giovedì, 27 settembre 2007
Era partito democratico e libero
Categoria:politica, scritto da andy capp
La costruzione del Partito Democratico è iniziata concretamente questa estate. Perché tra i congressi dei partiti che si chiudevano e i salotti carichi di sorrisi che brillavano in tv, c'è stato qualcuno che è andato in giro a raccontare alla gente di questo nuovo progetto. E lo ha fatto con sacrificio e spirito di iniziativa, cercando di coinvolgere, al di là delle promesse, una nuova generazione, quella che dovrebbe sostituire, in un futuro nemmeno troppo lontano, l'attuale mediocre classe politica.
Vi racconto la storia di Roberto Giachetti, romano, onorevole della Margherita, fin dal primo giorno profondo sostenitore del Pd. L'onorevole Giachetti ci credeva talmente tanto che in primavera, quando tutti ne parlavano ma nessuno faceva niente, si è messo addirittura a fare la sciopero della fame (andato avanti per 41 giorni) per ottenere la costituzione dell'assemblea. Ma è proprio in quel momento che sono comiciati i suoi guai. Perché è con l'assemblea, cioè quando gli altri hanno cominciato a dare forma alla cosa, che i nostri eroi sono prontamente scesi in campo. Vi ricordate tutta la storia dei 45 saggi tra cui non ce n'era uno sotto i 40 anni? Bene, questo è solo l'inizio della cosiddetta spartizione delle poltrone, quella solita occupazione di tutti gli spazi disponibili a cui la nostra generazione è tristemente abituata.
Roberto Giachetti questa estate ha messo su una specie di carovana itinerante: un pullmino che nei giorni più caldi di luglio e agosto è andato in giro per l'Italia a proporre, raccontare, raccogliere adesioni. Insieme a lui c'erano giovani non iscritti a nessun partito del centrosinistra, semplici appartenenti alla società civile, quella a cui spesso si rivolgono i nostri eroi. Ecco, per una volta, non so se per la prima volta, la società civile stava partecipando in maniera attiva - e non facendo sì con la testa dal divano di casa - a qualcosa di concreto. Poi metodo e contenuti possono essere più o meno condivisi, ma non credo che sia criticabile chi sacrifica qualche ora della propria giornata per un progetto a cui crede.
Due giorni fa a Roma sono state presentate le liste dei collegi del Partito Democratico, quelle che sosterranno Veltroni e gli altri candidati alle prossime elezioni primarie del 14 ottobre. Sapete che fine hanno fatto i ragazzi che questa estate si sono fatti il mazzo sul pullmino insieme a Giachetti? Tutti a casa. Poco male - direte - del resto potevano anche aspettarselo, e poi se lo avevano fatto solo per avere un posto significa che non erano poi tanto diversi dagli altri. Forse sì, però aspettate di conoscere il resto della storia prima di dare giudizi.
Lo racconta lo stesso Giachetti prima con un articolo uscito sul quotidiano Europa, poi direttamente sul suo blog. Nel collegio 2 quello del quartiere Parioli non c'era posto che per uno del suo gruppo (lui compreso), che naturalmente non poteva essere un capolista perché non reggeva. E' stata la stessa Giovanna lagiovane Melandri a telefonargli. Cosa ha fatto Giachetti allora? A sorpresa, spiazzando la nomenklatura, ha rinunciato alla sua candidatura e ha chiesto di mettere al secondo posto, dietro al capolista, uno dei suoi ragazzi. Risposta della Melandri il giorno successivo: "Mi dispiace, non possiamo metterci uno sconosciuto, o te o niente". E' andata a finire che nessuno dei ragazzi che si era speso durante l'estate, né tantomeno l'onorevole Giachetti è finito nelle liste. Nel collegio 2, quello dei Parioli, dietro alla capolista Lilli Gruber, c'è un altro sconosciuto. Forse più amico della Melandri.
Curioso - o deprimente - che questa storia il giorno successivo l'abbia raccontata solo Libero. Il bello è che i nostri eroi continuano a far finta di chiedersi perché nessuno vuole fare politica. E poi: trovatemi un motivo valido per votare Lilli Gruber e cancello 'sto post.





