mercoledì, 21 novembre 2007
Per avere un tetto
Categoria:società , scritto da andy capp
Nella giornata di ieri in Campidoglio il Comune di Roma ha firmato il protocollo d'intesa per l'emergenza casa. Un piano di quattro anni in cui attraverso un finanziamento si cercherà di porre rimedio a una delle problematiche maggiori del territorio. Verranno costruite 20 mila nuove case di cui la metà in alloggi popolari. Quello dell'emergenza abitativa è uno dei nodi irrisolti della politica comunale, ma negli anni storie e situazioni molto diverse si sono sovrapposte, tanto da rendere il problema di ancor più difficile soluzione. Colpa dello Stato, del mercato, ma anche di concetti assoluti come quello della proprietà privata, paradossalmente rimesso in discussione dalla disperazione dell'uomo.
E' il caso di Fabio, 40 anni, oggi disoccupato e senza casa, fino a dieci anni fa brillante artigiano con una vita da vivere. Fabio viveva da solo in affitto in una casa vicino a Primavalle. La sua bottega di falegname era al Gianicolo. Pochi chilometri ogni mattina lo separavano dal lavoro. Poi qualche anno fa il buio: un aneurisma lo colpisce e gli effetti su di lui sono devastanti. Fisicamente sta bene, ma non ha più la stessa percezione della realtà. Così gli amici iniziano ad evitarlo e anche le persone che gli stanno intorno lo guardano con sospetto. Il lavoro ne risente e inevitabilmente comincia a perdere clienti e lavoro. In pochi mesi è costretto a lasciare la bottega anche perché non riesce più a pagare l'affitto del negozio. Decide così di utilizzare il suo piccolo giardino per qualche lavoretto extra, ma le medicine che prende non hanno su di lui alcun effetto. E' solo, Fabio. Quando lo incontri ha sempre il sorriso sulle labbra, ogni scusa è buona per attaccare bottone e scambiare qualche parola, giusto il tempo di stare un po' in compagnia. Fa sempre strani riferimenti al 1900. E' come se questi anni 2000 per lui non fossero mai arrivati. Pochi giorni fa è arrivato lo sfratto esecutivo. "Mi dispiace tantissimo - racconta la proprietaria di casa - sò che si tratta di una persona che non sta bene, ma le ho provate tutte per aiutarlo. Sono quasi due anni che non mi paga più l'affitto e non so come fare. Le spese per la casa ci sono: condominio, tasse. Ma ora non posso andare avanti". La signora Donatella è dispiaciuta e rassegnata: "Questa è la casa dove sono nata, mi dispiace vederla ridotta così. Spero solo che Fabio non mi costringa a chiamare la forza pubblica per il trasloco: l'ufficiale giudiziario ha stabilito dei giorni in cui può portare via la sua roba". La roba, l'unica amica che gli è rimasta. Fabio oggi non ha più niente: una casa, un lavoro, un obiettivo. Andrà a vivere a Ladispoli dai suoi genitori rovinando inevitabilmente la loro vecchiaia felice. Ma chi ha ragione e chi torto in questa storia? Nessuno.
Così come niente si può rimproverare a Iolanda, anziana signora di 76 anni, invalida al 100% con diabete, un'anca di ceramica, un chiodo nel femore operato e senza utero. Vive sola da quando è morta la madre 8 anni fa e tira avanti con la pensione minima, quella che il Governo Berlusconi portò, quando c'erano ancora le lire, a un milione. Anche Iolanda vive in affitto: non è mai riuscita a comprarsi un appartamento tutto suo. Dopo la guerra ha lavorato tanti anni in un negozio di ferramenta piuttosto famoso a Roma, che non le versò nemmeno un contributo. Ma in quel periodo non era facile ribellarsi e mandare tutto a quel paese. Chi aveva un lavoro se lo teneva stretto a qualsiasi condizione. L'amore per lei non è mai arrivato. O almeno non è arrivato quello che dura una vita, magari con busta paga del Ministero, che ti lascia la pensione di reversibilità. La casa dove vive Iolanda da 20 anni è di proprietà dell'Ina Assitalia. O meglio lo era fino a qualche anno fa. Oggi il nuovo padrone è la Pirelli spa, che grazie alla cartolarizzazione ha fatto razzìa in città di tutte le case di proprietà degli Enti, facendo alzare i prezzi a dismisura. Quando Iolanda ottenne il contratto d'affitto ricorda ancora le parole che pronunciò alla madre dopo lo sfratto dall'appartamento in cui era cresciuta: "Da qui non ci manda più via nessuno", le disse nell'orecchio. "Almeno per lei - sorride malinconicamente - è stato così. Ora di me non sò che sarà. Il contratto mi scade a luglio 2008. Oggi pago 350 euro al mese e con la pensione minima già non è facile. Non sò se ho diritto a un altro rinnovo, certo è che anche solo un ritocco della cifra per me diventa un problema di sopravvivenza. Ho provato a guardare qualche affitto in giro e sinceramente più che ridere non posso fare. Che il Signore me la mandi bbona", conclude con quella cadenza romanesca che trasuda saggezza di chi la guerra l'ha fatta davvero.
Due generazioni diverse, due storie di vita distanti, due persone forse sfortunate. Oppure un modello di società che ancora non sa trovare le giuste soluzioni. Non servono nuovi partiti. Ma risposte alle semplici domande di vita onesta e serena di tutti i giorni.





