lunedì, 29 ottobre 2007
Il fu aNDy cAPp
Categoria:quotidianismi, scritto da andy capp
Ho scoperto di essere ipocondriaco.
Dopo che per anni ho preso in giro un mio amico perché sempre informato su analisi, medicine, fastidi e visite specialistiche, venerdì pomeriggio, al rientro dall'ambulatorio del mio medico di base, sembravo entrato in un tunnel senza fine.
Sono tornato a casa convinto di avere pochi giorni di vita. Perché il vero ipocondriaco non è colui che sta su internet a cercare il nome delle malattie e i suoi sintomi, non è chi sta sempre ficcato dal dottore. Il vero ipocondriaco sono io, che non mi sono mai fatto le analisi del sangue in vita mia. Ebbene sì, lo ammetto. Io non voglio sapere niente, odio gli ospedali, ho il terrore che i medici mi trovino qualcosa e in generale voglio stare lontano da tutto ciò che riguarda la sfera salute/malattia.
Attenzione: io sono uno che si cura. Se ho il raffreddore mi imbottisco di aspirine, d'estate bevo tanta acqua e mangio molta frutta, cerco sempre di bilanciare la mia dieta, sto attento a non stancarmi troppo, uso l'Aulin sempre a stomaco pieno, mi asciugo sempre bene i capelli dopo averli lavati, ma stop. Oltre non vado. Perché io ho una paura fottuta del camice bianco. Lo scorso anno fui costretto ad andare dalla dottoressa perché avevo bisogno di un certificato per la palestra. Quella si mise in testa di sentirmi il cuore e io già mi vedevo cardiopatico, ma il bello fu quando prese l'aggeggio per misurare la pressione. Solo a vederlo mi era già salita a 150, tanto che fui costretto ad aspettare lì per rimisurarla (lei aveva capito il tipo evidentemente).
Ora vi racconto il mio dramma di questi giorni: mi sono beccato un febbrone domenica scorsa che è durato per tre giorni in cui ho toccato anche i 39. Di solito io sul 37.1 sono morto perché credo di avere la temperatura corporea interna molto bassa.
Giovedì mi sentivo quasi bene, tanto che volevo tornare al lavoro, ma ho avvertito un fastidio alla gola. Memore della precedente tonsillite di prima dell'estate curata malissimo (antibiotici interrotti e ben tre ricadute con placche) ho preso appuntamento dalla dottoressa per il giorno successivo. Appena entrato nello studio ovviamente mi ha chiesto chi fossi visto che era la seconda volta che mi vedeva. Ma la sua prima domanda alla vista del mio collo gonfio mi ha steso: "Lei ha avuto gli orecchioni?".
"Cazzo, no, ce le ho avute tutte io, ma gli orecchioni no. Ma che diavolo di domande fai brutta cogliona? Mi hai visto due volte in vita tua e ti permetti queste leggerezze?", così avrei voluto risponderle. Alla seconda domanda ero più preparato. "Ha la febbre?". "No, sono due giorni che non ce l'ho...". "Ma l'ha misurata? Perché io la sento calda...". Mi ficca un termometro sotto l'ascella e in meno di un minuto quello segna che avevo 37.3. TRENSASETTEETRE. Io che di solito a 37.1 sono morto. "Vaffanculo puttana me l'hai fatta tornare te la febbre, non ce l'avevo! Stasera dovevo uscire", è stato il mio pensiero.
Dopo un'accurata visita - che almeno ha scongiurato gli orecchioni - la dottoressa mi ha lasciato con una promessa che per me equivale a una vera e propria minaccia (leggi constatazione) di morte: "Appena si è sgonfiata la tonsilla venerdì torna così diamo un'occhiata alla ghiandola e decidiamo se è il caso o meno di fare un'ecografia". A quel punto non ho più trovato le forze nemmeno per insultarla mentalmente. Stavo già pensando al mio testamento.





