'antro, illuminato dal bagliore di torcie sinistre, perirono cattolici ed ebrei, credenti ed atei, carabinieri e comunisti, democristiani e liberali, repubblicani e monarchici, ufficiali e soldati d'ogni arma, vecchi e ragazzi, espressioni dei più diversi ceti sociali. In quell'inferno si levò benedicente la mano d'un sacerdote condannato a morte per gli altri. Questo dicono i Morti delle Ardeatine: in quell'attimo orrendo noi conoscemmo una indistruttibile unità resa sacra dalla maestà della morte.
(Associazione Nazionale Familiari Martiri delle Fosse Ardeatine)