venerdì, 20 luglio 2007

Cuba senza di me (lettera al companero che invece è laggiù)
Categoria:cuba, scritto da stefano havana


Salutami le strade senza mai ombra, salutami le bucce di banana, i cassonetti puzzolenti, i bambini con i piccioni in mano, le sette di sera, salutami la pasticceria "Dulce Habana", con i dolcetti "Occhio di bue" più buoni di quelli cha fanno in Tirolo, salutami il ristorante La Rocha, salutami il Mojito del bar "dei ragazzi", le goffe bandiere nere antimperialiste, la poltrona rossa di Joaquina, la cotorra che non mi faceva dormire, i pochissimi panni stesi delle case, calle 23 alle 10 di sera piena di gente con i gelati in mano, salutami le chicas sul malecòn, salutami il malecòn, il Capitolio, i succhi di frutta al mango fresco, le tortillas a colazione, le banane fritte, i fagioli neri, il pollo e il cerro con le spezie, salutami il pescado, la langosta col sugo, i fagiolini e i pomodori che non sanno di niente.

Salutami le strade senza cartelli, gli indici puntati della gente a cui chiedevamo indicazioni, indici sempre deformati dal lavoro, con le unghie gialle e rigonfie, salutami la mia Plaza de la Catedral, dove ci abbiamo lasciato tonnellate di chiacchiere e altrettanti silenzi, salutami la Caffetteria de la Catedral, dove fanno il mojito con la goccia rossa d'angostura che scende piano piano lungo il bicchiere ghiacciato, salutami la scalinata del Capitolio, Centro Havana, la Havana Vieja con le profumerie deserte e gli assurdi centri di bellezza vuoti, salutami il birrificio di Plaza de las Armas, il mojito especial, il caldo torrido alle 10 di mattina, i condizionatori d'aria sovietici che falcidiano il sonno, i tipi che vogliono le magliette, salutami la paella che fanno di fronte la Torre, salutami la Torre da dove si vede tutto il mondo a 3 dollari il cocktail, salutami le Buick, le Chevrolet, le Studebaker e le Desoto, salutami tutta quella gente che non sa più dove andare ma che ci va comunque con tutta la calma del caso.

Salutami i bambini nella piscina vicino Calle 23, i chioschetti con la bevanda impossibile all'amarena, salutami i bidoni azzurri del gas, ben visibili in ogni balcone sgarrupato, salutami il Golfo del Messico, quell'angolino di mare cittadino in cui affogo tutti i miei pensieri e problemi appena sbarcati lì, col primo mojito in mano e il primo piatto di papas fritas affogate in tre litri d'olio, salutami i cocotaxy, le carrozzine, i cavalli smagriti e i cani anoressici, salutami quei televisori accesi alla sera, in quell'attimo strano subito dopo cena, quando non c'è nessuno in giro e l'unica voce che si sente è quella degli attori delle solite soap operas, salutami tutti quei vecchi in carrozzella senza un braccio, o una gamba, pelati, che non dicono più niente, che non si sa nemmeno come siano arrivati dove sono arrivati, salutami gli enormi stomaci scoperti degli uomini, salutami la Tropicola, la Bucanero, le torte dai colori accesissimi che tutti, dico tutti, si portano in giro da una casa all'altra a orari pazzeschi.

Salutami le pozzanghere di fanghiglia estese e profonde come l'oceano che si formano dopo gli acquazzoni, salutami il lunghissimo sfilatino di pane che sa di niente ma che i cubani acquistano in massa e se lo portano in giro, nudo e crudo, così, senza busta o niente, sotto il braccio, che magari prima di arrivare a casa si fermano al bar e allora si vedono tutte queste persone che bevono ron lentamente con un lunghissimo filare di pane appoggiato sul tavolino, salutami gli "apagones", salutami il vecchio che ogni mattina sentiamo urlare per le strade: "Cebolla y ajo! Cebolla y ajo!", salutami il "calientador de agua", salutami le scintille che si vedono puntualmente partire da sotto il rubinetto quando si fa la doccia col filo d'acqua residuo della giornata, salutami tutti quei tizi, giganteschi neri, o semplici signori esili, che senza aggiungere nulla, ti offrono con un gesto di bere dalla loro bottiglia di ron agricolo fatto in casa.

Salutami i tassisti che si fermano mentre ti portano a destinazione, si scusano e vanno al mercato a comprare sapone e detersivo, salutami la ghiacciaia di Raul, il suo ron blanco, il suo sorriso che gli fa diventare piccoli gli occhi, le sedie tutte in circolo fuori il terrazzino dove abbiamo passato i momenti migliori delle nostre vite, gli accendini sparsi ovunque e le sigarette economiche che fuma Natalia, salutami Sergio e la sua canotta gialla, salutami lo stereo, la conga, il bagno con la doccia rimessa insieme con lo scotch, salutami la cucina di Raul, quel muretto dove appoggiamo il cuba libre dopo il brindisi, il tavolo rotondo con le sedie di legno e il buco sferico sullo schienale, saluta Jorge e suo padre, che ci conosce poco ma che ogni volta che passiamo a trovarli si fa trovare affacciato al balcone e da lì sopra ci urla "Bentornati!", "Benvenuti!" e ci fa cenno con la mano di venire su e subito dopo è già fuori al pianerottolo che ci bacia e ci abbraccia e poi chiama il figlio che arriva senza maglietta e anche lui ci abbraccia e ci bacia e ci regala i libri sul Che e ci prepara i cuba libre più buoni del mondo, il cuba libre "a la Jorge" con quei cosetti di plastica colorata per girare il ghiaccio e affogare la fettina di lime.

jorge e il suo cubo libra magico con tropicola

Salutami la macchina devastata di Sergio, quella che ogni tanto si ferma e ci ritroviamo tutti fuori con il cofano aperto, semmai sotto la pioggia, salutami l'Universidad, i poliziotti che si fanno corrompere e poi ti chiedono scusa se t'hanno importunato, salutami la gelateria di Coppelia e i soliti due gusti disponibili, salutami la caja de cambio, i bancomat, l'hotel Havana Libre e l'Hotel Nacional, salutami i "camelos" stracolmi di gente senza espressione, salutami quei signori che vivono, letteralmente, dentro i cessi pubblici e ti tengono la porta, o semplicemente ti invitano ad entrare, neanche fosse un bar, salutami le canne da zucchero, i cocchi, salutami Jasmine che, durante la cena, immancabilmente, a un certo punto si fa avanti timida e ti indica questo o quel piatto per avvisarti che l'ha cucinato lei, salutami la pelle di maiale fritta, impossibile da resistere, salutami gli italiani molesti, la diarrea, il platano, el refresco de limon, l'umidità che rende lo zucchero un blocco di gesso, che è poi il motivo per cui, a Cuba, lo zucchero si tiene in frigorifero, salutami la Moca ammaccata di Raul, la targhetta di ceramica sopra la porta della su casa dove sta scritto "Ferreira", passaci due dita sopra al posto mio, salutami quei tre chilometri buoni di Malecòn che ogni tanto ci divertiamo a percorrere fatta la sera, sparando cazzate sul futuro, dicendoci cose che non si realizzeranno mai.

malecon y andy capp

Davide y canna da zucchero

Salutami il mercato di Centro Havana, dove è impossibile per noialtri, non lasciarci almeno un quarto del budget economico della vacanza, salutami il muretto del lungomare davanti all'Hotel Riviera, quello sopra cui siamo riusciti ad addormentarci, tu, Davide ed io, senza il pensiero di null'altro, salutami "vamos bien", salutami i colori coloniali e disperati del quartiere Vedado, salutami lo spagnolo arronzato con cui ci barcameniamo nelle situazioni più strane, salutami gli havaneri con le magliette dell'Italia campione del mondo, salutami quella terra fusa dal sole e dalla Rivoluzione morta e sepolta, salutami la propaganda, salutami le bandierine di tutti gli stati appesi sul soffitto dell'aeroporto José Marti, salutami la musica strizzata fuori dalle finestre di tutte le case, salutami i pazzi, ce ne sono un sacco alla Havana, resi tali chissà da cosa, dalla monotonia, ci siamo detti, dall'impossibilità d'immaginare un futuro, salutami il mare che oscilla piano, azzurro come il gas acceso, salutami tutto quello che puoi contenere in un abbraccio, gesto così frequente a Cuba, saluta la terra di cui sono geloso e innamorato come lo sarei di una donna.