martedì, 18 settembre 2007

Football's coming home
Categoria:svago, scritto da andy capp


Voglio approfittare della discussione sul modo di intendere il tifo e il rapporto con il calcio di cui stiamo parlando da due giorni per raccontarvi il mio ultimo fine settimana trascorso a Londra con l'obiettivo di vedere il maggior numero di partite possibili.

theshedPer me il vero calcio è quello inglese. Adoro tutta la storia del football britannico, seguo e tifo per le squadre inglesi anche in Champions League, ho letto molti libri che raccontano della terrace culture e degli anni '70, quando le scorribande delle crew per le strade di Londra e dintorni erano all'ordine del giorno. Anche in Inghilterra però qualcosa è cambiato: bellissimi impianti polifunzionali hanno sostituito (o lo stanno facendo) gli stadi storici con le vecchie panche di legno e il profumo dell'erba appena tagliata. Sono consapevole che per la maggior parte di voi il fatto che l'Arsenal non giochi più ad Highbury sia uno dei problemi minori. Ma io non posso crederci. E' un po' come se la Lazio finisse davvero a Valmontone (tranquillo Ste, ho fonti certe, non se ne fa nulla).

uptonPrima di entrare nel merito vi segnalo uno strano caso di abuso di denaro figlio del calcio moderno. Come molti lettori sapranno faccio il giornalista quindi per andare a vedere le partite di solito mi faccio accreditare. Anche perché i prezzi dei biglietti sono inaccessibili. Una gradinata equivalente alle nostre curve non costa meno di 34 pound. In Inghilterra però da quest'anno qualcosa è cambiato: la vendita dei diritti televisivi all'estero non permette ingressi a testate giornalistiche che non seguano settimanalmente la Premier League. Dunque se hai i soldi guardi e racconti l'evento, altrimenti ti attacchi. Per farvela breve è impossibile per un giornalista free lance entrare in uno stadio inglese per scrivere un articolo sulle misure di sicurezza (come volevo fare io) oppure per raccontare il folklore della gente. Per farvi un ultimo esempio piuttosto eloquente: avete presente la guida al calcio estero che ogni anno il Guerin Sportivo prepara a fine agosto? Quest'anno il calendario inglese (cioè le giornate del campionato) non è stato inserito perché vanno acquistati anche quei diritti lì. Ci troviamo di fronte a una chiara violazione del diritto di cronaca.

coppiacavalliAlla fine sono stato ad Upton Park a vedere West Ham-Middlesbrough in mezzo ai tifosi del Boro. Costo del biglietto: 70 sterline da un bagarino con tanto di trattativa dietro un vicolo dell'Est End; una situazione - lo ammetto - poco piacevole. Entrato allo stadio la sensazione è stata molto bella ma non esaltante. Troppa, troppa, troppa repressione. La partita non era di quelle a rischio, le due tifoserie sono piuttosto amiche e vedere un bobbies a cavallo ogni dieci metri lungo Green Street oppure gli stewart che si portano via un ragazzino perché faceva gestacci al settore ospiti francamente è troppo. All'interno dello stadio non ti puoi muovere, non puoi introdurre bandiere e non puoi nemmeno fumarti una sigaretta. Ma dico siamo pazzi? Inevitabilmente il tifo ne ha risentito e non è un caso se gli unici tifosi che cantano sono quelli in trasferta. Il momento più divertente della partita è stato quando quelli del Boro, sotto di tre gol, hanno cominciato a cantare verso un tifoso ciccione del West Ham, che all'improvviso si è alzato in piedi a far vedere il pancione meritandosi un'ovazione: "You're fantastique! You're fantastique!". Insomma, this is football direbbero gli inglesi: urla, cori stonati sulle tribune, calcioni in campo, corse sotto la curva e abbracci con i propri tifosi. Purtroppo queste cose in Inghilterra non si vedono più. Solo qualche isola felice come Manchester o Liverpool ancora resiste. Nel resto del paese il rigore necessario a garantire che tutto vada per il meglio ha soffocato la spontaneità popolare.

cavalliMa nonostante questo non credo affatto che Londra sia una città sicura solo perché non ci sono più gli hooligans. Più che vendere il prodotto calcio a prezzi esorbitanti, se fossi nei palazzi inglesi del potere mi preoccuperei del disagio sociale dei giovani. Lassù si beve troppo. L'alcool è una vera piaga: alle 4 di notte orde di 17enni ubriache girano per la città in cerca di un taxi. Scene di vagabondaggio in centro sono la normalità, mentre la periferia ormai conta molti più immigrati che cittadini inglesi. A sentire i racconti di qualche italiano che vive lì da anni, tra sparatorie, risse, aggressioni (come riportano anche i giornali), credo che tra qualche anno sentiremo parlare di banlieue inglesi.

wembleyTornando invece al fine settimana, dopo la partita sono uscito di corsa dallo stadio per raggiungere Chelsea. Ovviamente ci ho messo più di un'ora a causa dell'incolonnamento a cui ti obbligano le forze dell'ordine, che a mio avviso rallentano il deflusso. Poi finalmente sono riuscito a raggiungere lo storico The Shed Pub, dove però i tavolini di legno e le panche di qualche anno fa sono state sostituite da luci soffuse e lampade al neon. Fortuna che a scaldare l'atmosfera ci sia ancora qualche panciuto pelato ricoperto di tatuaggi. Dopo la partita sono rimasto in attesa dei giocatori, ma di loro nessuna traccia. L'unico a farsi vedere (ma senza fermarsi) è stato Abramovich. E allora me ne sono andato e mi sono fatto una Guinness.