domenica, 12 agosto 2007

In missione per conto di Dio
Categoria:estate, scritto da stefano havana


Dopo l'ultimo post che mi sono ritrovato davanti, non posso fare a meno di raccontare brevemente la nostra esperienza.

(ciao, sono [Ste] e mi trovo in un'isoletta delle Azzorre che si chiama San Miguel. Sono le 23 e 02, sono un po' brillo e sono in un Internet point dopo 8 giorni di splendida vacanza).

Allora: a parte le circa 4 ore di ritardo da Lisbona a San Miguel (Azzorre), la Tragedia Assoluta si è consumata all'aeroport(in)o della stessa San Miguel dove le nostre valigie sono andate PERDUTE. (la mia e quella di F., che, si sa, una signorina che perde il proprio bagaglio è cosa assai peggiore di un maschietto che perde il proprio bagaglio).

Non vi riesco a dire l'angoscia di vedere il nastro trasportatore dei tuoi bagagli fermarsi (FERMARSI) e 30 persone correre bestemmiando allo sportello del LOST & FOUND mentre tu te ne resti così, impreparatissimo alla cosa, con un misero zainetto sulla spalla sinistra, sentendoti inevitabilmente un po' stronzo.

Fai una fila che dura tutta la notte, consoli F. che ti appare come la cosa più disperata della Terra e ti penti e ti vergogni e ti senti una merda per il solo fatto d'averla convinta a seguirti in questa cazzo di desolatissima terra (poi rivelatasi, per fortuna, BELLISSIMA), ti senti dire la frase "Enjoy your stay" alla fine della trafila - roba che ti verrebbe da scavalcare il bancone e violentare la tizia addetta per il solo gusto di farlo - ti senti assicurare che il tuo bagaglio ti verrà riconsegnato entro la mattina dopo direttamente al domicilio della tua abitazione vacanziera. Al che:

a) non ci credi.
b)ti dici che bene che andrà dovrai farti piacere il vestiario di qualcun altro.
c) sussurri a F. in un orecchio che se le cose dovessero andare veramente male sei pronto a riaccompagnarla a Roma l'indomani mattina.

A questo punto: è quasi l'alba (salvo scoprire molto più tardi che non è quasi l'alba, ma un po' prima perché Alle Azzorre, meraviglia delle meraviglie, il fuso orario recita DUE ore in meno rispetto all'Italia), trovi la forza, l'onore, la voglia e il coraggio di uscire dall'aeroporto senza bagagli, senza un CAZZO di niente, in una terra che non conosci, abitata da persone che parlano la lingua più insulsa, cacofonica e brutta della terra, il portoghese, e prendi un taxi. Ti confessi col tassista, il quale ti dice che, poffarre, anche a lui è capitato, anzi, che vale la pena - arrivati alle Azzorre - di mettersi l'anima in pace perché i bagagli, qui, li perdono con la facilità di un bicchiere d'acqua, arrivi a destinazione nella casa più bella e accogliente del mondo, trascorri il resto della notte peggiore della tua esistenza, ti svegli la mattina con un cielo da mare assoluto e con l'anima nera di uno schiavo del Missisipi perché SAI, lo sai, che dopo colazione ti aspetta un'altra trafila senza senso, di nuovo all'aeroporto, di nuovo allo sportello lost & found, dove però, meglio di una notte di sesso con Jennifer Aniston, ti dicono "ehi fratello, tranquillo, forse il tuo bagaglio per caso era composto da due valigie, una azzurro chiaro e l'altra azzurro scuro, rigide entrambi?", e tu, mentre ti dicono questa cosa, dici sì, sì, SIIIII sono io, è roba mia, porca puttana, ci sono le mie lamette li dentro, le mie mutande, i miei jeans, le mie CAMICIE, le mie cinte, tenetevi tutto ma datemi le mie cinte, vaffanculo sì, sono niente di meglio di Paris Hilton, voglio i miei vestiti, voglio le mie cose, sì, e ridi, ridi, e te ne vai leggero come un pettirosso, solo che poi passano altre ore, tantissime, tipo cinque, o sei, e più vai avanti nella giornata più ti convinci che tanta speranza è stata mal riposta e poi succede che dici a F. senti, io vado di nuovo all'aeroporto, tu resta qui nel caso arrivino i bagagli e, mentre la saluti, con la sensazione che sarà il tuo ultimo viaggio, le dici anche, tanto per stemperare, citando i Blues Brothers, "Non posso fallire. Sono in missione per conto di Dio", ecco, mentre fai questo e, di nuovo, ti senti inevitabilmente un'altra volta un po' stronzo, succede, giuro su Dio, succede che guardi in fondo alle scale, come sempre fai, prima di una discesa e le vedi, le VEDI, tutte e due, la valigie, affiancate, una accanto all'altra, belle, più belle di qualsiasi altra cosa al mondo, graffiate, usate, sporche, sofferenti, ma lì, a portata di mano, TUE, e allora rientri in camera, dici quello che devi dire saltellando, ti abbracci, balli, apri, concepisci di avere TANTISSIMI vestiti dopo circa 20 ore con addosso sempre gli stessi e guardi F., che sembra, pure lei, improvvisamente godere di una quindicina d'anni di meno, negli occhi, nella posizione, nelle spalle, nell'espressione e le dici, perché a questo punto ti sei rilassato e una frase così ti spetta di diritto, l'hai sognata da sempre: "Te l'avevo detto. Ero in missione per conto di Dio...".

E, niente, ho finito i minuti della connessione (costa pochissimo, solo un euro). Volevo dire dell'altro e inserire delle foto di bagagli persi ma non posso. Mancano 180 secondi e non funziona nemmeno bene la barra spaziatrice. F. è vicino a me con i capelli bagnati e devo scappare via: tutto va bene, siamo molto abbronzati, un po' ingrassati e di nuovo felici. Ci sentiamo tra poco.