martedì, 11 dicembre 2007

Operai
Categoria:attualità, scritto da andy capp


Dicono che la tragedia di Torino deve far riflettere. Dicono che in Italia gli operai non esistono più. Dicono che oggi gli standard elevati di sicurezza oltre a garantire qualità del prodotto ti fanno anche ottenere sgravi fiscali e premi dal Governo. Dicono che le buste paga hanno perso potere d'acquisto, dicono che gli straordinari vengono pagati con un forfettario, dicono che quello della ThyssenKrupp è stato un omicidio e non un incidente, dicono che stavolta nessuno può permettersi di dimenticare.

Dicono che gli sfruttati sono quelli del terzo mondo, dicono che la nostra economia è affossata dalla Cina, dicono che l'evasione fiscale è una piaga per il Paese, dicono che servono le riforme altrimenti si cade nel baratro, dicono che la Fiat è la spina dorsale del mercato, dicono che la concertazione si fa al tavolo con le parti sociali, dicono che l'assenteismo nel pubblico impiego ci costa oltre un punto di percentuale del Pil, dicono che la società italiana è una mucillagine inerte e inconcludente fatta di coriandoli individualisti che galleggiano solo per appagato imborghesimento.

Dicono che pagare le tasse è bello, dicono che i trentenni che stanno a casa sono dei bamboccioni, dicono che chi vota a sinistra è un coglione, dicono che serve una legge elettorale per tagliare le ali estreme, dicono che è stato un errore non fare la legge sul conflitto d'interessi, dicono che i decreti legge non si fanno sull'ondata emozionale dei fatti di cronaca, dicono che il dialogo è per il bene del Paese, dicono che qualcuno deve pagare, dicono che bisogna ridare dignità al lavoro, dicono che bisogna far rispettare le leggi già approvate dal Parlamento e non ancora applicate.

Di tutto quello che dicono non credo più a niente se non al fatto che in nome del profitto in questo Paese da terzo mondo si muore ancora per lavoro, per 1200 euro al mese. Passano gli anni, si alternano i Governi, ma non si fanno passi in avanti. L'Italia resta un paese incivile dove chi commette crimini contro l'umanità non paga mai. L'incendio nella fabbrica di Torino non era il primo. Il precedente risale al luglio del 2006. La Thyssenkrupp è una multinazionale tedesca che da qualche anno ha fagocitato anche le acciaierie di Terni (qualcuno ricorda gli scioperi e i malumori di qualche anno fa?). Ora la sede di Torino è in dismissione e ben 200 operai stanno per essere trasferiti - come se questo non fosse già di per sé un crimine contro la famiglia - e non è difficile credere che qualche particolare sia stato trascurato.

All'epoca del primo incidente - dove fortunatamente non ci furono morti - la proprietà pubblicò questo comunicato che è ancora presente, forse per una svista, sul sito ufficiale in cui, giocando sullo stesso nome della Fabbrica sia a Torino che a Terni, si descrivono gli elevati standard di sicurezza nello stabilimento umbro. Peccato che l'incendio fosse scoppiato nell'altro, quello dove un anno e mezzo dopo hanno perso la vita quattro innocenti. Il titolo di quel comunicato oggi non mi fa sorridere in maniera amara, ma mi fa stringere ancora più forte il pugno. Questo post è dedicato a loro: Antonio, Roberto, Angelo, Bruno.

[...] Cento operai in ogni officina
aspettano il suono della sirena
rimbomba la fabbrica di macchine e motori
più forte è il silenzio di mille lavoratori.

E poi quando è l'ora depongono gli arnesi
comincia il primo sciopero nelle fabbriche torinesi.

E corre qua e là un ragazzo a dar la voce
si ferma un'altra fabbrica altre braccia vanno in croce.
E squillano ostinati i telefoni in questura
un gerarca fa l'impavido ma comincia a aver paura.

Grandi promesse la patria e l'impero
sempre più donne vestite di nero
allarmi che suonano in macerie le città.

[...] Ma poi quando è l'ora si spengono gli ardori
perché scendono in sciopero centomila lavoratori

[La Fabbrica - Stormy Six]