mercoledì, 28 novembre 2007
London calling
Categoria:quotidianismi, scritto da valerio roma
Ero a Londra con due amici, Danilo e Fabrizio, e alle 17, invece del tè, ci siamo presi una serie interminabile di birre in un pub che trasmetteva Scozia-Italia. Avevamo fatto un tentativo al Bar Italia di Soho, un buco di tre metri per due gestito da italiani, ma non ci aveva convinto: a parte il caffè (2 pound a tazzina, alla faccia delle solidarietà tra connazionali!), di vedere la partita in piedi non ci andava proprio. Così ci siamo spostati in questo pub piuttosto grande, nella zona compresa tra Soho e Piccadilly Circus. Fuori alla porta mostrava una promettente lavagnetta con scritto "Live Soccer". E infatti, quando siamo entrati, Galles-Eire era agli sgoccioli e stava per partire il collegamento con Glasgow dove si giocava la partitissima che avrebbe dovuto regalarci gli Europei.
Il locale stava cominciando a riempirsi di inglesi e scozzesi, e ognuno di noi aveva già in mano un bicchierone di birra. Pronti, via (questo è uno dei cliché giornalistici più inflazionati nello sport) e l'Italia è subito in vantaggio. Segna Toni, è un fulmine che coglie di sorpresa tutti. Danilo scatta in piedi, strilla con tutta la voce che ha, sopra la felpa ha messo la maglia di Del Piero. Fabrizio, che la maglia ce l'ha proprio di Toni, esulta in maniera più equilibrata. Io stringo un pugno e minimizzo: "A raga', qui se becchiamo lo scozzese che je rode er culo torniamo a Roma coi bozzi". Allo scozzese però non "je rode", anzi pensa a fare un tifo indiavolato per la propria squadra, sciorina un miscuglio di parolacce a ogni decisione dell'arbitro inframezzandolo con ampie sorsate di Guinness. Ogni scusa è buona per imprecare e alzarsi in piedi minacciando lo schermo. Noi rispondiamo a tono, soprattutto con la birra. L'Italia soffre, alla fine del primo tempo siamo già a tre medie a testa (3,70 pound ciascuna...). Che spettacolo, la cameriera (Adele, è inglese, almeno credo) fa avanti e indietro mettendo in mostra un culo splendido e, a un'occhiata piuttosto prolungata, le mutandine pare averle proprio dimenticate a casa. Forza Azzurri!
Tra l'altro, scambia occhiate con Danilo che, spinto dal gol di Toni e dal salvataggio sulla linea di Pirlo poco prima del riposo, azzarda: scatto verso il cesso per smaltire tre pinte e mezzo di birra che gonfiano la sua vescica, la cameriera si mette in scia. Torna millantando un bacio a stampo che la smutandata gli avrebbe rifilato così, perché è italiano e si chiama Danilo. Lo assecondiamo, ricomincia la partita.
Gli scozzesi pressano, le urla dei tifosi nel pub si fanno quasi imbarazzanti per noi, che continuiamo a mandare giù Guinness nervosamente. E' qui che cambia il mio pomeriggio.
Comincio a prendermi a cuore le sorti della Nazionale. Non so perché, non sono nazionalista, è solo che quella situazione ti porta a fare così. Forse un sentimento di rivalsa per quel 7-1 di Manchester-Roma (ero all'Old Trafford) che ancora mi inquieta quando associo qualsiasi suono anglofono al calcio. Comincio a tifare come un matto per l'Italia. Preferisco stare vicino a quelli che vengono da dove vengo io, e che a casa hanno pure il bidet. E' un gioco, dei problemi del calcio italiano me ne sbatto.
Urlo, strillo, impreco ad altissima voce, sono ubriaco come una pigna. Me la prendo con Donadoni che non mette De Rossi. Grido il fantozziano "WIN THE BEEEST". Si scaldano anche i miei amici, la Scozia pressa. Un centrocampista dei loro azzecca un bel passaggio filtrante, sento Fabrizio bestemmiare ad altissima voce. Gli dico: "Beh, Fabri', ha fatto un bel passaggio, ma non mi sembra il caso di esagerare". Mi giro e capisco che avevo sbagliato il collegamento: proprio nell'istante esatto del passaggio, un ragazzo scozzese gli aveva inavvertitamente rovesciato addosso una pinta di birra. Il tizio si scusa, è mezzo ubriaco pure lui, si alza e va al bancone a ripagargliela. Torna con un regalo, ci stringe la mano. E la Scozia segna.
"YEEEEEEEEEEEEEAAAAAAAAAAA". Il pub è una bolgia, noi siamo soli, ci guardano tutti. Lo scozzese maldestro si è trasformato in un mostro, monta sul tavolo e strilla cose incomprensibili per noi. Pensiamo al peggio. Per noi e per la Nazionale. In venti minuti aumentano vertiginosamente il numero di birre ingurgitate, le bestemmie tirate al cielo e le occhiate ormai non più furtive (l'alcol ha cancellato ogni inibizione) al culo di Adele. Che mi sembra sempre più rotondo. Vicino a noi c'è pure un francese di Nizza, tale Nicholas, che tifa Italia perché "sua madre è delle Dolomiti". Roba da matti.
Continuiamo a soffrire, fino al gol di Panucci. Oltre il novantesimo, mi pare. Annebbiati dall'alcol e con la bocca impastata ci alziamo in piedi e ci abbracciamo, facciamo casino. Il francese, con una coppa di vino in mano, esulta con Danilo. Il risultato è drammatico: un bicchiere intero di rosso su maglia e pantaloni (il nostro è stato un viaggio improvvisato, negli zaini abbiamo praticamente solo mutande, calzini e spazzolino), stavolta lo scozzese è innocente. Anzi, quello subito si alza e ci stringe la mano "because Italy is a fucking great team". Siamo sorpresi, da noi sarebbe successo? (domanda retorica)
Il locale si svuota, ci facciamo una foto con lo scozzese, intanto Nicholas ci offre un'altra birra. YEEEEEAAAH, siamo agli Europei. Salutiamo Adele e il suo culo, usciamo. Ce ne andiamo in giro per le vie di Londra, Danilo usa la bandiera italiana a mo' di mantello, io lo riprendo con la macchina digitale. Siamo completamente ubriachi. Però è divertente, nessuno ci disturba. Delle nostre teorie da due soldi sull'"ubriachismo", non gliene frega un cazzo a nessuno. Siamo tremendamente "poco inglesi".
Ah, il giorno dopo ci siamo tornati, da Adele, poco prima di cena. Più per ripararci dalla pioggia e dal freddo che per ammirare il suo fondoschiena. Trasmettevano Uruguay-Cile, con un paio di tifosi cileni caricati a mille dopo la doppietta di Salas (Ste, devi vedere el Matador come gioca!). Solito carico di birre e scarico di portafogli. Londra, quando chiama, è una figata.

[Il mio amico Fabrizio (a sinistra) in compagnia dell'avversario scozzese]





