giovedì, 27 dicembre 2007

Della morte e di altri dèmoni
Categoria:le grandi domande, scritto da giggimassi


Io, lo so da me, sarò un tipo ben strano, ma in questo periodo in cui tutti fanno auguri a chiunque, e ci si riempie la bocca di parole come fortuna, successo, soldi, salute, tutto quel che desideri, che cazzo di espressione di merda, tutto quel che desideri; io, potessi avere tutto ciò che desidero, non sarei un uomo, sarei l'arcangelo gabriele sul trono delle schiere celesti; io, stavo dicendo, in questo periodo di felicità un tanto al chilo, come i baci perugina, io penso spesso alla morte. E sarò di sicuro un tipo ben strano, perché dovete sapere che al di là delle apparenze, di uno tranquillo e riflessivo, ci ho tutto un mondo dentro che ribolle, anzi sobbolle, sta lì come una pentola pronta a esplodere, sta lì come la normalità del serial killer un attimo prima della crisi, sta lì tra l'inquietudine sopita e la follia entusiasta. Non è che voglia fare dello snobismo, è che son davvero così, mi capita di pensare alla morte, quando tutti non pensano che alla vita, e soprattutto ai suoi risvolti materiali.

E' un complesso, capite, si chiama complesso del bastiancontrario, a me, insomma, mi viene l'orticaria a pensare e a dire quel che pensano tutti, sarà che odio le masse, odio il pensiero collettivo, odio la mentalità gruppettara, forse odio pure voi, cari amici di Noantri, e vi giuro, è una cosa che fa soffrire, questa qui: non essere in grado quasi mai di dire io la penso come voi, è una condanna all'originalità che avvelena la vita, e fa morire in solitudine. Uno psicanalista junghiano direbbe che odio, in realtà, me stesso. Uno psicanalista freudiano direbbe che scopo poco e che Edipo eccetera. Fanculo a tutti e due.

E' possibile che in questa società non si possa ragionare sulla morte in santa pace?
E dunque, vi dicevo prima di divagare, io di questi tempi ci penso; verrà la morte e avrà i tuoi occhi, ha scritto uno, appunto, chissà come sono gli occhi della morte, se profondi o freddi, se come ce li siamo immaginati nei libri e nei films o diversi, e chissà poi cos'è davvero la morte in fondo in fondo, - cos'è la vita lo sappiamo -, ma la morte? E' solo un cuore che cessa di battere e due occhi che si chiudono? O c'è dell'altro, e cosa? E cosa si prova a morire, c'è un momento in cui si ha coscienza di morire, o dio sto morendo, come un avviso di chiamata direttamente dal Padreterno?

Questo pensiero lo faccio spesso e mi viene da una cosa che scoprii da piccolo a una mostra sugli strumenti di tortura, non mi chiedete cosa facessi a una mostra sulle torture, forse anche mio padre è un tipo strano, insomma, lì spiegavano che dopo la discesa della ghigliottina, la testa del condannato continua a vivere per venti secondi. Ecco, io vorrei fare un viaggio in quei venti secondi, per scriverne un reportage mai scritto. Io, sarò un tipo ben strano, ma mi c'intrippo parecchio su questo genere di cose. E dire che ho anche il famoso conforto della fede, son cattolico e la mia religione è tutta un inno, per fortuna, alla vita dopo la morte e all'amor che vince, io questo lo so, e mi ci consolo come milioni di cattolici, e penso davvero che Cristo sia Via, Verità e Vita.

Eppure, eppure rimane ogni volta, nel segreto dei pensieri inconfessabili, quella scintilla di razionalità insoddisfatta, che cosa si prova a morire, io son davvero curioso, sarà che son curioso di tutto.

Ecco, questi sono i miei pensieri di fine anno. Ve li regalo, poi torno a giocare con mia figlia e Pooh. A loro, però, non diciamo ancora niente, okay?