giovedì, 18 ottobre 2007
Nome di battaglia: Mara
Categoria:personaggi, scritto da andy capp
Ho appena finito di leggere un libro della giornalista Stefania Podda sulla vita di Margherita Cagol, il primo capo delle Brigate Rosse, la donna di Renato Curcio, nome di battaglia: Mara.
Nata in un piccolo paese ai piedi del Bondone, Sardagna di Trento, frequentò con successo l'Università del capoluogo trentino e la famosa Facoltà di Sociologia. A leggere le testimonianze di chi la conosceva, Mara era una ragazza riservata che difficilmente prendeva la parola durante le assemblee. La sua storia d'amore con Renato Curcio, l'ideologo delle BR, ha contraddistinto la prima fase di quello che è considerato il nucleo storico della formazione armata. In molti stentarono a credere che fosse davvero lei la donna con la parrucca bionda che il 18 febbraio 1975 guidò un commando per liberare Curcio dal piccolo carcere di Casale Monferrato. Il piano fu organizzato da Mara che successivamente, mitra in mano, liberò il suo uomo senza sparare un colpo.
Cari genitori, vi scrivo per dirvi che non dovete preoccuparmi troppo per me. […] Ora tocca a me e ai tanti compagni che vogliono combattere questo potere borghese ormai marcio continuare la lotta. Non pensate per favore che io sia un'incosciente. Grazie a voi sono cresciuta istruita, intelligente e soprattutto forte. E questa forza in questo momento me la sento tutta. È giusto e sacrosanto quello che sto facendo, la storia mi dà ragione come l'ha data alla Resistenza nel '45. Ma voi direte, sono questi i mezzi da usare? Credetemi non ce ne sono altri. Questo stato di polizia si regge sulla forza delle armi e chi lo vuol combattere si deve mettere sullo stesso piano. In questi giorni hanno ucciso con un colpo di pistola un ragazzo, come se niente fosse, aveva il torto di aver voluto una casa dove abitare con la sua famiglia. Questo è successo a Roma, dove i quartieri dei baraccati costruiti coi cartoni e vecchie latte arrugginite stridono in contrasto alle sfarzose residenze dell'Eur.
Scriveva questo Mara, la terrorista, la brigatista rossa, nelle lettere ai suoi genitori. In quel periodo aveva già fatto la sua scelta clandestina e brigatista, al fianco del suo uomo, nel bene e nel male. Aveva scelto la rivoluzione, aveva rinunciato alla sua vita borghese, lei, cattolica e di buona famiglia. La sua morte avvenne la mattina del 5 giugno del 1975: una pattuglia di carabinieri in perlustrazione sulle colline di Arzello, arrivò per caso alla cascina Spiotta, sorprendendo i brigatisti che tenevano prigioniero il re delle bollicine, Vallarino Gancia. Dopo un conflitto a fuoco Mara rimase uccisa, così come l'appuntato Giovanni D'Alfonso, che spirò in ospedale dopo alcuni giorni di agonia. Il tenente Umberto Rocca, preso in pieno da una bomba a mano, perse un braccio e un occhio, il maresciallo Rosario Cattafi, investito dalle schegge, rimase ferito. L'unico a rimanere illeso tra i carabinieri fu l'appuntato Pietro Barberis, mentre un altro brigatista, ancora oggi sconosciuto, riuscì a fuggire verso il bosco. Secondo fonti brigatiste, il fuggitivo avrebbe raccontato di aver sentito un ulteriore sparo dopo lo scontro a fuoco, tanto che in seguito a questo racconto le BR denunciarono un'uccisione a freddo. Ma non esistono conferme.
I risultati dell'autopsia, eseguita dal professor Athos La Cavera, dicono questo: "Ferita da arma da fuoco con caratteri di entrata alla regione mediale del cavo ascellare sinistro con alone ecchimotico circostante e ferita da arma da fuoco con i caratteri di uscita sulla linea ascellare posteriore destra pressocchè orizzontale rispetto al foro di entrata". Un'altra pagina misteriosa della storia d'Italia e degli anni di piombo in particolare. Fece la sua scelta Mara, accanto al suo uomo, visse una vita breve, intensa, idealista, sbagliata. Bruciò la vita. Proprio come Francesca Mambro, fedele compagna di Valerio Fioravanti, che condivise con lui azioni di guerriglia, scontri a fuoco, arresti, omicidi, ergastoli. E un figlio.
Questa figura di donna pasionaria mi affascina molto. Ci pensavo giorni fa quando hanno arrestato a Roma i famosi Bonnie e Clyde: due tossici di mezza età, romani, che in un mese hanno messo a segno 16 rapine. Condividere tutto: risate, adrenalina, sudore, rischi, soldi, errori. Non è forse questo un amore più forte di qualsiasi matrimonio?
Fu il cuore che indicò a Mara la sua strada. E la portò in braccio alla morte.





