lunedì, 02 luglio 2007
Il perizoma logora chi non se lo può permettere
Categoria:quotidianismi, scritto da stefano havana
La promessa di approfondire il discorso sull'aggressione fascista di Villa Ada s'è arenato sugli scogli d'altre vicende. Se ne parlerà domani martedì, abbiate pazienza, stavolta non mancheremo: il fatto è che comincia ad essere estate anche per noi che siamo stanchi e nun ce piace da lavorà. Io, di sicuro, ho perduto la voglia di fare qualsiasi cosa di intelligente e di costruttivo: basta, è stato un anno travolgente e sono sfinito, non ho più niente di intelligente da dire, è una confessione questa, più niente mi tocca, mi si è srotolato da dosso tutto quel velo di idealismo che mi ha contraddistinto, sono esautorato dal potere dell'indignazione e non so quanto mi durerà, forse solo il tempo del primo tuffo al mare, oppure, come ci diciamo sottovoce con Andy Capp, è finito per sempre il nostro tempo delle mele ed è cominciato quello della Rassegnazione Spiccia. Non cambieremo il mondo, non saremo grandi rivoluzionari, non aiuteremo in nessun modo a rimettere in sesto il clima, facciamo parte della peggiore specie animale che abbia mai abitato la terra e sono del tutto convinto che la cosa migliore che abbia prodotto l'uomo negli ultimi cinque anni, in qualsiasi campo, dalla medicina alla tecnologia, sia la serie televisiva "Lost": quindi figuratevi che razza di sfiducia sto covando ultimamente. Troppa: la sfiducia non aiuta un blog.
Sentite, smettiamola di fare gli eroi, davvero, facciamola finita subito: nell'ultima settimana mi sono fatto tre date del tour di Vasco Rossi, una a Milano e due consecutive a Roma, e in questa botta adolescenziale ho ritrovato tutto quello di cui necessitavo senza troppi meccanismi contorti: mi sono divertito a morte, ho rivisto vecchi amici, ho cantato a squarciagola le migliori canzoni rock italiane mai scritte, ho applaudito ai migliori musicisti oggigiorno in circolazione, ho visto un sacco di gente simpatica, ho mangiato malissimo, ho preso freddo e con oggi sono quattro giorni che ho l'influenza (non mi capitava dal 1986). A casa leggo con furore agonistico l'ultimo di Ammaniti "Come dio comanda" che è un libro abbastanza onesto e molto divertente da leggere perché i protagonisti sono personaggi abominevoli, moralmente abietti, che però si fanno voler bene e dopo cinquanta pagine non ti stai più a domandare chi siano i buoni e chi siano i cattivi. Mi sono accorto, leggendo l'ultimo di Ammaniti, del tempo trascorso dall'ultimo libro letto tanto avidamente: dev'essere, questo, perché negli ultimi mesi ho letto libri contorti, giustamente considerati straordinari secondo la critica, Miller, Joyce, saggi su Diane Arbus e sull'America, cose pazzesche che dovrebbero fare di me una persona elevata sulla massa, però faticando, ansimando, desiderando ogni tanto di domandare aiuto, vi prego, salvatemi, non è questo il mondo che voglio, io conosco tre gruppi musicali e due cantanti e non ho bisogno di altro, tutti questi libri letti alla media di UNA pagina al giorno, fino alla settimana risolutoria della mia vita, quest'ultima, passata dietro Vasco Rossi, uno che ha scritto un inno alla fica come non ne esistono e che nelle sue canzoni non ci ha mai infilato un tramonto o un congiuntivo di troppo, uno che fa cominciare così un suo testo che parla di donne: "E' scappata con il negro, la troia", capito come?, dopo una settimana (e diciamocelo, dopo gli ultimi otto anni) passati dietro questo tizio gonfio e obeso ma sincerissimo, urlando, spillando fragili lacrime dagli angoli degli occhi, ho capito che avrei dovuto darmi una bella regolata anche io ed è per questo che ho cominciato a leggere l'ultimo di Ammaniti e state pur sicuri che il prossimo che leggerò, l'ho già spostato dalla libreria, sarà il capitolo conclusivo di Stephen King sulla saga della Torre Nera.
Questo non significa moltissimo, intendiamoci: non voterò mai a destra e resterò sempre convinto che il berlusconismo sia l'unico, vero, autentico e principale cancro da debellare in Italia; se una sconosciuta malattia cominciasse a colpire i tronisti, sarei presente al cimitero gonfio d'urina da scaricare sulle loro lapidi e così via, insomma, i motivi per cui molti di voi mi detestano e mi apprezzano restano i medesimi e state pur certi che dovendo scegliere un baby sitter fidato per mio figlio lo andrei a cercare tra gli ex brigatisti rossi e non nella scuderia di Lele Mora. Però proprio ieri, tra uno starnuto e un benagol, stavo leggendo l'Ulisse di Joyce, davvero dico: sembra sempre una stronzata quando uno dice che sta leggendo l'Ulisse di Joyce. Ebbene, dopo cinque pagine di cui non ho capito una riga, ho guardato l'ultimo di Ammaniti steso sul mio letto e ho pensato testualmente questa cosa: "Perché dovrei leggere questa roba quando posso leggere Ammaniti?" e così ho letto Ammaniti per altre 90 pagine, confrontandomi con la leggerezza di cui sento il bisogno in questo momento.
Ammaniti non mi cambierà la vita. Il flusso di coscienza nemmeno: tanto vale leggere Ammaniti.
Tutto questo per offrire un contrasto onesto prima di dire che domani alle ore 10 del mattino in punto va in onda, su Rai Due, per la "nostra" trasmissione "Un Mondo a Colori" quello che forse è stato il reportage più importante in cui ci siamo imbarcati. Non ne parlo, perché non si può prima della messa in onda, però è qualcosa per cui Andy Capp e il sottoscritto e Alberto e Fulvio (santo subito) per la magica (santa subito un'altra volta) IKProduzioni ci hanno messa l'anima più di qualsiasi altra cosa fatta finora. E' stata un'esperienza devastante e professionalmente accrescitiva come nessun'altra: secondo noi tutti farà il botto e segnerà un punto di svolta per le nostre carriere (questa frase ci stava benissimo, i corsivi sono miei) e sarà un piacere se voialtri domattina, o in qualunque altro momento del giorno guardandovela in streaming sul sito, vorrete darci la vostra opinione.
Torno a leggere Ammaniti o a guardare il cofanetto della prima serie di Lost che m'ha regalato F. (e, crepi l'avarizia, santa subito pure lei), insomma, torno a fare qualcosa di decisamente poco impegnativo. Voi fate i bravi.





