giovedì, 16 agosto 2007
Mare
Categoria:estate, scritto da stefano havana
Il mare e' cosa viva. Le onde ne sono l'anima.
Oggi me lo sono detto diverse volte in spiaggia, mentre la giornata di Ferragosto scivolava via verso la sera. Sedevo su una sdraio, sul terrazzino di un bar molto piccolo e molto a picco sul mare in una spiaggia bellissima che si chiama Praia Agua de Alto: stavo bene, leggevo dei racconti ma l'attenzione mi scivolava spesso via dalla pagina all'orizzonte. Avevo dentro di me quella sensazione molto retorica che tendo ad ignorare: roba da "Quant'e' bella la vita..." e compagnia bella. Non mi piacciono i pensieri cosi', non mi piacciono perche' la vita, in genere, non e' affatto bella, la vita molto spesso fa schifo e un sacco di cose non vanno bene, percio' quando mi vengono pensieri del genere spero sempre di liberarmene al piu' presto, soprattutto se sono in vacanza, rilassato e allora la vita non e' la vita ma un'imitazione edulcorata della vita, una roba posticcia plasmata col potere della volonta'.
Comunque sia stavo li' e me lo facevo andare bene lo stesso: sulla sdraio, sul terrazzino. Se devo dirla tutta avevo anche una Pinha Colada poggiata sul tavolino basso alla mia destra. E pensavo quei pensieri li', quelli che ho detto che non mi piacciono, quei pensieri sulla bellezza della vita, quei pensieri sul "Meglio di questo che cosa dovrebbe esserci?", quei pensieri che in genere rifiuto: e c'era un papa', giovane, sorridente, che pestava i piedi nudi nell'acqua bassa imitato subito dietro da un figlioletto piccolissimo. Indossavano tutti e due una t-shirt bianca, solo che al piccolo gli arrivava fino alle caviglie. E c'era una coppia anziana che beveva in silenzio due birre, una grande per lui, una piccola per lei, stavano zitti, guardavano anche loro il mare lontano, eravamo tutti uguali, tutti lontani da casa.
E tutto intorno c'era il mare: questa cosa viva che catturava la mia attenzione, i miei pensieri. Un mare incazzato come un doberman. Strideva con tutto il resto: col sole, con le labbra bagnate dalla birra, con l'odore delle lapas grelladas. Onde alte tre, quattro e anche cinque metri cacciavano piccoli strilli dalla gola dei bambini tenuti a bada dai grandi. I bagnini correvano da una parte all'altra della spiaggia, con i fischietti in bocca, sembrava una partita di calcio piena di falli: non l'avevo mai visto il mare cosi' bello e incazzato. Mano a mano la spiaggia sotto di me, sotto al terrazzino in cui giacevo beato, e' scomparsa, mangiata dai pugni del mare irato. C'erano le aste degli ombrelloni di paglia segate a meta' dal pelo dell'acqua. Quelli meno arrendevoli che erano rimasti fuggivano con gli zaini sopra le teste e dopo poco me li sono trovati intorno che strizzavano gli asciugamani: il mare ha rovinato macchine fotografiche e reso immangiabili panini imbustati. Le onde a volte ricadevano su altre onde e il frastuono prodotto svegliava gli addormentati. Ho percepito una potenza pazzesca, tutte le orme degli uomini sono state cancellate, resettate, e ho capito che se solo avesse voluto, quel mare, eccetera eccetera.
Non ce n'era uno, sul terrazzino, tra noi piccoli uomini che non stesse facendo la stessa cosa, ovvero guardare il mare incazzarsi: i camerieri, la ragazza alla cassa. Quando uno passava, gli altri dietro spostavano le teste da una parte o dall'altra per vedere meglio. Se uno andava a fare pipi', faceva pipi' piu' in fretta e poi ritornando chiedeva: "Cosa mi sono perso?". La giornata e' andata avanti cosi': chi passava con le macchine in strada si fermava a fotografare, ma quello, il mare incazzato, la spiaggia sparita, era uno spettacolo solo nostro, di quelli che c'erano dalla mattina e l'avevano visto succedere.





