venerdì, 21 dicembre 2007
Venerdì
Categoria:quotidianismi, scritto da stefano havana
Per uccidervi tutti ho passato due giorni a camminare.
Sto parlando di mercoledì e giovedì: tutti v'ho ammazzati, uno dopo l'altro, annientati, dilaniati, non ci siete più, arrivederci e ciao.
Impazziti dalla febbre natalizia v'eravate sparsi per le strade di Roma, moltiplicando le automobili, riempiendo le strisce pedonali, calpestando marciapiedi, sostando davanti a vetrine che sono mescalina legalizzata, pagando inutili oggetti indesiderati molto più di quanto avreste potuto permettervi, giustificando l'insensato gesto con un'alzata di spalle di buoni festivi propositi piena.
Ingestibile Ponte Milvio, più dei lucchetti eravate diventati: puntavate il mercato e, parcheggiate le macchine fino alla quarta fila, vi aggiravate tra banchetti e fichi secchi per accaparrarvi le noci migliori, le mandorle più allungate, i capitoni e le vongole, fieri delle vostre buste gonfie come ghiandole malate, soddisfatti del vostro tempismo capace di anticipare tutti gli altri sonnambuli uguali a voi. Paralizzato Corso Francia: brulicavano le vostre auto come insetti primaverili e non uno, fra di voi, che sapesse veramente guidare. Per non parlare dei Parioli: tutto fermo dalla mattina alla sera. I vostri occhi impazziti, malarici, gialli di rabbia, s'infilavano dentro negozi di elettronica alla ricerca dello sconto a più cifre. Alle casse con pacchi di ogni genere contenevate erezioni o non resistevate alla tentazione di inumidirvi labbra già umide di rossetto secco: animali sessuali il cui coito era diventato l'acquisto, le vostre auto lasciate sui marciapiedi con le portiere aperte come per effetto di un'esplosione nucleare, però senza la benedizione del miliardo di morti.
Questo vedevo, questo sopportavo e perciò decidevo di uccidervi tutti.
Ho compiuto il primo genocidio non ematico della storia ad altissimo contenuto d'egocentrismo: ho cominciato mercoledì e ho finito giovedì. Non escludo che continuerò la prossima settimana: mi sono vestito e sono uscito al solito orario per andare al lavoro, solo che invece di arrivarci vi ho tutti ammazzati. Vi ho lasciati riversi in terra con gli scampi freschi al vostro fianco agonizzanti: ho fermato la macchina laddove il vostro vomito consumistico non era ancora cominciato a scivolare, parcheggiando comodamente aggratis a 3,5 km dall'obiettivo, vale a dire la redazione dove esercito la mia professione. E ci sono andato a piedi. A piedi: e ad ogni passo uno di voi è caduto. Morto. Annientato mummificato cancellato pappappero.
Ho compiuto circa 3000 passi ad andare e altrettanti a tornare: arrivando a destinazione in anticipo e investendo i 40 minuti che solitamente impiego per trovare parcheggio in una salubre scarpinata sotto il sole di dicembre. Nei pressi di Villa Borghese ho sentito l'odore dello sterco dei cavalli e poi un nitrito: questo ha causato la morte per annichilimento di almeno quattordici di voi. Davanti all'Ambasciata degli Stati Uniti d'America, dietro l'angolo di Via Bertoloni, ho udito distintamente le due guardie di turno dire: "Anvedi che du' cojoni che se dovemo fa" e questa scoperta di normalità tra le pieghe di tizi che, solitamente, appaiono così lontani dai problemi veri della gente, ha fatto cadere a terra una ventina di voi, e dalle vostre buste griffate SMA, GS, TORNATE PRESTO, LA QUALITA' NON HA PREZZO, SIDIS, DESPAR sono rotolate via come orbite vuote palline di Natale e pacchi di pasta a metà prezzo e le automobiline giocattolo hanno perduto immediatamente la gara con quelle altre più grandi, che domineranno il mondo obbligando noi a bere benzina e a servire loro di pasta al pomodoro.
E siete morti, vi ho cancellati mentre suonavate clacson con la testa ben fuori dal finestrino perché si udisse bene il vostro insulto ammorìammazzato. Lungo Viale Parioli sono passato davanti alla Pizzeria "Pizza al 69" e due uomini in abiti da lavoro duro consumavano un trancio di margherita con le barbe poco curate e gli occhi sul camioncino delle consegne ancora carico. Allora uno ha detto all'altro: "Me farei 'na scopata adesso adesso" e questa frase, che s'è attorcigliata come una coda di un cane nel mio padiglione auricolare, ha steso altri 567 di voi disperdendo i vostri acquisti, le vostre certezze, i vostri pacchi regalo destinati a persone di cui non avete la stima né la comprerete in saldo.
Vi ho ignorati per 3,5 km ad andare e per 3,5 km a tornare: prima mercoledì e poi giovedì. Con la differenza che giovedì, di sangue assetato, ho scelto di parcheggiare ancora prima, più lontano, passando davanti a un edicolante che un momento prima stava dicendo al telefono: "Se po' sapé perché me vuoi tanto male a me?" e un momento dopo si sistemava il cellulare sotto al collo e domandava al cliente in attesa: "Prego, dica", con gentilezza, calma, jingle all the way.
Ho percorso la ciclabile arancione deserta, sono arrivato con 15 minuti di anticipo e mi sono concesso anche un giro a Via Veneto, addobbata a festa con i menu turistici ancora più in evidenza e i camerieri sull'uscio dei locali con le mani una dentro l'altra e le gambe un po' divaricate come eroi del west.
Ho camminato a la Forrest Gump per due giorni e circa 15 km, lasciandomi alle spalle una scia di sangue di morti ammazzati dalla mia scelta di indifferenza: senza nemmeno l'ipod. Ho messo i guanti di lana e un piede avanti all'altro. Ho visto cose che voi vi siete persi, mi sono concesso la calma, ho guardato anziani con pesanti buste della spesa camminare sereni e ho visto giovanissimi con zaini pieni di croci celtiche procedere infelici della loro confusione. Ho testimoniato baci, foglie secche e cacche di cane: ho contato le radici degli alberi sotto la traccia dell'asfalto, sono inciampato, ho sudato, mi si sono gonfiate le mani per il freddo e per il movimento, sono salito in redazione con la testa intontita dall'ossigeno e le guance fredde, mi sono sciacquato la faccia, bevuto con calma un bicchiere d'acqua. Ho ripetuto mentalmente il mio nome come un comandamento - d'altra parte sono io l'unico Dio in cui credo - mi sono detto chi sono: in un momento di Generale Confusione sempre bene fa ricordarsi che si può contare su se stessi, sulle proprie scarpe da ginnastica, sulla fedeltà incrollabile di quel doloretto dietro al ginocchio riconoscibile come nostro.
Camminare a Natale può dare speranza.
L'avreste mai detto?
Buone Feste a tutti
i fantasmi
di questo mondo
asettico.
Sto parlando di mercoledì e giovedì: tutti v'ho ammazzati, uno dopo l'altro, annientati, dilaniati, non ci siete più, arrivederci e ciao.
Impazziti dalla febbre natalizia v'eravate sparsi per le strade di Roma, moltiplicando le automobili, riempiendo le strisce pedonali, calpestando marciapiedi, sostando davanti a vetrine che sono mescalina legalizzata, pagando inutili oggetti indesiderati molto più di quanto avreste potuto permettervi, giustificando l'insensato gesto con un'alzata di spalle di buoni festivi propositi piena.
Ingestibile Ponte Milvio, più dei lucchetti eravate diventati: puntavate il mercato e, parcheggiate le macchine fino alla quarta fila, vi aggiravate tra banchetti e fichi secchi per accaparrarvi le noci migliori, le mandorle più allungate, i capitoni e le vongole, fieri delle vostre buste gonfie come ghiandole malate, soddisfatti del vostro tempismo capace di anticipare tutti gli altri sonnambuli uguali a voi. Paralizzato Corso Francia: brulicavano le vostre auto come insetti primaverili e non uno, fra di voi, che sapesse veramente guidare. Per non parlare dei Parioli: tutto fermo dalla mattina alla sera. I vostri occhi impazziti, malarici, gialli di rabbia, s'infilavano dentro negozi di elettronica alla ricerca dello sconto a più cifre. Alle casse con pacchi di ogni genere contenevate erezioni o non resistevate alla tentazione di inumidirvi labbra già umide di rossetto secco: animali sessuali il cui coito era diventato l'acquisto, le vostre auto lasciate sui marciapiedi con le portiere aperte come per effetto di un'esplosione nucleare, però senza la benedizione del miliardo di morti.
Questo vedevo, questo sopportavo e perciò decidevo di uccidervi tutti.
Ho compiuto il primo genocidio non ematico della storia ad altissimo contenuto d'egocentrismo: ho cominciato mercoledì e ho finito giovedì. Non escludo che continuerò la prossima settimana: mi sono vestito e sono uscito al solito orario per andare al lavoro, solo che invece di arrivarci vi ho tutti ammazzati. Vi ho lasciati riversi in terra con gli scampi freschi al vostro fianco agonizzanti: ho fermato la macchina laddove il vostro vomito consumistico non era ancora cominciato a scivolare, parcheggiando comodamente aggratis a 3,5 km dall'obiettivo, vale a dire la redazione dove esercito la mia professione. E ci sono andato a piedi. A piedi: e ad ogni passo uno di voi è caduto. Morto. Annientato mummificato cancellato pappappero.
Ho compiuto circa 3000 passi ad andare e altrettanti a tornare: arrivando a destinazione in anticipo e investendo i 40 minuti che solitamente impiego per trovare parcheggio in una salubre scarpinata sotto il sole di dicembre. Nei pressi di Villa Borghese ho sentito l'odore dello sterco dei cavalli e poi un nitrito: questo ha causato la morte per annichilimento di almeno quattordici di voi. Davanti all'Ambasciata degli Stati Uniti d'America, dietro l'angolo di Via Bertoloni, ho udito distintamente le due guardie di turno dire: "Anvedi che du' cojoni che se dovemo fa" e questa scoperta di normalità tra le pieghe di tizi che, solitamente, appaiono così lontani dai problemi veri della gente, ha fatto cadere a terra una ventina di voi, e dalle vostre buste griffate SMA, GS, TORNATE PRESTO, LA QUALITA' NON HA PREZZO, SIDIS, DESPAR sono rotolate via come orbite vuote palline di Natale e pacchi di pasta a metà prezzo e le automobiline giocattolo hanno perduto immediatamente la gara con quelle altre più grandi, che domineranno il mondo obbligando noi a bere benzina e a servire loro di pasta al pomodoro.
E siete morti, vi ho cancellati mentre suonavate clacson con la testa ben fuori dal finestrino perché si udisse bene il vostro insulto ammorìammazzato. Lungo Viale Parioli sono passato davanti alla Pizzeria "Pizza al 69" e due uomini in abiti da lavoro duro consumavano un trancio di margherita con le barbe poco curate e gli occhi sul camioncino delle consegne ancora carico. Allora uno ha detto all'altro: "Me farei 'na scopata adesso adesso" e questa frase, che s'è attorcigliata come una coda di un cane nel mio padiglione auricolare, ha steso altri 567 di voi disperdendo i vostri acquisti, le vostre certezze, i vostri pacchi regalo destinati a persone di cui non avete la stima né la comprerete in saldo.
Vi ho ignorati per 3,5 km ad andare e per 3,5 km a tornare: prima mercoledì e poi giovedì. Con la differenza che giovedì, di sangue assetato, ho scelto di parcheggiare ancora prima, più lontano, passando davanti a un edicolante che un momento prima stava dicendo al telefono: "Se po' sapé perché me vuoi tanto male a me?" e un momento dopo si sistemava il cellulare sotto al collo e domandava al cliente in attesa: "Prego, dica", con gentilezza, calma, jingle all the way.
Ho percorso la ciclabile arancione deserta, sono arrivato con 15 minuti di anticipo e mi sono concesso anche un giro a Via Veneto, addobbata a festa con i menu turistici ancora più in evidenza e i camerieri sull'uscio dei locali con le mani una dentro l'altra e le gambe un po' divaricate come eroi del west.
Ho camminato a la Forrest Gump per due giorni e circa 15 km, lasciandomi alle spalle una scia di sangue di morti ammazzati dalla mia scelta di indifferenza: senza nemmeno l'ipod. Ho messo i guanti di lana e un piede avanti all'altro. Ho visto cose che voi vi siete persi, mi sono concesso la calma, ho guardato anziani con pesanti buste della spesa camminare sereni e ho visto giovanissimi con zaini pieni di croci celtiche procedere infelici della loro confusione. Ho testimoniato baci, foglie secche e cacche di cane: ho contato le radici degli alberi sotto la traccia dell'asfalto, sono inciampato, ho sudato, mi si sono gonfiate le mani per il freddo e per il movimento, sono salito in redazione con la testa intontita dall'ossigeno e le guance fredde, mi sono sciacquato la faccia, bevuto con calma un bicchiere d'acqua. Ho ripetuto mentalmente il mio nome come un comandamento - d'altra parte sono io l'unico Dio in cui credo - mi sono detto chi sono: in un momento di Generale Confusione sempre bene fa ricordarsi che si può contare su se stessi, sulle proprie scarpe da ginnastica, sulla fedeltà incrollabile di quel doloretto dietro al ginocchio riconoscibile come nostro.
Camminare a Natale può dare speranza.
L'avreste mai detto?
Buone Feste a tutti
i fantasmi
di questo mondo
asettico.





