mercoledì, 24 ottobre 2007

Yellow
Categoria:quotidianismi, scritto da stefano havana


Adesso vi faccio crepare d'invidia.
Ieri sera sono uscito con Marge Simpson.
Vi assicuro che ha veramente quei capelli lì: uno pensa che siano il frutto di una rielaborazione grafica e invece giuro su dio che Marge Simpson ha i capelli di quel blu e alti a tal punto.

Marge SimpsonDice lei che trattasi di una semplice tinta da parrucchiere: invece il taglio è naturale. Mi ha mostrato delle foto di lei al liceo ed era identica a com'è adesso: a parte il fatto che non si era ancora rifatta le tette. Comunque sia siamo usciti e, ragazzi, è stata una serata grandiosa: naturalmente non siamo andati da Boe.

Non è che possiamo tanto farci vedere in giro, sapete com'è, quello lì è un covo di amici di Homer e non è ancora il momento che lui venga a sapere una cosa del genere: è pure parecchio più grosso di me. Perciò siamo andati un bel po' fuori città: a Marge piacciono le ostriche. E si dà il caso che un mio amico abbia il più grande ristorante di pesce che si possa desiderare: perciò siamo andati da lui.

Avreste dovuto vederla: aveva una scollatura che non vi dico. Mi racconta sempre che suo marito, se potesse, le farebbe indossare un bel burqa e buonanotte: il che è parecchio fastidioso se hai speso 9mila euro per rifarti le tette. Perciò ieri sera è stata un'occasione per lei, mi spiego? Aveva un abito di raso che la rendeva principessa: lo spacco, i tacchi alti e un paio di quegli orecchini a pendaglio che ancora un po' e le toccavano le spalle. In macchina le ho detto: Marge, sei stupenda. Lei, prima di sorridere, s'è come incupita: si vede che certe cose le mancano. Le manca la galanteria di un uomo, le manca di sentirsi corteggiata. Comunque, che cazzo, ho pensato: siamo qui per divertirci, non per stare a riflettere o che so io. Perciò le ho accarezzato la nuca, so che lì le piace molto, e ho alzato il volume della radio: non lo direste mai con quella voce, invece la signore Marge Simpson è una cantante sopraffina.

Marge SimpsonAl ristorante ci siamo ingozzati di ostriche e a lei si è sbavato tutto il rossetto: è una cosa che mi manda al manicomio vedere una donna col rossetto sbavato. Mi fa venire in mente certe scene di sesso che...

Comunque sia, a questo punto, è il caso che io sia chiaro: mi vedo con Marge Simpson da quasi un anno ormai e non abbiamo intenzione di smettere. D'altra parte nessuno di noi due si sente in colpa: io sono solo e non ho da fare grossi discorsi di fedeltà, quanto a Marge, bè, a lei basta poco per giustificarsi, o per autocommiserarsi, se volete, è sufficiente che si faccia scivolare verso il gomito tutti quei braccialetti che tiene per nascondersi i polsi, entrambi tagliati longitudinalmente nel senso delle vene, per scrollarsi di dosso quello strato oleoso di pentimento e guardare avanti.

Mi ricordo bene quando arrivò in ospedale, circa 10 mesi fa: io c'ero. Sono un appassionato della serie, la seguo dagli inizi, e nel momento in cui l'edizione straordinaria del telegiornale annunciò che Marge Simpson era in fin di vita per un presunto tentato suicidio, be', afferrai al volo le chiavi della macchina e mi precipitai all'ospedale. Pensavo che in quel momento tutte le agenzie di stampa stavano battendo la notizia e i primi fans già stavano accorrendo all'ospedale: dovevo essere il primo. D'altra parte successe la stessa cosa quando morì Maude Flanders: ci ritrovammo in duemila, mischiati ai fotografi, ad aspettare l'ambulanza. Mi ricordo che la conferenza stampa nel giardino dell'ospedale fu un caos: mi rimasero i flash dei fotografi impressi nelle retine fino all'ora di cena. Così la conobbi, Marge. Portandole fiori freschi tutti i giorni alle 8 del mattino: i fan, in genere, si stancano presto. La perseveranza premia.

"Tra un po' non potrò più vestirmi così...", m'ha detto a un certo punto della cena Marge, pulendosi le labbra col tovagliolo bianco. E così siamo tornati al punto. Le ho preso la mano destra facendomi strada tra forchette e bicchieri: "Quando pensi di dirglielo?", le ho domandato. Marge ha abbassato gli occhi sul piatto vuoto, mettendo in mostra quel po' po' di ciglia che si ritrova: "Penso Presto. Prima che si cominci a vedere...". Quando è tornata a guardarmi traboccava di lacrime: "Dai... Nascere è bello, Marge. È la cosa più bella del mondo".

Proprio in quel momento è arrivato il cameriere e mentre ci serviva il filetto di tonno mi sono messo a pensare a quante conversazioni, nella storia dell'umanità, sono state interrotte dall'arrivo di un cameriere e mai più riprese.
Abbiamo mangiato in silenzio per poco tempo, poi Marge s'è di nuovo bloccata: "E' buono questo tonno... Io non lo so fare così buono". Le ho sorriso, le ho accarezzato il dorso della mano gialla e ho continuato a mangiare. Mi piace mangiare con Marge: è molto delicata nei gesti che fa. Si pulisce la bocca con calma, se si versa da bere poi le piace risistemare la bottiglia precisamente al centro del sottobottiglia, eccetera. Non ci sono più donne così.

Marge SimpsonLa prima volta che mi accettò in camera, io, il misterioso gentiluomo dei fiori, era ancora pallida. Eppure vi garantisco che era bella lo stesso, bianca, con le labbra esangui: quando la guardo oggi, stupenda, mi pare assurdo che un essere umano possa ridursi a tal modo. Magra.

Aveva tenuto tutti i mazzi che le avevo fatto recapitare: rose a gambo lungo e tulipani, la mia accoppiata preferita. Parlammo a lungo già quel primo giorno, io seduto sulla sponda del letto: parlammo delle puntate della serie. Dopo poco non ce la feci più e le domandai quanto fosse frutto di sceneggiatura e quanto invece accadesse sul serio: facevo fatica a credere che una famiglia potesse essere così sgangherata. La verità è che quello che si vede sullo schermo è niente, in confronto a quello che succede davvero dietro quelle mura a telecamere spente. Se la piccola Maggie ancora non parla, credetemi, un motivo c'è e non è affatto piacevole.

Fatto sta che mi ricordo con meraviglia quel primo incontro: non lo sapevo ancora che da lì a tre settimane saremmo finiti a letto per la prima volta. Entro cinque giorni mi raccontò la verità sul suo "incidente", sulle continue liti con Homer. Lui aveva preso a bere da quando il signor Burns l'aveva licenziato definitivamente e poi lei aveva scoperto, tra le sue carte, questo conto aperto con un casinò di Capital City: davanti all'ipotesi di divorzio, lui l'aveva minacciata con un forchettone da barbecue, poi era sparito per tre giorni con i ragazzi, lasciandola sola con la piccola Maggie. Da lì al tracollo il passo era stato breve. Ned Flanders l'aveva trovata.
"Sei il primo fan scatenato a cui dò retta...", mi disse quando la dimisero dall'ospedale. Fu il sorriso numero uno della nostra storia insieme.

Il primo prestito glielo feci io: ottomila euro per il mutuo e le spese domestiche più urgenti. Quando le diedi l'assegno, lei si era appena tolta le fasce dai polsi. Le lacrime le piegarono le ginocchia: io credo che mai una donna dovrebbe arrivare a un punto così basso dell'esistenza. La notte dopo facemmo l'amore nella mia macchina: non ricordo molto di quel momento, avevamo fumato un po' troppo, ma fu straordinario. Marge è un'amante extra lusso: durante l'amplesso nemmeno uno dei suoi problemi dominanti venne a galla. Una cosa che mi disse, subito dopo, fu: "Ti giuro che non l'ho fatto per riconoscenza...". Capite che donna è, Marge? Ci abbracciammo a lungo, quella notte. Homer, come sempre, non aveva lasciato detto dov'era.

Marge"Mi dispiace che debba essere sempre tu a pagare". Mi ha detto alla fine della cena: "Ti pare?", l'ho rassicurata io. Non ho problemi economici: il mio lavoro di giornalista mi assicura tutto quello di cui la mia vita da single ha bisogno. Il resto ce l'ho da una buona rendita finanziaria che mi ha lasciato mio padre: Marge non si deve preoccupare, ma non voglio rendergliela troppo facile. Spesso e volentieri la tranquillizzo dicendole che si tratta solo di un prestito: preferisco che non si senta dipendente da me. Nelle ultime due settimane ha fatto più di dieci colloqui di lavoro, naturalmente all'oscuro di Homer, e voglio che pensi che una vita propria sia ancora possibile: sono sicuro che entro il mese troverà un posto fisso.

Il problema, lo sappiamo tutti e due, anche se non ne parliamo granché, è che tra non molto il pancione comincerà a vedersi.

[continua...]