lunedì, 03 dicembre 2007
Quest'umanitÃ
Categoria:attualità , scritto da stefano havana
Come possiamo noi difenderci da quest'umanità che stiamo diventando?
Al tunisino offrono soldi per scopare e lui al telefono se ne bulla con gli amici. Dice: "Sono i mesi più belli della mia vita, mi danno soldi in cambio di sesso" e io, essere umano, quando leggo queste frasi mi sento inevitabilmente un po' stronzo, perché mi ricordo tutta la sofferenza che, durante quei mesi, i mesi più belli della vita sua, io provavo per lui pensando che, invece, erano i più brutti. M'infilavo in bocca una forchetta col cibo e scuotevo la testa: "Poveretto". I saggi dicono che ognuno è tenuto a vivere la vita propria come crede; lasciatemi libero, allora, di non credere più a questi saggi. Concedetemi la libertà di cambiare strada e panorama: perché dovremmo meritare tanta libertà? Non è forse evidente che l'uomo ha fallito e che molti dei criteri che ne orchestravano l'esistenza dovrebbero andare rivisitati e corretti?
Quest'umanità che siamo diventati detiene, forse, ancora il diritto d'essere libera? Oppure ha fallito così come i politici e i volti istituzionali che tanto critica tutti i giorni davanti ai giornali aperti masticando croccanti corn flakes? Se devono farsi da parte loro, allora dobbiamo farci da parte pure noi, esseri umani. Lasciamo la civiltà alle formiche, all'anidride carbonica e alle mosche: cosa sa fare di tanto grandioso quest'umanità che è sempre pronta a incrociare le braccia e dire no a chi la governa? Non è lapalissiano che l'uomo ha perduto il diritto alla facoltà di non rispondere davanti alla domanda: e tu perché mai dovresti meritare il Paradiso?
Il tunisino che scopa in macchina senza preservativo mentre i corpi della moglie e del figlio non sono stati seppelliti ancora è una cosa che appartiene alla sua sfera personale privatissima e al suo libero arbitrio, ma va immediatamente ad intaccare la moralità assoluta dell'essere umano, quindi anche la mia che a questo genere è capitato che appartenessi, anziché ai sassi, ai cocci di vetro, alla vernice.
La mia moralità.
Rivoglio indietro la tristezza e la rabbia provata per QUEL tunisino, quando mi domandavo, preoccupato per lui, cosa potesse stare a passargli per la testa, senza immaginare che quello che gli stava passando per la testa prendeva la vie delle narici sottoforma di cocaina colombiana e le vie elettriche del cervello sotto scariche dell'ipofisi nell'atto sessuale clandestino; un sesso sporco consumato dentro una macchina, con l'amica della moglie massacrata, la quale diceva: "Forse non dovremmo" e alla quale lui rispondeva: "Ma de che, famolo strano".
Rivoglio indietro questo dolore sprecato.
Lo rivoglio indietro come parziale contropartita per il dazio che devo pagare non potendo scegliere un altro genere a cui appartenere. Questo degli umani ha fallito. Che gli scarafaggi e i cani vadano alle urne per scegliere un'altra coalizione di entità che sia loro "superiore".
Quale umanità è questa? Un'umanità che attraverso meccanismi che non mi sono chiari trasforma un tunisino padre di un figlio ucciso in padrino, un potentissimo, uno che al telefono può dire: "Spaccio droga? Chissenefrega, tanto sono intoccabile...".
Non dobbiamo mai smettere di indignarci per questo, avete capito bene? Per questa vicenda meschina, fatta di dolore e riviste patinate, di fotografi tatuati e agenti dello spettacolo ipocriti e colpevoli quanto le mani di chi uccide, questa vicenda fatta di puttane, soldi, porsche, vestiti bianchi di lino e maurizi costanzi, questa vicenda fatta di una giustizia invereconda, di teatranti viscidi e linguaggi sporchi, questa vicenda che sembra scritta da un autore hard boiled degli anni Venti, questa vicenda griffata dai marchi delle televisioni e dai bollini delle riviste di pettegolezzo, questa vicenda passata in un momento dalle aule giudiziarie alle edicole, questa vicenda fatta di strilloni che annunciano le ultime pazzesche novità sullo straniero che si fa strada nel mondo dello spettacolo dopo il Massacro della Famiglia™, questa vicenda non dovrà spegnersi mai nei nostri cuori capaci di rabbia.
Che umanità è questa?
Un'umanità che rende normale, trash, qualsiasi accadimento. Che razza di umanità è un'umanità in cui io stesso, davanti alla tragedia del tunisino, potrei dire con certezza che, dovendo scegliere, preferirei, allora, vestire non i panni suoi, ma quelli dell'assassino?





