lunedì, 17 settembre 2007
I Dieci Comandamenti
Categoria:sport, scritto da stefano havana
Che voi veniate qui a leggere le cose che scriviamo mi rende molto felice: è un onore che ci fate e io non so che dire. M'inchino. Che su alcune cose, il G8 di Genova, il calcio, per dirne due a caso, io sia portatore di alcuni (pochi) convincimenti che vi fanno oltremodo incazzare e puntualmente essere in disaccordo con me (e spesso pure con Andy Capp) è un altro dato di fatto: davanti a questo, allo stesso modo, io mi prostro, tant'è, siamo come siamo, cerchiamo di divertirci insieme senza che le divergenze minino troppo i nostri rapporti. E' proprio questo il bello. O l'interessante. O tutte e due le cose.
Però vorrei stilare ora e per sempre la mia lista dei Dieci Comandamenti Inerenti Il Calcio E Il Modo Di Viverlo che vorrei fossero chiari anche per eventuali post futuri sull'argomento. (che comunque sono l'assoluta minoranza, lo sapete) Così che chi reputi questa serie di Comandamenti troppo lontana dalla persona che si sente di essere, allora possa liberamente, felicemente, serenamente, andarsene altrove. (sempre che non gliel'abbia ordinato il dottore. Tipo: ossessione compulsiva da Noantri. E allora m'inchino di nuovo. Però rigorosamente dietro presentazione di certificato medico) Perché questo è quello che siamo e, come ha detto un caro amico, nonostante tutto il rispetto e la voglia di ascoltare le vostre opinioni, non saremo mai come voi.
1) Il razzismo nel calcio non esiste. Esiste il razzismo, punto. Se voglio sentirmi sicuro, se voglio andare in un posto leale, io vado allo stadio. Semmai evito le villette di piccoli centri cittadini o montani, evito i parcheggi del lungomare laziale, evito il Parlamento, evito il Billionaire, e, soprattutto, evito la camera da letto dei miei familiari, parenti e amici, vista la tendenza all'accoltellamento facile di questi ultimi tempi. Il male del pallone non sono i tifosi, non sono gli Ultras. Lanciare un fumogeno in campo è un atto piuttosto cretino: ma chi lancia un fumogeno in campo, la sera, poi, dovrebbe poter tornare a casa a guardare Controcampo SENZA vedersi per forza proiettato in primissimo piano su tutti i video wall del mondo con la dicitura in basso "Criminale", perché quello non è un criminale. E' uno scemo. E gli scemi, in genere, non stanno in carcere ma tutti a casa a leggere o a fare i blog. Ne conosco tantissimi di scemi e ci vado molto d'accordo: non meritano di stare in carcere. A me non piacciono i tifosi di professione, mi stanno antipatici, non li frequenterei volentieri, penso sempre che potrebbero trovarsi altro da fare, e di più costruttivo, ma quelli non sono criminali, non dovrebbero andare intercettati e, anche loro, come gli scemi, dovrebbero poter tornare la sera a guardarsi Controcampo, col telecomando in mano, e non aspettare il proprio turno nella sala mensa di Regina Coeli o Rebibbia. O Alcatraz.
2) Io non sono razzista. Amo i negri e mi stanno molto simpatici pure i froci. Premessa questa, odiosa ma necessaria, perché spesso il livello del ragionamento scende penosamente verso confini pre-fognari. E siccome non sono razzista e siccome il razzismo nel calcio non esiste, ma esiste punto, così come la violenza, vi dico che allo stadio per me un negro che gioca in una squadra avversaria non sarà mai niente di diverso da un: (seguono esempi) "negro di merda", "scimmia urlatrice", "congo, vatti appendere a una liana", "mannaggia alla foresta da dove sei venuto", "africa di merda", "negro bastardo", "razza inferiore". Gli stessi epiteti sono da me reiteratamente lanciati, allo stadio, nei confronti di: calabresi, siciliani, milanesi, toscani. E napoletani: io sono napoletano. Ma quando quel mezz'uomo di Cannavaro (vostro campione del mondo) spaccò le gambe a Behrami con un intervento da criminale incallito e recidivo qual è, io gliele urlai tutte, perfino in accento napoletano, perché si sapesse da dove venivo e da dove veniva tutta la mia famiglia: (seguono altri esempi) "Napoletano di merda", "Coleroso infame", "Vesuvio lavali col fuoco", "Napoli colera", "Napoletano testa di cazzo". Tutte gliele ho cantate, anche se sono napoletano. Perché il calcio è il calcio, la passione sportiva voialtri non sapete neanche dove infilarvela e durante quei 90 minuti non c'è niente (niente), neanche un lutto, un dolore, una malattia, non c'è niente, niente esiste di più importante al mondo della tua squadra. Fine. Anzi un'altra cosa: lo stadio non è una zona franca. Ci sono delle leggi come da altre parti. E io le rispetto in pieno. Vi dà problemi la volgarità? Impossibile. Non andreste allo stadio: non amereste il calcio. Il calcio è uno sport volgare, maschio, fatto di gente che sputa catarro in eurovisione e che bestemmia in primissimo piano. Io sento e dico molte più parolacce nel traffico. E anche voi. Quindi non venitemi a dire che le parolacce e la volgarità non vi consentono di godervi il match con i vostri bambini. Perché mi fate ridere. Poi piangere. Infine disperare. Per ultimo sperare che i vostri bambini non vengano su com
3) Dire "negro di merda" a Seedorf quando ti ha segnato da 28 metri al 91' minuto di una partita dominata, non ha niente a che vedere col fatto che potrei prendere a pugni Seedorf se lo incontrassi (anche perché avrei di sicuro la peggio, in quanto Seedorf è un Uomo Fisicamente Totale). Dire "zingaro di merda" a Stankovic, che dopo dieci anni alla Lazio bacia la maglia dell'Inter sotto i miei occhi, non significa "stare a un passo dall'andargli a incendiare l'appartamento". Se incontro Stankovic ubriaco al bar l'unica cosa che mi verrebbe in mente di fare è offrirgli un'altra birra. Così come Seedorf diventerebbe immediatamente un Assoluto Mito se, per caso, durante l'intervallo, nello spogliatoio, si cambiasse maglietta e tornasse in campo con i colori della Lazio addosso. Negro o non negro. Invece quando tu mi accoltelli un tizio a San Lorenzo perché ti ha rubato il parcheggio, ti assicuro che non c'è intervallo che tenga. Quello sempre morto ammazzato rimane.
4) Conosco gente che ha lanciato fumogeni e petardi in campo che è migliore della metà di voi. (se è per questo conosco gente che ha lanciato fumogeni e petardi in campo che NON è migliore della metà di voi)
5) Non sono un tifoso della Nazionale di calcio (ODIO la Nazionale di calcio perché detesto tutti i giocatori che ne vestono la maglia) però mi rendo ugualmente conto che fischiare l'inno nazionale francese dovrebbe essere, non un sacrosanto diritto, ma un preciso dovere.
6) Sempre come ha detto quell'amico: io col ca... dentro al cu... non mi siedo comodo. Sedetevici voi, se vi va.
7) Il calcio non è uno sport. E' una passione.
8) L'emozione più forte della mia vita l'ho provata dentro uno stadio, quando Cucchi disse l'ora (le 18 e 4 minuti) e la data (del 14 maggio 2000) e poi fece il suo annuncio (la Lazio è campione d'Italia). Dubito fortemente che proverò le stesse emozioni quando prenderò per la prima volta in braccio mio figlio. Dubito fortemente. A meno che non assomigli già di primo acchito a Veron. Quella è stata la più forte in assoluto, ma tutte le altre più forti provate, parlo di emozioni, non forti come quella ma forti ugualmente da essere ricordate, ebbene, pure le altre, almeno fino alla decima posizione di classifica, io le ricordo dentro uno stadio o davanti alla televisione (ultima, cretinissima, la qualificazione alla Champions League di un mesetto fa. La prossima, già lo so, quando la mia triste, rabberciata, zoppicante squadra, si schiererà in campo al suono di quella musichina accanto a quei Mostri del Real Madrid)
9) Se non siete almeno appassionati la metà di così (e io non sono minimamente tra i più appassionati della mia cerchia d'amici!) siete pregati di non commentare mai più a caso post inerenti il calcio e la passione sportiva. Aspettate il prossimo post per dire la VSQ*. Di spazio non ne mancherà mai.
10) Il tizio che ha stanato quello scemo di tifoso juventino lanciatore di petardi, e che l'ha fatto arrestare, dopo un processo per direttissima, non è un eroe: è una spia. E lo stadio dovrebbe essere inviso a lui, come al tifoso che ha lanciato il petardo. Perché se uno è scemo, l'altro è un pezzo di merda e fra i due non so bene quale dovrebbe essere l'esempio migliore da trarre.
Fine. Non v'ammorbo più ma era doveroso.
Ora passiamo pure ad altri argomenti. Per esempio questo. A proposito di chi dovrebbe stare dentro e chi fuori.
*Vostra Stronzata Quotidiana





