martedì, 16 ottobre 2007
Amazzonia
Categoria:quotidianismi, scritto da stefano havana
L'altra sera ho rischiato di mettere sotto un tizio.
Io guido molto attentamente, ero sobrio: tuttavia lo stavo per frollare con una tonnellata di ferraglia laccata. Quello non s'è mosso d'un millimetro. Sembrava lo facesse apposta. Tac, l'avrei potuto segare in due come un wurstel: non se ne sarebbe manco accorto. In compenso m'ha mandato a cagare: l'ho visto dallo specchietto.
Dacché ho capito che la colpa di tutte queste morti per la strada, ultimamente, non è di noi che guidiamo, ma di voi pedoni.
Io vi odio, pedoni.
Voi pedoni, come i ciclisti, siete il male della città: le nostre città non sono fatte per voi pedoni o per i ciclisti. Le città sono fatte per le macchine. Perciò mettiamoci una buona volta in testa che voialtri dovreste andare a camminare o a pedalare in un altro posto, lontani dalle macchine, lontani da noi guidatori. Solo così si può ovviare al problema delle morti per investimento: avete idea di quanti pirati della strada in meno ci sarebbero se, semplicemente, si eliminasse questa malsana abitudine di camminare a piedi o in bicicletta?
Inventatevi un mondo, dico io, fate come nelle Cronache Marziane di Ray Bradbury, costruitevi un bel razzo formato famiglia e andatevene da un'altra parte, non necessariamente Marte se credete che il rosso non faccia per voi, comunque sia un bel pianeta dove possiate camminare e pedalare in santa pace.
Non vi piace lo spazio profondo? Benissimo, ci sono molti posti buoni per voi anche da queste parti. L'Amazzonia, per esempio.
L'Amazzonia è un buon posto.
Conosco un pedone che c'è andato a vivere e ha campato cent'anni.
Mica è come qui da noi: ormai qui da noi siamo tutti imbrigliati da una rete di convenzioni che sta uccidendoci. Non si può manco più andare in giro a dire di una donna: "Che bella topa", perché insorgono le femministe: se vai in un locale ti proibiscono di fumare, di bere, di fare rumore con la sedia. È un macello: ci sono le Zone a Traffico Limitato. Perciò neanche ti puoi più muovere liberamente: a meno che non abbia un'auto blu o non sia un Parlamentare. In quel caso via libera.
Davvero, la vita sta diventando impossibile.
E la colpa è solo tua, pedone. Vai in Amazzonia, è meglio.
Non ci saranno le strisce pedonali laggiù, ma in compenso non ci sono nemmeno le macchine.
Adesso sembra che siamo tutti impazziti e che, come niente, ci prende il matto e saltiamo sulle nostre macchine vogliosi di farvi la palle. Certo, se l'uccisione di pedone venisse depenalizzata allora sì; ma visto come stanno le cose oggi, non conviene a noi farvi fuori esattamente quanto non viene bene a voi crepare dilaniati sull'asfalto freddo.
Tuttavia non siamo pari, perché mentre noi carnefici abbiamo tutto dei carnefici (siamo extracomunitari senza patente, minorenni senza né santi né eroi, vecchi ubriaconi a la Bukowski) voialtri non avete proprio nulla delle vittime (siete donne, piccoli bambini, tenerissimi anziani, mamme, neonati): di fatto voi vittime, stronzissimi pedoni, sembrate sempre fatti apposta per continuare a vivere. E, allora, dico io, non fareste meglio a starvene a casa? Oppure, se proprio dovete fare i pedoni, non potete farlo con maggiore cura? E ancora: dovendo proprio crepare sotto le nostre ruote, non potreste condurre una vita meno esemplare? Così che la vostra morte non venga pianta da tutta l'Italia e in diretta tv con felicissima soddisfazione dell'auditel?
E se foste voi, gli ubriaconi?
Chi farà mai un controllo tossicologico sulle vostre carcasse? Chi me lo dice che il tizio che è morto investito non stava facendo la gru al centro della carreggiata cantando Sinatra?
Tutti insieme, poi.
Così è facile: morite tutti insieme, in modo che sembri un complotto. E, in effetti, il complotto c'è, ma è ai danni nostri, di noi che guidiamo, semmai prudentemente e che da un paio di giorni siamo guardati di sottecchi da chiunque, e per qualsiasi motivo: l'altro giorno, per sbaglio, volendo cambiare stazione alla radio, m'è scappato di premere il clacson. Allora tutti sull'altro lato del marciapiede si sono voltati, le mamme hanno preso i bambini in braccio, i vecchi si sono stretti nelle tasche le pensioni, un elicottero dall'alto ha lanciato una rete elettromagnetica sulla mia auto fondendomi i copertoni. Cristo santo, e un po' di giudizio!
Andatevene.
Non voglio negarvi la vita. Ma conducetela altrove.
O, quantomeno, sappiate vivere la vostra condizione di pedoni col fatalismo giusto. Prendete i ghepardi: i ghepardi fanno la vita che fanno, si prendono a cornate con gli gnu e qualche volta si beccano una pallottola dai cacciatori. Mica si mettono a frignare nei telegiornali, i ghepardi. Dico bene? Sono ghepardi, non esseri umani. Fossero esseri umani non avrebbero tutte quelle macchie sulla pelle e per correre a 120 km/h prenderebbero l'A1 invece che la Savana. Ci sono posti per i ghepardi e posti per gli esseri umani: la città non è posto per i ghepardi. La città non è posto per i pedoni.
Abbiamo fretta, compriamo macchine sempre più alte e grosse: qualche tempo fa ho visto una jeep con le tendine. Cazzo, una macchina non dovrebbe avere le tendine! Una macchina dovrebbe avere i tergicristalli, il parabrezza, i copertoni: non le tendine! Invece quella jeep aveva le tendine. Il che mi ha fatto definitivamente capire che questo non è mondo per voi: a noi automobilisti serve la strada sgombra, serve correre, serve arrivare sempre prima degli altri per non rischiare di trovare tutti i parcheggi occupati. Voi avete le tendine nel salotto di casa, noi abbiamo le tendine nella jeep.
E' l'Amazzonia il posto giusto per voi.
Con tutti quei koala e i coccodrilli che fanno lap lap con le fauci.
Qui non avrete scampo.
Un modo per fottervi lo troveremo sempre.





