martedì, 06 novembre 2007

Sei tu che l'hai resa Magica
Categoria:sport, scritto da andy capp


LiddasSai perché mi sono commosso ieri quando ho letto la notizia che te n'eri andato?

Alla radio passavano Roma Capoccia, era la dedica che aveva richiesto un tifoso commosso, e sulle note di Venditti andavano le parole indimenticabili di Giorgio Bubba da Marassi: "E' la fine, la Roma è Campione d'Italia, sono le 17.45 [...] è un momento eccezionale, gentili ascoltatori, che non abbiamo mai descritto nel corso di nessuna partita, di nessuna conclusione di nessun campionato di serie A che abbiamo descritto in circa in 23 anni di attività in questa trasmissione".

Era l'8 maggio 1983.
Mi sono commosso ieri perché hai portato via con te un pezzo della mia infanzia. Ero bambino quando sentivo parlare del Barone, della zona mista, di Di Bartolomei falso libero e della ragnatela. Ero un po' più grande quando cominciai a intuire la tua grandezza. Sorrido ancora oggi quando in tv passano L'allenatore nel pallone. C'è Lino Banfi che davanti allo specchio prova a farti il verso imitando una tua foto, e poi dopo ci sei tu nei panni di te stesso, che dopo il 5 a 0 rifilato alla Longobarda lo saluti con il cinque della mano aperta e quell'indimenticabile: "Ciao Canà" .

ScudettoCaro vecchio Barone nostro, uno non può andarsene così in punta di piedi, dopo anni di discreto silenzio in un mondo del calcio dove è l'urlo a farla da padrone. La tua sottile ironia e la tua classe immensa poco avevano a che spartire col dio denaro che governa oggi il pallone delle televisioni. No, tu non eri per i riflettori, meglio starsene tra i vitigni del Monferrato con la tua amata moglie, che ora potrai riabbracciare, per dedicarti all'altra tua grande passione.

Hai fatto bene a goderti la vita vecchio Barone. Sei riuscito a farti amare da due grandi tifoserie come quella milanista e romanista, che per un giorno hanno messo da parte l'odio che le divide da anni. Ma tu eri così, ti riusciva l'impossibile, amavi stupire. Come quando a quel cronista dicesti: "La mia partita migliore è stata Brasile-Svezia del '58". Finì 5-2, è vero, ma tu "eri uscito sull'1-0", amavi sottolineare. Una vita di aneddoti, racconti, battute sorridenti. Una carriera da campione assoluto in campo e in panchina. Tu sei stato un vero signore del calcio. Mai sopra le righe. Ci sarà una bella compagnia lassù ad aspettarti, il presidente Viola, il capitano Agostino. E ora tu, l'allenatore di quella squadra che è stata unica per tutti noi. Grazie per quello scudetto che ne vale 100. Grazie soprattutto di aver reso Magica la nostra Roma.