martedì, 17 luglio 2007

Come Gigi la Trottola
Categoria:estate, scritto da stefano havana


Questo post fa parte della serie estiva: "Gli amici delle vacanze".
>>> Qui la prima puntata

Io sono sempre stato un pessimo limonatore da vacanza. Capito come? Quelli che prendono e vanno in vacanza e poi tornano a casa pieni zeppi di storie da raccontare a proposito di scopate mega-galattiche, orge, o cose simili: ecco, non sono mai stato così. Anzi, per dirla tutta io in vacanza non ho mai limonato granché. Però, cascasse il mondo, finché ho avuto una certa età, mi sono sempre innamorato. Di tutte le ragazze conosciute in vacanza mi sono innamorato, ma mai ne ho baciata una: avrei voluto, ma non mi sono azzardato neanche una volta. La prima che mi viene in mente, per ordine d'importanza, è Sarah. Con l'acca finale.

Gigi la TrottolaSara con l'acca finale: dovete sapere che io, pessimo limonatore da vacanza, riuscii però in quell'occasione a diventare bello come Gigi la Trottola quando diventava bello prima di andare a canestro e la stordii con un'azione diversiva a la Gregory Peck, riuscendo a recuperare il suo coniglio bianco che, non so come, s'era tipo imbizzarrito. Allora, se io adesso fossi uno di quei limonatori folli di cui sopra, che tornano dalle vacanze con tutte le mutande strappate e i graffi sulla schiena, vi starei senz'altro a raccontare di un'impresa ancor più titanica di quella che in un certo senso è stata, narrandovi di come io sia disceso per le scale tenendo la giacchetta sulla spalla per un indice come certi attori, barba incolta, e di come abbia acciuffato senza patemi e senza dubbi la bestiola, porgendola quindi a lei, a Sara con l'acca, con l'espressione giusta, una mezza sigaretta all'angolo della bocca, per poi volgerle immediatamente le spalle, dirigendomi quindi, bellissimo e testosteronico, verso il sole morente.

Gigi la TrottolaMa, ragazzi, non fumavo e avrei dovuto aspettare almeno altri due anni per salutare il primo pelo di vera barba e anche se, in effetti, riuscii ad acciuffare quel cazzo di coniglio, feci tuttavia cadere tutto il resto, che nell'occasione constava di un enorme sacco nero della spazzatura: dopo di che il coniglio mi morse sul dito medio, al che io letteralmente lo lanciai verso di lei che per fortuna riuscì a bloccarlo a terra facendo tintinnare tutta una serie infinita di braccialetti che portava ai polsi. Ecco come conobbi veramente Sara con l'acca: circa nove minuti dopo ne ero perdutamente innamorato.

Lo sarei rimasto per i due anni successivi - 24 mesi senza pensare a nessun'altra donna, a quei tempi ancora si facevano cose così, non avevo nemmeno il cellulare - lacerandomi l'anima alla ricerca di una soluzione, soluzione che – com'è evidente – non arrivò mai, se non quella organica della dimenticanza, perché dopo quell'estate di devastante amore, seppure fosse della natura frettolosa tipica del cuore di un 17enne, non la rividi più. Così si esaurirono due anni infiniti trascorsi struggendomi, scrivendo centinaia di pagine dedicate a lei, graffiandomi il cuore davanti a un telefono, non riuscendo mai - dico mai - ad andare oltre la penultima cifra, così terminò tutto, come termina un viaggio, o una risata, terminò a forza di parlarne con gli amici, a tutti spiegando che sebbene avessi avute tutte le occasioni, in quelle due settimane estive, lo stesso scelsi scientemente di non compiere alcun passo. Sara con l'acca: così finì, come finisce una rampa di scale, con la differenza che con lei non iniziai a salire nemmeno il primo gradino. Ma fu una cotta talmente forte che riuscivo a commuovermi con le canzoni di Marco Masini.

Gigi la TrottolaA lei invece piaceva da matti Nek - andava tantissimo di moda a quel tempo - così, mesi dopo, in vacanza in Spagna con Federico e mio cugino Guglielmo, (ciao Guli) le acquistai un mitico cd di Nek in spagnolo in una discoteca di Malaga. Feci incartare quel cd, lo nascosi in valigia tra le mutande, me lo portai indietro e lo serbai in camera mia nascosto tra le viscere delle cose, per anni, per anni, feci fare a quel cd un giro molto simile a quello fatto dall'orologio del padre di Butch in Pulp Fiction, a parte il fatto che per fortuna non arrivai a infilarmelo tra le chiappe, e oggi, giorno presente, Nek canta "Nella stanza 26" e semplicemente quel cd è ancora qui, in questa stanza, alla fine lo aprii, qualcosa come sei anni fai, e la cosa più poetica che mi riuscì di pensare, dopo averlo fatto, fu che al posto della mia faccia da cazzo, riflessa sul lato argentato, doveva esserci la sua amatissima.

jerry o connellChiudo questo mio lamento d'amore adolescenziale raccontando l'ultimo pazzesco aneddoto (avendone, per forza di cose, cassati almeno altri cento) che mi lega alla figura mistica e idealizzata di Sara con l'acca: diversi anni dopo i fatti, deve essersi fatto il 2004 o giù di lì, presi baracca e burattini e le mandai una lettera. Una lettera vera, di carta, all'indirizzo di casa che ancora conservavo: le scrissi senti, sono io, ti ricordi?, devi sapere che sono anni che non ti penso più, però devi anche sapere che per un sacco di tempo t'ho pensata eccome e, per dirla tutta, mi sa che sono stato perdutamente innamorato di te e che ho un sacco di roba scritta apposta per te e insomma, te lo volevo dire, tu dicevi che assomigliavo spaventosamente all'attore del mio amico Ultraman, e così mi chiamavi: Ultraman, pure se non sapevo volare nemmeno oltre il ciglio del mio sentimento nascosto, oggi sono cresciuto, sono diventato più spigoloso, arrogante e bugiardo e col mio amico Ultraman non c'entro più un cazzo, però eccoti qua il mio numero, mi farebbe una cifra piacere rivederti e capire per quale merda di motivo m'ero perso a tal punto di te.
Eccetera eccetera.

Mi mandò un sms, ricordo perfettamente cosa stessi facendo quando lo ricevetti: ero su ICQ (il predecessore di MSN) davanti al mio computer e ascoltavo gli Oasis, lo ricordo come si ricordano le cose che si stavano facendo durante certi momenti topici dell'esistenza, tipo, che ne so, come ci ricordiamo tutti quello che stavamo facendo quando il faccione di Mentana apparve per la prima volta in televisione a dirci delle Torri Gemelle, ecco, me lo ricordo così, risposi a quel messaggino e così via per un po'. Sembrava che ci fossero i presupposti per qualcosa e invece non c'erano i presupposti per niente: un bel giorno, un sabato, poco prima di entrare in campo per una partita di calcetto, ebbene tenetevi forte, la chiamai, chiamai Sara con l'acca, ormai svuotato della rete di tentennamenti che m'aveva imbrigliato anni e anni prima. Solo che non andò benissimo: accadde qualcosa di molto strano, nel senso che lei mi trattò malissimo, freddissimamente, in una maniera opposta a quella che si percepiva dai messaggini, sarà che m'ero fatto tutto un film da solo, chi lo sa, comunque sia fu veramente sgarbata, a un certo punto cadde la linea, o almeno così pensai io: la richiamai e quella stronza aveva spento il cellulare. Così le scrissi un ultimo sms, abbastanza sgradevole a mia volta, sembrava quasi che mi dovesse qualcosa, entrai in campo, feci quattro gol e presi una traversa di sinistro.

Gigi la TrottolaQuello che penso, ancora oggi, è che, sì, in effetti lei qualcosa mi doveva, qualcosa che s'era presa da me anni prima senza accorgersene - d'altra parte è così che va per tutte le storie d'amore del mondo, si prende e si dà - ecco io diedi a Sara con l'acca, durante quelle due settimane di vacanza e durante i due anni successivi d'amore solitario e disperato, diedi a Sara con l'acca tutto quello di cui allora ero capace - che non era moltissimo - forza, passione, muscoli, fede, costanza e fedeltà, le diedi tutto questo senza che lei lo sapesse, glielo diedi senza nemmeno dirglielo, glielo diedi nella maniera più sincera possibile, diedi a Sara con l'acca un amore ingenuo e totale che non m'è mai tornato indietro, le diedi qualcosa di gigantesco stando fermo in camera mia, scrivendo poesie lacrimose, e lei lo ricevette inconsapevolmente andando a scuola, facendo i compiti, spazzolandosi i denti alla mattina, ascoltando quello sfigato di Nek, crescendo, tingendosi i capelli, cambiando misura di reggiseno. Tutto lontanissimo da me che a mia volta vivevo la mia vita e procedevo verso le cose che sarebbero state e che mi avrebbero condotto a quella partita di calcetto e a quella telefonata. 

Chissà che le è preso, chissà cos'è diventata, chissà che fine ha fatto quell'altra Sara con l'acca di cui m'ero perso tra i monti e che non mi avrebbe mai trattato in quel modo al telefono. Chissà che fine ho fatto pure io. Chissà, in definitiva, dov'è che va tutto l'amore che uno crede di provare da giovane.